Maggio 26th, 2014 Riccardo Fucile
LO SLOGAN “VINCIAMO NOI” DIVENTA “VINCIAMO POI” ….E C’E’ CHI RICORDA A GRILLO LA SUA FRASE: “O VINCO O ME NE VADO”
“Non so se svenire o mettermi a piangere… domani sarò in lutto”. E’ uno dei tanti commenti, molti dei quali affranti e/o arrabbiati, che proliferano sul blog di Grillo dopo la pubblicazione dei primi risultati e proiezioni delle elezioni europee 2014. Sembra che i punti di differenza dal Pd siano venti.
E’ la risacca, devastante, dello tsunami grillino del 2013.
Sul blog del leader serpeggia disperazione, tanta rabbia nei confronti degli italiani che non hanno votato M5S, in generale uno sconcerto assoluto e deprimente.
C’è chi fa autocritica (“abbiamo usato toni troppo alti, troppo violenti”), chi denuncia fantomatici brogli (“è palese”), chi un neoberlusconismo di ritorno, chi comincia a dubitare del leader (“Beppe è straordinario, ma spaventa e parecchio una buona parte della popolazione”).
E chi, senza più speranze di vincere democraticamente, inneggia alla “disobbedienza civile”.
Una lunga notte.
“Sarà una lunga notte”, ha commentato a caldo Roberta Lombardi del M5S (già portavoce del partito) dopo i primi exit poll e proiezioni, che sottolineano una vittoria schiacciante del Pd.
Tuttavia, ostentano sicurezza i rappresentanti pentastellati. Predicano calma. Ma, a parte le sparute frasi della Lombardi e un successivo (ma brevissimo) intervento di Nicola Morra (altro portavoce), nessuno parla. Nessuno.
Perchè c’è la paura, e oramai forse l’evidenza, di un incredibile, inaspettato, devastante flop.
Il banchetto alla Camera.
Di certo, per adesso, c’è solo che sarà allestito un banchetto davanti alla Camera in Piazza Montecitorio domani, dalle ore 14: in questa sede, fanno sapere dal partito, senatori e deputati commenteranno i primi dati delle amministrative e quelli ormai definitivi delle europee.
La sede del M5S, durante le prime ore dello spoglio, è stata praticamente abbandonata da tutti i parlamentari stellati.
Lo slogan “Vinciamo noi” si è tramutato in una chimera agghiacciante. “Ma chi è quel cretino che ha scelto uno slogan così idiota”, scrive sul blog un fedele grillino.
E in Rete e sui social network lo scherno è servito con “Vinciamo poi”.
“Un altro mondo”.
“L’attesa sarà importante. Abbiamo pieno rispetto per le scelte degli elettori e quindi attendiamo i dati”, ha detto brevemente il senatore M5S Nicola Morra, avvertendo che exit poll e proiezioni “appartengono a un altro mondo”.
Quelle diffuse finora “sono proiezioni, anche se ci dessero al 70% noi attenderemmo il voto reale” prima di commentare.
“Io ho il massimo rispetto per il voto espresso dagli elettori – ha aggiunto – attendiamo i risultati, c’è tempo”. Ma lo psicodramma è evidente.
L’aut-aut di Grillo.
Intanto, c’è chi ricorda le parole di Grillo, che qualche settimana fa a Repubblica era stato esplicito: “Stavolta bisogna che la gente capisca che dobbiamo fare un culo così a tutti. Perchè su una cosa non ho dubbi: o vinciamo, o stavolta davvero me ne vado a casa. E non scherzo”.
E ora tutti, al pub, in casa o sulla Rete, si stanno chiedendo: Grillo manterrà la parola data?
C’è già chi lo sprona pubblicamente a farlo, come Lorenzo Guerini del Pd: “Aspettiamo che la coerenza di chi l’ha tanto sbandierata in questo mesi venga messa in pratica”.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LA DOCUMENTATA DENUNCIA DELLA CASA DELLA LEGALITA’: ‘”NEL COMUNE SCIOLTO PER MAFIA VA IN SCENA IL VOTO DISGIUNTO: CANDIDATI APPOGGIATI DALLA CRIMINALITA’ IN DIVERSI PARTITI”… LE AMICIZIE PERICOLOSE, I SILENZI, GLI INTERESSI
Oggi si vota a Ventimiglia. Si vota e quello che, stando alle segnalazioni raccolte nel nostro monitoraggio, andrà in scena sarà un massiccio voto disgiunto.
Un meccanismo che permetterà di controllare il voto (con il voto disgiunto si possono, di fatto, segnare i voti così come si faceva con le tre preferenze).
Un meccanismo che permetterà poi alla ‘ndrangheta, che quei pacchetti di voti controlla, di alzare il prezzo dei propri voti al ballottaggio…
A Ventimiglia non c’è un amministrazione uscente che sia stata eletta: il Comune ha visto lo scioglimento e commissariamento per infiltrazioni e condizionamento della ‘ndrangheta
Su istanza della Casa della Legalità (e delle denunce pubbliche) venne inviata una Commissione di Accesso che accertò che la ‘ndrangheta in quel Comune faceva ciò che voleva ed il Ministro dell’Interno ottenne il Decreto di scioglimento.
Il sindaco di allora, Gaetano Scullino, è ora imputato per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo “La Svolta”, insieme al suo braccio destro Marco Prestileo ed agli imputati per 416-bis del “locale” della ‘ndrangheta di Ventimiglia con, in primis, i Marcianò ed il vecchio Palamara.
La triade prefettizia, che ha gestito il Comune dallo scioglimento, ha fatto quello che poteva per cercare di ripristinare la legalità e la corretta gestione del Comune.
Una parentesi che pare doversi chiudere, visto che dalle liste elettorali (e dai contenuti) traspare che non si voglia rompere con quel passato in cui chi comandava in Comune era la ‘ndrangheta.
La scorsa campagna elettorale si aprì lontano dai riflettori.
Come ha annotato la Commissione di Accesso: “Nell’immediatezza delle consultazioni elettorali, l’Arma dei Carabinieri acquisì da fonti confidenziali notizie in ordine ad un incontro del candidato Scullino Gaetano con il pregiudicato Antonio Palamara al fine di assicurarsi il consenso elettorale della nutrita comunità calabrese della zona. All’incontro avrebbero preso parte anche altri pregiudicati”.
Non c’è da stupirsi. E’ dagli anni Settanta che la ‘ndrangheta mette sul piatto i suoi pacchetti di voti.
Ma passiamo alle elezioni odierne ed ad alcuni candidati e liste collegate…
Partiamo da Giovanni Ballestra, candidato del centrodestra, scelto quando Scajola era ancora in auge e che anche Claudio Burlando con Marco Bertaina volevano far appoggiare dal Pd. L’operazione non è però riuscita.
Giovanni Ballestra era già consigliere comunale. Sappiamo bene che la ‘ndrangheta si mosse per far sì che il Comune votasse a favore di quell’opera… Ballestra espresse contrarietà al progetto e, come si ricorda nella Relazione della Prefetto, subì la distruzione del suo negozio per un incendio doloso
Fatto è che Ballestra cambiò idea e votò a favore del porto..
Tra i candidati che sostengono la sua candidatura ve ne sono alcuni che vengono da quelle stesse amministrazioni passate.
Passiamone alcuni in rassegna…
Giovanni Ascheri (nella lista “Insieme si cambia”), già capogruppo del PDL e raccoglitore di centinaia e centinaia di preferenze ha ammesso che compra i voti dei calabresi che lui comunque non vede come mafiosi. Nel luglio 2007 è stato denunciato per favoreggiamento reale per corruzione, sostituzione di persona, falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità , corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Daniele Ventura (nella lista “Insieme si cambia”): nel luglio 2004 viene denunciato per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, truffa per il conseguimento di erogazioni, malversazione ai danni dello Stato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
La figura di Roberto D’Andrea (anche lui candidato in appoggio a Ballestra) emerge chiaramente negli Atti dell’inchiesta “La Svolta” per il rapporto con gli Allavena.
Tra i candidati che appoggiano Ballestra anche Federico Biasi, cugino del noto “Ragazzo d’oro” dei Marcianò, ovvero di Armando Biasi.
Tra i suoi sostenitori Ballestra conta anche la lista del “FAI”, ovvero i Frontalieri in cui trova nientemeno che il sindacalista al servizio dei Marcianò, Vincenzo Giacovelli.
C’è poi un giovane candidato di Fratelli d’Italia, Marco Gallo che, il 17 aprile scorso, applaudiva allo Scullino imputato per concorso esterno in associazione mafiosa con queste parole “Quando uno è il numero uno…. È il numero uno!”.
Passiamo ad altri candidati, quelli della compagine che sostiene un’altro candidato sindaco, Carlo Iachino.
Nelle fila di questo schieramento troviamo Carlo Canzone ex funzionario del Comune e proprietario di quell’appartamento di Ventimiglia dove venne tenuto nascosto e sequestrato (dal gruppo, facente capo a Carmelo Gullace) il giovane Marco Gatta.
Abbiamo poi Stefania Mattenella, pasticcera, che è stata promotrice della “serrata” dei commercianti nei giorni della mobilitazione dei “Forconi”, il 12 dicembre 2013.
Ma a Ventimiglia vi è poi un’altra grande anomalia.
Quella del M5S che ha visto, in queste settimane, inviti al voto per il suo candidato sindaco, in particolare a Ventimiglia Alta, roccaforte delle famigliole, proprio da parte di soggetti legati alle note famiglie calabresi.
La candidata sindaco Cinquestelle Silvia Malavindi è entrata nel M5S di Ventimiglia insieme a tutta la sua famiglia e ad altri esponenti di Ente di Promozione Sportiva, l’ACSI (Associazione Centri Sportivi Italiani), quali: Sergio Lo Cascio (presidente dell’ACSI, marito di Antonella Malivindi, sorella della candidata Silvia , ragioniere Tributarista); Antonella Malivindi (vice-presidente dell’ACSI, moglie del Lo Cascio con cui lavora, sorella della candidata Silvia); Angelo Greco (consigliere dell’ACSI e candidato consigliere del M5S).
Oltre a loro, nel M5S, di Ventimiglia vi è anche la madre di Silvia Malivindi, Francesca Stefanelli..
Entrati loro, buona parte del vecchio gruppo, a partire da un esponente che era impegnato da tempo, Giancarlo Memmo, sono posti ai margini e quindi fuori dal M5S… e la Malivindi, appena arrivata, è la candidata.
Dalla Malivindi prima di candidarsi mai una parola, mai un’iniziativa, mai un cenno, sulla “bazzecola” della ‘ndrangheta a Ventimiglia.
Il silenzio più assoluto anche sullo scioglimento per infiltrazione e condizionamento mafioso dell’Amministrazione comunale, sul fatto che ex direttore generale (Prestileo) e sindaco (Scullino) siano imputati ad Imperia per concorso esterno in associazione mafiosa.
Strano atteggiamento per un M5S che della battaglia contro l’illegalità fa una “bandiera”… o no?
Abbiamo provato a sollecitare a parlarne di questo, la candidata Malivindi ma abbiamo trovato un muro blindato davanti.
Anzi… abbiamo assistito ad alcune prese di posizione abbastanza curiose da parte della Malivindi e del M5S.
Prima attaccano i Commissari Prefettizi che sono riusciti, sulla questione delle aree del parco Roja, a porre paletti seri agli appetiti che qualcuno aveva da lungo tempo su quell’area.
Poi attaccano Il Secolo XIX che su quel territorio ha dato un importante contributo all’emergere dei rapporti mafia-politica tanto che la giornalista Patrizia Mazzarello è una dei soggetti chiaramente indicati come “non graditi” dai Marcianò.
Basta vedere il loro programma elettorale per comprendere che questa “questione” della ‘Ndrangheta non l’hanno voluta affrontare e trattare…
Molti si sono chiesti perchè.
Nel programma ufficiale del M5S l’unica cosa certa è che spingono molto per realizzare (con i fondi pubblici) tanti impianti sportivi quando quelli esistenti nei Comuni limitrofi sono già sotto-utilizzati ed in crisi.
E se andiamo a vedere la lista del M5S, possiamo dire che su questo settore hanno una grande competenza, essendo gli stessi che gestiscono ACSI che, per i propri affiliati, ha necessità di strutture sportive pubbliche da utilizzare.
Non possiamo dimenticare altresì che avevamo visto diversi del M5S al fianco dei “Forconi”, quegli stessi che, oltre allo Scullino, avevano promosso i blocchi e i disordini insieme a pregiudicati legati alla ‘ndrangheta.
Come avevamo visto che nella roccaforte di Ventimiglia Alta, alle politiche, i Cinquestelle avevano conquistato il primo posto come lista per numero di voti .
Eppure tutti sanno che Ventimiglia Alta è la “roccaforte” della ‘ndrangheta e dei voti che questa può controllare: quello è notoriamente il territorio di Palamara, legato agli Alvaro.
Evidentemente non si pongono il problema del perchè arrivino certi “pacchetti di voti” che prima andavano agli uomini di fiducia di Scajola, come era lo Scullino, così come non si pongono il problema della ‘Ndrangheta.
Ci girano intorno, inneggiano all’onestà …
Che il motivo sia da ricercare nel fatto che persone molto vicine alla Malivindi, ovvero i Marafioti (Pino Marafioti risulterebbe il fidanzato storico della candidata) hanno rapporti di amicizia con Prestileo e quindi non vogliano compromettere tali rapporti?
Quale che sia ragione, qualcosa non torna.
La Malivindi non si è presentata all’incontro con i candidati sindaco organizzato da Il Secolo XIX, e così non ha evitato di rispondere alla domanda: “Rifiutate i voti della ‘Ndrangheta?”.
Poi ha fatto sapere che loro contrasteranno le infiltrazioni facendo meno esternalizzazioni perchè la ‘ndrangheta entra con gli appalti al nord.
No, ci spiace, risposta sbagliata. La ‘Ndrangheta entra “anche” con gli appalti al ribasso, ma entra anche in altro modo nella politica, nelle pubbliche amministrazioni e nell’economia… ed il discorso che metteranno dei parametri “etici” nei bandi di gara, che sparata è? Nei bandi di gara i “parametri etici” non esistono.
A cosa punta la ‘ndrangheta con il voto di oggi? A convogliare preferenze, con il voto disgiunto, sui candidati di liste diverse da far eleggere subito e su un candidato sindaco comune da portare al ballotaggio.
Per poi far pesare la propria presenza e passare all’incasso, condizionando la futura amministrazione.
Casa della Legalita’
Osservatorio sulla criminalità e le mafie
Ufficio di Presidenza
il testo integrale dell’articolo lo trovate qua
http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11314–ventimiglia-e-camporosso-la-ndrangheta-vota-ma-si-fa-finta-di-nulla.html
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Maggio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
“HANNO VANDALIZZATO IL CAMPER DEL GRUPPO EVENTI”: MA SUL WEB SI AVANZANO DUBBI
La notizia viene diffusa su Twitter da “M5S Montecitorio”, quindi dal gruppo Cinquestelle
alla Camera “Assurdo, hanno vandalizzato il camper del Gruppo Eventi @M5SRoma, i ragazzi che stanno organizzando San Giovanni! #m5s pic.twitter.com/oQ7C2Xeb6k”.
Poco dopo viene ripreso da Cinquestelle Roma “Dicono che i #m5s non fa nulla… evidentemente però a qualcuno diamo fastidio! @beppe_grillo #vinciamonoi pic.twitter.com/euZKoMvAkX
I #5Stelle di Roma raccontano quindi che gli hanno vandalizzato il camper.
Un furgone Ford degli anni ’70 (in foto) che avrà un parabrezza vecchio di 40 anni e che qualcuno commenta ironicamente su Fb “semmai s’è rotto da solo perchè c’è cascata sopra una pigna”.
Sul web iniziano le prime perplessità : “ci facciano vedere il libretto di circolazione e il bollino della revisione perchè abbiamo forti dubbi che un mezzo coperto di ruggine con un motore a benzina normale possa passare la revisione”
Poi qualcuno sottolinea: “sul parabrezza c’è solo un buco netto e i vetri sono all’esterno, se vandalizzi un cristallo lo fai crollare tutto. Vedete bene da soli che il vetro è completamente collassato, gli sarebbe bastato sfiorarlo per distruggerlo completamente. Un vandalo molto pigro”
La foto ingrandita è questa: https://pbs.twimg.com/media/BoJ5bTCCQAEYakT.jpg:large
A quel punto Daniela conferma: “Controllando la targa presa da un’altra foto il risultato è che il veicolo non esiste!!!!”
E Marco precisa: “se anche non fosse assicurato o revisionato può benissimo stare nel parcheggio di casa mia, basta che non circoli sulla strada pubblica”
“Come fa un camper così a circolare per i Grandi eventi” diventa il dubbio di molti sul web.
E qualcuno malignamente conclude: “Già che ci siamo, siccome #Grillo circolava in Sicilia con un camper con l’assicurazione scaduta parcheggiando nei posti riservati ai disabili, ci facciano vedere anche l’assicurazione. Mettano in pratica la sparenza #M5S.”
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Maggio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
IL MAXI-PROCESSO DEL GIUDICE GRILLO
Muore miseramente nel blog-cestino di Grillo la carriera di una delle più valorose metafore italiane, il Processo, sia quello politico di Pasolini contro il Palazzo, sia quello sportivo di Sergio Zavoli alla tappa del Giro.
Mescolando Alcatraz con lo sputo in faccia, Grillo annette a sè anche il “Processo del Lunedì” di Biscardi, che fu il primo festival nazionale del libero insulto e divenne l’anello di congiunzione tra il bar e il tribunale.
E ricorrendo sia agli anonimi accusatori incappucciati del web sia alle celle segrete del castello di Lerici già destinate a Napolitano, a Renzi e al giornalista Tal dei Tali, Grillo riproduce pure il Tribunale del popolo delle Brigate rosse che uccisero Aldo Moro.
Ebbene, l’esito comico della metafora pasoliniana, che riassume gli ultimi quarant’anni della cultura e della sottocultura italiane, gioiose, catartiche, popolaresche e sanguinarie, rende grottesco ma non divertente il Processo che ora Grillo ci promette.
E’ vero che, chino sul plastico dove ha imprigionato i pupazzetti che riproducono in effigie i suoi nemici, più che ai terroristi che spararono alla nuca di Moro, Grillo fa pensare a certi bambini sadici che catturano e torturano le mosche e le lucertole.
Ma è altrettanto vero che nella sua idea di processo non c’è traccia, neppure sotto forma di orecchiata parodia, del confronto civile e solenne che, regolato dalla legge penale, in democrazia accerta la verità : «Alla fine gli iscritti certificati al M5S potranno votare per la colpevolezza o l’innocenza» scrive travestendo di procedura il suo ghigno.
Insomma questo processo-burla di Grillo non è il cerchio di fuoco di Di Pietro che sognava il governo dei giudici, ma la goliardia del sorvegliare e punire, non il feticcio della legalità del giustizialismo ma il manifesto sciocco del tagliatore di teste da videogioco, la promessa di sostituire la civiltà del Diritto con l’allegra inciviltà dello scaracchio e del dileggio: «Il processo durerà il tempo necessario, almeno un anno, le liste saranno rese pubbliche quanto prima e l’ordine in cui saranno processati gli inquilini del castello sarà deciso in Rete».
È dunque garantito almeno un anno di bip, chip, play, pause, score, leaderboard, winner, loser, tie e si capisce che questa Procedura Penale è opera del Cordero di Settimo Vittone, il famoso giureconsulto informatico Gianroberto Casaleggio: cliccate, accusate, sparate, condannate, arrestate e vaffanculo.
Così il blog di Grillo somiglia a quel sinistro appartamento immaginato da Friedrich Dà¼rrenmatt e messo in scena da Ettore Scola dove ogni sera una banda di pensionati frustrati processava qualcuno, e l’imputato innocente Alberto Sordi era convinto che fosse un divertente gioco, «la più bella serata della mia vita», fino a quando una risata epica di tre minuti non lo accompagnò… alla condanna.
Ammesso che quella di Grillo sia davvero arte comica diventata scienza politica, che ci siano dietro uno stile e una composizione da spettacolo iperbolico, di sicuro il contenuto delle sue immaginazioni è morale, e i commenti che le accompagnano traboccano indignazione etica contro i distruttori d’Italia, la casta, i giornalisti che disinformano, i ladri di Stato, i colpevoli di ogni genere: Grillo stana le serpi, scova le colpe e garantisce che il Processo «sarà uno sputo popolare».
È infatti lui il giudice di specchiata moralità che, come è noto, deve avere la fedina pulita, altrimenti non si è ammessi nella categoria, e Dio sa quanto ci piacerebbe applicare stesso principio ai politici.
Una volta al giudice era richiesto anche il certificato di buona condotta, ma Grillo ne sarebbe comunque esentato per meriti rivoluzionari.
Pure Robespierre e Danton non tennero una buona condotta, ma tutto si può dire tranne che non fossero all’altezza morale dell’appuntamento che la storia aveva preso con loro. Non è così per Grillo.
Come si sa è stato condannato per l’omicidio colposo di tre persone che viaggiavano in auto con lui: Renzo Giberti, 45 anni, la moglie Rossana Quartapelle, 34, il figlio Francesco, 9.
La Corte di Cassazione individuò «la colpa del Grillo nell’avere proseguito nella marcia, malgrado l’avvistamento della zona ghiacciata, mentre avrebbe avuto tutto lo spazio per arrestare la marcia, scendere, controllare o, quanto meno, proseguire da solo».
Nessuno pretende che a distanza di tanti anni Grillo si volti e si rivolti su quella colpa come su un letto di chiodi, ma la morte di tre persone causata da un comportamento colpevole può restare remota e vaga solo se l’omicida colposo non si avventa con furia sulle (presunte) colpe degli altri con annunzi squillanti e gloriosi di processi sommari.
Come si sa, Grillo riuscì ad aprire la portiera e a lanciarsi fuori mentre la Chevrolet precipitava in un burrone. È un omicida colposo ma non un assassino, come dice invece Silvio Berlusconi che non si dà pace perchè si specchia in Grillo e lo vede uguale a sè: un pregiudicato che diventa suo giudice dimenticando che la via dei processi è stretta, buia e sporca.
E non è finita.
Secondo Lello Liguori, l’ottantenne ex proprietario del Covo di Nord Est di Santa Margherita Ligure, il comico, negli anni in cui si esibiva a pagamento, «si faceva dare 70 milioni: dieci in assegno e 60 in nero».
E Pippo Baudo ha aggiunto a Daria Bignardi che faceva la cresta anche alla Rai. Calunnie? Di sicuro farsi pagare in nero è una pratica diffusa nel mondo dello spettacolo: «così fan tutti» diceva Craxi.
Ma solo Grillo promette «verifiche fiscali per tutti prima di mandarli affanculo» con tanti bei processi popolari, come se fossimo nell’Egitto di Mubarak, come se fossimo nella Romania di Ceaucescu.
Siamo invece in Italia dove abbiamo rispettato con discrezione la colpa di Grillo perchè la sensibilità è, come la giustizia, una bilancia che pesa anche i colori e la luce. Ma in democrazia anche colpe molto più piccole dovrebbero gravare come sassi nella coscienza e nella carriera di un “giudice” che manda gli altri a Processo.
Francesco Merlo
(da “La Repubblica“)
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Maggio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
SI E’ PASSATI DAI 295 MILIONI DEL 2011 AI 140 DEL 2014 PER ARRIVARE A 120 MILIONI NEL 2016
«Tutto aumenta in Italia. A questa regola non potevano mancare i finanziamenti all’editoria
passati dai 137 milioni di euro del 2013 ai 175 del 2014».
Una denuncia lanciata da Beppe Grillo che vuole rappresentare il punto di partenza per «un viaggio indimenticabile nei bilanci dei giornali assistiti».
Tra i capisaldi del programma del Movimento 5 stelle c’è infatti l’abolizione dei contributi pubblici alla stampa.
Cliccando sui dati presentati dal capo politico dei cinque stelle si arriva a un altro post del blog, del 20 dicembre scorso, dove ai milioni per l’editoria stabiliti dal Parlamento per il 2013 e 2014, si aggiungono quelli per il 2015 e 2016.
Nessun link a una fonte ufficiale è stato però inserito come supporto a queste cifre. Dopo aver approfondito la questione ecco quello che emerge.
I dati citati da Grillo provengono da una delle tabelle in allegato all’ultima legge di stabilità , precisamente la C.
Sotto il capitolo “Comunicazioni — sostegno all’editoria” (pag. 32 del documento) compaiono le previsioni triennali (2014, 2015 e 2016) a legislazione vigente, che, nella realtà possono essere corrette se vengono emanate norme che modificano le autorizzazioni di spesa.
I numeri forniti dal leader del Mov5Stelle corrispondono con quelli ufficiali per il 2015 (119 miloni) e per il 2016 (120 milioni), ma per il 2014 c’è una netta differenza. Grillo infatti parla di un «panettone» di 175 milioni, mentre nelle legge di stabilità la cifra si ferma a 140 milioni
Una discrepanza che ridimensiona l’aumento dei finanziamenti all’editoria denunciato da Grillo.
Dai 137 milioni del 2013, si passerebbe a un’aggiunta per il 2014 di 3 milioni e non più di 38 milioni.
Inoltre, anche l”aumento” stesso viene meno se si guardano i dati da un’altra prospettiva. Nella “nota preliminare al bilancio di previsione della presidenza del consiglio dei ministri per l’anno 2013 e per il biennio 2013-2015” si può vedere come dal 2011 il sostegno all’editoria abbia subito un netto taglio fino ad arrivare ai 120 milioni previsti per il 2016.
Ultimo punto: le voci che compongono i contributi stanziati o previsti dal governo.
Queste risorse sono poi destinate al sostegno diretto dei giornali in misura che difficilmente arriverà al 50% del totale.
Nel 2013, come riportato sopra, i soldi stanziati sono stati 137 milioni di euro ma togliendo ad esempio i 21 milioni alle spese relative alle convenzioni stipulate con la Rai «per la realizzazione e la trasmissione di programmi per l’estero e per la trasmissione di programmi a tutela delle minoranze linguistiche» e i 51 milioni per il debito verso Poste Italiane per le pregresse agevolazioni postali (sospese dal 2010) — tutte le voci sono presenti a pag. 27 della “nota preliminare” — i contributi diretti alla stampa diminuiscono di molto, non corrispondendo più al totale della cifra.
La battaglia politica contro o a favore il finanziamento pubblico ai giornali è del tutto legittima.
L’unico punto fermo però è che, visto anche la complessità della materia, i giudizi delle persone devono essere basati su dati di fatto rispondenti alla realtà .
Questo per creare un sano e onesto dibattito pubblico.
(da “Valigia Blu“)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
CONFUSIONE TOTALE NELLA COMUNICAZIONE O BLUFF? DA UNA PARTE SI LEGGE UNA COSA, DALL’ALTRA UN’ALTRA
Non vogliamo credere che siano scesi così in basso da infilare nell’assegno da 5 milioni di ieri anche i 2,5 milioni che avevano già restituito l’anno scorso.
Questo vorrebbe dire che stanno facendo credere di aver versato altri 5 milioni quando in reatà sono solo 2,8 più i 2,5 che avevano già versato l’anno passato e che 5 milioni è il totale.
Vediamo di capirci qualcosa.
Qui scrivono “altri 5 milioni e mezzo alle PMI” :http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2014/05/restitution-day-3-dal-m5s-altri-5-milioni-e-mezzo-alle-pmi.html
Qua invece nel banner c’è chiaramente scritto “ad oggi abbiamo devoluto al Fondo di Garanzia 5 milioni”: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/trasparenza.html
E’ infatti è sparito il banner precedente con i 2,5 milioni.
Il Fatto Quotidiano poi sembrerebbe confemare la nostra ipotesi perchè scrive: “In totale i grillini hanno restituito allo Stato 7 i milioni di euro” http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/20/terzo-restitution-day-m5s-rende-oltre-5-milioni-di-euro-per-la-piccola-media-impresa/992221/
Infatti il conto tornerebbe con la nostro conteggio visto che il primissimo assegno da 1,5 milioni non lo versarono nel Fondo di Garanzia ma nel “Fondo di ammortamento del debito pubblico”.
Riepilogando gli assegni che hanno sventolato fino ad oggi:
1.569.951 euro 1° Assegno sul Fondo di Ammortamento
2.563.016 euro 2° Assegno sul Fondo di Garanzia
5.540.787 euro 3° Assegno di oggi (Fondo di Garanzia) in cui però dovrebbe essere incluso/sommato anche il 2° assegno da 2.563.016.
Questo vorrebbe dire che ieri non avrebbero veramente versato 5.433.840 euro come vorrebbero far credere ma solo 2.870.824 euro (5.433.840 euro meno 2.563.016 euro).
Il totale effettivamente “restituito” sarebbe dunque
1.569.951 + (Fondo di Ammortamento
5.433.840 = (Fondo di Garanzia)
__________
7.003.791 totale
E non come vorrebbero far credere:
1.569.951 euro + (Fondo di Ammortamento)
2.563.016 euro + (Fondo di Garanzia)
5.540.787 euro + (Fondo di Garanzia) (2.563.016 + 2.870.824)
________________
9.673.754 totale
Fare un chiaro prospetto con le cifre versate, le date e il totale restituito dal singolo parlamentare era troppo complicato per loro?
Tutto quello che fanno sembra deliberatamente studiato per confondere le idee e non far capire la realtà .
La confusione poi raddoppia perchè sull’assegno di ieri c’era scritto 5.433.840 mentre sul sito c’è 5.540.787.
Sono oltre 100mila euro di differenza, qual’è la cifra giusta?
Sparano numeri a caso ?
Affidare i conti dello Stato a loro è una garanzia…
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
SINDACO GRILLINO DISCRIMINA I POVERI: ALLA CORTE DI BEPPE PREFERISCONO FAVORIRE I BENESTANTI
Bambini che avranno il dolce e bambini che non lo avranno. Ai quali non resterà che guardare i
compagni gustarlo soddisfatti.
Alunni di serie A e di serie B nella stessa classe, nelle stesse scuole materne ed elementari di Pomezia. Divisi dalla ricchezza dei genitori, da quanto mamma e papà potranno pagare alla mensa scolastica che da settembre prevederà menu differenziati: completo con dolce a 4, 44 euro, senza a 4.
Dopo i casi di Adro, di Vigevano e di altre scuole comunali da Vercelli a Mantova, con i ragazzini in aula a mordere il panino portato da casa perchè i genitori non avevano potuto pagare la retta, una nuova polemica coinvolge i più piccoli.
In un’Italia divisa tra famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e Comuni che devono aumentare i prezzi dei servizi pubblici perchè i soldi dallo Stato sono dimezzati.
A scatenare l’ultima polemica sui tagli nella scuola, il bando di aggiudicazione del servizio di refezione che prevede i due menu differenziati dalla presenza del dolce, pubblicato sul sito del comune di Pomezia, alle porte di Roma.
«È una scelta inaccettabile, ingiusta, discriminatoria non si può far sentire la diseguaglianza sociale già a quell’età . È orribile trattare i bambini e farli sentire diversi in base al censo e alla ricchezza».
A polemizzare contro la giunta del Movimento Cinquestelle che guida Pomezia è la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. «Mi ha chiamato una mamma e mi ha detto: come lo spiegherò a mio figlio che non ho i soldi per pagargli il dolce, si sentirà diverso dai suo compagni. Se era per risparmiare, per tagliare i costi del servizio, allora era molto meglio abolire il dolce a tutti senza creare inutili umiliazioni che a quell’età pesano, restano. E anche più sano».
Sono pronte a dare battaglia le mamme di Pomezia, che scrivono sulla pagina facebook del sindaco Fabio Fucci, per dire la loro, per fare sentire la loro voce in difesa dei figli. Come Grazia, elettrice del M5S, che spera non sia vera la notizia del menu differenziato e al primo cittadino scrive: «I bambini devono essere tutti uguali o secondo lei devono stare a guardare gli altri bambini che possono permettersi di pagare il dolce?».
«Strumentalizzazioni elettorali, nient’altro», bolla il sindaco che parla di “modalità perchè nessuno si senta escluso” (concetto originale…). “Per la crisi l’anno scorso abbiamo dovuto aumentare i prezzi dei pasti in mensa dai 3 ai 5 euro e molti genitori hanno protestato, non ce la facevano».
Tanto che molti sono arrivati a togliere i figli dalla refezione scolastica mandandoli a scuola con il pasto completo preparato a casa.
E per evitare piatti vuoti e occhi tristi hanno deciso che il dessert venga dato solo alla merenda, che si fa in classe, quando già molti bambini si portano da casa succhi e spuntini.
Come se non fosse sempre umiliante vedere un compagno ricevere un dolcetto e tu no, difficile da capire a cinque anni o poco più.
Che sia in un’aula o in sala mensa, cambia davvero poco.
Caterina Pasolini
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
IL FONDO DI GARANZIA SU CUI HANNO VERSATO 5 MILIONI NON L’HANNO INVENTATO LORO, ESISTE DAL 1996 E L’HA CREATO PRODI… E GARANTISCE SOLO LE BANCHE, NON CERTO LE PICCOLE AZIENDE
Dice oggi Grillo in occasione della “restituzione”: “Oggi un piccolo imprenditore può andare in
banca (e grazie al Fondo di Garanzia) accedere a un prestito di 20mila o 30 mila euro.” Nel discorso di Grillo è implicito che è tutto merito di M5S.
In realtà un piccolo imprenditore in banca ci poteva andare anche ieri perchè il Fondo di Garanzia è stato creato dal Governo Prodi nel 1996. Sul quel Fondo di Garanzia ci stavano già 2,5/5 miliardi di euro di soldi dello Stato, quindi 5 milioni sono una goccia nell’oceano.
Ma vediamo come funziona realmente.
“Un piccolo imprenditore può andare in banca” … sì ma i soldi del Fondo di Garanzia non glieli danno se è un imprenditore in difficoltà .
I soldi li danno solo ad imprese in attivo che dimostrino documenti alla mano che l’impresa è sana con prospettive di crescita e di solvibilità del debito.
Quello che ottiene altro non è che un normalissimo prestito bancario con interessi leggermenti più bassi su cui la banca comunque ci guadagna i suoi interessi.
L’unica differenza è che nel caso che l’impresa fallisca e non possa restituire gli interessi e il capitale, la banca si rivale sul Fondo di Garanzia, ovvero si fa restituire il prestito dallo Stato, ovvero da noi.
Il Fondo di Garanzia si chiama così perchè garantisce la banca, non l’imprenditore in difficoltà . Serve per garantire alla banca di cadere sempre in piedi.
Se tutto va bene la banca incassa gli interessi dall’imprenditore (più ovviamente la restituzione del capitale alla scadenza), se tutto va male e l’impresa fallisce, per la banca va sempre bene e non cambia nulla perchè si prende i soldi nostri che lo Stato ha messo nel Fondo di Garanzia.
E i Cinquestelle spacciano questo favore alle banche come una grande operazione a vantaggio delle piccole imprese….
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
L’EFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE NON E DATA DA QUELLO CHE DICI, MA DA COME LO DICI: MA LA POLITICA SERIA E’ UN’ALTRA COSA
Primi 4 secondi… “la crescita non crea posti di lavoro, li toglie…”
Non è vero. Per crescita si intende proprio il contrario. Quello che forse intende Grillo è altro, come ad esempio il semplice e solo “sviluppo industriale”.
Sino al secondo 9 …” perchè aumenta la produttività …”
Non è vero. La produttività è un parametro per la valutazione della produzione nell’unità di tempo e non corrisponde necessariamente alla crescita, se non appunto della sola produzione.
Sino al secondo 13 …” perchè aumenta l’innovazione…”
Non è del tutto vero. Normalmente alla crescita corrispondono anche parametri di innovazione nella produzione, sia il cosa che il come viene prodotto. Non è invece assolutamente vero che “l’innovazione porta a minori posti di lavoro”, semmai il contrario, soprattutto perchè “ne crea di nuovi e differenti”.
Sino al secondo 17 …”aumentano il lavoro delle macchine e della robotica…”
La considerazione non ha riferimento al concetto economico di crescita, ma ancora una volta al “modo con cui avviene la produzione” – almeno se non si è luddisti, allora… e tuttavia essere contro l’innovazione mal si concilia con chi vorrebbe fare tutto in rete, col telelavoro, con il web… e con le innovazioni di cui parlerà in seguito.
Sino al secondo 47… “io facevo vedere, quattro anni fa presentavo una stampante 3D, un prototipo, costava 900 euro… dove io prendevo della plastica, prendevo un file da internet, e la macchina faceva fischietti, portatelefoni, oggettini, tutti i pokemon di mio figlio li ho fatti così, non andavo più a comprarli in un negozio,…”
Non è vero. Un prototipo 4 anni fa non era in vendita. Esistevano stampanti (poche) e costavano molto di più.
Non bastava – nè basta ancora oggi – prendere un file da internet ma occorrono “disegni specifici” e un software adatto.
Non basta prendere “della plastica” ma una specifica, che mediamente costa circa 60 euro al kg (oltre ad altri materiali ed additivi) il che rende antieconomica la produzione di molti oggetti, e molto conveniente la produzione di altri, come ad esempio modelli in scala e prototipi o “oggetti unici” o componenti tecnici e meccanici.
Incidentalmente Grillo si è spesso dichiarato contro il copyright e nondimeno ha denunciato penalmente chi ha scaricato abusivamente i video dei suoi show. Vive di diritti d’autore, e tuttavia in questo video si è autodenunciato per aver violato i diritti di Satoshi Tajiri (creatore dei Pokemon), della Nintendo (che ne è editore) e delle consociate europee e italiane che ne detengono (a pagamento) i diritti di commercializzazione. Questo salvo che qualcuno non ravveda nel suo show un “invito implicito a fare altrettanto” (ovvero un reato).
Sino al secondo 50 …”adesso le stampanti costano 50mila dollari…”
Non è del tutto vero. L’equivalente di una stampante che 4 anni fa costava poco, ma non quella cifra, oggi costa dal 1000 ai 2500 dollari in USA e dai 1100 ai 1900 euro in Europa. Esistono poi stampanti industriali ben più costose di 50mila dollari, e ciò dipende dalle dimensioni dei ponti e della capacità realizzativa: se si desidera un oggetto di 10 metri ad esempio, oltre al braccio stampante occorrerà un capannone e una gru!
Sino al secondo 59 “…negli Stati Uniti sono dentro al Comune e ogni cittadino va lì, paga e si fa l’oggetto di cui ha bisogno, dalla canoa alla dentiera,…”
Non è del tutto vero nemmeno questo. Alcune aziende USA hanno regalato – a scopo di test, prova e ricerca – alcune stampanti alle biblioteche pubbliche di alcuni piccoli comuni per metterle a disposizione dei cittadini al solo costo dei materiali utilizzati (Il programma rientra nelle misure di Obama per l’informatizzazione: connessione wifi e tecnologia gratis per gli studenti e le piccole comunità periferiche in cambio di crediti di imposta]).
Chiaramente non si possono – date le dimensioni – costruire canoe. E nemmeno dentiere, che devono essere personalizzate sul calco mandibolare e realizzate da tecnici specialisti e su misura. Ma il concetto resta chiaro.E tuttavia ricordiamo che un’idea simile è disponibile anche da noi, presso la biblioteca San Giorgio di Pistoia.
Sino al secondo 65″…a la casa. Fanno case di cento metri quadri con questa tecnologia.”
Anche questo non è vero. Non si fanno case con le stampanti dei comuni negli Stati Uniti. A dire il vero non si fanno affatto case con le stampanti 3D ma solo componenti. E nemmeno di massa, ma in via sperimentale e dimostrativa. Dove? in Cina, dove la plastica costa pochissimo e sono interessati a sviluppare una tecnologia per le grandi realizzazioni.
Al momento ne hanno realizzato solo “parti compatte”. Non certo dettagli o impianti, che restano estremamente manuali e complessi. Ebbene infine ricordare che in Europa una casa prefabbricata di 100mq costa circa 30mila euro mentre realizzarla in plastica con una stampante 3D ne costerebbe circa 75mila.
E nondimeno in tutte queste balle e imprecisioni, partendo dalla premessa che “la crescita, la robotica e l’innovazione tolgono posti di lavoro” e sono un male… non si capisce perchè tanta esaltazione per le stampanti 3D che evidentemente ne tolgono anche di più.
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