Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
CON LA REGOLA DEI DUE MANDATI, DI MAIO SI GIOCA ORA LA CARTA… STANDO FERMO UN GIRO, DIBBA E’ PRONTO A SOSTITUIRLO SE DI MAIO RACCOGLIERA’ UN PUGNO DI MOSCHE
“In maniera molto leale e sincera sono qui per darvi una notizia: ho deciso di non
ricandidarmi in Parlamento alle prossime elezioni. È una scelta mia, non è legata al Movimento”.
Lo annuncia Alessandro Di Battista durante una diretta Facebook sulla sua pagina. “Ma — precisa — non lascio il Movimento, non succederà mai. E’ una mia seconda pelle. Lo sosterrò sempre ma al Di fuori dei palazzi istituzionali”.
La decisione di Di Battista era stata anticipata in due occasioni dai giornali: lui li aveva smentiti.
La scelta di non ricandidarsi in Parlamento non deriva da “nessun dissidio con Beppe e Luigi, farò la campagna elettorale da non candidato. Non ci sono divisioni, il Movimento è più unito che mai”, ha aggiunto Di Battista.
All’epoca — era la fine di settembre — si diceva che Di Battista pensava di non ricandidarsi per potersi così ripresentare senza violare la regola dei due mandati.
Così, lo sta dicendo ai suoi colleghi più vicini: “Penso di non ricandidarmi, potrei fare anche altre cose”. Per esempio altri libri, visto che il primo, A testa in su, ha venduto tantissimo. Una prospettiva che preoccupa già i vertici. E che apre scenari a medio termine. Perchè un Di Battista fermo a guardare sarebbe un’incognita. Anche e innanzitutto per il M5S, fermo alla regola dei due mandati.
Il secondo Di Maio se lo giocherà ora. E la scommessa è di quelle complicate.
A legislatura finita, magari anche in fretta se le elezioni non dessero un vero vincitore, il Di Battista rimasto ai box sarebbe pronto.
Un Coriolano che potrebbe riprendere “a fare il culo al sistema, andando in giro con una moto”, come si è autocelebrato ieri.
E a farlo lui, il discorso per Palazzo Chigi.
Ora intanto c’è un altro film, quello con Di Maio candidato: anche per mancati rivali.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
ANGELO MALERBA ERA STATO ARRESTATO PER AVER RUBATO BANCONOTE IN UNA PALESTRA DELLA CITTA’
Angelo Malerba, ex consigliere comunale del M5S di Alessandria, si avvia a chiudere la
vicenda dei furti in palestra in cui era stato coinvolto nel 2016 e che aveva avuto un lungo strascico processuale.
Poco dopo la mezza di oggi, in tribunale, presente il pm Andrea Zito, l’imputato, affiancato dal nuovo difensore Fabio Bellora, si è alzato e al giudice Giorgia De Palma ha fatto alcune dichiarazioni spontanee: «Oggi sono qui per ammettere quanto è accaduto in palestra (Pianeta Sport, ndr). Mi scuso di tutto quello che è successo. Una parte è dovuta alla mia responsabilità , ma una parte, relativamente alla linea difensiva, l’ho avallata ma fu il mio legale di allora a indicare come fare».
Malerba ha ammesso con pacatezza tutti i fatti contestati nel capo d’accusa. L’avvocato Bellora, che ha consigliato e accompagnato l’imputato in questa nuova, lineare strategia difensiva, discuterà la causa il 5 dicembre, dopo la requisitoria del pm Zito. Poi la sentenza.
Entro quella data, Malerba si è impegnato a risarcire tutti quelli che avevano presentato querele per sparizione di soldi alla Pianeta Sport.
(da “La Stampa”)
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Novembre 18th, 2017 Riccardo Fucile
NON E’ PIACIUTA LA GESTIONE DEL CONFRONTO TV CON RENZI E DELLA VISITA NEGLI USA… DOPO AVER ATTACCATO PER ANNI LA SINISTRA (COME PIACE AI VERTICI) ORA SI ACCORGONO CHE L’AVVERSARIO E’ IL CENTRODESTRA
Da Genova è arrivato Beppe Grillo. Da Roma sono giunti Luigi Di Maio e Alessandro Di
Battista, e i due probiviri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede.
Da tempo a Milano, nella sede della Casaleggio associati, non si vedeva un vertice M5s come quello di ieri, necessario per dare uno slancio in avanti, e anche una sterzata, alla costruzione della premiership addosso a Luigi Di Maio.
Non tutto è andato per il verso giusto, Beppe Grillo non nasconde il suo disappunto per la gestione sul fronte della comunicazione, dal confronto tv con Renzi alla visita a Washington. E poi il dispiacere di non essere riusciti in Sicilia a sfondare il muro dell’astensione.
Negli uffici di Davide Casaleggio, in una via centralissima di Milano, il candidato premier è arrivato per primo, dopo essere stato alla Confesercenti, accompagnato da Stefano Buffagni, consigliere regionale della Lombardia, sempre più vicino ai vertici. A poco a poco sono giunti tutti gli altri. Il nuovo assetto grillino è come se si fosse di fatto formalizzato in questa lunga giornata negli studi della Casaleggio associati dove da sempre i pentastellati prendono le decisioni che contano.
“Puntare sui temi”, è lo slogan ripetuto da tutti i partecipanti alla fine del vertice. Perchè anche di questo si è parlato e di dove andare a prendere i voti e in quale bacino pescare: “Il nostro avversario è il centrodestra. Quindi dobbiamo tornare a parlare alla sinistra e a chi non va votare. Mettere al centro dell’agenda i temi sociali, come il reddito di cittadinanza, l’abolizione dell’articolo 18 o della Legge Fornero”.
Ma soprattutto le scelte, quindi tutto ciò che ruoterà attorno a Di Maio come capo politico del Movimento, dovranno essere condivise e ponderate – così sarebbe stato detto – per evitare alcuni sbagli commessi in questa prima fase da candidato premier, come la decisione di sfidare Matteo Renzi a un dibattito tv per poi tirarsi indietro.
E il vertice di ieri, in particolare quello più ristretto, va visto anche in quest’ottica, cioè nella decisione di condividere le scelte.
Un ruolo sempre più importante lo giocherà Buffagni poichè, si è detto durante la riunione, “dobbiamo attecchire al Nord, dove ancora le nostre percentuali sono basse, ma possiamo crescere”.
Non è un caso infatti se Di Maio dopo aver trascorso tre mesi in Sicilia per campagna elettorale, appena tornato da Washington, sta trascorrendo il fine settimana a Milano tra incontri con Confprofessioni e iniziative che riguardano l’ambiente come piantare gli alberi nella periferia del capoluogo lombardo.
Il consigliere regionale, esperto di temi economici, è colui che ha il polso della situazione e che darà una mano al candidato premier per parlare soprattutto con le imprese: “Presto annunceremo la nostra riforma del fisco”, dice Di Maio.
“Abbiamo parlato di programma e di campagna elettorale. Come sarà la campagna? Immagino ci seguirete”, si limita a dire Bonafede.
E Fraccaro, accanto a lui prima di infilarsi su un taxi aggiunge: “Tutto bene, sarà una campagna elettorale bellissima. Tante idee”. Alessandro Di Battista va via correndo: “Devo andare a Ostia a chiedere la campagna elettorale. Abbiamo parlato di campagna elettorale, c’è tanto entusiasmo”. E anche lui sale su un taxi diretto in aeroporto. Infine c’è Grillo, che lascia la sede della Casaleggio associati nascosto nel sedile di dietro di una macchina.
Gli ultimi ad andar via sono Di Maio e il notaio che da sempre segue le vicende M5s: “Sta facendo il punto con Luigi prima di andare all’incontro di Confprofessioni”, viene spiegato.
Anche in questo caso sarebbe un modo per fare in modo che la figura di Di Maio, candidato premier, venga seguito con maggiore condivisione.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA PRIMA MISSIONE DEL FUORICORSO IN AMERICA NON E’ ANDATA MALE, POTEVA ANDARE PEGGIO, POTEVA PIOVERE
In questi giorni, contemporaneamente alla visita di Luigi Di Maio negli USA, ha
cominciato a circolare un articolo di Beppe Severgnini sul New York Times in cui si descriveva il candidato premier del MoVimento 5 Stelle in maniera piuttosto severa: «Anche se non ha mai completato i suoi studi e non ha mai fatto un vero lavoro, Di Maio sarà il candidato del partito a marzo alla carica di primo ministro. I sostenitori dei 5 Stelle sono chiaramente come lui, ma il resto dell’Italia è perplesso. È completamente privo di esperienza. E quando hanno avuto la possibilità di gestire le situazioni, i “grillini” si sono spesso dimostrati incompetenti. Con Virginia Raggi sindaca, per esempio, Roma sta andando alla deriva».
Ma quella è l’opinione di Severgnini, direte voi.
Oggi, però, è uscito un altro articolo firmato da Ishaan Tharoor sul Washington Post nel quale non ci fa una figura molto migliore.
L’autore comincia dicendo che Di Maio si è distinto a Washington perchè molto giovane, così come gli ultimi che hanno vinto le elezioni in Europa (gli esempi sono Macron e Kurz).
Subito dopo però si spiega che poche ascese politiche sono state rapide come la sua, che ha lasciato l’università e non ha mai lavorato a parte aver fatto il cameriere (ma qui si dimentica la formativa esperienza di steward al San Paolo e non è bello per niente) e così via.
But few stories of political ascension are quite as striking as his. Di Maio, who grew up in the corruption-blighted environs of Naples, is a university dropout and has never held a job as a professional. Numerous headlines in international newspapers describe him as a “former waiter.” He rose to attention only through his activism and blogging on behalf of the Five Star Movement, a protest organization founded less than a decade ago by irreverent comedian Beppe Grillo.
Nell’articolo del WAPO si cita anche una testata cara ai grillini e il suo giudizio piuttosto tranchant sulle Gigginarie : il MoVimento sta crescendo ma non sta maturando.
In September, with Grillo’s blessing and the support of other power brokers within the movement, Di Maio won leadership of the party in another online primary. Il Fatto Quotidiano, a daily newspaper, pointed to the online vote as “proof of the eternal immaturity, incompetence, inexperience and thrown-together nature of a movement that is getting bigger but not growing up.”
Insomma, la prima missione di Di Maio in America non è andata male. Poteva andare peggio. Poteva piovere.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
IL MURO CHE SCHERMA IL POTERE DEL M5S
All’ufficio stampa di Roma Capitale ci sono una cinquantina di persone, 49 per l’esattezza. Alle quali vanno aggiunti i portavoce politici, ovvero 15 giornalisti distribuiti negli staff degli assessori e della sindaca, oltre a quelli nei Municipi.
Un piccolo esercito, che può vantare avamposti anche in Atac (8), Ama (5), Roma Mobilità (10), Zètema (5) e Acea (4, senza contare le Relazioni esterne).
Insomma, paghiamo – sì, paghiamo, perchè i colleghi lavorano per una pubblica amministrazione, anche se non tutti con contratti giornalistici – più di un centinaio di persone. Da ieri è partito un bando per assumerne altri tre, richiesta esperienza nel foto-ritocco.
Allora si potrebbe pensare: “Chissà nelle redazioni quante notizie arriveranno da quelle stanze, quanti comunicati e dati sull’attività della macchina comunale”. Purtroppo la realtà è diversa, perchè dagli uffici della sindaca e dei suoi collaboratori non esce neppure una velina.
I contatti dei cronisti con gli addetti stampa sono quasi nulli, a volte segreti («Non dire che abbiamo parlato»), o basati su rapporti personali («Per favore, siamo amici, mi confermi questa notizia?»), addirittura ricattatori («Ti prego dimmi qualcosa, altrimenti mi licenziano»).
La maggior parte dei tentativi però vanno a vuoto, spesso non rispondono alle telefonate neppure i portavoce degli assessori, e i redattori più fortunati, e bravi, riescono a raggiungerli se hanno il numero di cellulare, quando l’assessore di turno non è di cattivo umore per qualcosa di sgradito che è uscito comunque sui giornali.
Eppure avevano promesso che con i 5Stelle al potere si inaugurava una nuova stagione, quella definita della trasparenza. Ora anche i predecessori di Virginia Raggi avevano uno stuolo di comunicatori: che infatti erano quasi degli stalker, dai quali le redazioni dovevano difendersi.
Ancora oggi gli uffici stampa di enti e aziende assediano i giornali. E fanno bene. Perchè questa è la regola: chi è pagato per fornire informazioni ai giornali si dedica a questo scopo. A maggior ragione se lo stipendio è onorato con i soldi dei contribuenti.
Nell’era grillina no. Tanto che l’ufficio stampa del Campidoglio, fra gli addetti ai lavori, ormai viene affettuosamente soprannominato l’ufficio smentite.
E sì, perchè ogni giorno, dopo aver centellinato o negato qualunque riscontro, arriva puntuale la rettifica. L’assessora Meleo, ancora ieri, si affannava a precisare la notizia relativa ai parcheggi contenuti nel piano appena approvato. Dando la colpa ai giornali, naturalmente. E non al muro che hanno eretto fra chi amministra e i cittadini. I giornali sono (sarebbero) lo strumento che consente ai cittadini di controllare l’operato degli amministratori. Così come chi lavora negli uffici stampa degli enti pubblici è (dovrebbe essere) al servizio dei mass media, che svolgono un servizio pubblico.
Viene da citare Humphrey Bogart in Quarto Potere: “Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA GAFFE GEOGRAFICA IN UNA DICHIARAZIONE AL TG1… A NATALE REGALATEGLI UN ATLANTE DE AGOSTINI
In un video tratto da un servizio del TG1 possiamo ammirare Luigi Di Maio che
spiega la politica estera del MoVimento 5 Stelle con un esempio molto calzante: “Noi non siamo una forza isolazionista. Siamo un Paese alleato degli Stati Uniti, ma interlocutore dell’Occidente con tanti Paesi del Mediterraneo come la Russia”.
Poco o niente di nuovo sul fronte occidentale: Di Maio negli USA è andato per dire che il M5S «non mette in discussione la nostra permanenza nella Nato» ma vuole «che la nostra voce venga ascoltata perchè le cose che non ci vanno bene sono molte e si possono cambiare».
Eppure una cosa è chiedere che la voce dell’Italia venga ascoltata all’interno degli organismi della NATO un’altra — e ben diversa — è voler presentare una proposta di legge al Parlamento italiano (e un referendum popolare) per ridiscutere i termini della partecipazione dell’Italia alla NATO.
Ma la brillante strategia pentastellata sull’Alleanza Atlantica è simile a quella sull’Euro.
Il MoVimento 5 Stelle è passato dal raccogliere le firme per un referendum per uscire dall’Euro a volerlo utilizzare come arma per “ridiscutere la posizione dell’Italia e i trattati europei”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 16th, 2017 Riccardo Fucile
SEGNALATO AI VERTICI GRILLINI CHE PERO’ DECISERO DI NON FARE NULLA PER RAGIONI ELETTORALI… UNA SITUAZIONE CHE SI PUO’ RIPETERE ALLE POLITICHE
Il caso di Fabrizio La Gaipa spiega più di mille libri e articoli cosa è oggi il
MoVimento 5 Stelle.
I vertici grillini hanno voluto chiudere la vicenda del candidato M5S di Agrigento sospeso dopo essere stato arrestato per estorsione con un post su Facebook nel quale si sono lasciati scappare una dichiarazione ben precisa, parlando di una segnalazione ricevuta sul suo conto prima delle elezioni che però non ha trovato riscontro nel certificato 335 che segnala le iscrizioni nel registro degli indagati di chi lo richiede.
Ma quel certificato, e i grillini non possono non saperlo visto che accadde la stessa cosa con Paola Muraro a Roma, non riporta tutti i fascicoli ancora in fase di indagine preliminare perchè ad esempio il pubblico ministero, in caso di richiesta d’arresto — come è successo a La Gaipa — può tenerli secretati (ed è evidente il perchè: qualcuno che sa di una richiesta d’arresto pendente davanti al GIP nei suoi confronti può darsi alla fuga).
Da ieri sui giornali online siciliani si racconta un’altra storia, completamente diversa, oggi confermata dall’edizione palermitana di Repubblica.
A denunciare Fabrizio e Salvatore La Gaipa sono stati infatti due suoi dipendenti, G. M. e Ivan Italia, che è un attivista grillino di Agrigento.
Italia, racconta oggi Repubblica Palermo, dice di non aver fatto alcuna segnalazione allo staff del MoVimento ma al suo posto si è mosso l’amico Emanuele Dalli Cardillo, avvocato e candidato sindaco per il M5S ad Agrigento nel 2015: «Sì, a luglio ho inviato un’email ai probiviri in cui denunciavo l’inopportunità della candidatura di La Gaipa. Riportando anche le voci sui problemi giudiziari dell’imprenditore. Ma le segnalazioni, sul conto di La Gaipa, sono state decine».
E c’è il mistero di un’email, che oggi gli attivisti agrigentini fanno circolare su WhatsApp, che sarebbe stata inviata durante la campagna elettorale al blog di Grillo e avrebbe avuto in allegato proprio i file audio di Italia.
Di certo, nel testo di questa email ci sono riferimenti puntuali – con tanto di timecode – al contenuto delle intercettazioni, proprio come vengono riportati negli atti giudiziari. Difficile, se non impossibile, che si tratti di un fake costruito nelle ultime ore sulla base di informazioni riservatissime. Più probabile che si tratti di un documento vero.
Cosa è successo nel caso La Gaipa?
Insomma, anche se il 335 era pulito i grillini avevano buone possibilità di andare in fondo alla questione se soltanto avessero voluto.
Anche perchè nelle segnalazioni si sosteneva anche che La Gaipa non fosse un attivista “storico” di Agrigento ma fosse spuntato di colpo nella lista sorpassando chi andava avanti da anni con l’attivismo in zona.
E allora cosa è accaduto di preciso?
È accaduto che il M5S ha tentato di troncare, sopire la vicenda perchè l’allontanamento di un candidato in piena campagna elettorale — i file con le registrazioni in cui Italia e La Gaipa parlano dello stipendio sono stati consegnati in procura il 13 ottobre — avrebbe suscitato sconcerto e polemiche.
Hanno deciso di non approfondire le segnalazioni — magari ascoltando Italia o gli altri attivisti — per ragioni “politiche”.
La stessa cosa sta succedendo oggi, ma per ragioni diverse, ad Anguillara dove c’è una sindaca eletta della quale si è scoperto successivamente che era stata condannata per calunnia, ma la condanna non era menzionata nel suo certificato penale ed era stata anche condonata.
Sabrina Anselmo, a rigor di logica, avrebbe dovuto essere sospesa dal M5S ma a quattro mesi di distanza dalla scoperta del caso non è successo nulla, anche perchè il M5S locale ha detto che ha intenzione di andare avanti nella consiliatura anche senza simbolo.
Questo caso, come quello di La Gaipa, può ripetersi infinite volte anche alle prossime elezioni politiche.
Ecco perchè chi grida agli “impresentabili” altrui (spesso chiamando in causa addirittura parenti di gente condannata) non può a sua volta e in nessun modo garantire candidati puliti.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
LA VISITA PER ACCREDITARSI NEGLI USA COME FORZA MODERATA
Il cittadino-portavoce-leader del M5S Luigi Di Maio a Washington prova a spiegare il MoVimento 5 Stelle agli americani.
Il nuovo viaggio negli USA del Vicepresidente della Camera ha lo scopo di fare chiarezza su alcune “dicerie” nei confronti del M5S.
Come ad esempio quella secondo la quale il MoVimento vorrebbe che l’Italia uscisse dalla NATO.
Certo, il fatto che a inizio d’anno l’esperto di politica estera del M5S Manlio Di Stefano abbia scritto sul Blog di Grillo che la NATO “mette a rischio l’Europa” è evidentemente una diceria.
Come lo è la proposta di Di Stefano di chiedere «che la partecipazione italiana all’Alleanza Atlantica sia ridiscussa nei termini e sottoposta al giudizio degli italiani» perchè — spiegava — «il nostro territorio, le nostre basi, i nostri soldati e la salute dei nostri connazionali non possono essere ostaggio di giochi di potere e degli umori del presidente americano di turno».
A leggere queste parole non ci sono molti dubbi, se l’Italia è oggi parte della NATO ridiscuterne la partecipazione significa uscirne, tanto più se si parla della concessione delle basi in territorio italiano e dell’invio di soldati italiani.
Nel programma esteri del M5S si parla invece di “superamento della NATO“. Un’espressione che oltre al ritiro dei nostri soldati impegnati all’estero non si sa bene cosa voglia dire (e che fa pensare al superamento dei campi Rom della Raggi)
Erano però altri tempi, all’epoca il 5 Stelle festeggiava l’elezione di Trump il quale a sua volta aveva duramente criticato l’utilità della NATO e sembrava essere sul punto di smantellarla.
I 5 Stelle come sempre seguivano gli umori dell’uomo forte del momento.
E se ora a Trump la NATO non sta poi così antipatica che ragioni hanno i pentastellati per non fare altrettanto? Nessuna.
Ed ecco infatti che mentre Di Maio fa l’americano Di Stefano rassicura gli statunitensi spiegando che l’Italia non uscirà mai dalla NATO e che gli USA rimangono il principale partner strategico per il nostro Paese.
Sarà da vedere come faranno i 5 Stelle a conciliare la presenza nell’Alleanza Atlantica con la volontà di non finanziare le spese militari?
Dalla semplice analisi del mutamento di posizioni del M5S sulla NATO emerge una cosa interessante.
Il partito di Beppe Grillo non è mai stato contro gli USA. Certo, gli elettori possono anche aver pensato che il M5S era contro le lobby, i grandi potentati economici e finanziari e l’imperialismo americano. Ma non è così.
Molto più semplicemente il M5S si muove (in maniera post-ideologica direbbero loro) sulla scorta delle evoluzioni del Trump-pensiero, l’uomo antisistema che ha fatto «un VAFFANCULO generale» e «un VDay pazzesco» al momento della sua elezione e che poi si è circondato di uomini di JP Morgan.
Di Maio negli USA è andato per dire che il M5S «non mette in discussione la nostra permanenza nella Nato» ma vuole «che la nostra voce venga ascoltata perchè le cose che non ci vanno bene sono molte e si possono cambiare».
Eppure una cosa è chiedere che la voce dell’Italia venga ascoltata all’interno degli organismi della NATO un’altra — e ben diversa — è voler presentare una proposta di legge al Parlamento italiano (e un referendum popolare) per ridiscutere i termini della partecipazione dell’Italia alla NATO.
Ma la brillante strategia pentastellata sull’Alleanza Atlantica è simile a quella sull’Euro. Il MoVimento 5 Stelle è passato dal raccogliere le firme per un referendum per uscire dall’Euro a volerlo utilizzare come arma per “ridiscutere la posizione dell’Italia e i trattati europei”.
Non sono i giornali e i media ad essersi inventati le capriole ideologiche del MoVimento 5 Stelle. Perchè, soprattutto in politica estera, il M5S ce la fa benissimo anche da solo.
Ad esempio nel recente passato il M5S, sotto l’abile guida di DI Stefano e Di Maio, è riuscito a raccontarci che i Carabinieri avrebbero rivelato che l’80% dei conflitti in Palestina sarebbe colpa dei coloni israeliani.
Salvo poi essere smentito proprio dai Carabinieri.
In Siria i 5 Stelle stanno dalla parte di Assad, nascondendosi dietro al “deve essere il popolo siriano a decidere se Assad è un dittatore” di Alessandro Di Battista.
Quello stesso Di Battista ad una domanda sulle violazioni dei diritti umani in Russia ha risposto “non ci sono forse diritti violati nel quartiere Tamburi di Taranto?”.
Per Di Maio e DI Stefano però il M5S non è assolutamente filo-russo.
Ed è alla luce di questa continua girandola di posizioni — dove il M5S sostiene Chavez in Venezuela ed è contro le sanzioni alla Russia ma al tempo stesso non ha niente da dire quando Trump minaccia di imporre dazi punitivi sui prodotti europei — che si può comprendere come molti nella base pentastellata non abbiano gradito quella che viene vista come “un’operazione di accreditamento” di Di Maio negli USA.
In fondo nei suoi spettacolo Grillo ha sempre parlato in modo molto critico degli States, soprattutto per quanto riguarda l’imperialismo statunitense ma anche del modello economico basato sull’indebitamento.
Ai più smaliziati invece è chiaro che il fatto che Di Maio sia andato in America non significa che è disposto ad avallare tutte le scelte politiche di Trump.
Il problema è che al MoVimento fino ad ora è mancata una visione davvero post-ideologica della politica estera.
Ha cercato di essere equidistante da Russia e Stati Uniti (e pure dall’Unione Eurpea) senza comprendere che invece è necessario fare delle scelte.
Non di campo (o con loro contro di loro) ma di realpolitik.
Di Maio in America sta cercando di fare proprio questo, ed in fondo è quello che fanno tutti i politici italiani quando vanno in visita all’estero.
Il problema è che i duri e puri del M5S sembrano non averlo capito. Ed allora ecco che c’è la necessità di spiegare che “è colpa della stampa” che ha travisato le posizioni del M5S. I fatti dimostrano che però non è così.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
IL GIORNO DOPO FABIO TALAMONI, NELL’IMBARAZZO DEL M5S, SOSTIENE DI NON RICORDARE COSA HA DETTO
Una nota dei consiglieri del Partito Democratico dell’XI Municipio accusa il grillino
Fabio Talamoni di aver detto ai vigili di cacciarli via “anche utilizzando il metodo Spada”.
“La seduta era stata sospesa a seguito dell’immotivato allontanamento dall’aula di due di noi ‘rei’ di aver chiesto chiarimenti sul regolamento e sulla gestione dei lavori da parte del Presidente del Consiglio municipale”, aggiungevano i consiglieri.
Oggi Talamoni con il Messaggero sostiene di non ricordare quello che è successo
«Mi serve un po’ di tempo per “sbobinare” la situazione. Ora non ragiono, potrei dire cose che non stanno nè in cielo nè in terra, tutto e il contrario di tutto. Non ho capito neanche come ho fatto a tornare a casa. Ho la pressione a tremila».
Quindi, consigliere, non sa cosa ha detto solo poche ore fa?
«Qualora io abbia delle responsabilità , spero che nessuno pensi che sia mai venuto alle mani con qualcuno, che se dico una ca…ta possa essere accostato a quella gentaglia del clan Spada».
Allora questa “cavolata”, l’ha detta…
«Devo capire esattamente che ca…ta avrei detto. Ma mi dissocio da qualsiasi sistema mafioso o violento, non ho mai toccato nessuno. Ora però non ragiono».
In Aula ha avuto le allucinazioni, insomma?
«Io le allucinazioni le ho da due ore a questa parte. Sono confuso. Quello che mi si dice di aver detto è avvenuto fuori dal consiglio, in Aula, pensi, stavamo parlando di tabagismo… E poi io sono una persona taciturna, non parlo quasi mai ai dibattiti. Davvero, mi creda,sono una persona normale, mi sembra di essere caduto in un vortice allucinante. Però lo voglio dire: nella mia vita mi sono sempre comportato onestamente».
Che fa nella vita, oltre al consigliere municipale?
«Il consigliere, perchè sono disoccupato».
In serata il M5S ha fatto sapere di aver cominciato le procedure di sospensione per il consigliere Fabio Talamoni.
(da “NextQuotidiano”)
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