Maggio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IL PARERE LEGALE COMMISSIONATO DAI FITTIANI BOCCIA SENZA APPELLO LA SUA DELEGA A PRESENTARE LE LISTE
Nuovi guai in vista per Silvio Berlusconi.
Come se non bastassero già le faide interne al partito, con i fittiani in rivolta e i verdiniani pronti a traslocare nell’orbita renziana.
Adesso spunta anche un parere legale commissionato da un gruppo di dissidenti di Forza Italia, fedeli all’ex governatore della Puglia Raffaele Fitto, che mette in discussione le procedure seguite per la presentazione delle liste in vista delle elezioni regionali.
E nel quale si prospetta addirittura il rischio di annullamento.
TESORIERA NEL MIRINO
Forti del documento redatto dall’avvocato Gianluigi Pellegrino, ritenendo violate le regole dello Statuto del partito inerenti proprio la formazione e la presentazione delle liste elettorali, i dissidenti azzurri hanno distribuito in tutta Italia un modulo di raccolta firme che ha messo insieme migliaia di sottoscrizioni.
Lo scopo è quello di intraprendere azioni giudiziarie volte ad «assicurare il rispetto della legalità statutaria e costituzionale violata nel funzionamento di Forza Italia, inibendo ogni abusivo e usurpativo comportamento».
A cominciare da quello che avrebbe tenuto, secondo i fittiani, la tesoriera del partito Maria Rosaria Rossi.
Sentito da ilfattoquotidiano.it, è lo stesso legale a chiarire le ragioni dell’iniziativa: «Per quanto riguarda la presentazione delle liste elettorali, quale massima espressione delle funzioni di un partito politico — spiega l’avvocato Pellegrino — lo statuto di Forza Italia prevede che esse siano compilate dal Comitato di presidenza, composto da sei membri eletti dal Congresso ed altri sei nominati dal presidente, sentiti i coordinatori regionali, e possono essere presentate dall’amministratore nazionale, eletto dal Consiglio nazionale su proposta dello stesso Comitato di presidenza. Un ruolo affidato alla senatrice Rossi, ma in violazione delle regole statutarie. Per questo le liste elettorali per le prossime regionali sono da ritenersi presentate da un soggetto che non rappresenta legalmente il partito e sono dunque annullabili».
Anche perchè la fedelissima del Cavaliere, che su delega di Berlusconi presiede l’ufficio di presidenza del partito, ha diretto anche la riunione con i coordinatori regionali per dare il via libera ufficiale alle candidature.
EFFETTO DOMINO
Gli incarichi alla Rossi sarebbero stati dunque conferiti in violazione delle regole statutarie, argomenta il parere legale ripercorrendo i passaggi più significativi di una vicenda iniziata con la sospensione delle attività del Popolo della libertà e il rilancio di Forza Italia.
Una transizione per la quale l’ufficio di presidenza del Pdl aveva affidato, il 25 ottobre 2013, al presidente Silvio Berlusconi «pieno mandato politico e giuridico per attivare le necessarie procedure, anche attraverso le convocazioni degli organi statutari, per l’attuazione di questa deliberazione politica», conferendogli «le responsabilità connesse alla guida del Movimento per definire obiettivi, tempi e modi della nuova fase di attività secondo lo Statuto di Forza Italia».
E in base a quello Statuto, sottolineano i fittiani nel documento per la raccolta delle firme, «non vi può essere un legittimo amministratore di Forza Italia che non sia nominato dal Consiglio nazionale su proposta del Comitato di presidenza e senza che tali organi traggano a loro volta legittimazione dal Congresso».
Che, una volta esaurita l’esperienza del Pdl, avrebbe dovuto essere convocato «all’atto della riattivazione di Forza Italia».
Cosa che invece non è avvenuta.
Inficiando a cascata, secondo i dissidenti, oltre alla legittimazione della Rossi anche quella dei comitati e dei coordinatori regionali che, proprio insieme alla tesoriera azzurra, hanno dato il via libera alle liste elettorali per le regionali e all’uso del simbolo.
RICORSO CONGELATO
A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, lo stesso Fitto ha deciso di soprassedere e di non intraprendere, almeno per ora, alcuna azione legale.
«Voglio vincere la sfida nel partito politicamente e non a colpi di carte bollate», ha confidato ai suoi fedelissimi.
Ciononostante, nulla impedirebbe ad un qualsiasi iscritto del partito come pure ad un qualunque cittadino, di adire le vie legali per chiedere l’accertamento delle possibili violazioni statutarie e l’annullamento delle liste.
Un’incognita che potrebbe scatenare l’ennesimo terremoto dentro Forza Italia.
Della vicenda, peraltro, era stato già investito anche il Tribunale civile di Roma con un ricorso d’urgenza presentato dal senatore Vincenzo D’Anna, parlamentare azzurro prestato al gruppo Gal a Palazzo Madama.
Ricorso che, però, era stato dichiarato inammissibile. «Ma solo ed esclusivamente sotto il profilo procedurale, non nel merito», aveva dichiarato il 29 aprile Arturo Meo, legale di d’Anna, commentando la pronuncia del giudice civile.
E precisando che «non c’è stata alcuna bocciatura» ma solo una decisione sugli «aspetti processuali del ricorso».
Insomma, per la Rossi e le liste elettorali di Forza Italia, il giorno del giudizio potrebbe non essere scampato ma solo rimandato.
Antonio Pitoni
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
E RIESCONO PURE A LITIGARE CON UN PASSANTE AL GRIDO DI “LERCIO LAVATI”… MA LORO NON LAVANO NEANCHE I MURI IMBRATTATI
Nei luoghi dell’assalto dei black bloc a Milano, dove ieri 20.000 cittadini e abitanti hanno dato
vita a una pulizia di massa di strade e negozi, circa 150 persone di Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno animato questa sera un presidio di protesta.
I sostenitori del centrodestra reggono cartelli contro il premier Matteo Renzi, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, invitati a dimettersi in quanto ritenuti «corresponsabili» delle violenze.
Al presidio, senza bandiere di partito ma con tricolori e stemma cittadino, sono presenti fra gli altri Mariastella Gelmini, Ignazio La Russa e Lara Comi.
Intanto, è finita a spintoni fra alcuni attivisti di Fratelli d’Italia che sfilavano contro i danni dei black block e un ragazzo con capelli dreadlock, che ha avuto la sventura di passare per caso in quel momento insieme alla sua ragazza.
«Lercio, vai a lavarti» e «Siete i nemici dell’Italia», alcuni degli epiteti dall’interno del corteo nei confronti del ragazzo che arrivava dalla direzione opposta.
Quando il ragazzo all’ennesima parola ha risposto qualcosa, se non fosse intervenuta la polizia sarebbe probabilmente finita in rissa con alcuni manifestanti di centrodestra che si sono staccati dal corteo per raggiungerlo.
All’errore politico di ieri, di non aver partecipato alla pulizia collettiva delle strade, hanno aggiiunto oggi pure la brutta figura di farsi contare come quattro gatti e di prendersela con un passante.
Abbiate pietà di loro, non sanno quello che fanno.
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Aprile 28th, 2015 Riccardo Fucile
SANCITO IL PASSAGGIO DI POTERE… LO ZAMPINO DELLA PASCALE IN CAMPANIA… PER FITTO IL LOGO “OLTRE”
Il triumvirato ha deciso della “vita” e della “morte” di aspiranti candidati e consiglieri uscenti a caccia di conferma, blindato fino a ieri sera in una stanza al primo piano di San Lorenzo in Lucina.
Ultimi ritocchi alle liste di Puglia e Toscana, le regioni dei dissidenti in odor di scisma Fitto e Verdini. Ora il più è fatto.
Ma con questa operazione Mariarosaria Rossi, Antonio Tajani e Marcello Fiori si insediano alla guida del partito, in mano loro le chiavi che più pesano: quelle della selezione dei candidati. Coordinatori di fatto della futura Forza Italia, mentre un leader sempre più distratto e immerso nei dossier Milan e Mediaset (di ieri l’interesse rilanciato dai francesi di Vivendi), si terrà lontano da Roma anche in questa settimana pur delicata, tra Italicum e chiusura liste per le regionali del 31 maggio.
Non che l’amministratrice e tesoriera Rossi, il vicepresidente del Parlamento europeo Tajani (che per di più sogna di diventare presidente tra un anno) e il neo responsabile enti locali Fiori riceveranno quell’incarico formale.
Di coordinatori non ci sarà più bisogno, va ripetendo in questi giorni Berlusconi ai tanti che gli chiedono cosa sarà questo Partito repubblicano all’americana tanto sbandierato.
«Partito leggero, niente organigrammi, funzionerà come un comitato elettorale in prossimità delle elezioni», è la sua risposta. Sta di fatto che lo scettro che per parecchi anni è stato del plenipotenziario sulle candidature, Denis Verdini, adesso è passato di mano, il senatore toscano è stato tenuto fuori dalla decision room di San Lorenzo in Lucina (dove pure mantiene un ufficio).
A lui è stata garantita, nella messa a punto di ieri, la ricandidatura dei suoi consiglieri uscenti in Toscana, anche per evitare lo strappo definitivo, affiancati però da un certo numero di candidati vicini a Deborah Bergamini.
Ma il potere reale sta ormai altrove.
Anche perchè i triumviri appena insediati sono destinati a dettare legge ormai anche alle future politiche, integrati però da Giovanni Toti, consigliere politico del capo per adesso impegnato nella campagna in Liguria, e dalla stessa Bergamini, responsabile comunicazione.
Chi cerca i nuovi potenti, i pochi che contano davvero in quel che resta di Forza Italia, è alla porta di questi cinque che deve bussare.
Di candidati, i tre in questi giorni ne hanno respinti almeno dieci, perchè — raccontano — il debito nei confronti del partito era incolmabile.
Altre decine di candidati sono stati graziati da una maxi sanatoria dell’ultimora con pagamento di “una tantum” alle casse di Forza Italia o con l’impegno a organizzare incontri e appuntamenti elettorali in questo mese di campagna.
Perchè l’essere in regola coi contributi al partito è una delle tre condizioni fondamentali dettate dalla Rossi nella circolare di un mese fa.
Parità di genere e tra uscenti e volti nuovi sono le altre “svolte” introdotte nelle liste di Forza Italia che non avranno più il nome Berlusconi a trainarle.
«Mi ritengo soddisfatta del lavoro fatto » si limita a dire Mariarosaria Rossi, che è andata avanti col lavoro nonostante le diffide e le denunce (dal campano D’Anna) di chi la ritiene priva di legittimazione.
Avvocati difensori incaricati da Fi sono pronti a entrare in azione in queste ore per respingere eventuali istanze last minute davanti ai giudici.
Va detto che la terna dei plenipotenziari è stata via via affiancata da pochi, fidati e interessati fedelissimi.
Quando si è discusso delle liste in Campania, per esempio, oltre al coordinatore Domenico De Siano sembra che un occhio lo abbia buttato anche Francesca Pascale, compagna del leader.
E poi Toti sulla Liguria, Brunetta sul Veneto, Bergamini sulla Toscana.
Fitto intanto è già “Oltre”, il nome del suo listone civico che in Puglia sosterrà Francesco Schittulli contro la forzista Poli Bortone.
Se seguirà immediata scissione con nascita dei gruppi parlamentari autonomi dipenderà dalla reazione di Berlusconi.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 27th, 2015 Riccardo Fucile
UFFICIALMENTE PERCHE’ PUNTA ALLA “RIABILITAZIONE”, MA C’E’ CHI LO ATTRIBUISCE A NON VOLER FARSI COINVOLGERE NEL DISASTRO ANNUNCIATO
Niente “Berlusconi” nel simbolo di Forza Italia alle Elezioni regionali, in attesa della “piena riabilitazione”.
La decisione è stata presa già una settimana fa dopo un confronto interno al partito tra chi voleva che il riferimento al presidente azzurro rimanesse e chi invece consigliava di toglierlo per proteggere il leader da un eventuale danno d’immagine in caso di flop elettorale.
Alla fine è stato proprio l’ex cavaliere a scegliere di non mettere per ora la faccia sulle schede, in attesa della piena riabilitazione politica, che secondo lui, dopo aver scontato ai servizi sociali la pena per la condanna Mediaset, arriverà con una sentenza della Corte europea dei diritti umani.
L’ex premier, all’ultima riunione con i suoi deputati, ha precisato che lui tornerà definitivamente in campo solo quando avrà ottenuto la piena dignità e sarà stata riconosciuta la sua completa innocenza.
Di certo, non si risparmierà per la campagna elettorale, andrà in tv e farà comizi, evitando però di andare in piazza, perchè — ha spiegato l’altro giorno — “possibile bersaglio di attentati dell’Isis”.
In realtà , dicono le malelingue, l’assenza del nome del logo di Fi sarebbe da attribuire al fatto che Berlusconi, sondaggi alla mano, teme un risultato negativo: chance di vittoria ci sono solo in Veneto, Liguria e Campania.
D’altro canto, le chance di incassare la vittoria nelle altre regioni sono molto scarse. Quasi a zero in Puglia, a causa delle divisioni interne agli azzurri e al centrodestra che vedono schierati due candidati presidenti: Francesco Schittulli e Adriana Poli Bortone. “L’unità del centrodestra in Puglia è ancora possibile — dice Luigi Vitali, segretario regionale di FI — ma si può trovare solo intorno alla candidata presidente che Fi e Lega sostengono, e a patto che l’altro candidato faccia un passo indietro”, magari immaginando per sè “un’alternativa” che potrebbe essere “un ticket, l’assessorato alla Sanità , o una candidatura in Parlamento”.
Ma non è solo la Puglia a creare incertezza dentro lo stato maggiore di Fi: agitazione si sarebbe registrata anche in Toscana intorno alla scelta di Fratelli d’Italia di allearsi con la Lega e convergere sulla candidatura di Claudio Borghi, rinunciando al proprio candidato.
Per chiudere le liste comunque c’è ancora qualche giorno e Berlusconi in settimana sarà a Roma anche per fare il punto con lo stato maggiore del partito.
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Aprile 24th, 2015 Riccardo Fucile
“QUANDO VERDINI AVEVA GUAI FINANZIARI SI E’ RIVOLTO A ME, ORA CHE HA PROBLEMI CON LA GIUSTIZIA SI AFFIDA A RENZI”…VERSO ANTONIO TAJANI COORDINATORE
Lo strappo si consumato nel corso dell’ultimo incontro.
Quando Denis Verdini gli ha urlato in faccia: “Silvio, hai capito che ormai sei irrilevante e non contiamo più nulla? Non puoi vivere nella nostalgia di essere il numero 1. Ora il numero 1 è Renzi, tu puoi essere al massimo il numero 2”.
È stato a quel punto che Berlusconi, più che concavo, si è fatto convesso: “Forse non ci siamo capiti. Io con quel dittatorello non faccio patti. Diciamoci le cose in faccia. Quando te ne vai e fai i gruppi? Tanto è lì che vuoi arrivare”.
Ed evidentemente Berlusconi ha colto bene il punto, considerata la frase con cui Verdini, in versione sibilla fiorentina, si è congedato: “Resterai solo. Su questa posizione ti lasceranno tutti”.
È da quel momento che il granitico sodalizio tra i due si è rotto.
E i due complici di tante battaglie hanno iniziato a muoversi come capi di eserciti che si preparano alla battaglia finale. Tra loro.
Battaglia che per Verdini consiste nello svuotare Forza Italia portando le truppe nel Partito della Nazione di Renzi.
E per Berlusconi è una Forza Italia dove “Denis” non conti più nulla. E che torni competitiva col “dittatorello che sta a palazzo Chigi”.
Ormai Berlusconi è convinto che la politica non c’entra più nulla nella scelta di Verdini. Il suo ex plenipotenziario ha puntato su Renzi perchè lo considera la sua scialuppa di salvataggio.
A più di un amico l’ex premier ha consegnato questo ragionamento: “Così come quando aveva difficoltà economiche Denis stava con me, ora pensa che Renzi lo possa aiutare sulla giustizia”.
Già perchè il pluri-indagato ha diversi processi a carico, tra cui uno a Firenze, dove è rinviato a giudizio per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta.
Proprio in merito al processo fiorentino i giornali, tempo fa, avevano pure raccolto voci di arresto.
Ecco, la paura della procura di Firenze sarebbe una delle molle alla base della manovra “fiorentina” di Verdini a livello Nazionale, anticipata da Sandro Bondi e Manuela Repetti.
Manovra che porterà , dopo le regionali, un drappello di verdiniani al misto, tappa intermedia (nelle intenzioni di Verdini) verso l’approdo definitivo del partito della Nazione.
Ed è proprio un partito senza Verdini e verdiniani il dossier che Berlusconi ha squadernato sul suo tavolo in queste settimane.
Agli enti locali, dove stava Matteoli che è amico di Verdini, ci ha messo Fiori, uomo di Bertolaso.
Alla comunicazione è arrivato pure Ruggieri, il nipote di Bruno Vespa con il compito di gestire le ospitate in tv. E con un’unica regola di ingaggio: cancellare dallo schermo Verdini e verdiniani.
Ora, il vero colpo a sorpresa è il nuovo coordinatore nazionale.
Berlusconi ha detto un mezzo sì all’ex commissario europeo Antonio Tajani, sponsorizzato da Gianni Letta. E non è un caso che proprio Tajani sia stato il regista del grande ritorno di Silvio a una cena del Ppe.
È una scelta però attorno a cui non si avverte un grande entusiasmo. Perchè in parecchi, dentro Forza Italia, e lo stesso Berlusconi, ricordano ancora quando Tajani, assieme all’allora capogruppo del Pdl a Strasburgo Mario Mauro, non lo difese più di tanto in Europa ai tempi del “complotto” del 2011 che lo portò alle dimissioni.
La verità è che, nell’ambito dell’operazione rinnovamento, l’ex premier vorrebbe puntare su Mara Carfagna.
Anche il suo nome è circolato come coordinatore: “Chi l’ha sovraesposta in queste settimane — sussurrano i ben informati — lo ha fatto per bruciarla”.
È comunque un dato di fatto che Berlusconi pensa che Mara sia cresciuta, funziona, buca il video.
Sia come sia, è evidente che il nuovo quartier generale chiamato alla rifondazione di Forza Italia, modello Repubblicani americani, non ha più le tracce nazareniche di Verdini.
Ed è solo in attesa di un leader, visto che il vecchio leone ha confidato a più di un amico che ormai ha intenzione di fare il “padre nobile”.
Proprio nei giorni in cui la “figlia nobile”, Marina con la sua uscita “maoista” (“la politica non è un pranzo di gala, ma le portate di Renzi sono avvelenate”) ha fatto sognare in molti dentro Forza Italia.
E, per l’ennesima volta, riparte il tormentone sulla discesa in campo di Marina.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 22nd, 2015 Riccardo Fucile
ALLA CAMERA IL RAS AZZURRO CONTA SU 15 FEDELISSIMI CHE POSSONO SALVARE IL PREMIER SULL’ITALICUM
Un ritorno di fiamma, ammesso che si fosse mai sopita.
Perchè sull’Italicum, viste le tensioni interne al Pd tra maggioranza e minoranza, per il presidente del Consiglio Matteo Renzi il soccorso dell’amico Denis Verdini sarebbe non solo utile ma addirittura decisivo.
Rispolverando, in vista della conta per il via libera definitivo alla nuova legge elettorale, almeno un pezzo di Patto del Nazareno.
Quel tanto che basta all’ex sindaco di Firenze per disinnescare la minaccia dei dissidenti interni e l’incognita dell’eventuale scrutinio segreto.
Siamo al Verdini e l’aiuto arriverà . Grazie alla pattuglia di circa 15 deputati che proprio a Verdini fa riferimento.
Un drappello che, sotto la regia del ras toscano di Forza Italia, ha fatto da ponte di collegamento con i renziani del Pd durante i mesi del Nazareno, nel pieno delle trattative sulle riforme costituzionali e la stessa legge elettorale.
Tra loro l’ex tesoriere del Pdl Ignazio Abrignani, verdiniano d’assalto, come pure Massimo Parisi, coordinatore regionale azzurro della Toscana, e Luca D’Alessandro, già capo ufficio stampa (nel 2003) di Forza Italia.
Tra i big spicca il nome dell’ex sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Laura Ravetto.
Mentre, direttamente da Mediaset, arriva l’ex giornalista del Tg5 Giorgio Lainati.
Poi ci sono il questore della Camera Gregorio Fontana e l’ex An Marco Martinelli.
In buona compagnia con Luigi Cesaro, già presidente della Provincia di Napoli, meglio noto come Giggino a’ purpetta.
Da Brescia arriva un altro ex presidente di Provincia: Giuseppe Romele.
Nell’elenco degli ex amministratori locali c’è anche Monica Faenzi, per dieci anni sindaco di Castiglione della Pescaia in Toscana.
Completano la lista il campano Carlo Sarro, il milanese Carlo Mottola e il re delle cliniche private, recordman di assenteismo parlamentare, Antonio Angelucci.
RINASCE IL NAZARENO
Certo, dipenderà anche dalla piega che il dibattito parlamentare finirà per prendere. “Noi la fiducia sull’Italicum non la votiamo” assicura a ilfattoquotidiano.it un autorevole esponente della corrente forzista che fa capo a Verdini.
Basta però che Renzi decida di non blindare il testo e affrontare il confronto dell’Aula e il supporto della quindicina di deputati guidati dal ras azzurro della Toscana è praticamente assicurato.
“E’ ovvio che una parte di Forza Italia potrebbe votare la nuova legge elettorale che, d’altra parte, abbiamo anche noi contribuito a scrivere”, prosegue il verdiniano di ferro.
Infatti non manca neppure chi, dentro Forza Italia, dice chiaro e tondo, mettendoci anche la faccia, che alla fine il soccorso di Verdini all’amico Renzi arriverà .
“La rottura del Patto del Nazareno è stata una messinscena per le alleanze alle Regionali — spiega il deputato fittiano, Maurizio Bianconi — Ora, di fronte alla necessità dei voti sulle riforme, prevarrà il pragmatismo”.
VITTORIA VITTORIA
E le cifre parlano chiaro. I deputati del Pd sono in tutto 310. Area Popolare (Udc-Ncd) ne porta in dote altri 33. Poi ci sono i 25 di Scelta civica.
Sommando anche una decina di parlamentari del gruppo misto e minutaglie varie, l’Italicum dovrebbe ottenere sulla carta circa 390 voti.
Cifra dalla quale vanno però decurtati quelli della minoranza Pd.
Teoricamente, un centinaio ma più realisticamente al massimo un’ottantina, che abbasserebbero l’asticella dei favorevoli a 310, pericolosamente al di sotto dei 316 necessari per strappare la maggioranza.
Ma qui entrerebbe in gioco il soccorso dell’amico Denis che, con la sua pattuglia di 15 deputati, sarebbe decisivo per garantire il via libera alla nuova legge elettorale e la vittoria di Renzi.
Stefano Iannaccone e Antonio Pitoni
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 22nd, 2015 Riccardo Fucile
I DISSIDENTI NON HANNO PARTECIPATO ALLA RIUNIONE DEL GRUPPO IN CUI BERLUSCONI E’ TORNATO A FARE L’OPPOSITORE
“Questo governo ha fallito, tutti gli indicatori economici sono peggiorati. Hanno fallito sulla politica
estera, sulla disoccupazione, sull’immigrazione. Avevamo ragione noi su tutto, sulla Libia, sull’immigrazione e sulla Russia”. Lo ha detto Silvio Berlusconi alla riunione del gruppo di Forza Italia.
Berlusconi ha poi bocciato l’Italicum: “Non possiamo – aggiunge – consentire a Renzi di prendere il potere totale con 30% dei voti attraverso una legge che di fatto con lo sbarramento al 3% polverizza l’opposizione. Noi avevamo proposto l’elezione diretta almeno chi vince è legittimato dal popolo e ci sarebbero solo due partiti”.
Secondo un tweet scritto da Renato Farina, Berlusconi avrebbe detto anche che “Renzi è malato di bulimia di potere”.
L’ex premier Berlusconi ha anche garantito che farà campagna elettorale per le Regionali, ma – viene riferito da presenti alla riunione – si spenderà solo in televisione e in comizi e iniziative al chiuso, non in luoghi aperti perchè – ha confessato – temo che qualcuno possa attentare alla mia incolumità , alla mia vita.
Intanto i parlamentari vicini a Raffaele Fitto, a quanto si apprende, non partecipano alla riunione del gruppo in corso alla Camera.
“Leggo – prosegue Fitto – di riunioni oggi dei Gruppi di Forza Italia. E per discutere di cosa? Visto che, da settimane, ci sono commissariamenti a tutto spiano, nomine decise dalla sera alla mattina, e una gestione totalmente fuori dalle regole. Riunioni così non servono neanche a salvare la forma, figurarsi la sostanza. Il partito è sempre più nel caos, sia politico-strategico sia organizzativo. Il che conferma la nostra valutazione sulla necessità di rifondare un centrodestra credibile e competitivo, dopo i 9 milioni di voti persi in questi anni”.
“Sul piano politico – sottolinea ancora – è sempre più evidente (la cosa sarà solo mascherata da qualche stentorea dichiarazione da campagna elettorale) una deriva neo-Nazarena per dopo le elezioni regionali. E ciò è inaccettabile. Sul piano interno e organizzativo, vedo che Forza Italia pronuncia parole di fuoco per la sostituzione di dieci membri del Pd della Commissione Affari Costituzionali della Camera.
“Mi domando – aggiunge ancora – se sia la stessa Fi nella quale, per “crimine di opinione”, cioè solo per aver espresso un’opinione o per aver partecipato a un’assemblea, dirigenti e parlamentari di diverse parti d’Italia sono stati commissariati o sostituiti o rimossi dai loro incarichi di partito. E, con la stessa “logica”, sempre senza regole, si sta procedendo all’esclusione di candidati dalle liste regionali. E’ uno spirito liberale a intermittenza: liberali nei giorni pari (a casa d’altri), imbavagliatori nei giorni dispari (a casa propria)”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 21st, 2015 Riccardo Fucile
IL PRESSING DI CONFALONIERI E DORIS…. LA SVOLTA DOPO LA TRAGEDIA AL LARGO DELLA LIBIA
«Guarda, Silvio, che tu devi riprendere il rapporto con Renzi, devi mettere da parte i toni di queste settimane, così non si va da nessuna parte».
Berlusconi ascolta in silenzio, al tavolo con lui, ad Arcore, siedono i compagni d’avventura di una vita, due delle pochissime persone delle quali il leader si fidi per davvero.
Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum
Ultimo fine settimana, a Villa San Martino non si parla solo di cessione del Milan al thailandese Mr Bee, non solo dell’operazione Mondadori-Rcs libri, ma anche del futuro politico dell’ex Cavaliere.
Ora che la pena è stata espiata e che Forza Italia dal primo giugno si prepara ad essere pressochè rasa al suolo e rifondata.
Ma secondo i due vecchi consiglieri del capo, al restyling andrà affiancato un cambio di strategia. Fare un’immediata inversione a “U” sul patto del Nazareno non è possibile.
L’Italicum che andrà al voto la prossima settimana alla Camera, non sarà ancora un test probante dei dubbi emersi a Villa San Martino. Certo, a voto segreto qualcuno dei “verdiniani” non mancherà di lanciare un segnale
Quando invece la riforma del bipolarismo tornerà all’esame del Senato, allora sì che i giochi potranno riaprirsi.
Berlusconi non ne farà cenno di certo nelle prossime cinque settimane: con le regionali alle porte (il 31 maggio) l’esigenza è marcare Renzi, criticarlo semmai sull’attività di governo, ed evitare di lasciare lo scettro dell’opposizione a Salvini.
Il quadro tuttavia è destinato a cambiare a urne chiuse. Ne sono convinti Raffaele Fitto e i suoi trenta parlamentari che, dopo lo strappo in Puglia e l’imminente battaglia legale sull’uso del simbolo, si preparano allo strappo e alla creazione di nuovi gruppi parlamentari.
Si preparano a fare altrettanto Verdini e i suoi, per opposti motivi: se la linea non cambierà appunto sulle riforme che pure Fi ha sostenuto finora.
Del resto dopo il brusco faccia a faccia della scorsa settimana, tra Silvio e Denis il gelo è pressochè totale.
La situazione ad ogni modo è fluida.
Domenica sera, dopo la tragedia del Mediterraneo, la mano tesa da Berlusconi a Renzi in nome dell’emergenza.
Quel «basta alle accuse e alle contrapposizioni» e la proposta di un immediato «tavolo tra tutti i protagonisti dei governi passati e presenti». Sottolineata e apprezzata non poco, ieri mattina, dal presidente del Consiglio («Ha detto cose più sagge di Salvini »).
Premessa di una svolta da qui a un paio di mesi?
Quel che è certo è che i sondaggi commissionati negli ultimi giorni dall’ex Cavaliere sulle aspettative degli elettori moderati gli hanno confermato quel che aveva previsto.
E così lo ha spiegato in queste ore ai dirigenti di prima fascia di Forza Italia: «La nostra gente si aspetta da noi buon senso. Dunque, da questo momento in poi, i toni devono essere più sfumati, moderati, meno urlati e i contenuti più ispirati alla linea del Ppe».
Anche perchè – ha continuato – «se copiamo i contenuti e i metodi della Lega, è chiaro che gli elettori preferiranno Salvini. Da lui invece dobbiamo prendere sempre più le distanze». Convinto che così potrà recuperare l’elettorato moderato in fuga da Fi anche perchè impaurito dal mood barricadero.
Con questa operazione, dai contorni ancora poco definitivi, Berlusconi innanzitutto punta a riaccreditarsi e a recuperare centralità sul piano nazionale: unico interlocutore di Renzi in una fase di emergenza, anche se per il momento non più seduto al tavolo delle riforme.
E in secondo luogo, l’ex premier vuole confermare la sua leadership italiana del Ppe, frontman dei leader popolari europei.
E la dichiarazione di domenica, al di sopra delle parti, è stato un biglietto da visita in vista dell’appuntamento Ppe di Milano di giovedì e venerdì centrato proprio sull’immigrazione.
Intanto, la rifondazione del partito è iniziata.
Ancora prima di sbarcare oggi a Roma, ieri da Arcore ha nominato Marcello Fiori (già coordinatore dei club Forza Silvio) responsabile degli Enti locali.
Non ha ricevuto investitura ufficiale invece Andrea Ruggieri, ex avvocato e autore tv, nonchè nipote di Bruno Vespa, inserito nello staff comunicazione con delega alle presenze tv, al fianco di Deborah Bergamini.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Aprile 16th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PRONTO A SCARICARE VERDINI CHE ORMAI RISPONDE SOLO A RENZI
Questa volta le parole di Verdini gli hanno procurato non solo un generico fastidio, ma un sincero moto di stizza: “Denis — è sbottato Silvio Berlusconi — devi capire che io di Renzi non mi fido. Ha già dimostrato di essere inaffidabile. Non faccio patti. Punto”.
L’ultimo atto tra l’ex premier e il suo (ex) plenipotenziario si è consumato a palazzo Grazioli.
Quando Verdini, dopo lo psicodramma del Pd, è tornato con un’offerta: “Se voti l’Italicum — queste le parole di Verdini — Matteo ci garantisce qualsiasi cosa. Che interesse abbiamo a fare opposizione. Ci dà l’ultima occasione per risalire a bordo”.
Ecco lo scambio prospettato: la risurrezione del Nazareno in cambio del soccorso azzurro sull’Italicum.
Perchè, raccontano i ben informati, i contatti di Verdini con Lotti (e dunque con Renzi) non si sono mai interrotti.
È un pressing asfissiante quello che si consuma nello studio di Berlusconi: “Abbiamo davanti i decreti fiscali, Mediaset, tutto quello che ti serve. Noi sosteniamo l’Italicum. E lui… L’hai capito che Mattarella firma tutto quello che dice lui. Ti ripeto: che interesse abbiamo a fargli opposizione?”.
Stavolta non solo Berlusconi, consapevole che parlare alle orecchie di Verdini equivalga a parlare alle orecchie di Renzi, scandisce la sua incondizionata e totale mancanza di fiducia verso il premier, ma va anche oltre: “Queste riforme per me sono invotabili. È un disegno autoritario, quello vuole una concentrazione di potere mai vista prima. Io sono un liberale. E un liberale come me non può aiutare un dittatorello. È chiaro?”.
Il passaggio successivo si consuma quando Verdini esce da palazzo Grazioli.
E per la prima volta, senza tanti giri di parole, l’ex premier — parlando della riorganizzazione del partito post regionali — aggiunge tra i vari capitoli del riassetto quello che prevede la “testa” di Denis.
Perchè ormai è chiaro che gioca con una maglietta di un altro colore, nello specifico — per usare una metafora calcistica — è passato alla Fiorentina.
È chiaro che sta preparando il suo soccorso al premier sull’Italicum e non solo.
Il segnale di Bondi e della Repetti che votano la fiducia è solo il primo di una manovra più ampia.
Ecco perchè Berlusconi sta già pensando alla contromossa. Una fonte di alto livello sussurra: “Renzi vuole mettere la fiducia sull’Italicum? Bene, a quel punto le opposizioni, tutte, escono dall’Aula. E se esce anche un pezzo di Pd salta il numero legale. Siamo sicuri che quelli di Verdini restano dentro? Chi li ricandida quando si vota? Se li accolla Renzi? La verità è che Denis è forte nell’ombra ma alla luce del sole gli si dimezzano le truppe”.
L’ultimo atto con Verdini coincide con uno scatto d’orgoglio del vecchio leone. Berlusconi ha iniziato a programmare una serie di uscite per le regionali, nelle regioni in bilico: Campania, Liguria, Veneto.
È vero che i sondaggi danno Forza Italia a percentuali da brivido, ma è anche vero che l’astensione è alta.
E i report su Renzi dicono che in materia di promesse sull’economia è vulnerabile.
(da “Huffingtonpost”)
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