Destra di Popolo.net

“ROUSSEAU VIOLATO, HO VOTATO DECINE DI VOLTE”: LA DENUNCIA DELL’HACKER ROGUE_0

Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

GRILLO SMENTISCE, MA VEDIAMO COME STANNO LE COSE

Rogue0, uno dei due hacker che la scorsa estate hanno mostrato le falle di sicurezza di Rousseau, ieri sera su Twitter ha scritto di aver votato varie volte durante la consultazione sul candidati premier.
I messaggi, chiaramente una presa in giro nei confronti del MoVimento 5 Stelle, cominciano con un “Luigi Di Maio ha già  vinto, ve lo assicurano decine di miei voti certificati”.
Poi Rogue0 ha postato la scheda di quello che sembra un utente di Rousseau, ovvero Antonio Marcheselli, del quale pubblica la schermata di invito al voto
Poi Rogue0 passa all’account chiamato Massimo Ferrari: E a quello di Davide Gatto.
Infine, rispondendo all’utente Carlo Gubitosa, Rogue0 dice che la password non basta perchè “i geni alla Casaleggio hanno messo una misura di sicurezza inviolabile per la sicurezza TOTALE del voto: l’SMS. LOL”.
Dalle foto pubblicate non vi è alcuna certezza che l’hacker abbia effettivamente votato: se le immagini sono vere, potrebbe essersi soltanto loggato; oppure le foto potrebbero essere semplicemente frutto di un fotomontaggio.
Tra i commenti su Twitter c’è però chi fa notare che tre voti non spostano il risultato (ma il punto in realtà  è un altro: il fatto che un utente con account “verificato” sia in realtà  un’altra persona: se succede per tre account è possibile per quanti?).
In questo tweet in alto a destra nella foto si vede che l’account è quello di Davide Gatto e sembra proprio che sia stata scattata DOPO il voto su Rousseau
Per quanto riguarda gli account, c’è un Antonio Marcheselli che è un commentatore certificato del blog di Grillo (risiederebbe a Signa in provincia di Firenze).
Non ci sono risultati per Massimo Ferrari sul blog di Grillo anche se su Facebook c’è invece un account che risulta essere un tifoso acceso del M5S e ha pubblicato anche l’invito al voto di Rousseau per il candidato premier.
Davide Gatto invece è il nome di un attivista del MoVimento 5 Stelle che risiede in Campania. Su Facebook lui risulta essere un sostenitore di Luigi Di Maio — sempre che non si tratti di un’omonimia — ma non si lamenta di non aver potuto votare nè segnala stranezze nel voto pubblicamente.
Il 4 agosto scorso Rogue0 aveva pubblicato   i risultati di un’intrusione nel database poi sostanzialmente confermata dalla Casaleggio Associati.
Nella prima schermata pubblicata dall’hacker c’era un database in cui erano presenti nomi, cognomi, città  e indirizzi mail di attivisti che avevano fatto una donazione a Rousseau. Veniva indicato, inoltre, anche l’importo e il metodo di pagamento.
Il post pubblicato su Zerobin
«Non è il sistema a essere stato compromesso», ci diceva all’epoca un esperto del settore «ma soltanto il contenuto del database». L’hacker avrebbe sfruttato una vulnerabilità  conosciutissima di MySql. Nel secondo post c’era un elenco di nomi, mail e metodi di pagamento mentre nel terzo, introdotto con un “così si controllano le votazioni” erano presenti i dati di alcuni eletti a 5 Stelle come Vito Crimi.
La Casaleggio non ha fatto sapere se un ente terzo abbia certificato il voto per il candidato premier del MoVimento 5 Stelle (il che è grave)
L’unica cosa che si sa è che i risultati sono custoditi da un notaio.

(da “NextQuotidiano“)

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“LE PRIMARIE 5 STELLE SONO UNA PRESA PER IL CULO”

Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

SAVIANO STRONCA LA CORSA ALLA PREMIERSHIP: “PIU’ CHE POLITICA DAL BASSO SEMBRA L’EVOLUZIONE DEL CONFLITTO DI INTERESSI”

Qualche giorno fa, fuori tempo massimo e senza averne i requisiti, mi sono candidato attraverso un post sulla mia pagina Facebook alla guida del Movimento 5 Stelle.
Le reazioni sono state le più disparate, ma la cosa che mi ha davvero impressionato sono stati gli ultrà  del Movimento che hanno commentato il mio post.
Nessuno – e dico nessuno – ha sollevato obiezioni di natura politica.
La maggior parte mi scriveva che non potevo candidarmi “perchè non avevo i requisiti”. Incredibile, i sostenitori di un movimento che ha cambiato continuamente le regole cardinali della propria struttura, senza fare autocritica e senza fornire spiegazioni (conseguenti magari all’inevitabile incontro/scontro con la realtà ), si aggrappavano ai requisiti e alla loro mancanza.
Quindi il paradosso: da un lato una inflessibilità  di facciata che sa di indottrinamento, dall’altro una fisiologica “flessibilità ” sulle regole, diretta conseguenza dell’assenza di uno Statuto che abbia alla base valori politici.
E questa assenza sta divorando il Movimento dal suo interno. Qui non si tratta di comporre requiem perchè è evidente che quel partito noto a tutti con il nome di M5S gode di ottima salute. Mi sto solo interrogando su questo: cosa è rimasto del Movimento 5 Stelle nel Movimento 5 Stelle?ù
Quando penso alle prossime elezioni politiche mi viene in mente un detto che suona più o meno così: “Vediamo di che morte dobbiamo morire”. E a “morire” non saremo solo noi, a “morire” sarà  soprattutto quell’idea di politica nuova, che in teoria nulla ha a che vedere con compromessi e alleanze di necessità .
Eh sì, perchè anche il M5S, se vorrà  governare, dovrà  invece scendere a patti.
Qualche giorno fa si è celebrato l’anniversario del primo V-day.
Ricordo solo una cosa di quella giornata e delle analisi che la seguirono: le persone in piazza appartenevano alla classe media, con un buon livello di istruzione. Erano giovani, ma non giovanissimi. Erano tutti outsider, persone in gamba, sfiancate da anni di berlusconismo e da una opposizione incapace di rappresentare quel malessere. Erano persone che non riuscivano più a votare, che non pensavano neanche lontanamente di fare politica, perchè a scoraggiarli erano i ras e capetti locali, rimasti a presidiare quello che restava della partecipazione politica.
C’era la parte migliore del Paese in piazza a Bologna nel 2007?
Non lo so, ed è inutile stabilirlo oggi. Quel che è certo è che, a distanza di dieci anni, la fiammata iniziale si è spenta per lasciare spazio ad altro. A molto altro, in verità , perchè se arrivi al 30% dei consensi, allarghi la base elettorale in maniera esponenziale e, forse, non sei più in grado di riconoscere le categorie – sociali, economiche, generazionali – delle quali sei rappresentativo.
Sono però abbastanza certo che chi aveva provato entusiasmo per le parole d’ordine di democrazia dal basso, orizzontale, di lotta alle vecchie dinamiche di partito è scappato da tempo dal Movimento per rifugiarsi ancora una volta nel non voto, per coltivare il proprio privato alla ricerca di una felicità  individuale.
Gianroberto Casaleggio era un consulente.
Al momento del V-day, la Casaleggio Associati non si occupava solo di gestire il blog di Beppe Grillo, ma anche della comunicazione politica e delle strategie di partito per Antonio Di Pietro.
La candidatura di Luigi de Magistris nell’Italia dei Valori alle Europee fu una sua idea. Casaleggio era anche socio, assieme a Beppe Grillo, con il commercialista Enrico Nadasi e Enrico Grillo, nipote di Beppe, dell’associazione Movimento 5 Stelle, proprietaria del simbolo del Movimento, un elemento cruciale.
Pensiamo a come gli eredi della Democrazia Cristiana hanno battagliato negli anni per la proprietà  del simbolo (che poi, dopo Tangentopoli, non aveva tutto questo appeal); o a Marco Pannella, che donò il simbolo del “Sole che Ride” al movimento ambientalista.
Cosa comporta la proprietà  del simbolo? Che, pena l’espulsione, nessuno all’interno del Movimento può prendere decisioni in autonomia e che la proprietà  del simbolo decide la linea del Movimento in maniera insindacabile.
Grillo è garante e chiede fiducia per sè e per le proprie decisioni: allora chi viene eletto nel Movimento che ruolo ha?
E ancora: chi decide l’idoneità  di una candidatura anche dopo il cosiddetto voto popolare attraverso la piattaforma Rousseau di proprietà  di Davide Casaleggio?
La parola finale spetta sempre ai garanti, in barba al voto orizzontale, all’uno vale uno. Ma come mai, viene da chiedersi, Grillo e Casaleggio junior dell’organizzazione che loro stessi hanno dato al Movimento non si fidano più?
Perchè dove manca una caratterizzazione politica può entrare di tutto. Il vuoto può essere riempito da qualunque cosa.
Faccio un esempio che ciascuno può comprendere.
L’unica significativa esperienza di governo del Movimento 5 Stelle dalla sua fondazione è l’amministrazione capitolina, ed è un caso di scuola di infiltrazione e quindi di commissariamento (della sindaca Raggi) da parte della associazione che gestisce il simbolo.
Raggi non decide nulla, poichè per i vertici del Movimento è diretta emanazione di altri ambienti politici: questa è la realtà  dei fatti, ed è grave per una città  tanto grande quanto i suoi problemi giustificare la catastrofe con l’eredità  del passato.
È evidente il peso della devastazione precedente, ma allora che senso ha avuto proporsi come alternativa di governo?
Ma veniamo al punto cruciale di questa mia riflessione che dimostra come la condizione attuale del M5S, al di là  delle mistificazioni di facciata, sia sul piano del metodo e della pratica politica in perfetta continuità  con quanto l’Italia ha vissuto negli ultimi decenni.
Silvio Berlusconi dal nulla fondò un partito politico che alle europee del 1994 veleggiava al 30% e lo fece utilizzando la sua struttura aziendale: il partito personale, il partito azienda. Il Movimento 5 Stelle oggi è una evoluzione di quella patologia, perchè al di là  dei proclami sulla politica dal basso e sull’assenza di personalismi, è il primo caso di un’entità  politica gestita da associazioni riconducibili a singoli e da srl che pretendono fiducia incondizionata. Il caso Cassimatis lo conferma.
I leader del Movimento, quelli che hanno consolidato la propria immagine nel corso di questi anni, non sono che figuranti destinati a diventare figurine qualora dovessero accettare il vincolo di mandato che, al di là  delle motivazioni di facciata, e cioè di preservare la fedeltà  nei confronti degli elettori, genererebbe un mostro: il controllo da parte di associazioni e di srl riconducibili a Beppe Grillo e a Davide Casaleggio di istituzioni pubbliche.
A proposito, vado interrogandomi da qualche giorno su una questione: ma quando, tra cento anni, Davide Casaleggio e Beppe Grillo decideranno di trasferirsi nella costellazione Gaia, chi erediterà  le redini del Movimento 5 Stelle: figli, nipoti, zie? Nemmeno Berlusconi potè tanto: basti pensare che quando si ventilò l’ipotesi che Marina Berlusconi potesse succedere al padre, dalla coalizione di centro- destra si levarono voci più che critiche. Oggi dal conflitto di interessi siamo a un passo dal cadere nella privatizzazione della democrazia.
È, questo, un punto di non ritorno e i figuranti, gli ospiti fissi dei salotti televisivi sanno di non potersi più fermare a riflettere su cosa sia accaduto a loro e al Movimento, e probabilmente non hanno nemmeno gli strumenti per farlo.
Voglio essere facile profeta: i Di Maio, i Di Battista, i Toninelli saranno per sempre “politici”, nella declinazione dispregiativa che del termine hanno dato loro stessi, perchè dalla visibilità  provata, dalla sensazione di riuscire a raggiungere il potere – pure se di facciata – non si torna indietro.
Altro che due mandati. Oggi l’unica parola d’ordine rimasta a disposizione del Movimento è che gli altri sono peggio.
Accettiamo retoricamente l’argomentazione, ma poi? Chi ha creduto in questo vento nuovo lo ha fatto per sentirsi dire, di fronte a errori, fallimenti e contraddizioni che “gli altri sono peggio”? Lo si sapeva già . E oltre questo? Cosa rimane, qual è l’orizzonte politico?
In queste ore il Movimento è riunito a Rimini per festeggiare la partenza della campagna per le politiche dell’anno prossimo. Io vedo invece la formalizzazione del fallimento di tutte le premesse.
Da domani il Movimento non avrà  più un portavoce, ma un leader. Un capo che rimarrà  comunque solo un figurante, incapace sul piano politico e culturale di opporre alcunchè al dominio del dedalo di associazioni e di srl che peraltro non hanno neanche lontanamente intenzione di rinunciare ai loro altri clienti e che cambiano le regole a loro capriccio chiedendo atti di fede.
Perchè solo un atto di fede può far digerire in Sicilia (proprio in Sicilia!), dopo anni in cui si è professato il rispetto di legalità  e magistratura, una candidatura che un tribunale ha dichiarato illegittima.
Gli altri saranno peggio, ma il Movimento dimostra di seguirne i passi con disinvoltura coprendosi, peraltro, di ridicolo perchè il pasticcio siciliano è conseguenza della necessità  di far credere che le decisioni nel Movimento siano sempre prese dal basso.
E intanto, Silvio Berlusconi…

Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)

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GRILLO IMPEDISCE A FICO DI PARLARE DI POLITICA A RIMINI, E’ ROTTURA TOTALE

Settembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile

IL DIKTAT DEL CAPOCOMICO: “PUOI PARLARE SOLO DELLA RAI”… LA REPLICA: “ALLORA NON PARLO PER NULLA”… LE VOTAZIONI SONO STATE UN FLOP: TRA 60.000 E 70.000 VOTANTI, MENO DEGLI 87.216 DEI VOTANTI SUL NON STATUTO

Roberto Fico può parlare, ma solo di telecomunicazioni. A queste condizioni in mattinata, a poche ore dall’inizio di Italia 5 Stelle, Beppe Grillo, dopo le tensioni degli ultimi giorni, ha deciso di allargare agli ortodossi il palco della kermesse di Rimini con l’impegno di non esagerare nei toni.
E infatti il pugno duro di Beppe Grillo e Davide Casaleggio nei confronti degli scettici e dei dissenzienti rispetto all’investitura di Luigi Di Maio è rimasto intatto.
Non vuole deviazioni dal tema, il fondatore del Movimento sempre più convinto del passo indietro a favore di Luigi Di Maio: “Resto il papà  di tutti, ma spazio ai trentenni e ai quarantenni”
Roberto Fico, da giorni in silenzio, decide di non stare alle condizioni dettate da Grillo non condividendo la scelta di incoronare Di Maio nuovo capo politico.
Ed è così che all’apertura delle porte della kermesse il presidente della commissione di Vigilanza Rai non compare più nella scaletta, modificata rispetto a quella della mattina.
Al suo posto ci sono Mirella Luizzi e Gianluca Castaldi. Dal canto suo il leader M5s non ha fatto nulla per convincerlo.
Anzi, irritato dal fatto che nei giorni della sua permanenza a Roma Fico non sia andato a parlargli di persona, la rottura tra due al momento sembrerebbe totale.
E dunque il palco diventa off limits per il leader degli ortodossi.
Resterebbe in programma il suo intervento al villaggio Rousseau nella sezione riguardante l’interazione con gli attivisti. Ma il condizionale, dato lo scontro che si sta consumando in queste ore, è d’obbligo.
Gli interventi dal palco grande in tutto saranno una cinquantina nei tre giorni di kermesse riminese. Divisi in quelli che chiamano slot. Vale a dire temi. Nessuno dell’ala che fa capo a Fico potrà  approfittare della scena per lanciare qualche frecciata contro la svolta moderata di M5S e contro il passaggio di consegne di tutti i poteri a Di Maio.
Sulla cui investitura piena Grillo non intende fare passi indietro pur trattandosi di una vittoria dimezzata considerato il basso numero dei votanti. Tanto è vero che in un post sul blog il leader scrive: “La partecipazione” alle primarie online su Rousseau “è stata tra le migliori di sempre”.
Parole che sembrano nascondere un obiettivo fallito: quello di superare il record di 87.216 click raggiunto con il voto, nel settembre dell’anno scorso, sulle modifiche del Non Statuto.
La quota 100mila votanti (gli iscritti sono circa 140mila) sembra essere quindi lontana, anzi pare si sia fermata tra i 60mila e i 70mila votanti.
Eppure in un tweet Grillo cita Gaber: “La libertà  è partecipazione”. E poi ancora attacca i giornalisti: “La notizia è che non c’erano correnti che si confrontavano, ma persone che si proponevano”. Sui voto rallentato slittato di un giorno aggiunge: “La nostra casa era difesa come una fortezza”, sottolinea il blog raccontando di aver “notato tentativi di attacchi” hacker che, però “sono stati respinti”. Le tracce di tali attacchi “saranno identificate dalla nostre telecamere di sicurezza virtuali” e saranno “prontamente girate alla polizia postale”.
Di questo parlerà  il leader M5s quando durante la kermesse si ritaglierà  come sempre la parte del mattatore, che sale sul palco, scende, risale, collega fra di loro i vari interventi, canticchia e così via. Vorrà  mostrare di esserci, esattamente come sempre. Deve rassicurare la base.
Sotto al palco ci sarà  appunto la base, cioè tutti quegli attivisti che inevitabilmente entreranno in contatto sia con l’ala govenista del partito sia con chi è rimasto movimentista. Una base a tratti stufa dei litigi da nomenclatura.

(da “Huffingtonpost”)

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M5S, LA TECNO-DEMOCRAZIA IMPIGLIATA NELLA RETE: IL CAPO ORDINA E GLI ATTENDENTI ESEGUONO

Settembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile

LA NATURA AUTOREFERENZIALE DEL M5S NON CONCEDE DEVIAZIONI, I CONFINI SONO SEGNATI DAI CAPI AZIENDA

Si coglie una fatale legge del contrappasso in queste primarie del Movimento 5Stelle. In un giorno i grillini sono riusciti a smontare i miti su cui hanno costruito il loro successo. L’idea che il “sol dell’avvenire” potesse sorgere solo sul web si è sciolta nelle inefficienze della famosa piattaforma Rousseau.
Quel sistema vagheggiato come se potesse essere la nuova frontiera della politica si è inceppato alla prima prova concreta.
Come un burocratico ministro dell’Interno incapace di organizzare anche i tradizionali seggi elettorali, il blog di Beppe Grillo ha dovuto annunciare che per motivi tecnici le operazioni di voto per scegliere il candidato premier – ossia Luigi Di Maio – si sarebbero protratte di altre diciassette ore.
È evidente che i disguidi pratici non rappresentano il deficit più autentico del M5S. Il cuore delle incongruenze grilline trova origine nei proclami fideistici verso la democrazia di internet. E in un’interpretazione sbrigativa dei pilastri della rappresentanza politica.
Meno di cinque mesi fa, proprio il leader del Movimento 5Stelle aveva solennemente annunciato: “Grazie alla tecnologia oggi è possibile votare online, un sistema molto più comodo rispetto a quello dei seggi fisici”.
E scagliandosi contro la “antistorica” scheda cartacea aveva puntato l’indice contro gli avversari: “Per questo non è stato fatto nessun passo in avanti per semplificare la burocrazia”. Ma la rete non è un demiurgo che tutto risolve. La tecnologia, se applicata alle istituzioni, può funzionare solo se guidata da principi e ideali.
Dinanzi a queste mancanze, l’incapacità  di mettere a punto un normale sistema di consultazione degli iscritti è solo una parte del problema. Queste primarie farsesche ripropongono infatti il nucleo più profondo della questione grillina: la loro idea di democrazia.
Un tema che i vertici del Movimento 5Stelle ignorano deliberatamente. Lo considerano un orpello, una scusa per frenare la loro ascesa. Per i pentastellati, tutto è semplice.
O meglio tutto può essere banalizzato e non deve essere complicato da inutili sovrastrutture o procedure. La loro epica del web, del resto, si pone un obiettivo primario: semplificare anche ciò che è naturalmente complesso. E in questa semplificazione si perdono troppo spesso i caratteri genetici di ogni democrazia. La trasformano in una mistificazione.
Le primarie hanno mostrato con evidenza i segni di questa degerazione. Una manifestazione che si è sviluppata su due piani diversi.
Quello tecnico, appunto, e quello politico. Due profili separati ma che inevitabilmente si intersecano.
Il ritardo “tecnico” con cui si è votato, infatti, ha posto il problema di ogni elezione: con quali garanzie si vota. Se un sistema tecnologico si blocca, funziona male. Chi ha espresso la sua preferenza, dunque, non ha alcuna certezza che quell’indicazione sia stata rispettata. Il diritto alla trasparenza che ogni elettore dovrebbe avere è stato palesemente violato.
Per un movimento che invocava ogni scelta in streaming è davvero il colmo far votare i suoi iscritti e poi tenere nascosti i risultati per 48 ore. In quale democrazia accade una cosa del genere?
Perchè la “comodità ” del voto online non si traduce in una immediata comunicazione dei risultati? Quali assicurazioni – ad esempio di segretezza ed integrità  del voto – può fornire un sistema che si inceppa perchè in troppi vanno a votare e gli scrutatori si conservano le schede “virtuali” per due giorni?
Tenendo presente che gli aventi diritto non erano una folla sterminata ma solo 140 mila tesserati.
Il secondo profilo è ancora più preoccupante. Costituisce il nucleo delle contraddizioni pentastellate.
Una competizione in cui figura un solo vero concorrente, non è mai regolare. In quel caso le elezioni assumono altre denominazioni: indicazione, imposizione, plebiscito. Di Maio, quando finalmente sarà  proclamato il vincitore di questa “corsa”, non potrà  definirsi un “eletto”.
È stato scelto e imposto da Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Queste non sono primarie ma una specie di congresso a candidatura unica.
Senza contradditorio, senza concorrenza, senza politica. Più simili alle acclamazioni con cui venivano “selezionati” i capi dei partiti comunisti dell’est Europa prima della caduta del Muro di Berlino che alla votazione di un moderno e occidentale soggetto politico.
Il risultato è appunto il simulacro di un modello democratico.
Del resto solo pochi mesi fa, dinanzi allo scontro che si è consumato in Liguria all’interno del Movimento 5Stelle, Grillo ha compiuto la sua scelta e imposto il suo candidato con una giustificazione che non ha nulla che vedere con la democrazia: “Fidatevi di me”.
Anche stavolta l’ex comico ha detto ai suoi sostenitori: “Fidatevi di me” e votate Di Maio. L’unica fonte battesimale è la sua.
Probabilmente l’M5S non può che funzionare così.
Il capo ordina e gli attendenti seguono.
La natura autoreferenziale e integralista del Movimento non permette aperture, non concede deviazioni.
Tutto deve essere giocato dentro i confini segnati dall’ex comico e da Casaleggio. E in questo quadro la prima condizione da evitare è la contendibilità  del vertice. Una leadership estranea al grillismo non è autorizzata.
Il confronto, anche aspro, non è ammesso. Agli iscritti è consentita solo una democrazia formale, privata dei suoi nervi vitali.
Per il gruppo pentastellato, evidentemente questa non è solo la prova del nove per vincere le prossime elezioni politiche. È qualcosa di più. Tutto viene vissuto come se fosse la sfida finale. La prima e ultima occasione per scalzare i partiti tradizionali e salire le scale di Palazzo Chigi. Convincere ora di poter essere il governo degli italiani perchè in caso di sconfitta, il Movimento non sarebbe più in grado di reggere un’altra stagione all’opposizione. Una partita del genere si gioca chiudendo tutta la squadra nelle ferree regole del grillismo e certo non aprendola.
“I partiti politici, essenziali per i sistemi democratici forti – scriveva tre giorni fa Moises Naim sul New York Times – , sono una specie in pericolo. Le democrazie hanno bisogno dei partiti politici. Abbiamo bisogno di organizzazioni in grado di rappresentare interessi e punti di vista diversi”.
E forse non è un caso che i grillini considerino un’offesa la definizione di “partito”.

(da “La Repubblica”)

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CLAUDIA MANNINO: LA “MINCHIONA” RISPONDE A PATRIZIO CINQUE

Settembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile

“BATTERSI CONTRO GLI ABUSI EDILIZI IN SICILIA E’ UNA COLPA? IO RESTO FEDELE AL PROGRAMMA INIZIALE DEL M5S”

L’onorevole Claudia Mannino si sente proprio una minchiona e lo dice apertamente su Facebook.
La deputata ex 5 Stelle poi sospesa per la vicenda delle firme false fa riferimento a una delle intercettazioni di Patrizio Cinque, in cui il sindaco di Bagheria la nominava in relazione alla sua attività  parlamentare e ai “problemi” che dava in materia di abusi edilizi: “… ti ricordo che questa situazione l’ha messa quella minchiona di Claudia Mannino e quindi siamo veramente dei geni… che vuoi che ti dica è incredibile, vessiamo le persone in questo modo secondo me”.
Il riferimento era ad un emendamento che inaspriva le sanzioni per gli abusi edilizi, il cui prima firmatario era proprio Mannino.
E l’assessora Maggiore aggiungeva: “… ma vedi che questi non hanno la percezione della situazione che poi tra l’altro te la posso dire una cosa? L’avesse messa e l’avesse proposta una di Milano”.
La Mannino risponde così a Cinque e al MoVimento 5 Stelle che difende oggi il sindaco di Bagheria:
“Ha ragione il sindaco di Bagheria, sono proprio una minchiona. Lo sono stata soprattutto quando ho presentato l’emendamento per l’inasprimento delle sanzioni per gli abusi edilizi. Norma poi approvata dal Parlamento. Mea culpa! Detto questo, però, vorrei informare Patrizio Cinque e tutti i silenti organi dirigenti del Movimento 5 Stelle (quelli che portavano ad esempio il “modello Bagheria”, ovvero l’indulgenza nei confronti degli abusivi e l’assenza di demolizioni) che, durante il mio mandato Parlamentare, tale “becero” comportamento si è manifestato più volte.
Tanto è vero che, forse, il “signorile” commento del sindaco di Bagheria potrebbe finanche essere condiviso da Rosario Crocetta, Leoluca Orlando, Raffaele Lombardo e Diego Cammarata giacchè questi signori, qualche giorno fa, si sono visti notificare un invito a dedurre conseguente alla mia denuncia depositata presso la Corte dei conti in merito al flop della differenziata a Palermo e provincia.
Non è la prima volta che il mio lavoro in Parlamento “infastidisce” qualcuno. Ricordo ancora molto bene le due telefonate dai toni inquietanti che ho ricevuto il giorno dopo l’approvazione del mio emendamento (del febbraio del 2014) che ha messo fine alla pluriennale gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia. Una da parte di due deputati regionali e l’altra da parte del commissario straordinario.
Ma non è tutto, minchiona lo sono stata tante altre volte, basta guardare la mia attività  parlamentare e gli effetti che ha prodotto. Dalle denunce agli emendamenti approvati, passando per gli atti di sindacato ispettivo e finendo con le istanze alla Commissione europea. Numeri e temi sono a disposizioni di tutti. Conoscere per deliberare, diceva qualcuno decenni fa. Nonostante questo, forse per molti ho solo una gravissima ed imperdonabile colpa: essere coerente con le idee iniziali del Movimento Cinque Stelle, idee che sembrano essere state abbandonate leggendo le cronache odierne, ma che io continuo a considerare come punti di riferimento.
La Mannino aveva di recente polemizzato con Cancelleri proprio riguardo la vicenda degli abusi edilizi e la politica del M5S al riguardo.

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO CAPO POLITICO PER CINQUE ANNI E TRA I GRILLINI SCISSIONI IN VISTA

Settembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

ULTIMI TENTATIVI DI COMPROMESSO: “LUIGI SIA SOLO IL COORDINATORE DEI GRUPPI PARLAMENTARI”

Dice Luigi Di Maio, all’apparenza sereno: «Sicuramente quello che sta accadendo in questi giorni è utilizzare ogni piccola dichiarazione per enfatizzare delle divisioni. Ma nel M5S non possono esistere divisioni perchè il programma è unico per tutti i candidati. Tutti quanti ci rifacciamo alle 5 stelle e intorno a un’idea, a un programma col quale vogliamo andare al governo del Paese. Poi gli iscritti decideranno chi sarà  il portavoce».
Non può che dire questo Di Maio: da candidato premier non può che ricucire, rattoppare, mettere insieme ciò che forse non vuole più stare insieme.
Se uno come Roberto Fico rifiuta persino di incontrare Beppe Grillo, tanta è la delusione per quello che gli sta passando sotto gli occhi, vuol dire che i margini di mediazione si sono assottigliati quasi allo zero.
E di fronte a questo scenario altri addii e future scissioni potrebbero essere un epilogo molto probabile.
La festa di Rimini sarà  un test, anche scenografico, importante. Il voto sui candidati premier è stato anticipato per paura di altri attacchi hacker alla piattaforma Rousseau e per archiviare in fretta queste primarie pasticciate.
Il vincitore salirà  sul palco sabato. Sette illustri sconosciuti contro il predestinato Di Maio che, stando al comunicato di Grillo sul blog, sarà  in corsa per la premiership ma diventerà  anche il capo politico per i prossimi cinque anni, cioè fino alla scelta del prossimo candidato per Palazzo Chigi.
Significa che secondo lo statuto avrà  l’ultima parola su molte questioni: sceglierà  i probiviri, il comitato disciplinare d’appello, firmerà  le sanzioni, le sospensioni e le espulsioni, deciderà  le votazioni e potrebbe anche metter becco sulle liste elettorali e a seconda della legge con cui si andrà  al voto decidere con quale metodo selezionare i candidati per Camera e Senato.
Insomma, come confermano ai vertici del M5S, «avrà  un potere enorme».
Una prospettiva inaccettabile per Fico che ancora insiste nell’idealizzare un Movimento costruito dal basso, non verticistico, dove l’assemblea collettiva è sovrana e il capo politico resta Grillo, garante esterno di regole a tutela della diversità  del M5S.
Di fatto i grillini sono spaccati in tre.
Un gruppo minoritario, i cosiddetti ortodossi, con in testa Fico, vuole che tutto rimanga com’è.
Un altro, composto da chi si è accodato alla scia dell’ascesa di Di Maio, sostenuto dallo staff della Casaleggio Associati, è ovviamente favorevole alla svolta radicale.
Il terzo è formato dalla maggior parte dei parlamentari, più realisti sul fatto che ormai il ruolo di leader di Di Maio si sia strutturato. Ma chiedono un compromesso: capo politico di tutto il Movimento resti Grillo, mentre Di Maio faccia il capo del coordinamento dei gruppi parlamentari, sia che diventi premier sia che il M5S rimanga all’opposizione nella prossima legislatura, «così non si dirà  che siamo eterodiretti da Milano e da Genova».
In queste ore c’è una trattativa in corso per ottenere che ci sia questa precisazione.
Sta a Grillo però decidere. E fonti del M5S confermano che sarebbe irremovibile.
Vuole tornare ai suoi spettacoli e per farlo deve liberarsi delle grane politiche e giudiziarie che, di ricorso in ricorso, lo stanno ossessionando, ben più delle richieste di Fico.
Il presidente della Vigilanza Rai, asserragliato nella strategia del «no comment», potrebbe tornare a parlare da Rimini, in un comizio improvvisato tra gli attivisti.
E da quello che dirà  si capirà  quanto Di Maio si potrà  godere la serenità  da candidato premier.
Perchè se i malumori non saranno rientrati, la campagna elettorale verrà  minata già  a partire dal giorno dopo la sua incoronazione.
Alcuni parlamentari promettono che non si ricandideranno, altri fanno intuire che, una volta rieletti, senza la tagliola del secondo e ultimo mandato, si sentiranno più liberi di dire e fare quello che vogliono.
Soprattutto se il capo sarà  Di Maio, entrato in Parlamento come uno qualsiasi di loro.

(da “La Stampa”)

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NEL GIORNO CLOU LA DEMOCRAZIA DIRETTA SI IMPALLA: LA CHIUSURA DEL VOTO SLITTA ALLE 23

Settembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

IL SITO PER VOTARE DI MAIO PER LUNGHI TRATTI IRRAGIUNGIBILE, FORTE MALUMORE IN RETE

“Due ore e mezza per arrivare alla schermata ‘grazie per aver votato’. Per fortuna che c’era solo da scegliere il candidato premier…”, l’attivista M5s Biagio Salvati si sfoga così quando a metà  pomeriggio, dopo aver tentato a lungo, riesce finalmente a votare sulla piattaforma Rousseau che dalle dieci di questa mattina consente, tra mille difficoltà , di scegliere chi sarà  il candidato pentastellato alla presidenza del Consiglio nonchè il nuovo capo politico del Movimento.
Ma l’utente Salvati è solo uno dei tanti a far notare che qualcosa alla vigilia di Italia 5Stelle, dunque a ridosso della proclamazione scontata di Luigi Di Maio, non sta funzionando. Il sistema Rousseau cade insomma nel giorno più importante per la democrazia diretta pentastellata.
I vertici si dicono tranquilli, anzi provano a ribaltare quanto sta succedendo: “Abbiamo tantissimi votanti”. Danilo Toninelli aggiunge: “Mi farebbe piacere se votassero 100mila persone”.
E poi, in via ufficiale, in mattinata il blog di Beppe Grillo avverte che “le prestazioni del Sistema operativo Rousseau sono condizionate dall’alta affluenza in contemporanea che si sta registrando”.
Con il passare delle ore le cose non vanno meglio.
Tempestato di commenti di chi vorrebbe votare ma non ci riesce, il Movimento è costretto a far slittare la chiusura del voto dalle 19 alle 23.
I ritardi sono enormi, il malfunzionamento è evidente proprio quando, nello spazio della Fi2era di Rimini, vengono montati i gazebo del villaggio Rousseau dove i parlamentari per tre giorni si alterneranno per raccontare come funziona la democrazia dal basso e cosa fino a questo momento gli attivisti hanno scelto attraverso il sistema che oggi non decolla.
La preoccupazione nelle stanze grilline in realtà  cresce, dal momento che nel giorno clou si apre una nuova falla in quello che sarebbe dovuto essere il fiore all’occhiello del Movimento tra l’altro già  colpito da attacchi hacker.
“Avranno di che discutere al Villaggio Rousseau”, dice provocatoriamente un altro utente anche perchè gran parte della kermesse che avrà  inizio venerdì a Rimini è proprio incentrata sulle potenzialità  della piattaforma nata per consentire la democrazia diretta. Ciò provoca ancora più timore. Visti i tempi così stretti sarebbe complicato — spiegano fonti pentastellate — ripetere la votazione mettendo a punto il sistema Rousseau.
E c’è infatti chi sospetta ci sia lo zampino degli hacker come accaduto ad agosto: “Impossibile accedere a Rousseau per votare. Hacker in agguato?”, scrive Rino Lagomarino.
A raccontare “l’odissea” del voto su Rousseau torna il blogger e debunker (cioè uno smaschera-bufale) David Puente sempre su twitter. Il suo primo tentativo di voto è a mezzogiorno: “Rousseau è lentissimo, fatica enorme per accedere al voto”.
La prima risposta di Rousseau è ‘impossibile connettersi’, poi ‘impossibile raggiungere il sito’. Alle 12.18 “finalmente riesco a entrare nella schermata delle votazioni”. Puente spiega: “Ho votato e mi è venuto ‘Impossibile connettersi al DB’. Andiamo a vedere se posso votare ancora”. Ho ricaricato la pagina e dicono che ho votato. Il messaggio di prima mi preoccupa. #poverodatabase”.
Il blogger pubblica anche uno screenshot della schermata con i nomi degli otto candidati facendo notare che l’unico di cui manca la professione è Luigi Di Maio.
Al di là  della polemica sulle primarie farse, dal momento che Di Maio è l’unico candidato tra gli altri sette nomi sconosciuti, c’è chi accusa i pentastellati di scarsa preparazione: “Sono un vecchio informatico che da anni lavora con applicazioni web. Quello che sta succedendo sa troppo di improvvisazione. Che vergogna”, dice Fabio r. Sta di fatto che il problema tecnico, venerdì alla Fiera di Rimini, diventerà  presto un problema politico.
Cartina di tornasole di un Movimento che ha basato la sua ascesa politica sulla democrazia diretta e che oggi rischia di cadere proprio qui.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ONESTO GRILLINO PATRIZIO CINQUE E LE INTERCETTAZIONI SULLA CASA DEL COGNATO A BAGHERIA

Settembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO M5S BRIGA CON I VIGILI PER RALLENTARE I CONTROLLI ALLA CASA DEL COGNATO, POI   QUESTIONA ANCHE SULLE SANZIONI DA APPLICARGLI

L’onesto Patrizio Cinque si trova a dover convivere con l’obbligo di firma per una vicenda i cui contorni vanno raccontati per avere la giusta dimensione della situazione sotto il cielo a 5 Stelle.
Cinque, infatti, si trova una serie di capi d’imputazione che riguardano due vicende: quella dell’azienda incaricata di gestire i rifiuti a Bagheria senza gara e quella di una casa abusiva e di un vigile del suo Comune.
Il cognato dell’onesto Patrizio Cinque
Ed è proprio questa seconda vicenda che ci fornisce l’esatta dimensione di come ha gestito nell’occasione la cosa pubblica l’onesto Patrizio Cinque.
Accade infatti che in procura a Termini Imerese sia arrivato qualche tempo fa un esposto farlocco firmato da Domenico Buttitta, cognato di Cinque.
L’esposto, prendendo spunto dagli “annunci del sindaco Patrizio Cinque che ha deciso di abbattere le case abusive”, vedeva il falso Buttitta autodenunciarsi per alcuni abusi edilizi nella sua casa di proprietà .
I magistrati scoprono subito che l’esposto è un falso (la firma è farlocca), ma visto quanto è circostanziato decidono di indagare lo stesso.
Qui entra in scena un altro personaggio: il vigile urbano Domenico Chiappone.
Il quale riceve l’ordine di avviare gli accertamenti nei confronti di casa Buttitta e, racconta Livesicilia, invece di eseguirlo come prima cosa lo va a dire proprio al sindaco nonchè cognato, l’onesto Patrizio Cinque.
Cinque, appresa la notizia, avvertì la sorella Maria. Non solo, Chiappone, su richiesta di Cinque, scrive il giudice per le indagini preliminari Michele Guarnotta, “istigato dal cognato Domenico Buttitta, indebitamente rifiutava di procedere alla identificazione delle persone nei cui confronti venivano svolte le indagini della Procura di Termini Imerese”.
Da qui le accuse di rivelazioni di segreto istruttorio e rifiuto di atti d’ufficio contestate dalla Procura diretta da Ambrogio Cartosio (Livesicilia).
Incidentalmente, vale la pena ricordare che Cartosio è lo stesso Cartosio dell’inchiesta su Iuventa e sulle ONG che venne applaudito da Luigi Di Maio
Il vigile e l’onesto Patrizio Cinque
I carabinieri avevano dunque “messo sotto” i telefoni e avevano scoperto che il sindaco era stato avvisato, dall’ispettore capo della polizia municipale Domenico Chiappone, dell’indagine sul cognato.
Cinque, a sua volta, aveva riferito tutto alla sorella e al marito di lei: «Non una rivelazione fine a se stessa, ma volta a farli preparare per i controlli dei vigili», annota chi indaga secondo le carte pubblicate da Livesicilia.
Parlando poi con un’amica, Maria Giovanna Rizzo, il sindaco spiegò che era stato «tutto calcolato» per aggiustare la cosa. I vigili successivamente ritardarono anche nell’identificare i Buttitta, cosa che fece ulteriormente slittare l’accertamento dell’abuso.
E perchè ritardarono? Anche qui ci racconta cosa è successo proprio Livesicilia: «I tempi dei controlli si sarebbero allungati anche grazie all’intervento di Cinque, sollecitato dal cognato: “Siccome si sono presentati i vigili che penso lo sai”.
“Ti serve più tempo?”, chiedeva Cinque al cognato.
Risposta: “… mi serve più tempo certo”.
Cinque: “ Si può rinviare”.
Quindi il sindaco scriveva a Chiappone: “… in pratica ci chiedono di andare mercoledì prossimo così ne possono parlare in famiglia.. allora dico che andate mercoledì 8”».
L’onesto Patrizio Cinque e la multa al cognato troppo alta
Quindi l’onesto Patrizio Cinque telefonava al vigile dicendogli di andare la settimana successiva a fare i famosi controlli che la procura di Termini Imerese gli aveva ordinato. In altre telefonate di Cinque con gli assessori Fabio Atanasio e Maria Laura Maggiore spiegava come erano andate le cose:
“Comunque è arrivata… ti ricordi l’altra volta nella stanza che ti dicevo di un’autodenuncia che avevo in mente… abusivi immobili abusivi”.
Atanasio: “Si è autodenunciato?”.
Cinque: “Ne parliamo dopo dai”.
Alla Maggiore Cinque spiegava che “sono stato contattato dai vigili… ti ricordi la discussione che facemmo… sull’autodenuncia che volevo fare fare a mio cognato è arrivata l’autodenuncia… è firmata mio cognato ma non è… non l’ha fatta lui… ma non mi preoccupa tanto la denuncia o il discorso di fare emergere questa discussione dell’immobile mi preoccupa la modalità  cioè l’autodenuncia perchè io mi aspettavo che denunciassero anonimamente dicendo che c’è questa situazione andateci, ma non che si inventassero un’autodenuncia, che io volevo fare fare a mio cognato, cioè una cosa incredibile”.
Non solo.
L’onesto Patrizio Cinque dopo questionava anche sull’entità  della multa da fare al cognato, cercando di ottenere uno sconto per il marito della sorella:
“… però chiaramente si aprirà  tutta una situazione, una situazione dove io volevo dirti una cosa noi stiamo facendo la sanzione cioè si può fare da duemila a ventimila euro, Aiello sta facendo a ventimila euro, è una cifra troppo grande non capisco perchè… una cosa è pagare duemila euro o una cifra mediana, diecimila, cinquemila, e sono soldi che vanno per le demolizioni per carità , una cosa è ventimila euro che sono cioè una cifra enorme per tutti…”
E diceva di fare una multa alta ad altri suoi concittadini, quelli che hanno la casa vicino al mare, e bassa al cognato: «“Quindi vediamo di fare questa, di abbassare questa sanzione, di farla bassa magari puoi mettere quelli a 150 metri dal mare gliene dai 20 mila quello è doveroso… perchè comunque sai che se la possono passare bene”.
Maggiore sembrava recepire: “Vediamo com’è che hanno fatto se ci sono situazione analoghe oppure… ci sono criteri così come dicevi tu e magari li applichiamo”. “
Ed in caso — concludeva Cinque — diamo un atto di indirizzo”».
Infine, l’onesto Patrizio Cinque si sfogava con un suo assessore per l’emendamento che aggravava le sanzioni per gli abusivi, presentato da una compagna di partito, deputata nazionale, nel frattempo sospesa per la vicenda delle firme false:
«Questa situazione l’ha messa quella minchiona di Claudia Mannino e siamo veramente dei geni».
Cinque aveva altre idee, racconta oggi Repubblica: «Vediamo di fare abbassare questa sanzione».
Per fare uno sconto alla sorella.

(da “NextQuotidiano”)

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E ORA CHI PAGA I DANNI PER LE REGIONARIE M5S IN SICILIA? BORRE’ PRONTO A CHIEDERE 250.000 EURO A BEPPE GRILLO

Settembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

SE LA PENALE DEI CONTRATTI PER I “TRADITORI” DEL CODICE ETICO E’ DI 250.000 EURO, OVVIO CHE IN SICILIA IL TRADITORE E’ GRILLO… E MOLTE ALTRE CAUSE SI STANNO PER INNESCARE…ECCO PERCHE’ GRILLO NON VUOLE PIU’ ESSERE IL CAPO POLITICO

Non sarà  sfuggita ad alcuni di voi che il post con cui il blog di Beppe Grillo annunciò che se ne fregava delle determinazioni del tribunale civile di Palermo parlava di Giancarlo Cancelleri in terza persona ma era firmato dallo stesso Giancarlo Cancelleri.
Al lettore distratto quindi pareva che Cancelleri stesse confermando Cancelleri come candidato governatore siciliano, con la piena e completa approvazione di Cancelleri. Cosa ci sia dietro questo curioso atto di onanismo confermativo è un un indovinello   avvolto in un mistero all’interno di un enigma, come diceva Churchill.
Ma un indizio sul motivo di questa peculiarità , quando ad esempio nel caso Cassimatis a firmare il post fu Beppe Grillo in pirzona pirzonalmente, si può desumere da un paio di interviste rilasciate dall’avvocato Lorenzo Borrè in relazione alla vicenda di Mauro Giulivi, che ha causato la sospensione dell’esito delle Regionarie del M5S in Sicilia disposta dal giudice e ignorata dal movimento che dice di avere a cuore la legalità .
«Per il mio assistito – scandisce il legale a Repubblica Palermo – il risarcimento non è l’obiettivo primario. Giulivi vuole ancora ottenere la riammissione in lista». Una riammissione che a questo punto sembra però improbabile.
Così come sembra improbabile che il M5S riesca con il suo ricorso a cambiare le determinazioni del giudice dopo averle ignorate
La causa per danni
Ecco allora che Giulivi non sarà  candidato alle Regionarie in Sicilia ma potrà  chiedere i danni per l’atteggiamento dei vertici del M5S nei confronti delle sue richieste. «La penale prevista per il mancato rispetto del codice etico è di 250mila euro. Quello sarebbe un parametro per il risarcimento dei danni provocati dall’esclusione dalla lista», ha detto Borrè a Repubblica Palermo. Ma lo stesso avvocato a La Stampa, parlando anche di altre cause gestite per conto di iscritti M5S cacciati o vessati (Canino, Motta), ha detto qualcosa di più:
Cosa può succedere ora sulle “primarie” per Di Maio candidato
«Moltissimi iscritti mi hanno contattato. C’è un grande fermento, una questione giudiziaria nel Movimento. Non so naturalmente se poi faranno causa»
Nei risarcimenti danni chi è che pagherebbe?
«Chi ha agito in nome e per conto del Movimento».
Quindi il capo politico.
«Certo».
Ecco perchè Grillo vuole spogliarsi della veste di «capo».
«Questo non posso dirlo io. A me le ragioni sono oscure»
Ora, posto che ad esempio i 250mila euro di cui si parla per il caso Canino sarebbero frutto di una situazione molto diversa da quella di Giulivi, perchè Canino aveva vinto le comunarie M5S e poi alla fine non è stato messo in lista, mentre Giulivi aveva vinto le comunarie per Palermo ma non aveva partecipato (perchè escluso in maniera illegittima, dice il tribunale) alle Regionarie, forse l’entità  dei danni riconosciuta dal tribunale sarà  molto inferiore (nell’ordine del 10% della richiesta) nel caso siciliano. Ma il dubbio qui rimane come nel caso degli (eventuali) 250mila di Roma: se a fare un errore è il MoVimento 5 Stelle, chi paga per l’errore commesso?
Il capo politico (all’epoca, Beppe Grillo)? Colui che ha preso la decisione? L’associazione Movimento 5 Stelle o l’associazione MoVimento 5 Stelle?

(da “NextQuotidiano”)

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