Destra di Popolo.net

LA GUERRA DI GIARRUSSO A MALTA E ALLA BINDI

Ottobre 22nd, 2017 Riccardo Fucile

IL SENATORE GRILLINO PRIMA ACCUSA MALTA DI NON VOLERLO SUL’ISOLA, POI SE LA PRENDE CON LA BINDI … MA IL M5S SI DISSOCIA DAI SUOI PERSONALISMI

Il senatore del MoVimento 5 Stelle Mario Michele Giarrusso scende in guerra prima contro Malta e poi contro Rosi Bindi.
Tutto comincia ieri, quando il senatore rilascia un’intervista a Tribupress nella quale denuncia la propria esclusione dalla visita della commissione parlamentare Antimafia “su esplicita richiesta del governo de La Valetta”.
“Per le mie considerazioni sull’assassinio di Daphne Caruana Galizia sono stato dichiarato persona non gradita dal Governo di Malta. La Bindi mi ha escluso dalla visita della Commissione Antimafia. E’ una cosa gravissima, siamo diventato gli zerbini di una ‘superpotenza’ come Malta, a cui basta protestare perchè l’Italia esegua”, sostiene Giarrusso che nel frattempo riceve varia solidarietà  su Facebook.
Le accuse a Malta e alla Commissione Antimafia sono gravi, tanto che arriva una risposta di La Valletta.
Il governo maltese infatti “smentisce” le “insinuazioni” e le “invenzioni” del senatore. L’ambasciatore a Roma ha formalmente chiesto “spiegazioni” alla presidente della Commissione, Rosy Bindi, mentre il ministro degli esteri maltese ha “ribadito il messaggio” al nostro rappresentante diplomatico sull’isola.
“Il governo maltese — spiega una nota — non è mai stato consultato, formalmente o informalmente, sulla composizione della delegazione italiana”.
A questo punto Giarrusso smentisce tutto e se la prende su Facebook con la presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi: «Ho appena appreso dalla viva voce dell’Ambasciatrice Maltese Vanessa Fraizer che non è vero che per il Governo Maltese non sono persona gradita. A questo punto è gravissimo che in Commissione Antimafia mi sia stato fatto intendere questo, negandomi la possibilità  di andare in missione a Malta con la Commissione Antimafia. Chiedo formalmente alla Presidente Bindi di dare spiegazioni. Chi e perchè non vuole che il portavoce in Senato del Movimento 5 Stelle Mario Michele Giarrusso prenda parte alla missione del 23/24 ottobre a Malta?»
La guerra di Giarrusso, il M5S che dice?
In tutto ciò, Giarrusso non spiega chi gli ha detto che non era persona gradita a Malta nè perchè è nata tutta questa polemica. Poco dopo però è la commissione antimafia a rispondere al senatore. “Le affermazioni del senatore Giarrusso sulla sua presunta esclusione dalla missione a Malta della Commissione parlamentare Antimafia sono già  state smentite e sono prive di fondamento”, sottolinea l’ufficio stampa della stessa Commissione antimafia, in una nota nella quale si sottolinea che “la partecipazione del senatore Giarrusso a questa missione, programmata da tempo, non è mai stata prevista”.
“Fin dall’inizio — si legge nel comunicato — era stato stabilito che la delegazione fosse composta dai membri dell’ufficio di presidenza e dalla coordinatrice del Comitato sulla proiezione internazionale delle mafie. Quando il senatore Giarrusso ha millantato la sua partecipazione lo ha fatto in modo del tutto strumentale, per pubblicizzare le sue dichiarazioni sul presidente Muscat e il governo maltese.
La presidente Bindi, che conosce l’alfabeto dei rapporti istituzionali e diplomatici, senza ricevere alcuna richiesta e men che meno pressioni di alcun genere da parte delle autorità  maltesi, ha confermato la composizione della delegazione che, come stabilito, sarà  formata dalla presidente, dall’onorevole Giulia Sarti, capogruppo del Movimento Cinquestelle e dall’on. Laura Garavini”
La ricostruzione di Giarrusso
Ovviamente Giarrusso non è il tipo che riceve una smentita senza minacciare una querela in risposta. E infatti poco dopo eccolo a chiedere persino le dimissioni della Bindi: “Con la sua dichiarazione la presidente Bindi dice il falso ed è gravemente lesiva della mia immagine: per questo ho dato mandato ad un avvocato di valutare gli estremi per una querela. Bindi non può dire che millantavo, è una cosa di una gravità  assoluta per la quale chiederò anche ai presidenti delle due Camere di intervenire: c’è un’offesa alla mia persona ma c’è anche quella politica, è in ballo la tutela del mio ufficio di senatore, della tutela dell’attività  istituzionale di noi senatori” . “Il comportamento della presidente Bindi è inaccettabile e preclude alla prosecuzione del suo incarico” dice il senatore che finalmente ricostruisce la sua versione dei fatti.
Eccola: la missione, ricorda Giarrusso, era prevista dal 13 settembre e, “come tutte le missioni estere, era previsto che partecipassero non tutti i 50 componenti della Commissione ma due a gruppo: io sarei dovuto andare con la collega Giulia Sarti che, infatti, mi ha più volte sollecitato, come posso dimostrare, a trasmettere la mia disponibilità  all’ufficio di presidenza”.
Poi il 17 ottobre c’è l’attentato alla giornalista Daphne Galizia Caruana, “io confermo la mia presenza, comunico che sarei partito direttamente da Catania, segnalo l’orario della mia partenza, e venerdì passo dalla Commissione per ritirare il fascicolo che viene normalmente consegnato un paio di giorni prima della partenza. Lì trovo facce scure: una funzionaria, presenti altri testimoni, mi dice che il fascicolo non è pronto, che la missione potrebbe saltare a causa delle mie dichiarazioni sulla giornalista. Poi mi dice, ‘la Bindi sta valutando se andare lei’. Io mi oppongo e a quel punto inizia la ‘corrida’ con la Presidente che cerca di estromettermi dalla missione. Si inventano — racconta ancora il senatore — il comitato ristretto, ma a settembre — sottolinea — la missione era ordinaria, e quindi va lei, Garavini e uno del M5s che non sono io”.
Il colpo di scena
Ma a questo punto arriva il colpo di scena.   I membri M5S della commissione antimafia Sarti, Gaetti, D’Uva, Dadone e Bulgarelli si dissociano da Giarrusso: “Quello che è successo a Malta, con l’uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia è da condannare fermamente. La commissione antimafia si recherà  domani e martedì in missione a Malta e il MoVimento 5 Stelle farà  parte della delegazione, come disposto dall’ufficio di presidenza.
Delegazione che sarà  composta dalla presidente Bindi, da Garavini, e dalla capogruppo del M5s in commissione antimafia Giulia Sarti”, esordiscono in una nota. Che poi arriva al vero punto: “Acquisiremo da Malta tutte le informazioni utili per quanto è di nostra competenza. Faremo tutto ciò che è nelle nostre funzioni per accertare la verità  su questa terribile morte senza indietreggiare di un passo. In un momento di grande confusione come questo c’è bisogno di professionalità  e del massimo impegno da parte di tutti, senza sfociare nella ricerca di protagonismi inutili“, concludono i pentastellati.
Chi sarà  quello alla ricerca di protagonismi inutili?

(da “NextQuotidiano”)

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LA SINDACA DI ANGUILLARA CONDANNATA MA ANCORA NEL M5S

Ottobre 22nd, 2017 Riccardo Fucile

GRILLO PARLA DI SENSO DEL PUDORE E DELLA GIUSTIZIA: DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA

Beppe Grillo oggi pubblica sul Fatto Quotidiano un intervento in cui accusa l’Unione Europea di aver abolito la morale, avendo concentrato i suoi sforzi sull’economia “ingegneristica” invece che su quella “etica”.
«Perchè, con l’avvento della crisi, non è nata una nuova morale, è stata disciolta quella precedente. Ma perchè lo abbiamo permesso, come han fatto a sedarci, ad anestetizzare il nostro senso di giustizia, pudore, verità ? È curioso come lo stesso fenomeno di devitalizzazione della morale rischi di emergere adesso in Sicilia, con una proposta politica che punta a riportare in auge un vecchio attrattore sociale che puzza di mafia e di malaffare», si chiede Beppe forse portando un po’ d’acqua al suo mulino visto che nell’isola vuole sponsorizzare la sua proposta alternativa che ha come alfiere Giancarlo Cancelleri, quello che prima nega che nelle sue liste ci siano parenti e poi li “scopre” piuttosto stupefatto.
Ma per avere un’idea più cospicua del fatto che la morale non va sedata e il senso di giustizia non va anestetizzato basterebbe ricordare con quanta severità  il MoVimento 5 Stelle fa rispettare i propri principi e per questo può permettersi di fare la morale all’Europa.
Il 22 luglio scorso infatti scoppiò il caso di Sabrina Anselmo, sindaca di Anguillara con il M5S quando un plico anonimo venne recapitato in comune.
Il plico, inviato al capogruppo M5S di Anguillara Antonio Fioroni, faceva riferimento a una condanna a 12 mesi nei confronti della Anselmo per calunnia, risalente al 2008 e poi condonata.
A rendere nota la notizia della consegna del pacco senza mittente era stata la stessa Anselmo, denunciando che “le forze che da sempre governano il nostro Comune hanno tolto la maschera utilizzando lo strumento della macchina del fango per screditare l’operato di questa amministrazione”.
La Anselmo è stata condannata nel 2008 con sentenza del giudice Giovanni Giorgianni: nel febbraio del 2006 aveva “denunciato falsamente lo smarrimento”, presso la locale stazione dei Carabinieri, di tre assegni, “incolpando così del reato i successivi prenditori, sapendoli innocenti”.
Dopo il rinvio a giudizio, il legale della Anselmo chiese il patteggiamento, per evitare alla donna (allora estranea alla vita politica) un procedimento giudiziario non semplice da affrontare che avrebbe potuto portare a condanne penali anche superiori.
E siccome questa è una storia di onestà  e trasparenza, la prima cittadina di Anguillara annunciò all’epcoa che “come controprova” nei prossimi giorni avrebbe pubblicato “le foto del mio casellario giudiziale e dei carichi pendenti al fine di fare chiarezza”. In realtà  la condanna, grazie al patteggiamento, è stata condonata e quindi non è menzionata nel casellario giudiziario.
Quindi la “controprova” della sindaca non cancellava in alcun modo la condanna.
Inutile ricordare che all’epoca la storia andò a intrecciarsi con quella del lago di Bracciano: la sindaca di Anguillari infatti accusò in più occasioni Virginia Raggi di essersi disinteressata degli allarmi dei sindaci del territorio sui prelievi dell’ACEA. Qualche giorno dopo, puntuale come la morte, si scatenò nei suoi confronti un pogrom di grillini che ne chiedevano la testa e la insultavano per aver detto ciò che pensava. Ma questo ormai appartiene al folklore grillino.
Qualcuno ha dimenticato qualcosa?
Più cogente è invece che all’epoca il MoVimento 5 Stelle fece sapere che della vicenda era stato interessato il collegio dei probiviri, che amministra la giustizia in nome e per conto del M5S con qualche scivolone come quello in cui è incappato il caso della consigliera Cristina Grancio.
Si attendevano sanzioni visto che il caso era abbastanza solare e chiaro a tutti. Tanto che la stessa Sabrina Anselmo aveva annunciato l’intenzione dei consiglieri di continuare ad amministrare la città  senza dare le dimissioni anche in caso di ritiro del simbolo da parte del MoVimento 5 Stelle.
Insomma, un caso simile a quelli di Quarto e Parma, ma con un finale della storia molto diverso: da allora infatti nessuno ha saputo più nulla della vicenda.
È probabile che la sindaca sia stata in qualche modo “perdonata” per la dimenticanza di aver fatto notare che anche se il suo casellario giudiziario è immacolato era stata condannata in quella storia degli assegni.
D’altro canto a Roma Paola Muraro e Virginia Raggi fecero la stessa cosa, negando l’indagine nei confronti dell’assessora all’ambiente di cui entrambe erano a conoscenza con l’artificio di sostenere che nessun avviso di garanzia fosse stato inviato.
Piccole furbizie che dimostrano quanto sia difficile la realpolitik: cacciare un sindaco appena eletto è difficile, meglio troncare, sopire, sopire troncare e attendere che passi la nottata.
E pazienza se, non comunicando nulla in merito (anche un eventuale e spiegabile perdono) il senso di giustizia, pudore e verità  va un po’ ad addormentarsi.
Per risvegliarlo basta prendersela con gli altri.

(da “NextQuotidiano”)

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IL PALLAVOLISTA AMICO ASSUNTO NELLO STAFF DI LEMMETTI A ROMA

Ottobre 20th, 2017 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE AL BILANCIO DELLA RAGGI SI PORTA A ROMA UN AMICO, STIPENDIO DI 41.000 EURO

L’ultima assunzione della Raggi arriva direttamente dalla squadra di pallavolo di Camaiore.
Per l’Assessorato allo sport? No, il contratto riguarda la segreteria del neo Assessore al Bilancio Gianni Lemmetti.
La sua scelta è caduta su Cristiano Battaglini, designer e pallavolista e suo amico di vecchia data dell’Unione Pallavolo Camaiore. Il contratto supera i 41mila euro l’anno. Della vicenda parla oggi Repubblica Roma:
È l’ultima new entry della squadra grillina: arruolato dieci giorni fa dal neo-assessore al Bilancio Gianni Lemmetti per supportare e coordinare i suoi rapporti con «istituzioni, enti pubblici, società  private, organismi rappresentativi di cittadini e tutti i correlati aspetti afferenti alle attività  pubbliche e di relazione di natura politica, economica e giuridica», recita la delibera 218, varata in giunta il 9 ottobre. Dove su cinque atti approvati, tre riguardano l’assunzione di altrettanti esterni
Si tratta del 57esimo collaboratore dell’amministrazione cinquestelle, che fa lievitare i costi degli staff a circa 3,5 milioni di euro.
Battaglini ne prenderà  poco più di 41mila e rimarrà  in carica sinchè il quarto responsabile delle finanze capitoline, già  a Livorno con il sindaco Nogarin, deciderà  di restare a occuparsi dei conti di Roma.
Un fatto non scontato, almeno a giudicare dai precedenti: Lemmetti è infatti il quarto assessore al Bilancio della giunta Raggi in appena 16 mesi di mandato.
Un destino incrociato, il loro, cominciato diversi anni or sono in quel di Camaiore, piccolo comune in provincia di Lucca, dove la giovane recluta allenava la Nuova Pallavolo Lido, cinque anni fa confluita con la Asd Camaiore Pallavolo in un’unica società  sportiva: la Unione Pallavolo Camaiorense.
Lì Lemmetti si occupava della squadra e Battaglini lavorava sulle giovanili. Anche se questa non è l’unica occupazione del nuovo collaboratore dell’assessore al bilancio.
Il nuovo collaboratore del Campidoglio risulta anche fra gli amministratori della “Pinocchio store Collodi srl”, specializzata nella commercializzazione dei gadget sul famoso burattino di legno.
Con cui tuttavia Battaglini non pare condividere nè la storia nè le caratteristiche antropologiche. Nella delibera di assunzione, evidenziando «la complessità  e delicatezza delle proprie funzioni politico-istituzionali», Lemmetti rileva infatti «la necessità  di una figura in possesso di elevati doti di riservatezza, capacità  di lavorare in team e in grado di fornire il suddetto supporto nei rapporti di carattere istituzionale in maniera trasversale sulle diverse materie delegate». Doti indispensabili, specie alla luce del «carattere fiduciario dell’incarico»

(da “NextQuotidiano”)

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LA LETTERA CHE INGUAIA LA APPENDINO: “IL DEBITO NON VA MESSO A BILANCIO”

Ottobre 18th, 2017 Riccardo Fucile

PROTOCOLLATA IL 30 DICEMBRE, E’ AGLI ATTI DEL’INCHIESTA

«Stanti le trattative in corso, su varie partite aperte con la Città , non è prevista la restituzione dei cinque milioni di euro anticipati da Ream Srg Spa nel 2012 a titolo di caparra».
La lettera protocollata il 30 novembre dagli uffici di Palazzo Civico è firmata da Chiara Appendino e indirizzata all’assessore al Bilancio Sergio Rolando, all’allora direttore delle Finanze Anna Tornoni, al vice sindaco Guido Montanari e all’allora direttore dell’Urbanistica Paola Virano.
Ed è l’atto che trascina la sindaca dentro l’inchiesta della procura sul caso Ream.
Quelle poche righe sono l’ultima parola, la disposizione definitiva che fa venir meno le resistenze dei funzionari a poche ora dalla scadenza dei termini per approvare l’assestamento di bilancio.
In quei giorni il Comune è alle prese con una manovra durissima: 58 milioni di maggiori entrate e minori spese per mantenere in pareggio i conti della Città .
Quasi 20 milioni provengono dall’operazione Westinghouse, il nuovo centro congressi. Ma la Città  nel 2012 ne ha già  incassati 5 come caparra. E a questo punto dovrebbe restituirli.
La partita si gioca tutta qui. E vede scontrarsi a colpi di mail Paolo Giordana, capo di gabinetto e fedelissimo della sindaca, e il direttore delle Finanze Anna Tornoni, spostata qualche mese dopo.
È Giordana, e non l’assessore al Bilancio Rolando, a dare le direttive per chiudere un assestamento molto complicato.
Ed è lui a scrivere al direttore delle Finanze, il 22 novembre, mettendo in copia Appendino e Rolando: «Ti pregherei di rifare la nota evidenziando solo le poste per le quali possono essere usati i 19,6 milioni di Westinghouse. Per quanto riguarda il debito con Ream lo escluderei al momento dal ragionamento, in quanto con quel soggetto sono aperti altri tavoli di confronto».
Tornoni oppone resistenza: «Non essendo a conoscenza del fatto che l’amministrazione ha aperto tavoli di confronto con Ream, avevo ritenuto opportuno ricordare a tutti quali fossero gli impegni assunti dall’amministrazione precedente, al fine di non generare elementi di criticità  per questa giunta».
E nei giorni successivi ribadisce più volte l’opportunità  di iscrivere a bilancio la restituzione dei 5 milioni a Ream.
In parallelo, però, Appendino sta trattando i tempi di restituzione del debito con il presidente di Ream Giovanni Quaglia. Il 30 novembre la sindaca dispone di non iscrivere i 5 milioni, ma qualche giorno dopo Quaglia le chiede di saldare il dovuto entro gennaio 2017, cosa che allarma nuovamente il direttore delle Finanze: «Il problema è costituito dal fatto che, se dovesse verificarsi questa ipotesi l’importo di cinque milioni avrebbe dovuto essere finanziato nel corso di questo esercizio», scrive, stavolta solo a sindaca e assessore.
Che tirano dritto e pattuiscono con Ream la restituzione della caparra nel 2018.
Tutto lecito, se non fosse che la somma andava comunque iscritta nel bilancio 2016 indipendentemente da quando sarebbe stata restituita.
La pensano così anche i revisori dei conti: quando la giunta Appendino vara il bilancio 2017 le impongono di considerare i 5 milioni un debito fuori bilancio.
Il 28 aprile è un’altra giornata ad alta tensione: i tre revisori, sindaca, assessore e capo di gabinetto chiusi in una stanza a limare il bilancio di previsione.
Clima pesantissimo: il collegio – composto da professionisti estratti a sorte – tiene duro e chiede di finanziare il debito con Ream nell’esercizio 2017, ma l’emendamento viene modificato a penna e la restituzione spostata di un anno.
Il giorno dopo i revisori disconoscono la modifica. E si rivolgono alla procura.

(da “La Stampa”)

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L’ASSALTO DEI CINQUESTELLE SI FERMA DAVANTI ALL’ASCENSORE BLOCCATO, NESSUNO SA DOVE SONO LE SCALE

Ottobre 18th, 2017 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO “RIVOLUZIONARIO” DI ACCEDERE ALLA SALA CAPIGRUPPO DEL SENATO HA UN FINALE TRAGICOMICO

Anche al Senato ormai è #EmergenzaDemocratica.
La discussione sulla legge elettorale, il Rosatellum Bis, deve ancora arrivare in Aula ma il MoVimento 5 Stelle ha già  iniziato a combattere con tutti i metodi a sua disposizione. Come già  accaduto in passato, con l’occupazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera a suon di botte e spintoni ieri i pentastellati hanno tentato di mettere in scena un “mini-presidio pacifico di fronte alla capigruppo” per chiedere che la calendarizzazione della legge Richetti avesse la precedenza sul Rosatellum Bis.
Come in passato non si è trattato di legittima “guerriglia parlamentare” ma di un vero e proprio scontro fisico.
Curiosamente alla Camera i pentastellati protestavano perchè la maggioranza “stava bocciando la proposta di legge del M5S” sui vitalizi.
Ieri invece al Senato deputati e senatori grillini manifestavano per ottenere che la discussione in Aula di una legge che in precedenza hanno avversato si svolgesse prima di quella su una legge che in precedenza hanno appoggiato.
I 5 stelle infatti facevano parte della maggioranza che sosteneva la prima versione del Rosatellum.
Succede però che le tattiche di guerriglia pentastellate siano state ben assimilate.
Perchè in cinque anni di Parlamento “aperto come una scatoletta di tonno” i 5 Stelle hanno spesso e volentieri occupato Commissioni, banchi del Governo e financo il tetto di Montecitorio. e quindi per evitare che senatori e deputati pentastellati potessero bloccare l’accesso alla capigruppo la riunione è stata spostata in un’altra stanza.
I commessi — denuncia la deputata Patrizia Terzoni che ha postato il video su Facebook — sono stati schierati a presidiare l’ascensore.
L’intento era quello di impedire ai 5 Stelle di andare “a manifestare davanti la capigruppo”. La conclusione è semplice: «togliere ai cittadini la possibilità  di votare in modo democratico per loro è più urgente che tagliarsi gli indegni privilegi di cui godono».
E così il M5S continua con la storia dei parlamentari che “si tengono il vitalizio”. Quando in realtà  i vitalizi propriamente detti sono già  stati aboliti.
Nella concitazione si sente qualche senatore pentastellato urlare “sono un Senatore della Repubblica!”. Ma come, non erano semplici portavoce?
Nicola Morra spiega su Facebook che il M5S voleva semplicemente svolgere “un semplice flash mob” per far sapere agli italiani che in Senato si stava consumando “l’ennesima pagliacciata”.
Quale? Quella per cui la legge elettorale va approvata in fretta e furia mentre l’abolizione dei vitalizi poteva attendere.
In che modo i cittadini sarebbero potuti venire a conoscenza del flash mob, non è dato di saperlo. O meglio: non essendoci alcuna diretta televisiva l’unico modo per “far sapere agli elettori” era fare un po’ di caciara.
Cosa che è stata fatta. Ed infatti siamo qui a parlare dei 5 Stelle e del loro buffo tentativo di “ripristinare la democrazia” impedendo lo svolgimento dei lavori della conferenza dei capigruppo.
Drammatica la vicenda del senatore Giovanni Endrizzi capogruppo del M5S al Senato che quindi avrebbe dovuto prendere parte alla riunione al piano superiore.
Secondo quanto hanno raccontato Nicola Morra e Carlo Sibilia Endrizzi «stava cercando senza trovarle le scale per salire in capigruppo visto che le ascensori sono negate ai 5 Stelle».
Cinque anni in Senato ad aprirlo come una scatoletta di tonno e ancora ha difficoltà  a trovare le scale.

(da “NextQuotidiano”)

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ESPLODE IL CASO DELLA FIDANZATA DELL’EUROPARLAMENTARE M5S, ASSUNTA NELLO STAFF

Ottobre 18th, 2017 Riccardo Fucile

BUFERA INTERNA NEI CONFRONTI DI DAVID BORRELLI… MA NESSUNO SPIEGA COME SIA STATA SCELTA, IN BASE A QUANTE DOMANDE E RELATIVI CURRICULA

Nel 2013 a Treviso Alessandro Gnocchi, consigliere comunale, era stato espulso dal M5s per aver suggerito i curricula della compagna e di una conoscente per un incarico in un ente pubblico senza remunerazione.
Era proprio un’altra epoca, commenta lui oggi con il Corriere del Veneto, parlando del caso di Maria Angela Riva, compagna di David Borrelli e assunta nello staff di Isabella Adinolfi a Bruxelles.
Borrelli era stato molto duro nel condannarlo.
«Era pretestuoso allora ed è pretestuoso adesso— riflette Gnocchi -. Non c’è alcun reato e non c’è nulla di disdicevole se una persona sa fare il suo mestiere, ha un curriculum adeguato e viene scelta in base a un rapporto fiduciario. Mi viene solo da ridere perchè quella che nel mio caso era un’infrazione inaccettabile ora non lo è più».
E chiude: «Chi ha fatto per anni prosopopea dell’onestà  ora cambia il concetto di casta».
Maria Angela Riva, invece, risponde così nell’intervista che ospita il dorso regionale del Corriere:
Cosa risponde a chi dice che non avrebbe dovuto accettare questo incarico per una questione di opportunità ?
«Avrei dovuto rinunciare perchè il mio compagno è un europarlamentare? È discriminazione. Non sono sposata, la mia condizione di compagna non mi dà  alcun benefit, quindi lavoro. Il problema di opportunità  si sarebbe posto se fossi stata chiamata da David, ma non è successo, sono stata scelta per le mie competenze. Non devo rendere conto a nessuno delle mie scelte professionali. È tutto trasparente, pubblicato online».
Cosa dice a chi ha sollevato il caso?
«Che è puro sciacallaggio, sto valutando di querelare. L’unica agevolazione è stata frequentare le stesse persone del mio compagno, com’è normale che sia dato che viviamo insieme nella stessa città , è così che ho conosciuto Isabella. Ho dato alcune idee che sono le piaciute, e ora sono qui a fare un lavoro per cui ho esperienza e competenze».
A Treviso il meetup lo sostiene totalmente e gli ribadisce fiducia e stima: «Non c’è stata alcuna ingerenza, Maria Angela è stata scelta per il suo curriculum».
Fuori Treviso, però, gli altri scelgono un secco no comment.
E così si consuma, lentamente, una piccola faida all’interno dei pentastellati, con Borrelli finito nel mirino «a causa» della sua compagna.
I suoi lo dicono chiaro e tondo: la bufera è stata guidata dall’interno.

(da “NextQuotidiano”)

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CHIARA, LA STELLA OFFUSCATA DEL MOVIMENTO

Ottobre 17th, 2017 Riccardo Fucile

DAI TEMPI DEI RUMORS SULLA CORSA ALLA PREMIERSHIP CON DI MAIO ALLA CRISI DI PIAZZA SAN CARLO E ALL’AVVISO DI GARANZIA

C’è stato un tempo in cui Chiara Appendino sembrava poter essere il Matteo Renzi del Movimento 5 stelle.
Il Renzi delle origini, quello giovane, fresco, brillante, politicamente quasi intonso, capace di assurgere alla gloria nazionale partendo dai soli galloni di una fascia tricolore a cingergli il petto.
Eletta insieme a Virginia Raggi, la prima cittadina di Torino è stata per mesi il “positivo” del negativo romano. Chiara veleggiava a gonfie vele, godeva di buona stampa, non disdegnava di intessere relazioni nei complicati salotti della spigolosa città  sabauda, parlava con gli altri partiti, con i potentati locali, con la Regione (Chiappendino, remember?).
Sembrava persino possibilista sul Tav, uno dei grandi babau dell’universo stellato.
Virginia era in difficoltà ? Ecco la photo opportunity con la collega, come cercando di mitigare l’immagine estremamente della Raggi mescolandole in un unico calderone immaginifico, come se un bene, in politica, possa riequilibrare un male per il semplice dono dell’osmosi.
C’è stato il tempo dell’ascesa, del fulgore. Poi quello della precipitosa caduta, fino all’indagine per falso ideologico in atto pubblico e l’avviso di garanzia che le è piombato sulla sua scrivania, insieme a quelli per il suo braccio destro-ombra, Paolo Giordana, e per l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando.
All’apice, la lucentezza della stella appendiniana brillava di una luce talmente abbagliante che più d’uno si sospingeva a dire che quale Dibba, quale Fico, quale papa straniero, l’unico vero competitor di Luigi Di Maio per la premiership era questa ragazza dal volto gentile.
Chiara incarnava il Movimento dal volto gentile. Quello che puntava a demolire lo status quo più sulla scorta di una granitica etica a là  Confucio che con il “Vaffanculo”, che capiva che per smontare il sistema bisogna lasciarsi contaminare, penetrarlo, conoscerlo, sporcarsi le mani, rinunciando al candore immacolato della verginità  politica per poter portare a casa qualche risultato concreto.
C’è stato un tempo, c’è stato un mondo diverso.
Un mondo forse non del tutto reale, forse solo verosimile. Come quando l’ultima finta di Cristiano Ronaldo in Fifa 18 ti sembra tutto sommato plausibile, ma in realtà , fuori dallo schermo non la vedrai mai.
È stata proprio la notte del Pallone d’oro, quella in cui il Real Madrid ha schiantato la Juventus nella finale di Champions League, a segnare un prima e un dopo nella parabola della stella Appendino.
Piazza San Carlo e la disastrosa gestione dell’assembramento dei tifosi bianconeri, il parapiglia, il morto, hanno segnato la fine della prima — breve — era Appendino.
Da quel giorno è cambiato tutto, si è fatto largo uno strisciante revisionismo sui primi mesi di governo (i cui semi, a dire il vero, si erano già  intravisti in primavera): “Eh ma è immobile”. “Eh ma non decide”. “Eh ma è facile non sbagliare rimanendo fermi”.
Cambia il paradigma del racconto. Non basta più la stampella ironicamente brandita da Grillo la sera dell’elezione, il profilo da manager rampante che si muove a suo agio nella città  che guarda le Alpi.
Non è più sufficiente nemmeno accostarla per sottrazione alla Raggi. Perchè i fatti di piazza san Carlo non attengono alla sfera delle scelte politiche, della direzione in cui convogliare i soldi in un sistema di scarsità  di risorse. È fallita la gestione concretissima di uno spazio pubblico, l’amministrazione di un pezzo di territorio, si è rivelata inadeguata la catena di comando preposta a organizzazione e controllo il cui vertice apicale è individuato proprio nella poltrona del sindaco.
Passano mesi, uno spesso strato di polvere si sedimenta sull’amministrazione stellata.
Un po’ ad attutire lo stridio dello scandalo, un po’ a rendere più offuscata la sua lucentezza. Fino all’altra tegola.
Quella dell’avviso di garanzia, per aver fatto pressioni per “alleggerire” il bilancio comunale di un debito di 5 milioni di euro.
Un atto preciso, di indirizzo politico, che attiene alla limpidezza dell’amministrazione, che coinvolge la presunzione di diversità  sulla quale si fonda la grancassa movimentista. Sarà  la magistratura ad appurare le responsabilità .
Se condannata, la prima cittadina rischia fino a sei anni. Al di là  dei tempi della giustizia, lo spauracchio della condanna in primo grado sta iniziando a preoccupare tutte le principali amministrazioni 5 stelle.
Perchè dalle manette brandite come martelli delle origini, la svolta (auto)garantista degli uomini di Beppe Grillo si è spinta alle dimissioni solo in caso di condanna in primo grado. Quando arriverà  la prima, si vedrà .
Il Pd silenziosamente gongola, ma al momento si bea quasi alla lettera la massima evangelica del “beati mundo corde, quoniam ipsi deum videbunt”.
Ecco Stefano Esposito, uno degli uomini di spicco dei democratici torinesi: “Per quanto mi riguarda massimo garantismo anche per lei, noi non siamo grillini”.
Ma è un fatto che l’indagine piovuta su Torino — la seconda dopo quella su piazza San Carlo — pesa sugli equilibri interni 5 stelle, con gli ortodossi impegnati a diffondere che “il caso di Chiara è diverso da quello di Virginia, non sono la stessa cosa”, per non arretrare di un passo sull’attacco al fianco scoperto di Di Maio.
E ha scatenato la reazione scomposta del candidato premier M5s, che lancia sul blog di Grillo un lungo post. Che inizia così: “Quando vi abbiamo detto in questi anni che sarebbe stata la campagna elettorale più scorretta della storia, non scherzavamo. Siamo sotto attacco, il Movimento è sotto attacco. In questo momento stanno provando ad accerchiarci da tutti i lati: tv e giornali, partiti e dirigenti pubblici lottizzati sanno che rischiano di perdere tutto: la Sicilia e il paese”.
Ora, fate finta di non sapere chi è l’estensore del testo. Rileggetelo. In controluce vi si staglierà  l’immagine di un Silvio Berlusconi d’antan.
Benvenuti sul treno della campagna elettorale. Che passa anche per Torino.

(da “Huffingtonpost”)

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TUTTI INDAGATI: IL DISASTRO DEL M5S QUANDO SI TROVA AD AMMINISTRARE

Ottobre 17th, 2017 Riccardo Fucile

RAGGI, APPENDINO, NOGARIN, CINQUE: I SINDACI GRILLINI SOTTO ACCUSA

E ora tocca a Chiara Appendino.
Non c’è pace per i sindaci del Movimento 5 Stelle, dopo Virginia Raggi è il turno della sindaca di Torino, indagata per falso in relazione al bilancio 2016 dalla procura per la vicenda Ream. “Vi comunico che mi è appena stato notificato un avviso di garanzia – ha scritto su facebook – sono assolutamente serena e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l’interesse della città  e dei torinesi. Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere”.*
Peraltro Appendino risulta già  indagata in un’altra inchiesta della Procura di Torino sui fatti di Piazza San Carlo dove più di mille persone rimasero ferite durante la proiezione della finale di Champions League e una donna è morta schiacciata dalla folla.
Per M5S i guai giudiziari nelle città  che amministrano continuano ad aumentare.
Virginia Raggi, prima cittadina di Roma, ha visto archiviare alcune accuse nei suoi confronti ma resta in piedi quella per falso nell’ambito dell’inchiesta per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo del dipartimento Turismo (la procura ha chiesto invece l’archiviazione per l’indagine a carico della sindaca per un’altra nomina, quella di Salvatore Romeo, ex capo della sua segreteria politica, nella quale la prima cittadina risponde di abuso di ufficio).
Altro caso giudiziario recente, e forse tra i più scottanti, riguarda Patrizio Cinque, sindaco di Bagheria, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Termini Imerese sull’affidamento del servizio dei rifiuti, sulla gestione del Palasport e sull’abusivismo edilizio che coinvolge altre 22 persone, tra cui il vicesindaco.
In questo caso a Cinque le ipotesi di reato sono di rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio e turbativa d’asta. In un primo momento era stato disposto per il primo cittadino anche l’obbligo di firma, poi revocato dal Gip di Termini Imerese.
Poi Livorno, dove il sindaco Filippo Nogarin è indagato per bancarotta fraudolenta, abuso d’ufficio e falso in bilancio nell’inchiesta relativa alla revoca del cda di Aamps e all’approvazione del bilancio della municipalizzata dei rifiuti.
Altro casi, più laterale: a Quarto, in provincia di Napoli, è finita sulla graticola Rosa Capuozzo. La sindaca eletta con la lista dei grillini non è stata indagata dai magistrati, ma alcune intercettazioni hanno comunque gettato un’ombra sul suo comportamento per i presunti ricatti subiti da un consigliere comunale.
Alla fine anche Rosa Capuozzo è stata allontanata dal M5S.

(da “Huffingtonpost”)

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LA CONSIGLIERA REGIONALE BATZELLA LASCIA IL M5S E ACCUSA

Ottobre 16th, 2017 Riccardo Fucile

GRILLINA PIEMONTESE DELLA PRIMA ORA E ATTIVISTA NO TAV: “TRADITO LO SLOGAN UNO VALE UNO, LE GERARCHIE PREVALGONO SUL BENE COMUNE E SUL MERITO”

Il Movimento 5 Stelle perde in Piemonte un consigliere regionale. Stefania Batzella, pentastellata della prima ora e attivista No Tav della Valle di Susa, ha annunciato all’agenzia di stampa ANSA “la decisione sofferta ma obbligata di lasciare il gruppo”. “Lo slogan ‘uno vale uno’, tra i principi fondanti del Movimento, sembra non trovare applicazione all’interno del gruppo, dove le gerarchie prevalgono sugli spazi, sul bene comune, sui meriti”, sostiene. “Mi sento discriminata — aggiunge — e lesa nella dignità ”.
Non ci sono annunci della decisione di Batzella sul suo profilo e sulla sua pagina Facebook, che non era aggiornata da molto tempo.
Stefania Batzella era una delle attiviste M5S più impegnate sul fronte No-Tav, ma aveva fatto parlare di sè anche per aver girato con l’assicurazione dell’automobile scaduta ed essere stata “pizzicata” dai vigili che l’hanno multata: 800 euro e in più il sequestro dell’Audi grigia, che lei si è ripresa una volta pagata la multa ed essersi assicurata. Tutti i canali social della Batzella, anche Twitter, non vengono aggiornati dal primo agosto scorso, data in cui, dopo un intervento nel dibattito sui vaccini, la consigliera non ha più scritto nulla che riguardasse lei e il MoVimento 5 Stelle. Fino ad oggi, quando ha raccontato di sentirsi lesa nella sua dignità .
Nel gennaio scorso la Batzella era stata rinviata a giudizio per interruzione di pubblico servizio in una manifestazione No-Tav del 2011: “Era una manifestazione pacifica e partecipata, a Susa nella mia città , che ha visto l’ adesione di migliaia di persone,contro una grande opera e in difesa del nostro territorio e per la tutela della salute dei cittadini della nostra valle. All’ epoca dei fatti, non avevo dato la giusta importanza alla vicenda poichè ritenevo di non aver fatto niente di grave se non quello di partecipare pacificamente a una manifestazione di dissenso che il popolo No Tav porta avanti da oltre 25 anni. A distanza di qualche anno, invece,mi è arrivato un decreto di citazione in giudizio insieme ad altri manifestanti valsusini”.
La Batzella era quindi incappata nella segnalazione allo staff secondo il codice etico del M5S all’epoca appena approvato. Ma nessuno aveva avuto notizie riguardo sanzioni nei suoi confronti.
Il comunicato integrale di Stefania Batzella a proposito del suo addio:
È una decisione sofferta ma obbligata quella di lasciare il gruppo del Movimento 5 stelle ma, ad oggi, non ci sono più le condizioni perchè io rimanga. La solidarietà , il sostegno e la collaborazione che dovrebbero tenere legate delle persone all’interno di un gruppo consiliare sono venute meno già  da diverso tempo, soprattutto da parte di alcuni colleghi. Ho principi e valori ben saldi, ho sempre lottato, per sensibilità  personale e per appartenenza professionale, per le pari opportunità  e contro le discriminazioni e per queste ragioni è diventato impossibile restare all’interno di un gruppo nel quale io per prima mi sento discriminata e lesa nella dignità .
Atteggiamenti subdoli mi impediscono di svolgere in maniera adeguata il ruolo per il quale sono stata eletta e di occuparmi in maniera incondizionata di alcune problematiche rispetto alle quali ho precise deleghe ed obiettivi. Non intendo più sottostare a dinamiche che non condivido nè come rappresentante di un’istituzione nè tantomeno come individuo.
Ultimo in ordine cronologico il caso ” baby pit stop” rispetto al quale la collega Frediani ha rilasciato, nei giorni scorsi, dichiarazioni di cui non sono stata minimamente informata e che ho appreso solo successivamente da comunicazioni inviate ai mezzi stampa. Si tratta di un progetto che mi ha vista coinvolta in prima persona come presidente della Consulta Elette e che ho portato avanti in modo trasversale coinvolgendo anche altre forze politiche poichè al centro c’era e c’è la famiglia
Non è la prima volta che, non vengono rispettate le mie deleghe e competenze all’interno del gruppo, ignorando o non riconoscendo il lavoro svolto. Lo slogan “uno vale uno”, tra i principi fondanti del Movimento 5 stelle, sembra invece non trovare applicazione all’interno del gruppo, dove le gerarchie prevalgono sugli spazi, sul bene comune e sui meriti
Intendo continuare a lavorare e a portare avanti, con tenacia e coerenza, le istanze della gente comune, così come richiesto dal ruolo che ricopro, dedicando particolare attenzione ai temi legati alla sanità , alle pari opportunità , alle politiche sociali e ai diritti civili.
Non sono cambiata, ero e resto una donna libera. Sosterrò, senza alcun preconcetto ideologico, ogni tipo di battaglia politica che metta al centro la persona, cosi come mi opporrò a quei provvedimenti che non siano in linea con i miei principi e i miei valori.

(da “NextQuotidiano”)

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