Destra di Popolo.net

IL DILEMMA CANDIDATURE NEL M5S

Novembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

C’E’ CHI PARLA DI RECALL, MA E’ UN’IPOTESI IMPRATICABILE

Ieri si è svolta alla chetichella una interessante assemblea congiunta degli eletti del MoVimento 5 Stelle con all’ordine del giorno un argomento di grande attualità : le ricandidature.
La nuova legge elettorale infatti, per come è stata costruita, offre infatti una serie di problemi per le regole attuali del M5S, ma per ora — come è emerso in serata — nessuno ha deciso come scioglierle.
“Non credo che cambieremo dei punti sui quali abbiamo fatto la nostra battaglia sul Rosatellum”, ha spiegato ieri un parlamentare all’agenzia di stampa ANSA, ma la dichiarazione è contraddittoria perchè subito dopo sosteneva che chi corre negli uninominali possa essere inserito anche nel listino collegato.
Questo significa doppia candidatura, ovvero possibilità  di correre sia nel collegio uninominale, dove verrà  però eletto un solo candidato tra quelli di centrodestra, centrosinistra, sinistra e M5S che si candideranno, sia nel listino proporzionale.
Secondo le indiscrezioni a correre negli uninominali dovrebbe essere il capolista, ovvero chi, nelle parlamentarie organizzate in corrispondenza di ciascun collegio, prenderà  più voti.
Nelle prossime settimane l’impianto avrà  una sua ufficialità  in un contesto nel quale, tra i parlamentari, si fa la conta di chi non ha intenzione di ricandidarsi.
Ma già  qui sorge un problema: uno degli elementi caratteristici del collegio uninominale è che ci si gioca molto sulla notorietà : quindi i parlamentari dovrebbero essere avvantaggiati rispetto ai semplici attivisti nella sfida dei collegi.
Il Rosatellum poi non prevede neanche il voto disgiunto, anzi: il voto al candidato del collegio si estende al listino proporzionale e viceversa.
Quindi sarà  impossibile quanto successo in Sicilia, dove i voti per Giancarlo Cancelleri governatore sono stati di più di quelli dati al MoVimento 5 Stelle.
E allora come risolvere questo problema?
Ieri, scrive l’Adn Kronos,   la senatrice Paola Taverna, tra i volti più noti del Movimento, ha chiesto di prevedere il recall   per confermare senatori e deputati che aspirano al secondo mandato in Parlamento.
Una corsia preferenziale per gli eletti uscenti, così da non correre il rischio di vedere mancate conferme tra le file grilline in attesa delle regole per le ‘parlamentarie’ allo studio dei vertici (Casaleggio-Grillo-Di Maio).
Ma da Luigi Di Maio è arrivato un no secco. Perchè, ha spiegato il candidato premier del Movimento ai presenti, l’istituto del ‘recall’ non è previsto dallo Statuto e, introducendolo, i 5 Stelle rischierebbero ricorsi su ricorsi.
Quella del recall era sicuramente la soluzione più semplice. Mentre con una gara aperta sin dall’inizio, ragionano in molti, rischia soprattutto chi viene da piccole province dove ci sono pochi attivisti e ci si gioca il posto con pochi voti.
Senza contare quei parlamentari che in questi anni hanno avuto scontri e contrasti sul territorio con gli attivisti e magari sono più popolari presso il grande pubblico che nel proprio territorio.
Ecco perchè sarà  il meccanismo scelto per decidere le candidature ad avere la maggiore influenza sui nomi che arriveranno a candidarsi. Non solo: vista la situazione del corpo elettorale, chi è candidato nei collegi uninominali rischia di non essere eletto, mentre la strada potrebbe essere più semplice per chi viene candidato nel listino proporzionale.
Con il risultato-beffa che chi trionfa su Rousseau rischia poi di ritrovarsi fuori dal parlamento.
Ecco perchè la questione della doppia candidatura (nel collegio uninominale e nel listino proporzionale) dovrà  essere in qualche modo accettata dal MoVimento 5 Stelle: perchè così si potrà  offrire un paracadute ai candidati nel collegio uninominale che dovessero perdere la sfida.
E pazienza se questo significherà  accettare le regole del gioco che si sono contestate fino all’altroieri.

(da “NextQuotidiano”)

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DEROGA LIBERA TUTTI NEL M5S: VERSO L’OK ALLA DOPPIA CANDIDATURA UNINOMINALE/PROPORZIONALE

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

STRETTA FINALE SULLE PARLAMENTARIE: GLI ELETTI PARTIRANNO ALLA PARI CON I VOLTI NUOVI

“Aspettiamo le regole per le candidature, sperando di non apprenderle dal blog. Vorremmo essere informati per tempo”.
Un deputato M5s, quasi al termine del suo primo mandato, attende con ansia insieme a tanti altri parlamentari di conoscere le modalità  di selezione, ovvero come si svolgeranno le cosiddette ‘parlamentarie’: chi potrà  candidarsi, in quanti collegi e in quali.
Ciò che è certo è che il voto spetta agli iscritti al blog, come sempre, e sulla base di questo saranno formate le liste, con possibile deroga sulla doppia candidatura purchè sia nel collegio uninominale e nel listino proporzionale corrispondente.
A stretto giro, forse già  a dicembre, si comincerà .
I deputati e i senatori navigano a vista, mentre i vertici pentastellati, Davide Casaleggio, Beppe Grillo e Luigi Di Maio, sono al lavoro da tempo con la massima attenzione.
Poi le regole verranno sottoposte al consiglio direttivo composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri.
I rumors che arrivano in Transatlantico a Montecitorio dicono che si stia ragionando su possibili deroghe “rese necessarie”, viene spiegato, a causa della nuova legge elettorale che prevede una parte di eletti con il sistema proporzionale e una parte di eletti nei collegi.
La stella polare per i grillini è stata per molto tempo il “no” alle doppie, per qualche partito anche triple, candidature nelle varie circoscrizioni. Ma adesso, complice il Rosatellum bis, qualcosa è cambiato.
In pratica “il rischio — si ragiona negli uffici pentastellati — è di candidare un nome forte, forse un attuale parlamentare, in un collegio perchè è colui che può prendere più voti. Ma in tanti collegi siamo deboli, soprattutto al Nord, e non è giusto penalizzare il candidato che rischia di restare fuori dal Parlamento”.
Così prende sempre più quota l’ipotesi di consentire, sempre se i voti del blog lo permetteranno, la doppia candidatura. Sia nel collegio sia nel listino proporzionale corrispondente.
Deroga che renderebbe felici molti parlamentari già  molto preoccupati dai volti nuovi con cui dover competere.
Infatti Casaleggio e Grillo sarebbero orientati a indire parlamentarie che non facciano alcuna distinzione tra deputati e senatori uscenti e neo candidati.
Si parte tutti dallo stesso punto. In questo modo, con ‘parlamentarie uguali per tutti’, nessuno è al sicuro. Deputati e senatori uscenti ragionano sul fatto che, nelle piccole province soprattutto, è sufficiente una manciata di voti sul portale per ritagliarsi un possibile posto in lista.
Altro punto fermo, ed è anche su questo che si sta ragionando, è la necessità  di fissare dei paletti che riducano al minimo il rischio di “imbarcare di tutto”, frase pronunciata più volte dallo stesso Grillo quando ha voluto stigmatizzare i tanti cambi di casacca che hanno segnato la prima legislatura grillina.
Difficile che di regole si parli durante l’assemblea congiunta dei parlamentari perchè ad occuparsene ci pensano soltanto i vertici.
Si farà  invece un programma sulla campagna elettorale, che in parallelo al “rally” di Luigi Di Maio prevede una campagna serrata nei collegi, con iniziative per battere il territorio palmo a palmo.

(da “Huffingtonpost”)

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IL GRUPPO SEGRETO DEL M5S PIEMONTE

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

L’ATTIVISTA FABIO FOCHI SI LAMENTA DELLE RIUNIONI SEGRETE E VIENE CACCIATO

«Non riconoscendo a questo gruppo segreto, nel quale sono stato inserito, alcuna legittimità  a esistere, stasera non parteciperò alla riunione segreta e al vostro processo contro le persone che hanno ancora il coraggio di dissentire»: Fabio Fochi, un attivista del MoVimento 5 Stelle piemontese che era anche stato scelto come assessore in caso di vittoria dei grillini alle elezioni regionali, ha scritto un post per lamentarsi dei metodi che a suo parere usano i grillini il 10 novembre scorso nel gruppo “Attivisti e Attiviste” del Movimento 5 Stelle Torino, “Gruppo segreto — 285 membri”, che non compare nella ricerca Facebook.
È stato cacciato e ora racconta la sua storia a Repubblica Torino:
Fochi era un iscritto al gruppo segreto, fondatore dei “gruppi di lavoro” tematici: pari opportunità , lavoro, sanità . Ora non compare più da nessuna parte. Cancellato. Resta iscritto ma non saprà  più dove vengono convocate le riunioni, quali decisioni saranno assunte dal “direttorio” del movimento torinese.
«I dissidenti vengono silenziati — denuncia ora a Repubblica — Vittime di un cyberbullismo che è diventato la prima arma utilizzata, con post che sono spesso collage di dichiarazioni prese da attivisti che osano avere un pensiero critico».
Dopo l’uscita con polemiche dal gruppo regionale del 5Stelle di Stefania Batzella (subito cancellata dalla foto di gruppo), Fochi racconta le perplessità  crescenti per il metodo, la delusione per un progetto sacrificato alla costruzione di un «sistema di potere».
Parla di «cordate occulte» e di «sondaggi su alcuni attivisti», «liste di proscrizione, black list dei soci che non accettano di essere controllati, educati e allineati».
Ci sono “untori a 5Stelle” che operano sul web, «persone che ripubblicano quello che hai scritto esponendoti a condanne e attacchi che seguono la pubblicazione».
Se davvero all’origine di tutto c’è la vicenda di Stefania Batzella, Fochi non deve avere certo i riflessi pronti visto che si è accorto il 10 novembre di un’abitudine piuttosto consolidata nel M5S, che soffre di scarsa democrazia interna.
Fochi in quel post spiega le ragioni per cui ritiene che le riunioni segrete, aperte solo ad alcuni soci o eletti del M5s, non rispettino i principi di trasparenza, correttezza e democrazia del Movimento.
«Non potete fare processi, non potete espellere i soci che non vi aggradano, ma avete il dovere, anzi l’obbligo, di rispettare le regole… Voi signori avete il divieto di creare cordate, così come partecipare ad associazioni, forse “occulte”, finalizzate a scalare l’Associazione M5s, a concentrare poteri e poltrone nelle mani di pochi, a controllare la libertà  di pensiero».
Gli iscritti al gruppo segreto sono circa 280. Anche se, da quanto racconta Fochi, alle riunioni arriva in genere un centinaio di persone: «Ci sono alcuni parlamentari, consiglieri regionali e comunali, ma non tutti, attivisti a cui sono state riconosciute le caratteristiche per essere inseriti nel gruppo ristretto».

(da “NextQuotidiano”)

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I REVISORI DEI CONTI BOCCIANO IL BILANCIO DELLA APPENDINO

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

“LE VARIAZIONI NON ATTUANO E NON ADEMPIONO AI CONTENUTI PREVISTI”

È negativo il parere dei revisori di conti alle variazioni del bilancio di previsione finanziario 2017-2019 del Comune di Torino.
L’organo di revisione boccia la delibera approvata lunedì dal Consiglio comunale con un “parere non favorevole” perchè “sebbene le variazioni proposte lascino invariati gli equilibri di bilancio, di per sè le stesse non attuano e non adempiono ai contenuti previsti nelle riserve e nelle prescrizioni dei pareri espressi”.
Continua dunque il muro contro muro tra l’amministrazione comunale e l’organo di revisione, composto da Herri Fenoglio, Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso. Nelle dodici pagine del loro parere, gli esperti contabili sostengono che nelle variazioni al bilancio di previsione l’amministrazione “non ha adottato alcun provvedimento in riferimento alla passività  Ream”, i 5 milioni di euro che la Città  deve restituire alla società  nell’ambito dell’operazione Westinghouse.
Secondo i revisori, inoltre, “nulla è stato previsto in merito al disavanzo di amministrazione risultante dal rendiconto 2016 di oltre 310 milioni di euro”.
“Non risultano recepite — scrivono ancora i revisori — le misure previste dal Piano di Interventi” e “non risultano adempiute le riserve e le prescrizioni” contenute nei pareri al bilancio di previsione 2017-2019.

(da “NextQuotidiano”)

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COME I GRILLINI HANNO PRESO LA FINE DELLA RELAZIONE TRA LUIGI DI MAIO E SILVIA VIRGULTI

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

PER I FRANCESCANI DEL M5S OLTRE AL VOTO DI POVERTA’ E CONSIGLIATO ANCHE QUELLO DI CASTITA’… IL “SACRIFICIO” DI DI MAIO CHE SI DEVE DEDICARE ANIMA E CORPO AL BENE DEL PAESE

Luigi Di Maio e Silvia Virgulti si sono lasciati. Una notizia che non è certo passata inosservata e che si è merita una serie di articoli sui giornali e lanci d’agenzia.
Di Maio ha raccontato che “da oltre un mese la nostra relazione sentimentale è finita, ma siamo rimasti in ottimi rapporti” mentre l’ex compagna ha detto “Ci siamo lasciati liberi di vivere ognuno la propria vita. Questo significa volere bene, cioè volere il bene dell’altra persona”.
Una notizia che però arriva come un fulmine a ciel sereno. Era solo fine agosto quando la coppia Di Maio&Virgulti posava su settimanale Oggi assieme a Giancarlo Cancelleri e alla fidanzata Elena Catanzaro.
All’epoca si parlava di nozze imminenti, subito dopo le politiche.
Insomma, prima gli italiani, poi il dovere
Silvia, rimembri ancora quel tempo in cui eri la First Lady del M5S
Di per sè la notizia non è poi così interessante: è solo gossip. Ma veniamo da un periodo in cui Alessandro Di Battista imperversa sui giornali con i suoi racconti sul “seno quintuplicato” della compagna dopo l’allattamento, di pannolini sporchi di pipì, della consistenza “appiccicosa” della cacca del piccolo Andrea.
Del resto Silvia Virgulti non è una qualsiasi, è una delle figure centrali della comunicazione pentastellata. La Virgulti — esperta di PNL — èti è la consulente della comunicazione dei Cinque Stelle che insegna ai pentastellati i trucchetti della comunicazione vincente.
E non si può dimenticare che fu lo stesso Di Maio, in un’intervista a Vanity Fair, ad aprire le porte della sua vita privata parlando della sua “fidanzata sexy”.
Insomma fu Di Maio stesso a sdoganare ufficialmente il gossip sui di sè e sulla sua vita privata.
Sui motivi della separazione non si sa nulla, ed è giusto così. Che almeno per una volta, gli affari di famiglia del MoVimento 5 Stelle rimangano privati.
Molti lettori se la sono presa con i giornali che hanno dato la notizia, dicendo come al solito “che ci sono ben altri problemi di cui occuparsi“.
Ma non si può far finta che anche questa notiziuola abbia un certo peso. Soprattutto in un partito come il M5S, dove le relazioni familiari e dinastiche hanno un certo peso sugli equilibri interni.
Basti pensare a Davide Casaleggio che ha ereditato dal padre la posizione di “guru” o quella di Enrico Maria Grillo, socio assieme allo zio Beppe dell’associazione che controlla il M5S.
Del resto Di Battista ha deciso che non si ricandiderà  “per motivi familiari”.
I grillini che difendono l’ennesimo sacrificio dei 5 Stelle
La buona notizia è che Di Maio è single e torna “sul mercato”. Dopo l’annuncio del fidanzamento del Principe Harry e dal momento che Macron è ancora sposato questo fa del futuro Presidente del Consiglio a 5 Stelle lo scapolo più desiderato d’Europa. Nessuno però sembra preoccuparsene.
Forse perchè i simpatizzanti pentastellati sanno che stare al fianco di un importante leader politico è difficile e a volte doloroso. E chi meglio di loro potrebbe saperlo, visto il trattamento riservato ad ogni sospiro di Agnese Landini, la moglie di Matteo Renzi?
Un MoVimento sempre più francescano
Sui social c’è molta ironia sui motivi per cui Di Maio e la Virgulti si sono lasciati, battute come “se sarebbe ancora la mia ragazza gli direi arrivederci” che giocano sulle difficoltà  di Di Maio con il congiuntivo.
Ma c’è chi prova a difenderlo da questa Internet dell’invidia e dell’odio e ci spiega che quello di Luigi è l’ennesimo sacrificio al quale si sono sottoposti i portavoce. Ragazzi meravigliosi che hanno dovuto sacrificare tutto per la politica — il lavoro, gli studi, la carriera — per dedicarsi alla Nazione per 5 o 10 anni.
Per il bene del Paese — ci spiegano — Di Maio non ha tempo per la famiglia. Deve lavorare, sospendere la propria vita, per un bene superiore. Del resto non passa giorno che i nostri splendidi ragazzi ci spieghino quali sono le priorità  del Paese, quasi che il Parlamento sia in grado di fare una cosa sola alla volta.
Altri se la prendono con i “soliti criticoni” e ricordano che dall’altra parte c’è Berlusconi con le sue “cene eleganti” e le sue condanne.
Che cosa c’entri non è chiaro, ma come sempre c’è ben altro di cui occuparsi. Ed in effetti basta sfogliare i quotidiani di oggi per vedere che tutti sono riusciti ad occuparsi anche d’altro.
C’è chi fa ironia sul fatto che Di Maio non abbia seguito (ma non lo sappiamo) il consiglio del suo amico Alessandro Di Battista che l’altra sera a Otto e Mezzo spiegava che “La terapia di coppia ha consentito a me e Sahra di conoscerci meglio. È un’esperienza bellissima che consiglio a tutte le coppie”.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PROPAGANDA DEL M5S TRA FAKE NEWS E POST VERITA’

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

COME SITI LEGATI AI CINQUESTELLE DIFFONDONO BUFALE SUL WEB

Sul palco della Leopolda è salito alla ribalta un argomento incredibilmente più bersagliato di D’Alema e Bersani, le fake news.
Matteo Renzi e il Pd sono infatti sempre più convinti che buona parte della prossima campagna elettorale sarà  influenzata dall’uso massiccio di bufale online. Entro pochi giorni, forse già  in settimana, verrà  presentato a firma del capogruppo Luigi Zanda il testo contro le fake news.
Sembra sempre più evidente, fuori e dentro il Pd, che la creazione di notizie false da parte di gruppi organizzati riesca a inquinare il dibattito pubblico in maniera determinante.
Rispetto alle “bufale” di un tempo le fake news si muovono in un ambiente, quello del web, molto esteso e soprattutto caratterizzato dalla viralità  e dalla disintermediazione giornalistica dei social network.
Non è un caso che la parola dell’anno sia, secondo l’Oxford Dictionaries, post-truth, traducibile in post-verità . Con questo termine si intende la tendenza a far prevalere nel dibattito pubblico argomentazioni caratterizzate da un forte appello all’emotività  che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tendono a essere accettate come veritiere.
L’opinione pubblica, soprattutto quella digitale, sembra quindi più propensa a lasciarsi influenzare da flussi di notizie manipolati sulla sfera delle emozioni piuttosto che dai fatti nudi e crudi. Se ad un primo livello sembrerebbe intuitivo riconoscere le notizie vere dalla fake news, in realtà  esiste un altro livello di comunicazione che non può essere classificato come vero e proprio “fake” ma che è in grado di distorcere la percezione dell’opinione pubblica sui fenomeni reali.
Parliamo di notizie artefatte, rielaborate e rieditate, dallo stile molto aggressivo e con titoli completamente fuorvianti. Queste notizie possono prendere spunto da fatti reali ma il loro vero scopo è portare il lettore verso interpretazioni favorevoli a chi ha manipolato l’informazione.
Il movimento 5 stelle, il vero obiettivo della legge anti bufale-online, è il partito politico più a suo agio nel muoversi nel mare della post-verità .
Negli anni il M5S ha costruito in rete una vasta community online raccolta intorno a un bacino di oltre 2600 pagine facebook.
Tra queste fanpage legate alle community a 5 stelle ce ne sono alcune che generano un livello di interazione addirittura superiore a quello di testate giornalistiche nazionali. Un esempio di distorsione della realtà  ce la fornisce per esempio la fanpage “la Cosa” in uno dei suoi ultimi post su facebook.
Sulla fanpage di questo gruppo vicino al Movimento è stato pubblicato un post in cui si chiede agli utenti se si è favorevoli al ritorno della Lira scrivendo che “Tutti i sondaggi dicono che gli italiani sono sempre più euroscettici”.
Ma di quali sondaggi parla?
Quali sono le società  che hanno elaborato questi risultati?
Come sono stati condotti i sondaggi di cui si parla?
Ovviamente le risposte non le potremmo mai conoscere ma possiamo capire come l’effetto sia quello di portare gli utenti digitali a credere che esista una maggioranza favorevole all’uscita dell’Euro.
Un altro esempio molto virale di questo stile di disinformazione ci viene dalla fanpage “Tze tze” che pubblica un post con l’immagine del giornalista Fabio Fazio e una didascalia che recita: “Fazio, 11 mln di euro di soldi pubblici in Rai e i disabili italiani 280 euro al mese se tutto va bene”.
La foto è rieditata con la sovrapposizione del logo del Pd sulla fronte del giornalista in modo da identificare il partito democratico come il vero responsabile di sperpero di risorse pubbliche ai danni di persone con gravi difficoltà .
Per capire il livello di viralità  di queste fanpage basti dire che il livello di medio coinvolgimento di “Tze Tze” per singolo post sugli ultimi 99 messaggi (1243 like, 778 commenti) è più che doppio rispetto a quello di quotidiani come La Stampa (223 like, 45 commenti) ed il Messaggero (143 like, 28 commenti).
Quasi tutte le news che abbiamo trovato sui gruppi facebook vicini al movimento fa ricorso a immagini con didascalie dallo stile violento – “Guardate che vergogna”, “Ecco chi ruba i soldi agli italiani” — per arrivare direttamente alla pancia dei lettori.
La propaganda del M5S diventa ancora più virale nel momento in cui queste notizie vengono condivise simultaneamente dalle varie fanpage che costituiscono una community ampia e fidelizzata intorno tematiche precise: politici corrotti, teorie complottiste, ritorno alla lira, medicina alternativa.
È difficile stabilire con precisione la grandezza di questa community, possiamo però affermare che i 10 gruppi più popolari all’interno della rete del M5S costituiscono una community di oltre 2,7 mln di sostenitori digitali.
Un numero che per popolarità  supera su Facebook i 2,4 mln di seguaci della fanpage del Corriere della Sera.

(da “Huffingtonpost”)

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TUTTI I SUPERMERCATI DI CHIARA APPENDINO, IL CONFRONTO CON FASSINO E’ INQUIETANTE, TRADITE LE PROMESSE ELETTORALI

Novembre 26th, 2017 Riccardo Fucile

NE HA IN PROGRAMMA GIA’ 18 CONTRO I 17 IN CINQUE ANNI DELLA VECCHIA GIUNTA… MA IL M5S NON ERA CONTRO I MONOPOLI DELLE GRANDI CATENE?

In campagna elettorale Chiara era stata chiarissima: niente supermercati, megastore e così via a deturpare Torino.
La Appendino in campagna elettorale si era impegnata a non utilizzare gli oneri urbanistici per finanziare la spesa corrente e successivamente il consiglio comunale aveva votato una delibera poi ritirata.
Ieri il Corriere Torino ci ha messo a parte della realtà  dei fatti: in un anno e mezzo la giunta della sindaca Chiara Appendino ha autorizzato 11 ipermercati.
E non è finita: in arrivo ce ne sono altri 7, tra cui il nuovo Esselunga di corso Bramante, nell’area lasciata libera dall’ex filiale Fiat.
L’equivalente di un assegno da 10 milioni di euro, ossigeno per le ansimanti casse del Comune.
Il conto dell’«urbanistica che porta soldi», come l’ha definita lo stesso vicesindaco Montanari, vale complessivamente 44 milioni di euro.
E la maggior parte – circa 32 milioni – arrivano dalla costruzione di 14 nuovi super, iper e megastore.
L’elenco è lungo e comprende veri e propri colossi: dal Bricoman in corso Romania alla Coop in piazza Nizza, dall’Auchan sempre in corso Romania al Padiglione 5 del Lingotto trasformato in area commerciale alla nuova; per finire con la Coop in via Botticelli e il Mercatò nell’ex Scalo Vanchiglia.
Supermercati «salva bilancio».
Il confronto con Fassino è inquietante: 17 ne ha approvati la giunta vecchia in 5 anni, 18 ne ha in programma di approvare la giunta nuova.

(da “NextQuotidiano”)

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DI BATTISTA SPIEGA COME HA DECISO IL NO ALLE OLIMPIADI

Novembre 25th, 2017 Riccardo Fucile

BASTA INTERPELLARE IL MECCANICO E IL FRUTTAROLO DI FIDUCIA

Meglio Liberi: grazie al nuovo libro che Alessandro Di Battista ha scritto per la casa editrice di Berlusconi è possibile finalmente sapere come si è svolta la prestigiosa trattativa per le Olimpiadi, e soprattutto quali sono stati i giudizi degli amici del meccanico del deputato grillino che nell’anticipazione dell’ANSA erano stati lasciati sottotraccia.
Li potete leggere in questa pagina.
“Io ero estremamente contrario, ma non ero sicuro che i romani la pensassero come me. In quei giorni mi domandavo se fare un referendum cittadino e proporlo durante le due settimane precedenti il ballottaggio non fosse una soluzione più morbida rispetto a un ‘no’ secco.
Decisi di telefonare a Massimo, il mio meccanico, e gli chiesi di radunare un pò di amici perchè, gli dissi scherzando (ma neppure troppo), ‘dovevamo prendere una decisione politica’. Lui raduno’ una decina di persone: l’edicolante, il fruttivendolo del quartiere, un paio di parenti, un pensionato. Io arrivai all’officina in motorino. Lo parcheggiai, scesi, mi tolsi il casco e chiesi a Massimo se si trattava di persone di fiducia. Te poi fida’ disse lui.
Così, quasi in modo solenne, domandai cosa ne pensassero delle Olimpiadi a Roma. Le loro risposte furono molto aspre, e non posso riportare le parole esatte per evitare querele.
A ogni modo uscii dall’officina, dal mio ‘soviet’ personale tra bulloni, pezzi di ricambio e olio, e mandai un messaggio a Virginia: ‘Sulle Olimpiadi nessuna esitazione, linea durissima. La stragrande maggioranza dei romani sta dalla nostra parte.’”

(da “NextQuotidiano“)

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PERCHE’ I MOVIMENTI PER LA CASA HANNO CONTESTATO GRILLO: LA RAGGI STA SISTEMANDO QUALCHE SFRATTATO NELLE CASETTE IKEA DI PLASTICA

Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA GIUNTA GRILLINA FINORA, DI FRONTE A UNA DRAMMATICA EMERGENZA ABITATIVA, HA FATTO UN BANDO PER CASETTE IKEA: 17 MQ PER SEI POSTI LETTO, UNA NUOVA BARACCOPOLI

Ieri sera i movimenti per la casa romani si sono dati appuntamento davanti teatro Flaiano ha debuttato “Insomnia”, il nuovo spettacolo teatrale di Beppe Grillo.
Al grido di «L’insonnia è quella nostra, di chi non ha un tetto e non sa come arrivare a fine mese» i manifestanti hanno protestato contro la sindaca Virginia Raggi e la gestione dell’emergenza abitativa nella Capitale.
Secondo gli attivisti la nuova Amministrazione “costruisce ghetti per i poveri e promuove rastrellamenti etnici” rivendicando al tempo stesso di essere “diversi” da chi è venuto prima.
Qualche tempo fa la sindaca aveva annunciato di avere una soluzione per l’emergenza abitativa e l’emergenza freddo: le strutture prefabbricate.
Si tratta di quelle che vengono chiamate “Casette Ikea“, moduli abitativi prefabbricati per i quali il Comune ha stanziato — in base ad una determina dirigenziale firmata il 23 ottobre dall’assessora alle politiche sociali Michela Micheli — circa 900 mila euro. Vengono chiamate Casette Ikea perchè si tratta proprio di baracche di plastica (17,5 metri quadri per sei posti letto) ideate dalla multinazionale svedese per far fronte a situazioni di emergenza in particolare per i rifugiati in contesti difficili, non certo all’interno di una città  come Roma.
Ogni modulo costa circa mille euro e la Croce Rossa ne ha installati già  una quarantina nel centro di via Ramazzini, nel Gianicolense.
Dopo il disastro e la vergogna dello sgombero di Palazzo Curtatone l’Amministrazione ha cercato una soluzione per evitare nuove occupazioni e fare in modo che gli occupanti fossero più precari e di conseguenza più facilmente sgomberare.
Un conto è far uscire qualche centinaio di persone da un palazzo, con tutto quello che ne è conseguito a Piazza Indipendenza, un altro è smobilitare una baraccopoli.
Non che la Raggi sia in grado di farlo, la triste vicenda dello sgombero e della chiusura del Camping River è lì a dimostrarlo, ma senza dubbio in questo modo il Comune ha una maggiore capacità  di “risolvere” il problema abitativo qualora ne dovesse avere la necessità .
Secondo i movimenti per la casa le Casette Ikea non faranno altro che favorire la nascita di ghetti e di baraccopoli.
Non si tratta di una soluzione “all’emergenza abitativa” ma di una misura tampone che va poco più in là  della distribuzione di sacchi a pelo alle persone che dormono per strada d’inverno.
Il bando per il reperimento di 100 posti letto ha prodotto — denunciano i movimenti per la casa — la nascita di un lager con le famose casette appoggiate su uno spiazzo.
La CRI smentisce di aver vinto il bando e del resto la gara non è ancora ufficialmente chiusa (sarà  aperta fino a inizio dicembre) ma secondo i movimenti per l’abitare la CRI si starebbe “prendendo avanti” facendo nascere una baraccopoli pronta ad accogliere i futuri sgomberati.
Non è difficile prevedere come si evolverà  la situazione. Basta guardare quello che è successo nei diversi campi Rom autorizzati della capitale.
Ma l’emergenza abitativa non è solo quella degli immigrati, dei Rom e dei richiedenti asilo, a rischio — secondo gli attivisti — ci sono anche i residenti delle case popolari.
La vicenda di palazzo Curtatone — con il Comune che si “dimentica” di spendere 40 milioni di euro stanziati per l’emergenza abitativa — è emblematica di una situazione che riguarda anche gli italiani e tutte quelle migliaia di famiglie che ogni anno vengono sfrattate.
Eppure a fine agosto la Raggi, parlando dell’emergenza abitativa, spiegava la necessità  di “azioni di sistema” altrimenti “si continuerà  a rincorrere le emergenze come nel caso dello sgombero di via Curtatone”.
La sindaca concludeva che “immigrazione, accoglienza e emergenza abitativa sono temi legati tra loro” sostenendo che per affrontare il problema “serve una visione complessiva, nuova”.
Evidentemente tutta questa novità  nell’azione di sistema(zione) dei richiedenti asilo nelle casette dell’Ikea sfugge ai movimenti per la casa.
Anche perchè, casette o meno, le soluzioni abitative di cui al bando del 23 ottobre saranno tali solo per un anno.
E poi? Probabilmente la sindaca e la sua giunta stanno ancora “studiando” la situazione. Così come stanno studiando tante altre questioni da un anno e mezzo a questa parte.
I movimenti a quanto pare fino ad ora hanno portato pazienza, attendendo un cambiamento che la Raggi non sembra essere in grado di realizzare.
E così dopo la rottura con i forum dell’Acqua Pubblica arriva quella con i movimenti per la casa.

(da “NextQuotidiano”)

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