Maggio 27th, 2013 Riccardo Fucile
SECONDO PIEPOLI MARINO E’ AL 40,8%, ALEMANNO AL 31,1%, DE VITO AL 12,8%, MARCHINI AL 9,4%… SECONDO TECNE’ MARINO 42,6%, ALEMANNO 28,3%, DE VITO 12,8%, MARCHINI 11,4%
Questa sera Roma non avrà un nuovo sindaco – nessuno dei 19 candidati alla poltrona più
importante del Campidoglio ha infatti superato la soglia del 50% al primo turno – ma Gianni Alemanno dovrà affrontare il ballottaggio partendo in svantaggio rispetto al candidato di centrosinistra Ignazio Marino.
E’ quanto emerge dalle prime due proiezioni dell’Istituto Piepoli per la Rai (copertura del 15,5%) che assegnano all’ex senatore del Pd il 40,8% dei consensi, contro il 31,1% del primo cittadino uscente (la proiezione Tecnè per Sky assegna invece a Marino il 42,6% e ad Alemanno il 28,3%).
Dati dunque assolutamente provvisori ma che danno un’idea della tendenza.
Il primo partito che esce da questo giro di elezioni amministrative è in ogni caso quello del non voto: solo il 52% circa degli aventi diritto si è recato alle urne a Roma, con un calo medio del 20% rispetto alla precedente tornata omogenea.
Il fantasma dell’astensione si aggira dunque per la capitale e per gli altri 15 capoluoghi in cui si è votato per il rinnovo del sindaco.
Se le proiezioni dell’Istituto Piepoli per la Rai fossero confermate, il Movimento Cinque Stelle registrerebbe un forte calo anche a Roma.
Perderebbe infatti circa il 15 per cento rispetto ai consensi ottenuti alle elezioni politiche di febbraio.
Il candidato del M5s Marcello De Vito è al 12,8% mentre alle Politiche il movimento aveva raggiunto il 27,27%.
Tra gli altri candidati in corsa va segnalato il risultato di Alfio Marchini che alla guida di una lista civica ha ottenuto un 9,4% che saranno ora spendibili per un eventuale apparentamento al secondo turno.
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Maggio 26th, 2013 Riccardo Fucile
DALLA FIGLIA DI BISCARDI A QUELLA DI MONORCHIO, DA CICCIOLINA ALLA CRIMINOLOGA BRUZZONE : TUTTI I SIGNORI DEGLI EX VOTO
I numeri sono da «concorsone» pubblico vecchia maniera: 1.667 candidati divisi in 40 liste, 698 donne, appena 48 posti disponibili.
Mettere le mani, e il fondoschiena, su uno scranno dell’aula Giulio Cesare come consigliere comunale, è un campionato a parte, parallelo a quello degli aspiranti sindaco.
Ci vogliono tante amicizie, buoni contatti, rapporto col territorio, un po’ di soldi da spendere, qualche idea.
Tenersi i voti «attaccati» addosso è un lavoro.
In entrambi gli schieramenti, così, ci sono i veri specialisti.
Nel centrodestra, «mister preferenze» era Samuele Piccolo, eletto nel 2008 con diecimila voti: è finito agli arresti, travolto dall’inchiesta giudiziaria sul «sistema» di aziende collegate alla sua famiglia.
Senza di lui, nel Pdl è corsa a quattro tra i «signori dei voti»: i «forzisti» Marco Pomarici e Davide Bordoni , l’aennina (e vicesindaco) Sveva Belviso , Giovanni Quarzo «portato» dall’ex capogruppo Luca Gramazio.
Una guerra tra correnti, per vincere la palma del più votato.
Il coordinatore romano Gianni Sammarco punta anche su Giordano Tredicine , l’ex assessore Aurigemma sulla coppia Calzetta-Spena , Andrea Augello su Guidi-Mennuni , Renata Polverini su Enrico Folgori , il sindaco su Marco Visconti e Alessandro Cochi .
Ma se la giocano anche Dino Gasperini , Veronica Cappellaro (indagata per i rimborsi del consiglio regionale), Enrico Cavallari , Antonio Gazzellone .
In lista, anche Alan Baccini , figlio di Mario e «Mary» Baldari , la spazzina dell’Ama. Con Cittadini per Roma , la civica di Alemanno, ecco Gigi De Palo (assessore alla scuola), Antonella Biscardi (figlia di Aldo) e i due di Luciano Ciocchetti: Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato .
Con Fratelli d’Italia Francesca Barbi Marinetti , nipote del fondatore del Futurismo, l’assessore uscente Fabrizio Ghera , Federico Mollicone , Andrea De Priamo e l’ex storaciano Dario Rossin .
Con La Destra , Pierluigi Fioretti e Giuliano Castellino .
Sempre nel centrodestra, con la lista Movimento Unione italiano la criminologa di Porta a Porta Roberta Bruzzone e il giornalista Gabriele La Porta.
Nel centrosinistra, con Ignazio Marino, la corsa alle preferenze se la giocano nel Pd in tre: il dalemiano Pierpaolo Pedetti , il popolare Mirko Coratti , lo zingarettiano Francesco D’Ausilio.
In corsa anche Michela Di Biase , compagna del ministro Dario Franceschini, il compagno della deputata Micaela Campana Daniele Ozzimo , l’ex minisindaco del centro storico Orlando Corsetti , Luigina Di Liegro , nipote del fondatore della Caritas, i consiglieri uscenti Paolo Masini , Alfredo Ferrari , Athos De Luca , Dario Nanni .
Col Centro Democratico la capolista è Barbara Contini , nella civica di Marino “Cambiamo tutto” il dirigente del Mibac Rita Paris , l’ad di Gattinoni Stefano Dominella , il Radicale Riccardo Magi , con Sel Luigi Nieri , Gianluca Peciola , Gemma Azuni , Andrea «Tarzan» Alzetta e Susanna Marietti , con i Verdi Nando Bonessio , con Partito Socialista l’ex Idv Claudio Bucci .
Alfio Marchini punta sulle donne: la capolista Francesca Longo , la manager Marcella Mallen, l’ex Sel Matilde Spadaro , la giovanissima Maria Beatrice Scibetta , l’avvocato Flaminia Barachini Mariconda .
Tra gli uomini, gli ex udc Alessandro Onorato e Antonio Saccone , gli ex centrodestra Valerio Cianciulli e Nicola Illuzzi , Giandomenico Monorchio , figlio dell’ex ragioniere dello stato, il campione olimpico Raffaello Leonardo .
E in Cinquestelle – lista compilata in base ai voti presi on line – schiera Daniele Frongia , sconfitto da De Vito come aspirante sindaco.
Tra i Liberali rispunta Ilona Staller detta «Cicciolina», Sandro Medici punta sul «pirata» Felice Zingarelli detto Felynx.
Ernesto Menicucci
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Maggio 24th, 2013 Riccardo Fucile
CLIENTELISMO, GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO RENDONO TIMIDE DESTRA E SINISTRA
In queste ore percorrendo lo stradone simbolo della periferia romana, l’interminabile viale
Palmiro Togliatti, si può godere un piano-sequenza eloquente: un fiorire di manifesti con facce di candidati al Consiglio comunale che si limitano a consigliare l’elettore («Vota per…»), evitando però di esporsi con i fantasiosi slogan di una volta.
In questa striscia di facce anonime spunta – ma molto raramente – anche il viso del principale sfidante del sindaco Alemanno, il chirurgo del Pd Ignazio Marino.
Un manifesto che sembra un fumetto. Lui sorride e tiene un cartello scritto a mano: «Quello che fa un sindaco».
Una campagna elettorale così civile, quella del «marziano» Marino, da rischiare l’invisibilità ?
Sostiene la romanissima Flavia Perina, già direttrice del «Secolo d’Italia», oggi lontana da tutte le fazioni: «È la campagna elettorale più triste del mondo, Roma ha paura di prendere posizione, si barcamena».
Curioso: se le campagne elettorali sono l’occasione per sviscerare problemi e futuro di una città , in queste settimane l’opposizione ha quasi rimosso l’eredità più ingombrante del sindaco uscente: la caterva di assunzioni clientelari, roba mai vista prima, che un anno fa sembravano condannare Alemanno ad una sicura sconfitta.
Sostiene Corrado Bernardo, sanguigno ex assessore democristiano delle giunte di pentapartito, uno dei massimi conoscitori della Roma politica degli ultimi 40 anni: «Il Pd è reticente sulla gestione Alemanno perchè non può permettersi crociate moraliste e teme rappresaglie: le precedenti giunte di sinistra non erano state da meno, quantomeno nei metodi. La verità è che Roma è l’unica città dove i partiti contano ancora tantissimo, sono loro i veri poteri forti!».
Roma, ultima roccaforte della partitocrazia è una chiave di lettura confermata da dati incontrovertibili: nella capitale sono talmente tanti i santuari pubblici e parapubblici che la spintarella politica per centinaia di migliaia di persone è stata – e in parte resta – decisiva per avere un posto al sole, in retrovia, precario che può diventare stabile.
E non soltanto in Comune, Regione e Provincia. Ma anche in tutti i ministeri. Alla Camera e al Senato. Alla Rai e al Coni. A Cinecittà e nelle Asl. Nelle scassate ma accoglienti municipalizzate. Negli ospedali. Nelle Autorithy. Nelle tre Università . All’Auditorium.
E la mano pubblica è decisiva nelle continue «revisioni» che accompagnano l’unica, grande opera faraonica in realizzazione a Roma: la linea C della metropolitana.
Dal 1976 al 2006, in un arco temporale durato un trentennio (va escluso l’intervallo 1985-1993 delle giunte pentapartito), Roma è stata governata dalla sinistra con sindaci memorabili per diverse ragioni come Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli e poi dai sindaci progressisti della Seconda Repubblica, sui quali è lusinghiero il giudizio di uno storico indipendente come Vittorio Vidotto che nel suo «Roma contemporanea» per Laterza ha dato conto del «nuovo orgoglio cittadino per una città che appare più ordinata e più efficiente grazie alla buona amministrazione» delle giunte di Walter Veltroni e, in particolare, di Francesco Rutelli.
Anni di buona amministrazione, grazie anche alla sapiente regia di un politico-intellettuale come Goffredo Bettini, ma anche anni nei quali la sinistra romana post-comunista (alleata con l’ala più pragmatica dell’ambientalismo) ha costruito un solido sistema di potere.
Simboliche sono diventate le feste indette da Bettini per i suoi compleanni, alle quali sono puntualmente invitati quelli che considera suoi amici, a cominciare da Gianni Letta e dall’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, di gran lunga il più forte imprenditore romano.
Bettini nuovo Andreotti della politica romana? «Lavoro e vivo in 15 metri quadri, stanza da pranzo studio e salotto sono in un unico spazio: questo è il mio apparato, non ho incarichi».
Tutto vero.
Ma in 21 anni di potere la sinistra ha fatte le sue clientele.
Nell’amato mondo della cultura e in quello delle municipalizzate. Con vicende grottesche.
Come quando l’Ama (l’azienda che fatica a garantire la pulizia di Roma) pensò di proporsi in un Paese come il Senegal. Una figuraccia: il consiglio dei ministri di Dakar accusò addirittura la società capitolina di aver favorito un’epidemia di colera, lamentando il mancato pagamento degli stipendi a centinaia di lavoratori africani e la scomparsa di tanti soldi per finire una discarica. Al di là delle esorbitanti accuse senegalesi l’esito – come ha scritto il procuratore della Corte dei Conti Ivan De Musso – «è stato fallimentare, con ingenti danni cumulati, con pesante accollo al Comune di Roma».
Certo, nei cinque anni di Alemanno, la gestione della macchina comunale si è rivelata memorabile.
Inchieste sono state aperte su ben 850 assunzioni sospette all’Atac, l’azienda dei trasporti e non sono stati fortunati presidenti e ad dell’Ama: Stefano Andrini, un ex camerata, è stato costretto a dimettersi perchè coinvolto in un’inchiesta sui voti della ‘ndrangheta, mentre Franco Panzironi è a giudizio perchè avrebbe pilotato 841 assunzioni.
Ma se l’Atac (dice la Corte dei Conti) è sull’orlo della bancarotta e l’Ama non sta bene, la malagestione non può che avere una storia lunga e in questo senso ha buoni argomenti Alfio Marchini, 48 anni, imprenditore, il terzo incomodo nella corsa al Campidoglio: «Come si fa a pensare che la situazione delle municipalizzate e gli enormi problemi di questa città siano responsabilità del solo Alemanno, che comunque resta il peggior sindaco di sempre?».
Un episodio esemplare. Pochi giorni fa il Comune ha rinnovato i vertici dell’Atac, confermando presidente e ad, ma indicando nel Cda tre dipendenti pubblici, rimovibili dalla futura amministrazione.
L’ennesimo scambio con la sinistra, «chiamata» a non infierire sul clientelismo? In campagna elettorale l’unico a denunciare, attento ad argomentare, una sorta di equivalenza destra-sinistra è stato il candidato sindaco del Cinque Stelle, Marcello De Vito, un avvocato specializzato in appalti pubblici.
Tra Alemanno e Marino, impegnati nei comizi finali a fianco di Berlusconi ed Epifani, non mancheranno fuochi d’artificio e accuse reciproche, che non cambieranno il senso di una battaglia.
Condotta col «silenziatore», da entrambi i fronti.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Maggio 24th, 2013 Riccardo Fucile
FLOP DI GRILLO (10.000 PRESENZE), ALEMANNO E MARINO (3.500 A TESTA), VA MEGLIO MARCHINI (7.000)… PIAZZE SEMIVUOTE PER I TRE MAGGIORI CANDIDATI
Circa 10mila persone si sono radunate in piazza del Popolo per ascoltare l’intervento di Beppe Grillo a sostegno del candidato sindaco del M5S Marcello De Vito.
Solo 3mila al Colosseo, dove Gianni Alemanno ha tenuto il comizio di chiusura della campagna elettorale assieme a Silvio Berlusconi.
Piazza san Giovanni, luogo ‘simbolo’ della sinistra riconquistato da Ignazio Marino, era piena solo a metà .
Alfio Marchini ha invece radunato 7.000 persone al Parco Schuster, nel quartiere San Paolo, grazie anche alla partecipazione di Antonello Venditti.
Ogni candidato aveva organizzato un momento che andasse oltre il tradizionale comizio: spazio per i comici saliti sui palchi prima di politici e gruppi musicali che quasi tutti hanno voluto come supporto per l’ultima giornata.
A sottrarsi a questo rito Alemanno e De Vito, che hanno preferito puntare tutto sui leader dei due schieramenti: Silvio Berlusconi e Beppe Grillo.
Per il resto, festa e passerella per i tanti candidati alle Comunali.
In ognuno dei luoghi scelti per le chiusure sono stati dispiegati centinaia di agenti delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza.
Con uno sciopero dei mezzi pubblici che ha complicato la situazione del traffico.
Marino a San Giovanni.
Il candidato sindaco del centrosinistra Ignazio Marino si “è ripreso” piazza San Giovanni che, a febbraio, anticipò il grande risultato alle Politiche dei 5 Stelle, ma è riuscito a riempirla solo per metà .
La manifestazione è cominciata alle 17.30, con la partecipazione di Nicola Zingaretti, governatore della Regione Lazio, e Guglielmo Epifani, neo segretario del Pd. Quest’ultimo, però, non è salito sul palco con il candidato del centrosinistra.
Una scelta precisa per marcare la differenza, fanno sapere dal Pd, con le piazze di Alemanno e De Vito.
Sul palco di San Giovanni, invece, il comico Dario Vergassola ha intervistato Marino intorno alle 20. Prima di lui spazio dedicato anche agli attori, da Giulio Scarpati a Stefania Sandrelli, da Leo Gullotta a Giobbe Covatta, da Max Bruno ad Alessandro Gassman, da Max Paiella a Dado. La scaletta delle esibizioni musicali invece ha previsto Silvia Salemi, Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso, i Velvet, Stefano Di Battista e Danilo Rea, Nicola Piovani, Grazia Di Michele ed er Piotta.
Alemanno al Colosseo. 
Messe da parte le polemiche con la Soprintendenza, invece, Gianni Alemanno ha chiuso la sua campagna elettorale al Colosseo, con un palco allestito vicino all’Arco di Costantino.
Non più di tremila persone hanno preso parte al comizio, e anche l’intervento di Silvio Berlusconi è stato definito “sotto tono”: contrariamente al suo solito, il Cavaliere non ha parlato a braccio ma ha letto un testo dalla prima all’ultima parola.
Ha parlato di “lealtà al governo Letta”, della necessità di procedere con le riforme per la crescita e per “modificare l’architettura dello Stato”, con un riferimento diretto alla trasformazione del Paese in una repubblica presidenziale.
Col sindaco in carica, oltre al leader Pdl, anche numerosi esponenti del centrodestra, da Francesco Storace a Giorgia Meloni, da Luciano Ciocchetti alle liste civiche che appoggiano Alemanno.
Marchini a San Paolo.
Preceduto da un lancio di cuori di schiuma (il cuore è infatti il simbolo della sua campagna elettorale), il comizio di Alfio Marchini si è tenuto invece nel popolare quartiere di San Paolo, al parco Schuster.
Circa 7.000 persone vi hanno partecipato, attratte anche dalla presenza del comico Maurizio Battista e del cantante Antonello Venditti, che si è esibito sul palco dopo il discorso del candidato sindaco, l’unico che negli ultimi giorni viene dato in crescita di consensi, intorno al 13% e molto vicino al candidato Cinquestelle.
De Vito e Grillo a piazza del Popolo. 
I 5 Stelle questa volta hanno scelto piazza del Popolo dove intorno alle 21.30 è arrivato Beppe Grillo. Prima di lui, spazio a Marcello De Vito e ai candidati al consiglio comunale.
Circa 10mila persone hanno seguito l’intervento del leader del Movimento, che ha parlato a tutto campo, sfoderando il repertorio completo degli attacchi a tutte le altre forze politiche, senza quasi mai citare Roma (se non in qualche battuta finale) e i temi riguardanti la città . “Abbiamo il 25 per cento, ci hanno messo in un angolo – ha detto fra l’altro – Ma hanno una paura fottuta, perchè andiamo a vedere tutto, i bilanci (anche se forse presto sarà costretto a mostrare i suoi…n.d.r.)
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Maggio 23rd, 2013 Riccardo Fucile
NELL’INCHIESTA DELLA PROCURA DI CATANZARO I NOMI DEGLI EX D’AMBROSIO E MARUCCIO
È un groviglio di interessi che coinvolge ‘ndrangheta e massoneria l’inchiesta denominata Lybra, coordinata dalla procura distrettuale di Catanzaro.
Ventiquattro le persone finite in carcere giovedì con l’accusa di associazione a delinquere.
Uomini delle cosche come i Tripodi, un clan molto influente nel Vibonese, legato ai Mancuso di Limbadi, faccendieri e massoni come Francesco Comerci, amministratore di alcune imprese edili prestanome dei Tripodi e, titolari di ditte edili.
VOTI IN CAMBIO DI APPALTI
Nell’inchiesta che porta la firma del procuratore aggiunto Francesco Borrelli e del sostituto Pierpaolo Bruni emerge un quadro di collusioni tra la ‘ndrangheta e personaggi politici cui le cosche avrebbero chiesto, in cambio di voti, di entrare nel settore degli appalti pubblici.
Gli interessi del clan Tripodi, infatti, partono dalla Calabria per raggiungere la Lombardia, e si diramano in Veneto e nella Capitale dove trovano l’appoggio di politici influenti come Vincenzo Maruccio, ex assessore dell’Idv nella giunta Marrazzo ed ex consigliere di minoranza con la giunta Polverini, e dell’ex vice presidente del consiglio regionale del Lazio Raffaele D’Ambrosio (Udc), pronti a trattare con i clan che in cambio di appalti s’impegnavano a raccogliere voti.
In questa inchiesta i due ex consiglieri non sono indagati, ma in altre sì: Maruccio per lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana insieme a Franco Fiortio, il «Batman di Anagni»; D’Ambrosio per la nomina a segretario del consiglio regionale di Nazzareno Cecinelli.
IL CLAN PUNTA A UNA SOCIETA’ DI BRESCIA
Tutto parte quindi con gli interessi dei Tripodi in Lombardia.
Il clan del Vibonese mira ad espandersi.
A Milano Massimo Murano, legato ai Tripodi, entra in contatto con Guido Della Giacoma, legale rappresentante della Medialink Italia, la società di Brescia che si occupa di sviluppare soluzioni di telecomunicazioni.
Il manager capisce subito le intenzioni dell’uomo. Murano è vicino a Carmelo Novella, il boss di Guardavalle ucciso perchè coltivava l’idea di costituire in Lombardia un progetto autonomista della ‘ndrangheta.
L’assunzione in Medialink di Massimo Murano era una sorta di «garanzia» quindi per Della Giacoma.
Gli interessi del clan calabrese andarono però ben oltre la semplice assunzioni di elementi della cosca.
La prima pretesa di Murano fu quella di costringere l’amministratore della società bresciana a stringere rapporti d’affari con la ditta Edil Sud di Francesco Comerci, prestanome dei Tripodi. Comerci è un faccendiere con amicizie anche influenti nel mondo della politica romana.
GLI AMICI ROMANI DEL FACCENDIERE
Nell’interrogatorio del 6 novembre del 2012 Comerci ha ammesso di aver partecipato a una cena elettorale con il candidato al Consiglio regionale del Lazio Raffaele D’ambrosio, al quale promise un appoggio elettorale.
Ma non erano le uniche amicizie romane importanti di Comerci.
Il faccendiere aveva un ottimo rapporto con Giulio Violati, marito di Maria Grazia Cucinotta. Violati è un importante imprenditore con interessi nel mondo del cinema e delle assicurazioni.
Le conoscenze di Comerci erano un buon biglietto da visita per i Tripodi. Che intanto attraverso velate minacce avrebbero cercato di estorcere soldi a Della Giacoma.
Il rappresentante della Medialink per frenare le pretese dei Tripodi, manifestate attraverso Murano e lo stesso Comerci, indicò ai due l’esistenza di un bando di appalto da parte dell’Associazione Industriali di Roma per un importo di alcune centinaia di milioni di euro.
Si trattava di eseguire un progetto per la realizzazione di fibre ottiche nella Capitale.
A CACCIA DI APPALTI
«Mi recai a Roma dove mi raggiunse il Comerci che mi disse che c’era l’opportunità di parlare con un esponente politico di primissimo piano affinchè potessimo inserirci come Medialink nell’esecuzione dei lavori», ha spiegato ai pm Della Giacoma.
Il manager, Comerci, il suo commercialista Nunziato Grasso e un certo professor Festa s’incontrano, infatti, in un ufficio che sarebbe stato un’articolazione della camera dei Deputati.
A quell’incontro era presente anche Giulio Violati.
Il professor Festa avrebbe chiesto a Violati la possibilità di cercare un contatto con Aurelio Regina, presidente degli industriali di Roma, proprio per ottenere una «spinta» per l’aggiudicazione dell’appalto.
Cosa che Violati fece – secondo il racconto di Della Giacoma -.
TANGENTI PER LA RICOSTRUZIONE DELL’ABRUZZO
Comerci, Festa e Della Giacoma si sarebbero poi recati in un ufficio a piazza Rondanini. In quella mansarda — racconta il manager della Medialink — «ebbi modo di sentire che si parlava di appalti per la ricostruzione dell’Abruzzo».
Nel corso della conversazione, a cui non partecipò il presidente degli industriali di Roma, a Della Giacoma fu fatto questo ragionamento: per far entrare nel mercato romano degli appalti la Medialink occorreva far parte di un club e stipulare un contratto di consulenza per un importo iniziale di 50.000 euro a favore di una non meglio specificata società .
Per il manager bresciano era una evidente richiesta di tangente. «Devo sottoporre questa richiesta al consiglio d’amministrazione della società » – disse Della Giacoma – e si defilò.
Carlo Macri
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 21st, 2013 Riccardo Fucile
TRA SCARSO INTERESSE DEI CITTADINI, DISILLUSIONE DIFFUSA E 19 CANDIDATI MIMETIZZATI
In una grande e vasta metropoli come Roma è difficile per un aspirante sindaco segnalare la sua stessa presenza alla vasta cittadinanza indaffarata o indifferente.
Le tv locali hanno un bacino d’ascolto molto circoscritto, quasi catacombale.
Le radio della città sono un’infinità e raggiungono un pubblico molto spezzettato, assatanato dalla campagna acquisti della Roma e della Lazio.
Un pubblico poco versato nella decifrazione degli immensi problemi che angustiano la città . I manifesti costano e qui, come altrove, circolano pochi euro, anche se adesso va di moda inondare taxi, bus e tram con la propaganda di partito.
E i 19 candidati girano come trottole sperando di intercettare un timido frammento di attenzione pubblica.
Solo che se parli a Primavalle, davanti a una dozzina di avventori, a Torpignattara, all’altro capo della città , nessuno di accorge di te.
Almeno, una volta, c’erano i partiti a presidiare il territorio, anzi «i territori» come si dice ora in gergo.
Ma ora la parola «partito» fa scappare la gente: e i candidati devono pure mimetizzarsi.
Mancano pochi giorni, alle elezioni che decideranno del nuovo governo del Campidoglio, ma l’atmosfera non sprizza energia e passione.
La città è indolente, si sa. E ora è anche delusa e disincantata.
I quattro candidati più accreditati sono ovviamente: Gianni Alemanno, sindaco uscente del centrodestra; Ignazio Marino, candidato del Pd dopo elezioni primarie che hanno scombussolato la vita del partito già piagato dalle vicissitudini nazionali; Marcello De Vito, del Movimento 5 Stelle, nominato sul web con una platea elettorale molto più esigua di quella del Pd; e Alfio Marchini, indipendente, mediaticamente la star di questa campagna elettorale.
Poi c’è la pletora delle candidature che aspirano a un buon piazzamento (e a un po’ di tonificante visibilità ).
C’è un folto gruppo che si colloca all’estrema destra (da CasaPound a Forza Nuova a Militia Christi).
C’è un candidato noto per le sue stravaganti, e costose, trovate auto promozionali, Alfonso Luigi Marra, che vanta tra i suoi sostenitori liste come «Dimezziamo lo stipendio ai politici» e «Fronte giustizialista».
C’è un candidato che grosso modo gravita attorno al mondo che un tempo si aggregava in Rifondazione comunista, che gode dell’appoggio di una «Lista pirata» e che propone che Roma si rifiuti di pagare i debiti e violi il soffocante «patto di Stabilità ».
Ma qui si gioca sugli zero virgola.
I magnifici quattro, invece, giocano su percentuali molto più elevate, quelle necessarie per il ballottaggio.
La città segue pigramente una campagna elettorale abbastanza opaca e spenta, se si eccettuano risvegli momentanei nell’esercizio che alla classe politica italiana viene decisamente meglio: la rissa da talk show. Roma è soffocata, sporca, ingabbiata in un traffico infernale.
Un giorno sì e uno no la metropolitana non funziona. Quella ancora da costruire è un cantiere che il romano cinico già vive come un incubo che non finirà mai e di fronte al quale bisognerà adattarsi,
L’Ama, la municipalizzata che si occupa della pulizia delle strade, si è fatta conoscere per una Parentopoli che certo non ha portato prestigio alla giunta Alemanno e i suoi camioncini attraversano la città per svuotare i cassonetti all’ora di punta, vicoli del centro compreso: si può immaginare con quanto entusiasmo dei romani bloccati.
Dei nuovi filobus pagati con un conto molto salato non si ha notizia.
Recentemente ha chiuso il servizio dei battelli sul Tevere, per via dei detriti che rendono il fiume impraticabile ed è di questi giorni la notizia che sta smettendo di funzionare l’impianto di depurazione del fiume.
Ma nella campagna elettorale questi temi sono lasciati sullo sfondo, pure sono manipolati in modo strumentale senza che nessuno dica in modo chiaro, circostanziato e credibile quante risorse serviranno, e come saranno reperite, e come si assicureranno appalti trasparenti, e chi controllerà che i lavori saranno svolti bene, con accuratezza, nei tempi stabiliti, nel rispetto della cittadinanza non trattata come un gregge, come «traffico» con cui ingolfare irrimediabilmente la citt�
I candidati maggiori preferiscono tenersi sul vago e, come si dice, buttarla in politica. Gianni Alemanno, che i sondaggi danno in ripresa dopo i tonfi degli ultimi anni, deve spiegare credibilmente perchè tutto quello che propone per il prossimo quinquennio non è stato fatto nei cinque anni precedenti.
La sua è una battaglia per la vita, perchè una sconfitta lo declasserebbe di molto nella nomenclatura che si riconosce nel Pdl.
Il sindaco uscente è molto nervoso, reagisce come davanti a un’offesa a chi gli contesta le manchevolezze della sua gestione del Campidoglio, ma spera in un buon piazzamento per il ballottaggio che è una strana creatura della psicologia collettiva, come si dimostrò proprio a Roma nel 2008, a scapito del superfavorito Francesco Rutelli.
Poi c’è Ignazio Marino, che ha vinto con ampio margine le primarie, ma opera con il Pd romano sull’orlo dell’autodissoluzione.
Finora lui ha evitato di farsi sommergere dall’apparato del partito, ma una campagna elettorale molto scialba ha consigliato al candidato di non apparirgli troppo estraneo. Alfio Marchini, un cuore rosso come simbolo della sua lista, di una famiglia di costruttori romani da sempre vicina al Pci e alla sinistra, «buca il video» e sui social network si è scatenata, sotto la dicitura «Arfio», la corsa alla presa in giro bonaria del candidato molto danaroso.
Un finto annuncio fra tutti: «Rinuncio allo stipendio di sindaco, perchè troppi spicci in tasca mi danno fastidio».
Il suo destino è di pescare in un’area di consenso trasversale.
Come il candidato di Grillo, De Vito, sempre chino sui suoi appunti anche quando deve dire «votatemi».
Ora il Pd cerca di riprendersi la piazza San Giovanni «occupata» da Grillo prima delle ultime elezioni, mentre Alemanno sfida le ire della Soprintendenza proponendo il palco elettorale nei pressi del Colosseo.
La battaglia dei simboli prima di quella dei voti veri.
Per i candidati e i loro partiti una boccata d’ossigeno, o la fine di molte ambizioni politiche.
Pierluigi Battista
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Maggio 15th, 2013 Riccardo Fucile
IN CABINA CON LO STRASCICO: LA LISTA PREFERITA ANDRA’ CERCATA TRA LE SEI FACCIATE CHE COMPONGONO LA SCHEDA
Sono 19 i candidati a sindaco di Roma e così la scheda elettorale sarà lunga 1 metro e 20
centimetri.
Ieri c’è stato un nuovo sorteggio per la posizione sulla scheda, diventata necessaria dopo il rientro in pista deciso dal Tar della lista Roma Risorge di Matteo Corsini. Nessuno dei big ha conquistato le prime posizioni.
La scheda che si troveranno davanti i romani alle prossime elezioni del 26 e 27 maggio sarà dunque più lunga rispetto al sorteggio precedente.
E conterà ben sei facciate.
Questo perchè ognuna può contenere al suo interno nove simboli e nessuna coalizione di un candidato sindaco può essere spezzata tra una pagina e l’altra.
Quindi il numero delle facciate dipende dal sorteggio.
Il sindaco uscente Alemanno risulta essere il primo della quarta facciata, mentre De Vito ultimo; nella quinta colonna c’è Marino.
E nell’ultima, la sesta, compare l’imprenditore “dal cuore spezzato” Marchini in compagnia del candidato di Casapound Simone Di Stefano.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
DURA CONTESTAZIONE DEGLI ANIMALISTI A CAMPO DE’ FIORI… “E’ STATA UN’AGGRESSIONE”….”NO, SOLO UN’AZIONE PACIFICA”…E ALEMANNO SI FA FOTOGRAFARE CON IL SUO GATTO
Un gruppo di animalisti ha contestato questa mattina il candidato del centrosinistra sindaco di Roma, Ignazio Marino.
Una decina di uomini e donne, a dorso nudo, ha intercettato il senatore del Pd a Campo de’ Fiori e lo ha inseguito al grido «vivisezione falsa scienza, Marino non hai coscienza».
CARTELLI E VERNICE ROSSA
Tra i cartelli esposti in piazza «No Marino, no pellicce», «Mai più vivisezione, mai più Green Hill». Alcuni degli attivisti avevano anche le mani coperte di vernice rossa a simboleggiare del sangue animale.
La protesta è stata così insistente, un vero e proprio assedio sonoro – al grido «Marino, Marino sei tu il babbuino» – che ha costretto Marino a lasciare Campo de’ Fiori per rifugiarsi in un palazzo di piazza Farnese dove tra l’altro c’è la sede dell’Ambasciata della Repubblica di Cipro.
INTERVENUTA LA POLIZIA
Il candidato sindaco ha tentato più volte di esprimere le proprie idee e di aprire un dialogo con i contestatori che però non gli hanno lasciato spazio.
È stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per sedare la protesta degli animalisti.
Poliziotti e carabinieri hanno allontanato il gruppo di attivisti che stava assediando il portone con urla e slogan aspettando l’uscita del senatore del Pd.
Durante l’inseguimentò fatto a Marino al mercato di Campo de’ Fiori alcuni animalisti hanno travolto dei banchetti di commercianti.
«Hanno buttato giù il tavolo di quello che vendeva i carciofi – ha raccontato una signora – Il titolare si è ovviamente arrabbiato e di lì è nato un diverbio. Qualche spintone e parolaccia”.
Secondo quanto si apprende alcune persone aggredite dai manifestanti si sarebbero recate in commissariato per sporgere denuncia.
«SI’ A CONFRONTO, NO AD AGGRESSIONE»
«Sono pronto a un confronto sul tema della ricerca scientifica e delle cure mediche, non a una aggressione fisica, con vestiti macchiati e addirittura una ragazza buttata a terra e che si è fatta male a una spalla. Non è questo il modo civile di affrontare una discussione così importante».
Così Ignazio Marino ha commentato subito dopo l’accaduto.
E più tardi sulla sua pagina Facebook scrive: «Sono sempre stato per il dialogo e il confronto, ma quello di oggi è solo un atto di violenza e intimidazione».
Quella di sabato mattina, aggiunge il candidato sindaco, «è stata un’aggressione da parte di fantomatici animalisti che con modi violenti si sono posti al di fuori di qualunque logica di confronto democratico e civile. Modi che arrecano danno all’immagine degli animalisti, ai diritti degli animali e a quelli della ricerca scientifica destinata a curare».
Gli aggressori, aveva spiegato Marino «appartengono a una cultura di alcune decine di anni fa e non sono informate. Non sanno ad esempio che la Asts (American society of transplant surgeons) di cui faccio parte ha annunciato che siamo già riusciti a realizzare un rene di topo con tecniche della bioingegneria e presto faremo lo stesso con altri organi. La fase dell’utilizzo di animali per la sperimentazione è ormai arrivata al crepuscolo grazie al lavoro degli scienziati».
«TUTELA ANIMALI»
Marino poi rilancia: «Se sarò eletto sindaco istituirò una consulta per la tutela dei diritti degli animali». E spiega: «Ci sarà così una costante attenzione ai loro diritti poi ci sarà anche un rafforzamento dei canili e dei gattili municipali e infine stiamo pensando al trasferimento delle botticelle che potranno girare solo nei parchi o in zone dove i cavalli non soffrano. Sicuramente non andranno più nel traffico».
SOLO UNA CONTESTAZIONE
«Noi smentiamo in modo categorico le notizie uscite finora. Non c’è stata nessuna tensione, nessuno spintonamento e soprattutto nessun ferito. È stata una normale contestazione».
Così Loredana Pronio, presidente di FederFida che insieme ad Animalisti italiani ha organizzato la protesta contro Marino.
«Non abbiamo mai fatto azioni violente – ha aggiunto – non ci appartiene proprio. Volevamo solo manifestare il nostro dissenso contro un candidato sindaco vivisettore. A questo punto visto che sono state dette falsità richiediamo il referto medico delle persone ferite».
E a chi le chiede il perchè non hanno voluto aprire un dialogo con Marino ha risposto: «Ha già fatto in passato le sue dichiarazioni e fanno rabbrividire. Sappiamo già come la pensa».
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 8th, 2013 Riccardo Fucile
SCONFITTO E DOPPIATO SASSOLI CHE ERA APPOGGIATO DA LETTA, FRANCHESCHINI E D’ALEMA… SOLO TERZO IL RENZIANO GENTILONI
“Vedi? Abbiamo preso anche il voto di Cossutta! ”. Davanti al circolo di Testaccio, Ignazio Marino sorride lusingato.
Ha appena stretto la mano di Armando Cossutta, il grande vecchio del Pci.
Anche lui, a 87 anni, è venuto a votare alle primarie per scegliere il prossimo candidato sindaco di Roma.
E ci ha visto lungo.
Alle 22, quando ancora lo spoglio è in corso, c’è solo una certezza l’outsider, il chirurgo di fama internazionale prestato alla politica, ha vinto. Anzi, ha stravinto.
E lasciato dietro di sè le macerie del partito lacerato dalle correnti.
Era una sfida a sei.
Due donne — una, Gemma Azuni, di Sel, l’altra, democratica, Patrizia Prestipino.
Un giovanissimo socialista, Mattia Di Tommaso, e poi i tre “big” che hanno diviso il partito: il renziano Paolo Gentiloni, David Sassoli — sostenuto da Letta, Franceschini, D’Alema e, raccontano, anche dall’Udc romano — e Marino, appunto, dietro cui c’è l’ombra di Goffredo Bettini, l’inventore del modello Roma, l’uomo che ha portato alla guida del Campidoglio Rutelli e Veltroni.
Di sostegni espliciti dai vertici del partito, Marino non ne ha avuti.
Con lui ci sono Nicola Zingaretti, neo presidente della regione Lazio, e Nichi Vendola, che ha ottenuto il ritiro del suo candidato (Luigi Nieri) per spostare tutte le forze sul chirurgo.
Per questo, a voler leggere il risultato romano in chiave nazionale, la vittoria di Marino zittisce tutte quelle voci che, nelle ultime settimane, suggeriscono a Pier Luigi Bersani di girarsi a destra, di guardare alle larghe intese, di parlare con Berlusconi.
I 100.000 che sono entrati nei gazebo hanno contraddetto le teorie che davano Sassoli favorito, gli scenari che immaginavano il ticket con Alfio Marchini (il costruttore in corsa per il Campidoglio), le previsioni che calcolavano una bassissima affluenza.
“Il problema è che manca la direzione politica – diceva ieri pomeriggio un esponente del partito romano – E queste primarie sono diventate lo strumento per risolverlo: siccome non c’è sintesi al vertice, deleghiamo alla base. Non è un confronto tra candidati, sono correnti che buttano sul tavolo il proprio nome. Non sono primarie, è guerra. Mi spiegate perchè uno dovrebbe venire a votare? ”.
Il calo rispetto alle primarie nazionali c’è stato, ma considerando il clima politico del momento, quello di Roma, è un risultato inatteso.
Le polemiche ci sono già , ovvio.
Cristina Alicata, membro della direzione regionale del Pd, ha denunciato “le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica”.
Partono le accuse di razzismo.
Lei insiste, e dice che le immagini di un seggio di Vigne Nuove dove alcuni nomadi sono in coda per votare dimostrano che qualcuno ha comprato i voti.
Di irregolarità parlano anche gli sconfitti Gentiloni e Azuni.
Se ne riparlerà nei prossimi giorni.
Intanto, Marino si prepara ad affrontare una campagna elettorale difficilissima. Qualcuno già comincia con le domande insidiose: “Come fa uno come lui a presentarsi in Vaticano? ”
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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