Dicembre 25th, 2013 Riccardo Fucile
LA LEGGE OBBLIGA I PARTITI, ENTRO 45 GIORNI DALLE ELEZIONI, A DEPOSITARE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI DEL TESORIERE (OVVERO GRILLO), IL BILANCIO E LA COPIA DI UNO STATUTO CONFORME ALLE REGOLE DEMOCRATICHE…IL 18 OTTOBRE IL PRESIDENTE DEL SENATO GRASSO CONFERMA DI NON AVER RICEVUTO NULLA E CHE IL DIRITTO AL RIMBORSO DECADE
«Il Movimento 5 stelle ha restituito 42 milioni di euro di rimborsi elettorali»: questo è il motto
di Beppe Grillo per zittire ogni critica sul suo operato o del M5s.
Nella realtà , questo non è mai accaduto.
Il fatto emerge grazie a un richiesta di chiarimenti avanzata dal deputato di Sel Sergio Boccadutri al presidente del Senato, Pietro Grasso.
Boccadutri chiede se Grillo e il M5s abbiano mai rispettato la legge che predispone il diritto ai rimborsi, la n. 96 del 2012, al fine poi di incassare o eventualmente restituire la somma.
La legge obbliga le forze politiche a depositare alle Camere rispettivamente la dichiarazione dei redditi del tesoriere (Beppe Grillo in questo caso), il bilancio del M5s e uno statuto che abbia caratteristiche formali conformi “a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo… al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti”.
Tutto questo va presentato “entro 45 giorni dalla data di svolgimento delle elezioni” pena la perdita del diritto.
La risposta di Grasso a Boccadutri, datata 18 ottobre, è eloquente: “il Senato non ha ricevuto copia”.
Il presidente spiega di non sapere chi sia il tesoriere, e di non avere ricevuto nè i sui riferimenti nè il bilancio del gruppo.
Grasso precisa però che il diritto al rimborso “decade ove non provvedano alla trasmissione” secondo i tempi.
Il diritto al rimborso, di fatto, non è mai scattato per Grillo e il M5s.
Quindi non potevano restituire alcunchè.
E lo statuto presentato per candidare i parlamentari non prevede poi neanche formalmente il rispetto della legge, cioè “il rispetto delle minoranze” e “il diritti degli iscritti”, cioè che chi non la pensa come Grillo possa discuterne e non essere espulso su due piedi, come è successo.
Va aggiunto che sul bilancio del Movimento è stato presentato un esposto alla Procura di Genova dall’Associazione casa della legalità (sempre di Genova) perchè il M5s è accusato di aver incassato svariate migliaia di euro di donazioni ai banchetti per strada, senza però inserirle nei bilanci ufficiali della forza politica.
Non il massimo, insomma, per chi si è fatto paladino della trasparenza nazionale.
Antonio Amorosi
(da “Panorama”)
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Dicembre 24th, 2013 Riccardo Fucile
GRAMELLINI RISPONDE A GRILLO SU “LA STAMPA”
Dopo ben più illustri colleghi, ieri è toccato persino a me.
II sito di Grillo mi ha inquadrato come giornalista del giorno, scatenandomi addosso i consueti cinque minuti d’odio.
Vaffa qui, vaffa là , servo su, verme giù. Sono rimasto sconvolto.
Non dagli insulti, ma dagli attestati di solidarietà .
Un collega francese mi ha scritto: «E’ come ricevere la Lègion d’honneur. Ti invidio!».
Ma cosa ho mai fatto per meritarmi questa medaglia? Poco, purtroppo.
Nel raccontare a «Che tempo che fa» lo svarione del Pd sul folle emendamento che puniva gli enti locali ostili al gioco d’azzardo, ho ricordato la parata di Renzi per sventare l’autogol.
Secondo Grillo avrei invece dovuto sottolineare che l’emendamento era stato osteggiato dai Cinquestelle. Verissimo.
Però è Renzi, non Grillo, che ha costretto il Pd a cambiare idea.
Ed era quello il tema del mio intervento, tutt’altro che elogiativo nei confronti dei democratici.
L’Italia naviga intorno al cinquantasettesimo posto nella classifica della libertà di stampa, ma se i politici continueranno a mettere i giornalisti alla gogna rischiamo di farla scendere ancora più in basso, meritandoci così una severa reprimenda da parte dello stesso Grillo.
Sempre a «Che tempo che fa» ho parlato delle famiglie italiane intrappolate in Congo con i bambini appena adottati.
Avrei preferito che Grillo si occupasse di loro e non di me.
Se gli riuscisse di riportarli in Italia, garantisco che canterò in diretta l’inno dei Cinquestelle, ai quali estendo con piacere i miei auguri per un Natale senza più vaffa.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Dicembre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
CHI SI E’ BATTUTO ALLA MORTE PERCHE’ LE GRANDI LOBBIE INTERNAZIONALI DEL WEB COME GOOGLE E AMAZON (CHE PRODUCONO GRAN PARTE DEL FATTURATO DEL LORO CAPO), POSSANO CONTINUARE A ELUDERE IL FISCO ITALIANO, NON PAGANDO LE TASSE SUI MILIARDI DI EURO FATTURATI IN ITALIA?
Un lobbista è stato individuato nella solita gran caciara posta in essere dai venditori di fumo Cinquestelle che amano solo guardare nel giardino dei vicini.
I lobbisti in Parlamento influenzano tutti i partiti, non è certo una novità .
E’ semmai atipico che un intero gruppo composto da 156 parlamentari sia composto da lobbisti, più o meno a loro insaputa (ormai va di moda il concetto).
Entriamo nel merito della web tax e così il concetto sarà più chiaro.
La legge proposta dal governo ha giustamente sollevato dubbi legittimi visto che rischierebbe di violare la normativa europea sulla libera concorrenza e circolazione delle merci, facendoci andare incontro ad una procedura di infrazione.
L’esecutivo ha così cercato di modificarla in modo che valga solo per la pubblicità e non più per l’e-commerce: il problema è che servirebbe una “cornice europea” che attualmente manca.
Occorrerebbe cioè trovare il modo per non ridurre i consumi nell’e-commerce, ovvero che vi sia un gettito senza che questo gravi sulle tasche dei consumatori che usano siti come Amazon per risparmiare.
Però la ragione per cui Grillo non la vuole non è certo questa, infatti gli aspetti giuridici non sono mai stati da lui toccati.
Partiamo dal principio che se Google vende pubblicità italiana in Italia (come ad esempio sul sito di Grillo) è giusto che le tasse le paghi in Italia.
Oltre tutto fa una concorrenza sleale agli operatori pubblicitari che lavorano regolarmente in Italia, pagando tasse e costi della manodopera italiana.
Tra l’altro, se i gruppi come Google, Amazon, Apple etc non evadessero in Italia svariati miliardi l’anno, la pressione fiscale nel nostro Paese sarebbe più leggera.
E’ altresì evidente che se tutti hanno la residenza fiscale in Irlanda è perchè è il Paese con la più bassa tassazione.
Ci chiediamo perchè a Grillo stia politicamente bene che i grandi colossi internazionali del web come Amazon continuino a realizzare utili in Italia, evadendo o eludendo ogni anno miliardi di euro (non milioni) al fisco italiano.
E’ solo un caso che gran parte del fatturato del sito di Grillo provenga proprio dai colossi del web come Google e Amazon a cui Grillo non vuole far pagare le tasse ?
E’ possibile che fino a quando si tratta di rinunciare a dei soldi che comunque non finirebbero in tasca sua “no problem”, ma quando si tratta di toccare gli interessi dei gruppi internazionali che sono la principale fonte di utile, questo concetto non vada più bene ?
Come interpretare questi marchettoni di Grillo al Kindle di Amazon ?
– http://youtu.be/BfEXLTd2RVk
– http://youtu.be/O1L42CfcupM
Il sito di Grillo è sempre pieno di pubblicità per Amazon e Grillo vende i propri libri attraverso Amazon.
Un caso?
Lo stesso discorso vale per Google. Tutta la pubblicità sul sito di Grillo è gestita tramite Google. Un altro caso?
Sarebbe da consigliare a qualche parlamentare Cinquestelle di andarsi a rivedere l’inchiesta di Report a cura di Milena Gabbanelli, candidata Presidente della Repubblica (per finta) di 5 Stelle, in cui viene spiegato come Amazon elude il fisco e sfrutta i dipendenti.
Magari qualcuno capirebbe chi sono i lobbisti in Parlamento.
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Dicembre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
I FORCONI, L’USCITA DALL’EURO, L’IMPEACHMENT A NAPOLITANO
Lo conosce bene, al punto di giurare che mai e poi mai starà a sinistra. 
«Grillo non vuole assolutamente l’accordo con il Partito democratico, ma l’80 per cento dei suoi parlamentari sono di sinistra o addirittura di estrema sinistra…».
Informato al dettaglio sulla vita interna del Movimento 5 Stelle, fino a prodursi in una raffinata analisi di tutte le anime, cinquanta sfumature di grillismo, nel discorso più importante, quello della rifondazione del suo partito, il 16 novembre, di fronte al consiglio nazionale della rinata Forza Italia. Silvio Berlusconi conosce bene il Movimento grillino, dall’interno, dai report, dalle analisi elettorali, dai contatti con il professor Paolo Becchi.
Uno che quando Berlusconi ha invocato una rivoluzione in caso di un suo arresto non si è fatto pregare: «Non vediamo l’ora!». (che nobile causa…. n.d.r.)
E chissà , forse questa stagione sarà ricordata come quella in cui è nato un nuovo animale della politica italiana: il Grilloni, nato dall’incrocio tra il leader di Cinque Stelle e il Capo di Forza Italia, entrambi exatraparlamentari.
«Un ibrido, un centauro, una creatura doppia», scriveva su “l’Espresso” Giampaolo Pansa inventando la mitologica figura di Dalemoni cui fu dedicata una storica copertina, «un D’Alema rimasto nelle fattezze fisiche uguale a se stesso, ma posseduto dai pensieri e dalle parole di Berlusconi».
Era il settembre 1996 e il Cavaliere, in quel momento all’opposizione, con la Bicamerale era uscito dall’isolamento, dimostrando di essere in grado di egemonizzare il leader Massimo del centrosinistra.
Facile, in realtà : in quel momento tutti (con l’eccezione di Romano Prodi) volevano assomigliare a Berlusconi e le ricerche raccontavano di una fascia importante dell’elettorato, una terra di mezzo, che sovrapponeva per valori e priorità il Pds e Forza Italia.
Oggi a guidare la partita è il Movimento 5 Stelle, è lì che si muovono 8 milioni di elettori non ancora consolidati che tutti vorrebbero riconquistare, gli elettorati sovrapposti sono quelli berlusconiani e grillini.
E l’ex premier è all’inseguimento: più che un Grilloni è un Berluschillo, un Berlusconi rimpicciolito che corteggia proteste, cavalca rivolte, prova a incarnare la rabbia, come l’originale ligure di Sant’Ilario.
Nonostante sia, da decenni, l’uomo più ricco e potente d’Italia, responsabile numero uno del disastro.
Silvio vorrebbe imitare Grillo nell’organizzazione del nuovo movimento forzista: reticolare, senza gerarchie e nomenclature, con volti sconosciuti alla politica e con un capo supremo e indiscusso al vertice a dare identità alla creatura.
E martellare sui media con le stesse parole d’ordine: i forconi e l’uscita dall’euro, l’attacco alla casta e la riforma elettorale, il bombardamento su Enrico Letta e soprattutto su Giorgio Napolitano.
Nulla più del tormentato rapporto con il presidente della Repubblica rieletto illumina la corsa a scavalcarsi tra Berlusconi e Grillo.
Otto mesi fa il Cavaliere faceva il giro del cortile interno di Montecitorio vantandosi di essere il grande regista dell’operazione Re Giorgio-bis, nelle ore in cui fuori dalla Camera, in piazza, Grillo urlava al colpo di Stato.
«Se ne vedono di tutti i colori, anche la comica marcia su Roma di Grillo e del suo fascismo buffo», lo ridicolizzò l’ex premier.
Ora, però, l’uomo di Arcore di colpi di Stato ne conta addirittura quattro, tutti contro di lui, naturalmente. E insieme i due minacciano di aprire un procedimento formale di impeachment verso il Capo dello Stato.
Il più ruvido del clan berlusconiano è l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, oggi senatore forzista. «Napolitano minaccia di lasciare? Si accomodi. Ha la fiducia di una minoranza, non sarà rimpianto dalla maggioranza degli italiani», scrive su twitter.
E ancora: «Napolitano dovrebbe concedersi un periodo di silenzio. Il suo interventismo continuo rende la richiesta di impeachment di Grillo sempre più convincente».
Minzolini si è già fatto convincere da Grillo, gli altri arriveranno.
Per esempio il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, nell’aula di Montecitorio attacca l’inquilino del Quirinale, evocando l’argomento dei carri armati sovietici del 1956 in Ungheria, non esattamente di stretta attualità , e sferza i giornalisti con il suo “Mattinale” che fa invidia a molti pasdaran a 5 Stelle.
Da quando Forza Italia è passata all’opposizione l’emulazione-competizione con i grillini è diventata una costante, dentro e fuori le aule parlamentari.
Quasi impossibile rintracciare una diversità di toni e di contenuti tra alcune parti del blog di Grillo e le sfuriate che trapelano da Palazzo Grazioli.
Con l’originale (Beppe) sempre più agile nel dettare la linea del marchio di seconda scelta (Silvio).
Berlusconi annuncia di capire le proteste dei forconi e di voler incontrare una delegazione dei rivoltosi (appuntamento poi annullato)?
E Grillo si è già fatto vedere in piazza, a Genova durante lo sciopero dei tranvieri e mediaticamente dalla parte dei forconi, ripercorrendo le strategie di un tempo, «stare nel movimento», come predicava la sinistra ufficiale negli anni Settanta rispetto alla sinistra extraparlamentare, oggi è il leader di M5S che si ritrova in questa scomoda posizione, dentro le istituzioni a fare la minoranza e fuori, nei cortei già incendiati dalla presenza dell’estrema destra.
Il Grilloni-Berluschillo si è già fatto sentire, e ancora più lo farà nei prossimi mesi, contro l’Europa egemonizzata da Angela Merkel e sull’ipotesi di uscire dall’euro, ormai agitata a una sola voce da Grillo e Berlusconi, aiutata da un vento anti-europeista in aumento anche tra economisti e intellettuali, da Alberto Bagnai, l’esperto di debito pubblico che interviene sul blog di Grillo e molto amato dalla Rete, a Claudio Borghi, economista dell’Università Cattolica, che pubblica i suoi strali no-euro sul “Giornale” della famiglia Berlusconi e che ha trascorso l’ultimo fine settimana dividendosi tra il congresso della Lega con il nuovo segretario Matteo Salvini e il convegno dei parlamentari di 5 Stelle.
Un fronte anti-europeista che comprende la Lega di Salvini, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la Destra di Francesco Storace: quasi tutti sono stati alleati o addirittura ministri con Berlusconi, in caso di voto anticipato finirebbero per schierarsi con Forza Italia, ma nella scelta dei temi e del linguaggio è il grillismo a essere dirompente, gli altri gli corrono dietro sulla strada dell’europeisticamente scorretto.
L’ultima battaglia comune, in cui Silvio e Beppe marciano divisi e colpiscono uniti, è la riforma della legge elettorale.
Dopo molti ripensamenti e una gran confusione Forza Italia e Cinque Stelle sembrano essersi fermati a richiedere il ritorno della vecchia legge elettorale, il Mattarellum, con i collegi uninominali che sulla carta non sfavoriscono nessuno ma che con i risultati delle ultime elezioni non sono in grado di assicurare un vincitore certo alle elezioni: deve essere proprio questo che piace a Berlusconi e a Grillo.
«Il doppio turno è il rifugio dei proporzionalisti e degli scissionisti, di quelli che l’hanno fatta nel centrodestra e di quelli che la faranno nel centrosinistra. Renzi farebbe bene a riflettere», avverte Minzolini.
Se anche il nuovo Pd di Matteo Renzi si spostasse sul Mattarellum la legge sarebbe votata dalla Camera e le elezioni anticipate si farebbero più vicine.
La strana coppia Silvio-Beppe prova a dare la spallata: nel complesso risultato di equilibri, pesi e contrappesi che è la politica italiana può capitare anche questo, che lo Psico-nano, come lo chiamava Grillo non ancora leader politico, e il comico che si fece leader tra la denuncia di un colpo di Stato e una rivoluzione annunciata si ritrovino dalla stessa parte.
Per poi tornare a farsi la guerra, perchè alle elezioni europee la contesa sarà voto su voto, e i due si contendono lo stesso elettorato.
Ma prima che torni la competizione il Grilloni ha ancora qualcosa da fare: l’impeachment di Napolitano, il collasso finale del sistema.
Progettato da chi il sistema voleva distruggerlo. E da chi il sistema per anni l’ha incarnato.
Marco Damilano
(da “L’Espresso”)
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Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
LEGGENDO L’ELENCO DELLE SPESE DEL “GRUPPO PARLAMENTARE M5S SENATO” ECCO LA SORPRESA: GLI ANTIKASTA, OLTRE A UN LAUTO STIPENDIO, HANNO AFFITTI DA 3.000 EURO PAGATI CON FONDI PUBBLICI
Dipendenti non parlamentari che, oltre a ricevere un lauto stipendio pagato da noi, hanno pure l’affitto e le bollette pagate a parte sempre da noi.
Questi sarebbero gli anti-kasta di 5 Stelle.
E’ quanto emerge dalla lettura delle spese del Gruppo parlamentare Cinquestelle al Senato.
In dettaglio paga Pantalone:
€ 3.000,00 Affitto di settembre 2013 appartamento ad uso n. 3 dipendenti comunicazione
€ 1.568,00 Affitto di settembre 2013 appartamento ad uso n. 1 dipendente comunicazione
€ 2.075,00 Affitto di settembre 2013 appartamento ad uso n. 2 dipendenti comunicazione
= 6.643 euro al mese di affitto più bollette pagate per far vivere a Roma a spese nostre i “dipendenti comunicazione” del Senato di 5 Stelle.
Soldi pagati a gente senza nessuna esperienza che non è stata assunta in base alle proprie capacità o curricola ma tra militanti più vicini a Grillo.
Ingrandisci la foto: https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/893083_568011469942171_483720368_o.jpg
Forse, essendo gente che prima di questa botta di culo non ha mai lavorato, non erano informati del fatto che se ricevi uno stipendio, l’appartamento te lo devi pagare con i tuoi soldi.
Forse credono che la Fiat oltre a pagare gli stipendi paghi pure l’affitto dei loro dipendenti.
QUIZ: CHI SONO I RESPONSABILI DELLA COMUNICAZIONE 5 STELLE CHE VIVONO A ROMA IN APPARTAMENTI PAGATI DA NOI?
Chi sono i “fantastici” anti-kasta a 5 Stelle a beneficiare di questi appartamenti pagati con i nosti soldi?
I “responsabili della comunicazione di 5 Stelle” sono: l’ex gieffino Rocco Casalino, l’ex camionista Nick il Nero, il tuttologo esperto di scienze confuse Claudio Messora, il nientalista Matteo Incerti.
Sono solo loro gli anti-kasta che vivono a Roma a spese nostre oppure c’è anche qualche altro #GrillinoMedio?
Sono aperte le scommesse.
E’ tutto scritto nero su bianco nei bilanci del “Gruppo Parlamentare M5S Senato”.
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Dicembre 19th, 2013 Riccardo Fucile
DICONO CHE VOGLIONO DESTINARE 2.563.017 EURO AL FONDO PER LE IMPRESE: SAREBBERO 0,68 EURO AD AZIENZA, NEANCHE UN CAFFE CI ESCE
La propaganda dei 5 Stelle diceva che i parlamentari M5S avrebbero percepito solo 2.500 euro al mese, in realtà
percepiscono circa 11.400 euro al mese per 10 giorni di lavoro al mese.
Facciamo 5 conti
Oggi il 5 Stelle DICE che vuole “restituire/restituirà ” € 2.563.016,76 “dell’eccedenza” di 6 mesi (dall’1 Giugno al 30 Novembre)
Quindi:
€ 2.563.016,76 diviso 6 (i mesi trascorsi) uguale € 427.169,46 che diviso 164 (i parlamentari di 5 Stelle*) fa € 2.604,69 (la media di quanto restituito da ogni parlamentare 5 Stelle)
Considerato che ogni parlamentare percepisce circa 14.000 euro al mese, sotto varie voci, e che i Cinquestelle restituiscono in media circa 2.600 euro, il risultato è che incassano la bellezza di 11.400, quando in realtà durante la campagna elettorale avevano lasciato capire che avrebbero percepito solo 2.500 euro e che avrebbero restituito tutto il resto.
Una bella #Supercazzola5Stelle.
Insomma, molta gente che fino a ieri era disoccupata, adesso intasca circa 11.400 euro.
Lavorando mediamente 2,5 giorni a settimana, cioè 10 giorni al mese, percepiscono 1.140 euro per ogni “giorno” di lavoro.
Il doppio di quanto molti di loro percepivano in un mese prima di entrare in parlamento.
#QuandoSiDiceUnaBottaDiCulo.
In un giorno di lavoro prendono quanto percepisce un Carabiniere in un mese per prendere le sassate.
Questi sarebbero quelli anti-kasta.
Altra farsa
Dicono che questi soldi dovrebbero finire su un fantomatico conto che dovrà aiutare la piccola impresa.
Questo significa che 2.563.017 € divisi per 3.813.805 piccole e medie imprese italiane danno l’incredibile risultato di 0,68 centesimi di euro ad azienda, neanche i soldi per un caffè.
Una vera presa per il culo.
Allo stesso tempo però a Grillo sta bene che i grandi gruppi internazionali informatici e del web come Apple, Amazon, Google etc. continuino a fare affari in Italia, eludendo o evadendo al fisco italiano svariati miliardi di euro all’anno (miliardi non milioni), cifra che da sola permettere di togliere l’IMU su prime, seconde case e aziende.
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Dicembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
E COPIA FRASI E RAGIONAMENTI PROPRIO DEL GIORNALISTA CHE L’AVEVA DENUNCIATO PER ISTIGAZIONE DEI MILITARI ALLA DISOBBEDIENZA
Beppe Grillo si è schierato contro la web tax di cui tanto si discute in questi giorni. 
Lo ha fatto con un post documentato pubblicato ieri sul blog. Fin qui nulla di strano.
“La “web tax” produrrà svantaggi e nessun beneficio per l’economia italiana – si legge – le imprese, i consumatori e finanche le casse dell’erario”.
Il fatto è che lo scorso 13 dicembre è comparso un articolo sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, principale think tank liberal liberista del nostro paese.
Nel quale, testualmente, si leggeva: “Si prova a spiegare perchè la proposta della Web Tax avrebbe molti svantaggi e nessun vantaggio per l’economia italiana, le imprese, i consumatori e finanche le casse dell’erario”.
Una coincidenza? sembra di no.
Perchè, continuando a leggere l’articoletto uscito sul post di Grillo, si osserva che è quasi interamente composto da frasi e concetti riscontrabili nell’altro testo.
Quel di cui non si è accorto l’ex comico, è che incredibilmente la firma dell’articolo in questione è quella di Piercamillo Falasca, giornalista ed ex candidato alla Camera con Scelta Civica.
Che è anche il promotore della serie di denunce avanzate contro il leader del Movimento 5 stelle per il suo incitamento alle forze armate a ribellarsi alla politica.
Raggiunto dall’Huffingtonpost, Falasca conferma: “Sì, frasi e ragionamenti sono identici. È curioso che abbia copiato chi lo ha denunciato, ma lo è altrettanto che abbia ricalcato il pensiero di chi, come me, è un liberista convinto. Se questo servirà a fermare la web tax lo perdoniamo. Non lo perdoneremo affatto per le sue azioni eversive, per le quali andremo avanti nelle nostre azioni legali”.
Poi una stoccata: “Grillo d’altronde saprà benissimo che in altri paesi i politici colti a copiare vanno a casa”.
Un prezzo politico che l’ex comico dovrà pagare altrimenti, non ricoprendo ad oggi alcuna carica formale.
Ma la brutta figura rimane.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile
LAURA BOTTICI USA L’AUTO DI STATO PER ANDARE A FARE GLI AUGURI A NAPOLITANO: MA NON VOLEVANO L’IMPEACHMENT?
I Cinque Stelle chiedono l’impeachment di Napolitano un giorno sì e l’altro pure, ma l’etichetta
istituzionale sembra essere più importante.
Così la senatrice grillina Laura Bottici, eletta Questore del Senato a marzo, non si è sottratta alla consueta cerimonia al Quirinale per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alta cariche dello Stato.
Di più: forse per non fare tardi, la senatrice è salita al Colle con l’auto blu (proprio quell’auto blu che fino a pochi mesi fa era il simbolo della casta da abbattere).
Laura Bottici è stata eletta in Parlamento nella circoscrizione Toscana.
Dal 21 marzo 2013 è eletta Questore del Senato della Repubblica per M5S con 120 voti di preferenza.
E’ intervenuta in aula diverse volte per criticare gli sprechi della Casta e per chiedere uan riduzione dei cnonessi privilegi.
Insomma si predica bene e si razzola male…
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Dicembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
RICONOSCIUTO COLPEVOLE PER UN SUO ARTICOLO SUL BLOG CONTRO ANTONIO MISIANI
Beppe Grillo è stato condannato in primo grado oggi dal tribunale di Genova a mille euro di multa e al
risarcimento dei danni cagionati alle parti civili costituite in giudizio (il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, e il partito Democratico) per la pubblicazione sul blog beppegrillo.It di un articolo dal titolo “i tesorieri” in data 4 maggio 2012 di cui egli è stato riconosciuto l’autore.
Così una nota dell’ufficio stampa del Pd, rilanciata anche da Misiani su Facebook
Nell’articolo si accomunava la foto di Misiani – peraltro come se fosse un foto segnaletica della polizia – a quella di tesorieri (come Lusi e Belsito) effettivamente indagati per sottrazione di denaro pubblico e raggiunti da misure di custodia cautelare, ingenerando così nel lettore il convincimento che anche Misiani fosse interessato da indagini dell’autorità giudiziaria inquirente
Il giudice ha riconosciuto a titolo provvisorio un risarcimento in favore di Misiani di 25 mila euro e un risarcimento in favore del partito democratico di 5 mila euro, oltre le spese di costituzione in giudizio e difesa.
Misiani non aveva accolto con favore questa associazione e il suo legale rappresentante, l’avvocato Gianluca Luongo del foro di Roma, aveva presentato una denuncia esposto alla procura della Repubblica di Genova.
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