Settembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
TRENTA FAMIGLIE COSTRETTE A TENERE A CASA I FIGLI CON HANDICAP: LA REGIONE AVEVA TAGLIATO 400.000 EURO A UN CENTRO DI CASSINO… SOTTRATTI ALLA SPESA SOCIALE 150 MILIONI
“Quando Chiara saliva sul pulmino, per prima cosa mi sedevo dieci minuti. Avevo bisogno di riposarmi. Poi tornavo a casa e mi dedicavo agli altri figli, oppure ai miei genitori di 80 anni. O qualche volta mi concedevo persino il lusso di una vetrina. Ora non so più dove sbattere la testa”.
La signora Ivana Russo è un fiume in piena.
Cinquantenne, moglie di un macchinista in pensione e madre di tre figli. Abitano in un piccolo centro della provincia di Frosinone, Pontecorvo, a due passi da Cassino. Chiara è la primogenita: “Ha avuto problemi durante il parto, 30 anni fa”.
Chiara ha una grave disabilità : “È aggressiva, ha bisogno di continua assistenza, a casa spacca tutto. Io l’ho presa come una missione, mi aiuta tanto la fede. Ma sono stanca, e soprattutto ora che il centro ha chiuso non so più come fare. E io sono fortunata: ci sono mamme che hanno tentato il suicidio”.
Sabato scorso il Consorzio dei Comuni del Cassinate per la programmazione e la gestione dei servizi sociali si è visto costretto a chiudere il Centro diurno di Pontecorvo.
Trenta ragazzi con disabilità grave, trenta famiglie alle spalle.
Mentre i consiglieri Pdl del Lazio organizzavano festini e degustavano ostriche, la spesa corrente per il sociale veniva tagliata di 150 milioni di euro in un anno.
“Si è passati dai 387 del 2011 ai 230 del 2012”, calcola Giulia Rodano dell’Idv.
Di questi, 50 sono quelli che non arriveranno mai ai Comuni. E tanto meno ai Consorzi.
“Lo stanziamento era già stato decurtato di 400 mila euro all’inizio del 2012 — spiega al Fatto Emilio Tartaglia, direttore del Consorzio —. Ma i quattro milioni stanziati dall’assessorato alle Politiche sociali, con tanto di mandato al Consiglio regionale, non sono mai stati erogati”.
E adesso, con le dimissioni della Polverini, chissà cosa accadrà .
“C’è il rischio che taglino ulteriormente — prosegue Tartaglia la ‘Lettera A’ della Legge regionale 38/96: fondi che la Regione dà ai Comuni. Potrebbero arrivare altri 200 mila euro in meno”.
Da luglio il Consorzio non paga gli stipendi ai 350 operatori, ma soprattutto non paga Inps e Inail: “Il nostro fabbisogno è di 250/300 mila euro al mese (meno di quanto ha speso in un anno il Pdl per la stampa dei manifesti, ndr), tutto va in stipendi, i politici membri del Consorzio non prendono nulla”.
E così la riapertura del Centro, prevista per l’11 settembre, è slittata a chissà quando. I trenta ragazzi, che erano stati addirittura in soggiorno estivo a Terracina, per un “percorso di autonomia”, adesso sono costretti a restare a casa. Ieri alcuni genitori hanno “occupato” simbolicamente il Centro.
“Io non ci sono potuta andare — spiega la signora Ivana — proprio perchè avevo Chiara a casa. Altrimenti avrei dovuto pagare una ragazza, specializzata s’intende, per guardarmela”.
La beffa, oltre il danno.
“Ma sono disposta a incatenarmi sotto la Regione Lazio. Chiara piange, perchè vede gli altri ragazzi andare ‘a scuola’ e lei non ci può andare.
Lì facevano una sacco di attività , psicomotricità , persino le recite.
Ora a casa diventa aggressiva e spacca tutto”.
Tragica ironia della sorte: nei giorni precedenti al suo ricovero al Sant’Andrea, l’ormai ex governatrice Polverini aveva ricevuto una lettera proprio dalla signora Ivana. “Ho parlato con la sua segreteria, mi hanno fatto mandare un fax, poi ho richiamato e mi hanno assicurato che la presidente l’aveva letta”.
Risposte? Zero. Neanche un bigliettino d’auguri.
Alla Regione Lazio evidentemente non c’era tempo per la salute degli altri.
“Cosa ho pensato quando ho letto le notizie di questi giorni? — continua la mamma di Chiara — Che mi vergogno di essere italiana. Mi sembra di elemosinare qualcosa che invece è un mio diritto. Mi sento come quelle persone che chiedono la carità davanti alla chiesa. È un miracolo che la Polverini si sia dimessa. Anzi, credo che sia troppo facile dimettersi dopo che per anni ha affiancato personaggi come quelli”.
Quello di Pontecorvo non è un caso isolato.
I tagli e la mancata erogazione dei fondi regionali stanno mettendo in ginocchio un intero sistema di assistenza alla disabilità e al disagio psichico.
“Quando andavamo a bussare alle porte degli assessori o dei consiglieri , la risposta era sempre la stessa: non c’è un euro — racconta Anna Maria De Angelis, presidente dell’Associazione regionale per la salute mentale —. Percepivamo il fetore di sprechi e spudoratezze, ma non immaginavamo che esistesse un tale buco nero. Una piccola parte dei soldi caduta a pioggia tra i partiti della Regione Lazio sarebbe stata più che sufficiente per assicurare i sussidi, le attività di risocializzazione, i soldi ai centri diurni, la continuità terapeutica per non dire dell’aumento di organico nei servizi, i Centri di Salute Mentale, i piani di zona”.
“Cosa chiederei alla Polverini o ai consiglieri della Regione? — conclude Ivana Russo — Guardate negli occhi i nostri figli, guardateli dritti negli occhi”.
Senza maschere da maiali, stavolta.
Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
UN ANNO E MEZZO FA UN CONSIGLIERE DELL’UDC AVEVA CHIESTO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO DI POTER PRENDERE VISIONE DELLE FATTURE… “SPETTA SOLO AI CAPOGRUPPO AVANZARE TALE RICHIESTA, QUESTIONE DI PRIVACY”
“Sono dispiaciuto di non poter assolvere alla Tua richiesta”. 
È il 21 giugno 2011 quando il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, risponde alla lettera di un consigliere Udc.
Una lettera che, spedita cinque giorni prima, il 16 giugno, chiedeva trasparenza sulla distribuzione dei rimborsi ai gruppi.
Nella lettera, il consigliere centrista chiede di visionare le delibere dell’ufficio di presidenza, citando espressamente la legge regionale n.6 del 15 marzo del 1973, comma 3 bis.
È la norma a base dei rimborsi alle spese dei gruppi.
La legge prevede espressamente che “ciascun gruppo consiliare ha diritto a un contributo mensile, per le spese di aggiornamento studio e documentazione, compresa l’acquisizione di collaborazioni, nonchè per diffondere, tra la società civile, la conoscenza dell’attività dei gruppi consiliari, anche al fine di promuoverne la partecipazione all’attività dei gruppi stessi e particolarmente all’esame delle questioni ed all’elaborazione di progetti e proposte di leggi e di provvedimenti di competenza del Consiglio regionale”.
Soldi che, come abbiamo visto, sono spesso finiti in esosi conti pagati in ristoranti, con cene a base di ostriche e champagne, oppure in Suv da 90mila euro, fino a rimborsare fatture che — secondo la magistratura — potrebbero addirittura essere false.
Un anno e mezzo fa, però, quando il consigliere dell’Udc chiede al presidente Abbruzzese di visionare i rendiconti dei gruppi, riceve un rifiuto netto e — per di più — ufficialmente protocollato. Il presidente del consiglio laziale, infatti, risponde che il collega onorevole non ha i titoli per avanzare una simile richiesta: una prerogativa che appartiene ai soli capigruppo dei singoli partiti secondo quanto cita il regolamento del consiglio regionale.
Se acconsentisse alla richiesta di un semplice consigliere, che è certamente presidente di una commissione regionale, ma non capogruppo — aggiunge Abruzzese — in Regione si creerebbe un precedente che, di lì in poi, darebbe a tutti la possibilità di accedere a quei conti riservati.
Una questione di privacy, insomma, e di precedenti, che Abbruzzese non intende violare.
La trasparenza, insomma, non è gradita.
E ora è la magistratura a valutare la congruità delle ricevute presentate dal Pdl.
Con il suo ex capogruppo, Franco Fiorito, indagato dalla procura di Roma per peculato e la governatrice Renata Polverini che, a pochi giorni dallo scandalo, ha dovuto rassegnare le dimissioni.
Loredana Di Cesare |
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
L’OSSESSIONE DEI POLITICI E’ APPARIRE…. PER LA POLVERINI STANZIATI UN MILIONE E 287 MILA EURO
Che i consiglieri regionali Pdl fossero ossessionati dall’immagine lo abbiamo scoperto dalla lettura del conto corrente gestito – si fa per dire – dall’ex tesoriere Franco Fiorito.
Fiumi di denaro per interviste a pagamento.
Un’abitudine gradita però anche agli altri consiglieri regionali, presidente in testa.
È stato proprio lui, Mario Abbruzzese sempre in quota Pdl, ad autorizzare la bellezza di 1 milione e 212 mila euro alla voce informazione su giornali, radio e tv.
Già nota è del resto, la sua sensibilità ai privilegi.
Il presidente del consiglio regionale del Lazio (oramai ex con le dimissioni della Polverini) ha uno stipendio d’oro: quasi 21 mila euro lordi al mese, ovvero 251 mila euro all’anno. Insomma, Abbruzzese guadagna poco meno del presidente americano Barack Obama (275mila euro). Altrettanto conosciuta è la disinvoltura con cui usufruisce di due auto blu, una a Roma e l’altra a Cassino sua città d’origine, «perchè sono mi diritto».
Ma torniamo alle spese per la comunicazione.
Nell’allegato alla Delibera del 13 giugno 2010, Abbruzzese firma di suo pugno l’elenco di tutte le emittenti radiotelevisive e dei giornali che devono ricevere soldi dalla Regione.
Attività legittima per promuovere l’immagine del Consiglio regionale.
Innegabile però l’effetto che produce questa pioggia di soldi pubblici in epoche di crisi come quella che stiamo attraversando negli ultimi anni.
L’importo milionario è destinato a sostenere tutto l’arco consigliare, ma non si può tuttavia non notare che su 32 tv locali ce ne sono 9 dell’area che coincide con il bacino elettorale di Abbruzzese e anche di Fiorito: la Ciociaria.
Terra che è talmente nel cuore del presidente da richiedere una considerevole attenzione. Una passione, per carità condivisa anche con gli altri consiglieri (e non solo del Pdl), ma che non si può comunque non evidenziare.
Ecco allora 120 mila euro a Telesia, 90 mila a Media work e 20 mila alla Gazzetta di Cassino. Poi ovviamente ci sono anche le arre del Viterbese (terra di Battistoni, succeduto alla guida del gruppo Pdl dopo l’avviso di garanzia a Fiorito) (10 mila euro a Tuscia web), Latina e via discorrendo.
Si registrano anche 10 mila euro a una tv di Rieti (Telecentro Lazio), tanto cara a Lidia Nobili. La consigliera Pdl con la passione di Scientology e la mania di protagonismo in interviste a pagamento tanto da aver fatto confluire a due tv rietine 111 mila euro dai fondi per le spese elettorali.
L’unica nota positiva dell’allegato sulle spese per l’informazione è il risparmio di quasi 600 mila euro – 595 mila per l’esattezza – dovuto al fatto che a fronte di una richiesta di 1 milione e 807 mila euro di spesa, ne siano stati poi concessi 1 milione e 212 mila euro.
E comunque non va tanto meglio neppure alla giunta regionale guidata fino a ieri da Renata Polverini .
Partita con un occhio al risparmio, anche la Polverini poi ha ingranato la marcia sul fronte comunicazione.
Ecco allora che per il 2011 ai «Contratti con i mezzi di informazione» sono stati stanziati 396 mila e 400 euro. Che subiscono però un’impennata l’anno successivo.
Basta dare un’occhiata al resoconto della «Vigilanza sulla comunicazione istituzionale della giunta regionale», redatto il 28 giugno scorso: nel 2012 la spesa stanziata è salita a 1 milione e 287 mila euro.
Anche in questo caso, come per il consiglio regionale, tutto rendicontato.
La domanda tuttavia si impone: è tutto a norma?
Si è forse verificato qualche spreco?
Già l’altro ieri il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino e il procuratore regionale della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, sono intervenuti per ribadire che verificheranno ogni spesa esagerata. «Lavoreremo con intensità sulle questioni illecite che discendono dai recenti fatti di cronaca» hanno dichiarato.
Ed è probabile che le dimissioni della governatrice Renata Polverini contribuiranno ad accelerare le verifiche.
Grazia Longo
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
TUTTI EX UGL I FEDELISSIMI DELL’EX GOVERNATRICE PIAZZATI NELLA BUROCRAZIA REGIONALE… IL SEGRETARIO GENERALE DELLA GIUNTA RONGHI NON HA LA LAUREA NECESSARIA PER IL POSTO OCCUPATO
Dimessa la Polverini, il “cerchio magico” dei suoi più stretti e fidati collaboratori – ex
sindacalisti Ugl piazzati ai vertici regionali – resta.
Con qualche dubbio, però, sulla legittimità dei loro titoli.
È il caso del segretario generale della Giunta, Salvatore Ronghi, del capo ufficio gabinetto del presidente regionale, Giovanni Zoroddu, e del direttore della direzione regionale personale, demanio e patrimonio, Raffaele Marra.
Sui primi due c’è il sospetto – sollevato peraltro da un’interrogazione dalla consigliera idv Giulia Rodano – che non abbiano i titoli.
La nomina del terzo è stata addirittura annullata due volte dal Tar.
Nonostante la Regione Lazio abbia recepito la legge Brunetta che prevede la pubblicazione online dei curricula dei dirigenti, sul sito del massimo dirigente regionale, Ronghi appunto (quello che dovrebbe dare il buon esempio), si legge “curriculum vitae non disponibile”.
Leggendolo (Repubblica ne è entrata in possesso), si capisce, forse, il motivo di tanta riservatezza: Ronghi (190 mila euro l’anno, dipendente dell’azienda trasporti di Napoli), non possiede i requisiti previsti dall’articolo 10 del regolamento regionale 1/2002. Non è laureato, ha la “maturità tecnico commerciale”.
Non ha mai fatto il dirigente nel pubblico o nel privato, ad eccezione di una esperienza da dirigente, quando aveva appena 20 anni, nella società “Ro. An. di Melito” di cui non c’è traccia da nessuna parte.
Gli altri suoi titoli sono una lunga militanza nel sindacato Cisnal e Ugl (quello della Polverini), e tre mandati da consigliere regionale in Campania.
Inutile dire che sindacato e consiglio regionale non sono nè pubblica amministrazione, nè settore privato.
Alla Regione Lazio è stata assunta anche la sua fidanzata, Gabriella Peluso, 120mila euro l’anno. “Di lei – ha spiegato Ronghi – ho piena fiducia”.
Discorso simile riguarda Zoroddu: lui è laureato, ma non presenta alcuna esperienza da dirigente, a parte, ovviamente, la carriera Cisnal-Ugl dal 1994.
Per Marra, ex ufficiale della gdf, ex capo dipartimento casa della giunta Alemanno, il discorso è più complesso.
Nonostante quattro lauree e un curriculum di 12 pagine, secondo la commissione che ha esaminato i titoli dei 22 candidati esterni (i 180 dirigenti regionali erano stati messi fuori gioco da un cavillo del bando), quindici candidati avevano requisiti migliori. Marra non aveva alcuna “capacità specifica relativa alle competenze proprie della struttura da assegnare” (direzione Personale), come “l’esperienza di gestione delle risorse umane”.
Il Tar ha annullato due volte la sua nomina, ma la Polverini l’ha nominato direttore in regime di prorogatio fino a domani.
Alberto Custodero
(da “La Repubblica“)
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
DAL PICCOLO SINDACATO AL MIRACOLO ELETTORALE
Più che dimettersi, Renata Polverini si è consumata nell’incendio del suo potere e quindi anche a causa del fuoco alimentato dal suo stesso personaggio.
Perchè la politica mediatica vive di fiamme e di fumo – con il che un’intera classe dirigente appare in via soffocamento e carbonizzazione.
Così adesso è quasi inutile sforzarsi di riconoscere nella cenere ciò che aveva fatto di lei, ex ragazza della Magliana, Cenerentola di un sindacatino quasi inesistente, poi principessa dei talk-show, la Regina del Lazio.
E per giunta dopo una specie di miracolo elettorale, «perchè i miracoli sono possibili» annunciava lei e il gruppo cattolico tradizionalista di Lepanto, sulla scorta di un fervido rosario anti-Bonino, aveva addirittura individuato nella Madonna del pozzo di Sant’Andrea delle Fratte la sacra icona della vittoria polveriniana.
Chissà oggi a quale (ulteriore) Madonna si potrebbe far risalire la responsabilità di queste dimissioni che di colpo oscurano le obiettive virtù della ex governatrice: simpatia, cioè spontaneità comunicativa, ed energia, cuore, prodigiosa attitudine a farsi sentire «con te» (il suo slogan) a figurare una del popolo, l’«una come tutti» dei manuali di marketing applicato alla corsa elettorale.
Che corsa! Ma quanto terribilmente invecchiati ora, quei ricordi: lei che a Corviale indossa i guantoni da boxe, lei sulla biga elettrica, lei sotto un enorme crocifisso, lei che durante un comizio a un certo punto si era tolta la maglietta per indossarne una di propaganda, restando con il body, tra gli applausi.
Una sera Berlusconi, che non sempre è un signore, le disse in pubblico qualcosa del tipo: «Ma lo sai che non sei male?».
Polverini anche allora piaceva parecchio alla sinistra, ma almeno alle donne di quella parte dispiacque che al comizio di chiusura fosse rimasta in silenzio quando il Cavaliere le aveva tributato il solito numeraccio sullo jus primae noctis, e insomma: che cosa non si fa per farsi votare!
Polverini era in effetti una creatura di Fini, che però al momento della verità se ne era del tutto disinteressato; al contrario di Berlusconi, che adora forgiare le vite delle persone che gli sono simpatiche.
Ecco, la ragioniera Polverini, entrata alla Cisnal come centralinista e nel giro di quattro-cinque anni divenuta segretaria generale, era senza dubbio una di queste persone, e perciò si era generosamente speso per lei, fino a farla vincere.
Come in altre occasioni, l’esito sembrava una favola.
«Quando la mattina mi guardo allo specchio per pettinarmi confessava lei – mi guardo e dico: sei la presidente del Lazio! ».
E aggiungeva, almeno nella versione ufficiale: «Non ci si crede!».
La lectio più autentica sarebbe: «Non ce se po’ crede!». Polverini infatti, oltre a praticare una certa modestia allora solo in parte auto-promozionale, non sorveglia il suo accento, anche ieri gli è scappato «mejo», «vojo» e anche «sordi».
E’ parte della sua autenticità .
Ma da che mondo è mondo, gli specchi sono molto pericolosi.
Perchè l’auto-riflessione richiede costosi parrucchieri, vestiti di lusso, espressioni non sempre sincere e soprattutto aiutano a montarsi la testa.
E poi, come ampiamente capito da chi non coltiva la vanità , una cosa è vincere le elezioni, altra cosa è governare.
E qui, proprio qui, esattamente qui cadde l’asinello di Poverini che invece, figlia di questo tempo di apparenze, pensava che l’amministrazione coincidesse con la bella figura, la bella immagine, il protagonismo, la visibilità , gli abitucci sempre più pensati, i ristoranti alla moda, i servi, pure alla moda, i salotti, la prima al cinema e al teatro, il festival, il red carpet, la festa, la mondanità , il Cafonal e via dicendo.
Intanto la sanità , che dipende dalla regione, faceva sempre più pietà , per non dire schifo; e le cose serie dell’amministrazione, quelle noiose e complicate da spiegare, rimanevano lì, anzi peggioravano, come il bilancio; e i politicanti del Pdl scalpitavano; e lei furbamente, vista la malaparata di Berlusconi, si rendeva autonoma, arruolava gente, si faceva la fondazione e per festeggiare il primo anno – che francamente è un po’ poco – prenotava Villa Miani per una gran festa.
A ripensarci nel giorno in cui baldanzosamente e con la dovuta claque ha reso noto di sentire il suo incarico come una gabbia, si è colti da un potente scetticismo dinanzi a questa pretesa liberazione.
Il sospetto, per dirla tutta, è che nel gioco demoniaco del potere lei ci fosse caduta con tutte le scarpe, come si dice; e che per far scintillare ancora di più la sua figura nemmeno aveva dovuto mettere da parte il suo carattere, le sue debolezze, le sue passioni: Hitchcock, la carbonara, il solito Battisti, i giubbotti un po’ coatti, i piedi gonfi, le salvifiche ciavatte, l’amore grandissimo per la madre, la gomma americana.
Solo che quando doveva togliersela di bocca per andare incontro alle telecamere, c’era una assistente della governatrice che apriva il palmo della mano e, tìc, la buttava dentro il cestino.
E così piano piano, anzi forte forte, continuava a stagliarsi sulla scena pubblica un indefesso, costrittivo, forse inevitabile e straniante espressionismo.
Alla festona di Ulisse, sia pure in borghese, e alla Via Crucis di Lourdes, con l’imitatrice alla mensa regionale, nelle pubblicità istituzionali sugli autobus, dentro presepe napoletano, al Gay village, con i sorcini di Renato Zero, nelle baracche di Auschwitz, leggerezza e piombo, primavera e neve, allegria e dramma, la Todini e i piccoli rom, insomma tutto e il contrario di tutto pur di esserci, figurare, farsi accettare come governante capace, fattiva, di cuore.
Il punto è che nel carnevale elettorale il «popolo» si beve quasi tutto, ma poi gli utenti molto meno, anzi per niente, e se la crisi economica comincia davvero a mordere ecco che il regime del «personaggismo» prima suscita nausea, poi rabbia, poi ti saluto e buonanotte al secchio.
E se tanto tanto i cittadini del Lazio erano disposti a comprendere che la loro presidentessa aiutava Califano in difficoltà , beh, quando la videro che con entusiasmo degno di ben altra causa si precipitava a imboccare Bossi, e a sua volta essere imboccata; quando seppero che trovava il tempo di salpare con i «Tevere rangers» («Salutatemi i tunisini!»), o la videro raggiungere in elicottero Rieti, «cuore piccante d’Italia», o lessero che Polverini aveva vietato Facebbok agli impiegati della regione, beh, è ovvio che si andavano allineando tutte le condizioni per sperare che si levasse al più presto di torno, quella lì seguitava a farsi bella in televisione.
Così va il mondo, non solo in politica.
Il potere è una bestiaccia che ti fa pure ammalare.
Un giorno tentarono di entrarle in casa; poi ci riprovarono. Un altro giorno arrivò in ufficio e scoprì che le avevano messo tre pulci e una micro-telecamera.
Hai voglia a proclamarsi «Meglio bulla che nulla»; hai voglia a fare la bulla nei comizi con le «zecche» che dovevano farsi «una cazzo di ragione » della democrazia.
Tutto in realtà si faceva scivoloso, avvolgente, scuro, crudele.
Era la vendetta dell’immagine, dei lustrini, della forma, dei salottini tv.
Il telepopulismo che prendeva a puzzare di bruciato, l’autombustione del sistema degli spettacoli e di una classe dirigente che nemmeno si accorge di aver preso fuoco.
E tra il fumo e la cenere non c’è più nemmeno da rovistare, perchè di perle non ce n’è più, anzi forse nemmeno ce ne sono mai state.
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica”)
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
“HO PIU’ SOLDI DI ALTRI, UN’INGIUSTIZIA”
Non cerca nemmeno di negare (non può).
Ma invece di tacere esterna di continuo tra accuse, mezzi pentimenti e strafottenza
Un po’ è la maschera contemporanea della cafonaggine bipartisan, del latrocinio eretto a sistema, dello sbafo divenuto stile di vita.
Un po’ è l’ultimo frutto di quel rimasuglio di fascismo che trova sempre concime («Il mio vero soprannome non è Er Batman. Me chiamano Er Federale. Er Federale de Anagni»).
Ma Francone Fiorito è anche l’ultima versione di una figura eterna della vita italiana, un tempo confinata nell’avanspettacolo e oggi tracimata nella politica: l’Impunito
La linea la dà l’avvocato Taormina: «Fiorito è il meno peggio».
Il suo assistito non nega gli addebiti. Si trincera dietro una formula studiata ad arte: «Se ho sbagliato, pagherò».
Si dice pronto a restituire il maltolto. Nel frattempo, accusa tutti gli altri. E straripa letteralmente dallo schermo.
Lascia trapelare che Renata Polverini sapeva tutto. Poi va a Porta a Porta e fa retromarcia: «Non ho mai parlato della Polverini. E non ho accusato i colleghi».
Quindi si reca in Procura a consegnare un dossier pieno di accuse ai colleghi, compreso il preventivo da 48 mila euro per la festa dell’Ulisse de noantri, il consigliere De Romanis. Dopodichè va a La7 e insinua il dubbio: «Chi l’ha detto che la festa l’ha pagata con i soldi suoi? Andate a controllare i bilanci di un’associazione che si chiama Gippe», che non è un fuoristrada romanesco ma l’acronimo di Giovani del Ppe.
Intervistato dalla Zanzara, avverte il segretario del partito: «Alfano non mi può cacciare». Richiesto di una parola definitiva, dichiara a Tgcom24: «Diciamo che nel Pdl ci sono colleghi con pendenze più grandi delle mie».
Mai sazio di tv, ieri sera sbarcava a Mediaset, per una litigata a «Quinta colonna» con l’on. Ravetto e un confronto con la piazza inferocita («Ahò, che te sei magnato co’ li sordi nostri?»).
L’Impunito non cerca di negare. Difficilmente potrebbe.
Ma, anzichè chiudersi in un dignitoso riserbo e spiegare tutto ai magistrati, Fiorito esterna di continuo alternando pentimenti e rivendicazioni, esibendo atteggiamenti ora penitenziali ora strafottenti.
«È vergognoso che noi utilizziamo somme del genere».
In effetti neppure nei mesi più neri di Tangentopoli si era sentito di un Suv comprato con i soldi del partito. «Ma dire che ho rubato è una falsità assoluta!».
Lei prende uno stipendio superiore a quello del presidente della Repubblica? «Sì, purtroppo è così».
E ancora: «Sento di avere molti più soldi di altre persone, questo è ingiusto in un momento critico per il Paese».
Eppure, «contro di me c’è una congiura!».
Dopo aver capito i meccanismi della politica degenerata, Fiorito si è impadronito rapidamente di quelli del suo specchio deformante, l’informazione. Ormai non si nega a nessuno.
Ai cronisti che vanno a trovarlo nel suo feudo spiega che non può dare interviste, ma scenderà «a salutare» (e a mandare messaggi: «Autorizzavo le spese dei singoli consiglieri, ho tutte le carte e spero che la Procura me le chieda»).
In tv provoca gli altri consiglieri: «Io sicuramente ho finanziato la loro associazione, e se ora De Romanis ci telefona in diretta lo saluteremo!».
Nel clima da revival della classicità cita la più raffinata opera di Terenzio, l’Heautontimorumenos: «Battistoni è il punitore di se stesso».
Si vanta di aver introdotto le ostriche in Ciociaria. Fa circolare altre battute magari apocrife.
E finisce per diventare il personaggio del momento.
Bersaglio dell’invettiva popolare, punching-ball per le frustrazioni di un tempo tra i più neri della vita pubblica italiana, simbolo di malcostume; ma anche oggetto di un culto sguaiato e sinistro da parte di tanti che nel suo appetito riconoscono il proprio, che nella villa nel parco del Circeo con vista su Ponza e Palmarola vedono la gigantografia del proprio piccolo abuso edilizio, e che magari partecipano alla tavola dei tanti Fiorito d’Italia: perchè gli aperitivi e i pranzi e le cene da migliaia di euro avranno pure i loro commensali. E infatti l’Impunito dichiara con orgoglio: «Non ho perso nessuna delle mie ventisettemila preferenze!».
Diventano un cult pure le sue vacanze, spunta il video di un viaggio vanziniano a San Pietroburgo con la fidanzata Samantha detta Sissi, e lui è sempre disponibile a dirsi contrito: «Il soggiorno da ventinove mila euro in Sardegna è stato un vero schiaffo alla miseria. Di questo sono reo confesso».
E l’attico in via Margutta dell’Istituto pubblico assistenza e beneficienza?
«Ma se pago quattromila euro al mese a tutto vantaggio dei ciechi!».
E l’appartamento dietro piazza di Spagna affittato a prezzo amatoriale dall’Accademia di San Luca, i 735 mila euro prelevati dai conti del Pdl, i 38 bonifici in un giorno?
«Io non sono un ladro. Diciamo che ho gestito una mole di denaro non dignitosa con leggerezza. Ma alla festa di De Romanis l’unico assente ero io!».
E dopo tutto questo intende fare ancora politica?
«Assolutamente sì. Ne uscirò pulito e anzi qualcuno mi dovrà chiedere scusa».
Aldo Cazzullo
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
SI VA VERSO LA CAMPAGNA ELETTORALE, IL PD LANCIA GASBARRA, REBUS UDC
Dopo le dimissioni di Renata Polverini, per indire le elezioni per la nuova giunta della Regione Lazio c’è tempo 90 giorni.
La legge regionale numero 2 del 2005 recita: «Nei casi di scioglimento del Consiglio regionale, previsti dall’articolo 19, comma 4, dello Statuto, si procede all’indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione entro tre mesi».
E poi precisa: «Le elezioni sono indette con decreto del Presidente della Regione».
La data delle elezioni deve essere quindi fissata dopo un minimo di 45 giorni.
Nella legge nazionale numero 108 del 1968 (‘Norme per l’elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto normalè) si afferma infatti che «i sindaci dei comuni della regione ne danno notizia agli elettori con apposito manifesto che deve essere affisso quarantacinque giorni prima della data stabilita per le elezioni».
Ma la prassi ha avuto anche tempi più lunghi: dopo le dimissioni da governatore di Piero Marrazzo, le elezioni furono indette con decreto il 26 gennaio 2010 e poi si sono tenute il 28 e 29 marzo 2010, circa due mesi dopo.
Nello statuto regionale del Lazio si stabilisce anche che «le dimissioni volontarie, la rimozione, la decadenza, l’impedimento permanente e la morte del Presidente della Regione comportano le dimissioni della Giunta regionale e lo scioglimento del Consiglio regionale. L’esistenza di una causa di cessazione della carica di Presidente della Regione, fatta salva l’ipotesi della rimozione nonchè dello scioglimento del Consiglio ai sensi dell’articolo 126 comma 1 della Costituzione è dichiarata con proprio decreto dal presidente del Consiglio regionale».
Dunque Renata Polverini, secondo la prassi, dovrebbe dare comunicazione delle sue dimissioni al presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, a cui spetterebbe l’ufficializzazione con decreto dello scioglimento del Consiglio.
Poi, come stabilisce sempre lo statuto, la giunta dimissionaria «resta in carica presieduta dal presidente della Regione ovvero dal vicepresidente nei casi di rimozione, decadenza, impedimento permanente e morte del presidente, limitatamente all’ordinaria amministrazione, fino alla proclamazione del presidente della Regione neoeletto».
Con le dimissioni di Renata Polverini la campagna elettorale è ai nastri di partenza.
Più che dalle primarie insomma il Pd nel Lazio è stato spinto ad accelerare la sua strategia dall’inchiesta sui fondi Pdl.
La corsa in Campidoglio tra Nicola Zingaretti e Gianni Alemanno si vincerà ora anche in tandem alla sfida per la Regione.
Una Regione Lazio che ormai suona quasi come una maledizione (tre governatori bruciati da diverse inchieste) e che per il Pd dovrebbe vedere la candidatura di Enrico Gasbarra, gia presidente della Provincia di Roma e segretario regionale.
Del resto a spingere sull’acceleratore delle dimissioni sono stati proprio loro due, Zingaretti e Gasbarra, dopo il “la” dato dal primo sul twitter «tutti a casa».
E così in due giorni la parola d’ordine è diventata «via dalla Pisana», l’aula consiliare che Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl indagato per peculato, ha dipinto ai pm romani come una sorta di Eldorado popolata da consiglieri dediti alla corsa all’oro.
Una decisione etica sicuramente ma anche elettorale per smarcarsi nettamente da una «storiaccia».
Decisivo per le dimissioni è stato anche Casini che ha detto «ora la parola ai cittadini».
La grande partita a Roma è l’alleanza con l’Udc e il caso Polverini ha permesso al Pd romano di testare la «tenuta» del possibile alleato o almeno la possibilità di trovare alcune convergenze con il partito di Casini corteggiato anche da Alemanno.
Se infatti alla Regione l’Udc era in maggioranza, in Campidoglio è all’opposizione e il sindaco più di una volta aveva “sognato” politicamente una giunta più ampia sul «modello Polverini». Rimpasto mai arrivato.
Ora la sfida si annuncia durissima e sul doppio terreno Comune-Regione.
E l’Udc potrebbe veramente fare la differenza.
Alla fine infatti oggi ha incassato i «grazie» di tutti.
Della dimissionaria Renata Polverini, «mi è stato vicino fino all’ultimo».
E del capogruppo Pd alla Regione Esterino Montino: «La fine di questa brutta pagina è stata raggiunta anche grazie al comportamento responsabile dell’Udc».
Il corteggiamento è appena iniziato.
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Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
ALFANO PARLA DI “SCELTA DI DIGNITA’”, BERSANI LA INVITA A “NON FARE LA GIOVANNA D’ARCO”… PER RENZI “DOVEVA DIMETTERSI SUBITO”, D’ALEMA PARLA DI “VITTORIA DELL’OPPOSIZIONE”, PER CICCHITTO “DAL PD SOLO SPECULAZIONI”, STORACE SONO “UNA BANDA DI CACASOTTO”
E’ passata più di mezz’ora quando giunge il primo commento di un leader di partito
alla notizia delle dimissioni di Renata Polverini da governatrice della Regione Lazio.
Si tratta di Angelino Alfano, segretario politico di quel Pdl che ha sostenuto la maggioranza della Polverini, ma l’ha anche trascinata nel fango con la disinvolta gestione dei fondi pubblici nelle disponibilità del gruppo consiliare.
“Renata Polverini – afferma Alfano – ha compiuto una scelta di grande dignità e di grande responsabilità , nonostante lei non abbia compiuto alcun atto nè immorale nè illegale e anzi abbia impresso un’accelerazione al percorso di riforma della Regione Lazio. Ha sfiduciato un Consiglio regionale che mai avrebbe potuto assicurarle la prosecuzione nel cammino intrapreso e che, in alcune sue mortificanti individualità , aveva tinteggiato la politica del peggiore colore possibile”.
“E’ questo il motivo – aggiunge il segretario del Pdl – per il quale anche oggi alle 13, quando ce lo ha comunicato, non abbiamo provato a trattenerla ma le abbiamo detto che le saremmo stati accanto qualunque fosse stata la decisione a lei suggerita dalla propria coscienza e dalla propria responsabilità “.
“Mi pare che la situazione sia arrivata a un punto insostenibile, credo che la Polverini stessa abbia fatto un gesto che va comunque sottolineato” riconosce il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Che però aggiunge: “Ora non faccia la Giovanna d’Arco”.
Piuttosto, per Bersani la vicenda pone l’urgenza dell’adozione di “nuove regole”. “Se siamo arrivati a una situazione di quel tipo è anche perchè c’è stata una gestione di tutta quanta la vicenda che ha coinvolto il Pdl e non solo. Queste cose non possono succedere, bisogna mettere regole nuove”.
A Roma per la sua manifestazione elettorale, Matteo Renzi, ospite di Porta a Porta, non riconosce alla Polverini “nessun gesto eroico. Le dimissioni andavano date subito. Spero che il Pd faccia primarie per chi governerà la Regione e spero che sia il Pd a governare il Lazio”. “Porto con me sul camper un obiettivo: il freedom of information act – aggiunge Renzi – Tutti devono sapere come vengono spesi i soldi mettendo i conti e le ricevute online”.
Molta amarezza nelle parole di Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione Lazio e leader dell’Udc laziale, a cui Renata Polverini ha riconosciuto lealtà e sostegno.
Ai microfoni di Rainews 24, l’esponente Udc afferma che non sono state le parole del cardinale Bagnasco nè “il mio partito a invitarla a dimettersi”.
“La sua decisione era già presa da tempo – spiega Ciocchetti -. Abbiamo condiviso tutto con lei fino alla fine, anche la scelta finale”.
Polverini sapeva o meno dell’uso dei fondi?
“Il Consiglio regionale del Lazio dal 2003 è autonomo, la Giunta non ha alcuna competenza sulle decisioni del Consiglio. È come dire che se domani c’è uno scandalo alla Camera o al Senato è colpa di Monti”. Eppure è stato proprio il leader dell’Udc Casini, con la sua dichiarazione al Tg3, a far scendere il sipario sulla giunta Polverini.
Nota del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa.”Apprezziamo la scelta di buonsenso della presidente Polverini di fronte a una situazione che si era resa insostenibile. L’Udc ha partecipato con grande impegno e lealtà al lavoro della sua giunta, che in questi anni ha fatto cose importanti per i cittadini del Lazio”.
“Una banda di cacasotto si fa soggiogare dalla propaganda. Ridicolo”.
E quanto dichiara Francesco Storace, capogruppo de La Destra in Regione Lazio, ringraziato per il sostegno da Renata Polverini (“ha sofferto più di altri per questa decisione perchè gli sembrava ingiusto andare via senza aver fatto nulla”, ha raccontato l’ormai ex governatrice). Poi, in diretta a Tgcom24, Storace aggiunge: “Renata Polverini è stata una protagonista di una bella stagione politica. E’ una risorsa per la politica. Ci sono i malfattori del Lazio che si rubano i soldi di partito e poi quelli di tutt’Italia che prendono le tangenti, ma lì nessuno si dimette”.
Massimo D’Alema, ospite a Otto e Mezzo su La7: “Le dimissioni di Polverini sono un atto dovuto, un successo dell’opposizione che le ha chieste e un segno del fallimento del centrodestra. I fatti che le hanno generate richiedono una riflessione seria da parte di tutti i partiti”.
Alla lettura di D’alema non ci sta Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: “Vanno respinte nel modo più netto le speculazioni che sta facendo il Pd sulla vicenda, visto che ha condiviso tutte le decisioni assunte in materia di contributi ai gruppi prese sia nell’ufficio di Presidenza sia nella commissione bilancio per cui l’ipocrisia e la doppiezza costituiscono il tratto distintivo del comportamento del Pd in tutta questa vicenda”.
Per Ignazio La Russa, “dal punto di vista del Pdl, Polverini ha dato una lezione a tutti”. In un’intervista a Sky Tg24, il coordinatore del Pdl sottolinea che la governatrice ha fatto “benissimo” a separare il proprio ruolo da chi “come Idv e Pd, ha pensato di speculare minacciando dimissioni”, mentre tutti usufruivano di fondi “che erano sbagliati nella loro entità ” e venivano dati “senza controlli”.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ieri chiedeva un “azzeramento” nel centrodestra, dopo le dimissioni della Polverini invoca, “dopo tante settimane amare” uno sforzo di tutti “per una nuova stagione della politica. Non solo il centrodestra ma tutta la politica italiana”.
E ribadisce che “le dimissioni di Renata Polverini sono l’epilogo inaccettabile di una bruttissima vicenda.
Un Presidente di Regione, eletto dal popolo, senza neppure un avviso di garanzia, viene costretto a dimettersi dalle faide interne di partiti e da un’opposizione che, ancora una volta, ha dimostrato tutta la sua ipocrisia nello strumentalizzare una vicenda su cui il Presidente della Regione non ha responsabilità “.
“Bene ha fatto Renata Polverini a dimettersi. Questo è solo l’inizio” afferma Daniela Santanchè del Pdl.
Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia ed ex sindaco di Roma, via twitter: “Ben al di là delle doverose dimissioni della Polverini, è ormai in discussione l’idea stessa di questo regionalismo-devolution, che ha tradito l’idea dei costituenti, è andato fuori controllo e va superato”.
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Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
DIMISSIONI IRREVOCABILI PER LA POLVERINI: “PERSONAGGI DA OPERETTA HANNO FATTO COSE RACCAPRICCIANTI”….” E DA DOMANI LE RACCONTERO’ TUTTE”
Travolta dallo scandalo dei fondi Pdl, Renata Polverini lascia prima di essere sfiduciata: «Comunico ciò che ho detto ieri a Napolitano e poi a Monti: le mie dimissioni irrevocabili da presidente della Regione Lazio».
Sono le 20 quando la governatrice si presenta in conferenza stampa.
Difende l’azione della Giunta: «Con il blocco della mia azione riformatrice ci saranno gravi ripercussioni sul Paese: abbiamo fatto 5 miliardi di tagli perchè lo volevamo e perchè abbiamo avuto come effetto il dimezzamento del disavanzo sanitario portandolo a 700 milioni».
E attacca il Consiglio regionale «indegno».
Non mi hanno lasciato lavorare, è la linea della presidente dimissionaria: «La Regione Lazio di Renata Polverini ha lo stesso rating del governo Monti, ce lo hanno comunicato venerdì durante il consiglio sui tagli».
Polverini è furiosa: «Ho interrotto il cammino di un consiglio non più degno di rappresentare il Lazio: questi signori li mando a casa io».
«Arriviamo qui puliti: mai avrei immaginato che con quelle ingenti risorse tutti, nessuno escluso, facessero spese sconsiderate ed esose», ha detto.
Vado via a testa alta – dice in conferenza stampa – non so se altri potranno a fare lo stesso. Me ne vado avendo azzerato i fondi dei gruppi regionali. Voglio vedere se chiunque verrà farà lo stesso».
La governatrice è furente con i consiglieri regionali.
«Io continuerò a fare politica, con questi non ho nulla a che fare».
«Stessero sereni questi signori perchè domani potranno fare politica se si ricordano come si fa».
Polverini lancia anche un duro avvertimento: «Da domani ciò che ho visto lo dirò. Le ostriche viaggiavano comodamente già nella giunta di me, quindi io non ci sto, non ci sto alle similitudini e nessuno si permetta di dire una parola su me e i miei collaboratori».
Polverini parla di «personaggi da operetta che non era accettabile mantenere in un luogo prestigioso come il consiglio regionale, hanno fatto cose raccapriccianti».
La decisione di dimettersi è maturata dopo gli sviluppi che rendono concreto il raggiungimento dei 36 consiglieri dimissionari, con l’Udc che ha annunciato alla Presidente della Regione l’intenzione di ritirare la fiducia dei suoi consiglieri, quello di Fli si è dimesso e quello dell’Api ha dato la sua disponibilità .
Casini e Cesa avevano convocato per domani l’ufficio politico del partito al quale parteciperanno i sei consiglieri regionali del Lazio dell’Udc per convincerli convincerli a dimettersi, seguendo l’esempio dei loro collegi dell’opposizione.
Non ce n’è stato bisogno.
La governatrice lascia e il consiglio decade. «Io credo che dopo il marcio che è emerso, dopo la cupola che ha fatto venire fuori uno schifo, la cosa migliore, ma è la mia opinione e potrò andare in maggioranza o minoranza è che bisogna restituire parola ai cittadini», ha commentato il leader dell’Udc al Tg3.
La governatrice del Lazio aveva incontrato oggi il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano.
Presenti al confronto, durato circa quaranta minuti, anche Gianni Letta, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Lupi. Letta ha lasciato la riunione dopo una ventina di minuti.
Dentro, Alfano avrebbe cercato di convincere la governatrice ad andare avanti, portando a casa quanto meno il taglio dei fondi deciso in Consiglio regionale.
Polverini però è andata avanti per la sua strada.
Resta da capire il ruolo di Silvio Berlusconi: probabile che la sua moral suasion su Polverini non abbia sortito i risultati sperati.
(da “La Stampa”)
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