Destra di Popolo.net

MARIONE, IL VIGNETTISTA LEGHISTA CANDIDATO ALLE PARLAMENTARIE M5S

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

MARIO IMPROTA, IL GRILLINO IN CAMICIA VERDE, ANTICIPA L’ALLEANZA TRA SEDICENTI SOVRANISTI

Mario Improta, in arte Marione, ha deciso di scendere in campo e affrontare la lotteria delle Parlamentarie a 5 Stelle.
Lui ha spiegato che lo ha fatto «perchè mi è stato chiesto dalle tante persone che mi seguono sui social». E non c’è dubbio che sia così visto che Marione è uno dei vignettisti più apprezzati dal popolo a 5 Stelle.
Classe 1972, nato a Reggio Calabria ma residente a Roma “da sempre”, Marione è laureato in Giurisprudenza ma di lavoro fa l’illustratore, il fumettista e il tatuatore.
In uno dei suoi libri può addirittura vantare la prefazione di Ferdinando Imposimato, esperto di complotti vicino al M5S recentemente passato a miglior vita.
A tutti è noto soprattutto per le sue vignette dove si impegna anima e corpo a fustigare il PD, il Governo, Berlusconi e tutti quelli che dicono qualcosa contro il MoVimento 5 Stelle.
Per certi aspetti non c’è custode più fedele dell’ortodossia pentastellata di Marione. Qualche tempo fa ricordava a tutti che “siamo nati da un Vaffanculo” e che bisognava continuare ad andare avanti su quella strada.
Chissà  cosa ne pensa Marione del nuovo corso del M5S e dell’ultimo vaffanculo di Grillo alla democrazia diretta.
Improta spesso e volentieri si lascia andare a vere e proprie invettive che molto poco hanno a che fare con la satira e la democrazia.
Il suo modo di interagire sui social è connotato dalla stessa violenza verbale che Grillo ha incarnato per lungo tempo.
E per questo motivo è quanto di più distante dal M5S di Di Maio, quello più democristiano, dai toni felpati e conclianti.
Del resto Marione condivide lo spirito a 5 Stelle che — dopo ogni tornata elettorale — porta i grillini ad insultare tutti quelli che hanno impedito l’affermazione del partito di Grillo.
Ad esempio dopo le amministrative di giugno 2017 Marione ebbe modo di farci sapere cosa pensava degli “infami” che non votano il MoVimento.
La propaganda di Marione è utile nel momento in cui il M5S “di lotta” è all’opposizione. Ma che ruolo potrà  giocare una volta al Governo? C’è chi teme che possa diventare Ministro della Cultura a 5 Stelle. Lui la prende con la consueta ironia.
E sembra quasi che Marione sia arrivato fuori tempo massimo. Di sicuro ha molti follower ma non sembra avere il profilo adatto per rappresentare in Parlamento il nuovo M5S.
Un Marione sarebbe andato bene cinque anni fa, quando il MoVimento ha imbarcato e portato in Parlamento personaggi curiosi come Bartolomeo Pepe, Carlo Sibilia, Tiziana Ciprini o Paola De Pin. C’è ancora spazio per la retroguardia dei pasdaran della rivoluzione del vaffanculo?
Molti si sono stupiti — ma non troppo — che tra i candidati alle Parlamentarie ci sia anche anche Gianluigi Paragone. Il conduttore de La Gabbia infatti in passato è stato direttore del quotidiano leghista La Padania (e vicedirettore di Libero). Per certi versi la storia politica di Paragone è quanto di più distante da quella di Marione e del M5S. E del resto Improta non perde occasione per sfottere Salvini e la Lega Nord. Il problema però è che Marione e la Lega Nord la pensano allo stesso modo su molte cose.
Marione definisce i buonisti “radical shit” e come la Lega Nord è contro lo Ius Soli (peccato che il M5S abbia presentato una proposta di legge analoga a quella del PD). Marione come Salvini se la prende con i “servi sinistri della globalizzazione”.
Quelli che vorrebbero sostituire il Popolo con gli immigrati. Ed è chiaro che su questo tema Improta è andato a scuola da Paragone e dal famoso servizio de La Gabbia sul Piano Kalergi.
Come la Lega Nord Marione vuole uscire dall’euro (oggi è giovedì e il M5S invece non ha ancora detto se uscirà  dall’euro o meno) e se la prende con “la melma euroinomane” che fa disinformazione “ventilando chissà  quali catastrofi se uscissimo”.
Siamo sicuri che con Marione in Parlamento l’uscita dall’euro non sarà  assolutamente traumatica, anzi sarà  del tutto indolore.
Come Matteo Salvini Marione è un vero patriota e ha paura di Soros. In una delle sue ultime vignette ritrae Emma Bonino con una pompa da bicicletta in mano pronta ad “estirpare” il patriottismo ad un’Italia indifesa.
Perchè tutti sanno che gli europeisti come la Bonino sono a favore dell’aborto e contro il nostro Paese. Non sappiamo se Marione riuscirà  a trovare il biglietto vincente della lotteria delle parlamentarie.
Quello che possiamo ipotizzare è che se venisse eletto Mario Improta potrebbe essere uno dei pontieri a 5 Stelle che potrebbero mettersi al lavoro per la creazione del Patto di Neanderthal tra Lega e MoVimento.
Comunque vada sarà  un successo.

(da “NextQuotidiano”)

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PARLAMENTARIE, ECCO I CANDIDATI M5S: MARIONE, PARAGONE E MAZZILLO

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

TUTTI GLI INSOSPETTABILI ENTRATI ALLA FACCIA DEGLI ATTIVISTI DEI BANCHETTI

C’è il vignettista Mario Improta detto Marione, che dice di averlo fatto «perchè mi è stato chiesto dalle tante persone che mi seguono sui social»; c’è Gianluigi Bombatomica Paragone, che ha deciso di cambiare mestiere dopo che La7 l’ha messo in panchina per La Gabbia; c’è persino Andrea Mazzillo, ex assessore della Giunta Raggi defenestrato per l’opposizione al concordato ATAC.
La carica delle parlamentarie M5S promette benissimo e darà  sicuramente spettacolo nei prossimi giorni fino al voto del 15 gennaio.
Già  l’anteprima ha suscitato un buon livello di perplessità  ieri, quando gli eletti del MoVimento 5 Stelle hanno cominciato a negare via nota stampa le difficoltà  del sistema Rousseau per le candidature nonostante i tantissimi commenti sul blog di Grillo di utenti che si lamentavano di non riuscire ad accedere al portale.
Ma il vero spettacolo deve ancora cominciare. Anche perchè si fonda su nomi assolutamente a sorpresa, come quelli di Gianluigi Paragone ed Emilio Carelli, mentre Dino Giarrusso, citato tra i candidati, non ha confermato.
Giarrusso è la iena che ha fatto i servizi sui casi Weinstein all’italiana, autore dell’inchiesta sulle accuse di molestie da parte di diverse attrici al regista Fausto Brizzi.
E a quanto pare si candiderà  anche l’attrice Claudia Federica Petrelli che proprio alle Iene aveva raccontato di molestie subite). Carelli invece è ex vicedirettore del Tg5 ed ex direttore di Sky Tg24.
Paragone è un caso molto interessante di studio per i grillini, soprattutto per gli attivisti dei banchetti: ex direttore della Padania, organo di partito della Lega Nord, poi assunto in RAI nelle lottizzazioni berlusconiane, è passato a Raidue e a La7 successivamente. Adesso è pronto a scendere in campo con i 5 Stelle dopo aver presentato gli eventi dei grillini.
Saranno della partita anche Giuseppe Mastruzzo, che dirige l’International Universiy College di Torino, e Marco Montanari, esperto di crisi internazionali e osservatore OCSE.
Ok anche a Elio Lannutti dell’ADUSBEF, spesso al centro di tante battaglie grilline. Sono i cosiddetti “indipendenti”, gli outsiders a cui il M5s ha chiesto di presentarsi per dare una mano al Movimento.
Per poter correre hanno dovuto anche loro registrarsi oggi e aderire al nuovo Statuto e al nuovo codice etico del Movimento, regole, assicura il candidato premier Luigi Di Maio, che il M5s si è imposto per dare “finalmente delle risposte a quella che è la questione morale, che si discute da 30 anni e passa in questo Paese”.
Con un nuovo Non Statuto e un nuovo Codice Etico e una nuova Associazione, la terza, a cui tutto il Movimento si riferisce, con tanto di organigramma scritto nero su bianco.
E con questi nuovi regolamenti tante novità  che ridisegnano il volto del movimento, sempre più “partito” e sempre meno “grillino”.
Le nuove regole affidano un ruolo preciso e codificato ai vertici del partito rappresentati dal Garante Vita Natural Durante Beppe Grillo e dal Capo Politico Luigi Di Maio che, tra l’altro, avranno l’ultima parola sulle candidature per il nuovo Parlamento. E sull’ingresso di soggetti esterni che potranno essere candidati e che poi potranno anche entrare in un eventuale governo pentastellato.
Le nuove norme consentono anche agli indagati di concorrere per un seggio, purchè i reati contestati non siano gravi o lesivi dei valori pentastellati, commessi con dolo.
Le nuove regole allargano le maglie per le ricandidature a Montecitorio dei deputati che hanno superato la soglia dei 40 e che in base alle vecchie norme avrebbero dovuto presentarsi solo al Senato.
Con l’introduzione della figura del Capo Politico arriva infine la maggiore e più importante modifica delle regole 5 stelle: la durata della carica può durare fino a dieci anni e viene riconfermata ogni cinque. Ma anche su questa regola, come per tutte le altre, nessun iscritto al Movimento è stato chiamare a dire la sua con un voto.
Con i primi responsi sull’accettazione delle candidature poi ci sarà  da andare a discutere in tribunale, dove verranno valutate tutte le questioni di questa particolare democrazia diretta da Beppe Grillo: il M5S ha fatto votare l’anno scorso uno Statuto dalla sua assemblea lasciando aperto il voto per un mese allo scopo di raggiungere un quorum che non è stato alla fine raggiunto.
Ma poi ha successivamente dichiarato che era tutto ok.
Dopo le cause in tribunale, ha buttato a mare lo statuto votato approntando per gli iscritti un modulo da accettare per essere iscritti a una nuova associazione, senza lasciar esprimere gli iscritti.
E questa è soltanto una delle tante debolezze delle nuove regole del M5S: ci si aspetta un bello spettacolo nei tribunali.

(da “NextQuotidiano”)

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COERENZA GRILLINA: IL TRITOVAGLIATORE CHE NON DOVEVA ARRIVARE A OSTIA E’ IN FUNZIONE AD OSTIA

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

A MAGGIO 2017 GARANTIVANO: “MAI E POI MAI PERMETTEREMO L’ARRIVO DEL MACCHINARIO PER I RIFIUTI”

«Il tritovagliatore non arriverà  mai a Ostia»: era il 12 maggio 2017 quando Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Assemblea Capitolina, e Giuliana Di Pillo, all’epoca non ancora presidente del X Municipio pubblicavano una nota congiunta anche su Facebook per spiegare che mai e poi mai il MoVimento 5 Stelle avrebbe permesso l’arrivo del macchinario per i rifiuti nella sede AMA di via dei Romagnoli.
Un impegno ribadito anche durante la campagna elettorale in più occasioni, corredato da insulti a chi sosteneva il contrario.
Da ieri il Tritovagliatore a viale dei Romagnoli, nel X Municipio, è in funzione.
Verranno lavorate cento tonnellate al giorno di rifiuti provenienti dal X municipio dalle 6 alle 12 fino a quando l’ emergenza rifiuti sul territorio non sarà  rientrata.
E Giuliana Di Pillo, che sulla sua pagina Facebook all’epoca postava dichiarazioni che dicevano tutt’altro, insieme al suo assessore Alessandro Leva oggi dice: “Le criticità  palesate in questi giorni sull’enorme quantità  di rifiuti nel X Municipio hanno determinato l’attivazione dalla giornata odierna del tritovagliatore. Abbiamo effettuato un sopralluogo presso la sede AMA di Viale dei Romagnoli per assistere alle fasi di lavorazione dei rifiuti senza riscontrare gli effetti maleodoranti e rumorosi che in questi mesi hanno disegnato lo scenario catastrofico dell’utilizzo del mezzo meccanico. La campagna prevede la lavorazione dell’indifferenziata dalle ore 6 alle ore 12 per un totale giornaliero di 100 tonnellate di rifiuti del solo territorio del X Municipio e per la durata dell’emergenza. Il prodotto pretrattato consiste nella tritatura e separazione in parti piccole e grandi, e di ulteriore materiale metallico gestito con la fase ordinaria. Il risultato del primo trattamento dei rifiuti viene subito conferito nei cassoni e, senza che restino accumuli nello stabilimento, trasferito da un’impresa privata presso la sede di Chieti che provvede alla fase successiva di trattamento. La gestione ordinaria del pomeriggio continua nello smaltimento presso i TMB di Rocca Cencia, Salario e Malagrotta. Il temporaneo utilizzo del tritovagliatore consente di intensificare la raccolta stradale dei rifiuti e conseguente velocizzazione del trattamento, evitando, nella mattinata, perdite di tempo determinate dai tempi di viaggio verso i TMB. Si dovrebbe evitare, di fatto, di assistere allo spiacevole e indecoroso fenomeno di presenza dei rifiuti attorno ai cassonetti”.

(da “NextQuotidiano”)

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ECCO I VOLTI CIVICI DEL M5S CHE I VERTICI CERCANO DI TENERE NASCOSTI FINO ALLE PARLAMENTARIE

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

I GIORNALISTI PARAGONE E CARELLI, L’ANTIBANCHE LANNUTTI, L’ESPERTO DELLA FARNESINA MONTANARI

La svolta post movimentista, l’apertura alla cosiddetta società  civile, per ora ha il volto di Gianluigi Paragone ed Emilio Carelli.
Due giornalisti ai quali sono state aperte le porte del blog, pur non essendo iscritti, per presentare la propria candidatura alle parlamentarie che serviranno a scegliere i candidati alle elezioni politiche del 2018.
Insieme a loro, tra i volti nuovi, in Emilia Romagna, c’è quello di Marco Montanari, osservatore per l’Ocse e l’Unione Europea, consulente della Farnesina, capo delegazione di missioni in Georgia e in Afghanistan, e attualmente consigliere politico della missione Ue in Niger.
E poi ancora, da tempo dichiaratamente vicini ai pentastellati, nella corsa verso la Camera e il Senato ci sono Elio Lannutti, già  parlamentare con Italia dei Valori nella sedicesima legislatura, e l’attrice Claudia Federica Petrella, attivista da qualche anno.
Paragone, giornalista televisivo, è stato il primo a intervistare Luigi Di Maio appena incoronato capo politico e candidato premier durante la kermesse di Italia 5 Stelle a Rimini.
Il suo nome, come candidato circola ormai da più parti, e lui su Facebook ci gira intorno, non conferma e non smentisce: “Se sono rose fioriranno, se son stelle brilleranno”.
Un giro di parole che lascia capire che è in gara. Anche se di gara, in questo caso, non si può parlare perchè i nomi dei cosiddetti candidati civici potrebbero non partecipare alle parlamentarie, ma una volta data la disponibilità , a discrezione del capo politico, dovrebbero coprire un collegio uninominale.
Ma non è escluso che qualcuno di loro partecipi anche alla selezione per il listino bloccato. In campo c’è anche l’ex direttore di Sky Emilio Carelli e volto noto della tv, corteggiato dai 5Stelle ha dato in queste ore il via libera alla sua candidatura.
Discorso a parte poi per Elio Lannutti, da tempo vicino al mondo pentastellato, in prima linea nelle battaglie degli ultimi anni, in particolare quelle sulle banche, amico di Beppe Grillo e spesso nei corridoi della Camera dove può entrare poichè è ex parlamentare di Italia dei Valori.
Si è candidato, non solo alle elezioni del 2001, ma anche a quelle del 2008 quando è stato eletto senatore.
Il nuovo regolamento M5s dice che il candidato “non dovrà  aver mai partecipato a elezioni di qualsiasi livello, nè aver svolto un mandato elettorale o ricoperto ruoli di amministratore e/o di giunta o governo, con forze politiche diverse da M5s a far data dal 4 ottobre 2009”. Formalmente Lannutti è stato candidato l’ultima volta nel 2008 e il nuovo regolamento grillino sembrerebbe essere fatto proprio per lui.
Facendo leva sulla dicitura “a far data”, dunque “a partire da”, l’ex senatore Idv dovrebbe riuscire a candidarsi poichè il suo mandato è iniziato nel 2008, anche se è durato fino a marzo 2013. Comunque i vertici, di fatto, possono decidere autonomamente chi candidare nei collegi uninomali. Infine c’è Claudia Federica Petrella, attrice di teatro.
Questi sono per adesso i nomi che circolano, quelli che arrivano dalla società  civile e in quanto volti nuovi dovrebbero essere i portatori di voti nei collegi insieme ai big pentastellati, tra cui Luigi Di Maio.
I vertici però vorrebbero tenere ancora le carte coperte. Scaduto il tempo per presentare la candidatura, alla fine è stata fatta una corsa contro il tempo e contro un sistema in tilt tra le proteste degli attivisti, Di Maio, Davide Casaleggio e Beppe Grillo passeranno alla scrematura dei nomi poichè è a loro che spetta l’ultima parola sull’ammissibilità  o meno dei candidati.
Per conoscere i numeri e soprattutto i nomi bisognerà  aspettare due settimane, cioè il momento delle parlamentarie, solo allora saranno resi noti i concorrenti che potrebbero essere anche diecimila.
Nel frattempo i vertici cercheranno altri nomi della società  civile da piazzare nei collegi. Fino a quando non saranno ultimate tutte queste operazioni resterà  tutto in stand-by.

(da “Huffingtompost”)

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IN CAMPO IL PARTITO DELLE STELLE, IN PANCHINA IL MOVIMENTO 5 STELLE

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

IL POST DELL’EX M5S RICCARDO NUTI ANALIZZA I CAMBIAMENTI E LE CONTRADDIZIONI DEL MOVIMENTO

Tutto si può dire e scrivere ma non che quello nato da pochi giorni sia il MoVimento 5 Stelle, è un partito che potremmo chiamare Partito delle Stelle ma nulla c’entra con Il MoVimento 5 Stelle.
Va intanto notato che molti quotidiani hanno pubblicato le regole un giorno prima che fossero scritte nel blog di Grillo, le regole e info scritte dai giornali si sono rivelate vere e non fake-news o bufale.
Come hanno fatto i giornali ad averle? Questo vuol dire che non sempre i giornali scrivono bufale o fake-news e che qualcuno internamente le fornisce ai giornali…
Il Partito delle Stelle può piacere o meno quindi nulla di male in questo, anzi a molti magari piace di più così rispetto al Movimento 5 Stelle, è lo stesso statuto di questo c.d. Partito delle Stelle a dire e scrivere chiaramente cosa è, basta leggere.
Cosa scrive il Partito delle Stelle nei suoi documenti fondanti? Ecco alcuni elementi:
SOLDI DEI PARLAMENTARI AL PARTITO
Nel Movimento 5 Stelle abbiamo sempre attaccato pesantemente i parlamentari dei partiti che erano costretti a dare una cifra fissa al partito ( es. PD). Lo stesso Movimento 5 Stelle ha parlato di milioni di euro esentasse e di pizzo alla democrazia (link1 →https://goo.gl/HsSNkA , link2 -> https://goo.gl/fk5bvU )
Nel Partito delle stelle invece i parlamentari sono costretti a pagare 300€ al mese al partito. (vedi qui → https://ibb.co/iJya1b ).
Eleggendo 220 parlamentari (numeri dati dalle proiezioni) equivalgono, in una legislatura di 5 anni, a quasi 4 milioni di euro al Partito delle Stelle.
COSTITUZIONE ITALIANA DIFESA E GLI OBBLIGHI INCONSTITUZIONALI
Il MoVimento 5 Stelle ha sempre difeso e rispettato la Costituzione italiana arrivando, per questo, anche a salire sul tetto della Camera dei Deputati.
Il Partito delle Stelle invece la viola e introduce degli obblighi incostituzionali (una delle più gravi violazioni che si possa fare in Italia) come l’obbligo per i parlamentari di votare la fiducia al Partito delle Stelle (leggi qui → https://ibb.co/npUnEw )
Esattamente l’opposto di quanto detto in questi anni dal MoVimento 5 Stelle che ha attaccato duramente i parlamentari del PD e della maggioranza che votavano la fiducia su qualsiasi provvedimento di legge accusandoli di essere “schiavi”, “di non essere persone libere”, “servi” ( es. https://goo.gl/tpkFrn )
CHI TRADISCE I CITTADINI?
Altro elemento che rischia di essere una violazione costituzionale è quella relativa alla multa in caso di allontanamento per dissenso politico come se il Partito delle Stelle avrà  sempre ragione e rispetterà  sempre il programma e a tradirlo sarà  per forza il parlamentare.
La storia ci insegna che in realtà  non è così ma anzi può verificarsi il contrario.
Solo a mero titolo di esempio delle decine di casi, nel PD si è passati dal “mai con Berlusconi” all’alleanza con Berlusconi (e poi Alfano), nell’ultimo anno il Partito delle Stelle che man mano si formava dentro il Movimento 5 Stelle è passato dalla lotta contro l’abusivismo edilizio al giustificare l’abusivismo edilizio con la definizione abusivismo di necessità  (https://youtu.be/HdhbBPwb-SI) o, se questa vi può sembrare una vicenda strumentalizzata, dall’essere insieme ad un partito inglese anti euro (Ukip) al tentare di allearsi con un partito pro euro (Alde) per poi essere rifiutato da quest’ultimo ( https://goo.gl/gM8oGq ).
Il Partito delle Stelle può anche avere l’opinione di voler introdurre il vincolo di mandato ma visto che nella Costituzione italiana è scritto il contrario (che i parlamentari agiscono senza vincolo di mandato) quest’ultima va rispettata finchè non viene modificata secondo le procedure da essa previste. Se a tradire il mandato dei cittadini è il partito e non il parlamentare chi dovrebbe pagare una multa?
In ogni caso e ad di là  delle singole opinioni, la multa per chi lasciava il gruppo parlamentare, è già  stata provata e non risulta sia stata realizzata al parlamento europeo quando alcuni parlamentari europei del m5s hanno deciso (dopo la vicenda Alde) di lasciare il gruppo senza pagare un euro, quindi a cosa serve una cosa che non è realizzabile?
LE BOCCIATURE DEI GIUDICI
Nel 2016 fu effettuata una votazione che chiedeva anche di cambiare lo statuto del Movimento 5 Stelle. La legge prevede il superamento del 75% degli iscritti cosa che non è avvenuta. Nonostante questo è stato modificato ignorando il mancato quorum e adottando, grazie ad esso, una serie di provvedimenti CONTRO LEGGE come messo nero su bianco da numerosi giudici.
Il MoVimento 5 Stelle che abbiamo contribuito a realizzare negli anni non violava la legge, non faceva atti illegittimi, dal 2016 in poi invece tutto ciò che finora i giudici hanno bocciato è stato inserito nello statuto del Partito delle Stelle ovvero nelle sue fondamenta.
In sintesi nel Movimento 5 Stelle se un iscritto votava “no” alle modifiche allo statuto restava a tutti gli effetti nel Movimento 5 Stelle, nel Partito delle Stelle è come se solo chi ha votato sì può aderire, chi era contrario alle precedenti modifiche che nei fatti sono quasi identiche allo statuto e regolamento del Partito delle Stelle o si adatta a chi non ha raggiunto il quorum o è fuori. Nel silenzio generale sono così state allontanate, nei fatti, migliaia di persone o migliaia di persone sono state costrette ad accettare statuto e regole che 1 anno fa non avevano accettato, come se vi fosse stata una votazione con il 100% dei “sì”.
LA GIUSTIZIA TI HA DATO RAGIONE? NON PUOI ENTRARE NEL PARTITO DELLE STELLE
Il Movimento 5 Stelle rispettava le decisioni della giustizia, nel Partito delle Stelle se una persona si è rivolta alla giustizia e quest’ultima gli ha dato ragione contro il M5S cosa accade? Non può far parte del Partito delle Stelle.
Così ad esempio una consigliere comunale di Roma, Grancio, aveva subito una sospensione cautelare per aver espresso dubbi, anche di possibili danni erariali, in prossimità  di un voto sul nuovo stadio della Roma. Grancio si è rivolta alla giustizia i probiviri il giorno prima della causa hanno eliminato la sospensione cautelare e oggi questa consigliera rischia nonostante questo di non poter far parte del Partito delle Stelle. Ancora più paradossale i casi di quelle persone che hanno vinto la causa in via cautelare per delle ingiustizie subite e che nonostante questo, per il solo fatto di essersi rivolti alla giustizia non posso iscriversi al Partito delle Stelle.
INCIUCI E ACCORDI
Il Movimento 5 Stelle non fa inciuci con il PD o altri partiti, un esempio classico è lo scambio di voti per poltrone. “Tu eleggi me qui e io eleggo te lì” è sempre stata una filosofia rigettata, a torto o a ragione, ma in ogni caso rifiutata.
Eppure il Partito delle Stelle nell’ultimo anno è riuscito (a quanto scritto nei giornali e mai smentito ma a volte confermato), ad accordarsi con il PD per le presidenze delle commissioni ( es. mai smentito -> https://ibb.co/fggQZw ) o per respingere le dimissioni di un parlamentare (es. conferma -> https://goo.gl/ipQVPV ) fino ad arrivare ad un altro caso, diverso ma non per questo meno innaturale e grave per il MoVimento 5 Stelle, dell’intercettazione per far mancare il numero legale per decidere la nomina di un consulente secondo quanto riportato da vari quotidiani ( https://goo.gl/8weiwW )
INDAGATI E IMPUTATI CANDIDABILI A DISCREZIONE
Nel MoVimento 5 Stelle non si poteva candidare chi aveva un processo penale in corso di qualsiasi tipo. Giusto? Eccessivo? Probabilmente esagerato, ognuno può avere la sua opinione ma così è scritto nello statuto.
Nel Partito delle Stelle invece si possono candidare indagati o imputati se non hanno il divieto dal capo politico, ovvero Luigi Di Maio a sua volta indagato
Non è quindi del tutto esatto ciò che hanno scritto alcuni giornali ovvero che gli indagati e gli imputati si possono candidare nel Partito delle Stelle, ma è un po’ meno uguale il trattamento: nel Partito delle Stelle si possono candidare indagati e imputati che vuole il capo politico.
Così lo stesso capo politico indagato si può candidare, i parlamentari che hanno un processo in corso si potranno candidare se il capo politico vorrà , altrimenti lo stesso capo politico potrà  decidere a sua discrezione chi far fuori e chi no.
LA PAROLA PARTITO
Ultimo piccolissimo esempio, nel Movimento 5 Stelle era scritto chiaramente che “non è un partito e non intende diventarlo”, nel Partito delle Stelle questo non è scritto, anzi è scritto che non possono aderire esponenti di “altri partiti” affermando implicitamente di esserlo.
CONSIDERAZIONI
Nel Partito delle Stelle vi saranno anche tante bravissime persone che proveranno a candidarsi, che magari diverranno anche bravi parlamentari ma rimane importante non prendere in giro i cittadini.
I cittadini vanno informati correttamente, pertanto trovo più dignitoso chi non racconta questo statuto, codice e regolamento del Partito delle Stelle come un qualcosa di stupendo o positivo se non ci si crede o se non lo conosce, meglio tacere rispetto al dare un’ indicazione errata ad un viaggiatore, ad un cittadino
Il MoVimento 5 Stelle rimane quell’associazione di 150.000 iscritti creata in tantissimi anni, con banchetti, flashmob, pedalate, manifestazioni, incontri, riunioni infinite, il MoVimento 5 Stelle rimane uno stile di vita che non basa la sua anima sui voti e che continuerà  il suo meraviglioso progetto.
Il Partito delle Stelle non è quindi il MoVimento 5 Stelle anche se ne ha il nome e il simbolo e questo non è un buon inizio se si vuol essere diversi, è vero si cresce e crescendo nella vita si imparano tante cose che si possono anche migliorare, modificare, ma se per crescere si guarda al cattivo esempio, ovvero i partiti che hanno degradato il Paese, c’è il forte rischio di confondersi fra questi e a quel punto non si potrà  che arrivare dove già  costoro ci han portato.
È altrettanto palese che questo tipo di obblighi, vincoli, sanzioni, estromissioni denota una notevole debolezza di chi dovrebbe gestire il Partito, la storia insegna che il rispetto, la stima, la forza e l’autorevolezza si ottengono spontaneamente sul campo dagli avversari e dai compagni di squadra, se si è di un certo livello.

Riccardo Nuti

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PARLAMENTARIE M5S, COME AL SOLITO IL SERVER VA IN TILT

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

PROROGATO IL TERMINE PER LE AUTOCANDIDATURE FINO ALLE 17, MOLTE PROTESTE

Prorogato fino alle 17 di oggi il termine per presentare le autocandidature alle parlamentarie del Movimento 5 stelle. Il server sarebbe andato in tilt per le tante richieste.
Il blog riferisce che soprattutto nell’ultima ora delle parlamentarie c’è stato un picco di accessi che ha causato rallentamenti al sito e che quindi si è deciso di prorogare i termini per le auto candidature “per poter garantire la più ampia partecipazione”.
In base alle nuove regole del Movimento tutti gli attuali iscritti per potersi candidare e poter partecipare alle votazioni devono iscriversi alla nuova Associazione Movimento 5 stelle. Per farlo è necessario “loggarsi” al M5s con le vecchie credenziali di accesso, poi entrare nella pagina di modifica del profilo ed attendere l’accettazione dell’iscrizione alla nuova associazione: solo dopo queste operazioni è possibile presentare la propria auto candidatura da una pagina di modifica del profilo.
L’operazione insomma è piuttosto lunga ma, assicurano i 5 stelle, è già  accaduto in altre occasioni che l’alto numero di accessi abbia provocato rallentamenti nel sistema.

(da agenzie)

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IL GARANTE DELLA PRIVACY: ROUSSEAU SA COME VOTANO GLI ISCRITTI M5S

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

L’AUTORITHY DENUNCIA: “SOFTWARE OBSOLETI, VOTI TRACCIABILI E DATI PERSONALI A RISCHIO”… L’AMMINISTRATORE E’ IN GRADO DI SAPERE COME VOTA CIASCUN UTENTE

«I voti espressi tramite le funzionalità  di e-voting offerte dalla piattaforma, infatti, vengono archiviati, storicizzati e restano imputabili a uno specifico elettore anche successivamente alla chiusura delle operazioni di voto, consentendo elaborazioni a ritroso con — in astratto — la possibilità  di profilare costantemente gli iscritti»: sta in queste poche righe tratte dal provvedimento del Garante della Privacy su Rousseau tutto il sunto della situazione paradossale in cui si trova la democrazia diretta nell’era di Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
Il garante spiega che l’admin del sistema di voto è in grado di sapere come ciascun utente vota «sulla base di ogni scelta o preferenza espressa tramite il “sistema operativo” (siano esse relative alla scelta di un candidato ovvero all’approvazione di un’iniziativa politica o legislativa); ciò senza che sia previsto un meccanismo di anonimizzazione o pseudonimizzazione ex post (se non immediatamente dopo l’espressione del voto almeno alla conclusione delle votazioni e delle relative verifiche), e senza che sia previsto un termine, decorso il quale, le informazioni riferibili ad interessati vengano rimosse o trasformate in forma anonima».
Il Garante per la privacy lo scorso 21 dicembre ha emesso un provvedimento con annesse prescrizioni a Beppe Grillo e alla Casaleggio associati: i sistemi di sicurezza dei siti di riferimento del M5S – viene spiegato – sono vulnerabili e quindi i dati personali degli attivisti sono a rischio. E la gestione dei portali non garantisce la segretezza del voto online. Questo in seguito a due attacchi hacker effettuati, secondo l’accusa della Casaleggio, da “sicari informatici”.
Da lì — e dagli esposti di alcuni attivisti — nasce l’istruttoria del Garante Antonello Soro, che con riferimento al database Rousseau, svela: «L’esame delle predette tabelle ha mostrato come l’espressione del voto da parte degli iscritti, in occasione della scelta di candidati da includere nelle liste elettorali del Movimento o per orientare altre scelte di rilevanza politica, venga registrata in forma elettronica mantenendo uno stretto legame, per ciascun voto espresso, con i dati identificativi riferiti ai votanti».
A ciascun voto espresso è associato il numero telefonico dell’iscritto al Movimento. Casaleggio il 5 ottobre 2017 ha sostenuto che si tratta di   «Una questione di sicurezza».
Cosa rischiano Rousseau e i grillini per la scoperta del garante della privacy?
Una multa, spiega oggi la Stampa, che può arrivare alla somma da seimila a trentaseimila euro; in caso venisse confermata la violazione nel trattamento di dati personali, i gestori grillini rischierebbero un’altra sanzione da diecimila a centoventimila euro.
Ma più che le multe qui è in discussione il modo in cui è stato gestito il sito di Beppe Grillo in questi anni e la sua sicurezza
a) il portale web del Movimento 5 Stelle e parte della piattaforma Rousseau sono stati realizzati avvalendosi di un prodotto software, il CMS Movable Type che, nella versione Enterprise 4.31-en, è risultata affetta da indiscutibile obsolescenza tecnica (il produttore individuava nel 31 dicembre 2013 la data di “fine vita” delle versioni 4.3x). Il blog www.beppegrillo.it utilizza invece una versione del CMS Movable Type ancora più risalente (versione 3.35), con la quale la registrazione delle password avveniva in chiaro.
Le obsolescenze dei CMS (sistemi di gestione dei contenuti), oltre a esporre i dati personali trattati a rischi di accesso abusivo (rischi derivanti dalle vulnerabilità  informatiche già  note e segnalate dallo stesso produttore), ha condizionato l’efficacia di alcuni accorgimenti tecnici adottati successivamente dall’Associazione a seguito delle intrusioni informatiche; ad esempio il portale non realizzava policy efficaci sulla qualità  delle password, ammettendo l’uso di password banali, facilmente esposte alla decifrazione e ad attacchi di tipo brute force anche in modalità  interattiva online;
b) i vulnerability assessment commissionati dall’Associazione Rousseau hanno evidenziato una serie di criticità  cui sarebbe stato possibile porre rimedio avvalendosi di una metodologia di sviluppo del software maggiormente strutturata, che avesse contemperato la tempestività  realizzativa delle nuove funzionalità  con una attenta valutazione e prevenzione dei rischi informatici.
In proposito si osserva che il nuovo Regolamento generale riconosce come la protezione dei dati personali debba essere perseguita individuando misure a protezione dei dati sin dalla fase di progettazione dei sistemi informativi con cui si realizzano i trattamenti (c.d. approccio basato sulla “Data protection by design” — cfr. art. 25 Regolamento UE 2016/679 “Protezione dei dati fin dalla progettazione e protezione per impostazione predefinita”);
E ieri si è intanto aperto un altro fronte. Thomas Fox Brewster, esperto di sicurezza informatica per la rivista americana Forbes, su Twitter si è chiesto «Perchè il sito usa un codice che raccoglie le email degli utenti memorizzate sui browser dei loro computer?».
Il riferimento è a un lavoro di «WebTap», il progetto dell’Università  di Princeton che monitora i siti web per capire se e come raccolgono i dati degli utenti online e in che modo li utilizzano.
Spiega oggi il Corriere:
La piattaforma accademica statunitense ha studiato – per ovvie ragioni statistiche – il primo milione di siti più consultato del mondo: tra questi, sostengono loro, ce ne sono 1.110 (lo 0,11%) che estraggono le email di chi apre la loro homepage, compreso il sito beppegrillo.it. Secondo gli analisti di Princeton tutti questi siti web – diversi quelli dell’Est Europa, soltanto nove con dominio .it – hanno incorporato all’interno delle loro pagine un insieme di comandi che permettono di accedere ai gestori di password dei browser (come Chrome, Firefox, Safari, Internet Explorer) delle persone che visitano il sito del leader del Movimento 5 Stelle.
Queste stringhe sono state in realtà  pensate per memorizzare alcuni tipi di dati (indirizzi di posta elettronica, username, chiavi di accesso per esempio), evitando così di ripetere ogni volta il comando. «A prima vista sembra un modo per collezionare di nascosto indirizzi di mail da spammare.
O peggio», cinguetta l’esperto Paolo Attivissimo a chi gli chiede di cosa potrebbe trattarsi. Per «Web Tap» (che sta per «Princeton Web Transparency & Accountability Project») il codice intercetterebbe soltanto la posta elettronica, ma potenzialmente lo script – come dimostra una prova effettuata dal Corriere della Sera – sarebbe in grado di estrarre anche la password collegata.

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO SCAPPA DAI COLLEGI UNINOMINALI? BIG M5S SOLO NEL LISTINO BLOCCATO

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

MA ALLORA CHI VA ALLE SFIDE SINGOLE?… “CHE FIGURA FACCIAMO SE DI MAIO DOVESSE PERDERE NEL SUO COLLEGIO IN CAMPANIA?”

La Stampa in un articolo a firma di Ilario Lombardo racconta oggi che Luigi Di Maio si candiderà  solo nel listino bloccato, quello dei cosiddetti «nominati» che a un partito che viaggia attorno al 30% garantirà  un bel po’ di posti.
Si terrà  lontano, dunque, dalla sfida troppo insidiosa dei collegi, che il Rosatellum prevede nel suo mix tra maggioritario e proporzionale
Almeno fino a ieri sera, quando abbiamo ricevuto conferma dal M5S di questa notizia, era così. A sondare gli umori dei parlamentari grillini uscenti, le nuove regole non sarebbero poi così male. E una ragione di questo entusiasmo c’è: tutti potranno ricandidarsi nel listino blindato del plurinominale. Con una garanzia di eleggibilità  maggiore che se fossero finiti nel collegio uninominale. Esattamente come Di Maio e gli altri volti noti del M5S e con buona pace della battaglia sulle preferenze.
Certo, dovranno comunque passare dalle parlamentarie, aperte anche ai neo-iscritti che formalizzeranno l’appartenenza al M5S entro oggi, data ultima per chiudere le autocandidature, ma tenersi al riparo dalla lotteria dell’uninominale, dove la battaglia si fa voto per voto sul territorio, fa tirare un primo sospiro di sollievo.
La fuga dai collegi era un epilogo abbastanza previsto tra i 5 Stelle, consapevoli del proprio debole radicamento.
In un primo momento si era pensato di duplicare la candidatura, sia nel collegio sia nel listino bloccato, usando quest’ultimo come paracadute. Ma poi il ragionamento ai vertici del M5S è stato questo: «Metti caso che Luigi (Di Maio, ndr) perde nel suo collegio in Campania ma viene comunque eletto nel plurinominale, che figura faremmo con un candidato premier che ha perso la sfida contro il suo avversario diretto?».
La decisione sembra abbastanza incomprensibile a prima vista.
Le nuove regole del M5S prevedono che la candidatura possa essere doppia, ovvero sia nell’uninominale che nel proporzionale. Logica poi vorrebbe che il candidato nei collegi uninominali fosse scelto in modo da attirare voti e attenzione sulla sfida, attraverso l’uso di personalità  già  conosciute dal grande pubblico: un motivo per aprire alla cosiddetta “società  civile” come ha fatto Di Maio nell’annuncio sulle nuove candidature, ma anche per mandare nelle sfide dell’uninominale i parlamentari che in questi anni sono andati nei dibattiti televisivi e hanno coltivato la propria immagine su Facebook, proprio per dare più chances di vittoria nel collegio, utilizzando il paracadute del proporzionale in caso di sconfitta.
Invece secondo quanto scrive La Stampa il M5S sta pensando di fare il contrario:
In effetti, in caso di vittoria di Di Maio, l’Italia potrebbe trovarsi un altro presidente del Consiglio nominato da un Parlamento composto sulla base di una legge che non permette di scegliere direttamente il parlamentare, e selezionato sulla base di primarie da poche migliaia di clic.
Effetti del Rosatellum ma anche di una precisa strategia interna del M5S che evita i collegi, preferendo per il proprio leader quei listini bloccati che per anni aveva definito incostituzionali.

(da “NextQuotidiano”)

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IL GARANTE VITA NATURAL DURANTE

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

COME FUNZIONA LA DEMOCRAZIA DIRETTA DA BEPPE GRILLO

Come sapete, in Italia vige oggi una democrazia diretta di tipo particolare: quella diretta da Beppe Grillo.
La questione, che doveva essere chiarissima già  all’epoca del caso Cassimatis, continua però ad essere sconosciuta per una buona parte di attivisti M5S, equamente divisi tra i duri di comprendonio e quelli che pensano di partecipare alle Parlamentarie.
Per illustrare con la necessaria precisione come funziona la democrazia diretta da Beppe Grillo in Italia si può però fare riferimento al nuovo Statuto del MoVimento 5 Stelle, quello che il 30 dicembre scorso ha preso il posto di un altro statuto votato dagli iscritti. In particolare si può dare un’occhiata al ruolo del Garante (che incidentalmente è oggi Beppe Grillo) che l’assemblea gli iscritti qualcuno che passava di lì per caso e certo non pensava di fare male ha attribuito nel MoVimento 5 Stelle.
L’articolo 8 del Nuovo Statuto infatti comincia spiegando che al Garante è attribuito il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme dello Statuto.
Come da regole di base della democrazia diretta da Beppe Grillo, infatti, quello che decide Beppe Grillo è legge a prescindere, come del resto succede in tutti i sistemi pienamente democratici dai tempi del Faraone d’Egitto a quelli del Re Sole in Francia.
Il Garante viene eletto, è questo il sale della democrazia diretta!, mediante consultazione in rete.
Si può candidare chiunque? Eh, ve piacerebbe.
No, i nomi li propone il Comitato di Garanzia, attualmente composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri.
E chi ha scelto il Comitato di Garanzia? Sempre Beppe Grillo, che domande.
Che c’è, non vi fidate? Se non vi fidate quella è la porta.
In ogni caso, dicevamo, il Garante può essere eletto e questo è sintomo di democrazia. Solo che c’è un problema: attualmente il garante c’è e il suo incarico, come nelle dinastie degli INCAS, nell’Impero Romano e ai bei tempi di Serse — tutti non a caso alfieri ante litteram della Democrazia Diretta da Beppe Grillo — è a tempo indeterminato.
Quindi nessuna scadenza, il Garante è Beppe Grillo finchè Beppe Grillo lo vorrà , come d’abitudine nelle democrazie dirette di un certo livello come l’Impero Assiro-Babilonese o il culto di Quetzalcà³atl .
E se il Garante a un certo punto impazzisce e — poniamo il caso — comincia a chiedere un curriculum a Di Maio, un ragionamento concreto a Di Battista o un bando corretto alla Giunta Raggi?
Nessun problema, in quel caso il Garante si può revocare. Solo che c’è un però: affinchè il voto per cacciare il garante sia valido debbono partecipare la metà  più uno degli iscritti, altrimenti il Comitato di Garanzia si deve dimettere.
Ora, ragioniamo. Sapete quanti sono gli iscritti al M5S? Secondo Casaleggio sono 150mila.
Sapete quanti sono andati a votare nella consultazione che ha ratificato Di Maio come premier del M5S? Trentasettemila e spiccioli.
Il candidato quindi adesso dica, sapendo che per un voto importante come quello per Giggetto è andato a votare meno di un quarto degli iscritti, quante possibilità  ci sono che si raggiunga il quorum necessario in un ipotetico voto per far fuori il Garante, che oggi incidentalmente è Beppe Grillo.
Se ci azzecca, è pronta per lui una laurea in democrazia diretta da Beppe Grillo all’Università  della Strada.

(da “NextQuotidiano”)

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