Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
“NAZIONALISTI DA SALUMIERI, VERGOGNA”… STAVOLTA LA SPACCATURA E’ PROFONDA: E C’E’ CHI SCRIVE “GIORNO DI LUTTO”
La battuta più bella e feroce è stata pescata su Facebook. Serve un minimo di conoscenza cinematografica per apprezzarne il profumo, ma avendo pescato nel mare azzurro dei «Blues Brothers» non dovrebbe essere così difficile.
Dice: «I grillini dell’Illinois», tutto qui, ma è una bomba perchè schiaffa il marchio Cinque Stelle dove, nella sceneggiatura di questo meraviglioso film, c’erano i nazisti dell’Illinois, cialtroni e pupazzi ma sempre nazisti.
Una iperbole, non c’è dubbio, resa possibile dalla cialtroneria del post con cui Grillo e Casaleggio sottraggono i Cinque Stelle all’orbita dei diritti umani, così come li interpreta la sinistra, e li ricolloca più opportunamente a destra lepennista, assieme alla Lega e al Pdl del caimano.
Del resto, non si può pensare di fare quello che hanno fatto — smentire in differita la posizione dei senatori M5S in favore dell’eliminazione del reato di clandestinità — e restare indenni.
Come in altre occasioni, i fans si dividono tra lealisti e «non se ne può più di voi», ma questa volta si ha la sensazione che l’intervento dei due capibastone abbia toccato l’altare delle coscienze dove riposa il giudizio morale e se ne custodiscono i valori fondanti.
Grillo e Casaleggio sanno: ma se il Pd non si sfascia e il Pdl invece molto probabilmente sì, dove dovrebbero andare a prendere i voti? Ma a destra, è evidente.
Pochissimi commenti tengono la palla in mezzo: «È stato un errore ma rimediamo”; i più, si lanciano di qui o di là , con nettezza e si ha la sensazione che questa volta gli addii alle armi siano concreti.
Esempi a ruota libera.
Esteban, che nel M5S aveva riposto «tante speranze», dichiara che secondo lui siamo di fronte «al provincialismo nazionalista da salumieri» e di questo «quei due milionari con la pancia piena» dovrebbero vergognarsi.
Dov’è finita l’antica riverenza, in Illinois?
«Gi» avvisa i piloti che avendo lui sognato stupidamente un Movimento senza confini, alla luce dei fatti ritiene che «Beppe non lo rappresenta più».
Aldo introduce riflessioni da urologo nel suo breve addio: «Beppe — annota — ho votato M5S perchè finalmente potevo avere persone normali, come me, a rappresentarmi, non per subire i capricci della tua prostata».
Prostata o no, c’è chi, invece, lamenta che Grillo non faccia vedere «le palle»: «Accusano Beppe di essere un dittatore — lamenta Ivano come se anche lui fosse in Illinois — ma magari lo facesse!!!!».
La forbice che si è aperta nel Movimento è troppo ampia perchè possano stare assieme questi lamenti e la cultura di chi, come Claudia, scrive: «Giorno di lutto, sto pensando di lasciare il Movimento, non ti seguo più».
Per non parlare del rimprovero persistente nei confronti dell’olimpo grillino per non aver mai messo a punto la piattaforma web nella disponibilità del Movimento: «Manca il sistema informatico — ricorda Cesare — per consultare otto milioni di persone. Non siamo ridicoli, se qualche ex leghista o Pdl o Forzanuovista non vota per il M5S sono solo felice».
Qualcosa di profondo si è rotto definitivamente: si chiama «clandestinità » il Trota di Grillo e Casaleggio.
Toni Jop
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
IL SENATORE GRILLINO DIFENDE IL SUO EMENDAMENTO: “NESSUNO HA MAI DETTO DI NON ESSERE D’ACCORDO”
Ingegnere, salernitano, 51 anni, lunga chioma di ricci sale e pepe, Andrea Cioffi non è mai stato un
dissidente.
In questi primi mesi di legislatura, mai una parola contro Grillo, mai un distinguo di un certo peso.
Alle cronache è balzato più che per il suo carattere istrionico, per una efficace performance canora a Un Giorno da pecora («Sono un ragazzo fortunato» di Jovanotti).
Ma anche per aver ricordato, nel pieno della bagarre sulla restituzione delle diarie, che lui guadagnava di più da ingegnere rispetto allo stipendio da senatore.
Un grillino doc, appassionato di energie alternative, di battaglie contro le centrali, con un passato da girotondino nel 2002 e per l’acqua pubblica nel referendum del 2011. §
Ma nella faida di questi mesi tra i senatori grillini, tra talebani e dialoganti, lui è sempre rimasto in disparte. Fedele alla linea ma senza eccessi
Quell’emendamento che abolisce il reato di immigrazione clandestina, presentato già a luglio e approvato in commissione al Senato mercoledì sera, lo difende a spada tratta, nonostante la scomunica di Grillo sul blog.
«Sono per l’abrogazione dell’articolo 10 bis, la nostra proposta era stata discussa da lunedì anche con gli altri senatori e nessuno ha alzato la mano per dire che non era d’accordo. Lo ritengo utile perchè serve ad alleggerire la giustizia penale e anche a liberare gli agenti di polizia che così avranno più tempo per pattugliare le strade. Ma lo sapete quanto tempo perdono ad arrestare i clandestini e a custodirli nei commissariati? So che cosa dice il Sap, un sindacato di polizia che sta da un’altra parte…»
Grillo e Casaleggio hanno detto no
«Una posizione perfettamente legittima da parte di due persone importanti del nostro movimento. Ma non è la linea ufficiale. Quella si decide in assemblea a maggioranza».
Non vorrà mica essere accusato di insubordinazione?
«Lo volete capire o no che non abbiamo capi? Beppe si è fatto un mazzo così per il movimento, ma la nostra non è una struttura piramidale. Prima lo capirete e meglio sarà . Io mi sento una persona profondamente libera, dai piedi alla testa. Questo non vuol dire ignorare l’opinione di Beppe».
Stavolta però siete in rotta di collisione.
«Condivido quello che dice al 99%. Stavolta no. La cosa migliore è che decidano i nostri militanti in rete».
Se l’assemblea dei parlamentari dovesse sconfessare quell’emendamento lei cosa farà ?
«Mi adeguerò. Ma questo è solo un piccolo tassello di una questione complessa come l’immigrazione. Ci sono tanti altri aspetti da affrontare ed è giusto che il movimento ne discuta».
Ma lei lo ripresenterebbe quell’emendamento?
«Per certi versi sì e per altri no. Però c’è un punto. Noi siamo arrivati in Parlamento per ribaltare il tavolo e per farlo bisogna avere il coraggio di scegliere e di decidere. I partiti non lo fanno mai per non scontentare nessuno, e noi li critichiamo per questo. Noi dobbiamo avere coraggio»
Se passa la linea di Grillo rischiate di diventare simili alla Lega?
«Il reato di immigrazione clandestina nasce da un approccio ideologico. Ma non chiedete a me della Lega che sono campano e mi sono dovuto occupare di Mastella…».
Alla fine lei rischierà l’espulsione come Adele Gambaro?
«Questo rischio non lo vedo proprio. Se ci sono idee diverse in democrazia si discute»
Nella sua scheda di presentazione sul meet up di Salerno Cioffi scrive: «Sono curioso… mi interessa molto il cammino… forse più della meta…».
A.C.
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
FINALMENTE BOSSI HA TROVATO UN EREDE: URLA COME SALVINI MA NON CANTA (PER ORA) CANZONI DA CASERMA
A fine agosto, in un minuscolo centro del varesotto, Umberto Bossi lasciò di stucco i pochi militanti
radunati per una festa padana: «Se la Lega si allea con Grillo ha la possibilità di fare il governo. Ma sono cose da non pensare neanche».
Quaranta giorni dopo l’anziano fondatore del Carroccio scopre che il primo fan della Bossi-Fini è proprio il leader dei 5 Stelle.
Ecco, magari un governo insieme al comico genovese resta uno scenario irrealizzabile.
Ma una battaglia comune sull’immigrazione, quella non è più impossibile: «Vedremo, vedremo », annuisce sotto un gazebo del cortile di Montecitorio. È di buon umore.
Si dibatte furiosamente della legge che porta il suo nome.
Lui, l’ex segretario federale, è tornato centrale. Almeno per un giorno.
Scherza con la portavoce, mentre si gode un sigaro. Prende in giro una giovane deputata democratica. E mentre scruta i nuvoloni che oscurano la Capitale, stila la pagella del fondatore del Movimento.
Onorevole Bossi, Grillo ha difeso il reato di clandestinità . Ha sconfessato i grillini che al Senato hanno fatto approvare l’emendamento. Sembra quasi di ascoltare lei
«Grillo è dovuto intervenire».
Perchè
«È uscito allo scoperto dopo che io ho detto che quell’emendamento era una marchetta al Pd».
Fatto sta che siete schierati dalla stessa parte della barricata. Pensa che sia possibile una battaglia comune con Grillo sull’immigrazione?
«Vedremo (annuisce, ndr). Vedremo, anche se ancora non è ben chiaro cosa vogliono i grillini. La loro direzione per ora non è del tutto chiara».
È anche evidente che sul nodo immigrati il leader del Movimento cinque stelle provi a farle concorrenza.
«Beh, sì, questo sì».
Onorevole Bossi, in effetti alle recenti elezioni politiche molti vostri elettori del Nord hanno preferito il M5S
«Sì, al Nord ci ha preso parecchi voti».
Ma lei conosce Grillo? Ci ha mai parlato
«No, non lo conosco».
Dicono che il suo modo di tenere comizi, i toni scelti e la capacità di dominare il palco ricordino molto il Bossi della prima ora
«Sì. Ma tutti, alle origini, hanno slancio… c’è il movimentismo…».
E poi sembra che Grillo le assomigli molto anche per i cavalli di battaglia scelti
«Beh, sì, su immigrazione e tasse è così».
Lo ammetta: non si aspettava che Grillo scendesse in campo per difendere l’impostazione della Bossi-Fini
«Ma sì, invece. Qua non c’è lavoro per gli italiani, come si può pensare che facciamo venire gli immigrati?».
Anche Angelino Alfano si trova in una situazione complicata per quanto riguarda il dossier immigrazione. È ministro Pdl, ma anche colomba governativa
«Per Alfano è più difficile. E poi lui ha un problema interno, perchè c’è Berlusconi che ha prestato i soldi al partito e lui ora cosa fa? È più difficile, per lui».
Tommaso Ciriaco
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO PERCHE’ A GRILLO E CASALEGGIO SERVE IL PORCELLUM: PER SELEZIONARE LE TRUPPE FEDELI
Beppe Grillo usa il mercurocromo con il suo movimento.
Lo disinfetta da ogni possibile contaminazione, lo pulisce dalle abrasioni e dalle passioni della politica svuotando periodicamente (come fosse una bacinella piena d’acqua) la sua rappresentanza parlamentare di ogni senso politico.
Da deputati portavoce a cittadini portaordini.
Da attuatori ed elaboratori di un programma comune a esecutori muti del disegno d’origine. Succede sempre, ed è successo anche ieri quando Grillo, leggendo forse i giornali, ha scoperto che i suoi senatori erano riusciti per la prima volta a imporre a tutta la politica di interrogarsi se la questione del secolo, il flusso dei migranti dal sud al nord del mondo, potesse essere gestita solo con il codice penale e un variegato bouquet di misure di pubblica sicurezza.
Proponendo l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina (l’emendamento approvato così statuisce) il Parlamento si sarebbe trovato nella necessità di indicare e promuovere misure alternative e sperabilmente più efficaci di quel colabrodo che oggi è la legislazione di emergenza.
Grillo ha allora preso in mano il mercurocromo e disinfettato la ferita provocata dagli incapaci senatori: il tema non è nel nostro programma, non è stato discusso, dunque è fuori dal codice di comportamento dei 5Stelle.
Perciò l’emendamento è nullo. La firma congiunta con Casaleggio al post ha alzato il livello di apprensione tra i parlamentari e indicato la strada, la via maestra. Cioè il dietro-front.
È possibile che l’iniziativa non sia stata concertata granchè bene (come sempre più spesso accade dentro quel caotico catino dei 5Stelle) ed è possibile, anzi certo, che il registro comune preveda preventive consultazioni.
Ma Grillo non ha giudicato il merito del problema (e avrebbe avuto buone ragioni per farlo: il reato di clandestinità non è una nostra esclusiva ma vige in altri paesi europei), nè valutato l’efficacia dell’azione parlamentare che per la prima volta aveva bucato il fronte governativo dividendo i due soci di maggioranza, il Pd a favore e il Pdl contro, e aprendo un dibattito politico e culturale finalmente di un qualche peso.
Grillo non ha nemmeno preso in considerazione che la misura proposta fosse contenuta nel piano di riordino delle carceri illustrato per iscritto al Quirinale.
Non ha aperto la discussione e il confronto. Semplicemente l’ha chiusa.
A Grillo interessava e interessa altro. L’ha confessato quando ha specificato: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità , il M5S avrebbe ottenuto risultati da prefisso telefonico”.
Ecco il punto: la questione si fa unicamente elettorale. I voti si contano, non si pesano.
Per contarli e moltiplicarli il Movimento deve rinunciare ad alimentare un’istanza di cambiamento, eccezion fatta per quella basica e preliminare (non rubare), ma piuttosto fungere da aggregatore di proteste, a volte disparate e contrastanti.
E il cittadino parlamentare non porta con sè una propria intelligenza, dei valori, un modello di vita, ma è solo il supporto tecnico di un meccanismo elettronico di selezione delle istanze.
Egli non è nè di destra nè di sinistra.
Sta al centro (infatti in Parlamento siede nel mezzo) ma solo come punto geografico di equidistanza da ogni passione, connessione sentimentale con chi l’ha eletto.
Egli non sta sopra ma sotto, non progetta ma esegue.
Cosa esegue? L’abecedario della rete, anzi di quella piccola parte, un’oligarchia, che influenza e decide, vota e approva o fa decadere. Non tutti gli elettori ma soltanto coloro che hanno guadagnato con la militanza il bollino blu della fedeltà , quelli con l’asterisco, portatori esclusivi della capacità di validazione o di sconfessione.
Se questo è lo schema, nell’attesa grillina che tutto salti per aria non è necessario promuovere istanze di cambiamento perchè non esiste un fronte da combattere.
È tutto da far saltare in aria. Poi ci sarà la palingenesi. Come? Vattelapesca!
Non è indispensabile indicare le vie del buon governo perchè l’altrove è una indistinta e comune pratica di malgoverno.
Bisogna dunque attendere che tutto scoppi e magari assistervi con l’inerzia.
E perciò nel Parlamento non servono menti, ma braccia disciplinate che producano il minimo, senza far casini.
E il Porcellum è perfetto a selezionare la truppa fedele.
Il leader sceglie chi tenere in vita e chi far perire. Anche questa, forse, è la ragione perchè questa legge elettorale, a ben riflettere, non fa poi così schifo.
Meglio tenersela ancora un po’, vero Grillo?
Antonello Caporale
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI M5S: “ORA BEPPE VENGA QUI A SPIEGARCI”: E’ RIVOLTA NEI GRUPPI ALLA CAMERA E AL SENATO
“Vengano qui a parlare con noi. Vengano a spiegarci cosa significa quel post”. L’assemblea dei
parlamentari a 5 stelle va avanti fino a notte fonda, ed è una polveriera.
Perchè per la prima volta non è una minoranza di “dissidenti”, a non capire.
Le parole di Grillo e Casaleggio hanno mandato in frantumi ogni certezza, hanno sconvolto ogni equilibrio.
Così, anche i più ortodossi chiedono: «Come facciamo con il lavoro in commissione? Siamo in tanti a occuparci di cose che non sono nel programma, a che serve se non possiamo portarle avanti? ».
Luis Orellana si lancia in un’invettiva secca contro le guide del Movimento.
Elena Fattori attacca chi scrive i post sul blog. Francesco Campanella va via prima della fine, scuote la testa: così proprio non va.
Il capogruppo a Montecitorio Alessio Villarosa prova a rassicurare: «Mi hanno detto che Beppe e Gianroberto sono disponibili a venire a Roma».
Gli scettici borbottano: «Sì, come no, una volta al mese».
I pompieri, a lavoro da ore, invitano a non perdere la calma, cercano fino all’ultimo di scongiurare un voto che potrebbe far esplodere tutto.
Perchè si era capito fin dal mattino, che le parole piovute dal blog sarebbero state pesanti come pietre.
Quando a mezzogiorno, la porta insolitamente chiusa del gruppo 5 stelle a Palazzo Madama non riusciva a trattenere le urla provenienti dall’interno.
Dove non c’erano dissidenti, ma gli ultraortodossi Paola Taverna, Elisa Bulgarelli, Laura Bottici, Maurizio Buccarella.
Sullo schermo del computer campeggiano le parole di condanna a una linea che hanno considerato vincente fino a poche ore prima.
Loro si guardano in faccia smarriti. Arriva Andrea Cioffi, rosso in volto, addosso l’aria del pugile suonato. Non sanno cosa fare.
Alla fine, si decide per la riunione congiunta alla Camera.
La capogruppo Taverna – pur arrabbiata – scongiura una preriunione tra senatori, evita il «tutti contro Grillo», ma perfino un fedelissimo come Alberto Airola si lascia sfuggire: «Stavolta Beppe ha preso un abbaglio, bisognerà spiegarglielo, chiarirgli le idee».
Da Milano, in realtà , il messaggio che filtra è ancora più duro: Grillo e Casaleggio tornano a minacciare di abbandonare il Movimento se continua sulla strada delle proposte personali, tanto più su un tema per loro controverso da sempre come l’immigrazione (assente dal programma elettorale proprio per poter fare la parte della Lega in posti come il Veneto e quella della sinistra progressista dove serviva rubare voti al Pd).
La reprimenda la innesca il guru: Casaleggio è convinto che portando avanti un tema del genere si perdano voti.
Ed è soprattutto visceralmente contrario all’abolizione di un reato che – testuale – «hanno tutti i Paesi del mondo» (balle … n.d.r.)
Stavolta, però, la retromarcia non è facile. Perchè quella proposta è ben lontana dall’essere un’iniziativa personale.
Maria Mussini non ha paura di spiegarlo ai giornalisti: «Ne abbiamo parlato tutti insieme e non si è levata una sola voce contraria. A questo punto bisogna andare avanti. Io coi miei elettori parlo tutti i giorni, rispondo a loro, non c’è bisogno che qualcuno mi dica cosa pensa la base».
Quindi sì, quando si tratterà di votare in aula, lei quell’emendamento lo approverà .
E lo stesso faranno alla Camera Paola Pinna, Girolamo Pisano e molto altri.
I dissidenti storici – un po’ in disparte – si godono la scena.
Il fuoriuscito Adriano Zaccagnini si accende una sigaretta e sorride. Chi proprio non vuole andare contro il leader, come Riccardo Fraccaro, spiega che «il problema non è l’emendamento, ma il fatto che sia stato presentato senza un progetto organico, che a discuterne non sia stata l’assemblea».
Mentre parla, arriva il nuovo post di Grillo: quello secondo cui, anche qualora l’assemblea fosse favorevole, e perfino con l’approvazione degli iscritti sul blog, i punti fuori dal programma non possono essere presentati se non alle prossime elezioni.
Panico. «E gli inceneritori? E il nostro piano carceri?». Già , il progetto consegnato ieri mattina stessa al capo dello Stato – secondo l’ennesima nuova interpretazione delle regole – è carta straccia.
Tra l’altro era scritto proprio lì, che il reato di immigrazione andava abolito.
Giorgio Sorial, già autore di una proposta sullo ius soli, dice chiaro che sì – serve un ddl organico sull’immigrazione – ma quel post non gli piace: «È un autogol ».
Se non è una rivolta, manca pochissimo: Manlio Di Stefano, da sempre allineato, spiega: «Non siamo la Francia, subiamo sbarchi continui, questo reato non fa altro che complicare i rimpatri e affollare le carceri».
Se davvero si faranno vivi, Grillo e Casaleggio dovranno trovare argomenti più convincenti di regolamento e venti punti di programma.
Dovranno spiegare ai “portavoce” a cosa servono le loro menti e i loro cuori. Non sarà facile. Probabilmente non accadrà .
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO E CASALEGGIO BOCCIANO IL TESTO PER L’ABOLIZIONE DEL REATO… IL GRUPPO SI RIBELLA: “DEMAGOGO”, “SCIVOLONE”, “AUTOGOL”. DECIDERà€ LA RETE?
Lunedì 7 ottobre, ore 14.13. Terzo piano di palazzo Madama
Maurizio Buccarella, senatore M5S, arriva in ritardo all’assemblea di gruppo. Colpa dell’aereo. Chiede di parlare, però, perchè in commissione Giustizia di lì a poche ore, potrà tirar fuori un asso dalla manica.
Un emendamento scritto da un collega, Andrea Cioffi, depositato a luglio, sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina. I corpi di Lampedusa chiedono risposte, e al Movimento non pare vero di poter inchiodare alle loro responsabilità di legislatori, i colleghi dei partiti che si stanno sperticando in promesse e proclami. Votate questo, se avete il coraggio. Buccarella lo illustra.
L’assemblea approva. Con acclamazione.
Mercoledì 9 ottobre, ore 19.50. Commissione giustizia.
L’asso nella manica di Buccarella piglia tutto: i voti del Pd, di Scelta Civica, perfino il parere positivo del governo.
Lo staff firma un comunicato di giubilo. Si chiude così: “Non lasceremo più morire nessuno in maniera inumana, ci sarà più sicurezza, più legalità e più umanità ”.
Giovedì 10 ottobre, ore 11.06. Milano, Casaleggio associati.
Un clic e sul blog di Beppe Grillo compare la scomunica di Buccarella e Cioffi: “due portavoce” che non hanno condiviso “in assemblea” una proposta su un tema che “non è nel programma”.
Perchè se ci fosse stato, “il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”. Nel “merito”, hanno scritto una boiata: “Un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia”.
Lo firmano Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Ma è stato soprattutto il secondo a infuriarsi per l’iniziativa. Proprio ora che il Pdl è a pezzi non ci si può permettere scivoloni su faccende così delicate.
Chi glielo spiega agli imprenditori travolti dalla crisi che vogliamo portare in Italia altre bocche da sfamare? Chi ci capisce?
Giovedì 10 ottobre, ore 12. Ufficio di Paola Taverna.
Buccarella e Cioffi vengono chiamati a rapporto. Si cerca di studiare una linea condivisa per rispondere ai giornalisti che già spingono da dietro la porta.
La soluzione è una: assemblea congiunta con i deputati. I due “scomunicati” escono scortati dallo staff, con tanto di telecamere per documentare eventuali stravolgimenti. Balbettano: “L’emendamento non è definitivo”.
Giovedì 10 ottobre, ore 13.00. Secondo piano del Senato.
I senatori sono fuori dalla grazia di Dio. Urla, scenate, c’è chi sfiora le lacrime. Non sono i “soliti” dissidenti. Ci sono anche persone che non hanno mai criticato la linea del gruppo, come Elisa Bulgarelli, Marco Scibona, Sergio Puglia, Alberto Airola: “È una roba demagogica — dice Airola — il reato di immigrazione clandestina è una cosa che vuole abolire anche il Sap, il sindacato di polizia più di destra. Bisognerebbe informarsi”.
Mario Giarrusso: “Nemmeno il Papa è infallibile”. Laura Bignami: “C’è il verbale, ne avevamo discusso in assemblea”.
Giovedì 10 ottobre, ore 14.30. Cortile di Montecitorio.
Capannelli di deputati M5S. Mimmo Pisano, primo scomunicato per un emendamento fuori asse (quella volta era il Durt per le imprese): “Non mi aspettavo potesse risuccedere su una questione così lineare”.
Adriano Zaccagnini, fuoriuscito dal gruppo e già polemico sullo ius soli: “Hanno gettato la maschera. Sono di destra”.
Alessandro Di Battista (un passato da cooperante) è lì dietro: scherza e ride con i deputati della Lega.
Giorgio Sorial (figlio di immigrati egiziani): “Serve una legge organica, ma è stato un autogol”.
Paola Pinna (già in rotta con i colleghi): “Visto? Prima o poi, su un argomento o sull’altro, sono tutti scontenti”.
Giovedì 10 ottobre, ore 16.20. Transatlantico del Senato.
Grillo ha appena pubblicato un secondo post: dice che è obbligatorio votare su tutto ciò che non è scritto nel programma e che comunque si vedrà nella prossima legislatura.
Luis Orellana si domanda: “Quindi io che sto in commissione Esteri vado in vacanza? Nel programma non c’è nulla”.
Giovedì 10 ottobre, ore 20.00. Aula dei Gruppi della Camera.
Assemblea con i deputati. Per la prima volta toni pacati e riflessivi. Nessuno critica i due senatori. Piuttosto, se si votasse, andrebbero contro Grillo e Casaleggio. Ma è troppo. Forse sarà la Rete a decidere qual è la posizione del Movimento sull’immigrazione. A meno che non si decida che è troppo rischioso anche quello.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
LA SCONCIA GIUSTIFICAZIONE DI GRILLO E CASALEGGIO: CONTA IL MARKETING ELETTORALE, NON LA VITA DI UN BAMBINO
È la legge del mare. È la legge di Dio. È la legge degli uomini da prima che ogni legge sia mai stata scritta.
Salvare un uomo in mare.
Non c’è nemmeno da spiegarlo, mancano le parole. Provate solo ad immaginare che succeda a voi. Siete in barca, vedete qualcuno che sta annegando e che vi chiede aiuto. Un ragazzo, una donna che annega a pochi metri da voi.
Sareste capaci di lasciarlo morire sotto i vostri occhi?
Gli chiedereste — di qualunque religione, partito politico, di qualunque razza voi siate — da dove viene e a fare che cosa o gli gettereste prima un salvagente?
Vi buttereste voi stessi, quasi certamente. Non è una regola, è istinto.
È ineludibile afflato di umanità . È quel che distingue gli essere umani dalle bestie, e non sempre perchè spesso la lezione arriva dagli animali.
Ecco. Si fa moltissima fatica a dare un giudizio politico della censura di Beppe Grillo e dell’ideologo Casaleggio ai parlamentari cinque stelle che al Senato hanno proposto e poi votato un emendamento che dice questo: chi trova una persona in mezzo al mare può soccorrerla senza rischiare di commettere reato.
«Non li lasceremo più morire. Più sicurezza e umanità », hanno scritto Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, i senatori cinque stelle poi sconfessati con durezza dal Capo.
Si fa fatica a dare un giudizio politico su chi pensa ai suoi elettori — al suo consenso attuale ed eventuale — prima che ai morti.
«Se avessimo proposto di abolire il reato di clandestinità avremmo ottenuto dei risultati elettorali da prefisso telefonico», si legge nella risoluzione pomeridiana del blog sovrano, la voce del Padrone.
Non ci sarebbe convenuto, non ci conviene.
Quindi ora scusate se ai cinici sembrerà demagogia ma provate a pensare ai trecento morti in fondo al mare di Lampedusa, al morto «numero 11, maschio, forse anni 3», che se fosse stato vivo sarebbe stato clandestino anche lui, e perseguibile chi avesse salvato quel bambino di tre anni dal mare.
Provate a dire se vi sembra degna di un essere umano una legge che sanziona chi soccorre un bimbo in mare, chiunque quel bambino sia perchè questo e solo questo è: un bambino.
Provate adesso a dare un giudizio politico a due leader politici che pretendono di rinnovare la politica e il Paese e intanto dicono questo: soccorrere uomini e donne in mare «è un invito ai clandestini di Africa e Medio Oriente ad imbarcarsi, ma qui un italiano su otto non ha i soldi per mangiare».
Quindi non vengano, o se vengono affoghino. Servirà da lezione agli altri.
La Lega ha applaudito Grillo con osceno entusiasmo.
Il Pdl, in una sua buona parte, si è accodato. L’emendamento è passato coi voti di altri Pdl, di Scelta civica di Sel e del Pd, oltre che dei quattro senatori cinque stelle in commissione.
Niente affatto pentiti, questi ultimi. Immediata assemblea del gruppo, questa volta stranamente non in streaming. Giornalisti e militanti fuori dai piedi.
Il tema immigrati non era nel programma, è l’argomento del fedelissimi al capo: gli eletti devono attenersi al mandato e non prendere iniziative personali.
Ma, domandiamoci, ci sarà una ragione se non c’era una parola, neanche una, sul tema dell’immigrazione e delle leggi sui clandestini nel programma di Grillo, molto netto invece nel proporre — per esempio— un referendum sull’uscita dall’euro.
Poco a poco si delinea un profilo politico che pure era chiaro, ma che ha confuso una buona parte dell’elettorato di sinistra attratto dai temi sacrosanti del rinnovamento e dello strapotere corrotto della casta.
Questa roba con un’Italia migliore non c’entra. È un calcolo, una strategia di marketing elettorale di ambigua origine e di sempre più nitido approdo.
Ma di nuovo: dare un giudizio politico, in un caso come questo, è troppo onore.
«Non li lasceremo più morire», non è una posizione politica, è la declinazione di un essere umano.
Chi preferisce che anneghino faccia i conti con se stesso e certo poi, se crede, anche col suo elettorato
Concita De Gregorio
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
RADICALI E MISSINI SPESSO CONDIZIONAVANO LE SCELTE, I COMUNISTI GOVERNAVANO DALL’OPPOSIZIONE, AI GRILLINI, AUTOESCLUDENDOSI, NON INTERESSA CAMBIARE UN BEL NULLA
Come non detto. Anzi, no.
L’emendamento dei senatori 5 Stelle Buccarella-Cioffi sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina era davvero una svolta, nel metodo e nel merito.
E infatti, per bloccarla, per sputtanarla, intervengono ora i massimi vertici, il Leader e il Gran Maestro del Grillismo, Grillo e Casaleggio.
Chiaro una volta per tutte.
A Grillo e a Casaleggio non interessa entrare in gioco: i radicali con quattro deputati condizionavano la politica italiana sulle loro battaglie, il Pci governava dall’opposizione, perfino il Msi protestava contro l’esclusione dall’arco costituzionale.
Qui invece c’è un movimento votato da otto milioni di italiani che si autoesclude volontariamente, che congela i suoi voti, sotterra i suoi talenti nell’ipotesi che stare fermi paghi elettoralmente.
A Grillo e a Casaleggio non interessa cambiare le cose.
Interessa raccogliere i voti, a sinistra e a destra, “perchè se avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.
Ah, ecco, quando si dice le battaglie di principio.
E l’idea che il M5S e i cittadini che lo hanno votato siano “un’unica entità ” sventolata come il dogma della divina Trinità .
Non è così: il voto in democrazia non presuppone mai un’identificazione totale, è uno strumento umile, imperfetto, è una dannazione perchè nell’angolo si annida sempre la fregatura.
E può essere ritirato e capovolto nel suo opposto in ogni momento, come staranno facendo ora tanti elettori di Grillo disgustati.
Peccato: una classe politica come la nostra non si merita proprio questa opposizione di comodo, incapace di incidere.
Ha prodotto con i suoi sbagli colossali l’ondata di protesta e di antipolitica e ora può stare tranquilla.
Per Grillo, infatti, rappresentare il 25 per cento o una percentuale da prefisso telefonico è la stessa cosa.
Nelle sue mani non valgono nulla.
Marco Damilano
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Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
L’EMENDAMENTO NON SI PUO’ RITIRARE: “NECESSARIO CHIARIMENTO CON LUI”…. LA PROSSIMA SETTIMANA INCONTRO TRA GRILLO E I PARLAMENTARI CINQUESTELLE
Beppe Grillo si confronterà con i gruppi parlamentari sul caso immigrazione clandestina la prossima
settimana e verrà chiesto anche il parere degli attivisti attraverso la rete.
Ad annunciarlo al termine della riunione tra gli eletti M5S è il capogruppo alla Camera Alessio Villarosa che puntualizza: “L’emendamento non si può ritirare”.
Il riferimento è al testo voluto da due senatori del Movimento Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina.
Un emendamento che è stato approvato in Commissione Giustizia al Senato ma da cui l’ex comico e Gianroberto Casaleggio hanno preso le distanze.
Si tratta, hanno scritto sul blog del leader M5S, di una “posizione del tutto personale” che “non faceva parte del programma votato da otto milioni e mezzo di elettori” . Il post, che secondo Villarosa è stato “impulsivo”, ha suscitato numerose critiche da parte degli eletti.
Nel corso della riunione, ci sono stati trenta interventi, ciascuno di due minuti.
Ma dopo due ore nella sala conferenze di Montecitorio, 156 parlamentari (106 deputati e 50 senatori) decidono di non decidere: “E’ una questione troppo delicata e non può esaurirsi in due ore. Ci dormiamo sopra e riprenderemo a parlarne”.
Di certo — a giudicare dalle prime indiscrezioni — i parlamentari del Movimento, sulla legge Bossi Fini, si confronteranno con Grillo prima di assumere le prossime decisioni. “Sicuramente ne parleremo anche con Beppe, per il momento nessuna decisione e nessuna votazione”, conferma un parlamentare all’uscita dall’assemblea.
“La riunione è stata tranquilla, ci siamo confrontati come al solito. Grillo? Verrà è tanto tempo che non lo fa e ci parleremo, anche di questo”, dice Andrea Cecconi che osserva: “Il problema è stato con la rete, andava preparata ad una notizia come questa. Si è trovata di fronte ad un fatto i cui contorni erano difficili da capire. Insomma si poteva preparare e spiegare tutto un po’ meglio”.
“E’ vero che la questione dell’immigrazione non era nel programma elettorale ma in quel momento non c’era l’emergenza immigrati”, spiega il deputato Mattia Fantinati uscendo dalla riunione.
E aggiunge: “Ma non possiamo non prendere posizione su argomenti che interessano nel vivo la vita del Paese. Forse — continua — c’è stato un problema di comunicazione: non sono state ben comprese le ragioni che hanno portato a proporre questa modifica che non è, però una cancellazione della Bossi-Fini. Anche per Fantinati “non c’è alcuna spaccatura fra di noi e ognuno sulla questione la pensa come crede. L’importante — conclude — resta prendere una posizione condivisa dalla maggioranza”.
Durante la riunione, però, sono sono mancate le polemiche nel merito nel metodo seguito da Grillo.
Prima dell’inizio della riunione, Maurizio Buccarella si era mostrato sereno e sicuro che ci sarebbe stato un chiarimento “anche sulle dinamiche nei gruppi in Parlamento per affrontare quei temi che non rientrano nei 20 punti del programma”.
Ma i senatori sono soprattutto infastiditi dal post Grillo-Casaleggio.
Un post che Buccarella ha definito “non saggio e non pensato sufficientemente”. Anche se parla di “esperimento” e quindi, ha concesso, “anche loro, a modo loro, stanno cercando di costruire questo esperimento…”.
E quindi, è il senso, si può sbagliare. Toni concilianti e sereni anche se, secondo quanto si apprende, sono molti i deputati che pretendono a questo punto delle “risposte a tutte le domande che ci poniamo oggi”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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