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NUOVO CAOS IN CAMPIDOGLIO: VIA L’ASSESSORE AL BILANCIO MAZZILLO, ARRIVA IL RACCOMANDATO DA GRILLO

Agosto 23rd, 2017 Riccardo Fucile

MAZZILLO REO DI AVER CRITICATO LA RAGGI… ARRIVA LEMMETTI DALLA GIUNTA NOGARIN DI LIVORNO

Bye Bye Andrea Mazzillo. Si fa sempe più concreta la sostituzione dell’attuale assessore al Bilancio capitolino con il suo omologo di Livorno, Gianni Lemmetti. Mazzillo è entrato in rotta di collisione con la sindaca a luglio, per le sue dichiarazioni critiche nei suoi confronti rilasciate a Repubblica.
Lemmetti ha già  rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico nel comune toscano: la decisione è stata ufficializzata dal presidente del consiglio comunale livornese Daniele Esposito con una comunicazione indirizzata ai capigruppo. “Non ne so nulla”, commenta Mazzillo.
Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio e alle partecipate del Comune di Livorno, saluta la giunta del sindaco Filippo Nogarin (M5s) per andare ad assumere la stessa delega al Comune di Roma.
Lo scrive l’agenzia di stampa ANSA sostenendo che le voci circolavano da qualche tempo, ma stamani c’è stata l’ufficialità  data da una comunicazione del presidente del consiglio comunale di Livorno Daniele Esposito, indirizzata ai capigruppo, in cui si annunciava che l’assessore Lemmetti si era dimesso dall’incarico.
Gianni Lemmetti era uno degli assessori di maggior spessore della giunta di Filippo Nogarin. È lui che a Livorno ha gestito la delicata questione di Aamps, la partecipata al 100% del Comune che si occupa di igiene ambientale e raccolta di rifiuti, gravata da una pesante situazione finanziaria.
Fu proprio Lemmetti, infatti, a caldeggiare l’idea di portare l’azienda sulla strada del concordato preventivo in continuità . Nogarin perde dunque uno dei pezzi più importanti.
A Roma Lemmetti ritroverà  Luca Lanzalone, l’avvocato genovese che da aprile scorso è alla presidenza della multiutility romana Acea, e che a Livorno è conosciuto per aver lavorato a fianco dell’amministrazione proprio sul concordato preventivo di Aamps
Secondo Il Tirreno, “la sindaca Raggi ha contattato l’assessore della giunta Nogarin. Poi lo stesso Lemmetti lo ha comunicato alla Giunta e, accompagnato dal sindaco, ha dato la notizia ai capigruppo consiliari”.
“Martedì 1 agosto — ricostruisce Il Tirreno — l’assessore e il sindaco Filippo Nogarin sono scesi a Roma e nel pomeriggio dell’indomani hanno convocato a Palazzo Civico la maggioranza. Non è un segreto che dietro alcune delle scelte più rilevanti della sindaca Raggi ci sia la mano dell’avvocato genovese Luca Lanzalone (come la nomina dei vertici dell’azienda di rifiuti e le trattative con la Roma sul nuovo stadio). E Lanzalone conosce bene Lemmetti con cui ha lavorato fianco a fianco relativa al concordato di Aamps”. Ma a Roma si cerca anche un nuovo assessore alle partecipate dopo l’addio annunciato di Colomban. Probabilmente Lemmetti assumerà  entrambe le deleghe.
Intanto il Messaggero scrive che Virginia Raggi ha ritirato le deleghe ad Andrea Mazzillo, che quindi saluta il Campidoglio dopo essersi azzardato a criticare le nomine della Giunta targate Colomban. Di Lemmetti si ricorda che si presentava come “nato a Pietrasanta, residente per anni a Lido.
Dopo un po’ di tempo all’estero (Est Europa, Marocco, Lucca) e varie vicissitudini, sono tornato a Viareggio, in Darsena. Di lavori ne svolgo molti, da dottore commercialista, consulente di organizzazione aziendale, titolare di negozio etc. Le mie competenze, se ci sono, verranno fuori poco alla volta” sul forum dei 5 Stelle in Versilia nel 2014.
L’ufficialità , a quanto si apprende, sarebbe già  dovuta arrivare per l’ora di pranzo, ma la scelta del sindaco di Roma viene data ormai per certa. I pentastellati attendono la comunicazione ufficiale di Virginia Raggi con un post su Facebook. Solo dopo, sempre sui social, il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, commenterà  la notizia e darà  conto dell’assessore che sostituirà  Lemmetti nell’amministrazione labronica
Lemmetti cassiere in discoteca
C’è anche un episodio curioso nel suo curriculum: nel 2012 venne assolto dall’accusa di aver intascato 1500 euro dalle casse della discoteca dove lavorava. L’uomo era accusato stato dal titolare del Seven Apples. In aula è emerso che la proprietà  della discoteca di Marina di Pietrasanta aveva anche ingaggiato un investigatore privato per controllare Lemmetti.
In alcune occasioni al cassiere erano state anche consegnate banconote segnate che a fine serata non erano state restituite. Le immagini riprese da una telecamera installata dal detective non sono riuscite a dimostrare che Lemmetti — che ha sempre detto di aver operato in maniera corretta — avesse intascato i soldi.
Un altro punto a favore del cassiere è arrivato quando si è dimostrato che i soldi incassati venivano utilizzati per pagare il personale: le banconote segnate potevano così essere finite in tasca ai dipendenti del locale. Alla fine il giudice Gerardo Boragine, in mancanza di prove, ha assolto l’imputato.
“In realtà  fu una causa di lavoro. A quei tempi lavoravo in discoteca per mantenermi agli studi. Mi hanno accusato ingiustamente e io mi sono battuto in ogni modo per dimostrare la mia innocenza che il giudice ha riconosciuto”, spiegò lui successivamente, anche se i tempi — visto che i fatti si riferiscono al 2006 e la laurea è datata 2001 — non tornavano per niente secondo il quotidiano.
Nel 2013 Lemmetti si era proposto a V2.Zero, un movimento di Viareggio e Torre del Lago che aveva promosso una raccolta di curriculum per esprimere candidature a sindaco e assessore del comune versiliese.
Lemmetti è stato anche indagato a Livorno per l’AAMPS.

(da “NextQuotidiano”)

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NUTI: “I PARTITI HANNO DECISO DI FAR VINCERE IL M5S IN SICILIA”

Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile

IL MOTIVO? HANNO INSERITO UN SACCO DI INFILTRATI NEL MOVIMENTO

Con la serenità  che gli è propria, il per nulla complottista deputato eletto con il MoVimento 5 Stelle e poi sospeso Riccardo Nuti ha scritto stasera su Facebook che “i partiti” hanno deciso di far vincere il M5S in Sicilia. Questo perchè, ipotizza il serenissimo deputato, i partiti avrebbero infiltrato così tanto il M5S da auspicare una sua vittoria alle elezioni regionali:
“È abbastanza evidente, finora, come i partiti, in Sicilia, abbiamo deciso di far vincere il M5S. Pensare sia incapacità  o difficoltà  sarebbe ingenuo. Pensare ad una sottovalutazione del voto in Sicilia sarebbe da novizi. I finti litigi interni, i balletti su primarie sì, primarie no, i tanti candidati (e spesso di livello basso) per sparpagliare i voti ricordano lo stesso teatrino adottato, poco più di un anno fà , a Roma. A questo punto c’è da chiedere loro: perchè? Avete infiltrato così tanto il m5s per poter continuare a mantenere intatti, o quasi, i vostri interessi e attivare la strategia del gattopardo? I vostri Marra locali sono già  pronti o cos’altro?
Riccardo Nuti è stato sospeso alla fine dell’anno scorso dal M5S per non aver risposto al magistrato avvalendosi della facoltà  di non rispondere insieme alle colleghe Giulia Di Vita e Claudia Mannino, che hanno avuto la sua stessa sorte.
La sospensione è stata reiterata per altri sei mesi dopo il rinvio al giudizio dei tre parlamentari.
Nuti ha ipotizzato complotti contro di lui e prima delle elezioni comunali di Palermo ha accusato il candidato sindaco Ugo Forello e l’attuale candidato governatore Giancarlo Cancelleri di aver tramato contro di lui nel caso delle firme false.
L’esposto presentato insieme alle altre due deputate che disegnava la teoria del complotto è stato archiviato dalla procura di Palermo.
Nei commenti ovviamente lo maltrattano: “Raramente ho letto analisi così folli ed egocentriche. Ti esprimi sempre per attirare attenzioni od in maniera strumentale a tuoi programmi od aspirazioni personali. Rappresenti un problema per i cittadini che rappresenti, con i tuoi limiti ed il tuo egocentrismo di basso livello. Quante sciocchezze sei capace di esprimere non lo so più”, scrive ad esempio Andrea.

(da “NextQuotidiano”)

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IL VERO PROBLEMA DI ROUSSEAU: I RISULTATI POSSONO ESSERE MANIPOLATI

Agosto 21st, 2017 Riccardo Fucile

IL TEMPIO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA PUO’ ESSERE MANIPOLATO DA CHI GESTISCE IL DATABASE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA

Il “sistema operativo” Rousseau è il tempio della democrazia diretta, la piattaforma presa tanto sul serio da fior di giornalisti e autorevoli testate.
Nessuno spiega tuttavia un dato tecnico indiscutibile e per nulla secondario: i dati relativi alle consultazioni (in altre parole, il numero di voti per questa o quella opzione) possono essere manipolati arbitrariamente dall’amministratore del database senza che nessuno si accorga di nulla.
Questo non significa che le votazioni siano state modificate: però era ed è possibile farlo.
Questa è l’anomalia primaria che si continua a sottovalutare, il vero vulnus democratico al cui confronto le recenti violazione di dati sono una piccola cosa.
Le falle di sicurezza possono indicare approssimazione e dilettantismo ma rischiano di nascondere, dietro il fascino malandrino dell’hacking, la vera questione: nessuno può sapere se i dati definitivi delle consultazioni online corrispondano al risultato reale sancito dai votanti.
Si deve andare sulla fiducia. Se gli amministratori del sistema ritengono con mirabile onestà  di non modificare i risultati, bene (è quello che è successo a Genova, quando al voto ha vinto la Cassimatis invece del candidato “preferito” da Grillo).
Se viceversa volessero manipolarli potrebbero farlo e nessuno lo saprebbe tranne loro stessi.
È un po’ come dire: votiamo alle elezioni spedendo il voto in busta chiusa direttamente a casa di Renzi. Ci penserà  lui a scrutinarle e a fornire alla fine della conta i risultati definitivi e inappellabili. Lo dice lui e ci fidiamo.
Alle elezioni politiche a validare i risultati ci sono presidenti di seggio e scrutatori che si prendono responsabilità  personali e rischiano conseguenze penali, rappresentanti di lista di tutti i partiti che assistono allo scrutinio e firmano i verbali, carabinieri e poliziotti pronti a intervenire in caso di disordini, magistrati della corte d’appello che verificano i documenti e proclamano gli eletti.
Nella piattaforma Rousseau c’è semplicemente un server — il cui codice sorgente non è noto alla faccia della trasparenza — che gestisce dati privati inaccessibili al pubblico, non verificabili (nè manipolabili) da nessuno se non all’amministratore del database o del sistema.
Si produce un gran danno quando si conferisce una patente di serietà  a una cialtronata.

(da “NextQuotidiano”)

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VIRGINIA RAGGI VUOLE LE VACANZE SEGRETE, IL MARITO POSTA LE FOTO SUI SOCIAL

Agosto 20th, 2017 Riccardo Fucile

LEI E’ SFUGGITA AI PAPARAZZI, MA LE FOTO DI SEVERINI SVELANO LA LOCALITA’

Andrea Severini colpisce ancora.  
Virginia Raggi è in vacanza, a quanto pare in Campania, e la sindaca, comprensibilmente, per evitare i paparazzi ha deciso di mantenere top secret la località  di villeggiatura.
Ma, ci racconta oggi Il Messaggero, suo marito pubblica una serie di scatti su Instagram dai quali si potrebbe facilmente evincere dov’è.
«Non sappiamo neanche quando è partita», trapela solo che sia in Campania ma, anche qui, dove? — è il marito della sindaca, Andrea Severini, che sembra cedere alle lusinghe da social networke tra una photo sphere (cioè panoramica) su Facebook e una scogliera immortalata dall’alto con i filtri di Instagram, qualcosa sembra svelare. Come il figlio che si arrampica sui faraglioni assolati, con la stessa dimestichezza con cui espugnò la poltroncina del sindaco in Aula Giulio Cesare, assieme alla mamma, quando la maggioranza Cinquestelle si presentò in Campidoglio, giusto un anno fa.
Alle ferie, la sindaca, non ha rinunciato; ieri al Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato d’urgenza dopo l’attentato sulla Rambla di Barcellona c’era il suo vice, Luca Bergamo, plenipotenziario di Palazzo Senatorio dal 10 al 21 agosto.
La Raggi, che a marzo, sempre per stare in famiglia, saettò tra le Alpi di Siusi in settimana bianca, tornerà  nel suo ufficio con vista Fori ad inizio settimana.
Del resto, come ha detto a fine giugno durante un evento al Teatro dell’Opera, «quest’anno il mio obiettivo è ritagliare più tempo per Virginia».
E perchè non cominciare ad agosto?

(da “NextQuotidiano”)

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COSA C’E’ DIETRO L’HACKING DI ROUSSEAU

Agosto 19th, 2017 Riccardo Fucile

LINEA DETTATA DALL’ALTO : AUTOCRAZIA, VULNERABILITA’ DEL SISTEMA INFORMATICO E VITTIMISMO COMPLOTTISTA

Ieri il blog di Beppe Grillo ha pubblicato un post a firma di Rufo Guerreschi in cui l’autore, con molta fantasia, sostiene che i leak del sito di Beppe possano essere “utilizzati per spostare decisamente l’esito delle prossime elezioni” (mentre per le elezioni politiche nazionali, purtroppo, ancora non si vota su Rousseau).
Il titolo del post si concentra su questo, mentre nello scritto sono presenti alcune critiche, la più interessante delle quali è che gli hacker potrebbero muoversi in quanto “critici di alcune sue (del M5S, ndr) pratiche digitali e organizzative autocratiche” (toh!).
Sul Corriere della Sera di oggi Alvise Losi firma un articolo in cui Guerreschi invece racconta una serie di aneddoti molto interessanti, purtroppo assenti nel post pubblicato da Grillo, che ci danno invece l’esatta dimensione della questione al di là  dei complotti degli Illuminati per far perdere le elezioni a pòro Beppe:
Guerreschi ha conosciuto Grillo nel luglio del 2016, quando, in vacanza in Sardegna, è riuscito ad avvicinarlo per parlargli del tema della cyber security. «Passai con lui un’ora e mezza per spiegargli i problemi di sicurezza di Rousseau», racconta, «e ne ho ricavato una sensazione di ignoranza: Grillo non era cosciente dei dispositivi necessari per portare avanti questo tipo di democrazia diretta».
L’esperto fa l’esempio di alcuni partiti esteri che per ovviare ai rischi di attacchi hanno adottato una forma di voto online palese, così da consentire a ogni utente di controllare che il proprio voto non sia mutato. Grillo suggerì al suo interlocutore di confrontarsi con Davide Casaleggio, ma in un anno non si è mai presentata l’occasione. «Sapevo da Davide Barillari (consigliere regionale M5S del Lazio, ndr) che su questi temi non c’è confronto nel Movimento: si prende per buona la linea dettata dall’alto», riconosce Guerreschi.
Ora, a parte che bisogna complimentarsi con l’acutezza di Guerreschi, il quale ha scoperto da Barillari che nel M5S si prende per buona la linea dettata dall’alto   su temi informatici quando in realtà  nel M5S si prende per buona la linea dettata dall’alto un po’ per tutto (non si può nascondere niente agli esperti!), la parte divertente arriva dopo, quando si scopre che Grillo ha risposto che l’accentramento del potere era necessario in attesa della creazione di una classe dirigente.
Un po’ come si rispondeva all’epoca della rivoluzione russa sull’instaurazione della dittatura del proletariato (e sappiamo tutti poi com’è andata a finire).
Il punto però è che anche dall’analisi che ne esce si scopre che non è una questione di spy story e di avversari politici che muovono i fili dei burattini, ma di competenze (mancanti) nella gestione della piattaforma e di curiose (eufemismo) interpretazioni delle leggi sui dati personali:
«Criticai Grillo per queste contraddizioni e mi rispose che ne era consapevole, ma in attesa della creazione di una classe dirigente il compromesso era l’accentramento del potere. Così però si sono perse le teste pensanti. E magari ai vertici salgono quelli che non espongono le proprie idee. O che proprio non ne hanno». Si sta ancora tentando di capire quanto la piattaforma Rousseau sia compromessa
L’unico messaggio trapelato ieri dai Cinque Stelle, per voce di Simone Valente, vicepresidente del gruppo alla Camera, è che si sta «lavorando da anni per implementare il livello di sicurezza ed evitare nuovi attacchi in futuro».
Guerreschi d’altra parte considera «pessimi i sistemi di sicurezza del M5S» e ritiene che l’hacker «possa essere chiunque, interno o esterno».
Non solo: c’è anche la possibilità  che non si sia limitato a rubare i dati sensibili, ma «abbia falsificato le informazioni all’insaputa degli stessi gestori della piattaforma». Così il problema si allargherebbe all’integrità  dei voti se, «come è possibile», questi attacchi fossero stati già  realizzati in passato. Anzi,«è probabile che l’hacker sia ancora all’interno del sistema».
Nel finale, si torna a bomba e si spiega un altro concetto interessante: se l’hacker ha agito, al massimo può aver influenzato votazioni su Rousseau e quindi la sua azione potrebbe determinare le votazioni su Rousseau, non certo le elezioni come si favoleggia nel post di Guareschi e nel titolo dato sul blog di Beppe.
Ecco quindi cosa c’è davvero dietro l’hacking di Rousseau: l’autocrazia e la linea dettata dall’alto che non ascolta consigli o avvertimenti e le vulnerabilità  presenti in un codice che evidentemente non è stato scritto rispettando i canoni di sicurezza minimi che un progetto così ambizioso avrebbe dovuto avere.
Finito? No, c’è anche il vittimismo complottista che vuole scaricare la responsabilità  delle proprie pecche su oscure forze pronte a tramare per influenzare il risultato delle prossime elezioni.
Così abbiamo anche la scusa pronta in caso di sconfitta.

(da “NextQuotidiano”)

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IL CORSO DEGLI ELETTI M5S CON I SOLDI PUBBLICI NON SI FA PIU’

Agosto 19th, 2017 Riccardo Fucile

BOCCIATA LA SPESA DI 37.000 EURO PER LE LEZIONI SULL’USO DEI SOCIAL CHE I CONSIGLIERI GRILLINI VOLEVANO FARE A CARICO DEL COMUNE DI ROMA

Il 4 agosto scorso avevamo parlato del corso web degli eletti M5S con i soldi del Campidoglio sull’uso dei social network che doveva essere svolto dalla società  Web Side Story, che già  si occupa della comunicazione grillina in parlamento, per la modica cifra di euro 37mila.
Il corso però non è stato autorizzato dagli uffici dell’Assemblea Capitolina e quindi non si potranno utilizzare i soldi pubblici per effettuarlo.
Racconta oggi Repubblica Roma che la risposta degli uffici del presidente Marcello De Vito, firmata dal direttore Angelo Ghirardi, è stata netta: «L’attività  – si legge nella replica ai 5S – non sembra avere finalità  di natura istituzionale».
La conferma è nella proposta firmata Paolo Ferrara. La richiesta si arena quando inizia a trattare di «necessità »: «Il gruppo capitolino – secondo il suo capo – deve prevedere lo svolgimento di attività  di comunicazione per i canali digitali che consistono nelle pagine Facebook dei singoli consiglieri e account Twitter».
Corsi e strumenti che, secondo il dirigente che firma il parere, niente a che vedere hanno con le «specifiche finalità  istituzionali dell’ente». Non convince nemmeno l’offerta della Web side story: «non analitica» e «indeterminata». Il suggerimento? Senza usare altri fondi pubblici, ci sono già  i corsi tenuti dal dipartimento Comunicazione del Comune.
Come da tradizione M5S il corso era stato assegnato tramite affidamento diretto (ovvero senza gara) nonostante Virginia Raggi nell’ormai famosa — per comicità  — lettera ai romani in cui celebrava i suoi “risultati” sostenesse che in municipio era cambiata la musica perchè si facevano le gare. Raccontava all’epoca Giovanna Vitale:
Meglio allora correre ai ripari. Rimediare prima che sia tardi.
Come? Con un bel corso accelerato sull’uso del social da far seguire a tutti e 28 i consiglieri grillini. Giammai a spese loro, però. Bensì a carico del Campidoglio. Incaricando per di più, mediante affidamento diretto, una società  di comunicazione che già  lavora per il gruppo cinquestelle alla Camera. E pazienza per i bandi di gara e gli appalti trasparenti. Bisogna fare in fretta.
L’urgenza giustificherà  pure uno strappo alla regola. La richiesta all’amministrazione di «valutare positivamente l’offerta commerciale» e quindi di autorizzarne la spesa, è stata presentata dal capogruppo Paolo Ferrara una decina di giorni fa. «A seguito delle esigenze espresse dai consiglieri del M5S di disporre di strumenti finalizzati a favorire la comunicazione, anche digitale, di iniziative, proposte e attività  da loro svolte», scrive il numero uno della maggioranza capitolina, «si è ritenuto di consultare un operatore specializzato».
La società  che se ne doveva occupare era la Web Side Story, srl fondata da Flavia Brandi e Luisa Buoni.
Per i 28 consiglieri si trattava di un ciclo di sei lezioni suddivise in tre moduli della durata di tre mesi. La Web Side aveva garantito però solo il suo ingegno: «Il cliente si impegna a fornire tutti i materiali necessari all’esecuzione dell’attività », era specificato nella proposta di contratto. E siccome si sa che i comuni sono cattivi pagatori, si conveniva anche, in caso di ritardo superiore ai 60 giorni, la corresponsione degli interessi di mora.

(da “NextQuotidiano”)

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LA KASTA CINQUESTELLE CON TUTTI I BENEFIT: CASA E TELEFONO AI DIPENDENTI LI PAGA IL PARLAMENTO

Agosto 17th, 2017 Riccardo Fucile

OLTRE AGLI STIPENDI (TRA 5.000 E 7.000 EURO AL MESE), IL GRUPPO PARLAMENTARE SI OCCUPA DI TUTTE LE SPESE PER CHI LAVORA CON GLI ELETTI

Stipendio, appartamento , luce, gas, condominio, tari, tasi, telefono e altri rimborsi.
Se — come per esempio l’ex concorrente del reality Grande Fratello Rocco Casalino — lavori all’ufficio comunicazione del Movimento Cinque stelle al Senato, sei a posto: grazie ai soldi pubblici che incassa col gruppo parlamentare, a mo’ di Stato-Mamma il M5S si fa carico di tutto.
Serve casa? Ecco, l’affitta. Centomila euro l’anno per i cinque appartamenti «ad uso abitazione per i dipendenti ufficio comunicazione» e «n. 2 collaboratori», recita il rendiconto del 2016, specificando che si tratta della soluzione «più conveniente». E meno male.
Oltre ai canoni (900-2.500 euro al mese), il gruppo con grande eleganza e cortesia si accolla anche le altre spese: tasse, bollette e ulteriori indefinite «forniture».
Il tutto va ad aggiungersi a stipendi che per i dipendenti si aggirano in media sui cinquemila euro (totale annuo: oltre 1,9 milioni), e per   le partite Iva sui settemila (totale: 291 mila). Nulla di male, ma   poco in linea con i proclami   da sanfranceschi spesso lanciati dai pentastellati.
Poi, dice: a costo zero devono essere gli eletti in Parlamento, mica gli altri.
Si racconta così un nuovo paradosso a Cinque stelle: in virtù dei suoi attuali 35 senatori, il gruppo incassa da Palazzo Madama 2,4 milioni l’anno; 20-25 mila euro li spende in acquisto beni e comunicazione; tutti gli altri soldi, oltre 2,3 milioni, se ne vanno in un modo   o nell’altro per i trentuno dipendenti e collaboratori.
Che, peraltro, son quasi quanti gli eletti: come da antichissima tradizione.

(da “L’Espresso”)

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M5S SICILIA, UN PROGRAMMA TUTTO DA RIDERE

Agosto 17th, 2017 Riccardo Fucile

TRA PALCO E REALTA’, LE PROMESSE DI CANCELLERI E QUELLO CHE STANNO REALMENTE COMBINANDO NELL’ISOLA

Per la Sicilia il MoVimento 5 Stelle ha pronto un programma in grado di portare il vento del cambiamento che spira a Roma fino agli angoli più remoti della Regione.
Al momento quel programma però nessuno lo ha ancora potuto leggere.
Il candidato Presidente del M5S, tra una foto subacquea e un lancio in paracadute di Di Maio e Di Battista, Giancarlo Cancelleri assicura che non sta vendendo sogni, ma solide realtà . Tra queste figurano per ora il taglio dei costi della politica siciliana, la promessa di abbassare le tasse e quella di istituire il reddito di cittadinanza per i siciliani.
Al momento la strategia dei 5 Stelle è quella di rivelare poco a poco il proprio programma durante le tappe del tour a tutta Sicilia con il quale il M5S sta presentando Cancelleri ai siciliani.
Subito dopo l’annuncio della sua candidatura Cancelleri — che era stato il candidato Presidente anche nel 2012 — aveva promesso reddito di cittadinanza, abbassamento delle tasse regionali e finanziamento di borse di studio per giovani laureati con i tagli alla politica.
Inoltre il candidato pentastellato aveva detto che la priorità  sono “sanità , infrastrutture e imprese”. La Sicilia a 5 Stelle modernizzerà  la rete ferroviaria e quella stradale. Qualche tempo dopo Cancelleri se ne è uscito con la difesa dell’abusivismo di necessità .
Perchè la casa è un diritto, ha spiegato successivamente Luigi Di Maio, dicendo che quando andranno al governo del Paese faranno approvare una legge per l’impignorabilità  della prima casa.
Peccato che — come non ha mancato di rilevare Phastidio — “se la casa di abitazione fosse intangibile, le banche cesserebbero di erogare mutui, ed il mercato si fermerebbe d’istante e d’incanto”.
Il piano del M5S: andare al governo a tutti i costi
Ma sono dettagli che nel mondo a 5 Stelle non hanno molta importanza. Ed è un dettaglio di poco conto anche il fatto che gli alfieri della legalità  senza se e senza ma ora si siano scoperti difensori degli abusi e degli illeciti. A fini meramente elettorali, ovviamente.
Perchè quello che conta per il M5S è andare al governo della Regione. Poi alla prova dei fatti potranno dare la colpa a chi li ha preceduti (e del resto in Sicilia c’è solo l’imbarazzo della scelta), chiedere comprensione perchè “sono nuovi” e prendere tempo per “lasciarli lavorare”, e infine dire che miracoli non se ne fanno.
Un copione già  visto a Roma in questo primo anno di giunta Raggi.
Ma per ora il problema dei 5 Stelle non è cosa faranno una volta al governo ma quello che stanno promettendo per andarci. Anche a costo di svendere i propri valori.
Ma soprattutto come tutti i partiti politici anche i pentastellati stanno promettendo mari e monti senza tenere conto della specificità  della situazione siciliana e dell’estrema fragilità  dei conti pubblici regionali.
Non tutto quello che il M5S sta promettendo potrà  essere finanziato con i tagli dei costi della politica; Vi ricordate di quando Frongia promise di trovare entro un anno 1,2 miliardi di euro tagliando gli sprechi dell’Amministrazione capitolina? Ed è tutto da valutare l’impatto — economico e occupazionale — di un’eventuale “Buona Tassa” per tassare gli introiti delle grandi aziende che inquinano per finanziare gli incentivi all’installazione di impianti fotovoltaici (a spese della Regione) sui tetti delle case dei meno abbienti.
Non è chiaro se Cancelleri intende anche sui tetti degli abusivi per necessità .
Cosa succede dove il M5S sta governando in Sicilia
Non c’è niente di meglio per valutare la bontà  della proposta pentastellata che dare un’occhiata a come se la stanno cavando i sindaci del M5S eletti in Sicilia.
In tutto sono otto:   Alcamo, Augusta, Bagheria, Grammichele, Favara, Pietraperzia, Porto Empedocle e Ragusa.
I sindaci a 5 Stelle sono stati chiamati dagli elettori a svolgere un compito arduo: non solo amministrare bene le città  ma anche porre mano in maniera decisa a problemi decennali. Le attese però sono state presto deluse.
A Bagheria non si può certo dire che il sindaco Patrizio Cinque sia partito con il piede giusto.
Qualche giorno fa il sindaco ha sposato con entusiasmo la nuova linea del MoVimento sugli abusi edilizi. Dimenticando però che nel febbraio 2016 l’assessore all’urbanistica era stato costretto a dimettersi dopo che le Iene avevano rivelato che la sua abitazione era abusiva. Successivamente venne fuori che anche la casa dei genitori di Cinque non era in regola.
Cinque riuscì a uscire indenne dalla tempesta sulle case abusive, salvo dover poi affrontare quello più delicato della raccolta dei rifiuti.
Per arrivare al fatto che per due anni e mezzo il Comune non è riuscito a far approvare il bilancio vedendosi costretto a congelare gli stipendi dei dipendenti pubblici accusandoli di “non lavorare abbastanza”.
Anche a Favara — governata dalla sindaca Anna Alba — non è ancora stato approvato il bilancio. La sindaca nel novembre 2016 ha anche dichiarato lo stato di dissesto seguendo la linea della collega di partito di Porto Empedocle Ida Carmina.
Alcamo soffre invece di una perenne crisi idrica, che il sindaco Domenico Surdi ha provato a risolvere attingendo l’acqua dai pozzi privati e finendo sotto inchiesta per abuso d’ufficio.
A Ragusa il sindaco Federico Piccitto e la sua giunta hanno deciso nel 2015 di farsi riconoscere, dal mese di maggio, un ritocco dello stipendio sotto forma di adeguamento Istat.
Un incremento “a posteriori”: gli amministratori ragusani si sono garantiti tutti gli arretrati a partire dal 2013. Ovvero da quando sono in carica, per un totale di 35.557,90 euro.
Sempre a Ragusa è esploso il caso della consigliera Gianna Sigona, che ha esaltato il fascismo su Facebook annunciando orgogliosamente di non voler festeggiare il 25 aprile.
Fino a fine 2015 il M5S governava anche Gela ma il sindaco Domenico Messinese è stato espulso.
Il dato che emerge è che la rivoluzione promessa dal MoVimento tarda ad arrivare e che governare i comuni siciliani si sta rivelando un’impresa più difficile del previsto. Onestà  e trasparenza non sono sufficienti e il M5S dovrà  trovare un’altra formula se davvero ha intenzione di cambiare la Sicilia.

(da “NextQuotidiano”)

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ALTRO CHE “ONESTA’, ONESTA'”: I CINQUESTELLE SONO PEGGIO DI CHI I CONDONI LI HA FATTI

Agosto 17th, 2017 Riccardo Fucile

IL VERDE BONELLI: “MA CHE ABUSIVISMO DI NECESSITA’, SOLO LO SCAVO E LA STRUTTURA GREZZA COSTANO NON MENO DI 80.000 EURO”… “IL REGOLAMENTO DI BAGHERIA E’ UNA VERGOGNA”

Il Movimento 5 Stelle gridava onestà , onestà  e ora è diventato il paladino e il difensore dell’abusivismo edilizio, ovvero di quell’illegalità  odiosa che ha sfregiato il nostro territorio e le nostre coste e che ha beffato e continua a beffare i cittadini onesti che pagano con duri sacrifici un mutuo per la casa o l’affitto per chi il mutuo non può permetterselo.
Di Maio e Cancelleri, il candidato del Movimento 5 Stelle alla guida della regione Sicilia, parlano di abusivismo di necessità  che va tutelato. Oggi chi edifica abusivamente paga non meno di 80 mila euro per realizzare uno scavo e la struttura grezza in cemento con le tamponature esterne per una superficie di 100 mq.
Questo è abusivismo di necessità ?
Quello di chi si è fatto le ville sulle fasce costiere trasformando in fesso, con la responsabilità  della politica connivente il cittadino onesto?
Poi Di Maio e Cancelleri hanno portato come a esempio di lotta all’abusivismo edilizio il regolamento approvato dal comune di Bagheria.
Io che sono pignolo me lo sono andato a studiare questo regolamento e sono rimasto scandalizzato perchè nemmeno Berlusconi, che di condoni ne ha fatti ben due, poteva produrre una simile vergogna!
In pratica vengono fermate le demolizioni introducendo il diritto all’abitazione o abuso di necessità  esteso a tutti gli abusi commessi su tutto il territorio.
Spiego come: all’art. 7 il regolamento prevede la concessione del diritto di abitazione a chi ha commesso l’abuso o per i suoi famigliari.
Sempre secondo l’art. 7 l’assegnazione del diritto di abitazione sospende i procedimenti amministrativi di demolizione dell’immobile abusivo.
L’art. 8 bis, voluto con un emendamento presentato dal gruppo consigliare del Movimento 5 Stelle, prevede per chi ha edificato in zona di inedificabilità  assoluta che possa essere concesso il diritto di abitazione fermando così le ruspe.
All’art. 13 il regolamento edilizio prevede la possibilità  per chi ha commesso l’abuso di acquistare, secondo il principio della massima redditività  per il comune, l’immobile abusivo dando diritto di prelazione a chi ha commesso l’abuso o ai suoi parenti linea retta con un pagamento rateizzato a 15 anni e con valori scontati.
Questo regolamento la Regione Sicilia e il governo devono fermarlo in caso contrario si produrranno nuovi condoni stile Bagheria in molti comuni d’Italia.
Tutto questo accade mentre Angelo Cambiano è stato cacciato perchè le demolizioni le faceva e per questo ha subito attentati e minacce.
Va ricordato che il sindaco del Movimento 5 Stelle Patrizio Cinque vive in una casa abusiva della sua famiglia che si trova in area vincolata e l’assessore all’urbanistica si è dovuto dimettere dopo due servizi delle Iene del 7 e 14 febbraio 2016.
In questa situazione delicata assistiamo sistematicamente ad annunci di nuovi condoni da parte di parlamentari o all’approvazione di leggi regionali come quella della Campania su cui noi Verdi abbiamo presentato ricorso al governo che meritoriamente l’ha impugnata perchè il presidente De Luca voleva bloccare le procedure di demolizioni introducendo l’abuso di necessità .
Poi ci sono alcuni parlamentari della Repubblica che invece di agire in nome e nel rispetto della Costituzione italiana, presentano leggi che sono peggio di un condono edilizio.
È il caso del Ddl Falanga che dopo essere stato approvato con due letture alla Camera e al Senato è ritornato alla Camera dei Deputati ed attende di essere approvato in via definitiva.
Il testo ha avuto il consenso del Pd, di Fi e l’inedita e sorprendente astensione del Movimento 5 Stelle.
Del resto l’On. Luigi Di Maio già  dal 1 giugno del 2103 a Ischia parlava di ravvedimento operoso per chi aveva commesso abusi edilizi al fine di bloccare le ruspe. Questo Ddl Falanga ha come finalità  il blocco delle demolizioni anche nelle zone vincolate.
Lo dico al M5S, al Pd e a Forza Italia: il ciclo del cemento nel Sud è controllato dalla criminalità  organizzata, un affare che in tutta Italia vale circa 20 miliardi di euro l’anno.
Di Maio in un’intervista ha dichiarato che l’abusivismo è colpa della politica. È vero è colpa di quella politica connivente che ha chiuso gli occhi per avere voti e consenso e vincere le elezioni ed è la stessa cosa che sta facendo lui oggi con tutto il Movimento 5 Stelle, strizzare l’occhio agli abusivi e all’illegalità  per vincere le elezioni.
Un invito: da oggi la facciano finita con il loro ipocrita e falso slogan onestà , onestà  su questo punto sono uguali e peggio di chi i condoni edilizi li ha fatti!

Angelo Bonelli
Verdi
(da “Huffingtonpost”)

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