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POLVERINI VERSO L’ADDIO: CASINI CONVOCA I CONSIGLIERI UDC PER CONVINCERLI A DIMETTERSI

Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LA GOVERNATRICE ANTICIPA AD ALFANO LA SUA VOLONTA’ DI DIMETTERSI: “NON CI STO A FARMI SPARARE   ADDOSSO PER COLPE CHE NON HO”… IL SEGRETARIO PDL PRENDE TEMPO MA LA SITUAZIONE ORMAI STA PRECIPITANDO

Casini e Cesa hanno convocato per domani mattina alle 11 i sei consiglieri regionali del Lazio dell’Udc per convincerli a dimettersi, seguendo l’esempio dei loro collegi dell’opposizione.
I centristi della Pisana, che fanno parte della maggioranza, finora hanno resistito e a dar voce a questa resistenza è stato soprattutto il vicepresidente del Consiglio Ciocchietti, il quale ha più volte ironizzato sull’improvviso risveglio moralista del Pd che con il segretario regionale e Gasbarra e il capogruppo Montino hanno dato il via alle danze delle dimissioni.
In un primo momento Casini aveva coperto formalmente la posizione dei suo gruppo alla Pisana, ma ora ha capito che non si può più attendere, che la situazione si sta deteriorando sempre di più: che insomma non vuole rimanere a portare la croce con il Pdl e i Fiorito, perchè c’è il rischio di far finire l’Udc sotto le macerie del Laziogate diventato un boato nazionale.
E questo a poche settimane dalle elezioni regionali in Sicilia e a pochi mesi dalle politiche.
Tra l’altro Casini aveva suggeruito alla Polverini di dimettersi un minuto dopo l’approvazione, la settimana scorsa, di 22 milioni di tagli alla spesa da parte del Consiglio regionale.
La riunione che hanno convocato Casini e Cesa potrebbe essere la mossa che può scrivere la parola fine al capitolo Lazio.
Sempre che i capi dell’Udc nazionale riescano a convincere i consiglieri regionali. Entro oggi si saprà  tutto.
“La misura è colma. Non ci sto a farmi sparare addosso, a farmi umiliare, per colpe che non ho”. Renata Polverini è al capolinea.
E lo avrebbe detto chiaro e tondo, secondo quanto raccontano fonti del Pdl, al segretario del partito Angelino Alfano.
Quello che, nelle intenzioni dell’ex Guardasigilli sarebbe dovuto essere un chiarimento, il primo faccia a faccia dopo giorni caldissimi, è invece stato uno sfogo amaro e risentito dalla governatrice del Lazio.

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ECCO LA PROVA CHE TUTTI I PARTITI ERANO D’ACCORDO : ANCHE PD E IDV AVEVANO VOTATO A FAVORE PER PASSARE DA 1 A 14 MILIARDI

Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

IN REGIONE LAZIO DELIBERE-SCANDALO APPROVATE ALL’UNANIMITA’

Le erogazioni ai gruppi politici della Regione Lazio sono lievitate senza che fosse fornita alcuna giustificazione specifica.
Le decisioni dell’ufficio di presidenza, poi ratificate dal consiglio regionale – che hanno consentito di passare da un milione di stanziamento ratificato il 26 gennaio 2010 (la giunta all’epoca è guidata dal centrosinistra) ai 14 milioni dell’8 novembre 2011 – sono sempre state motivate con una generica esigenza di denaro.
E adesso pure su questo si stanno effettuando controlli.
La legge prevede infatti che si specifichino i motivi delle variazioni di bilancio, soprattutto se i fondi devono essere sottratti ad altre «voci».
Nonostante la norma fissi criteri precisi per la gestione dei soldi pubblici, le delibere che determinavano i nuovi stanziamenti sono sempre passate all’unanimità , vale a dire con il consenso di maggioranza e opposizione.
«Il presidente Mario Abbruzzese decideva d’accordo con il segretario generale Nazzareno Cecinelli e tutti votavano senza effettuare alcuna obiezione o verifica», ha raccontato durante il suo interrogatorio della scorsa settimana l’ex capogruppo Franco Fiorito, ora indagato per peculato.
A dimostrarlo ci sono adesso le copie degli atti acquisiti la scorsa settimana nella sede della Pisana dagli uomini del Nucleo Valutario per ordine dei magistrati.
IL VOTO ALL’UNANIMITA’
Il primo provvedimento preso dopo l’elezione della nuova giunta guidata da Renata Polverini risale al 14 dicembre 2010.
Il denaro messo a disposizione dei partiti viene aumentato fino a 5,5 milioni di euro.
Il 10 febbraio 2011 l’ufficio di presidenza decide all’unanimità  che quello stanziamento è congruo.
Cecinelli «vista» la pratica. Sono presenti Abbruzzese, il vicepresidente Raffaele D’Ambrosio dell’Udc, e i consiglieri Gianfranco Gatti della lista Polverini, Isabella Rauti del Pdl, Claudio Bucci dell’Idv.
Ma due mesi dopo, il 4 aprile, arriva una nota firmata dal funzionario Maurizio Stracuzzi che segnala come «la disponibilità  attuale del capitolo 5 non consente, nei prossimi mesi, di soddisfare le obbligazioni».
Non viene effettuata alcuna verifica ulteriore visto che in appena 24 ore si riunisce l’ufficio di presidenza e si determina uno stanziamento aggiuntivo di 3 milioni di euro. La composizione è identica a quella della precedente riunione.
E anche questa volta tutti sono d’accordo.
Il 19 luglio 2011 si segue la solita procedura.
A cambiare è solo la «formazione» dell’ufficio di presidenza. Assente D’Ambrosio, è presente l’altro vicepresidente: Bruno Astorre del Pd.
Ma il risultato è identico. Anche questa volta la «segnalazione» che le casse sono vuote arriva da Stracuzzi.
È stato lui, cinque giorni prima dell’incontro, a sottolineare la necessità  di disporre di altri 3 milioni. Detto, fatto.
Grazie alla sintonia che regna nell’ufficio di presidenza tutti i gruppi avranno i soldi in più.
GLI STANZIAMENTI PRENATALIZI
Si arriva così al 2 novembre 2011.
Stracuzzi usa la stessa formula generica per chiedere altri 2,5 milioni di euro. L’organismo guidato da Abbruzzese procede, senza sollecitare chiarimenti, sei giorni dopo.
Nella delibera numero 86 dell’8 novembre 2011 ci si limita a scrivere di «dover procedere per stanziamento da legge di bilancio di previsione esercizio 2011 non sufficiente come dimostra la lettera dell’ufficio preposto».
Anche questa volta non c’è D’Ambrosio e manca pure Rauti.
A ratificare la decisione ci pensano gli altri rappresentanti che votano per conto di Pdl, Pd, Udc e Idv.
Nelle casse dei gruppi arrivano dunque ulteriori fondi e proprio in quel periodo Fiorito comincia a disporre bonifici senza specificare nelle distinte il nome del destinatario e la causale.
Una girandola di accrediti che alla fine supera il milione e mezzo di euro.
Parte dei soldi è certamente finita nelle sue tasche. Ma il resto?
Era stato l’avvocato Carlo Taormina a sollecitare verifiche sulle procedure adottate dall’ufficio di presidenza «perchè è in quella sede che si decide la destinazione dei fondi pubblici e dunque, in caso di irregolarità , si commette peculato».
Ora anche la Corte dei Conti sta verificando se le procedure seguite nella distribuzione del denaro siano regolari o se le scelte effettuate nel corso degli ultimi due anni abbiano causato danni all’Erario.

Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera”)

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POLVERINI DA MONTI PER “INFORMARLO DELLA SITUAZIONE”, RIEMERGONO VOCI DI SUE DIMISSIONI

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA GOVERNATRICE “MOLTO PROVATA” HA CHIESTO UN PARERE AL PREMIER… ALEMANNO POCHE ORE PRIMA AVEVA PARLATO DELLA NECESSITA’ DI “AZZERARE IL CENTRODESTRA”… L’OPPOSIZIONE SI DIMETTE IN BLOCCO E SPERA NELL’UDC

Renata Polverini sarebbe di nuovo tentata dalle dimissioni. Lo scrive per prima l’agenzia Agi, che cita ambienti del Pdl.
La governatrice del Lazio ha incontrato il presidente Monti, in partenza per gli Stati Uniti, al quale ha chiesto un parere sulla vicenda.
Riserbo sulle intenzioni della governatrice: “Spetta a lei riferire sull’esito del colloquio”.
Renata Polverini viene descritta come “molto provata”, anche dopo l’ultimo colpo alla sua leadership, arrivato dal sindaco di Roma Alemanno, che ha dichiarato in serata: “Bisogna azzerare la leadership del centrodestra”.
Alle 23,20, la governatrice del Lazio ha rilasciato un comunicato: “Ho chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti, un breve incontro per informarlo della situazione che si è verificata in Regione; mi sembrava corretto farlo considerato che il Lazio è una realtà  certamente non marginale sotto il profilo economico e istituzionale del nostro Paese. Il colloquio è stato cordiale come sempre e ringrazio il Presidente per avermelo accordato”.
Altra brutta notizia per la Polverini, la raccolta di firme del Pd per arrivare allo scioglimento del Consiglio Regionale.
Anche Idv, Sel, Fds hanno detto sì. Tutti hanno rassegnato “le proprie dimissioni irrevocabili per lo scioglimento del Consiglio regionale”.
Prime crepe nella maggioranza: lascia anche il consigliere dell’Mpa, Pascucci e quello della Lista Civica, secondo quanto dichiara a Sky l’ormai ex capogruppo del Pd, Esterino Montino.
“L’Udc diventa a questo punto decisiva con i suoi sei consiglieri, so che c’è una discussione in corso”.
Servono 36 firme, e cioè la maggioranza più uno.
“Siamo a 29” dice.
“Non si può reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.
A far cadere le riserve dell’Udc sull’opportunità  di porre fine all’esperienza di governo regionale potrebbe essere anche la dura presa di posizione del cardinale Bagnasco.
Per tutta la giornata sono stati continui i contatti tra Casini e i suoi in Regione: le parole di Buttiglione, dunque, sebbene siano state pronunciate a titolo personale, rappresenterebbero il sentimento generale all’interno del partito di via Due Macelli.
Anche se c’è da convincere il vicepresidente del gruppo, Luciano Ciocchetti, per ora contrario.
Al compagno di partito Savino Pezzotta, che gli chiedeva esplicitamente di staccare la spina per tornare al voto, Casini ha testualmente risposto su twitter: “Correttezza impone che si decida con gli amici laziali. Pensando ai nostri elettori e all’Italia che vogliamo costruire”.
“Non credo che si possa reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.

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LA GRANDE ABBUFFATA A TAVOLA E LA REGIONE SALDA: 1400 EURO PER LE MOZZARELLE, CONTI DA 46.000 EURO

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA FORNITURA DI LATTICINI AVVOLTA NEL MISTERO: PAGATA DAL PDL, ORDINATA DA NON SI SA CHI… BATTISTONI FIRMAVA I RIMBORSI SENZA NULLA OBIETTARE

Le centodue le pagine che documentano due anni di movimenti in uscita dell’ormai famigerato conto Unicredit 0000401372093, “Gruppo Consiliare Popolo della libertà    –   via della Pisana 130”, il pozzo di san Patrizio da cui sono stati succhiati 5 milioni e 900 mila euro di “fondi destinati al funzionamento del Gruppo”, non sono soltanto la fotografia nitida della bulimia rapace di un uomo (Franco Fiorito) e di quanti nel partito quell’uomo beneficiava. Dell’irresistibile e sfacciata inclinazione all’attrippata, alla “robbabbella” a scrocco, come documentato in questi giorni.
In quelle carte è la prova di un metodo e di una prassi.
Quel “chiedo e ricevo” che, sostiene Fiorito, veniva normalmente scarabocchiato su un qualsiasi pezzo di carta, autorizzando i consiglieri, lui per primo, a rimborsi, e spesso ad anticipi, per contanti, assegni o bonifici, di spese della cui giustificazione nessuno avrebbe mai chiesto davvero ragione.
Fosse il partito, il consiglio regionale, l’ufficio di Presidenza dell’Assemblea, il Co.re.co.co (il Comitato di controllo).
La mozzarella per ignoti
Prendiamo quel che accade il 9 maggio di quest’anno.
Il conto Unicredit registra l’addebito di una carta di credito “Cirrus Maestro” che striscia alla cassa del “Caseificio Valleverde”, in via Casilina sud 373 (Roma), 1.380 euro in formaggi. Mozzarelle, verrebbe da dire.
O forse ricotte e caciottine.
Se fosse bufala, a 10, 12 euro al chilo, farebbe un quintale e mezzo di latticini.
Come che sia, una di quelle spese da sfamare un esercito.
Bene, per chi fosse tanta abbondanza non è dato sapere. Nè è dato sapere in che modo la “bufala” o il pecorino consenta il corretto funzionamento del gruppo Pdl alla Pisana.
Ma l’episodio, appunto, conferma la prassi per la quale ignota deve restare la mano che davvero ha usato denaro pubblico per riempirsi la pancia, arredarsi casa, o ricaricare il cellulare (in bollette per la telefonia mobile e fissa se ne vanno 76.856 euro).
46 mila euro in coperti fantasma
Non è diverso con i ristoranti.
Tra il maggio del 2010 e il luglio di quest’anno, dal mammellone Pdl dell’Unicredit vengono munti 46 mila 534 euro che finiscono in pranzi e cene in trenta diverse locande o taverne. Talvolta dal nome degno di questa storia (“Il covo del Brigante”, piuttosto che “lo Schiaffo”). Ed è – intendiamoci – una cifra per difetto.
Documentabile solo perchè quel denaro è stato accreditato a beneficio di ristoratori (nulla infatti impedisce di ipotizzare che altre occasioni conviviali siano state pagate in contanti). Ebbene, nelle causali che sul conto Unicredit accompagnano il saldo dei convivi, un’abile mano impedisce di offrire anche solo una traccia utile a risalire a chi del gruppo Pdl ne abbia goduto e con quali ospiti.
In due anni, soltanto in due occasioni, i pranzi e le cene presentano infatti costi “ragionevoli”, che lasciano intendere serate per due o tre, o quattro persone.
Ci sono tombole da 9.900 (“Pasqualino al Colosseo”), 8.800 (“Caffè Martini”), 2.501 (“Il Ritrovo” di Cori) o 1.501 euro (la pasticceria “Dolce maniera” in Prati, a Roma) in cui non solo non viene indicato il numero dei coperti, ma neppure, per quanto genericamente, la ragione della spesa.
Un format costante
La prassi di rendere irrintracciabili il chi e soprattutto il perchè dell’uso del denaro del gruppo è un format che si ripropone costante nei due anni documentati dalle 102 pagine di estratto conto.
Dunque non solo quando si deve dissimulare il piacere della gola, il gusto per il resort di charme (in alberghi se ne vanno 30.862 euro), per l’elettronica (5.018 euro) o l’arredamento di interni (50.990 ero).
Ma anche quando si deve dare conto delle sequenze di pagamento dei “collaboratori” e dei “consulenti” del gruppo, quale che sia il loro rapporto di lavoro (a progetto, piuttosto che a termine).
Ovvero le loro mansioni. O ancora le ragioni per le quali vengono pagati con scadenze che spesso non sembrano avere una sequenza logica: due volte in un mese, piuttosto che ogni trimestre.
E a ben vedere, la ragione di questo modo di procedere è semplice. Fiorito, evidentemente in pieno accordo con il suo gruppo, deve annodare in un’unica, e a prima vista inestricabile, matassa contabile le sue spese e quelle di tutti i suoi consiglieri.
Perchè lui, come i suoi compagni di partito, ha bisogno di sovrapporre i costi di ciò che è lecito con quelli di ciò che non lo è.
Non a caso, Fiorito accumula segretamente, quando esistono, quei pochi pezzi di carta con cui i suoi consiglieri mettono insieme i loro giustificativi di spesa.
Perchè quei pezzi di carta, come è accaduto, possano diventare la prova che sostenga una collettiva chiamata in correità .
Dando magari il dettaglio di una portata a una conto-briscola in un ristorante di pesce (è successo con le ostriche del consigliere Andrea Bernaudo).
I bonifici a pacchetto
Confondere, dunque. E ancora confondere. In nome del “chiedo e ricevo”.
O, nel caso di Fiorito, del “ho bisogno e prendo”.
Il conto Unicredit dimostra che l’ex capogruppo lo ha fatto fino alla fine.
E da un certo punto in poi (la primavera scorsa) in un crescendo. Ricorrendo, sempre più frequentemente, a “disposizioni di bonifico” a pacchetto per cifre importanti (40-50 mila euro a operazione).
Un sistema che avevamo già  incontrato nel caso Lusi.
Un banale accorgimento contabile che accorpa in un’unica voce di addebito sull’estratto conto operazioni di bonifico diverse, ma effettuate in uno stesso momento.
Di cui restano così coperti importi e beneficiari.
A scanso di ficcanaso.

Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)

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FIORITO: “NON SONO UN LADRO, NON VOLEVO ESSERE CAPOGRUPPO DI BAMBINI”

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

“POLVERINI HA FATTO BENE A NON LASCIARE, NON SO SE SAPESSE”… ”BATTISTONI, UNO CHE DENUNCIA UN COLLEGA PER SPESE CHE ANCHE LUI HA FATTO”…”LA FESTA? CHE L’ABBIA PAGATA DE ROMANIS LO DITE VOI”

Dopo essere stato ospite di Bruno Vespa, assieme al suo avvocato Carlo Taormina, Franco Fiorito interviene anche a In onda, su La7, sempre accompagnato dal legale, per ribadire la sua posizione.
La sua gestione del denaro pubblico messo a disposizione del Pdl laziale potrà  anche essere stata “leggera e impropria”, ma “non sono un ladro”.
L’ex capogruppo al Consiglio Regionale del Lazio è indagato per peculato.
“Non sono un ladro, assolutamente no – si difende Fiorito -. Ho gestito una mole di denaro, così come i miei colleghi. Mi accuseranno di averlo mal gestito. Ma non ho mai rubato. E si scoprirà  che non sono un ladro. E, a giudicare dalla vicinanza degli amici e di chi condivide la mia attività  politica, non ho perso nessun voto”.
Taormina: “Il peculato è dell’ufficio di presidenza”.
Interviene Carlo Taormina. “Al Consiglio Regionale del Lazio – spiega il difensore di Fiorito – esiste un ufficio di presidenza che stabilisce che 20 milioni di euro l’anno vadano spartiti tra i gruppi. Il vero peculato è quello dell’ufficio di presidenza, guidato dal presidente Abbruzzese e in cui sono rappresentati tutti i partiti”.
“Festa, respinsi preventivo da 48mila euro”.
Quanto all’ormai celebre “toga party”, Fiorito non ci sta: “Sono l’unico a non esserci andato” e che a pagarlo   “con soldi suoi” sia stato il consigliere regionale Carlo De Romanis “lo dite voi”.
“Vada a controllare i bilanci di un’associazione che si chiama ‘Amici dei giovani del Ppe’ e veda come hanno speso i soldi” rincara l’ex capogruppo Pdl, che poi ammette: “Io sicuramente ho finanziato quell’associazione e sono sicuro di quello che dico” e se in studio “ci chiamerà  De Romanis lo saluteremo”.
Per quella festa, aggiunge Fiorito, “che all’inizio doveva tenersi a Cinecittà , mi era arrivato un preventivo di 48mila euro proprio dagli studi, che io ho respinto. E’ la stessa festa che andava fatta, a quel costo, a Cinecittà “.
“Io, capogruppo di bambini”.
Fiorito rivela poi di non aver ambito alla carica di capogruppo.
“Io non volevo fare il capogruppo del Pdl, volevo fare l’assessore all’agricoltura e mi hanno sbattuto a fare il capogruppo di bambini non avvezzi alla politica”.
“Poichè non hanno saputo presentare la lista del Pdl a Roma e dovevano mettere quei candidati in giunta – spiega il consigliere regionale – il responsabile regionale, i grandi dirigenti del partito mi hanno pregato di farlo”.
“All’inizio pensavo di essere tra persone oneste, ma ora non lo credo” attacca ancora Fiorito, il cui riferimento è soprattutto a Battistoni, “un collega che va a denunciare a Bankitalia un altro collega per spese che anche lui aveva fatto”.
“Polverini? Non so se sapesse”.
Per Fiorito, la governatrice Renata Polverini “ha fatto bene a non dimettersi perchè non è direttamente responsabile e perchè credo che non potesse lasciare la Regione in un momento così difficile. Non l’ho sentita in questi giorni perchè non la voglio disturbare. Con la Polverini non ho mai parlato di queste questioni e non posso sapere se lei sapesse o meno. Sicuramente il suo gruppo riceveva le stesse quote degli altri”.
“Oggi comunque difficilmente troverete un militante che affigge manifesti gratuitamente: c’è un sistema politico militarizzato economicamente e in cui servono risorse per competere”.

(da “La Repubblica”)

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CI PENSA FIORITO: SALVI I VITALIZI DEGLI ASSESSORI

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

IL BLITZ NELLA NOTTE DEL 16 DICEMBRE E LA PENSIONE DEI “TECNICI” DELLA GIUNTA POLVERINI

“Io prima sono andato un attimo alla buvette e ho visto la consigliera Colosimo e mi è venuto in mente che intanto lei versa i contributi per pagare la pensione di tanti ex consiglieri della regione Lazio e la sua pensione, se non cambiano le cose, forse ha la possibilità  di riscuoterla dal 2052! Quindi facciamo gli auguri di arrivare invece in splendida forma come adesso a quella data”.
Mancano pochi giorni a Natale quando l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, si amareggia per i sacrifici a cui è costretta la 26enne Chiara Colosimo che la pensione, se va bene, la vedrà  tra quarant’anni.
Lui di anni ne ha 57 e la pensione, se va bene, la prenderà  appena finita la legislatura.
Deve ringraziare il Pdl che due notti prima — il 16 dicembre — ha inserito alla chetichella un emendamento che introduce il vitalizio anche per chi sta in giunta da “esterno”, senza aver preso neanche un voto.
Come Cetica, appunto.
A presentare in commissione Bilancio quel codicillo, alle due di notte, è il solito Franco Fiorito, ora indagato per l’uso dei fondi del gruppo Pdl.
Ha appena finito una lunghissima riunione di maggioranza.
Così, quando entra nella sala degli Etruschi, ha le idee chiare: “Questa è la nostra proposta: gli assessori esterni hanno diritto al vitalizio. La mettiamo ai voti”.
I cinque consiglieri di opposizione si guardano imbufaliti.
Dalla maggioranza fanno capire che non è il caso di perdere la testa, cercano di farli ragionare, che quella norma può servire anche a qualcuno di loro, magari anche all’Idv Vincenzo Maruccio che l’assessore esterno l’ha già  fatto. Si alza un po’ di parapiglia, ma la questione si risolve in fretta.
Si vota: loro sono in cinque, gli altri sono in otto e nel giro di venti minuti quel codicillo è pronto per passare alla fiducia dell’aula.
Si infila nel maxiemendamento che ha trasformato la “finanziaria” regionale di 20 articoli in un mostro da 120:
“Lì dentro c’è di tutto — spiega Ivano Peduzzi, Federazione della Sinistra, ora a capo della campagna referendaria per l’abolizione dei vitalizi — È arrivata in aula e l’hanno messo ai voti dopo un’ora: non abbiamo neanche avuto il tempo di leggerlo”.
Prima che la giunta decidesse di procedere con la “fiducia”, la discussione era durata tre sedute.
E tre quarti del tempo l’avevano passato a discutere dei benedetti vitalizi (dai 3500 ai 7400 euro, in base al numero di legislature fatte) in arrivo per 14 assessori su 17, anche se qualcuno aveva già  maturato il diritto nel suo passato da consigliere.
L’assessore Cetica spiega all’Aula le sue ragioni: “A chi vi parla, per esempio, sarebbe impossibile svolgere decentemente il ruolo di consigliere dovendo passare almeno due giorni a settimana, oltretutto il mercoledì e il giovedì, giorni dedicati proprio al Consiglio, in Conferenza delle Regioni (…) un confronto tra interessi con gli altri livelli istituzionali, Stato, Province, Comuni, che non lascia spazio neppure alla vita privata, figuriamoci al resto!”.
Insiste Cetica: “Se facevamo i consiglieri o gli assessori della Lombardia, ci potevamo permettere di stare due o tre giorni a settimana a Roma e un giorno solo in assessorato. Invece facciamo gli assessori del Lazio e stiamo sei giorni su sette, tredici, quattordici ore al giorno in assessorato. Ponetevelo questo problema, non per i vitalizi, ma per il futuro, perchè sarà  sempre peggio”.
Alcuni dei 220 ex consiglieri che attualmente percepiscono un vitalizio dalla Regione, il problema se lo sono già  posto: quando hanno visto la pensione decurtata di poche centinaia di euro a causa dei tagli ai costi della politica imposti dal governo, hanno fatto ricorso.
Eppure avevano avuto modo di ascoltare le parole pronunciate ancora da Franco Fiorito in quella seduta prenatalizia: “Il rispetto per le istituzioni si fa nei fatti, non si fa solamente negli annunci, e il rispetto è anche rispettare il lavoro che va dal singolo consigliere alla commissione, non fare che la demagogia prevalga sul rispetto tra le parti (…) Noi abbiamo l’opportunità , la capacità  e anche il fisico, dico io scherzando, di poter reggere qualsiasi responsabilità ”.
Quel giorno è un po’ influenzato, ha la bocca secca.
Un collega gli passa un bicchiere d’acqua. Lui lo ringrazia ma prima di bere passa in rassegna con lo sguardo l’Aula del Consiglio e domanda “se c’è un assaggiatore”.
“Perchè di questi tempi non si sa mai”.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’APERITIVO DA 1.450 EURO DELL’EX CAPOGRUPPO PDL IN REGIONE LAZIO FRANCESCO BATTISTONI

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

BATTISTONI   4 VOLTE IN AULA AL MESE, MA CENE DA 5.000 EURO… FONDI PUBBLICI PER PAGARE RISTORANTI E ALBERGHI

Chi vuol essere consigliere?
Prima di rispondere è bene conoscere i dettagli di questa vita faticosissima che almeno alcuni tra i rappresentanti regionali del Lazio sembrano aver sopportato.
Mica da tutti districarsi tra le cene al «Pepe Nero», i viaggi, gli alberghi.
E poi gli «aperitivi rinforzati» alle Terme dei Papi, che anche quelli vanno organizzati, o comunque bisogna dare disposizioni a un collaboratore, non è semplice.
Senza dimenticare il blog, ormai necessario a ogni politico, e poi le dichiarazioni da rilasciare. In pochi, ad esempio, saprebbero distillare verità  preziose e indimenticabili per la collettività : «Gli obiettivi della commissione europea in ambito occupazionale sono ambiziosi e impegnativi» (Francesco Battistoni, nel novembre 2011, ne era così fiero da inserirla nel suo blog).
Chi vuol essere consigliere?
Per avere un termine di paragone: chi potrebbe sopportare la vita fatta da Francesco Battistoni?
Perso lo scranno da capogruppo, ora gli rimane la presidenza della commissione Agricoltura, le riunioni di quella della Sanità , e ovviamente tutti gli impegni legati al consiglio regionale che, in media, si riunisce una volta a settimana.
Ma comunque l’ex capogruppo Pdl, successore di tanto Fiorito, adesso che non dovrà  più badare alle richieste dei suoi colleghi consiglieri Pdl, sarà  certamente sollevato dal veder diminuiti certi ritmi di lavoro.
Si prenda, come esempio, il novembre 2011: il Consiglio si riunisce cinque volte (il 2, il 9, il 16, il 23 e il 30) e alla seduta del 2 lui è assente.
Ma perchè c’era il Pdl a Viterbo, la partita da giocare col rivale di zona per stabilire chi portasse il maggior numero di tessere, così lui dopo aver vinto (3.700 adesioni contro 3.500, raccontano i giornali locali) deve aver bruciato energie anche per scrivere il messaggio ai suoi: «Grazie».
Di certo il tesseramento è un successo, migliaia di persone che, per lui, hanno scelto il Pdl: per via del suo impegno, della sua passione politica, certo.
Coincidenza vuole che il giorno seguente, il 3, Battistoni inviti a cena – al Pepe Nero, localino vista lago di Bolsena – ottanta persone.
Si può obiettare: ma il sito del locale non cita quaranta coperti?
Avranno fatto i turni, come in fabbrica.
Costi leggermente superiori a quelli della mensa, cinquemila euro.
Comunque, nella vita del consigliere non c’è un attimo di respiro.
Poco prima era stato a Tarquinia per affermare ciò che, forse, la platea aspettava di sentir dire chissà  da quanto tempo: «Il vostro patrimonio culturale è un’immensa risorsa che dobbiamo valorizzare al meglio» (mette sul blog anche questa, casomai qualcuno l’avesse persa).
Il 4 novembre Battistoni presenta, insieme con una decina di colleghi, la proposta di legge sulla «filiera corta» e poi, probabilmente stanco, prende una camera (la 928) all’Aldero Hotel, quattro stelle nella Tuscia Viterbese.
La sera è al ristorante dell’albergo, sempre tutto da solo – dice la ricevuta – e alla fine spende 1.650 euro, bevande incluse.
Gli impegni si succedono, è impossibile citarli tutti: di certo mentre Silvio Berlusconi annuncia al Paese la sua intenzione di dimettersi dopo il ddl Stabilità , lo stesso giorno, l’8, nel Lazio arriva in commissione Agricoltura la proposta di legge sulla filiera corta.
Subito dopo, il 10, ecco l’impegno per il distretto della ceramica di Civita Castellana: il consiglio approva la mozione 256 presentata, oltre che da Battistoni, da uno schieramento trasversale di consiglieri eletti nel viterbese.
Una soluzione per il dramma di duemila persone in cassa integrazione?
Insomma: «Il Consiglio sostiene la richiesta del Comune di Civita Castellana al Governo di riconoscere lo stato di crisi».
Giusto il tempo di un’altra cenetta al Pepe Nero – sobria, 16 persone con spesa di 800 euro – e il 14 Battistoni è davanti allo stabilimento Brunelli di Aprilia per un sit in «al fianco di allevatori e pastori.
L’obiettivo – annuncia – è quello di favorire il rilancio dei prodotti agroalimentari».
Due giorni più tardi ottiene dal Pdl il pagamento di tredicimila euro a «Panta Cz pubblicità », per stampa e affissione di mille manifesti e così – tra sedute di partito, Consiglio e commissioni – il 25 organizza un incontro alle Terme dei Papi per un convegno-aperitivo con i militanti.
Conto modesto, 1.450 euro, meno della metà  di quanto pagato per la cena al ristorante «La Ripetta», 3.500 euro, del 31 dicembre.
Anche se a leggere la ricevuta, sotto la data ce n’è un’altra: «Cena del 22 per auguri di Natale».
Vale la pena ricordare che, ovviamente, tutte le spese sono state sostenute dal Pdl grazie ai fondi elargiti dalla Regione.
Un ultimo dato.
Rivolgendosi agli elettori, in campagna elettorale, il consigliere usava spesso uno slogan: «Francesco Battistoni, come te».
Li mortacci…

Alessandro Capponi
(da “Il Corriere della Sera”)

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GIOIELLI, VINI E ANCHE UNA SMART: TUTTE LE SPESE FOLLI DEL PDL NEL CONTO-BANCOMAT DELLA REGIONE LAZIO

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

CONTI DI UN’ENOTECA DI 14.000 EURO, 11.000 EURO PER UN ARREDAMENTO, BONIFICI A SAMANTHA, 2.896 EURO AL MESE PER IL SUV, BOLLETTE TELEFONICHE DA 17.000 EURO

Quattordicimila euro in enoteca, tremila e ottocento all’Apple store, ottocento per una cena, undicimila per comprare arredamento per chissà  quale immobile.
Poi, ancora, oltre 14mila euro per la Smart, oltre sedicimila per saldare una bolletta telefonica (morosa) e altre bollette telefoniche che sfiorano quell’importo.
Ci sono i versamenti di somme per “collaborazioni” a Samantha Weruska Reali, l’ex fidanzata di Fiorito, e cifre da capogiro versate ad associazioni sportive o culturali, pagamenti da centinaia di euro a gioiellerie, negozi di lusso e di tecnologia.
E ristoranti, ristoranti e ancora ristoranti.
Le centodue pagine che raccontano le movimentazioni del conto Unicredit 72093 del Pdl sono un pozzo di San Patrizio in cui un ruolo centrale lo hanno i bonifici a Franco Fiorito.
TUTTO REGOLARE
«Tutto regolare, tutto secondo la legge», dice Fiorito. Eppure a vederli nero su bianco in un estratto conto bancario, i suoi 109 bonifici sono impressionanti. Quelli che lui chiama «i soldi che spettano a un capogruppo» sono davvero tanti.
Il 3 aprile scorso, l’allora capogruppo gira sul suo conto tre versamenti da 4.190,5 euro, due da 4.191,0, due da 4.194,2 e due da 8.384,2.
Appena otto giorni dopo, l’11 aprile, altri due bonifici “a favore di Franco Fiorito” da 8.381 e altri due da 4.191. Per un totale da 71.254,3 in una settimana.
Solo un esempio perchè la frequenza dei versamenti, a cui vanno aggiunte anche le operazioni sull’estero, è più o meno quella.
I BONIFICI A SAMANTHA
Ci sono alcune voci, nascoste tra i tanti versamenti a favore dei collaboratori del gruppo consiliare che non possono non destare qualche sospetto.
Sono quelli a favore di Samantha Weruska Reali per “compenso collaborazione gruppo consiliare popolo della libertà ”.
L’ex fidanzata dell’allora presidente riceve dal gruppo 2.059 euro l’8 novembre del 2011 e altri 2.053, con la stessa causale, appena un mese dopo.
Tra i bonifici a chi lavorava per il Pdl, uno dei pochi nomi che figura (ai consiglieri da questo conto sembra non andare un euro) ci sono i rimborsi per le spese di viaggio di Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma Alemanno.
LA SMART E LA BMW
Francesco Battistoni, il grande accusatore di Fiorito, aveva contestato al suo predecessore l’acquisto di una Smart e di una Bmw X5, vetture comprate con i soldi del partito che, però, erano nelle disponibilità  di Batman.
E i pagamenti per i due mezzi sono, anche quelli, nell’estratto conto.
Il 23 maggio 2011 la Mercedes Benz Spa di Roma riceve il saldo da 14.839 euro per la due posti.
Mentre sono un’uscita costante e mensile, i 2.896,50 euro per il Suv.
LE ASSOCIAZIONI
Tra le spese più onerose del gruppo, ci sono i finanziamenti ad associazioni sportive e culturali.
Tra queste, oltre all’Unione Rugby Pontina (25mila euro) e all’associazione “Gente dell’Agro Pontino”, figura anche l’associazione giovani del Ppe, quella di cui è sponsor il consigliere regionale Carlo De Romanis, che Fiorito, oggi, qualifica come «un’associazione di amici suoi».
Sta di fatto che, finchè Batman ha guidato il Pdl, «la patacca» ha ricevuto decine e decine di migliaia di euro. Il 5 ottobre 2011, ad esempio, sono stati versati al Ppe 13mila euro.
Stesso stanziamento anche venti giorni dopo e, di nuovo, il 3 novembre.
GIOIELLI E HI TECH
Spese pazze, poi, per quanto riguarda gli acquisti con bancomat e carte di credito.
Ecco così che il 23 dicembre 2010 vengono spesi 2.841 euro per “regali vari” alla gioielleria Biondo, mentre il 24 aprile del 2011 qualcuno spende 500 euro al negozio Montblanc di Roma.
Ancora, stando all’estratto conto, i consiglieri Pdl bevevano parecchio.
È del 18 gennaio 2011 un bonifico da 6.601 euro all’Angolo di Vino.
L’acquirente evidentemente rimane soddisfatto: lo stesso esercizio il 2 febbraio riceve un altro versamento, ma stavolta da 14.4001 euro.
Sono invece una consuetudine dei politici laziali del Pdl gli acquisti negli Apple Store, nelle grandi catene di tecnologia e, soprattutto le cene nei ristoranti.
Tante le strisciate in locali di Anagni, Frosinone e San Felice Circeo (che farebbero pensare a Fiorito gourmant).
Cene che, dati gli importi da poche decine di euro, non potevano certo essere a fini elettorali. Molti anche i locali a Roma, alcuni dei quali storici, come Tullio, nei pressi di piazza Barberini, citato molte volte nell’estratto conto, il Caminetto ai Parioli o lo Shangri-la dell’Eur.
BOLLETTE TELEFONICHE
Chiamavano, chiamavano, chiamavano.
I conti delle Telecom fanno registrare cifre da capogiro. Il 3 agosto 2011 dal conto Unicredit vengono versati 16.794,30 euro alla Tim con la causale: “morosità  business”.
Accanto, un codice fiscale: è quello di Fiorito.
Tra ricariche via sportello e via internet, la telefonia è una voce che grava sul bilancio del Pdl. Ma a pesare sono soprattutto le bollette di chi ha un contratto che, ovviamente, viene caricato sul conto del partito: il 16 settembre viene pagata una bolletta da 13.114 euro.
E questa volta non c’è nessuna mora da pagare.

(da “La Repubblica”)

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FONDI PDL, FIORITO ACCUSA: “SOLDI ANCHE ALLA COLOSIMO, A LEI 200.000 EURO”

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

TIRATA IN BALLO LA NUOVA GIOVANE CAPOGRUPPO DEL PDL: “NCHE LEI HA PRESO SOLDI PRELEVATI DAI FONDI REGIONALI DEL GRUPPO”… SE E’ QUESTO IL VOLTO DEL CAMBIAMENTO…

Renata Polverini ieri l’ha presentata come il volto del cambiamento al Gruppo Pdl della Regione Lazio: “Ora posso andare avanti” ha detto abbracciandola. Lei, la consigliera 26enne dalla faccia pulita, Chiara Colosimo, è stata nominata nuovo capogruppo del Pdl. Sul sito Internet si legge il suo motto: “Io ho quel che ho donato” ma — stando a quello che ha dichiarato Franco Fiorito ai pm romani — la consigliera avrebbe anche preso.
L’ex capogruppo Pdl Franco Fiorito, ora indagato per peculato, ai pm Alberto Caperna e Alberto Pioletti ha raccontato di aver consegnato alla giovane Colosimo circa 200mila euro prelevati dai fondi del gruppo regionale.
Una parte di questi, circa 22mila euro, sarebbero stati utilizzati per pagare una società  che aveva fornito il catering durante l’evento denominato “Notte di mezza estate” che il ministro Giorgia Meloni e il deputato Pdl Fabio Rampelli avevano organizzato all’Auditorium negli anni passati.
Anche i soldi per rifocillare i partecipanti a quella serata in cui si discuteva di politica, sarebbero stati prelevati dalle casse del Pdl.
Fiorito ha consegnato ai pm gli strumenti per allargare a dismisura l’indagine: dai fondi del gruppo Pdl nell’ultimo biennio a quelli del partito laziale dal 1998 al 2011. l’ex capogruppo ha consegnato sei faldoni contenenti i bilanci di 14 anni di gestione del Popolo della libertà  e, prima ancora, di Forza Italia.
La Procura per ora li ha messi da parte, preferendo concentrare la sua attenzione sui soldi trasferiti all’estero dal capogruppo uscente.
Fiorito però sembra intenzionato a raccontare tutto quello che sa sul periodo in cui era capogruppo Alfredo Pallone, della corrente di Antonio Tajani come Francesco Battistoni, suo rivale.
Ai suoi amici in questi giorni ha confidato di avere molti dubbi sul rimborso di buoni benzina per decine di migliaia di euro e per alcuni soggiorni in hotel di parenti dei politici del Pdl.
Tra i documenti consegnati spuntano anche nuove spese rimborsate ai consiglieri.
Finisce così nel calderone anche il consigliere Antonio Cicchetti, ex forzista, poi passato al Pdl, che aveva la passione per i libri.
A spese del gruppo infatti avrebbe acquistato mille copie del libro ‘manoscritti della Biblioteca apostolica vaticana’, dello scrittore reatino Andrea Di Nicola. E altre 1500 copie di un altro testo, sempre a firma dello stesso autore, ‘La città  sanitaria’.
Ma Cicchetti al gruppo avrebbe presentato anche le spese per l’acquisto di spazi in reti televisive reatine.
Per una sola ospitata, infatti, aveva chiesto al gruppo che fossero pagati 220 euro.
Ma ci sono anche i soldi per le fondazioni, che Francone dice di aver rimborsato.
Dopo la nota associazione “Mario Ruggero Lazzaroni” che Fiorito dice di aver finanziato per circa 50mila euro, ne spunta una seconda.
Si tratta della fondazione Roma Laboratorio di Comunità , che avrebbe chiesto un rimborso di 12mila.
E poi ci sarebbero 100mila euro pagati all’associazione dei giovani del Ppe, di Carlo De Romanis, l’organizzatore della celeberrima festa romana. Per lunedì prossimo Fiorito è stato convocato a Viterbo per l’indagine sulle fatture false che sarebbero contenute nel suo dossier.
Intanto l’ex consigliere annuncia la volontà  di restituire i soldi.
Lo annuncia il suo legale, Carlo Taormina, che aggiunge: “Lo scandalo vero è che all’interno del gruppo consiliare non c’è controllo alcuno sui fondi. Il problema è a monte, al momento della delibera del comitato di presidenza che assegna i fondi. Noi faremo i conti e restituiremo i soldi che non ci spettavano per legge”.

Marco Lillo e Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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