Dicembre 7th, 2013 Riccardo Fucile
IN ITALIA NON E’ ANCORA VIETATO CRITICARE
Dopo l’ultima esibizione verbale sui giornalisti “da segnalare”, con relativa foto “wanted”, l’ordine dei giornalisti ha finalmente scoperto che certa prassi ripetuta e costante può sconfinare nel reato di istigazione a delinquere e ha pertanto invitato la magistratura a non far più finta di nulla.
Dopo anni di comizi e dichiarazioni pubbliche in cui tutti sono stati sommersi di insulti e contumelie, qualcuno sta forse comprendendo che Grillo non è un comico prestato alla politica, ma un politico che sfrutta l’immunità del comico.
Come chi è portato o costretto a sopportare i dispetti del bambino scemo del vicino, liquidando le offese dietro un “poverino, non è normale”, le istituzioni italiane si sono sempre dimostrate “comprensive” di fronte a uno sproloquio verbale perseguibile ma mai censurato: “sono battute del repertorio da comico”.
La genesi ricorda molto la Lega della prima ora, quella dei Boso, dei Gentilini, dei Bossi che voleva andare “a prendere i fascisti casa per casa” (per sua fortuna non ha mai suonato alla porta di nessuno evitando almeno le randellate, ma non ha potuto impedire che alla sua suonasse la Guardia di Finanza contestandogli appena 40 milioni di ruberie padagne).
Grillo usa la violenza verbale godendo in fondo di immunità (e non ci riferiamo a quelle di frequentate ambasciate americane) e debolezza altrui, da parte di coloro che temono di farne un martire.
Poichè in politica il bluff paga ed è facile invertire la logica più elementare ecco che non è violenza occupare i banchi del governo ma è tale chi reagisce a una violazione di legge e cerca di cacciarli.
Ecco che è lecita la sceneggiata di salire sul tetto del Parlamento per farsi fare la foto ricordo e dichiarare “staremo qua a oltranza” e poi il mattino successivo scendere a farsi il capuccino con cornetto.
Che bella destra sarebbe quella che si fosse piazzata in massa alla porta, impedendo loro di rientrare in nome della coerenza: “volete fare i rivoluzionari? avete detto che starete sul tetto a oltranza? Bene ora voi state là e noi stiamo qua a oltranza”.
Perchè, cari amici di destra che guardate con favore a chiunque contesti il “potere” senza capire cosa si nasconde dietro, provate a leggere la storia del nostro Paese e vi accorgerete che, in periodi di crisi, sono sempre nati e sono stati “tollerati e favoriti” movimento utili a canalizzare la protesta e a congelare voti e movimenti di masse che altrimenti avrebbero preso altre strade.
Cambia solo la metodologia, non lo scopo finale da perseguire: chi ha rafforzato la strategia della tensione degli anni ’70? Chi avrebbe vinto le elezioni senza l’irruzione sulla scena dei Cinquestelle? Che governi avremmo avuto se certi “strappi” parlamentari non fossero stati bloccati da campagne acquisti di parlamentari?
Chi non si riconosce nelle attuali destre affaristiche taroccate e neanche in quelle che rivendicano a parole autonomia, salvo poi convergere sempre e comunque sull’azienda madre del Gran taroccatore, farebbe bene a “costruire un’alternativa”, non a latrare dietro al primo capobranco senza bussola.
La destra futura nascerà solo quando questa miope generazione caricaturale avrà avuto finalmente accesso al tanto ambito vitalizio.
E non potrà che essere europea, sociale e legalitaria, attenta ai diritti civili e alla solidarietà , rispettosa delle istituzioni e del senso di comunità nazionale.
Tutti concetti in antitesi a chi oggi si spaccia per rappresentante della democrazia diretta e poi registra di nascosto uno statuto con il nipote e il suo commercialista, a chi non prevede organismi democratici come un congresso che elegga a scadenza regolare i vertici, dove non si sa neanche chi sia il tesoriere, a chi sostiene di essersi ridotto lo stipendio ma non dice di percepire 11.200 euro invece che 13.700.
E potremmo riempire pagine e pagine…
Troppo facile abbaiare alla Luna, contando sull’inettitudine altrui.
Non tutti sono disposti a porgere l’altra guancia, c’e’ anche chi è portato a restuire gli schiaffoni con gli interessi.
I Cinquestelle sono un partito come gli altri, quindi accettino le critiche come tutti.
E se non gli sta bene, usando un termine a loro caro, possono andare a fanculo.
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Dicembre 7th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO LA FOTO SEGNALETICA DELLA GIORNALISTA CHE SI PERMETTE DI CRITICARE, SI DISSOCIANO DARIO FO E IL SENATORE ORELLARA… SOLIDARIETA’ A MARIA NOVELLA OPPO SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA
Beppe Grillo ancora all’attacco dei giornalisti: il nuovo obiettivo polemico del comico
genovese è Maria Novello Oppo de L’Unità .
Sul sito di riferimento del Movimento 5 Stelle è pubblicata una foto della cronista, insieme a un invito a “segnalare”, nella rubrica “Giornalista del giorno”, gli articoli di altri cronisti colpevoli di “diffamare” il M5S.
Al comico risponde subito, con un tweet, il premier Enrico Letta: “Solidarietà x Maria Novella Oppo, schedata e lapidata verbalmente da Grillo. Democrazia è rispetto della libertà dei giornalisti di criticarti”.
Sul leader del Movimento piovono critiche dal Pd e da Forza Italia, che lo apostrofano come “fascista”, ma anche dall’interno della sua creatura politica, con il senatore Orellana che si dissocia pubblicamente dalle parole del comico.
Il post che ha suscitato l’immediata reazione del presidente del Consiglio è un attacco frontale nei confronti della giornalista. “Maria Novella Oppo — scrive Grillo sul suo blog — si vanta di lavorare all’Unità dalla fine del ’73. Da allora non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire subito. La Oppo appena può diffama pubblicamente il M5S”.
Nel post, si citano testualmente alcuni passaggi dell’articolo che Oppo ha pubblicato oggi su L’Unità : “Ogni giorno una pagliacciata dei grillini, […] fanno casino, […] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano, […] inscenano gazzarre, […] sono succubi di Berlusconi”. Grillo rispolvera anche articoli meno recenti. “Casaleggio va elucubrando ai danni dell’Italia”, è uno dei titoli nel mirino del leader M5s. E ancora: “Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale, […] un brulichio di piccoli fan [sono] divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perchè non si prendano troppe libertà ”.
Infine, il comico genovese ricorda che “il M5S abolirà il finanziamento pubblico all’editoria e la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. Non è mai troppo tardi, o forse sì”.
Boldrini: “Versione 2.0 dei pestaggi di un tempo”
Parole che suscitano la reazione del presidente della Camera Laura Boldrini. “E’ grave — dice — che Grillo non voglia riconoscere ad altri il diritto di critica che il suo movimento pratica con ogni modalità nelle aule parlamentari”.
La terza carica dello Stato esprime solidarietà nei confronti della giornalista de l’Unità e trova “preoccupante e pericoloso stilare liste di proscrizione dei giornalisti sgraditi e sottoporli alla gogna digitale, versione 2.0 dei pestaggi di un tempo”.
Contro Grillo anche il candidato alla segreteria Pd Gianni Cuperlo che ritiene “sinceramente non commentabili” le sue parole. “Hanno un senso di passato, ma di quel passato che inquieta”, dice. Non solo: sono attacchi “irricevibili per la nostra democrazia”. Cuperlo si rammarica “per i tanti cittadini che hanno scelto il Movimento 5 Stelle in nome del cambiamento e che ora si ritrovano a fare i conti con una realtà diversa” e per “i tanti bravi parlamentari di quel movimento che, in buona fede, hanno scelto di militare tra i 5 Stelle”.
Pippo Civati condivide la posizione del presidente del Consiglio e in un tweet scrive: “Fare addirittura la lista dei giornalisti è molto grave. La categoria dei giornalisti è già precaria, esposta e spesso sotto ricatto, non c’è bisogno che ci si metta anche la politica”.
Attacchi di Grillo ai giornali
Non è la prima volta che il blog di Grillo attacca un giornale: l’ultima volta era toccata al Fatto Quotidiano. Ma prima ancora, era stata sempre l’Unità a finire nel mirino dei Cinque Stelle: a marzo, il leader del Movimento aveva citato un articolo de ilfattoquotidano.it sui conti in rosso del giornale per parlare di “un progetto editoriale di propaganda mantenuto con i soldi di tutti i contribuenti”.
Forza Italia, Romani: “Solidarietà a Oppo”
ll centrodestra si schiera a difesa della cronista de L’Unità . “La mia solidarietà a Maria Novella Oppo, giornalista de L’Unità , vittima del fascismo mediatico di Grillo”, tuona Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato. “E’ vergognoso additare una persona che fa il suo lavoro solo perchè critica l’operato di un politico o di un partito”.
A dare del fascista al leader M5S ci pensa anche Ettore Rosato del Pd, che aggiunge: “Le liste di proscrizione evocano tristi epoche, più recentemente le ha già tentate Berlusconi, con il quale Grillo evidentemente si trova sempre più spesso in sintonia. I militanti del movimento di Grillo si ribellino”.
Duro anche Fabrizio Cicchitto di Ncd: “Da ex comico ad aspirante dittatore, Grillo accusa i giornalisti quando invece è proprio lui a promuovere la forca mediatica per coloro che non la pensano come lui. L’agibilità democratica in un Paese la si misura dalla possibilità per chiunque di esprimere pacificamente qualsiasi pensiero, per Grillo invece viene sostituita dall’unica verità assoluta: quella predicata da lui e da Casaleggio”
Ma la reazione destinata a fare più discutere è quella di Luis Alberto Orellana, senatore del M5S, che giudica “sgradevole” il post di Grillo.
“Un giornalista fa il suo mestiere”, fa sapere il parlamentare “dissidente” del Movimento. “Non sono d’accordo con quello che scrive la Oppo, ma queste cose non mi piacciono, non è così che bisogna procedere. In questo caso non ho dubbi: mi dissocio“.
Dario Fo si dissocia
Anche Dario Fo spiega di non gradire i toni della polemica: “Non accetto un linguaggio di questo genere. Non bisogna scendere alla brutalità dei giornalisti. Io non sono d’accordo sul fare la polemica su questi livelli”.
La difesa dei 5 Stelle
Alla dissociazione di Orellana, però, segue una nota di segno opposto del gruppo comunicazione del Movimento Cinque Stelle alla Camera: “A chi ci accusa di fascismo per aver pubblicato la foto di una diffamatrice di professione, rispondiamo con la più semplice delle constatazioni: da oltre un anno Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo e tutto il Movimento vengono accusati, tra le altre cose, di essere massoni, razzisti, di agire contro i terremotati, di avere proprietà coperte all’estero, di tiranneggiare i gruppi parlamentari, di aver costruito una setta e di aver assunto parenti alle dipendenze di deputati e senatori”.
Accuse diffuse, continua la nota, “senza portare una sola prova, anzi in spregio a ogni elementare regola del giornalismo. A chi dice che pubblicare una foto di una persona significa esporla a possibili atti criminali, rispondiamo così: la stampa lo fa ogni giorno con noi. Se uno solo degli attivisti, dei parlamentari o dei fondatori del M5S subirà aggressioni fisiche e verbali, la colpa ricadrà su quella parte della stampa che ogni giorno li attacca senza alcuna prova”.
A fare quadrato attorno a Maria Novella Oppo, si schierano i colleghi de L’Unità .
”La foto modello wanted. Le accuse infamanti. Uno squallido indovinello (Questa signora ha insultato pesantemente il M5S. Sapete chi è?). Quella signora è una grande giornalista. Una nostra collega”, si legge in un comunicato del comitato di redazione, che aggiunge: “A Grillo, che ha evidentemente dimenticato cosa sia la satira e che non prova vergogna a schedare e a chiedere di schedare i giornalisti, un messaggio che non ha bisogno di indovinelli: il suo killeraggio mediatico non ci fermerà . Siamo onorati di far parte della sua black list”.
Odg: “La magistratura si occupi delle istigazioni a delinquere del M5S”
Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, sollecita la magistratura a occuparsi “senza distrazioni nè timidezze, delle ricorrenti istigazioni a delinquere che vengono da esponenti del M5S.
La lista di proscrizione dei giornalisti ‘nemici’, l’indicazione nominativa di un primo nemico da colpire, con tanto di foto segnaletica, sono un insulto alle regole elementari del vivere civile. Lo dico con la stessa determinazione usata quando intervenni, con parole dure, a tutela della privacy della famiglia di Beppe Grillo e di una parlamentare del M5S”.
Secondo Iacopino, “se non ci si rende conto che questi atteggiamenti rischiano di avere conseguenze pericolose anche per l’incolumità fisica delle persone (come ben si coglie leggendo alcuni primi commenti al post sul blog di Grillo), il problema non è di limiti nella polemica, ma diventa giudiziario. La magistratura faccia il suo dovere, senza guardare dall’altra parte come ha fatto in troppe occasioni, davanti a attacchi frontali a giornalisti quasi sempre scelti tra i meno tutelati”.
Critiche anche dal segretario della Fnsi Franco Siddi.
“Per fortuna è anche un comico e spero che questa caratteristica gli rimanga perchè — prosegue — altrimenti vorrebbe dire che si candida a fare la politica con l’olio di ricino e questo non farebbe bene per primo a lui stesso e al suo movimento”.
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
LA PRIMA VITTIMA OVVIAMENTE E’ UNA GIORNALISTA DE “L’UNITA'”, MARIA NOVELLA OPPO
Beppe Grillo torna a prendersela con i giornalisti, invitando i militanti di M5S a indicare gli articoli di stampa in cui movimento viene criticato.
Una sorta di “caccia all’uomo” quotidiana, con tanto di immagine a mo’di foto segnaletica.
La prima “segnalata” dallo stesso comico sul suo blog è la giornalista dell’Unità , Maria Novella Oppo.
Ecco cosa scrive il capocomico genovese:
Maria Novella Oppo si vanta di lavorare all’Unità dalla fine del ’73. Da allora non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire subito. La Oppo appena può diffama pubblicamente il M5S. Per esempio sulla protesta di ieri alla Camera: “Ogni giorno una pagliacciata dei grillini […] fanno casino […] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano […] inscenano gazzarre […] sono succubi di Berlusconi”. Qualche giorno fa: “Casaleggio va elucubrando ai danni dell’Italia”. E ancora: “Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale […] un brulichio di piccoli fan [sono] divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perchè non si prendano troppe libertà “. Il M5S abolirà il finanziamento pubblico all’editoria e la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. Non è mai troppo tardi, o forse sì.
PS: segnalate gli articoli dei “giornalisti” stile Oppo per la nuova rubrica del blog: “Giornalista del giorno”.
Non ci stupiamo: la democrazia di Grillo è quella di intestare per Statuto il simbolo a se stesso, a suo nipote e al suo commercialista.
Il dissenso non è ammesso, meglio prenderla in ridere.
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
A PAROLE HANNO TUTTI I BAGAGLI PRONTI, MA IN STAZIONE NON CI VA NESSUNO… IN ONDA ALLA CAMERA LA SOLITA SCENEGGIATA USO TELECAMERE: PECCATO CHE IL PORCELLUM L’ABBIA INVENTATO IL CENTRODESTRA E CHE GRILLO CON QUEL SISTEMA VOLEVA ANDARE A VOTARE FINO A IERI
Tutti delegittimati e abusivi, tutti a casa, tuonano i grillini ed escono dall’aula. 
Sono 148 i deputati abusivi della sinistra, scrive Renato Brunetta, e sono quelli del Pd arrivati alla Camera grazie al premio di maggioranza giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale.
Il Movimento 5 Stelle e Forza Italia vanno alla carica della maggioranza e del governo a testa bassa.
Due opposizioni che hanno l’obiettivo di far saltare il banco della politica e portare gli italiani al voto prima possibile.
Due opposizioni che si somigliano sempre di più nell’intento di delegittimare questo Parlamento, che si sommano nella pratica ostruzionistica su ogni provvedimento che transita per l’aula di Camera e Senato.
Il Pd parla di populismi che si uniscono.
Fabrizio Cicchitto del Nuovo Centrodestra è dispiaciuto della sponda che Forza Italia sta dando ai pentastellati in questa opera demolitrice.
Sicuramente c’è un’eterogenesi dei fini che fa il gioco dei grillini che non hanno tra le proprie corde grandi prospettive di governo, ma non è chiaro fino a che punto possa giovare ai berlusconiani.
Il partito di Berlusconi non ha interesse a tornare alle urne con quel che resta del Porcellum disossato, ovvero un sistema proporzionale con le preferenze.
Quanti, degli attuali parlamentari, verrebbero rieletti con le preferenze?
Allora lunga vita a Letta?
Forse non è un caso che un esponente di primo piano di Forza Italia come Maurizio Gasparri chiede di cominciare subito a discutere di riforme costituzionali per superare il bicameralismo e ridurre il numero dei parlamentari.
Una vota chiarito che Parlamento ne uscirà fuori, osserva Gasparri, si potrà scrivere la nuova legge elettorale ad hoc.
Insomma, in Forza Italia non tutti dicono «siamo tutti decaduti» e vogliono confondersi con i grillini.
Il problema è che Berlusconi non ha idea di che legge elettorale vuole. Aspetta di capire cosa farà Renzi.
In attesa, sia Forza Italia che Cinquestelle confidano nella memoria corta degli Italiani: i primi sono, con la Lega, coloro che hanno prodotto la porcata che ora festeggiano sia stata eliminata.
I secondi sono gli stessi che fino a ieri insistevano per andare a votare con il Porcellum .
Ma qualcuno del M5S si è per caso scusato per aver ripetutamente proposto, gridato, preteso di andare al più presto a nuove elezioni con una legge incostituzionale?
La Corte Costituzionale, oltre a dichiarare l’illegittimità di quelle norme, ha detto altre due cose, che evidentemente nessuno nel M5S è in grado di leggere o capire.
La prima è che gli effetti giuridici della sentenza decorreranno dalla data di pubblicazione della sentenza, che “avrà luogo nelle prossime settimane”.
In altre parole, al momento di illegittimo non c’è proprio nulla.
La seconda, ancor più degna di attenzione, è che “resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.
Ovvero: l’idea che il Parlamento possa solo ripescare il mattarellum è una boiata.
Quindi, menzogne a parte, se i Cinquestelle tra una sceneggiata e un’altra, ritengono questo Parlamento illegittimo, a cominciare da loro stessi, perchè le dimissioni, invece che chiederle agli altri, non le danno loro per primi?
Cosa aspettano a dare l’esempio?
Come riescono a stare anche per un solo altro giorno in un Camera di abusivi, loro per primi?
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
CANCELLEREBBE 32 NOMINE, MA IL MOVIMENTO HA PRESENTATO CONTRO UN MIGLIAIO DI EMENDAMENTI
Messaggio su Twitter del capogruppo grillino nel consiglio regionale del Lazio Davide Barillari: «Il Pd è alla frutta. Mi incrocia Vincenzi e dice: “Tanto la legge la portiamo a casa”. Si, ma ad aprile».
La legge che il suo collega democratico Marco Vincenzi vuole portare a casa è quella con cui la giunta di Nicola Zingaretti ha deciso di fondere in una sola le cinque società direttamente controllate da Sviluppo Lazio, tagliando 32 poltrone.
Con un risparmio, dicono, di 3 milioni.
Operazione che dovrebbe essere seguita da fusioni analoghe nella giungla delle partecipazioni regionali, con il risultato di falcidiare i posti di consiglieri di amministrazione e revisori
La cosa va avanti da sei mesi, su e giù fra giunta e consiglio.
«Evviva!» si penserebbe che debbano gridare quelli del Movimento 5 Stelle.
Tutto il contrario, invece.
Perchè ora che si è arrivati al dunque, sulla legge all’esame definitivo dell’assemblea regionale si è abbattuta una valanga di 1.300 emendamenti: un migliaio dei grillini, uniti in un’apparentemente surreale alleanza con le truppe dell’ex governatore Francesco Storace, che al proliferare di quella giungla societaria aveva già dato un fattivo contributo.
L’ostruzionismo è feroce, sia pure con motivazioni distinte.
Il centrodestra si oppone allo smantellamento della sua creatura, i grillini temono che con le fusioni arrivino potentissimi supermanager. E minacciano una guerra di posizione che può durare mesi.
Poco importa se le fusioni in sequenza si dovrebbero risolvere in una riduzione di 75 poltrone: da 88 a 13.
Poco importa se quelle società , a cominciare dal gruppo di Sviluppo Lazio, siano zeppe di bubboni.
Tanto da far pensare che ai consiglieri del Movimento 5 Stelle impegnati a scavare le trincee sia sfuggita la relazione nella quale il procuratore della Corte dei conti Angelo Raffaele De Dominicis sancisce lo stato fallimentare della Regione Lazio, dedicando passaggi ustionanti a certi modi discutibili con cui venivano coperte le perdite delle aziende regionali.
Perchè le società partecipate di perdite ne avevano eccome.
Da quando la nuova giunta è arrivata, otto mesi fa, ha dovuto sborsare 50 milioni per tappare i loro buchi.
Le partecipazioni dirette e indirette in società di capitali sono 103, cui si devono aggiungere agenzie ed enti vari.
Per un totale, reggetevi forte, di 7.361 dipendenti.
Numero più che doppio rispetto a quello del personale in forza alla stessa Regione, pari a 3.613 unità : il rapporto con gli abitanti è superiore del 91% rispetto ai 3.371 impiegati della Lombardia.
Come si è arrivati a quelle cifre è presto detto.
Basta ricordare il caso di Lazioambiente, società creata nel 2011 con il solo obiettivo di riassumere i 487 dipendenti di un gruppo di società ambientali fallite che facevano capo a una cinquantina di comuni laziali.
Spesa secca, 20 milioni.
E poi ci sono le perdite, su cui ha acceso il faro la Corte dei conti.
Per esempio i 10,3 milioni di rosso accumulati nel solo 2012 dall’Azienda strade Lazio, cui si sommano i 400 mila di Autostrade per il Lazio.
Per esempio, l’emorragia di 71.120 euro al giorno dell’azienda di trasporto Cotral, che a fine 2012 aveva un patrimonio netto negativo per 15 milioni.
O la voragine dell’Arsial, l’agenzia agricola regionale, commissariata da mesi con 17 milioni di debiti.
Un decimo dei quali sul groppone di un ristorante aperto dalla Regione nel 2003 a via Frattina, nel cuore di Roma, che è riuscito nella missione impossibile di aprire un buco di 1,7 milioni. Anche grazie a centinaia di pasti somministrati gratis a politici e assessori.
Ma la rogna più impellente è ora quella di Sviluppo Lazio.
Nella sua pancia ci sono 76 pacchetti azionari, fra cui quello di Banca impresa Lazio (Bil), costituita anni fa per garantire prestiti concessi alle piccole imprese dalle quattro banche che ne sono anche azioniste di minoranza: Intesa, Unicredit, Bnl e Banca di credito cooperativo.
Lavoro analogo, praticamente, a quello che dovrebbe svolgere Unionfidi Lazio, anch’essa partecipata da Sviluppo Lazio.
Una duplicazione assurda.
Nell’estate 2012 gli ispettori di Bankitalia hanno fatto a pezzi la Bil. La spesa media procapite per il personale è doppia rispetto ai concorrenti, dirigenti e quadri sono il 73,6% del totale, ogni pratica costa sei volte il prezzo di mercato, e ciascun dipendente lavora 29 pratiche l’anno contro 120.
Poi c’è la Filas, la finanziaria «di sviluppo». Dove sviluppo significa mettere un po’ di soldi in imprese private prendendo quote di minoranza. Ne ha 47. Ma 3 sono in società pubbliche. Altre 5 sono in liquidazione o concordato preventivo, mentre ben 12 sono fallite.
E 7, invece, non hanno nemmeno sede nella Regione o comunque svolgono attività fuori dei confini regionali.
Nell’arcipelago dei soci privati della finanziaria non mancano nomi di un certo spessore.
Uno su tutti, per l’incarico pubblico ora ricoperto: quello dell’attuale amministratore delegato di Atac Danilo Broggi, titolare del 24% della società di ricerca KA4, di cui la Regione ha il 13%…
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
IL GURU DEFINITO “QUESTO INDIVIDUO” NELLE CONVERSAZIONI
Gli piacciono i condottieri. Li adora. Soprattutto Gengis Khan e Napoleone. Solo che quelli stavano in prima linea. Mentre lui, Gianroberto Casaleggio, preferisce l’ombra.
La seconda fila. La dissolvenza. «Ci sono». «Sparisco». «Riappaio».
Convinto che la distanza accresca il carisma. Dunque il potere. La forza.
Ma quanta ne ha davvero, di forza, il Guru del Movimento 5 Stelle?
Esisterebbe senza l’energia contagiosa, superficiale e sgangheratamente rivoluzionaria di Beppe Grillo?
E quanti sono i parlamentari che hanno smesso di guardarlo come se fosse in grado di distribuire miracoli? Sarebbe bello chiederglielo, anche adesso, qui, a Genova, mentre con un plotone di guardie del corpo che spingono come dannati e guardano in cagnesco chiunque osi avvicinarsi al suo divino capello spiovente, attraversa piazza della Vittoria come se fosse un’ispezione militare, sussurrando frasi di saluto agli attivisti che provano inutilmente ad avvicinarsi.
E sarebbe bello domandargli che cosa pensi della mail inviata da un «suo» deputato ai colleghi la settimana scorsa
Una lettera nata dopo uno scontro verbale con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio proprio sul ruolo del Guru nel Movimento. Che cosa dice la mail?
Testualmente. «Ora mi è definitivamente chiaro che c’è nel nostro gruppo qualcuno che è convinto di avere un rapporto, un legame e forse anche un debito di riconoscenza, nei confronti del signor Gianroberto Casaleggio. E sta cercando di legittimare questo individuo come una sorta di leader, un saggio, quasi un padre». Con disprezzo. «Questo individuo». Lo stesso a cui Grillo porge il microfono alle cinque del pomeriggio e che nei trenta secondi dedicati alla folla (mica può perdere tempo, lui) cita Marco Aurelio «Chi non è utile per l’alveare non lo è neanche per l’ape» e invoca «potere per il popolo».
Un dio minore, un genio del male o il Creatore di ogni cosa
Ai piedi del palco c’è il senatore Orellana, un altro che, in compagnia di venti colleghi di Palazzo Madama, ha smesso di guardare Casaleggio con complicità .
E che valuta il suo fulmineo intervento con stupore, come se quell’indecifrabile cinquantanovenne lombardo avesse azionato una minuscola leva nell’universo e in quel luogo preciso, per pochi istanti, avesse costretto la natura e il tempo a procedere a rovescio.
Siamo una democrazia orizzontale o verticale? Comandi tu o noi tutti? Orellana il dubbio ce l’ha. E del resto conosce bene la mail del collega della Camera.
Anche la parte in cui dice: «Sono mesi che viene infilato nei discorsi il nome di Gianroberto Casaleggio e della sua azienda. Io nella mia vita non ho mai avuto rapporti con imprenditori, potenti, lobby o massoni, e non ho mai avuto bisogno di avere rapporti o di legarmi in alcun modo con il signor Casaleggio». Massoni. Lobby. Potenti. E Casaleggio. Nella stessa durissima frase.
Qual è stata la reazione del gruppo? La solita. Fastidio e indifferenza.
Come avrebbe detto John Fante: «era un problema degno della massima attenzione. Lo risolsero spegnendo la luce e andandosene a letto».
Favoloso. A che ora è la fine del mondo?
Andrea Malaguti
(da “La Stampa“)
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Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
PARTE LA CAMPAGNA ELETTORALE ANTIEUROPEA E GRILLO CONFONDE L’OCSE CON ANNA OXA
Parte la campagna elettorale antieuropea, la parola d’ordine è “oltre”. In piazza il circo di Grillo e
Casaleggio tra modello ecuadoregno e web in Costituzione
Nella bella piazza di Genova dove si esibì il grande William Cody, in arte Buffalo Bill, va in scena un secolo più tardi il circo indiano della Casaleggio Associati, in arte Beppe Grillo.
Allora come oggi, «il più grande spettacolo del mondo».
È davvero uno show unico nella storia questo Movimento 5 Stelle fondato da un comico e diventato dal nulla il primo o secondo partito di una grande nazione e per questo continua a richiamare inviati da ogni angolo del pianeta.
Popolo, un po’ meno. Dei centomila attesi per il terzo V-Day dell’era grillina ne sono arrivati un terzo, soprattutto da fuori.
I genovesi, che conoscono bene il concittadino, sono rimasti a casa.
Grillo ci scherza sopra («Vedo un tre metri quadri vuoti, il Tg1 ci farà sopra un servizio»), ma la delusione dei militanti è tanta.
Si va comunque in scena, da professionisti, secondo lo schema solito.
Gianroberto Casaleggio è arrivato in largo anticipo, fra un fluire di chiome grigie al vento di tramontana, e si è piazzato nel backstage da bravo impresario. Alle due è arrivata sul palco la star, Grillo.
Un Beppe in gran forma, dimagrito, ringiovanito, in palla e tornato spiritoso. E’ già pronto per la campagna elettorale europea e magari anche italiana, all’insegna dell’antieuropeismo e della nuova parola d’ordine: oltre.
Al benaltrismo classico della vecchia politica italiana («i problemi sono ben altri»), il grillismo contrappone da oggi la nuova frontiera: il benoltrismo.
Un programma economico al cui confronto i libri della Rowlings scarseggiano di formule magiche.
Trattandosi di uno spettacolo contano più le emozioni che le ragioni, il «numero» rispetto ai numeri. Nel benoltrismo di emozioni e «numeri» ce n’è in abbondanza e ognuno può scegliere i più divertenti.
A parte il referendum sull’euro, altri due o tre, in particolare, mettono allegria: la «rinegoziazione del debito pubblico sul modello ecuadoregno», la nazionalizzazione delle banche e l’inserimento di Internet gratuito nella Costituzione.
Cominciamo dall’Ecuador.
La simpatica nazione andina ha rinegoziato nel 2008 la bellezza di 3,5 miliardi del debito pubblico, circa l’8 per cento del Pil, senza grandi scossoni.
L’Italia dovrebbe rinegoziare oltre 2000 miliardi, 133 per cento di un Pil per giunta in calo, con prevedibile catastrofe planetaria, fallimento a catena di sistemi bancari europei e di diversi fondi pensione stranieri, crollo dell’euro.
Perfino chi scrive Pino Chet staccato può valutare le differenze.
Per nazionalizzare il sistema bancario, che tutti odiamo, bastano invece appena 400 miliardi, una cifra che un governo italiano può facilmente raccogliere nel giro di una ventina d’anni, a patto di rimettere da domani l’Imu e portare il prezzo della benzina a 10 euro al litro.
Internet libera nella Costituzione non richiede commenti, è semplicemente sublime. Del resto, secondo il profeta Casaleggio, fra sei anni una guerra termonucleare spazzerà sei miliardi di persone dalla faccia della terra, e quindi non è il caso di perder tempo a studiare soluzioni serie.
«Oltre» saremo tutti morti.
Grillo dal palco è comunque una forza della natura, il più grande animale da palcoscenico mai visto.
Se la prende con destra, sinistra, centro, poteri forti e deboli, banche e sindacati, con lo stesso popolo italiano che è troppo ignorante, tanto da figurare agli ultimi posti delle classifiche di alfabetizzazione «dell’Oxa», ripetuto due o tre volte.
Lui stesso però potrebbe cominciare evitando di confondere l’Ocse con la brava cantante Anna, compagna di tanti festival di Sanremo.
Le sue promesse miracolose sono comunque più affascinanti delle vecchie balle della politica, che una volta erano nuove promesse, e scatenano applausi ogni mezzo minuto.
La folla è sempre il soggetto più interessante negli happening grillini. Dietro al palco sono ammessi soltanto i giornalisti stranieri, che in realtà scrivono cose terribili, ma nessuno li legge.
A un certo punto mi pare di scorgere il corrispondente di Le Monde, Philippe Ridet, al quale invidio una folgorante definizione: «Grillo è l’unico comico che mi fa paura».
Così i giornalisti italiani sono costretti a stare fra la gente ed è un bel regalo. Non è la folla sterminata di Piazza San Giovanni a Roma, alla vigilia del voto, ma è sempre un buon campionario di facce oneste.
Ragazzi ai quali la classe dirigente ha preparato un futuro da emarginati e non si capisce perchè dovrebbe votarli ancora.
Vecchi militanti della sinistra che la sinistra ha fatto di tutto per buttare fuori dalle sezioni, ora circoli.
Cittadini della Val di Susa che hanno tutto il diritto di protestare contro la Tav, senza essere bollati come estremisti o terroristi. Una delegazione di aquilani, vittime della peggiore truffa della seconda repubblica.
Italiani come tanti altri, che si alzano ogni giorno alle 7 per guadagnare al mese quanto una mezza calzetta di consigliere regionale si mangia in una festa a spese del contribuente.
Saranno magari un po’ sommari nel giudizio sull’informazione («Siete tutti a libro paga di Berlusconi e del Pd»), ma è difficile non provare simpatia, comprensione. In tanti fanno la fila al gazebo dei parlamentari, che in questi mesi, siamo onesti, non hanno soltanto discusso di scontrini e parenti da assumere.
Un esempio è la sacrosanta battaglia contro lo scellerato acquisto di F35.
Tutti quanti meriterebbero, come altri italiani, capi meno furbi.
Così, mentre dal palco volano sogni colorati, come i palloni gialli che si perdono nel cielo azzurrissimo di Genova, ci si domanda dove finirà tutta questa passione o illusione.
Alla fine Grillo lancia in alto il pallone più grosso, la «modesta proposta» che è in realtà il suo contratto con gli italiani in sette punti.
L’ha scritta Casaleggio e lui la firma, col suo nome.
E il suo nome era Buffalo Bill
Curzio Maltese
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Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
A CHI CI HA CRITICATO PER AVER DATO UNA CIFRA BASSA, RISPONDIAMO CON FOTO E DICHIARAZIONE DEI CINQUESTELLE LOCALI… GRILLO AVEVA DETTO DI AVER SCELTO UNA PIAZZA DA UN MILIONE DI PERSONE E ANCORA STASERA SUL SUO BLOG PARLA DI 200.000 PRESENZE… LE PREVISIONI ERANO DI 100/150.000, UN MEZZO FLOP
Non siamo tra coloro che taroccano i numeri a loro convenienza o che stiamo alle stime degli organizzatori o della Questura.
Laddove possiamo verificare di persona o attraverso documentazione fotografica crchiamo di dare dati il più possibile vicini alla realtà .
Personalmente poco ci importa quanti fossero i Cinquestelle radunati oggi nella nostra città , ma quando due settimane fa Grillo parlò’ di piazza della Vittoria come della più grande piazza d’Italia e della sua previsione di un milione di presenza ci venne da ridere.
La piazza è notoriamente divisa a metà dall’arco dei caduti, leggermente rialzato, e questo la dimezza di fatto.
Alleghiamo a tal fine una foto che evidenzia come metà (segnata in blu e verde scuro) fosse occupata da gazebo e servizi vari.
L’altra metà è quella come appare nella seconda foto con la folla che ascolta il comizio di Grillo. 
Tipico accorgimento “berlusconiano” il megapalco che copre parecchio spazio, poi un rettangolo e quindi il quadrante prima dell’Arco con relativo schermo gigante.
Come si può notare nella seconda parte vi sono ampi vuoti laterali: per chi è amante delle valutazioni la seconda fascia corrisponde a circa 5.000 presenze, nella prima si può ipotizzare un 25.000 persone al massimo.
Stasera sul suo blog Grillo parla di 200.000 persone, tradendo la sua origine comica.
Rispondiamo con un estratto del Secolo XIX che recita:
“Secondo gli organizzatori del V-Day in piazza della Vittoria si sono radunate circa 40 mila persone provenienti da tutta Italia . Mentre Grillo su Twitter scrive: «Siamo 200mila». La Questura non conferma nè smentisce il dato e, al momento, non ha fornito cifre della partecipazione”.
Quindi Grillo è smentito dai dirigenti locali Cinquestelle a cui va bene che si parli di 40.000 presenze (quindi sono ancora meno…)
Dettaglio: i bus speciali arrivati da ogni parte d’Italia per il raduno erano (dato degli organizzatori) circa 200 (pari a 10.000 presenze), altrettanti si prevedeva arrivassero in treno o auto (altri 10.000) , poche migliaia i genovesi, per lo più curiosi (come da precedenti comizi locali di Grillo).
E come vedete i nostri conti tornano.
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Dicembre 1st, 2013 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LE TRUPPE CAMMELLATE DA TUTTA ITALIA, L’ADUNATA DI GRILLO SI FERMA A 40.000 PRESENZE, BEN LONTANE DAI 150.000 ANNUNCIATI… IL PRESTANOME DI CASALEGGIO SI CONSOLA ARRUOLANDO PERTINI E IL PAPA… MENO MALE CHE ALMENO DARIO FO QUALCOSA DI INTELLIGENTE DICE
Con quaranta minuti di ritardo Beppe Grillo sale sul palco del Vaffaday. 
Ma ci sarà spazio per tutto nel suo discorso, anche la richiesta di un impeachment per il presidente della Repubblica Napolitano. E sette punti programmatici tra cui un referendum per valutare se restare o meno nell’euro, ma anche rivedere i rapporti con l’Europa. E poi: “Siamo andati oltre la piazza, ma ricordatevi quando è nato il Movimento, è nato il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, siamo arrivati prima del Papa Francesco. Anche lui è grillino”.
“Siamo in una piazza storica, l’ultimo che ha parlato da qui è stato Pertini che ha dato vita ad una rivoluzione contro Tambroni. E l’ultimo che ha fatto qui una performance è papa Ratzinger, ma c’era meno gente”.
Ironizza sulle tv e l’informazione (“I giornali vanno chiusi subito”) davanti a circa 40 mila persone invece delle 100-150 mila annunciate.
Poi si rivolge a Genova. “Questa è una città che è oltre, abbiano inventato le banche, i porti, le assicurazioni, e tutto deve partire da qua la più grande rivoluzione culturale della politica”. Perchè siamo oltre il sogno”.
Rivendica che lui e il suo movimento sono “populisti e anche arrabbiati”.
“Tutti a casa” rumoreggia la piazza. E lui: “Sì, ma sono pieni di case”.
Poi attacca sull’affitto dei piazza della Vittoria per farne un parcheggio. Attacca Burlando che lo ha criticato per aver parteciato allo sciopero dei tranvieri mentre loro facevano gli accordi.
Poi si riferisce ai suoi fedelissimi, “perchè io comincio a sentire il peso degli anni”, insiste sulla necessità di cambiare entro il 2050 tutte le fonti di energia.
E si spinge ancora più avanti: “Ogni cittadino, alla nascita deve poter avere nella Costituzione l’accesso gratuito a Internet”.
Ha insistito a lungo sull’euro, sulla necessità di un referendum che stabilisca se stare dentro o fuori la moneta unica: ma dovrebbe valutare anche i rapporti con l’Europa.
Poi, prima di passare il microfono a quanti verranno dopo di lui, lancia una nuova provocazione” aboliamo anche le regioni, i comuni sotto i 5000 abitanti”.
Gli attacchi
Durante il suo intervento Grillo ripete molti dei concetti che ha già espresso al suo arrivo in piazza ai microfoni di Sky: “Dobbiamo vincere e vinceremo. Siamo entrati dentro e abbiamo tolto la finta sacralità del parlamento: ci abbiamo messo dentro i cittadini”.
Così Beppe Grillo, arrivato in piazza della Vittoria era intervenuto sulla situazione politica e le tasse sulla casa: “Non sfasciamo più, non c’è più niente da sfasciare, diamo l’estrema unzione a questi cadaveri che si aggirano. Avete controllato se c’è sul marciapiede Casini che sta battendo? Non l’hanno visto”.
E, mentre sul palco in sua attesa, continua la musica: “I politici sono vigliacchi, non faremo mai alleanze con gli altri schieramenti politici” ha aggiunto.
L’impeachment di Napolitano
“Assolutamente sì, ci saranno passaggi formali in Parlamento per la messa in stato di accusa di questo signore, sicuramente non lo voteranno, lo bocceranno ma noi lo presenteremo, perchè ha una valenza politica per noi: noi vogliamo mandarlo via”.
Niente Assange
“Assange doveva essere qui con noi, inviando un videomessaggio, ma lo hanno sconsigliato. Lui è uno che rischia la pena di morte negli Stati”.
Così Beppe Grillo, spiegando che non ci sarà l’annunciato videocollegamento con l’uomo di Wikileaks rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.
Casaleggio: Italia senza democrazia
Sale anche Gianroberto Casaleggio sul palco del Vday. “Sono orgoglioso di essere populista e di essere qui insieme e decine di migliaia di populisti’ – ha esordito.
“Il potere deve tornare al popolo, le istituzioni devono tornare al popolo, non devono stare sopra il popolo. In questo mondo in Italia non c’è nemmeno la democrazia”.
Dario Fo: un urlo per Franca
Introdotto da Beppe Grillo, mentre un’ovazione lo salutava, scusandosi per il pesante colbacco nero che lo difende dalla gelida tramontana, il premio Nobel, a cui è affidato il finale del V-Day, prende la parola circa tre quarti d’ora prima del previsto per una “lectio” sulla cultura.
Parlando delle diseguaglianze: “Il paradiso è per i manigoldi e i potenti” e “sono convinto che tra un pò lo dirà anche Papa Francesco” ha detto Fo, perchè “il debito maturato con la frode dei derivati e dei titoli spazzatura “continuano a pagarlo i disoccupati, le donne e i giovani. Una rapina portata a buon fine non per salvare il paese ma per salvare le banche e le multinazionali”.
Poi, passa a parlare della cultura negletta. Infatti i responsabili culturali dei vari governi che si sono succeduti alla guida dell’Italia “sempre meno hanno ritenuto importante investire in sapere”
E poi l’Ilva, “C’è chi lucra sulla disperazione dei lavoratori dell’Ilva che devono scegliere se crepare di fame perchè perdono il lavoro o di veleno”. Si è chiesto se “esistano magistrati in grado di fermare i padroni di questa macchina di stragi. Sì che ci sono – ha detto – ma poi arrivano i politici che accettano denaro per convincere i lavoratori a tornare nell’ultima gabbia della mattanza”.
I deputati
Molti tra i presenti portano le maschere di Anonymous. Sono molti anche i deputati del M5S che in mezzo alla folla aggiornano sulle iniziative politiche e parlamentari del Movimento nei primi sei mesi di questa legislatura.
Di Battista ha fatto anche un po’ di autocritica: “Nei primi mesi non abbiamo comunicato bene, certo anche Beppe – ha aggiunto riferendosi a Grillo – è stato poco presente in questi mesi”.
La mattina
Dalle 8 sono arrivati i bus provenienti da ogni parte d’Italia, sette da Torino, più di 10 quelli da Roma e Milano, 3 da Firenze, in arrivo quelli da Bologna, Bari, Salerno, Modena, Empoli. Già giunti i pullman dell’hinterland di Monza e della Brianza.
Tanti i ‘pentastellati’ arrivati con i treni da Veneto, Campania e Lazio.
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