Destra di Popolo.net

IL SOGNO DI VITTORIO FELTRI: L’ALLEANZA NO EURO TRA GRILLO E BERLUSCONI

Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile

DAI CONTATTI SEGRETI ALL’ALLEANZA UFFICIALE POPULISTA CON UN NEMICO COMUNE DA ADDITARE COME CAUSA DI TUTTE LE DISGRAZIE

L’ex direttore del “Giornale” Vittorio Feltri descrive oggi sulle colonne del quotidiano diretto da   Alessandro Sallusti il suo sogno politico: un’intesa elettorale tra Beppe Grillo e Silvio Berlusconi per uscire dall’euro, o, in subordine, lottare con maggiore veemenza contro il dominio teutonico di Angela Merkel.”
Ci domandiamo perchè Berlusconi e Grillo non si alleino (accantonando momentaneamente il nodo giustizia che divide e non consente di imperare) per reciproca convenienza, conducendo insieme una lotta finalizzata alla riconquista italiana della sovranità  nazionale e del diritto a battere moneta allo scopo di affrontare le esigenze di noantri poveri tapini in balia dell’onnipotenza teutonica.
Fra l’altro, sia Silvio che Beppe hanno già  dichiarato di essere d’accordo su un secondo punto: meglio votare subito col Porcellum, piuttosto che seguitare a menare il can per l’aia con un governicchio gracile, timido e forse anche un po’ tonto. Ultima osservazione: con i voti di Forza Italia, più quelli del M5S, la maggioranza è garantita. Coraggio, che ce vo’?”
Il fronte Grillo-Berlusconi avrebbe dunque vari motivi per allearsi: l’ostilità  all’euro, che come rimarca Feltri è stata una delle chiavi del boom elettorale del M5S, e del recupero del Pdl alle ultime politiche; il desiderio di tornare subito al voto con il Porcellum, un sistema elettorale che favorisce formazioni basate su un leader trascinante come sono sia Grillo che Berlusconi. Secondo l’ex direttore del “Giornale” il clima è molto propizio. La riflessione di Feltri prende spunto infatti da un’indagine, realizzata dall’istituto demoscopico Ipsos per Acri, nella quale gli italiani esprimono tutta la loro insoddisfazione per la moneta unica.
Per la prima volta dal monitoraggio di questa domanda, solo una maggioranza relativa degli italiani, il 47%, ritiene che l’euro sarà  un vantaggio tra 20 anni. L’insoddisfazione verso la moneta unica è al massimo, 74%, così come la sfiducia nei confonti dell’UE, al 46%.
Valori che rimarcano per Feltri la felice intuizione di Berlusconi, che al momento dell’introduzione dell’euro aveva più volte manifestato tutto il suo scetticismo verso la valuta comune.
Per l’ex direttore del “Giornale” l’ex presidente del Consiglio dovrebbe ritornare sulle sue antiche convinzioni, mentre Grillo dovrebbe tornare alla foga anti moneta unica con la quale aveva condotto, e vinto, la campagna elettorale.
Per Feltri l’alleanza con Berlusconi sarebbe l’incentivo giusto per riaccendere la scintilla di un’intesa no euro già  maggioritaria nel paese.

Andrea Mollica

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BLITZ DI GRILLO IN SENATO: “SE PERDIAMO ME NE VADO”

Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile

MALUMORE TRA GLI ELETTI: “È IL SOLITO SHOW, NON CI HA DATO RISPOSTE”

Il Trentino? Mah, lui è tutto contento. Dice che è un risultato straordinario: ‘Perfino la ‘ndrangheta ha avuto paura del Sudtiroler Volks Partei. E noi, in un posto dove mi chiamano Krillo, abbiamo preso un consigliere’”.
Sguardi perplessi, a palazzo Madama. Devono ancora riprendersi dallo shock dell’arrivo a sorpresa di Beppe Grillo.
E poi non contraddirlo mentre reagisce festeggiando al crollo elettorale in Trentino Alto Adige (5,7 per cento a Trento contro il 20,7 delle politiche; 2,5 per cento a Bolzano contro l’8,3 di febbraio).
Ma in questa giornata di “conforto”, come la chiama il leader, non c’è spazio per le lamentazioni.
Si rimettono in fila le cose. Si racconta qualche favola.
Si guarda avanti, “oltre”, come lo slogan del V-day del 1 dicembre.
La capogruppo e gli “allenamenti” interrotti sul Colle
Sono passate da poco le 15 quando bussano alla porta della capogruppo al Senato Paola Taverna. Lei è dentro, con il suo assistente, ad “allenarsi” sul discorso contro il Capo dello Stato, prossimo alla messa in stato d’accusa da parte dei Cinque Stelle.
“Esci, c’è qui Beppe”. “Ma che me state a pija…?”, risponde la verace capogruppo. Invece è già  lì, al secondo piano, a dare un’occhiata agli uffici parlamentari del Movimento.
Sta già  parlando a ruota libera. E messo il bollino sulla materia di studio della Taverna: “Ci ho parlato due volte con questo signore qua: ha quasi 90 anni ed è da 60 anni in politica, è una persona furba e molto scaltra. Il rapporto con me ormai è compromesso. L’impeachment non passerà  mai, ma è un atto dovuto”. Il premier Enrico Letta, più tardi, parlerà  di attacco “assurdo”, Grillo replica: “Se vuole, mi denunci”.
L’ascensore, la Finocchiaro e la statua di Mazzin
Ha deciso di venire a Roma solo ieri mattina. Una telefonata al capo della comunicazione Claudio Messora e stop: massimo riserbo, non vuole il caos.
È così che riesce a ritagliarsi una mezz’ora quasi senza assedio: prende l’ascensore, incontra Anna Finocchiaro.
Scherza: “Dobbiamo fare una legge per cancellare il Pd”. Lei sta al gioco: “Figuriamoci, non siamo riusciti noi a fare una legge per cancellare il M5S!”.
Passeggiata nel Transatlantico, carrellata sulle statue lungo il corridoio. C’è anche quella di Giuseppe Mazzini. Grillo lo compatisce: “Vede tutti i giorni Giovanardi, avrà  voglia di buttarsi giù”. Giro in Aula, poi sale al terzo piano per la riunione con i senatori.
Telefonate, monologhi, corse e gambe a penzoloni
La corsa per arrivare all’appuntamento tanto atteso è frenetica.
Fuggi fuggi dalle commissioni, riunioni annullate, fughe in auto: Maurizio Buccarella sta rientrando da Lecce, la notizia gli arriva quando è all’altezza di Cassino.
Accelera più che può, vuole arrivare in tempo per spiegargli cos’è quell’emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità  che ha firmato (e fatto approvare).
Niente da fare. I colleghi lo anticipano, spiegano a Beppe che la prossima volta, anzichè scomunicarlo via blog, sarebbe meglio facesse una telefonata.
Lui — seduto su un banco dell’aula della commissione, colletto sbottonato e gambe a penzoloni — replica: “Ma sì, era una cosa tra amici..”. “Insomma”, rispondono in coro. Buccarella alla fine arriva, ma il tempo per parlare da solo con lui, Grillo non ce l’ha.
Ci riproverà  oggi, in una pausa della visita in programma alla Camera.
Ma in conferenza stampa, ieri, il leader ha già  chiarito che “la mia opinione personale è che il reato di immigrazione clandestina debba rimanere”.
Perchè “quando si fanno battaglie per i diritti di alcuni, si rischia di calpestare quelli degli altri”.
Illustra la piattaforma (pardon, “l’applicazione”) con cui gli attivisti d’ora in poi potranno partecipare alla formazione delle proposte di legge.
Ma su come finirà  la faccenda di quell’emendamento (approvato per acclamazione da tutti i senatori) non dice una parola.
Tanto che i senatori scuotono la testa: “È il solito show, non ha detto niente di più di quello che ci aspettavamo”.
La raccolta fondi per doppiare San Giovanni
Prima di andare in albergo a riposare, si concede ai giornalisti. Un “comizio stampa”, più che una conferenza. Un fiume in piena per quasi due ore.
Dice che qualche “defaillance” c’è stata, accusa i partiti che “ci hanno messo nell’angolo”.
Si prepara all’appuntamento del mese prossimo: 1 dicembre, Genova, terzo V-day. “La raccolta (fondi, ndr) sta andando bene — dice — tutto quello che è in più lo mettiamo per le europee. Dobbiamo fare il botto lì. La piazza è enorme, il doppio di San Giovanni in lunghezza. Non c’è nessun tipo di lamentela, però bisogna stare uniti, bisogna che ci attiviamo tutti”. Sarà  la prima prova di forza. Poi ci sono le elezioni. “Se perdiamo — confessa — io non ho più voglia di continuare. Vuol dire che non siamo adatti a questo Paese”.

Paolo Zanca

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CHE BRUTTA FIGURA: OTTO DEPUTATI GRILLINI COPIANO UN PROPOSTA DI LEGGE DI UN ALTRO SENATORE

Ottobre 25th, 2013 Riccardo Fucile

COPIA E INCOLLA A CINQUESTELLE: IL PLAGIO E’ EVIDENTE E SONO COSTRETTI A CHIEDERE SCUSA

Due proposte di legge simili nella forma e nella sostanza, nella premessa e nel disegno di modifica dei vari articoli.
Due proposte talmente coincidenti da sembrare la stessa, se non fosse per la firma dei promotori e la data di presentazione.
Una, la prima in ordine di tempo, firmata dal senatore di Scelta Civica Aldo di Biagio. La seconda proposta da 8 depuitati grillini pochi giorni dopo con le stesse parole, quasi le stesse virgole e gli stessi contenuti.
Un caso di plagio? Ricostruiamo i fatti.
Il 23 maggio il senatore di Scelta Civica Aldo di Biagio presenta una proposta di legge (cofirmata alla Camera dal deputato Mario Caruso) per l’istituzione della giornata nazionale della consapevolezza sul decesso perinatale (tecnicamente si definisce tale la morte di un figlio tra 27a settimana di gravidanza e i 7 giorni dopo il parto).
Un dramma — secondo la rivista The Lancet – che riguarda 2,6 milioni di bambini in tutto il mondo.
In Italia una gravidanza su sei si interrompe con la morte del bambino e nove bambini al giorno muoiono a termine, poco prima del parto o subito dopo.
Il ddl a firma Aldo Di Biagio nasceva proprio dalla necessità  di – si legge nella premessa – “creare in Italia una coscienza sul fenomeno che coinvolga in primis le istituzioni e rifletta in maniera corretta e adeguata sulla società  civile. Attraverso — continua – l’istituzione della Giornata nazionale della consapevolezza sulla morte perinatale sarà  possibile creare questo confronto tra le istituzioni, il servizio sanitario nazionale e i cittadini”.
Fino a qua nulla di strano, se non fosse che giusto una settimana dopo spunta una nuova proposta, nuovamente legata al tema.
È firmata da 8 deputati (tutti grillini) Cecconi, Baroni, Dall’Osso, Di Vita, Silvia Giordano, Grillo, Lorefice, Mantero.
Il titolo è proprio “Istituzione della giornata nazionale della consapevolezza sulla morte perinatale”.
Lo stesso della proposta presentata una settimana prima da Di Biagio e Caruso. Se fosse solo una questione di titolo si potrebbe anche soprassedere, ma il problema riguarda il contenuto: identico, a parte qualche parola o capoverso omesso, in ogni sua parte.
Guardando i due documenti vi renderete conto della portata del lavoro firmato dai senatori M5s. Non vi viene in mente qualcosa di simile a un copia e incolla?
La risposta ce la dà  direttamente il deputato grillino Andrea Cecconi: “Effettivamente abbiamo copiato e incollato il ddl – ammette – ma lo abbiamo fatto in totale buona fede”.
Se questi sono i metodi del nuovo che avanza….

(da “Huffington Post“)

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CEMENTIFICAZIONE A PARMA, SI SPACCA LA MAGGIORANZA CINQUESTELLE

Ottobre 23rd, 2013 Riccardo Fucile

DIVERSI CONSIGLIERI GRILLINI NON VOTANO LA DELIBERA DELLA GIUNTA PIZZAROTTI PER LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO QUARTIERE ALLE PORTE DELLA CITTA’

A Parma la maggioranza Cinque stelle in consiglio comunale si sgretola.
Per la prima volta in un anno e mezzo di mandato del sindaco Federico Pizzarotti, una delibera presentata dalla sua giunta salta per colpa di alcuni suoi consiglieri che insieme alla minoranza si sono astenuti o hanno lasciato l’aula al momento del voto.
Dopo i malumori che si trascinavano da mesi nel gruppo per l’accensione dell’inceneritore e le politiche sulla cultura che avevano portato alle dimissioni del presidente della commissione Mauro Nuzzo, sono state le scelte sull’urbanistica a spaccare i Cinque stelle parmigiani.
Nodo del contendere, una delibera presentata dall’assessore ai Lavori Pubblici Michele Alinovi: un progetto di riqualificazione di un’area abbandonata di via Piacenza, nella zona Efsa dove dovrebbe sorgere anche il nuovo centro islamico, che prevede la realizzazione di edifici residenziali e negozi da parte di privati.
Il tutto, come ha spiegato l’assessore, senza le previste quote di parcheggi e verde pubblico, che verrebbero monetizzate all’amministrazione vista la vicinanza della zona al parco Ducale.
Nei fatti però si tratta di una nuova cementificazione a favore di privati in pieno contrasto con il programma Cinque stelle, che si aggiunge a quelle già  approvate dal consiglio, che in un anno e mezzo ha licenziato diverse aree edificabili alle porte della città , eredità  della giunta dell’ex sindaco Pietro Vignali: un’area di 9mila metri quadrati per il Decathlon, un nuovo quartiere residenziale di 11mila in via Budellungo, un polo sanitario al posto degli ultimi campi di grano nella prima periferia urbana e un centro commerciale di 40mila metri quadrati a Ugozzolo, in zona inceneritore.
Tutte scelte obbligate, a detta dell’assessore Alinovi, ma nei confronti delle quali alcuni consiglieri in passato avevano già  espresso non poche perplessità .
L’area di viale Piacenza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Criticata dalla minoranza, che ha polemizzato sulla mancanza di chiarezza negli accordi tra Comune e privati e su eventuali irregolarità  dell’operazione, chiedendo di ritirarla e abbandonando la seduta, la delibera ha creato una frattura nella maggioranza Cinque stelle.
Nonostante le dichiarazioni favorevoli al progetto, al momento della votazione alcuni consiglieri si sono astenuti, altri erano assenti alla seduta, mentre la consigliera del Movimento Barbara Cacciatore ha abbandonato l’aula, come già  avevano fatto altri suoi colleghi prima della discussione.
Così, con la minoranza fuori e decisa a non votare, e le defezioni dei Cinque stelle, in consiglio comunale è saltato il numero legale.
La delibera non è stata approvata e dovrà  tornare ad essere discussa in commissione.
In un clima di tensione e tra gli imbarazzi del sindaco Pizzarotti e dell’assessore Alinovi, il Movimento 5 stelle ha convocato una riunione d’urgenza della maggioranza.
Poche ore dopo la spiegazione è arrivata per mezzo di una nota, che nega che ci siano rotture all’interno del gruppo, cercando di scaricare la colpa sull’opposizione: “Ancora una volta la minoranza ritiene che fare opposizione significhi non votare per far saltare il numero legale invece che assumersi la responsabilità  di fare una scelta, anche contraria, ruolo per il quale sono stati eletti”.
Anche Pizzarotti sulla sua pagina di Facebook ha esposto la stessa versione dei fatti, difendendo la sua maggioranza: “È bene precisare che il numero legale è venuto a mancare perchè mentre quattro consiglieri di maggioranza erano assenti per problemi lavorativi, quelli di minoranza sono usciti prima o non hanno partecipato al voto per far saltare la delibera e strumentalizzare l’accaduto raccontando una spaccatura che sa di ridicolo, se si considera che si tratta della prima delibera a non passare in un anno e mezzo di mandato”.
Ma anche l’opposizione ha dato la propria versione dei fatti, rispondendo sulla pagina del sindaco: “Credo che si debba raccontare la verità  e non cose non vere — ha replicato Roberto Ghiretti di Parma Unita — alcuni consiglieri 5 stelle non hanno voluto votare una delibera sballata . Una sana autocritica farebbe solo bene. Ma meglio dare la colpa alla opposizione cattiva e becera”.

Silvia Bia
(da “il Fatto Quotidiano“)

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“SIETE ANCORA I NOSTRI PORTAVOCE?”: I MEETUP GRILLINI INCALZANO GLI ELETTI

Ottobre 22nd, 2013 Riccardo Fucile

“LO SCOLLAMENTO CON LA BASE E’ FRUSTRANTE”: ACCESO DIBATTITO A BERGAMO SUL TEMA DELL’INDIPENDENZA

Ad aspettarli c’erano una lista di domande e occhi di ghiaccio pronti a chiedere il conto. Qualcuno ha sbuffato, altri hanno applaudito quando le richieste si sono fatte più insistenti.
Il malumore del Movimento 5 Stelle lo si respira nei Meetup locali, nella pancia dove tutto è iniziato.
All’incontro di Milano domenica 20 ottobre si sono presentati dieci parlamentari e le tre ore di dibattito non sono bastate a sciogliere i nodi.
Si sono incontrati in più di cento in un padiglione vicino alla stazione Lambrate. Operai, pensionati, esodati e qualche studente.
Poche ore prima la scena era stata simile a Bergamo, con l’assemblea che ha preteso di chiarire cinque punti sulla linea politica e il ruolo di Casaleggio e Grillo. “Siete ancora i nostri portavoce?”, hanno chiesto.
Perchè a molti il dubbio è venuto. “Lo scollamento con la base è frustrante”, ha detto un attivista agli eletti.
Se non ci fosse la bandiera a 5 Stelle, la scena sembrerebbe quella di un vecchio partito che incontra i suoi militanti delusi dopo che si è persa la bussola.
Assicurano che è semplice confronto, ma per i parlamentari spiegare le ultime mosse è stato più difficile del previsto.
L’ultimo rospo da ingoiare è arrivato dieci giorni fa, con i leader del Movimento che hanno sconfessato la proposta dei parlamentari grillini di abolire il reato di immigrazione clandestina proposto dai parlamentari.
E così nei Meetup è arrivata la pioggia di domande. “Quando partirà  la piattaforma? Grillo e Casaleggio dettano la linea politica? Qual è l’influenza degli articoli del blog?”.
Le domande le hanno covate per giorni. A rispondere a Bergamo c’erano Vito Crimi, Luis Orellana e Lorenzo Battista.
Gli animi si sono scaldati, ne è uscito un documento in cinque punti:   siete liberi o dovete sempre informare Grillo andando contro i nostri principi base? Perchè ancora non abbiamo sperimentato la democrazia diretta?
Poi è stata la volta di Milano, con la squadra rinforzata: Manlio Di Stefano, Massimo De Rosa, Paola Carinelli, Danilo Toninelli, Maria Edera Spadoni, Daniele Pesco, Ferdinando Alberti, Vincenzo Caso e Davide Tripiedi.
In fila dietro al microfono nel Meetup di Milano c’è il cuore del Movimento.
Sono quelli che leggono i post di Grillo, guardano i Tg a 5 Stelle su Youtube e ogni settimana ai banchetti della città  chiedono il resoconto dell’attività  parlamentare.
Se i giornalisti fanno paura, gli occhi puntati di decine di attivisti sono la graticola che temono in molti.
La prima a parlare è Gilda Caronti. L’intervento l’ha scritto su un foglio per essere sicura di non perdere l’idea: sfora il tempo quasi subito, qualcuno sbuffa, ma la lascia finire perchè il punto l’ha centrato: “Questa avventura che condividiamo ci trova un po’ in difficoltà . Due le impostazioni possibili: quella fondata sul sistema orizzontale di decisione e l’altra opposta ipotizzando la nascita di una identità  di pensiero per questa forza politica. Credo che la seconda sia una condanna a divenire il principale nemico di noi stessi”. Strappa gli applausi e la delusione è appena cominciata.
“Quando partirà  la piattaforma per la democrazia partecipata?”, chiede Valentina Centonze, senza avere risposta.
I deputati non esitano a prendere la parola, ma nessuno ha una data e nessuno, dice, ha parlato con i vertici del problema.
“So che dovrei chiederlo a Grillo e Casaleggio, ma visto che non so come fare, chiedetelo voi per me”.
Si guardano tra loro perchè sono nati tutti dallo stesso gruppo, e spiace dover arrivare a chiedere cose già  dette e che erano le fondamenta del gruppo. “Io sono tra gli attivisti coinvolti nel Parlamento elettronico“, dice Alex Curti, riferendosi al progetto di democrazia diretta del Lazio sconfessato da Grillo sul blog, “e quindi anche tra quelli che sono stati scomunicati da Beppe. Volevo chiedervi se ci sono delle indicazioni di Casaleggio a tal proposito. E se sì potete renderci partecipi? Sono sconvolto nel sentire certe vostre proposte sulle quali io non sono mai stato consultato. E’ uno scollamento con la base davvero frustrante“.
La parola “scomunica” gliela fanno rimangiare quasi subito, nessuno è fuori dal gruppo per un’iniziativa di partecipazione dal basso.
Ma allora quale importanza dare al blog di Grillo: “Vorrei sapere”, continua Andrea Galliano, “qual è il vostro rapporto con gli articoli di Beppe. All’articolo 1 del non statuto c’è scritto che è l’epicentro della vita politica. L’attacco al Fatto Quotidiano come dobbiamo considerarlo? Credo che nessuno di noi si sia mai aspettato che un giornale fosse “amico”, ma semplicemente che facesse il proprio lavoro”.
Le domande sono tante. Le questioni delicate.
Manlio Di Stefano dà  le sue spiegazioni, svicola quando si fa impossibile: “Lo so che il post di Grillo sulla piattaforma sembrava una supercazzola, ma il progetto esiste. Si è fermato, ma adesso c’è una versione beta che il nostro capogruppo sta testando. Si basa sul sistema di like di Facebook. Non vi raccontiamo barzellette”.
La sensazione per qualcuno è stata quella, ma davanti ai suoi attivisti Di Stefano si scioglie un po’, assicura che “sì ci sono temi da chiarire, ma stiamo lavorando duro. Voliamo alto, i problemi della politica sono altri”.
Il blog è un suggerimento, uno stimolo alla riflessione, assicura Alberti. Paola Carinelli continua sul Parlamento elettronico: “Era un sistema troppo complesso. Stiamo cercando altri metodi”. Ad esempio i gruppi di lavoro sul territorio. Oppure l’uso della pagina Parlamento a 5 Stelle. “Da qualche giorno”, dice il deputato Toninelli, “è online la nostra proposta di legge elettorale, potete dire la vostra”.
L’idea iniziale era quella di pubblicarla sul blog, un lancio in tutta regola, ma non si muoveva nulla e hanno dovuto organizzarsi da soli: “C’era troppo da aspettare”, ammette, “non sentivo nulla e ho pensato di usare quest’altra strada”.
Non tutto è perduto, dicono e cercano di spegnere le polemiche. “Cambiamo l’organizzazione di questi incontri, siete voi a doverci dire cosa fare”.
L’incontro dura tre ore. Parlano di finanza, ambiente ed esodati. Cercano di riprendersi e di rimettersi in marcia. Qualcuno ha fatto capire che Grillo e Casaleggio incontreranno i parlamentari. Forse gli porteranno le perplessità  del gruppo.
“Speriamo” commentano uscendo dalla sala, “anche perchè presto potrebbe esserci una nuova campagna elettorale per le elezioni nazionali. Per non parlare delle europee. Torneranno ad avere bisogno di noi”.

Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“GRILLO HA L’OBBLIGO DI DICHIARARE QUANTO GUADAGNA”: IL SEGRETO DEL 730 DEL TESORIERE GRILLO

Ottobre 22nd, 2013 Riccardo Fucile

SEL SCRIVE A GRASSO, RICHIESTA RESPINTA, MA UN EMEDAMENTO POTREBBE COSTRINGERE GRILLO A PRESENTARE LA DICHIARAZIONE

“Caro Piero Grasso, Beppe Grillo è il tesoriere del M5s e, in quanto tale le deve presentare la propria dichiarazione dei redditi, in caso contrario lo devi diffidare”.
“Gentile onorevole, non sono io la persona giusta a cui scrivere, e comunque senza uno Statuto comunicato al Senato, non è possibile formalmente indicarlo come tale”.
Lo scambio di missive avvenuto la scorsa settimana tra Sel e la presidenza del Senato è pressappoco riassumibile come sopra.
Per capire di cosa stiamo parlando bisogna fare un passo indietro.
Una decina di giorni fa, a Montecitorio, prende la parola il grillino Riccardo Fraccaro. Spara a zero sulla riforma del rimborso pubblico ai partiti e chiosa: “Ladri”.
La cosa a quelli di Sel non va proprio giù, ma, sul momento, finisce lì.
Fino a quando Sergio Boccadutri scopre un incrocio di norme che, a suo avviso, metterebbero in crisi il Movimento stellato proprio sul fronte tanto a lui caro: quello della trasparenza.
Un po’ per motivi ‘personali’, essendo il tesoriere del partito di Nichi Vendola, un po’ perchè ha seguito da vicino l’iter della legge sul finanziamento, Boccadutri fa una scoperta: Grillo, secondo lo statuto pubblicato dall’Huffpost, risulta anche il tesoriere della sua creatura.
Non viene definito esplicitamente come tale, ma, oltre alla “rappresentanza politica e giuridica”, gli spettano l’amministrazione e gestione dei fondi dell’Associazione.
E, secondo due leggi italiane (una del 6 luglio 2012, l’altra, richiamata dalla prima, del 5 luglio 1982) i tesorieri devono comunicare al Parlamento la propria “situazione patrimoniale e reddituale”.
Così l’onorevole di Sel ha preso carta e penna: “come Ella certamente saprà  i senatori e i deputati eletti sono tenuti a rendere alla Camera di appartenenza dichiarazioni circa la propria situazione reddituale. Si tratta di un obbligo di trasparenza nei confronti degli elettori […] Tale obblighi sono stati estesi dalla legge, anche a coloro che svolgono funzioni di tesoriere dei partiti o dei movimenti politici”.
Alla luce di ciò, considerato il fatto che se i tesorieri non risultano eletti le dichiarazioni devono essere presentate alla presidenza di Palazzo Madama, Boccadutri avanza una domanda: “Con la presente, dunque, Le chiedo se il signor Giuseppe Grillo vi abbia allo stato provveduto e, in caso contrario, se Ella ritenga di dover diffidarlo formalmente ad adempiere”.
Passano tre o quattro giorni, lo staff di Grasso si interroga su come rispondere in punta di diritto.
Alla fine la richiesta del deputato vendoliano viene rigettata. Sulla base di una duplice considerazione: “In primo luogo, il Senato non ha ricevuto copia di alcuno statuto o atto costitutivo del “Movimento 5 stelle”, dal quale si possano evincere le cariche di rappresentante o di tesoriere, nè ha il potere, in base alla normativa vigente, di pretenderne la trasmissione o il deposito”.
Senza indicazione formale di chi sia il tesoriere, in pratica, il Senato si dichiara impossibilitato a individuarlo d’ufficio.
C’è un secondo aspetto nel niet: “In secondo luogo, in materia di anagrafe patrimoniale, la stessa legge n. 96 del 2012 non indica l’Autorità  competente a richiedere l’applicazione delle disposizioni sulla pubblicità  della situazione patrimoniale e reddituale ai tesorieri dei partiti, nè è possibile desumerlo in via analogica,”.
La legge stessa non è chiara nell’individuare in Grasso il depositario di tale competenza.
Partita chiusa? Forse. Ma forse no.
Nella revisione della legge sui rimborsi pubblici, alla Camera è comparso un emendamento (alll’articolo 12) — firmato da Boccadutri, ma non solo da lui — che aggiusta la legge con una formulazione che sembra calibrata appositamente per costringere l’ex comico a presentare gli incartamenti a Palazzo.
Lo riportiamo integralmente:
La disposizioni di cui alla legge n. 441 del 1982 (dichiarare pubblicamente la situazione reddituale e patrimoniale n.d.r.) si applicano ai soggetti che svolgono le funzioni di tesoriere dei partiti o dei movimenti politici, o funzioni analoghe, che hanno ottenuto almeno un rappresentante eletto al Senato della Repubblica o alla Camera dei Deputati. Qualora i soggetti di cui al comma precedente non ricoprano le cariche di cui all’art. 1 della legge n. 441 del 1982, le dichiarazioni di cui ai numeri 1 e 2 del primo comma dell’art. 2 della legge n. 441 del 1982, sono depositate all’ufficio di presidenza del Senato della Repubblica, per tutta la durata della legislatura cui il partito o il movimento ha ottenuto eletti.
Il ruolo di Grillo, non formalmente tesoriere, può essere ben riassunto in quel “o funzioni analoghe”, e il ruolo della presidenza del Senato, in caso di ‘tesoriere non eletto’ viene meglio inquadrato.
Senza contare, poi, che l’articolo 5 è imperativo sul fatto che “nei siti internet dei partiti politici e in un’apposita sezione del portale internet ufficiale del Parlamento sono pubblicati i relativi statuti”.
Insomma, quando la legge sarà  votata anche dal Senato ed entrerà  in vigore, dovrebbero cadere gli impedimenti avanzati da Grasso e dal suo staff.
La possibilità  viene delineata proprio dall’ex magistrato: “Proprio per sopperire a tale lacuna, la Camera dei deputati, ha approvato quell’emendamento. Tale testo dovrà  ora passare all’esame del Senato in seconda lettura, e naturalmente potrà  essere ulteriormente approfondito”.
Un approfondimento che potrebbe piacere poco al leader stellato.

(da “Huffingtonpost“)

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“LA MOGLIE DI GRILLO FURBETTA DELL’IMU: HA FATTO PASSARE LA SECONDA CASA COME ABITAZIONE PRINCIPALE PER EVITARE DI PAGARE 10.000 EURO DI TASSA”

Ottobre 18th, 2013 Riccardo Fucile

L’ARTICOLO DI AMADORI SU “LIBERO” RIVELA UN CASO SIMILE A QUELLO PER CUI LA IDEM FU COSTRETTA ALLE DIMISSIONI

La signora non sembra neppure sfiorata dall’integralismo dei 5stelle, rigorosissimi custodi dell’ortodossia legalitaria. Anzi, come una cittadina italiana media (nonostante nome e padre iraniani, è nata a Ravenna da madre romagnola) pare non disdegnare quelle piccole scorciatoie che consentono alla gente comune di barcamenarsi e risparmiare, vuoi sull’Imu, sulle bollette, sull’imposta di registro e via dicendo.
Di che cosa stiam per trattare?
Di una bella casetta e dei trucchi per risparmiare qualche soldino.
Quasi la fotocopia della vicenda dell’ex ministro delle Pari opportunità  Josefa Idem, pizzicata da questo giornale a intestarsi come abitazione principale una palestra e non la casa che condivide con il marito, risparmiando dieci anni di Ici e Imu (parzialmente risarcita ad agosto). In quei giorni gli esperti spiegarono che «l’Imu ammette per le persone coniugate una sola abitazione principale».
Qualcuno potrebbe obiettare che trattasi di peccati veniali; vero, ma di quelli che il tribunale del popolo grillino, perennemente connesso, non perdona.
E neppure il presidente del Consiglio Enrico Letta, il quale nel giugno scorso ha chiesto alla sua ministra di dimettersi, costringendola a ritirarsi nella sua campagna ravennate. A pochi chilometri da dove è nata, per un caso del destino, la nostra Parvin.
RESIDENZA SOSPETTA
Ma torniamo alla casetta della signora, cinque vani con giardino sulla collina genovese di Sant’Ilario.
Secondo l’anagrafe la moglie di Grillo risiede qui, a pochi metri dalla villa del marito. Ci sarà  un errore, penseranno i lettori. Ma per capire che non c’è nessuno sbaglio basta dirigersi negli uffici comunali di Quarto dei Mille e chiedere un certificato di residenza della coppia.
Lei ufficialmente abita nella casetta insieme con la figlia di primo letto Valentina Scarnecchia (il padre era l’ex giocatore del Milan Roberto), trentatreenne e fresca sposa.
Ma se le donne di casa Grillo risultano residenti in salita dei Marsano, gli uomini della famiglia, ovvero Beppe, Ciro (classe 2001), Rocco (1994) e Matteo Scarnecchia (1987, altro figlio di Parvin) vivono tutti sotto lo stesso tetto nell’adiacente via dei Marsano, nella villa di famiglia color salmone.
Si tratta di 24 stanze disposte su tre piani, con due piscine, di cui una coperta, e vista senza pari sul mar Ligure.
In passato la casa è stata al centro di qualche polemica per una copertura abusiva poi condonata. In realtà , a quanto risulta a Libero, i coniugi Grillo non si sono mai separati e condividono lo stesso talamo nella dimora principale, mentre in salita dei Marsano, hanno traslocato Valentina e il neomarito Alessandro Forti, trentunenne titolare di un locale sulla passeggiata Anita Garibaldi di Nervi (quella del film «Palombella rossa» per intenderci).
La casa è una porzione della celebre villa Maciste, l’alias di Bartolomeno Pagano, ex scaricatore di porto e interprete cinematografico del personaggio ideato da Gabriele D’Annunzio.
Il rogito è stato firmato davanti al notaio genovese Paolo Mariotti il 21 ottobre 2011. Quel giorno nello studio c’erano Parvin («coniugata in separazione dei beni» annotò il professionista) e le due venditrici, madre e figlia.
La moglie di Grillo saldò i 550mila euro pattuiti con 10 assegni circolari da cinquantamila euro l’uno e due da 25mila dell’agenzia della Banca Passadore di Nervi.
Pochi mesi prima di acquistarla la donna aveva ceduto un’altra casa di pari valore, in via Niccolini, nel Levante genovese.
Come prevede la legge, le imposte di compravendita vennero calcolate sul valore catastale dell’immobile, 82mila euro circa, «indipendentemente dal corrispettivo pattuito».
Sin qui tutto normale. Ma nel rogito si legge anche: «La parte acquirente (Parvin Tadjik ndr) dichiara che intende adibire l’immobile acquistato con il presente atto a propria abitazione principale».
E per questo la signora vi ha spostato la residenza. Pur continuando a vivere nel villone del suo Beppe.
Le cui proprietà  fanno capo a due immobiliari, la Bellavista e la Gestimar.
Nei loro bilanci un lungo elenco di case, ville e terreni in giro per l’Italia, dai 21 vani sul mare di Bibbona Marina (villa affittata l’estate scorsa a 14 mila euro la settimana), agli appartamenti in Costa Smeralda.
Grillo ha diverse proprietà  pure all’estero, dallo chalet nell’esclusiva località  sciistica francese di Megève, alla casa di Lugano, in Canton Ticino. Un patrimonio in cui Parvin non figura.
SPESE AZZERATE
E così nel rogito per i suoi cinque vani lady Grillo chiede di poter recuperare l’«imposta proporzionale di registro versata in occasione della registrazione del contratto preliminare» e ottiene pure di poter trasferire «le agevolazioni fiscali “prima casa”» dall’appartamento di via Niccolini a quello di salita dei Marsano.
Un credito, «pari a euro 5.475 euro che l’acquirente (Parvin Tadjik, ndr) intende portare in diminuzione dell’imposta di registro dovuta sul presente atto di compravendita».
Ovvero spese azzerate. Infatti per l’acquisto Parvin avrebbe dovuto pagare un’imposta di registro pari al 3 per cento di 82 mila euro (2.500 circa), 168 euro di imposta ipotecaria e altrettanti per quella catastale, in tutto meno di 3 mila euro.
Se avesse acquistato l’immobile come seconda casa le tasse sarebbero schizzate oltre gli 8mila euro, vale a dire il dieci per cento del valore catastale dell’immobile, senza la possibilità  di scontare i 5mila versati in precedenza.
A questo conto bisogna aggiungere il risparmio per l’Imu (quest’anno le prime case non la pagano), circa 2.200 euro in due anni, e per le utenze.
A oggi, in tutto, il risparmio ammonta a oltre 10mila euro.
Certo si tratta di spiccioli per la moglie di Beppe Grillo, il quale, prima di tuffarsi in politica, dichiarava 4 milioni di euro di reddito.
Ma si sa, la parsimonia dell’ex comico è proverbiale e a Genova c’è ancora chi ricorda quella tuta che indossava tutti i giorni.
Rigorosamente senza tasche.

(da “Libero“)

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“GRILLO, NON VENIRE”: I PARLAMENTARI CINQUESTELLE LO SNOBBANO E SALTA L’INCONTRO DI DOMANI

Ottobre 17th, 2013 Riccardo Fucile

CRITICHE NEL SONDAGGIO INTERNO, SPACCATI I DEPUTATI

C’era una volta il popolo dei grillini che in torpedone raggiungeva il Caro leader in un resort nelle campagne romane.
Era l’inizio di aprile, qualche dissenso in seno ai Cinquestelle si era già  manifestato, ma la «gita in stile scuola media» (il copyright è di un parlamentare M5S) alla fine si era conclusa con il solito Beppe sorridente che ammansiva le sue pecorelle.
Quel film però non si ripeterà . L’appuntamento alle porte della Capitale, previsto per domani, è saltato.
E pensare che erano stati proprio i parlamentari, riuniti giovedì scorso, a chiedere al Capo di incontrarsi. Il motivo era semplice: due senatori avevano proposto di abolire il reato di immigrazione clandestina, e la proposta era passata con i voti di Pd e Sel. Il giorno dopo, Grillo e Casaleggio avevano sconfessato i loro eletti, spiegando che «con proposte del genere prendiamo percentuali da prefisso telefonico».
Apriti cielo. La truppa si era surriscaldata, persino fedelissimi come il giovane Luigi Di Maio avevano difeso il lavoro dei colleghi.
E Beppe era finito in minoranza, per la prima volta, come il Cavaliere.
L’incontro chiarificatore però è saltato. Come mai?
Martedì sera tra i deputati riuniti in assemblea si erano levate molte voci per dire che no, «venerdì abbiamo altri impegni», «dobbiamo stare nei nostri collegi».
Problemi. Complicazioni. Che dimostrano come il vecchio Beppe non sia più l’Oracolo da consultare trepidanti.
Una volta lo avrebbero seguito ovunque. Ora, dopo 8 mesi in Parlamento, i «ragazzi» sono cresciuti. E sono sempre più insofferenti al padre-padrone.
Discorso che vale anche per Casaleggio, più temuto che realmente amato dalla truppa. «C’ho un convegno nella mia città », è stato uno dei motivi più ricorrenti.
Allora è partita l’idea di fare un sondaggio interno, pare su proposta del nuovo capogruppo Alessio Villarosa «Lo volete fare o no l’incontro venerdì? E con quali modalità ?».
Ieri a mezzogiorno 46 deputati avevano votato per posticipare l’incontro con i due leader (contro i 44 che hanno continuato a insistere per venerdì).
Una cifra che va molto oltre la pattuglia dei dissidenti “storici” e segnala un malessere profondo. E anche una contraddizione.
Solo una settimana i grillini avevano sbertucciato i loro colleghi dei “partiti” per la fretta di partire da Roma il giovedì il pomeriggio. «Una repubblica dei trolley, ironizzavano. Stavolta l’hanno fatto loro. Valigie pronte di giovedì, e pazienza per Beppe.
Ma non c’era solo la data a creare problemi.
La maggioranza, almeno 55 su un centinaio, non voleva l’ennesima gita fuori porta. «Vengano loro in Parlamento». Solo in 26 sentivano la fregola di tornare in un posto come Tragliata, vicino a Fiumicino, dove si erano visti in aprile, tra prati all’inglese e piscine vuote in attesa dell’estate.
Stesse percentuali per l’opzione logistica: solo una ventina ha scelto il torpedone.
LA FURIA DEI CAPI
Quando i due capi hanno saputo del sondaggio, si sono infuriati. Telefoni roventi, domande senza risposta.
Una rabbia che è montata al punto da cancellare l’incontro, rinviato a data da destinarsi. Spiegano fonti M5S che Grillo e Casaleggio «hanno giudicato una leggerezza fare un sondaggio, ben sapendo che sarebbe finito alla stampa».
Ma forse è il contenuto di quel dossier che li ha delusi: la truppa non è più quella di una volta. La ferita del reato di clandestinità  resta aperta: forse si risolverà  con una consultazione dei militanti in Rete.
Grillo però, dopo aver letto alcuni sondaggi, resta convinto della sua idea: «Quell’emendamento è stato un errore, ma i nostri due erano in buona fede».
Ieri intanto i fuoriusciti, le senatrici Gambaro (espulsa), Anitori e De Pin e il deputato Adriano Zaccagnini, hanno dato vita all’embrione di un nuovo gruppo, che si chiama «Gap».
Sta per «Gruppo di azione popolare», ma il riferimento nell’acronimo alle brigate partigiane è tutt’altro che casuale. «Un pezzo della base è con noi, ci hanno contattato da tutta Italia» spiega Adele Gambaro.
Mentre Zaccagnini osserva: «Rapporti col movimento? Quando ci riferiamo a forze sane pensiamo anche ai parlamentari 5 stelle che in maniera professionale e competente fanno il loro lavoro. Mentre le promesse del M5S sono state disattese e vanificate in un progetto di marketing».
«Quelli che fanno certe operazioni badando solo al consenso dei sondaggi sono sciacalli politici che mirano al potere», aggiunge. «Ci opponiamo al berlusconismo e alle derive post berlusconiane come il grillismo che fomentano gli istinti».
E Gambaro ricorda: «Mi hanno mandata via solo perchè ho espresso la mia opinione. È una cosa molto grave che va contro la Costituzione che dicono di difendere». «Rimaniamo all’opposizione», spiegano i “gappisti”.
Per ora non si annunciano nuovi arrivi dal M5S.

Andrea Carugati

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“NON VENERDI’ E FUORI ROMA, VENGA IN PARLAMENTO”: I DEPUTATI CINQUESTELLE PONGONO CONDIZIONI A GRILLO

Ottobre 16th, 2013 Riccardo Fucile

IL CLIMA E’ CAMBIATO, LA MAGGIORANZA DEI PARLAMENTARI NON VUOLE RIPETERE LA GITA SOCIALE IN PULMANN CON DESTINAZIONE IGNOTA DI QUALCHE MESE FA

La partita sembrava chiusa.
Ieri sera il capogruppo Alessio Villarosa lo aveva comunicato a tutti i deputati: l’incontro con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è fissato per venerdì, fuori Roma, in un luogo che comunicheremo solo al momento opportuno.
Qualche mese fa, la notizia della discesa dell’ex comico e del guru a Roma avrebbe suscitato un’ovazione. Ma il clima è cambiato.
Così ieri più d’uno si è lamentato: venerdì ci sono impegni con gli attivisti, molti fissati settimane fa, un preavviso di due giorni non è sufficiente.
Altri hanno fatto presente l’inopportunità  di ripetere le scene di qualche mese fa, con i parlamentari caricati su tre pullman e il codazzo di macchine dei giornalisti a inseguirli.
“Facciamolo alla Camera, i commessi tengono lontani i giornalisti e non siamo costretti a spostarci”.
Una riflessione che ha portato oggi a lanciare un sondaggio interno.
Tre le domande: “L’incontro si deve tenere venerdì o in un’altra data da definire?”; “In Parlamento o in un luogo al di fuori?”; “Bisogna recarvisi con mezzi propri o con i pullman”.
Lo staff ieri sera non aveva dubbi: “Ci sposteremo tutti insieme venerdì in un luogo che vogliamo mantenere riservato. Forse dopo faremo una conferenza stampa”.
Ma i risultati emersi nella consultazione tra gli onorevoli rimettono in discussione una questione che in molti davano già  per acquisita.
In 46 a mezzogiorno avevano votato per posticipare l’incontro con i due leader, contro i 44 che hanno continuato a insistere per venerdì.
Un testa a testa che fotografa bene l’insofferenza nei confronti dei modi e dei tempi stabiliti sull’asse Milano-Genova, già  messi in discussione la settimana scorsa dopo il duro post contro i senatori che avevano proposto l’emendamento per la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina.
Qualcuno la butta sul ridere, e a un certo punto tra i votanti, in entrambi gli schieramenti, compaiono Pippo Civati e Daniela Santanchè.
Ma la materia del contendere è seria, e i voti in surplus scompaiono, non cambiando comunque le distanze tra i due schieramenti.
Sul luogo dell’incontro non c’è storia. In 55 hanno espresso preferenza per vedersi in Parlamento, solo 26 propendevano per replicare la scampagnata. E, anche qualora fosse prevalsa questa seconda ipotesi, niente autobus “da gita delle medie”.
Ben 50 deputati hanno optato per recarsi al luogo dell’eventuale appuntamento con mezzi propri, solo 26 hanno preferito l’opzione pullman.
Nel magma nel quale prendono corpo le decisioni del Movimento, è presto per dire quale potrebbe essere la soluzione definitiva.
Qualche senatore si è lamentato: “Alla Camera stanno votando, per noi chi decide?”. Domanda al momento senza risposta. Sempre che Grillo e Casaleggio non avochino a loro la decisione finale, continuando dritti per la strada che sembrava essere stata ormai definita.
In quel caso sono tanti a mettere le cose in chiaro sin da subito: “Il preavviso è poco. Terremo fede agli impegni già  presi, poi qualcuno ci racconterà  cosa hanno detto”.

(da “Huffingtonpost”)

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