Febbraio 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL CINQUESTELLE BARILLARI AL 20,4%…MOLTI I VOTI DISGIUNTI A FAVORE DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA
Nicola Zingaretti sarà il nuovo presidente della Regione Lazio.
Il candidato governatore del centrosinistra ha sconfitto il principale rivale, Francesco Storace del centrodestra, con un risultato che dai dati disponibili in serata dovrebbe finire per aggirarsi attorno al 41% delle preferenze, a dodici punti circa di distanza dall’inseguitore principale.
«Un risultato bellissimo, una bella responsabilità » ha affermato il futuro governatore, accolto da un boato al comitato elettorale allestito al Tempio di Adriano a Roma.
A pesare, come previsto, il massiccio apporto della città di Roma ma anche, che è il dato forse più rilevante della tornata elettorale, un forte voto disgiunto.
Un `premio’ dunque alla forza personale del candidato.
A distanza, attorno al 21 per cento all’ora di cena, il `terzo incomodo’ diventato protagonista Davide Barillari del M5s.
Ed è con lui che, una volta governatore, Zingaretti sarà costretto a fare i conti nella prossima esperienza di governo.
Ad anticipare la vittoria di Zingaretti è stato però Storace: «Gli ho fatto gli auguri per il suo nuovo incarico”.
Il futuro governatore ha ringraziato l’avversario: «Sarò il presidente di tutti – ha affermato tra gli applausi, prima di dedicare la sua vittoria alla moglie e alle due figlie con lui sul palco – È una scelta politica che permetterà alla nostra Regione di riprendere il cammino verso la stabilità . La novità sono stati i tanti voti disgiunti – ha voluto sottolineare – Qui è passato un messaggio di fronte all’astensionismo e alla cattiva politica, qui ha vinto la buona politica che governerà per cinque anni questa Regione. È stato un grande voto di discontinuità ».
Ora per Zingaretti si apre la fase della formazione della giunta – di certo sembrerebbe solo la vicepresidenza a Massimiliano Smeriglio di Sel – che sarà composta sulla base dei risultati elettorali finali delle singole liste, e nel rispetto delle quote rosa e della rappresentanza territoriale.
Ma soprattutto sarà necessario per il futuro governatore impostare un rapporto, tutto da inventare, con i `grillini’.
Si prospetta per Zingaretti uno scenario `siciliano’, sul modello delle intese promosse dal governatore Crocetta?
È presto per dirlo ma almeno al momento però la strategia di Zingaretti non sembra quella delle `porte chiuse’.
Acqua pubblica, beni comuni, cultura alcuni dei tempi sui quali, spiegava nel pomeriggio Smeriglio, si può già immaginare tra centrosinistra e M5s una naturale convergenza sui contenuti.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2013 Riccardo Fucile
LE PLANCE ELETTORALI NASCONDONO ALLA VISTA LA ROMA ARCHEOLOGICA: “PERCHE’ LE SOVRINTENDENZE NON INTERVENGONO?”… “CITTADINANZATTIVA” PORTA IN PROCURA DOSSEIR CON 110 FOTO
Cartelloni selvaggi elettorali a ridosso di molti monumenti di Roma.
Archeologia trattata come sfondo della cartellonistica più sfacciata e spesso abusiva che non risparmia niente.
«Perchè non intervengono le soprintendernze?»: lo chiede la sezione romana di Italia Nostra che ha immortalato alcuni scempi elettorali.
Spiegano a Italia Nostra: «E’ un imperversare di cartelloni e manifesti per lo più selvaggi, non si risparmiano ovviamente i monumenti. In questi giorni Roma è sempre più deturpata da un numero, in continuo aumento, di manifesti elettorali abusivi incollati dovunque sapendo benissimo che, anche se saranno multati, godranno probabilmente della solita sanatoria votata, come ogni volta, dal nuovo Parlamento».
EMENDAMENTO TRUFFALDINO
E in effetti risale soltanto allo scorso gennaio l’ultimo «condono» tentato a favore di partiti di ogni colore, ma poi fermato dal Governo Monti dopo le polemiche sollevate da un emendamento bipartisan che tentava di abbuonare le multe ai politici: un provvedimento dal sapore truffaldino per milioni di elettori e contribuenti.
Ciò nonostante, a Roma «appaiono plance in luoghi dove le Soprintendenze, sia quelle statali che quella comunale, non dovrebbero aver dato il permesso – denuncia Italia Nostra -: a via Baccelli, a ridosso delle Terme di Caracalla e a via del Circo Massimo e intorno sia a Castel Sant’Angelo che in altri monumenti vincolati nascondendo le visuali e creando degrado con tutti i manifesti strappati».
SPETTACOLO INDEGNO
«Se non altro questo è un gran brutto spettacolo per una Capitale – ripete Italia Nostra -. Perchè le Soprintendenze non denunciano allora quanto sta accadendo?». Cittadinanza Attiva e l’Iica (Istituto internazionale per il consumo dell’ambiente) hanno provveduto intanto a inviare una diffida al Comune per la rimozione dei casi più vistosi e hanno presentato un esposto alla Procura allegando 110 foto.
E invitano gli elettori a consultare anche «la ricca rassegna di altri impianti contestabili che si possono vedere sul sito Bastacartelloni.it».
PRECEDENTI DA DIMENTICARE
Quel che le associazioni non citano, almeno per ora, sono gli irritanti dati relativi ad irregolarità e abusi commessi da chi – per conto di vari candidati – affiggeva manifesti durante le passate tornate elettorali.
Perchè basta scorrere proprio quell’emendamento malandrino e i verbali rigorosamente bipartisan contro le affissioni di politici stilati dalla polizia municipale della Capitale per capire la portata del fenomeno: nel 2010, ai candidati delle elezioni regionali nel Lazio vennero comminate multe bipartisan per 140 mila euro.
Il Campidoglio era stato costretto a mettere in campo 18 squadre speciali per ripulire la città e segnalare le affissioni abusive.
Nel dettaglio, nel corso dei primi 10 giorni del febbraio di tre anni fa, i vigili avevano redatto 383 verbali (molti diretti ad alcuni candidati di punta di entrambi gli schieramenti) da 400 euro l’uno.
TENTATIVI DI SALVATAGGIO
Anche quelle sanzioni sarebbero state cancellate se fosse passato l’emendamento bipartisan al Decreto Milleproroghe che proponeva di prorogare i termini del condono al 29 dicembre 2012.
Con la reazione forte dell’opinione pubblica venne approvato un altro emendamento che sopprimeva la norma salva-partiti e decadde definitivamente (si spera) il condono delle affissioni politiche, approvato tra le polemiche nel 2008, prorogato di anno in anno e quindi scaduto il 31 dicembre 2011.
Paolo Brogi e Luca Zanini
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 26th, 2013 Riccardo Fucile
L’INTERROGATORIO DEL FACCENDIERE D’INCA’ LEVIS: “CERAUDO MI DISSE CHE LA POLITICA VOLEVA ANCORA SOLDI E CHE ERANO DESTINATI ALLA SEGRETERIA DI ALEMANNO”
Appalto dei bus sotto inchiesta. Nell’affaire entra anche il sindaco Alemanno.
Interrogato il faccendiere D’Incà Levis che al gip Stefano Aprile ha parlato di una “lobby Rome”, dicendo tra l’altro: “Ceraudo mi disse che la politica voleva ancora soldi e che erano destinati alla segreteria di Alemanno. Non precisò nè io chiesi se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse”.
E Ceraudo ha parlato: per cinque ore ha risposto alle domande del pm Paolo Lelo.
Il denaro destinato a Ceraudo per la formazione della tangente – spiega D’Incà Levis, nel frattempo tornato in libertà , è “stato consegnato allo stesso da una persona indicata da un amico: io materialmente ho dato ordine alla banca di consegnare a quest’uomo la somma di 233.360,00 euro in data 16 marzo 2009 e la somma di 312 mila euro in data 24 settembre 2009, somme che Ceraudo mi ha confermato di avere ricevuto.
La terza tranche pari ad euro 204.100,00 è stata da me bonificata in data 17 luglio 2009 su un conto presso Bsi Sa Lugano indicatomi da Ceraudo.
In seguito, nonostante già la stampa si fosse occupata della questione, sotto le pressioni di Ceraudo emisi tramite la società inglese Rail & Traction le altre fatture”.
Replica Alemanno: “Non ho idea di chi sia il signor D’Incà Levis e nè il sottoscritto nè la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere, compreso ovviamente quello riguardante l’inchiesta in questione. Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare”.
E poi cinque ore di interrogatorio con il pm Paolo Ielo per l’amministratore di Breda Menarini, Roberto Ceraudo, accusato di corruzione e frode fiscale: sarebbe stato lui a pagare una mazzetta all’ormai ex ad di Eur Spa, Riccardo Mancini, per propiziare il subappalto per la fornitura dei filobus del corridoio della mobilità .
Un affare per cui Mancini, vicinissimo ad Alemanno, è indagato e Ceraudo è in carcere da lunedì.
La Breda Menarini è una delle società , del gruppo Finmeccanica, fornitrici dei 45 bus del comune di Roma.
Per la commessa da 20 milioni di euro di bus, mai utilizzati e destinati ad essere utilizzati nel cosiddetto “corridoio della mobilità Laurentina”, nel 2009 sarebbe stata pagata una tangente frutto del meccanismo delle sovrafatturazioni.
E ieri il manager Ceraudo al magistrato che ha chiesto il suo arresto ha spiegato la provenienza dei 200mila euro in contanti che i finanzieri hanno trovato nella cassetta di sicurezza intestata a suo figlio: Ceraudo aveva cercato di nasconderli.
Per gli inquirenti quel denaro in contanti è parte della mazzetta da 600mila euro messa da parte, grazie a un giro di false fatture, per la “lobby Roma”.
Anche perchè le banconote che Ceraudo ha cercato di nascondere alla Fiamme Gialle sono tutte in sequenza: soldi provenienti dalla svizzera con cui il manager ha pagato se stesso e Mancini.
Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 25th, 2013 Riccardo Fucile
MAZZETTA DA 500.000 EURO PER I BUS… SI DIMETTE L’AD DI EUR SPA, FEDELISSIMO DI ALEMANNO
C’è un pentito che da un mese parla con il pm Paolo Ielo e rischia di trascinare nel baratro
quella che lui chiama la «lobby Roma».
Il sistema della Capitale.
È l’ultimo colpo di scena in una storia che dalla fine di settembre, quando ci furono le perquisizioni disposte dalla procura di Roma, a oggi, ha agitato il sindaco Alemanno e il suo entourage.
Un sistema in cui gli amici di “Gianni” fanno il buono e il cattivo tempo, indicando i parenti da assumere nelle municipalizzate e facilitando appalti in cambio di mazzette.
È il caso dei 45 filobus da fornire a Roma Metropolitane, un affare che la Breda Menarini voleva a tutti i costi (l’azienda di Bologna era in difficoltà economiche).
E per il quale Riccardo Mancini, amministratore delegato di Eur Spa (ente che gestisce il patrimonio immobiliare del quartiere a sud di Roma) e vicinissimo al sindaco, è finito sotto inchiesta con l’accusa di corruzione e frode fiscale insieme all’amministratore delegato di Breda, Roberto Ceraudo.
Quest’ultimo avrebbe versato al manger romano una mazzetta da 500 mila euro, il prezzo da pagare perchè Mancini si facesse promotore di quell’assegnazione.
Una vicenda che a settembre era ancora poco chiara, ma che ora sembra dipanarsi, tanto che nei giorni scorsi il pm Paolo Ielo ha chiesto e ottenuto l’arresto dell’ad di Breda. Segnale che il cerchio si sta stringendo proprio intorno al sindaco e ai suoi: non sarà un caso che proprio ieri Mancini abbia rassegnato le dimissioni dal vertice di Eur Spa.
Ma nella storia, ora, spunta una figura importante.
Il suo nome è Edoardo D’Incà Levis, ebreo nato a Verona ma residente dalla metà degli anni Settanta a Praga.
È stato lui il facilitatore della mazzetta, l’uomo che, addirittura, ha messo nero su bianco “il sistema Roma”.
“L’aiuto locale” che doveva essere pagato e sul quale non si potevano fare sconti.
Una “lobby” di cui il faccendiere sta, giorno dopo giorno, descrivendo confini e dettagli.
Gli inquirenti lo intercettano nel corso delle indagini: i motori per i filobus sono forniti da Breda, ma la carrozzeria è Skoda, azienda ceca, non a caso.
È lui a curare il business con Ceraudo, a prevedere una ricompensa per i “favori di Roma”.
A dicembre, D’Incà Levis viene arrestato a Praga e a gennaio viene estradato a Roma.
È allora che inizia a raccontare agli inquietanti retroscena del sistema.
Parole che vengono confermate da una mail trovata dai finanzieri del tributario nel suo pc.
È il 10 aprile del 2008: D’Incà Levis riassume all’ad di Breda il costo dell’affare e prevede 7mila euro di mazzetta per ognuno dei 45 mezzi.
Una voce che viene inserita nel budget con una precisazione: su quella cifra non si fanno sconti.
I piani prevedono 315 mila euro di tangente che, però, questo il parere degli investigatori, col passare del tempo lievitano, arrivando a 500/600 mila euro.
E che vengono messi da parte grazie a una serie di false fatturazioni su conti esteri poi “spallonati”, cash, in Italia.
Duecentomila euro vengono trovati, nel giorno delle perquisizioni, nella cassetta di sicurezza di Ceraudo che, tra l’altro, aveva cercato in tutti i modi di far sparire le chiavi.
Che si tratti proprio del contante della mazzetta, è più che un sospetto: i numeri delle banconote sono seriali e consecutivi.
Gli altri 300 mila dovrebbero essere finiti direttamente nelle tasche di chi aveva propiziato l’appalto da Roma: Riccardo Mancini.
Uno del “sistema Roma”, appunto.
Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
INVITATI (PAGANTI) IMPRENDITORI E FINANZIATORI ALLA RACCOLTA FONDI PER L’EX SINDACALISTA… UNO SCHIAFFO A CHI NON ARRIVA A FINE MESE
Cena di raccolta fondi per Città Nuove di Renata Polverini. 
Nella splendida cornice di Villa Miani, alle ore 20 di lunedì sera, sono cominciate ad arrivare le automobili degli imprenditori-finanziatori.
Il presidente dimissionario della Regione è arrivata alle 20,30.
Come sempre nelle cene di finanziamento, il conto è salato: mille euro a persona.
E nascono sempre polemiche sulla opportunità dei politici di dare questa immagine di sfarzo e opulenza alle proprie iniziativa, in un momento in cui tante famiglie italiana non riescono ad arrivare a fine mese e oltre 8 milioni di connazionali vivono sotto la soglia di povertà .
Sono giorni decisivi per la scelta del candidato Pdl alla Regione: da una parte proprio Renata Polverini che pare sul punto di ricandidarsi, dall’altra Francesco Storace, leader de La Destra.
I due si incontreranno martedì mattina. Francesco Storace – che ha dato tempo al Pdl fino a domenica per decidere la sua candidatura alla presidenza regionale – rilancia: «Facciamo le primarie, io accetto anche la formula che penalizza di più il mio partito. Ma devono decidersi entro domenica, il mio tempo sta scadendo».
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Dicembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE ANNUNCIA: “CEDERO’ LE MIE AZIENDE, POI UNA LISTA CIVICA”
L’imprenditore romano Alfio Marchini punta al Campidoglio. “Ovviamente confermo
la mia candidatura a sindaco di Roma. Lanceremo una lista civica – ha spiegato – che però è il primo passo per un progetto più ampio per la costruzione di un movimento civico metropolitano”.
Le voci su una possibile corsa di Marchini al Comune circolavano da qualche settimana.
Poi la scelta perchè “oggi l’offerta politica e partitica non soddisfa nè le mie aspettative nè quelle di un 50% di persone che non la trovano adeguata”.
Nè destra nè sinistra insomma, nonostante sia considerato vicino alla “gauche” sulle cui primarie dice: “Non ho votato. Riconosco a tutti e cinque i candidati caratteristiche di grandissima qualità . Avrei votato un puzzle del meglio di tutti e cinque insieme, non era possibile esprimermi per uno di loro in modo netto” anche se “riconosco a Pierluigi Bersani grande coraggio perchè si è aperto a una consultazione importante”.
Quanto alla scelta di non scendere in campo col Pd spiega: “Nella nostra famiglia abbiamo sempre avuto una forte passione politica e questo è un elemento che caratterizza la nostra storia. Abbiamo sempre ritenuto importante la politica, sempre espresso il nostro pensiero, il nostro appoggio e la nostra faccia su ciò di cui siamo convinti. Non c’è nulla di sbagliato nel Pd ma è una casa cui io non appartengo, non sono iscritto. Ci sono molti moderati che non trovano risposta nel Pd. E moltissimi elettori disillusi anche dal fallimento di Gianni Alemanno. Anche io ho sperato che fosse una sorta di Luigi Petroselli della destra”.
Marchini parla anche di Beppe Grillo: “Ho un giudizio positivo, è stato capace di creare un movimento di opinione importante che non è antipolitica. Io ho mandato alcuni miei infiltrati a sentire i grillini di Roma. Sono professionisti, consulenti di aziende, gente utile alla città che usa argomenti non demagogici. E poi senza l’esperienza di Grillo avremmo più confusione e ribellione nelle strade. Tuttavia gli mancano le soluzioni pratiche”.
Marchini ha poi illustrato il suo progetto per la capitale: “Formare una classe dirigente nuova e preparare Roma alla sfida della globalizzazione. Il nostro progetto presuppone la costruzione di soluzioni con i cittadini”.
E sul conflitto di interessi ha aggiunto: “Sono molto amico di Caltagirone, è un industriale importante, lui fa la sua vita io la mia, ma dispetto più grande non potevo farglielo candidandomi…non gli farò alcun favore. Io due mestieri insieme non li so fare, quindi siccome noi abbiamo un’attività industriale ho deciso di cedere l’attività , e ci sono fasi molto avanzate di contatti in atto”.
E alle ironie su twitter circa il “Piano Casa” di un eventuale Marchini “sindaco-palazzinaro”, l’imprenditore romano risponde: “Il problemi dei costruttori non sono le nuove licenze ma riuscire a trovare i soldi per costruire con licenze che già hanno o di vendere quello che già hanno costruito. Il problema di andare a costruire ancora non c’è, Roma oggi ha bisogno di tutto tranne che di espansione di costruzioni. Ha bisogno di ristrutturazione, di manutenzione straordinaria e ordinaria”.
Se la corsa al Campidoglio dovesse fallire, alla politica non rinuncerà facilmente: “Anche se l’operazione non dovesse sortire l’effetto desiderato – ha concluso- il mio è un impegno nel tempo, sono consapevole che è una cosa complessa ma la vittoria per me è avviare un percorso, un’onda lunga”.
Ma chi è Alfio Marchini?
Rampollo di una delle più influenti famiglie di costruttori romani, separato, con cinque figli, è nato a Roma il primo aprile del 1965 anche le sue radici sono a Città della Pieve in Umbria.
Il bisnonno Alessandro era un socialista impegnato in campo sociale e politico, il nonno Alfio partigiano e alla guida della Resistenza romana.
Insieme al fratello Alvaro (padre dell’attrice Simona Marchini e negli anni ’70 presidente della Roma calcio), guidò l’impresa di costruzioni fondata dal padre.
Cattolico, frequenta le scuole della borghesia romana e prima ancora di laurearsi in ingegneria alla Sapienza si mette alla guida del gruppo di famiglia nel 1988, a soli 23 anni e decide di uscire dal settore degli appalti pubblici specializzandosi nel project financing e in business emergenti. Nel giugno del 1994 viene nominato, dai Presidenti di Camera e Senato, membro del Consiglio di Amministrazione della Rai e, nel luglio dello stesso anno, Presidente di Sipra.
Dopo solo otto mesi si dimentte.
Dal 1995 al 1998 è Amministratore delegato di Roma Duemila S.p.A., società di proprietà del Gruppo Ferrovie dello Stato, che aveva il compito di coordinare gli interventi di riqualificazione urbana e infrastrutturale della città anche in previsione del Giubileo del 2000.
Alla fine degli anni ’90 diviene membro del Consiglio di Amministrazione di Banca di Roma e successivamente di Capitalia.
Nel 2007, a seguito della fusione di Capitalia in Unicredit, entra a far parte del Consiglio di Amministrazione fino a ottobre 2008.
E’ consigliere di amministrazione di Cementir e tra i soci fondatori, nonchè membro del Board Internazionale e Presidente del Board Italiano, dello Shimon Peres Center For Peace.
E’ socio fondatore dell”’Associazione Italia Decide” per la Qualità delle Politiche pubbliche, presieduta da Luciano Violante e il cui presidente onorario è Carlo Azeglio Ciampi.
E’ socio fondatore della Fondazione ”Italiani Europei”, inizialmente presieduta da Giuliano Amato e attualmente da Massimo D’Alema.
Quanto agli hobby e allo sport, con la sua squadra di polo ha vinto, anche come capitano della Nazionale italiana, diversi tornei mondiali.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
“QUEI SOLDI MI SPETTAVANO”… VIA DALLA CELLA MERENDINE E BIBITE GASATE
La spartizione dei fondi della Regione Lazio «avvenne grazie a un accordo tra il
presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese e tutti i gruppi che poi decidevano come spendere i soldi».
Non cambia linea Franco Fiorito.
Dalla cella di Regina Coeli l’ex capogruppo del Pdl arrestato tre giorni fa con l’accusa di peculato per essersi appropriato di un milione e 350 mila euro, conferma che tutti i suoi colleghi utilizzavano il denaro anche per spese personali.
E tenta di rilanciare.
Mentre il giudice ordina il sequestro della sua villa al Circeo, delle auto di grossa cilindrata (che saranno usate dalla Finanza) e dei conti correnti, lui si concentra su quella «doppia» e addirittura «tripla indennità » che si era attribuito quando aveva anche l’incarico di presidente della Commissione bilancio e di tesoriere. E dichiara: «Anche negli altri gruppi si faceva così».
L’inchiesta sulle ruberie e gli sperperi entra dunque in una fase cruciale.
E si arricchisce di nuovi dettagli.
Tra i documenti depositati in vista dell’udienza davanti al Tribunale del riesame c’è la relazione preparata dagli specialisti del Nucleo valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo.
Hanno individuato «quattro bonifici tra il quattro aprile 2012 e il 5 maggio 2012 per 23.140 euro accreditati da Fiorito su uno dei suoi conti personali e rimborsi giustificati come “pagamenti canone locazione sede Roma gennaio/febbraio/marzo/aprile 2012″» che potrebbero in realtà essere serviti per pagare gli affitti dei due appartamenti che lo stesso politico aveva ottenuto da due enti benefici in pieno centro di Roma.
Proprio per cercare di ottenere la restituzione dei soldi che avrebbe preso illecitamente, il giudice ha disposto un nuovo provvedimento contro Fiorito.
Sotto sigilli sono finiti, oltre alla magione del Circeo, la Jeep Wrangler comprata per affrontare la nevicata di Roma nel febbraio scorso, la Bmw e la Smart, tutte pagate con i soldi pubblici.
La Guardia di finanza hanno bloccato anche i 7 conti correnti aperti in Italia e i 4 in Spagna dove ha trasferito oltre 330 mila euro. Soldi che si era impegnato a restituire prima che fosse ordinata la sua cattura.
«È solo il caso di evidenziare – scrive il giudice Stefano Aprile motivando il sequestro – che si sono raccolte prove molto concrete che vanno ben al di là di quanto richiesto».
All’ora di pranzo lo stesso giudice entra in carcere per il cosiddetto interrogatorio «di garanzia».
Nella cella, per ordine dei medici del carcere, sono sparite le merendine e bibite gasate che aveva comprato in quantità allo spaccio del carcere, ma che sono ritenute «incompatibili» con la sua salute.
Fiorito ha ripetuto quanto aveva dichiarato il 19 settembre, ma ha aggiunto alcuni dettagli.
Nonostante nell’ordinanza di custodia cautelare gli sia già stato contestato che ben sei testimoni «smentiscono le sue confuse dichiarazioni difensive sull’erogazione di indennità multiple», lui ribadisce che «questa era la prassi» e si dichiara «pronto a provarlo con fatti e circostanze», confermano i suoi legali Carlo Taormina ed Enrico Pavia.
Poi entra nelle contestazioni. E cerca di scrollarsi di dosso una parte delle accuse, anche a costo di scaricarle sui suoi collaboratori.
ra le spese illecite c’è quella per la caldaia per la villa del Circeo. Si tratta di una fattura di 1.100 euro trovata durante la perquisizione nell’appartamento del suo segretario Bruno Galassi.
«Lui si occupava delle incombenze, non so davvero che soldi abbia utilizzato». Galassi sarà risentito, così come l’altro segretario Pierluigi Boschi.
E intanto si continuano a esaminare anche le fatture depositate da tutti gli altri consiglieri del Pdl.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile
PATRONI GRIFFI ASSICURA: “CI SARA’ ALLE POLITICHE”
«Credo che per le elezioni nel Lazio il governo non farà in tempo a varare le nuove norme
sulla incandidabilità dei condannati definitivi. Ma c’è il massimo impegno a emanare il decreto legislativo prima delle elezioni politiche».
Il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, non è pessimista.
Ma è realista e sa bene che la norma «liste pulite» dipende soltanto dalla data di approvazione del ddl anticorruzione in aula mercoledì 10 al Senato per poi esser rimpallato alla Camera tra fine ottobre e novembre.
«Il termine “a quo” è l’approvazione definitiva della legge, dopo di che il governo ha un impegno forte a varare il decreto legislativo in tempo utile per le elezioni politiche», conferma Patroni Griffi che però non nasconde una sottile preoccupazione per il successivo passaggio parlamentare.
Ove infatti Palazzo Chigi fosse così solerte da bruciare tutte le scadenze previste («il governo esercita la delega entro un anno») lo schema di decreto deve pur sempre transitare nelle commissioni parlamentari per il parere: e così, spiega il ministro al termine di una audizione a Montecitorio, «se le Camere si prendono legittimamente tutti i 60 giorni previsti, con i tempi saremo veramente stretti».
Eppure il problema di vietare ai condannati l’accesso in Parlamento, a Strasburgo e negli enti locali è un problema conosciuto fin da quando il ministro Angelino Alfano e il sottosegretario Giacomo Caliendo scrissero l’articolo 8 del ddl anticorruzione poi trasformato in articolo 17 alla Camera con piccole limature.
Riassumendo: alle prossime elezioni per il consiglio regionale del Lazio i condannati definitivi cui non si applica l’interdizione dai pubblici uffici potranno candidarsi.
Invece, visti i tempi incerti di approvazione del ddl anticorruzione, il governo è entrato in fibrillazione per non perdere il treno delle liste pulite alle politiche.
Il vice presidente del Csm, Michele Vietti, ha mandato un messaggio forte: «Evitare la candidatura dei condannati mi sembra il minimo, penso che la politica dovrebbe fare di più».
Per questo anche il Guardasigilli Paola Severino ha abbandonato il suo riserbo su una materia che considera non di sua stretta competenza: «Sul tema dell’incandidabilità parliamo di una delega con un tempo massimo e credo ci sia un fortissimo impegno perchè, appena ultimata la legge anticorruzione, questa delega possa essere riempita nei tempi più brevi possibili».
Ma il Pd non si fida e, con un ordine del giorno firmato da Silvia Della Monica, chiederà che il governo eserciti la sua delega entro un mese.
Ora il ministro Severino presenterà i suoi emendamenti: due per introdurre nel ddl anticorruzione i ritocchi chiesti dal Pdl (corruzione tra privati e traffico di influenze illecite) e uno per ammorbidire la norma Giachetti che impone un giro di vite sui magistrati fuori ruolo. Sull’eventuale fiducia si vedrà nelle prossime ore.
Dino Martirano
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile
LA CLINICA PAGATA A SISSI… L’EX FIDANZATA:” MI REGALAVA ANELLI, BORSE E VIAGGI”
Alcuni consiglieri regionali del Pdl del Lazio sapevano che Franco Fiorito prendeva tre indennità al mese. E non si sono mai opposti.
A raccontarlo ai magistrati il 19 settembre scorso è stato lo stesso ex capogruppo che poi ha indicato anche i motivi della sua sostituzione: «Sono stato fatto fuori perchè non ho accolto la continua richiesta di soldi che mi arrivava dagli esponenti di Forza Italia».
Un anticipo di quello che ripeterà probabilmente oggi, con nuovi e ulteriori dettagli.
I verbali allegati all’inchiesta sugli sperperi della Regione confermano la faida interna al partito. Ma svelano anche nuovi dettagli clamorosi sull’utilizzo dei fondi a scopi personali.
L’elenco delle spese lo fa Samantha Reali, l’ex fidanzata di «er Batman» che a verbale dichiara: «Mi faceva moltissimi regali. Il suo segretario mi portò anche i soldi in contanti per pagare un ricovero in clinica»
La «tripla quota»
Nel primo interrogatorio da indagato di fronte al procuratore aggiunto Alberto Caperna e al sostituto Alberto Pioletti, Fiorito deve spiegare tutti i bonifici e gli assegni elencati nella relazione degli investigatori del Nucleo valutario.
Gli uomini del generale Giuseppe Bottillo hanno analizzato nel dettaglio tutte le uscite dai conti intestati al Pdl. E hanno scoperto oltre un milione e 357 mila euro non giustificati.
Afferma il politico: «La scelta della cosiddetta “tripla quota” non è stata deliberata dal gruppo consiliare, ma risponde ad una prassi sempre seguita sia nel gruppo del Pdl sia negli altri gruppi che ho trovato al mio insediamento, a metà della passata legislatura allorquando ero componente della commissione Bilancio in quota all’opposizione»
Poi, sollecitato anche dai suoi legali, Carlo Taormina ed Enrico Pavia, indica i partecipanti all’accordo: «Non tutti i componenti del mio gruppo consiliare erano a conoscenza di questa prassi e delle modalità con le quali mi attribuivo la cosiddetta “tripla quota”.
Qualcuno ne era a conoscenza e tra questi i quattro membri della commissione Bilancio del mio gruppo: Romolo Del Balzo, Ernesto Irmici (portavoce dell’onorevole Fabrizio Cicchitto), Stefano Galetto e Andrea Bernaudo.
Preciso che i quattro componenti della commissione Bilancio non hanno percepito la cosiddetta “quota doppia” avendo optato per l’erogazione di eventi da parte della Presidenza del Consiglio».
«Volevano altri soldi»
I magistrati gli chiedono conto del dossier preparato contro altri esponenti del suo partito.
Fiorito li accusa: «La mia destituzione da capogruppo nasce dalla mia intenzione di regolarizzare alcune spese che mi sembravano fuori controllo effettuate dai consiglieri dell’ex gruppo Forza Italia che sono Francesco Battistoni, Lidia Nobili, Andrea Bernaudo, Giancarlo Miele, Romolo del Balzo, Chiara Colosimo, Carlo De Romanis, Veronica Cappellaro, nonchè il segretario di quest’ultima Andrea Palazzo, i quali volevano un ampliamento del plafond trimestrale. Non essendo stati da me accontentati, i citati consiglieri si sono rivolti al vicecoordinatore regionale Alfredo Pallone con il quale, a mia volta, mi ero più volte lamentato di tali continue richieste di maggiori fondi».
Quando gli viene chiesto conto delle fatture trovate nel tritacarte afferma: «Si trattava del pagamento di 6.000 euro (pari a 2.000 euro al mese) in contanti che ho fatto recapitare al proprietario di casa; una fattura per l’acquisto di cravatte presso “Marinella” effettuata dall’onorevole Miele di cui ho fatto pervenire copia alla stampa; una fattura non pagata del porto turistico di Tenerife dove era ormeggiata una barca ereditata da mio padre».
I diamanti per Samantha
Yacht, ville, automobili di grossa cilindrata: non ha mai badato a spese Fiorito. E lo ha dimostrato anche durante il suo lungo fidanzamento con Samantha Reali.
La donna viene interrogata lunedì scorso. I magistrati hanno la lista delle spese effettuate con la carta di credito del Pdl, le chiedono se ha mai ricevuto regali importanti.
Lei fa l’elenco e alcuni combaciano con gli esborsi addebitati al partito: «Era solito farmi dei regali per il compleanno e a Natale. Ricordo che oltre all’anello di fidanzamento, mi ha regalato altri due anelli (entrambi di Damiani). La gioielleria dove sono stati comprati è di Anagni. Verso la fine del 2010 siamo andati alle Maldive. Non sono a conoscenza dell’importo di questa vacanza. Un’ulteriore vacanza è stata quella di tre giorni a Positano presso l’hotel San Pietro. Come altri regali ho ricevuto due borse di Gucci, una per Natale 2010. A mia figlia ha regalato un computer portatile».
I contanti per la clinica
Nel maggio 2010 la donna è stata ricoverata e in quel caso è stato Pierluigi Boschi, il segretario di Fiorito, a consegnarle i soldi.
«All’inizio mi avevano prospettato un ricovero massimo di due o tre giorni. La degenza si è prolungata per circa 10, 12 giorni e per far fronte a questo imprevisto Fiorito si è offerto di sostenere le spese. Il costo complessivo della mia degenza credo si aggirasse sui 5.000 euro, pari a 500 euro al giorno. Tale somma mi è stata materialmente consegnata in contanti da Pierluigi Boschi perchè Fiorito era impossibilitato a raggiungermi. Ho poi consegnato tale somma all’ufficio amministrativo del reparto».
Poi conferma la grande disponibilità di denaro dell’ex fidanzato.
Parla di un viaggio a Tenerife, alle Canarie, della vacanza nel resort in Sardegna. E quando le chiedono i ristoranti frequentati, dice: «Sarà capitato raramente di andare a cena soltanto io e lui, la maggior parte delle volte erano cene tra amici o di lavoro che si svolgevano presso ristoranti di Frosinone e Anagni quali il Castello Ducale, il Verde Liri e altri. Per tutte le circostanze era sempre Fiorito a saldare il conto».
La finta assunzione
Le verifiche del Nucleo valutario hanno evidenziato quattro bonifici ricevuti dalla donna tra l’8 novembre 2011 e il 13 giugno 2012 per oltre 7.000 euro.
Lei nega di aver mai lavorato alla Regione. «Conobbi Fiorito in occasione della prima campagna elettorale, verso il 2005, e collaborai all’organizzazione su tutta la provincia di Frosinone. Non ho preso alcun compenso, poi è nata una relazione durata fino alla primavera 2011.
Anche nella seconda campagna elettorale ho prestato la mia collaborazione, ma non ho percepito compensi. Ho ricevuto i bonifici quando la nostra relazione era già finita, me ne sono accorta soltanto al secondo pagamento. Ho pensato si riferissero alla collaborazione prestata».
I magistrati le mostrano «la lista anagrafica dei dipendenti del Gruppo Pdl da cui la medesima risulta assunta il 1° ottobre 2011 e licenziata il 31 dicembre 2011».
Lei è categorica: «Non ero assolutamente a conoscenza di tale assunzione. Non ho mai firmato alcun contratto di collaborazione con il Gruppo del Pdl. Non ho chiesto spiegazioni sui bonifici perchè erano somme a me dovute».
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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