Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
ACCUSATO DI PECULATO PER L’UTILIZZO INDEBITO DI SOLDI PUBBLICI… SI SAREBBE APPROPRIATO DI 1,3 MILIONI DI EURO
L’inchiesta sui fondi della regione Lazio finiti nelle tasche dei consiglieri Pdl fa il salto di qualità . 
Franco Fiorito, ex capogruppo regionale del Popolo della Libertà , è stato arrestato dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza.
E’ indagato per peculato per l’utilizzo illecito dei fondi destinati ai suoi colleghi eletti alla Pisana. Lo scandalo, che ha travolto il partito di Silvio Berlusconi, ha portato alle dimissioni della presidente Renata Polverini.
A indagare sugli sprechi e le ruberie dei consiglieri è la Procura di Roma.
Anche se sui fondi è stata aperta una inchiesta anche dalla Procura di Viterbo, in cui Fiorito è indagato per i reati di falso e calunnia.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Stefano Aprile su richiesta del procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti.
Il politico è stato portato nel carcere di Regina Coeli.
Gli uomini della Fiamme gialle stanno eseguendo anche diverse perquisizioni negli uffici e abitazioni riconducibili all’ex capogruppo chiamato “Er Batman”.
L’ordinanza di arresto è stata motivata per il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove.
La procura gli contesta l’appropriazione di una somma superiore a quella che era stata resa nota nei giorni scorsi ovvero quasi un milione e 300 mila euro. ”Stiamo valutando le motivazioni addotte dai magistrati”, ha commentato l’avvocato Enrico Pavia, uno dei legali di Fiorito.
I primi accertamenti degli inquirenti e degli investigatoti avevano attestato a un milione di euro l’ammontare di fondi passati dai due conti del gruppo regionale del Pdl a quelli di Fiorito.
Dopo essere stato ascoltato dalla Procura di Viterbo la settimana scorsa, il consigliere regionale aveva annunciato la sua ricandidatura alle prossime elezioni regionali.
In una intervista al Fatto Quotidiano Fiorito aveva “confessato” che i soldi, che dovevano essre destinati ai consiglieri per la loro attività politica, venivano spesi in “festini” e “gnocche”.
A scandalo deflagrato però Fiorito aveva detto di aver la coscienza tranquilla e che avrebbe restituito il maltolto.
Nel corso degli interrogatori aveva anche puntato il dito contro i compagni di partit0, indicati come dei veri e propri stalker: “Ero perseguitato, tutti mi chiedevano soldi”.
Fiorito agli inquirenti aveva raccontato che su 17 consiglieri che formavano il gruppo Pdl alla Regione sette avrebbero presentato fatture false.
Il consigliere aveva consegnato anche le ricevute rimborsate agli ex colleghi durante l’interrogatorio con gli inquirenti durato sette ore.
Le indagini all’inizio si erano concentrate su gli oltre 100 bonifici che avevano portato 753mila euro dalle casse del partito su conti esteri intestati al consigliere o ai familiari, ma la contestazione presente nell’ordinanza fa lievitare di quasi il doppio la somma dei soldi “rubati”.
Nell’ambito dell’inchiesta è stata sentita l’ex fidanzata Samantha Reali cui erano stata bonificata una somma come compenso per il suo impegno in campagna elettorale.
La donna, però, ha dichiarato di non sapere da dove provenissero i soldi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
ANCORA UNO SFORZO: C’E’ TEMPO FINO AL 5 OTTOBRE PER FIRMARE NEI 19 MUNICIPI DELLA CAPITALE… I QUESITI SONO STATI PROMOSSI DA RADICALI, VERDI E FUTURO E LIBERTA’: BISOGNA ARRIVARE A 50.000 FIRME
“Per mettersi alle spalle gli scandali della malapolitica romana e laziale, bisogna sottoscrivere i referendum”.
Sono queste le parole del segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, a proposito degli otto quesiti sui temi dell’ambiente, dei diritti e dei tagli alla politica, promossi dal suo partito, dai Verdi e da Fli nella capitale.
Per ogni referendum, a Roma, è necessario raccogliere almeno 50mila firme.
La sottoscrizione può essere fatta entro il 5 ottobre in uno dei diciannove municipi di Roma. Gli uffici sono aperti tutti i giorni dalle 8.30 alle 12 e il martedì e il giovedì dalle 14 alle 16. Secondo Staderini mancherebbero poche migliaia di firme per raggiungere l’obiettivo.
Riguardo il tema dell’ambiente, i quesiti verteranno sul consumo del suolo, sui rifiuti e sul mare libero.
Poi uno sulla mobilità sostenibile.
Sui tagli ai costi della politica si propone l’azzeramento dei cda delle municipalizzate romane. Dal punto di vista dei diritti invece si punta sulle famiglie di fatto e sul testamento biologico. Infine un referendum per avere più libertà di scelta nei servizi alla persona.
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
A CHI NON SI PRESENTA IN AULA DOVREBBERO ESSERE SOTTRATTI 250 EURO… MA CHI CONTROLLA? NESSUNO, OVVIO…
Batman, forse, vuol dire fiducia: nel Lazio di Franco Fiorito alcune voci della busta paga dei politici sembrano basarsi su un unico, granitico presupposto, l’onestà del consigliere.
Figurarsi se esistono motivi per dubitarne, certo che no.
Ma la quantificazione di alcune voci dipende fondamentalmente dall’autocertificazione, o poco più.
Per fare un esempio piccolo piccolo: la Viacard è fornita dall’amministrazione e il politico, a fine mese, deve comunicare quante volte l’abbia usata per motivi personali, nel qual caso, ovviamente, la somma gli viene detratta.
Ma è sufficiente che risponda «mai», e lo stipendio rimane intatto.
E così, prima ancora dei bonifici di Fiorito, i modi – legali – per veder crescere il proprio compenso, non sono pochi.
E figurarsi se c’è un politico che ne approfitti.
Non è semplice districarsi tra le voci della busta paga, e nella Regione dei fondi pubblici usati per le ostriche, è Giuseppe Rossodivita, dei Radicali, a raccontare dettagli e consuetudini: «Oltre alla busta paga, che in media è di ottomila euro netti, c’erano anche 4.190 euro al mese, servivano per curare il rapporto tra eletto ed elettore».
Adesso sono stati cancellati? «No, diminuiti della metà ».
Erano quattromila lordi? «Netti, esentasse, transitavano sui fondi del gruppo e finivano in quelli personali».
Ma era necessario presentare fatture, dimostrare che li si era spesi per il rapporto con gli elettori? «Macchè, niente».
«Subito dopo l’elezione bisogna riempire dei moduli, in autocertificazione». Tra le informazioni richieste, la residenza: in base alla distanza dal Consiglio, al politico spetta il rimborso.
Rossodivita mostra il suo: 64 chilometri, 385 euro.
Ovviamente, maggiore è la distanza e maggiore è la cifra pagata.
«Si calcola in base alla residenza, come prevede la legge»: ecco, è tutto a norma di legge.
Solo che i maligni, nei corridoi della Regione, sorridono, ipotizzano che alcuni l’abbiano cambiata, la residenza, in modo da risultare abitanti di comuni lontani. Malignità , sicuramente.
Al totale di dodici-tredicimila euro al mese si arriva grazie a voci cospicue: alcune fisse, come indennità di carica – consigliere – da novemila euro.
Poi ce ne sono di variabili: ai 3.503 euro della diaria, ad esempio, ne vengono tolti 250 per ogni assenza in Consiglio.
Ci sarà un metodo rigoroso per prendere le presenze, ovvio: «Insomma, si firma all’inizio dell’assemblea e poi non è detto che si rimanga in aula. Ma noi queste cose le abbiamo già denunciate, tutte, inutilmente».
Altra voce variabile, l’indennità di funzione: per capigruppo, presidenti e vicepresidenti di commissione.
Sarà anche per questo che, tranne rare eccezioni, tutti i consiglieri avevano un incarico?
Di certo, l’incarico vale: mille euro al mese in più per i vice, millecinquecento per i capigruppo.
Detto di un’assicurazione sanitaria che copre ogni tipo di spesa medica e costa al mese meno di una pulizia dei denti (112 euro), nella legislatura ormai sul punto di concludersi il totale pagato in media ai consiglieri – al netto dei centomila euro a testa in più dei quali parla Fiorito – era di ottomila in busta paga e quattromila fuori.
Rossodivita, scusi, un’ultima domanda: ma per prendere le presenze dei consiglieri in Consiglio, non per sfiducia, non sarebbe possibile incrociare i dati delle firme con quelli di votazione?
Tanto per evitare che un consigliere firmi e vada a casa, ecco.
«Sarebbe possibile, sì, ma quasi sempre votiamo per alzata di mano».
Strano, perchè da anni gli scranni sono predisposti per il voto elettronico.
Alessandro Capponi
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
INDAGATI ANCHE I DUE SEGRETARI DOPO L’ELENCO DEI BONIFICI DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO
Ormai è un pozzo senza fondo.
Dopo l’elenco dei bonifici da centinaia di migliaia di euro disposti da Franco Fiorito, nuove sorprese arrivano scorrendo la lista dei destinatari degli assegni firmati dall’allora capogruppo Pdl alla Regione Lazio.
Tanto che nel registro degli indagati sono stati iscritti i suoi segretari Bruno Galassi e Pierluigi Boschi, entrambi autorizzati a operare sui conti correnti del Pdl presso la filiale Unicredit che si trova nella sede della Pisana.
Boschi ne ha firmati almeno due con “girata” a se stesso: l’uno da 2.288 euro il 7 maggio scorso e l’altro da 2.289 euro il 28 giugno scorso.
Ma sotto inchiesta rischia di finire pure la sua ex fidanzata Samantha Reali, che ha beneficiato di compensi per almeno quattro mesi.
Spulciando tra le nuove spese sono state scoperte “uscite” quantomeno curiose da giustificare come attività politica.
Un esempio per tutti: i 4.120 euro pagati il 12 aprile scorso a Pineider, la cartoleria più prestigiosa di Roma.
E poi ci sono i 3.000 euro per pagare il pernottamento in un villaggio turistico, i 4.200 euro per la società Image che vende manifesti e quadri.
Il resto degli assegni sono stati intestati a persone che adesso si dovrà capire a che titolo abbiano preso i soldi: 1.558 euro sono stati versati a Meri Greco che in un’altra occasione ha ottenuto 1.565 euro; Stefano Forte ha incassato per due volte assegni da 900 euro l’uno; uguale trattamento per Maria Puzone, che risulta essere parente del consigliere Romolo del Balzo.
Il primo a denunciare le “uscite” senza giustificativo di Fiorito era stato il suo successore Francesco Battistoni che con l’assistenza dell’avvocato Enrico Valentini aveva chiesto alla magistratura di verificare la gestione della tesoreria.
Una situazione che era stata evidenziata anche dalla Banca d’Italia con una segnalazione di operazioni sospette che riguardava una sequenza di 109 bonifici.
Il resto lo hanno fatto le indagini del Nucleo Valutario che nella prima informativa consegnata ai magistrati hanno elencato tutte le anomalie contabili e sottolineato come Fiorito avesse – soprattutto nell’ultimo periodo – accreditato i soldi a se stesso e agli altri senza specificare il nome del destinatario in modo da eludere i controlli interni del partito.
Inseriva l’Iban, ma l’identità rimaneva coperta e così era più complicato risalire a chi riceveva le somme.
Un iter che Fiorito ha scelto di non seguire quando si è trattato di pagare la sua ex fidanzata – che era stata assunta con un contratto a tempo – oppure la compagna del padre che si occupa delle sue tre ville di Tenerife, alle Canarie.
Una procedura che avrebbe invece utilizzato per elargire soldi anche ad altri consiglieri del Pdl che avrebbero fatto passare come spese per il funzionamento del gruppo cene, viaggi, feste, ma anche automobili di grossa cilindrata, borse, computer.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Settembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX GOVERNATRICE HA USATO A GIUGNO DUE MOTOVEDETTE DELLA GUARDIA DI FINANZA PER RAGGIUNGERE PONZA
Non una ma ben due motovedette delle Fiamme Gialle per la gita a Ponza di Renata
Polverini.
Una velocissima V2050, mezzo adottato per sconfiggere i contrabbandieri, ad aprire il convoglio e poi un comodo guardacoste lungo 22 metri per la governatrice, i suoi quattro amici e un carico di bagagli.
Che i militari hanno scaricato a terra, improvvisandosi facchini.
Cinque anni fa, dopo lo scandalo per le escursioni del generale Roberto Speciale e di tanti politici a bordo di mezzi della Finanza, si era promesso che non sarebbe mai più accaduto.
Invece questa foto documenta il tour di Renata & Friends lo scorso 24 giugno sulla rotta Ponza-Anzio.
L’ex governatore era di ritorno da un impegno ufficiale: aveva assistito alla finale del Premio Caletta.
Sedeva in prima fila assieme al neosindaco di Ponza Piero Vigorelli, celebre conduttore televisivo da sempre vicino al Pdl e ora top manager de La7, e a Bruno Vespa.
Una serata condotta da Claudio Lippi e dalla meno nota Adele Di Benedetto, con sfilata di modelle abbastanza svestite che indossavano abiti di sarti emergenti laziali, e un mini talk show improvvisato da Vespa.
Tra i premiati Alessandro Cecchi Paone, che sfoggiava brache etniche, e Licia Colò, a cui è stato riconosciuto l’impegno per la promozione dell’isola pontina.
La serata è organizzata da Almadela, un’associazione di Latina che si occupa di promozione tv, moda e formazione giovanile quasi sempre con finanziamenti pubblici.
E il Premio Caletta è venuto a costare circa 30 mila euro, raccolti tra sponsor privati e contributi pubblici, come spiega Alberto Lauretti, presidente di Almadela. Provincia e Regione dovrebbero stanziare 10 mila euro, mentre le spese di luci e palco sono state a carico del Comune.
Secondo Lauretti «il grosso delle spese se ne vanno per i trasporti e i biglietti degli aliscafi».
Gli ospiti, giura Lauretti, «arrivano sempre con mezzi pubblici, così è stato per Paolo Bonaiuti, per il prefetto di Latina e tutti gli altri».
Non per la Polverini, che ha usufruito di un trasporto privilegiato degno di un sovrano.
Stando alle testimonianze, ore prima dello sbarco tre pescherecci sono stati fatti spostare dalle Fiamme Gialle per garantire un attracco rapido.
Con un motoscafo militare che vigilava a largo del molo, accogliendo poi l’arrivo della motovedetta presidenziale.
Che non si trattasse di una missione istituzionale lo conferma anche il suo look: pantaloni bianchi e canottiera fiorita.
(da “L’Espresso“)
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Settembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
NESSUNA COMUNICAZIONE UFFICIALE: RESTA IN CARICA E SISTEMA QUALCHE FEDELISSIMO
Ieri hanno raccolto le proprie cose alla Pisana gli 88 dipendenti tagliati dal consiglio regionale del Lazio: ragazzi con contratti a tempo, autisti di presidenti di commissioni che non ci sono più, precari della politica da mille euro al mese.
Il bonifico mensile di una dozzina di migliaia di euro arriverà invece serenamente a Franco Fiorito, il consigliere Pdl simbolo dello scandalo esploso in Regione Lazio, l’uomo del Suv, delle gite in Sardegna con i soldi dei contribuenti, delle ricche cene, delle accuse ai colleghi di partito.
E Renata Polverini?
La Presidente del Lazio, che negli scorsi giorni aveva annunciato le proprie dimissioni, tappezzando la città di manifesti con il nuovo motto della casa “questa gente la mando a casa io”, è ancora al suo posto.
Ieri ha frequentato serenamente la Conferenza dei Presidenti di Regione, è stata dal Capo dello Stato, ha anche trovato il tempo per convocare una giunta che ha deciso di impugnare davanti alla Consulta la legge sulla spending review (non piacciono le norme sul riordino delle Province e i tagli previsti alle società partecipate) e di rinnovare fino a giugno i contratti di due dirigenti esterni, Raffaele Marra (direttore del Personale) e Giuliano Bologna (coordinatore dell’avvocatura regionale ). Entrambe le nomine erano state bocciate dal tar a giugno scorso, sentenza che la Regione ha preferito ignorare in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, prevista per il mese prossimo.
Non sono due nomine neutre.
Bologna proviene dall’Ugl, il sindacato della Polverini, ed è stato consulente legale della stessa governatrice. Marra, invece, è considerato vicino al sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Se ne andranno poco dopo la giunta, ai giudici amministrativi piacendo.
A chi chiedeva lumi sulle sue mancate dimissioni, la Presidente di Regione ha risposto: “Ne stiamo ragionando con il ministro Cancellieri. Ve ne dovete fare una ragione. Ci sono delle procedure da seguire. Tanto, un giorno in più o in meno cambia poco. L’importante è essersene andati da questa Regione, aver dato un taglio a questa situazione e aver mandato a casa tutti quei cialtroni”.
Certo le opposizioni del Consiglio regionale del Lazio attendono che quelle dimissioni, annunciate ormai due giorni fa, vengano formalizzate all’aula, ma per vederle nero su bianco si potrebbe dover attendere anche la prossima settimana.
La giunta, infatti, ha davanti a sè dossier difficili da gestire con la sola gestione ordinaria (quella che deriverebbe dalle dimissioni della giunta): c’è la partita della Sanità (Polverini è anche commissario della Sanità regionale), dei fondi europei (migliaia di euro che rischierebbero di essere spesi in altre regioni d’Europa in mancanza di una pianificazione ordinata), dei rifiuti, con il piano regionale che non pare vedere sbocchi.
Inutile nascondere che la permanenza in Regione consentirà alla Polverini di condurre le proprie battaglie politiche, e anche le proprie vendette nei confronti della sua stessa (ex) maggioranza.
Nei corridoi della politica ci sono due spifferi.
Il primo riferisce che sarebbe in rampa di lancio la cacciata dalla giunta di tutti gli ex forzisti vicini ad Antonio Tajani.
Sarebbero quindi in uscita Fabio Armeni, assessore alle Risorse umane, demanio e patrimonio, Angela Birindelli, assessore alle Politiche agricole, Marco Mattei, assessore all’Ambiente e Stefano Zappalà , assessore al Turismo.
Lo spiffero è confermato dalla stessa Polverini che afferma come oggi, l’ultimo atto della sua giunta nei pieni poteri, prevede la riduzione del numero degli assessori.
L’altro spiffero, che nessuno è in grado di confermare, riferisce che la Presidente sia molto interessata a conoscere nel dettaglio fatture e spese dei gruppi politici che siedono alla Pisana.
Richiesta che troverebbe contrario, con schieramento bipartisan, l’intero parlamentino regionale.
Altri intoppi.
Prima di andare a nuove elezioni il Consiglio regionale dovrebbe poi votare la riduzione dei propri membri, da 70 a 50. È un atto dovuto, ma richiede un passaggio in consiglio misurabile in almeno un paio di settimane almeno.
Certo ci vorrebbe anche la volontà politica di procedere speditamente e senza incidenti.
Ultima questione, non irrilevante, la data del voto e il possibile incrocio con le politiche (e addirittura con le elezioni in Campidoglio, se Alemanno decidesse di dimettersi, circostanza che è stata smentita giusto ieri).
Sull’ipotesi di un election day, il ministro dell’Interno è cauto: “Serve una riflessione perchè sono scelte complicate”.
Il Pdl, intanto, chiede che la Presidente non continui a sparare contro i suoi. La situazione, insomma, è complicata.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
MONITOR E SCANNER PIU’ CARI DELLE OFFERTE ON LINE…. UNA STAMPANTE COSTA 145 EURO DI MENO….IPAD DA 1.759 EURO, STAMPANTI DA 390 EURO
Chissà chi è il fortunato possessore dell’iPad più caro di Roma, venduto al prezzo record di 1759,20 euro lo scorso 30 maggio al Consiglio regionale del Lazio, travolto dallo scandalo Fiorito che ha portato alle dimissioni del presidente Renata Polverini. Un prezzo stratosferico, pari a più del doppio rispetto al valore di listino.
E devono avere caratteristiche sconosciute ai comuni mortali anche i monitor da 19 pollici in uso nelle stanze di via della Pisana: pagati 210 euro (modello Asus led), contro il prezzo medio di circa 80 euro che è possibile trovare con una semplice ricerca su Google.
L’inventario dei beni acquistati nel 2011 nel consiglio regionale del Lazio appare come la vetrina degli sprechi e dei prezzi gonfiati.
La lista — quasi un centinaio di pagine — è allegata al conto consuntivo dell’esercizio finanziario 2011 e porta il timbro e la firma (non leggibile) della segreteria generale e della presidenza del consiglio della regione Lazio.
Due uffici che hanno in mano la gestione dei conti del palazzo della Pisana, responsabili della gestione dei ricchissimi budget utilizzati dai consiglieri regionali.
All’interno dell’inventario — aggiornato al 24 aprile 2012 — ci sono tavoli, sedie, lampade, cassettiere e materiale informatico.
Ci sono 32 “quadri d’autore”, senza nessuna indicazione del nome dell’artista, pagati poco più di 900 euro l’uno.
Ci sono divani a due posti in ecopelle costati 1.160 euro l’uno, cinque frigobar, televisori Lcd e una ventina di “distruggi documenti”.
Ma sul materiale informatico è possibile verificare con una certa precisione i prezzi. Oltre all’iPad acquistato ad un prezzo record (la voce riportata nell’inventario parla di un “computer portatile apple IPAD”) il consiglio regionale del Lazio ha acquistato lo scorso anno un ampio stock di stampanti, quasi tutte di marca “Oki “.
Anche in questo caso i prezzi sembrano decisamente più alti rispetto alle medie di mercato: il modello “Oki B431DN” — una stampante laser monocromatica — è stata pagata, secondo quanto riportato sull’inventario, 390 euro.
Per verificare il prezzo basta scrivere alla stessa società fornitrice del consiglio regionale del Lazio per ottenere uno megasconto in sole due ore: “Le confermiamo un extrabid sulla quantità , offrendole 30 stampanti modello Oki B431DN al prezzo di 245,39 euro l’una”.
Circa 145 euro in meno per ogni pezzo.
Prezzi altissimi anche per gli scanner, acquistati dal consiglio regionale del Lazio nel luglio del 2011: il modello “Hp scanjet 1000” è stato pagato 324 euro, mentre su un qualsiasi negozio online costa oggi circa 200 euro.
Un modello leggermente superiore è stato pagato 475 euro — una decina i pezzi acquistati — mentre il costo medio oggi si aggira attorno ai 270-300 euro.
Andrea Palladino
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
IL RUOLO DEL PRESIDENTE ABBRUZZESE… ANCHE LA POLVERINI SARA’ SENTITA DAI PM…IL LEGALE DI FIORITO: “RESTITUIRA’ TUTTO”
Un paio di mesi prima di dimettersi da capogruppo del Pdl Franco Fiorito effettuò numerosi
bonifici a persone del suo entourage , anche politico.
Sulle distinte di accredito non veniva specificato il nome del destinatario, ma gli investigatori della Guardia di Finanza li avrebbero già individuati.
E adesso rischiano l’accusa di riciclaggio.
La faida interna al Pdl era già cominciata, il sospetto è che Fiorito cercasse in questo modo di mettere al sicuro i fondi prima di una sostituzione che lui stesso aveva capito essere inevitabile.
È la prima relazione consegnata ai magistrati dal Nucleo Valutario a ricostruire ogni passaggio di denaro e a quantificare la cifra che il consigliere regionale avrebbe sottratto alle casse del partito: un milione e trecentomila euro distribuiti tra conti italiani ed esteri.
L’attività di Abbruzzese.
Si muovono su binari paralleli gli accertamenti disposti dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Alberto Pioletti.
Da una parte l’accusa di ruberia a Fiorito, dall’altra l’operato dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale che in due anni ha elargito quattordici milioni di euro ai gruppi consiliari.
Per questo saranno nuovamente interrogati il presidente Mario Abbruzzese e il segretario generale Nazzareno Cecinelli.
Il ruolo di entrambi viene infatti ritenuto strategico nella scelta di destinazione dei fondi.
E dunque bisognerà capire come mai, nonostante ci fossero numerose voci di bilancio in sofferenza, si decise di destinare così tanti soldi al funzionamento dei gruppi. Stabilire quale criterio fosse stato adottato per la quantificazione delle esigenze. Tenendo conto che quelle cinque delibere che aumentavano l’entità delle somme ottennero anche il voto favorevole dei partiti di opposizione Pd e Idv.
Nel primo interrogatorio Abbruzzese ha sostenuto di aver «seguito alla lettera le leggi regionali».
Adesso dovrà spiegare come mai non fosse mai specificato per quale motivo era necessario far lievitare l’entità delle somme da elargire.
Il ruolo di Renata Polverini.
Anche l’ex governatrice potrebbe essere ascoltata come testimone. Nei giorni scorsi ha incontrato il procuratore Giuseppe Pignatone per onorare un precedente appuntamento su tutt’altro argomento, ma appare difficile che non si sia parlato di quanto sta accadendo alla Regione Lazio.
«Dirò tutto quello che so», ha promesso la governatrice al momento di annunciare le proprie dimissioni. E dunque non è escluso che decida di presentarsi in procura per fornire nuovi elementi ai pubblici ministeri.
Tenendo però conto che una parte degli aumenti sono stati decisi con due “determinazioni” proprio dalla Giunta da lei guidata.
Adesso sono in molti a negare di essersi accorti di questa girandola di spese folli, ma analizzando i conti appare difficile crederci.
Anche perchè ci sono esborsi da capogiro sui quali nessuno ha mai ritenuto di dover chiedere almeno una spiegazione.
E perchè gli stipendi dei consiglieri erano stati decisi seguendo un criterio unitario: 9.700 euro in busta paga, più un extra di 4.100 euro per un totale mensile di 13.800 euro mensili.
Ai quali andavano aggiunti i 100 mila euro annui per l’attività politica che, a seconda degli incarichi, potevano essere raddoppiati o addirittura triplicati.
I soldi ai collaboratori.
Tra il 2010 e il 2012 il Pdl ha messo sotto contratto una quarantina di collaboratori che si aggiungevano ai dipendenti regionali e ai consulenti.
Un esercito di persone costato l’anno scorso oltre 665 mila euro.
«Per svolgere al meglio il lavoro dei consiglieri – scrisse Fiorito in una lettera al Comitato di controllo inviata il 28 febbraio scorso – è stato necessario aumentare notevolmente il numero del personale a disposizione del gruppo stesso. Le assunzioni sono state necessarie e aggiunte alle varie consulenze per svolgere al meglio l’incarico elettivo dei componenti» e hanno comportato «l’impiego di elevate somme assegnate al Gruppo».
Non ci fu alcuna obiezione nè interna, nè esterna al partito.
Anche sulle altre «uscite» gli organismi che avrebbero dovuto verificare la congruità degli esborsi non hanno avuto nulla da dire.
Eppure tra le «voci» c’erano cifre esorbitanti come controllare quella sulle «Riunioni, Convegni, Progetti, Incontri» costata 685.689,84 euro in appena dodici mesi e quella su «Indennità e rimborsi ai componenti per attività svolta a nome del Gruppo» da 647.547,03 euro.
Così Fiorito giustificava le ulteriori spese: «È stato inoltre necessario per svolgere le varie attività acquistare attrezzature tecniche, messe a disposizione dei consiglieri, e coprire varie spese di informazione, locomozione e rappresentanza.
Tali spese sono riportate dettagliatamente nello schema allegato».
Un foglio che dava conto di un esborso totale pari a 3.110.326 euro a fronte di entrate pari a 2.735.502.
La trattativa con i pm.
«Fiorito restituirà alla Regione i soldi che ha preso in più rispetto a quanto gli spettava», ripete il suo legale Carlo Taormina.
La quantificazione non è stata ancora effettuata, ma nella relazione della Guardia di Finanza si parla di almeno 330 mila euro trasferiti in Spagna e lui si è impegnato pubblicamente a risarcirne almeno 400 mila.
Un’altra verifica riguarda gli immobili.
Nella relazione viene specificato l’elenco delle case che possiede a Roma – due di proprietà e due ottenute in affitto da enti di beneficienza – la villa che ha comprato al Circeo, ammettendo di aver versato 200 mila euro «in nero» e le tre case che ha a Tenerife, alle Canarie.
E che sono tuttora gestite dalla compagna di suo padre, la donna alla quale ha intestato almeno tre dei bonifici esteri.
Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
NEL DOSSIER DELLA GUARDIA DI FINANZA LA PROVA DEL PECULATO: SETTE MILIONI DI EURO SUL CONTO PDL
Non solo cene e viaggi.
Con i soldi pubblici Franco Fiorito avrebbe persino pagato le rate del mutuo della villa di San Felice Circeo (800 mila euro di cui 200 in nero).
Tanto i fondi erano quelli sottratti alla Regione Lazio e destinati al gruppo consiliare del Popolo della libertà .
Sarebbe questa un’altra delle spese del «Batman di Anagni», come ricostruito dalla guardia di finanza, secondo cui ammonterebbe a 1,4 milioni di euro, tra bonifici, assegni e rate del mutuo, la somma sottratta dall’ex tesoriere ai conti del gruppo del Pdl.
ATTENZIONE SUI 150 BONIFICI.
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Alberto Pioletti ed estese ai 7 milioni transitati tra il 2010 e il luglio sui conti del gruppo Pdl, sono concentrate in particolar modo sui 150 bonifici che vedono coinvolto l’ex capogruppo.
I finanzieri hanno ricostruito quello che avrebbe dovuto essere lo stipendio di Fiorito. Un’indennità di base da circa 8 mila euro, una di funzione da 1.700, una diaria da circa 400 euro.
Per un totale mensile di 9.700 euro netti, ai quali bisogna aggiungere i 4 mila di rimborso per la legge che regola il rapporto tra elettore ed eletto.
Per un totale di 13.800 euro al mese.
TRA I 40 E I 50 MILA EURO MENSILI.
Invece, scrivono i finanzieri, la sua media oscillava tra i 40 e i 50 mila euro.
Soldi tra cui vanno conteggiate le rate del mutuo per la casa.
Denaro messo insieme da Fiorito grazie al prelievo dal conto destinato al ‘funzionamento del gruppo’ di somme giustificate come rimborsi previsti dall’articolo che regola il rapporto tra elettore ed eletto e all’auto-attribuzione di tre indennità .
Per Fiorito scatta il supervitalizio tra nove anni, al compimento dei 50 anni
Ma Fiorito anche se si è autosospeso, continuerà a guadagnare ingenti somme.
Gli mancano solo nove anni e per lui, come per tutti i suoi colleghi che partecipavano a festini luculliani tra maiali e ancelle desnude, scatterà il vitalizio da ex consigliere regionale.
Infatti il taglio dei vitalizi, previsti dalla legge regionale del 1995, sarebbe a partire dalla prossima legislatura.
E forse neanche da quella, se non verrà approvata una legge ad hoc che stabilisce l’applicabilità di questo taglio ai vitalizi, per il momento ancora virtuale, fatto nel 2011
L’impasse lo ha spiegato, nel dettaglio, Giuseppe Rossodivita, il capogruppo dei Radicali, a Il Giornale.
«Allo stato attuale delle cose i vitalizi verranno goduti non solo dagli attuali consiglieri ma anche da quelli della prossima legislatura», ha detto Rossodivita insieme con Rocco Berardo, l’altro consigliere della Lista Bonino Pannella, «poichè non è stata varata una legge alternativa a quella attuale. È stato effettuato solo un taglio virtuale condizionato all’emanazione di un’altra legge, che ancora non c’è, e a questo punto difficilmente si farà ».
«NEL LAZIO HAI IL VITALIZIO DAL PRIMO GIORNO DI LEGISLATURA».
Fiorito quindi non farà la fine dei proci, ma proprio de er Batman che, alla fine, in qualche modo cade sempre in piedi.
Il Giornale ha evidenziato che la legge laziale prevede come base di calcolo l’80% per cento dell’indennità parlamentare (ovvero 5.200 euro netti) più il 100% della diaria (altri 3.500), per un totale di quasi 9 mila euro.
Il vitalizio si calcola poi in base agli anni di consiliatura.
Ai consiglieri che hanno seduto il minimo in Regione, ovvero cinque anni, spetta il 35% della base, circa 3 mila euro al mese.
Ma Fiorito che è un veterano – ha fatto anche la precedente legislatura – otterrà il 40%, circa 4 mila euro al mese.
Nel Lazio si può riscuotere il vitalizio a 55 anni, ma si può anticipare a 50 anni qualora si rinunci a una piccola somma.
Inoltre, ha spiegato ancora il capogruppo dei Radicali, diversamente dal Parlamento, «in Regione Lazio hai il vitalizio dal primo giorno che ti siedi in Consiglio».
Qualora la legislatura finisca prima dei termini, «basta versare i contributi che mancano, per i prossimi due anni e mezzo».
Quindi o si fa una legge apposta, o non c’è via d’uscita.
(da “Lettera 43“)
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