Giugno 14th, 2013 Riccardo Fucile
“NEL CODICE DI COMPORTAMENTO NON C’E’ IL TREATO DI CRITICARE IL LEADER”
«Se la cacciano, me ne vado anch’io». Reagisce d’istinto Lorenzo Battista. Stupito, arrabbiato,
indignato da una prospettiva che non capisce e che considera catastrofica per il Movimento.
È per strada, davanti al Senato.
Si ferma: «Davvero? Devo riflettere».
Perchè il caso di Adele Gambaro, la senatrice sul punto di essere espulsa, rischia di essere esplosivo.
E il più giovane senatore di questa legislatura, informatico triestino dalle idee chiare, stavolta è davvero oltre la preoccupazione.
Preoccupazione che qualche minuto dopo sfocerà in rabbia alla drammatica riunione dei senatori a Cinque Stelle.
Pare che propongano l’espulsione della senatrice Gambaro.
«E chi la proporrebbe? Non ne so nulla».
L’iniziativa viene annunciata dai suoi capigruppo Nicola Morra e Vito Crimi.
«Ecco, giusto, lo vengo a sapere a mezzo stampa. E per cosa la proporrebbero?».
Morra dice che ha procurato danno al gruppo.
«Ma in che modo? Cosa vuol dire sostenere che si è messa contro il movimento? Ha detto che è a favore delle centrali nucleari? Ha votato un provvedimento contro il gruppo? Niente di tutto questo e allora? È incredibile. E poi Morra doveva essere il capogruppo di tutti, non mi sembra che lo sia. Aveva detto che siamo 53 fratelli. Bene, io non voto l’espulsione di mio fratello».
Non sono piaciute, sembra di capire, le critiche a Grillo e ai suoi toni.
«Ah ecco, allora introduciamo nel nostro codice di comportamento il reato di parlare male di Grillo. Dai, ora stiamo davvero esagerando».
Le condivide le critiche a Grillo?
«Ma di cosa state scrivendo da tre giorni? Me lo dice? Di Grillo, naturalmente, e dei suoi post. Vorrei averlo qui di fronte a me Grillo e dirglielo: di cosa parla la stampa da tre giorni? Perchè non scrivi post sulle attività dei parlamentari? Non capisci che così oscuri il nostro lavoro?».
Da qualche tempo pare che tra i Cinque Stelle non sia più consentito parlare liberamente. Ogni critica, una minaccia di espulsione. Eppure la libertà di espressione dovrebbe essere garantita anche dalla Costituzione, no?
«Ma noi siamo oltre, abbiamo fatto la Costituzione a 5 stelle. Ma per favore».
In molti sembrano essere sulle sue posizioni. Il rischio scissione è chiaro.
«Se vanno avanti così è chiaro che c’è un pericolo reale di spaccatura del Movimento».
Ma secondo lei il gruppo la voterà l’espulsione?
«I senatori sono sicuro che diranno no».
E i deputati?
«Questo non lo so. Vedremo».
C’è ancora uno spazio per discutere dentro il Movimento?
«Ha sentito cosa ha proposto l’altro giorno la deputata Laura Castelli?».
Cosa?
«Ha chiesto che i parlamentari possano dire soltanto quello che decide l’assemblea. Ha capito a che punto siamo?».
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 14th, 2013 Riccardo Fucile
LA SCISSIONE DEI RIBELLI: VERSO UN GRUPPO AUTONOMO AL SENATO…. TRA URLA, PIANTI E ABBANDONI IERI SERA SI E’ ALLARGATO IL DISSENSO
La prova di forza è compiuta. Da ieri Adele Gambaro è candidata all’espulsione.
Il processo, istruito in gran fretta dall’ala dura, è in programma per lunedì pomeriggio, anche se l’ultima parola spetterà al web.
A Palazzo Madama, nel corso di una drammatica riunione, urla e porte sbattute fanno da sfondo a una frattura insanabile.
La linea dello scontro, fortissimamente voluta da Beppe Grillo, frantuma il Movimento e pone le basi per una scissione.
Una piccola pattuglia di senatori, infatti, è in contatto con ambasciatori del Pd.
L’obiettivo è raccogliere informazioni per costruire un gruppo autonomo. Come alla Camera, dove i dissidenti si sono dati appuntamento per martedì.
È la dead line, poi alcuni di loro potrebbero mollare gli ormeggi e salutare il porto grillino.
Eppure, secondo il quartier generale cinquestelle, non sarebbe dovuta finire così.
Gli ambasciatori avevano ideato un piano per siglare un armistizio. Prevedeva un incontro tra Beppe Grillo — in missione romana — e la senatrice Gambaro.
L’autocritica della parlamentare avrebbe chiuso il caso, a favore di telecamere e in nome del bene supremo del movimento. «Poche ore fa la senatrice ha incontrato Morra. Eravamo d’accordo — rivela un falco — poi ha subito pressioni e si è sfilata».
La questione è in realtà parecchio più complessa.
Perchè il leader da giorni cerca il braccio di ferro. Lo desidera. In nome della chiarezza preferisce affrontare una scissione.
«Chi non ci merita va stanato», gli sussurrano i duri e puri. Alla fine sono Morra e Crimi a mettere all’ordine del giorno la cacciata. Preannunciata da un secco tweet di Grillo: «Gambaro a giudizio».
L’accusa alla senatrice è di aver consegnato ai media «analisi politiche attaccando Grillo» e mettendo così in atto «un’azione lesiva dell’immagine e dell’attività del M5S».
Da ieri, chi vota contro l’epurazione vota contro il Fondatore.
Il problema è che la maggioranza dei senatori si batte da giorni contro misure così drastiche e ha assistito incredula all’accelerazione.
Quando inizia a circolare voce del processo, quasi tutti cadono dalle nuvole.
«Espulsione? Lo può scrivere fin d’ora — non si nasconde Maurizio Romani — io non voto contro di lei». Come lui, tanti altri.
Lo scontro è stato feroce e ha sfibrato l’infinita assemblea di Palazzo Madama.
Urla, lacrime, volti stravolti. Sul calar della serala porta della sala riunioni non riesce a trattenere l’appello di uno dei presenti, quasi disperato: «Ragazzi, vi prego, fermiamoci un attimo. Sospendiamo l’incontro. Così ci facciamo solo del male».
Vanno avanti ancora per ore. Senza risultati. E infatti l’incontro proseguirà stamane.
Ma alcuni strappi si sono già consumati e assomigliano a scelte definitive.
Perchè a summit in corso sbattono la porta i senatori Lorenzo Battista, Paola De Pin, Rosetta Blundo, Cristina De Pietro e Ivana Simeoni. Si lasciano alle spalle il gruppo.
Quello che alcuni cinquestelle intendono abbandonare.
Qualche senatore, riservatamente, ha chiesto consiglio ai più esperti colleghi del Pd. Hanno preso nota delle procedure per dar vita a un nuovo gruppo, informandosi anche delle eventuali risorse che avrebbero a disposizione.
Laura Puppato sembra confermare: «Gli addii? Sono diverse le persone a disagio».
La senatrice del Pd, d’altra parte, sogna fin dall’avvio della legislatura un governo del cambiamento con i grillini.
Anche alla Camera tira aria di resa dei conti.
Il caso Gambaro, in fondo, è il vero spartiacque del movimento. Alcuni deputati sono pronti a lasciare, forse già martedì. E molti altri difenderanno apertamente Adele.
Uno è Tommaso Curro: «Ha esercitato un suo legittimo diritto, quello di esprimere un dissenso. Posso avere qualche dubbio sui toni, ma sui contenuti condivido».
L’ala dura però tira dritto, come dimostra il capogruppo Roberto Nuti: «Certo che sono per l’espulsione, abbiamo perso già troppo tempo ».
Tommaso Ciriaco
(da “la Repubblica“)
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Giugno 14th, 2013 Riccardo Fucile
BERLUSCONI AVREBBE PRONTA UNA LISTA SI 12 DEPUTATI GRILLINI… IL CENTROSINISTRA APPROCCIA SU PIU’ FRONTI
Operazione piranha. Per spolpare il Movimento 5 Stelle.
Le profezie di autodistruzione dei grillini nell’arco di una sola legislatura (il senatore Bartolomeo Pepe dixit) hanno di nuovo trasformato in un suk il cortile di Montecitorio e i tristi e sabaudi anfratti di Palazzo Madama.
Come ai tempi di Scilipoti e Razzi, i due dipietristi passati armi, bagagli e debiti con Berlusconi. Un esempio, non a caso.
Perchè, incredibile a dirsi, anche il Cavaliere avrebbe attivato un canale per attirare nella nuova ma ancora presunta Forza Italia 2.0 una dozzina di grillini.
La rivelazione arriva da un pidiellino che ha parlato con B. appena lunedì scorso, ad Arcore: “Al presidente è stato riferito che ci sono almeno una ventina di grillini con simpatie per la destra e la sua lista ha già dodici nomi”.
La fonte sorride e si concede una battuta: “Quella sporca dozzina”.
Il prezzo da pagare, ovviamente, stando alle indiscrezioni, è sempre lo stesso: la garanzia del seggio alle prossime politiche, anticipate o no.
Così di capannello in capannello, alla Camera, circola un nome certo di destra tra i 107 parlamentari pentastellati.
Quello di Walter Rizzetto, manager di 37 anni della provincia di Udine.
Il suo peccato originale è la provenienza dal Fuan, il movimento universitario dei postmissini. Probabilmente lui nemmeno sa di questo pseudo-corteggiamento.
O forse sì, dal momento che spiegano: “Rizzetto è quello che parla sempre con Crosetto”. Ossia il gigante Guido Crosetto, ex deputato berlusconiano oggi leader in condominio con Giorgia Meloni dei Fratelli d’Italia, formazione di destra tirata in ballo per una Cosa nera che dovrebbe fare da pendant alla rinata Forza Italia.
Solo veleni? Fatto sta che la strategia dei piranha del Pdl è partita da qualche giorno.
Come conferma un frammento di Omnibus notte di martedì scorso, su La7, quando a sorpresa il berlusconiano Antonio Leone, già vicepresidente della Camera, ha difeso il lavoro dei grillini in aula: “Non è vero che non fanno nulla, oggi per esempio hanno votato con la maggioranza tutti i provvedimenti discussi. Non avevo mai vissuto una giornata così unanime nella mia carriera da parlamentare”.
Il piranha prima si avvicina, poi ti accarezza, infine ti spolpa.
Del resto è il nuovo clima di apertura dei grillini a favorire i contatti, non solo con i giornalisti
Il grosso delle “bancarelle” del nuovo suk sta soprattutto nel recinto del centrosinistra.
Il sogno di un governo diverso non è mai tramontato. Anzi.
E a coltivarlo non sono i soliti Civati o Puppato, ambasciatori filogrillini del Pd.
Un fronte permanente di attenzione ha le insegne di Sel.
Obiettivo: un ribaltone nel nome delle maggioranze variabili (a proposito, la prossima settimana ci sarà la mozione sugli F-35).
Dice un vendoliano a microfoni chiusissimi: “Letta potrebbe guidare un governo anche con noi e venti grillini al posto del Pdl al Senato. Se Berlusconi fa il matto, non andiamo a casa”.
Le obiezioni del cronista incredulo non fermano il ragionamento.
E Napolitano che minaccia le dimissioni qualora dovessero saltare le larghe intese? Risposta: “Si dimettesse pure, faremo un nuovo capo dello Stato e stavolta non commetteremo gli stessi errori dell’altra volta con Prodi”. Non solo.
Un governo coi grillini a guida Letta? Seconda e ultima risposta: “I lettiani si stanno già muovendo per mettere in sicurezza il premier. Non è fantapolitica. E per noi di Sel, in questa fase, è più facile dialogare con Letta che con Renzi”.
Ecco cosa è Montecitorio.
Il regno dell’impossibile. A parole.
Da Sel al Pd, la scena non cambia.
Se prima l’obiettivo era di racimolare almeno dieci grillini al Senato, adesso si ragiona già su un nuovo partito a Palazzo Madama.
Sulla stessa Gambaro, la senatrice dello “scandalo” di queste ore, girano voci di una presunta e vecchia militanza tra i democratici.
Nel partito del fu Bersani si nutrono speranze su una spaccatura a metà del gruppo grillino dei senatori.
“I ventidue che hanno votato contro il nuovo capogruppo sono di fatto un altro partito. A questo punto bisogna capire quale può essere il punto di approdo”.
La sensazione è che la politica degli incontri segreti, avviata durante il preincarico a Bersani, sia ricominciata.
In ogni caso, da destra a sinistra ognuno vuole avere i suoi grillini.
Persino Giacomo Portas, eletto nel Pd ma leader dei Moderati di centrosinistra. Portas è un tipo molto sveglio.
I suoi estimatori dicono che abbia un naso infallibile. Dice: “Anche io ho i miei contatti con il Movimento 5 Stelle. La mia forza prende il dieci in Piemonte e il cinque in Campania. Leggi qua”.
Segue lettura di un foglietto su cui sono appuntati i nomi di alcuni comuni campani, con la percentuale raggiunta dai Moderati”.
Continua Portas: “Questo è il momento dei contenitori dove raccogliere i grillini in libera uscita. Io sto qua, sono la sinistra civica del Pd, e qualcuno di loro verrà con me. No, non ho problemi, scrivi pure il mio nome”.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 13th, 2013 Riccardo Fucile
TRA POCHI GIORNI PARTIRA’ PER UNA TOURNEE CHE LO TERRA’ LONTANO DALLE VICENDE ITALIANE: SOSPIRO DI SOLLIEVO DEI PARLAMENTARI CINQUESTELLE CHE PENSANO AL NUOVO SITO DEI GRUPPI, DISTINTO DA QUELLO DI GRILLO
In psicanalisi si parla di «uccidere il padre» per liberarsi di una figura fondamentale, che ti ha dato la vita, ma che rischia di soffocarti con la sua presenza ingombrante.
Qualcuno dentro il Movimento 5 Stelle sta pensando che è arrivato il momento.
Niente di troppo traumatico, ma una separazione di fatto è necessaria per diventare adulti e Beppe Grillo, con la sua irruenza e la sua straordinaria passione, rischia di diventare un peso, dopo essere stato il motore fondamentale.
Del resto qualcuno sussurra che lo stesso Grillo sia stanco, sopraffatto da una creatura che non risponde più ai suoi comandi, che si ribella come un adolescente inquieto.
E così sono destinati a crescere gli spazi di autonomia reciproca.
A questo serve il nuovo portale che sta per nascere, tutto dedicato ai parlamentari, che sarà separato dal blog di Beppe Grillo e si affiancherà al terzo polo del sistema, la piattaforma pluriannunciata per la condivisione delle proposte di legge con la Rete.
Un divorzio telematico che va nella stessa direzione di un’altra notizia sorprendente: Beppe Grillo è in partenza per un nuovo tour.
Niente tsunami questa volta, perchè il leader del Movimento vuole tornare per qualche tempo quello che è stato per molti anni: una macchina da palcoscenico, un attor comico che mischia la verve satirica alla denuncia politica.
E lo farà in Australia, dove vive uno dei suoi cinque figli, e dove approderà tra pochi giorni per una tournèe, la prima dopo l’opera teatrale «Beppe Grillo is back», del 2010.
Voglia di prendere una boccata d’aria fresca all’estero e allontanarsi dalle troppe polemiche nostrane?
Desiderio di tornare a cimentarsi con la sua vera natura di attore?
Preannuncio di un disimpegno dalla politica attiva?
Per ora non è dato sapere, anche se Grillo è atteso a Roma a giorni (qualcuno dice già oggi) per parlare con i parlamentari.
Potrebbe essere l’ultimo atto politico, prima della vacanza-tournèe.
Un gesto che sancisce un divorzio tardivo o il primo passo di un lungo addio.
Nel 2010, l’inesauribile show man si produsse nella sua prima tournèe all’estero, «Incredible Italy», che lo portò a Londra, Parigi, Monaco, Bruxelles e da cui trasse il racconto «Un Grillo mannaro a Londra».
Tra i temi trattati, ecologia, cultura e crisi finanziaria.
Grillo si lamentò, all’epoca, della scarsa eco mediatica in Italia del tour, mentre «per l’affetto che mi mostravano fuori, a un certo punto mi è sembrato di essere scambiato per Garibaldi».
Grillo, prima di tornare in battaglia, si ritemprò nella sua Caprera, contento di «aver lasciato uno stagno immobile, una realtà congelata intenta a osservare il proprio ombelico».
Intanto, nella «tomba maleodorante», come la definisce Grillo, molti parlamentari a 5 Stelle attendono con ansia il varo del nuovo sito.
Un progetto voluto da Gianroberto Casaleggio, con lo scopo di sottrarre i progetti e le dichiarazioni dei parlamentari alla gogna dei commenti (che resteranno solo sul blog di Grillo). Ma anche un’occasione voluta e rivendicata dai parlamentari per diventare autonomi ed avere uno spazio tutto loro.
Desiderio che sarà esaudito, ma a metà .
Perchè il nuovo sito avrà comunque un link sulla madre di tutti i blog del Movimento, quello di Grillo.
Perchè, di fatto, quello resta l’organo ufficiale: circostanza sancita anche dalla presenza sul logo della scritta beppegrillo.it.
Ma è comunque un primo passo per poter separare le due strade e i due modi di esprimersi. Così come è in forte ritardo, e la questione è fonte di molti mugugni, l’arrivo dell’ormai mitica piattaforma informatica che dovrebbe portare a condividere i progetti di legge con la Rete. Racconta Aris Prodani: «Io, come tutti i parlamentari, ho firmato un impegno per consentire ai miei elettori di partecipare al processo di formazione delle leggi. Se una proposta o emendamento è condiviso dal 20 per cento della Rete, abbiamo l’obbligo di trasformarlo in un atto parlamentare. Ma questa piattaforma non arriva: e io cosa dico ai miei elettori?».
La piattaforma potrebbe rendere più facile il processo di consultazione della Rete, che ora è affidato al blog di Grillo e che è ancora farraginoso e costoso.
Sottoporre al voto rapido della Rete alcune questioni delicate, potrebbe ridurre la portata di certe assemblee monstre, che durano ore e partoriscono dibattiti e polemiche infiniti.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 13th, 2013 Riccardo Fucile
LE SENATRICE RIBELLE NON MOLLA E NON INTENDE ANDARSENE DAL GRUPPO…. E I TALEBANI NON POSSONO RISCHIARE UN VOTO DEL GRUPPO PERCHE’ POTREBBE VINCERE LEI: IN TANTI NON VOTEREBBERO LA SUA ESPULSIONE
Uno scontro violentissimo, con accuse e controaccuse, il cui ultimo capitolo è una frase pesante
come un macigno, pronunciata dalla senatrice ribelle Adele Gambaro: «Se Grillo minaccia, lo denuncio».
L’inaspettata intervista tv della finora ignota parlamentare 5 Stelle continua a scuotere il Movimento.
La violenta reazione di Grillo, sorta di espulsione virtuale, non è piaciuta a molti parlamentari.
E ora il Movimento si trova di fronte a uno stallo pericoloso. Perchè la senatrice non recede. Persevera nelle sue accuse, «i toni forti di Grillo ci hanno fatto perdere le elezioni», e anzi chiede al leader di chiederle scusa. Inaudito. Non solo.
Nonostante i reiterati inviti a prendere le sue cose e trasferirsi nel gruppo misto, la Gambaro non demorde.
Atteggiamento che mette in grave difficoltà il Movimento.
Tanto che ieri Vito Crimi e Nicola Morra hanno convocato la senatrice e si è svolto una specie di psicodramma-processo per capire come risolvere la faccenda.
Già , perchè i parlamentari hanno opinioni diverse.
C’è chi è pronto a chiederne l’espulsione (anche alla Camera). Chi stigmatizza la forma ma condivide i modi. Chi la assolve senza tentennamenti.
In molti la vorrebbero fuori.
Ma come fare a espellerla? La procedura richiede il doppio voto, dell’assemblea e della Rete. Ma non è detto che basti la proposta di un singolo parlamentare.
Come è successo per la vicenda di Pietro Grasso, si potrebbe ritenere inopportuno un voto. Anche perchè il rischio è quello di fare una sorta di referendum pro o contro Grillo. Un boomerang.
E infatti Gambaro a sera si dice tranquilla: «Morra e Crimi mi hanno rassicurato. La mia espulsione non sarà sul tavolo».
Tra chi la difende c’è Francesco Campanella: «Sbagliano a chiederle di uscire, ha fatto bene ad esprimere le sue critiche. La diversità è importante. Grillo? È un passionale e questo in politica è un bene e un male».
Luis Orellana: «Le espulsioni non mi piacciono».
Aris Prodani: «Ha detto cose condivisibili, in modo un po’ brusco».
Maurizio Buccarella: «Ha sbagliato, ma voterei contro l’espulsione».
Tancredi Turco: «Espulsione? Ma di cosa parliamo? Reato d’opinione? Avrebbe dovuto parlare al gruppo, ma l’espulsione no».
Il reato lo enuncia una senatrice pasdaran: «Ha violato il primo comandamento: mai nominare il nome di Grillo invano».
«Siamo sotto attacco, dobbiamo difenderci – aggiunge Alberto Airola –, ci sono gli estremi per l’espulsione».
Eppure proprio Gambaro, fino a poche ore prima, era in lizza per andare in tv a rappresentare il Movimento: considerata «una signora distinta ed elegante», poteva parlare in modo convincente.
Non è andata così. Anzi, ora è «una che vale niente» e Grillo ne chiede le dimissioni. Ricordando che lei stessa, nelle dichiarazioni d’intenti, spiegava che si sarebbe dimessa in caso di disaccordo con il gruppo.
E aggiungendo, in un post notturno rivolto agli elettori del Movimento: «Fate sentire la vostra voce! Non potete credere che io, con l’aiuto di una srl e con un pugno di ragazzi in Parlamento, possa combattere da solo».
Ma perchè questa uscita di Gambaro contro Grillo?
Perchè non vuole restituire la diaria, fanno filtrare i pasdaran.
Perchè è in combutta con il Pd, dicono altri.
Dallo staff della Comunicazione della Camera gira una versione più dettagliata: si tratterebbe di vera e propria «compravendita».
«Gambaro è vicina al Pd, e si sta mettendo in atto quell’operazione di scouting che fu annunciata. È una cosa scientifica, a ogni svolta importante ci portano via un pezzo». Ma non solo.
La «compravendita» andrebbe avanti su due fronti. E così ieri girava una lista di venti parlamentari pronti a passare al Pdl.
Falso, ma il clima ormai è questo.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
LA RICERCA DI VISIBILITA’ ALL’ESTERO, PREMESSA DI UN TOUR MONDIALE CON CONTRATTI SUI DIRITTI TV…ANCHE UN GRUPPO DIMEZZATO RENDEREBBE SEI MILIONI DI EURO DI UTILI L’ANNO
Grillo non sopporta il dissenso.
Tutto è cominciato con le elezioni politiche, con quel risultato che Grillo non si aspettava e nemmeno desiderava.
Una vittoria piena del Pd con i Cinque stelle tra il 10 e il 15% sarebbe stato per lui il crogiuolo perfetto in cui gridare per i prossimi anni le solite parole d’ordine sulla casta, gli sprechi, la vecchia politica, e alimentare il malessere popolare che c’è, ed ha solide fondamenta nella vita reale.
L’aver difeso a spada tratta invece, con un partito al 24% e un gruppo parlamentare notevole e parzialmente controllabile, la linea dura del o da soli o niente, fino al consenso universale, gli è costato non pochi mal di pancia.
Nel suo blog ha deciso persino di eliminare la funzione «ordina i commenti per gradimento» perchè altrimenti la percezione sarebbe stata addirittura schiacciantemente contro il capo.
La situazione è poi peggiorata con i risultati delle amministrative, dove grazie alle preferenze conta più la persona che la leadership carismatica del capo: consensi dimezzati nei casi migliori e niente ballottaggi, o quasi.
Dati allarmanti soprattutto per i giovani neo-parlamentari che con questi numeri non saranno mai riconfermati.
Al crescere delle critiche alla linea monolitica del capo, sembra aprirsi un fuggi-fuggi estivo, alla ricerca di ospitalità altrove o in nuovi gruppi che diano qualche chance in più.
Facendo due conti, tutto sommato, un gruppo dimezzato porta comunque in casa Caseleggio circa 6-7 milioni netti e puliti all’anno.
Certo, si potrebbe discutere sul fatto che mentre l’ad di quell’azienda propugna l’azzeramento dei finanziamenti pubblici, poi chiude il suo bilancio da 6 anni a questa parte con l’80% di incassi da soldi pubblici prima dall’Idv e poi dai 5 Stelle.
Ma anche questa è la tipica coerenza italiana.
E sempre facendo due conti, anche con qualche accesso in meno, ma con un pubblico certamente più radicale e fedele alla linea, forse anche il blog di Grillo ne guadagnerebbe in termini di rapporto traffico-incassi.
La prossima scadenza elettorale con cui fare i conti però sono le Europee.
Un anno di tempo per epurare, snellire, fidelizzare, stringere tutti attorno al capo e ai temi da lui proposti.
Chi non è d’accordo vada pure via. Si perchè le elezioni europee sono le più complesse da condurre e vincere. Collegi ampi, con grandi differenze nei territori e nello stesso collegio, in cui conta e molto il radicamento.
In più le elezioni europee si affrontano con le preferenze e non solo con i voti di lista, e allora è importante lanciare per tempo gli uomini giusti.
Ed ecco pochi selezionati andare a lezioni di tv da Grillo e Casaleggio, e presentarsi a raffica in tutti i talk prima luoghi satanici da scomunica per rilanciare il verbo; la formula la solita: uno-a-uno, intervista frontale, niente dibattito e niente contraddittorio. Uno spot insomma.
Da cucire su misura per un rilancio ad hoc su Youtube o sul blog. Grillo punta ancora al 20%.
Ma in caso di ridimensionamento ha già pronto il piano B. I pezzi ci sono già tutti.
Il parlare solo con la stampa estera ha dato a Grillo una straordinaria visibilità , sempre sul confine tra leader politico, fenomeno mediatico e guru di una nuova società globale.
Una terza vita si apre per l’ex-comico genovese, che potrebbe rilanciare il messaggio di un movimento Cinque stelle che «avrebbe potuto» fare la rivoluzione ma i cui eletti «sono stati corrotti dalle stanze del potere» e lui «non ci sta più».
Da mesi ormai cresce il consolidamento delle relazioni con i gruppi Occupy e Indignados di tutta Europa, cui Grillo guarda con fervido interesse come macchina di rilancio, di comunicazione e di organizzazione, e che sarebbero il pubblico ideale per una tournèe mondiale, cui lui stesso comincia ad accennare.
Qualcosa in più di una semplice ipotesi, con le prime probabili date in Spagna, Grecia, Olanda, Danimarca e con uno sbarco anche in America: il tutto ovviamente accompagnato da contratti di ferro sui diritti televisivi.
Forse un nuovo libro accompagnerà e spiegherà questa nuova svolta, magari tradotto in più lingue: di certo, ultimamente anche i testi dei suoi discorsi stanno cambiando, almeno rispetto allo Tsunami Tour.
Linfa di nuovi autori? «Che bello quando queste piazze le riempivo sempre a pagamento, che nostalgia…» è frase ricorrente in tutti gli ultimi comizi elettorali a sostegno dei Cinque stelle.
Michele Di Salvo
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
SUL CURRICULUM DICE DI ESSERSI LAUREATA A SAN PIETROBURGO, POI MESSA ALLE STRETTE AMMETTE: “DI RUSSO CONOSCO SOLO TRE PAROLE”
Elena Bianchi, neo eletta al consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia per il Movimento 5
Stelle, sostiene di essersi laureata a San Pietroburgo, ma interrogata sull’argomento dichiara candidamente di non conoscere “più di tre parole in croce” della lingua di Dostoyevsky.
Udine Today ci dà notizia della polemica divampata in Rete sulla laurea (presa in Russia) della capogruppo grillina alla Regione Friuli-Venezia Giulia, Elena Bianchi.
Le perplessità di chi ha curiosato nascono dalle “tempistiche” elencate dalla capogruppo grillina in regione.
Come ha fatto? E come ha trovato il tempo? E quando è successo? La laurea è valida anche in Italia?
Elena Bianchi ha provato rispondere ai quesiti, ma le sue dichiarazioni non hanno convinto.
La “cittadina” sostiene di essere stata una studentessa-lavoratrice e di essersi recentemente laureata a San Pietroburgo.
Le accuse del “popolo della rete”, a cui il Movimento fa sovente riferimento sono chiare.
Per convincere di non aver mentito sul suo curriculum, avrebbe dovuto rispondere ad alcune domande, per esempio, quante volte è andata in Russia?
Dove ha dato gli esami?
Nel programma di studi c’è scritto a chiare lettere che bisogna sapere, condizione indispensabile, il russo parlato e scritto mentre lei afferma di sapere a malapena tre parole: come lo spiega?
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
POI AVVERTE: “SE GRILLO MI MINACCIA LO DENUNCIO”… BECCHI PERDE L’OCCASIONE PER TACERE: “SONO SCORIE”
La dissidente non è intenzionata a mollare. «Non ho assolutamente intenzione di passare al Gruppo Misto. Io sono ancora nel M5S e ci rimango finchè non dovessero decidere di espellermi», annuncia Adele Gambaro al termine della riunione congiunta delle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, a Montecitorio, Beppe Grillo «deve stare attento, non può fare così», ha continuato la senatrice.
«Non è più un uomo qualunque, rappresenta milioni di italiani. Io non ho offeso nessuno e sono stata offesa, pretenderò da lui pubbliche scuse».
E sull’ipotesi di espulsione, che i colleghi senatori – secondo quanto si apprende – non avrebbero intenzione di avallare, la senatrice Gambaro dice: «Non me ne voglio andare perchè i rapporti al gruppo al Senato sono buoni».
Il tutto mentre Grillo dal blog insiste: «Pochi mesi fa, prima di essere eletta, nelle sue dichiarazioni d’intenti Gambaro scriveva: “Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere”. Cosa è successo in questi mesi? Perchè la senatrice non rispetta quanto promesso “nero su bianco” agli attivisti che le hanno dato fiducia con il voto delle parlamentarie?».
Come dire, insomma: «Gambaro dimettiti».
Parole cui lei risponde inasprendo la sua posizione affermando: «se minaccia lo denuncio». E non solo.
A chi le chiede dei commenti al veleno apparsi sul blog, replica «Far intervenire la Digos? Ne devo parlare con il mio collaboratore che è un avvocato».
Su posizioni più miti nei confronti della collega, è l’ex capogruppo al Senato Vito Crimi. Che dopo un incontro con la Gambaro l’ha abbracciata pubblicamente.
Sul caso della «senatrice ribelle» è intervenuto anche Nicola Morra, nuovo capogruppo al Senato, che ha preso tempo spiegando che «al momento non ci sono in programma riunioni».
Niente espulsione dunque.
«Vorremmo acquisire elementi per conoscere bene e valutare con attenzione».
In serata però sono arrivate anche le dichiarazioni dell’ideologo non ufficiale del Movimento che in un’intervista a un settimanale ha detto: «Sono contrario alle espulsioni, che vadano via loro: sono scorie. Usano l’Ilva come pretesto, però secondo me vanno via per i soldi. Erano gli stessi che volevano tenersi in tasca la diaria».
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO PROGRAMMA UN NUOVO BLITZ A ROMA PER RIUNIRE I SUOI E TAMPONARE LA DIASPORA
Effetto Titanic. Un iceberg improvviso capace di disgregare il gruppo.
Le parole di Adele Gambaro, ascoltando i parlamentari Cinque Stelle, hanno la forza del colpo che non ti aspetti.
E che potrebbe far vacillare gli equilibri (precari). «Dimessa, tranquilla» sono gli aggettivi più ricorrenti per descrivere la senatrice. Anche per questo le sue parole sono suonate come «un fulmine a ciel sereno», sostiene un collega a Palazzo Madama.
Parole però meditate, al punto che – secondo quanto riferiscono fonti vicine al Movimento – incalzata da alcuni parlamentari per correggere il tiro, Gambaro avrebbe confermato la sua posizione con tenacia.
Tra i Cinque Stelle ci si interroga. Anche sulla reazione di Beppe Grillo.
In serata, il vertice tra senatori «per un confronto, non un processo», indetto per chiarire la direzione dei parlamentari. Si va verso un bivio pericoloso.
Aprire l’iter per l’espulsione potrebbe scoperchiare tutti i malesseri interni al gruppo.
La faglia dei delusi, ossia dei dissidenti ma anche di coloro che sempre più spesso si trovano costretti ad abbozzare una linea che condividono solo in parte, si è allargata.
Da quindici-venti persone in tutto a trenta-quaranta, con stime in ulteriore crescita. Un’accelerazione improvvisa nelle ultime settimane, con motivazioni che, secondo alcuni, si «rispecchiano nella presa di posizione della senatrice»: i post sulle istituzioni, le scelte dettate dai fedelissimi.
Il voto di ieri sul nuovo capogruppo al Senato con i parlamentari divisi in due schieramenti quasi uguali è la prova della ricerca di alternative all’interno del gruppo, diverse da quelle tenute finora. E proprio la scelta di non cambiare potrebbe essere tra le motivazioni che hanno spinto Gambaro – a distanza di qualche manciata di minuti dalla votazione – a fare il suo intervento ai microfoni di Sky.
Ipotesi, solo ipotesi. L’unica certezza, per ora, è che a finire travolta è la comunicazione. «Facciamo una grande fatica per veicolare i nostri discorsi ai contenuti e questi episodi spazzano via tutto il lavoro di giorni in un attimo – sbotta Claudio Messora, responsabile dello staff Cinque Stelle al Senato –. La diretta streaming per l’elezione del capogruppo è stata un successo, ma non se ne parlerà . Se ognuno dice quello che pensa senza seguire una logica di gruppo finiamo solo per essere autolesionisti».
Sul caso Gambaro Messora è secco: «Se gli stessi toni e le stesse battaglie che hanno portato 163 parlamentari nelle istituzioni ora infastidiscono, bisogna chiedersi per quale motivo continuare a stare nel Movimento».
Uscire dal pantano, ora, però, sembra sempre più complesso.
Più probabile che si vada verso una frattura. E un eventuale iter per l’espulsione della senatrice potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.
In questo caso – immaginano fonti vicine al Movimento – la discussione potrebbe portare allo scoperto un gruppo di persone, un nucleo che si staccherebbe in modo traumatico dando vita, numeri permettendo, a gruppi parlamentari autonomi.
Uno scenario apocalittico per i Cinque Stelle, che molti vorrebbero evitare.
Una soluzione caldeggiata sarebbe quella di dimissioni «volontarie» di Gambaro, seguendo quelle indicazioni che lei stessa aveva posto nel suo curriculum.
«Penso a un parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere», scriveva in vista delle Parlamentarie.
Sei mesi fa e prima di un’esternazione dai toni accesi. Ora per lei e per i parlamentari il dado è tratto. I nodi verranno al pettine presto, in pochi giorni, forse in tempo per il consueto vertice con Grillo, che si dovrebbe tenere nel giro di una settimana.
Una riunione che mai come ora si preannuncia infuocata. Intanto, c’è chi difende il leader: «Queste prese di posizione contro Beppe – dice la deputata Giulia Sarti – non ci fanno che male. Sono un modo di deresponsabilizzarci: i problemi sono nostri, del gruppo, e noi dovremmo essere i primi a volerli risolvere confrontandoci».
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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