Agosto 16th, 2017 Riccardo Fucile
E’ TUTTA UNA FARSA PER COPRIRE I RESPONSABILI DEL PASTICCIO INFORMATICO DI ROUSSEAU
Il temporale estivo dell’hacking ai danni di Rousseau, la piattaforma “operativa” del MoVimento 5
Stelle, si è sostanzialmente esaurito.
Non ci sono stati nuovi dump di materiale prelevato dal database da parte di rogue0, l’hacker “cattivo” che nelle scorse settimane aveva pubblicato file estratti dal database dell’Associazione Rousseau.
La cortina fumogena del M5S è servita a mascherare la portata delle rivelazioni.
Di Battista nei giorni scorsi spiegava che “hackerano anche la CIA e la NASA” e mentre Di Maio annunciava l’intenzione di un DDL ad hoc sulla sicurezza informatica.
Come da copione l’hacking è passato dall’essere un problema specifico del MoVimento e del suo sistema operativo ad essere una questione di sicurezza informatica in Italia.
Il che è strano perchè qualche settimana prima quando era stata data la notizia dell’hack ai danni di Unicredit la questione aveva interessato molto poco gli esperti del M5S.
E del resto a quanto pare molti attivisti non si sono poi preoccupati del rischio al quale sono stati esposti i propri dati personali.
Molti hanno commentato dicendo che “non hanno nulla da nascondere”.
Ben venga il Panopticon nel quale tutto è alla luce del sole. Se non fosse che a quanto pare su Rousseau e sul sito di Grillo ci sono diversi aspetti opachi.
Le votazioni online, certamente, sono l’aspetto più evidente della gestione della struttura della democrazia diretta che costituisce — a parole — il principio cardine del partito di Beppe Grillo.
Ma ad uscirne fortemente appannata è la figura del semplice tecnico informatico Davide Casaleggio.
Alla morte del padre Gianroberto Davide aveva assunto la guida della Casaleggio Associati ma riguardo al suo ruolo nella gestione del partito si era ritagliato quello di gestore.
Non un ruolo operativo quindi, ma ad un anno di distanza chiunque abbia osservato le vicende del M5S si accorge che il giovane Casaleggio ha ereditato anche la funzione di guru e di guida.
Di qui il problema: Davide Casaleggio aveva in teoria only one job: garantire la sicurezza e il funzionamento del sito di Grillo e quello dell’Associazione Rousseau.
Ieri sul Blog di Grillo l’Associazione Rousseau (Casaleggio, Borrelli e Bugani) ha pubblicato un post dove si parla dell’hacking come di un crimine (e lo è di certo) il cui fine “è chiaramente politico e volto a colpire il MoVimento 5 Stelle”.
Cosa quest’ultima che invece è tutta da dimostrare.
E non si può certo dire che l’assenza di una richiesta di riscatto è la prova che i mandanti siano politici.
Il Blog non dice nemmeno chi possono essere. Tutto rimane alquanto fumoso: «L’unica motivazione che siamo in grado di decifrare è quella politica, visto che questi criminali hanno cercato solo la ribalta mediatica, subito concessa da giornali e tg compiacenti e ribadita dalle dichiarazioni di sostegno dei partiti politici, dai quali purtoppo non è arrivata nessuna parola di condanna».
Eppure rogue0 non ha dato prova di alcuna motivazione politica mentre Evariste Gal0is ed Antonio Sanso, i due hacker white hat che hanno analizzato i dump hanno detto esplicitamente che non si tratta di attacco politico.
Naturalmente è possibile che gli autori dell’hack stiano mentendo.
Ad oggi non risulta ad esempio che rogue0 abbia fornito una prova concreta di aver avuto la capacità di scrivere sul database del sito.
Ma quello che dovrebbe preoccupare gli attivisti e gli iscritti a Rousseau (tra cui figurano anche molti espulsi dal MoVimento, come già si sapeva) è il rischio alla quale sono stati esposti dal gestore del sito.
L’hack ha infatti contribuito a mettere sotto la lente la trasmigrazione dei dati personali degli iscritti dal blog di Beppe Grillo agli altri portali della galassia grillina.
In base a quale autorizzazione Rousseau ha gestito i dati degli iscritti al M5S che dovrebbero essere trattati dal (solo) titolare del trattamento?
Il Garante della Privacy ha aperto l’istruttoria il 7 agosto, inviando una richiesta di informazioni. Al momento, dagli uffici dell’Autorità non filtra di più se non che il Garante sta seguendo “da vicino” la vicenda.
Il problema quindi è che potrebbe essere — e l’hack potrebbe averlo portato alla luce — che Rousseau non aveva titolo di detenere i dati personali degli iscritti al MoVimento 5 Stelle.
Come spiega Grillodrome nella sua analisi dell’hack: nella transizione da Blog di Grillo a Blog delle Stelle, la dichiarazione di privacy è cambiata, nel secondo caso non si fa più riferimento alla Casaleggio Associati, eppure sappiamo che i portali e le piattaforme che questa gestisce usano sostanzialmente stessi dati e dietro ci sono le stesse persone: questa non è trasparenza.
Ecco quindi spiegato il motivo dell’attacco dal Blog ai “sicari” che operano a fini politici contro il MoVimento 5 Stelle.
Il comunicato dal Blog di Grillo serve solo a fare ammuina per presentare Rousseau come parte lesa quando qualcuno degli iscritti presenterà un esposto accusando i gestori di non aver custodito i dati in maniera appropriata.
Rousseau annuncia che è sua intenzione “continuare a lavorare per garantire la massima sicurezza possibile e un monitoraggio costante”.
L’hack dimostra però che Rousseau è ben distante sia dalla prima che dal secondo.
La responsabilità di questo è tutta della Casaleggio, chissà se anche la società del guru è animata da un movente politico che spiega tanto pressapochismo e disprezzo per la sicurezza degli utenti.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 16th, 2017 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA DEL M5S SPIEGA L’ECONOMIA AL POPOLO: “A GIUGNO SI E’ CONSUMATA PIU’ ENERGIA A CAUSA DEL CALDO, PER QUELLO E’ AUMENTATA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE”
Barbara Lezzi, deputata del MoVimento 5 Stelle, ha pubblicato oggi un video su Facebook per contestare il trionfalismo di Renzi sul Prodotto Interno Lordo con una teoria economica interessante: “Quello che ha fatto marciare la produzione industriale sono i numeri di giugno, perchè a giugno si è consumata molta più energia perchè ha fatto molto più caldo.
E allora i consumi per i climatizzatori, per la catena del freddo, per l’aria condizionata delle macchine hanno fatto aumentare, esplodere la produzione industriale.
A giugno 2017, rispetto all’anno precedente, il consumo di energia è aumentato del 9,8%. Per una questione di emergenza e di vera necessità ».
Andiamo con ordine.
È vero che il consumo di energia è aumentato a giugno: la domanda in Italia è stata di 27,2 miliardi di kWh, in aumento del 7,6% (e non del 9,8%, come dice la Lezzi) rispetto ai volumi dello stesso mese dell’anno precedente.
La performance della domanda mensile ha risentito delle temperature medie che in giugno sono state superiori di 1,9 gradi centigradi rispetto alla media decennale per lo stesso mese.
La produzione nazionale netta (24,6 miliardi di kWh), invece, si è incrementata del 9,6% rispetto a giugno 2016.
Ma per quanto riguarda la produzione industriale, l’Istat ha spiegato che a giugno 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+18,5%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,6%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+12,1%) e della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+10,8%).
L’unico settore che registra una diminuzione è quello dell’industria del legno, della carta e stampa (-1,1%).
Per ciò che concerne la crescita del PIL, l’Istat spiega che “la variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’industria e dei servizi e di una diminuzione nel settore dell’agricoltura. Dal lato della domanda, si registra un apporto positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un limitato contributo negativo della componente estera netta”.
In effetti il caldo per qualcuno doveva essere troppo.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 16th, 2017 Riccardo Fucile
SE NON GLI VOGLIONO TUTTI BENE RISCHIA DI SPEGNERSI
Ve lo ricordate il Tamagotchi? Quel pulcino elettronico che si spegneva se non gli facevi le coccole.
A volte guardando Luigi Di Maio viene da pensare che il leader M5S abbia un rapporto simile con il consenso: se non gli vogliono tutti bene rischia di spegnersi.
È l’impressione che suscita la sua ultima uscita sull’abusivismo edilizio: “Se un giudice dice che un immobile va abbattuto, si fa. Ma non possiamo voltare le spalle a chi ha una casa abusiva perchè la politica non ha fatto il suo dovere”. Un colpo al cerchio (i giudici) e un colpo alla botte (gli abusivi).
Un’uscita che a qualcuno ha ricordato certe prese di posizione sciagurate del passato che così giustificavano la cementificazione dell’Italia: è colpa della politica, quindi non è colpa di nessuno.
Una frase che addirittura ha consentito al Pd — in molte regioni padrino della devastazione del nostro territorio — di ergersi a paladino della legalità (ma che cosa ci tocca sentire!).
Ma il punto non è nemmeno l’abusivismo. Questa frase rivela molto del politico Di Maio: il bisogno di non scegliere.
Soprattutto di non scontrarsi con nessuno. Individuando un capro espiatorio facile facile: i politici, come se Di Maio fosse un astronauta.
Ricorda tanto la presa di posizione sull’immigrazione. Di Maio non voleva prendersela con i migranti, visto che tra l’altro tanti suoi elettori vengono dal centrosinistra.
Ma nemmeno far arrabbiare i tanti leghisti che ormai votano per il Cinque Stelle. Quindi ha cercato la terza via, per dirla alla Tony Blair: le ong e le navi-taxi.
Come se fossero davvero loro la causa dell’esodo biblico dall’Africa all’Europa.
Se si confrontano due posizioni opposte, Di Maio cerca di prendere la terza. Così ci possono stare dentro tutti.
Ma allora il punto non è neanche la posizione “giustificazionista” sull’abusivismo.
E nemmeno l’obiettiva ingiustizia che pone le ong — che pure avranno commesso errori, ma hanno salvato centinaia di migliaia di vite — come principali responsabili dell’arrivo di milioni di disperati.
Il punto è un altro: il terrore di Di Maio — e forse anche di parte del M5S — dell’impopolarità .
Insomma, la febbre da consenso, che deve essere riconfermato ogni anno con consultazioni online, che cerca il bagno di folla della piazza, l’applauso come in uno spettacolo teatrale.
Vero, abbiamo vissuto per anni guidati da una classe politica delegittimata: quattro governi consecutivi non eletti. Addirittura rappresentanti di una maggioranza — l’orrida coalizione centrosinistra-centrodestra — che è l’esatto contrario di quello che hanno chiesto gli elettori nel 2012.
Ma Di Maio pare cadere nell’errore opposto: ha ragione chi ha consenso.
Il buon politico deve ottenere la legittimazione dei cittadini al momento del voto. Ovvio. Ma dopo deve poter compiere anche scelte impopolari. Sennò non si potrebbero aumentare le tasse, inasprire le pene contro la corruzione in un Paese corrotto, combattere la mafia in regioni dove raccoglie il sostegno di larghe fasce della popolazione.
Anzi, in Italia ci sarebbe tanto bisogno di un politico capace finalmente di non lisciare il pelo a noi cittadini.
Di puntare il dito anche contro di noi, ricordandoci le nostre tantissime responsabilità : corruzione, appunto, evasione fiscale, mafia.
Un politico capace di non piegare la testa di fronte ai poteri forti che poi attraverso televisioni e giornali amici manovrano il consenso.
Non sarà certo un politico che vuole piacere a tutti a tirarci fuori dal pantano. Non sarà certo una persona che dovendo prendere una posizione netta cerca di cavarsela puntando il dito contro “i politici”, “le ong”.
Ma soltanto un politico con le spalle larghe, con una storia e un curriculum che gli diano autorevolezza, può permettersi di essere impopolare senza tremare.
“Nel Movimento si sono superati gli schieramenti ideologici. Abbiamo messo insieme persone sulla base di valori anche opposti”, conclude l’intervista a Repubblica di Di Maio.
Ecco il manifesto del candidato premier.
No, caro Di Maio: forse le ideologie sono passate, ma gli ideali e i valori sono tutta un’altra cosa. Questa è la politica: decidere da che parte stare. Non seguendo una bandiera, ma un’idea della vita e di se stessi.
Se stai con tutti, magari all’inizio avrai consenso, ma alla fine non sarai nessuno.
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2017 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE M5S SI SMARCA DAL FUORICORSO DEI “TAXI DEL MARE”… FINALMENTE UNA VOCE “UMANA” NEL M5S, A DESTRA SOLO UNA FOGNA
A luglio, secondo Frontex, il numero dei migranti sbarcati in Italia attraverso il Mediterraneo centrale (10.160) è calato del 57% rispetto a giugno, il livello più basso per il mese di luglio dal 2014.
Il flusso è rallentato perchè molti vengono riportati indietro, in Libia, come prevede l’accordo stretto tra Fayez Al Sarraj e Paolo Gentiloni il 26 luglio.
Questo nonostante in Libia, come denunciato da Onu e ong, vengano rinchiusi in centri che non rispettano i diritti umani.
Tema affrontato da Fico nel suo post: “Contro tutte le regole giuridiche che noi stessi abbiamo creato e sottoscritto, la parola chiave è diventata “respingere“. La stessa aberrante logica — semplificando, la logica dell’occhio non vede, cuore non duole — la si vuole ora applicare in Libia, riconsegnando migliaia di persone ai centri di detenzione in mano alle milizie. Veri e propri centri di tortura, come è stato documentato anche ieri nel reportage di Domenico Quirico sulla Stampa, che ci lascia atterriti, senza parole”, scrive su facebook l’esponente M5s.
“Il nostro compito è quello di rifiutare queste aberrazioni per ricercare soluzioni lungimiranti. Ripensare le procedure di richiesta d’asilo, farci promotori di un aggiornamento del senso stesso della parola “rifugiato”, che oggi è collegato alle persecuzioni per motivi di razza, religione, opinioni politiche ma che dovrebbe riguardare anche i rifugiati ambientali, cioè coloro che non hanno più mezzi per vivere a causa di fenomeni come la desertificazione, la deforestazione, la carenza di acqua o altri disastri ambientali che pregiudicano la loro salute”.
Poi aggiunge che “il primo a cavalcare questa falsa rappresentazione della realtà è il Governo, con Gentiloni che da mero esecutore si presta a diffondere bufale come quella per cui l’85 per cento dei migranti sarebbe costituito da “migranti economici”. Cifre sparate a caso — gli studi scientifici, come quello della Middlesex University commissionato dal Consiglio per le ricerche economiche e sociali britannico, dicono infatti tutt’altro — perchè la maggior parte di queste persone fugge da condizioni di vita subumane, persecuzioni, stupri, torture”.
“Dati 3 miliardi alla Turchia dove sono note le violazioni dei diritti umani”
Fico si dice poi “indignato” dal fatto che “l’Europa, un anno fa, per bloccare il flusso dei migranti abbia dato 3 miliardi di euro a un Paese che non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati e dove sono note le violazioni dei diritti umani ai danni dei siriani e di altre popolazioni.
Mi riferisco all’accordo con Erdogan affinchè la Turchia bloccasse i migranti in fuga dalla Siria, dal Pakistan, dall’Afghanistan, e che magari avrebbero diritto proprio a quella protezione che gli Stati europei si sono impegnati a garantire nelle Convenzioni che hanno firmato, nelle Costituzioni che si sono dati”.
Finalmente una voce “umana” anche nel M5S
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 13th, 2017 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLA DEPUTATA MANNINO: “GRILLO DOVREBBE RILEGGERSI UN POST DI 11 ANNI FA CONTRO L’ABUSIVISMO DI NECESSITA'”
Claudia Mannino è una grillina che ha creduto davvero alle battaglie che sbandierava Beppe Grillo sul blog, in un’altra epoca rispetto al Movimento attuale.
Siciliana, impegnata da anni a Palermo in una lotta vera, pericolosa, contro l’abusivismo e la mafia dei rifiuti, Mannino è poi finita coinvolta in una vicenda che sa di faida interna nel Movimento, la guerra delle firme false.
Rinviata a giudizio a Palermo, si è sempre dichiarata estranea a quella vicenda, in cui è accusata dalla rea confessa Claudia La Rocca.
In attesa «fiduciosa» delle decisioni della magistratura, la Mannino – che non ha mai attaccato i giudici, e mai concesso interviste polemiche – ha rifiutato di autosospendersi, come chiesto da Grillo e Casaleggio, perchè riteneva di non aver fatto nulla di male, e così è attualmente nel gruppo misto.
Ormai si considera una ex grillina.
Mannino, lei è stata l’unica a criticare Giancarlo Cancelleri per le parole sull’«abusivismo di necessità » pronunciate dal candidato governatore del Movimento in tv. Cosa ha pensato quando le ha sentite?
«Sono rimasta allibita. È un voltafaccia elettorale, clamoroso per il Movimento. Sembrano ormai giustificare l’illegalità o almeno concedere delle scappatoie a chi non ha rispettato la legge. Questo è del tutto incompatibile con il Movimento cinque stelle in cui ho creduto io».
Di Grillo, se non erro, si ricordano celebri post sul blog proprio contro «l’abusivismo di necessità », i condoni, la piaga del cemento selvaggio.
«Infatti. Beppe e molti attivisti e portavoce dovrebbero rileggersi quello che scrisse proprio Beppe in un post di undici anni fa contro l’abusivismo di necessità . Vede, non possiamo metterci a esaminare il lato umano della questione delle case abusive, e degli affari che ci ruotano intorno. Dobbiamo affrontarla secondo le leggi e con metodo, perchè altrimenti è chiaro che molti possono essere in condizioni difficili, e avere le loro giustificazioni. C’era una signora che aveva la casa abusiva a Palermo, si staccò un pezzo del Monte Pellegrino, investì la sua casa e la donna, che aveva rifiutato di lasciare quella casa, è morta. Ecco, è anche una questione di sicurezza. E poi il Movimento era nato per dire basta al meccanismo tutto italiano delle sanatorie, o della legge che va rispettata se riguarda i nemici, mentre si chiude un occhio con gli amici o per bieche ragioni elettorali».
Cancelleri a chi sta parlando, a gruppi di interessi siciliani o a singole persone, secondo lei?
«Si sta chiaramente rivolgendo a tante persone che vogliono regolarizzare le loro case, o magari neanche vogliono, perchè non hanno mai fatto neppure richiesta di regolarizzazione quando sono state varate delle sanatorie in passato. Ma non è questo il metodo».
Cancelleri propone un regolamento tipo quello di Bagheria: dove peraltro, piccola parentesi, c’è un sindaco grillino che fu al centro di un caso perchè le Iene denunciarono che aveva la casa abusiva.
«Ma non c’è solo a Bagheria questo tipo di regolamento. La Campania di De Luca – che il Movimento tanto attacca – eccelle in questo genere di “regolarizzazioni”. In numerosi paesi sono stati emanati questi regolamenti o sanatorie, chiamiamole come vogliamo. Posso fornirle la lista (effettivamente, me la fornisce, nda.). Anche tantissimi paesi siciliani. Tra l’altro, è curioso che il sindaco di Licata, che oggi passa da eroe contro l’abusivismo, non sia stato altrettanto rigoroso quand’era vicesindaco dell’amministrazione precedente. Comunque sia, la strada sarebbe totalmente un’altra rispetto a quella indicata da Cancelleri. Lui e i suoi dicono che rispetteranno la magistratura: ma sanno che le ordinanze di demolizione possono farle anche i comuni? Vogliono per caso intimare ai sindaci di non fare ordinanze? Che spieghino nel dettaglio come vogliono fare».
Lei come farebbe?
«Intanto non rendi gli abusivi proprietari della casa abusiva. Fai un censimento serio; se esistono delle persone che sono davvero bisognose puoi consentire di restare, ma devono pagare l’affitto, e la casa viene acquisita al patrimonio comunale. Un’altra opzione potrebbero essere delle convenzioni con i proprietari dei palazzi invenduti e su cui non pagano l’Imu, per colpa del governo, in questo caso. Sarebbe un modo virtuoso da entrambi i lati per affrontare la cosa. O ancora, confiscare i beni, o fare la mappatura degli immobili della pubblica amministrazione e destinarne alcuni ad abitazione per quei nuclei familiari che non hanno dove andare a vivere. Nelle frasi di Cancelleri non vedo invece nulla di virtuoso».
Lei ha detto di sentirsi ormai sola, in questa battaglia. Da chi si aspettava una parola, nel Movimento?
«Intanto un post sul blog con la posizione ufficiale del Movimento. E poi mi aspettavo qualche parola dai campani, che conoscono benissimo questo problema. La Nugnes, o Micillo. Ma anche gli altri che lavorano nelle commissioni sull’ambiente e gli appalti, Federica Daga, Massimo De Rosa, la Terzoni o Zolezzi… E ovviamente Di Maio, che tra parentesi è campano, e questi problemi dovrebbe conoscerli».
Non ha detto niente?
«Niente, il silenzio più assoluto. È in tour elettorale con Cancelleri e Di Battista».
Com’è possibile che al candidato in una Regione come la Sicilia venga consentito di prendere una posizione politica di questo tipo su una materia come l’abusivismo? L’avesse presa un altro, come minimo avrebbe rischiato l’espulsione.
«Evidentemente la struttura interna con cui si sono organizzati consente a Cancelleri di dire tutto. Sono allibita».
Mannino, può spiegare qual è la sua posizione dopo l’inchiesta della Procura di Palermo sulle firme false?
«Io non c’entro nulla e solo dopo ho scoperto che evidentemente qualcosa non è andata come io sapevo. Per questo quando Grillo mi ha chiesto a novembre di sospendermi, non l’ho voluto fare: non ho fatto nulla per cui debba sospendermi. Grillo fece allora una richiesta di assemblea che votasse l’allontanamento dal gruppo. Ma alcuni dei colleghi non hanno voluto che si facesse quest’assemblea, e sono passata al gruppo misto. Roberto Fico mi pregò, il giorno di Pasqua, di non fare l’assemblea, promettendomi che la comunicazione mi avrebbe supportato per il mio lavoro, ma purchè me ne fossi andata di mia volontà , altrimenti “ne esci con le ossa rotte”, disse. Il che, detto a una siciliana come me, fa uno strano, brutto effetto».
(da “La Stampa”)
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Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile
L’HACKING DEL SISTEMA OPERATIVO HA EVIDENZIATO UN PROBLEMA LEGALE: IN BASE A QUALE AUTORIZZAZIONE ROUSSEAU HA GESTITO I DATI DEGLI ISCRITTI AL M5S CHE DOVREBBERO ESSERE TRATTATI DAL SOLO TITOLARE?
Dopo Ferragosto si aprirà un altro fronte dell’eterna lotta tra Beppe Grillo e la legalità . Il Garante della Privacy ha infatti aperto un’istruttoria di sua iniziativa sui due attacchi hacker che hanno colpito Rousseau nei giorni scorsi.
Oltre alle segnalazioni e agli esposti arrivati dal Movimento e dagli iscritti, il garante ha deciso di muoversi in autonomia e ha chiesto esplicitamente chiarimenti ai vertici M5S. Dalla Casaleggio Associati è arrivata una risposta con l’invio di documenti all’autorità garante.
Ma la questione non finisce qui.
Perchè l’hacking ha contribuito a mettere sotto la lente è la trasmigrazione dei dati personali degli iscritti dal blog di Beppe Grillo agli altri portali della galassia grillina. In base a quale autorizzazione Rousseau ha gestito i dati degli iscritti al M5S che dovrebbero essere trattati dal (solo) titolare del trattamento?
Il Garante della Privacy ha aperto l’istruttoria il 7 agosto, inviando una richiesta di informazioni. Al momento, dagli uffici dell’Autorità non filtra di più se non che il Garante sta seguendo “da vicino” la vicenda.
Il sito di Grillo ha inviato a tutti gli iscritti una mail per chiedere di cambiare la password con l’iscrizione al blog.
La parte divertente della vicenda è che anche espulsi storici come Federica Salsi l’hanno ricevuta, confermando così che gli elenchi non sono in nessun modo aggiornati.
L’obiettivo dell’Autorità sembra essere quello di verificare se la custodia di dati sensibili (anche di personalità pubbliche come lo sono gli esponenti del M5S) da parte dei gestori di Rousseau sia adeguata o le “falle” siano tali da violare la legge.
Un paio di giorni fa l’avvocato Lorenzo Borrè, interpellato dall’AdnKronos, ha sottolineato come emerga che l’Associazione Rousseau “ha confermato di gestire il sistema operativo su cui avvengono le votazioni degli iscritti e che quindi è in grado di affermare se una persona ha partecipato o no a una determinata votazione”.
Il che, secondo Borrè, vuole dire che Rousseau “potrebbe avere avuto accesso a dati sensibili”.
Dati che “sarebbero dovuti essere trattati solo dal Movimento 5 Stelle”, al quale le persone in questione si erano iscritte, “e non da Rousseau”.
“Il trattamento dei dati da parte di un soggetto terzo come Rousseau — evidenzia il legale — doveva essere autorizzato dagli iscritti, ma i miei assistiti confermano di non aver mai dato il proprio consenso”.
Al Garante della privacy “chiederemo di verificare se il fatto che Rousseau sia in grado di dire chi ha votato o no postuli la disponibilità dei dati personali e sensibili delle persone. E, in caso positivo, come Rousseau abbia acquisito l’autorizzazione al trattamento di questi dati”.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
E CHIEDONO ANCHE CHIARIMENTI SUL CURRICULUM E SUL CASO INARCASSA
A Roma, se non devi aspettare un autobus, non ti annoi mai.
Oggi l’edizione locale di Repubblica ci racconta che due elette del MoVimento 5 Stelle, ovvero Francesca Benevento e Luisa Petruzzi, vogliono ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale contro la nomina di Margherita Gatta ad assessora ai lavori pubblici.
Francesca Benevento, consigliera al XII Municipio, l’abbiamo conosciuta e apprezzata per la clamorosa scoperta del complotto di Big Pharma sui vaccini che ha fatto ridere per qualche tempo l’Internet.
Luisa Petruzzi invece è stata eletta al XV. Entrambe miravano all’assessorato ai lavori pubblici e tutte e due sono state scartate per la Gatta, che in effetti ha già dimostrato di essere entrata nel mood della #trasparenzaquannocepare della Giunta Raggi.
L’accesso agli atti è dunque solo il primo atto del copione.
Assieme a un’attivista, Paola Giannone, le due grilline chiedono alla sindaca il curriculum di Gatta, quello in cui l’assessora ha dichiarato di essere stata dirigente di Inarcassa (salvo essere smentita dai datori di lavoro).
«La selezione è fasulla – attacca Francesca Benevento – e quel cv pieno di pasticciature è sparito dal sito del Comune».
Sulla pagina della giunta Raggi, il profilo di Gatta è l’unico senza rèsumè: “contenuto in allestimento”.
La consigliera Benevento allora rincara la dose: «Vediamo cosa risponderanno. Com’è stata scelta Gatta? Con la call o no? Aveva i requisiti?».
Le consigliere Benevento e Petruzzi, entrambe architette, avevano a loro volta partecipato al bando: «Ci hanno eliminate con la scusa che un’eletta non può diventare assessora. Una regola ad personam. Siamo vere grilline. Non facciamo politica per lo stipendio. Ci cacceranno? Vogliamo la verità ».
Anche perchè Benevento e Giannone, coordinatrici del tavolo Lavori pubblici del M5S, conoscono bene Margherita Gatta:
Dal board della base grillina la neoassessora è stata espulsa a gennaio: 19 voti contro, solo 2 a favore. Lo racconta Giuseppe Morano, attivista e coordinatore di Roma Partecipata: «Gatta era sempre contro, anche sul programma che abbiamo scritto e che la sindaca, prima di tagliare i ponti con noi, ha recepito. I dissidi sono continuati in chat. La base? Si riunirà a ottobre».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL CARRETTO PASSAVA E QUELL’UOMO GRIDAVA “GELATI”: LA FARSA GRILLINA CHE HA PORTATO UN CONSIGLIERE IN OSPEDALE E UN ASSESSORE A DIMETTERSI
Alessandro Pirrone ieri ha dato le sue dimissioni da assessore ai lavori pubblici del IV Municipio, dopo l’episodio dello schiaffo al consigliere M5S Domenico Milano.
Oggi Pirrone si sfoga con i giornali e spiega le “ragioni” del suo gesto. E conferma che lo schiaffo lo ridarebbe ancora, visto che racconta di essere stato provocato.
Pirrone infatti racconta a Laura Mari di Repubblica Roma com’è andata la faccenda: «Ero vestito di bianco e quando sono passato in corridoio Milano ha iniziato a deridermi dicendo ‘cornetti, bibite, gelati’, come se fosse vestito da cameriere. Può sembrare una sciocchezza, lo so. Ma quando gli ho chiesto perchè si comportasse così, lui mi ha guardato con un atteggiamento di sfida. A quel punto gli ho dato uno schiaffo».
Insomma, il carretto passava e quell’uomo gridava “Gelati”, come cantava Battisti nei Giardini di Marzo.
Pirrone sostiene di aver dato uno schiaffo a Milano «come farebbe un papà con un figlio indisciplinato».
Milano invece dal giorno dello schiaffo è sparito da Facebook e ha ristretto la privacy dei suoi post per rendere visibili soltanto agli amici, senza rispondere ai messaggi che gli chiedevano la sua versione dei fatti.
Un comportamento totalmente afferente al concetto di #trasparenzaquannocepare che guida il cammino della Giunta Raggi e dei grillini nei municipi.
Repubblica fa notare che all’origine dei dissidi con i consiglieri potrebbe esserci il fatto che lui è un Lombardiano mentre Milano è più vicino a Virginia Raggi.
Pirrone nega che ci sia questa motivazione all’origine dei fatti ma poi spiega una cosa della quale un po’ tutti già cominciavamo ad avere contezza: «La base dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non tutti quelli che sono stati eletti meritano di restare al loro posto. Se davvero vogliamo cambiare l’Italia, chi non ha le capacità di amministrare dovrebbe lasciare l’incarico».
Con il Messaggero l’ex assessore è ancora più netto: «In questo gruppo non c’è gente leale, la maggioranza difende un uomo con dei problemi, il consiglio più volte ha chiesto di farmi fuori, quanta invidia c’è tra coloro che non hanno le capacità per emergere». Insomma, il M5S è un coacervo di invidiosi e incapaci: «I migliori se ne sono andati. I capaci che volevano davvero cambiare Roma sono stati emarginati. Il sindaco Raggi è sola. Non ha intorno persone capaci, mentre nel IV Municipio manca irrimediabilmente la lealtà , ci sono cellule impazzite qui dentro».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 9th, 2017 Riccardo Fucile
A BERGAMO UN ORGANIZZATORE HA SOTTRATTO 5.000 EURO DAI PROVENTI DELLA FESTA
Bergamonews racconta oggi una storia molto divertente sulla scorsa edizione di Bergamo 
Sotto le 5 Stelle, festa estiva del MoVimento di Beppe Grillo. Uno degli organizzatori, di cui il sito non fa il nome, ha sottratto una fetta dell’incasso della manifestazione dell’anno scorso, pari a 5mila euro.
La scoperta della ruberia è stata fatta dagli altri organizzatori che, assieme ai vertici del Movimento, qualche mese dopo la manifestazione hanno iniziato a stilare i conti per saldare le spese: a bilancio tutto perfettamente riuscito, mentre a livello di liquidi ecco risultare l’evidentissimo ammanco.
Messo con le spalle al muro, il grillino traditore ha ammesso le proprie colpe, scusandosi e promettendo di riconsegnare nel giro di qualche settimana il malloppo.
Promessa mantenuta, come confermano i vertici del Movimento: i 5mila euro sono puntualmente tornati dove dovevano stare, sul conto corrente aperto appositamente per gestire le risorse dell’evento di Ghisalba.
L’autore della ruberia, ai tempi della festa del 2016, aveva un gran bisogno di quattrini, ma dopo la confessione ha riconsegnato il maltolto.
Il “malfattore” ha così pagato il suo debito con gli “ex” amici di partito che, per l’appunto, non l’hanno perdonato: la mossa è infatti costata al militante l’iscrizione al Movimento 5 Stelle e, ovviamente, il posto nella macchina organizzativa di “Bergamo sotto le 5 Stelle 2017”.
(da “NextQuotidiano”)
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