Settembre 17th, 2012 Riccardo Fucile
ECCO TUTTI I CONTI PER LA “SQUADRA” DELLA POLVERINI…SOLO UNO DEI QUINDICI ASSESSORI ELETTO DAI CITTADINI…SONO 17 I CAPIGRUPPO, OTTO FORMAZIONI COMPOSTE DA UN SOLO CONSIGLIERE
Cinque milioni di euro all’anno paga la Regione Lazio per i 14 assessori chiamati
dall’esterno. Solo uno dei 15 uomini della giunta è stato eletto dai cittadini.
È un altro primato del Lazio: in Lombardia, 4 su 16 sono gli assessori nominati.
C’è dunque un esecutivo di tecnici nella Regione della capitale? Non sembrerebbe a scorrere il curriculum degli uomini di giunta.
Molti sono i “bocciati senza esami” alle regionali 2010, quando la lista del Pdl venne esclusa, complice l’attacco di fame di quell’Alfredo Milioni che, a ridosso del time out per la consegna dei nomi dei candidati, se ne andò a mangiare un panino.
I vitalizi
Non è l’unico regalo della governatrice Renata Polverini ai suoi fedelissimi. Dopo l’annuncio dell’abolizione dei vitalizi (da 3.100 euro mensili agli oltre 5mila) per la legislatura prossima, la presidente ha voluto una norma che garantisse una pensione d’oro agli assessori non eletti. Con costi che il gruppo dei Radicali stima in un milione di euro all’anno.
Tutti graduati
Con buona pace di tutti, non c’è consigliere senza gradi. Per i 71 eletti del Lazio sono 79 le poltrone occupate tra presidenze, vicepresidenze di commissione e segretariati d’aula.
Posti che valgono prebende ed emolumenti aggiuntivi a una retribuzione mensile di oltre dieci mila euro.
Così nel Lazio, con la metà degli abitanti della Lombardia (5 milioni contro 10), i consiglieri regionali incassano una retribuzione doppia di quella dei loro colleghi del “Pirellone”(10 contro 5mila euro).
E di cariche, in molti ne cumulano più d’una. Ecco così 4 segretari del Consiglio, 20 presidenti e 57 vice per le 19 commissioni (ce ne sono 8 in Lombardia, 15 per Camera e Senato) e per il comitato di controllo contabile.
Le commissioni erano 20 a fine maggio quando fu abolita quella per i Giochi Olimpici che ha resistito comunque quattro mesi dopo il ritiro della candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020.
20 milioni
Tra le altre cariche ecco quelle dei capigruppo, 17 in tutto.
Ma sono 8 i gruppi costituiti da un solo consigliere (5 di questi non sono stati neanche legittimati dal voto popolare) e costano sui 20 milioni all’anno.
Tutti i consiglieri, oltre alla diaria (4.252 euro al mese) e all’indennità di ruolo (4.003), godono dell’indennità di funzione che va dai 2.311 euro per il presidente del Consiglio, Mario Abruzzese, al minimo dei 594 euro dei vicepresidenti di commissione.
Rimborsi spese
Tanti annunci, ma stipendi, vitalizi e indennità sono rimasti gli stessi.
I rimborsi spese, invece, ritoccati all’insù per gli spostamenti con auto propria (40 centesimi al chilometro), continuano a essere corrisposti senza ricevute.
Basta l’autocertificazione. Si dichiara, per esempio, di aver trasferito il domicilio ai confini del Lazio nord o di quello meridionale e si lucra ogni giorno su carburante e usura auto. Ma sul “730”, oltre la metà dei consiglieri dichiara di non possedere una macchina e c’è chi non ha neanche la patente.
335mila euro
Conti alla mano, la Cisl Lazio stima che un consigliere valga quanto un appartamento, 335mila euro all’anno, il 20% in più rispetto al 2009.
Sono lievitati di 5 milioni e 300mila euro, passando dai 109 milioni 700mila ai 115 milioni. Sarebbero dovuti scendere a 103: uno scarto di 9 milioni.
Solo per le spese di manutenzione degli immobili che ospitano il Consiglio, la Regione spende 10milioni di euro all’anno.
Le consulenze esterne
Con una delibera approvata da maggioranza e opposizione, è stato speso in sei mesi un milione 60mila euro per affidare a 45 esperti “bipartisan” tra i quali vari ex assessori ed ex consiglieri regionali, «studi dei regolamenti regionali», «progetti di finanza attiva», «cura della comunicazione per il garante dei detenuti» e via elencando.
Carlo Picozza e Laura Serloni
(da “la Repubblica“)
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Settembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
SOSPESO IL BANDO DELLA REGIONE: 10 MILIONI DI EURO PER FAR ALLOGGIARE I 48 CONSIGLIERI COME AL GRAND HOTEL… LO SCANDALO DEL PDL GUASTA LA FESTA E LA POLVERINI FA MARCIA INDIETRO
Le buste stanno tutte chiuse al buio, in un cassetto.
E contengono una specie di tesoro: l’appalto da 10 milioni di euro per costruire due nuovi edifici destinati al Consiglio regionale del Lazio, due palazzi di tre piani (più interrato) piazzati di fianco alla sede storica della Pisana.
Il bando, pubblicato lo scorso marzo, ha riscosso il giusto entusiasmo: una dozzina di imprese si sono fatte avanti inviando la propria proposta entro luglio, come prescritto.
Ognuna di loro ha dovuto versare 170mila euro di fidejussione, mica noccioline, per poter partecipare alla gara.
Ma il 6 settembre è arrivata la brutta notizia: bando sospeso, tutto rimandato a data da destinarsi.
Come mai? Il caso Fiorito c’entra, eccome.
Anzi, è stata proprio la faida interna al Pdl, travestita da un’inedita lotta contro gli sprechi, a generare i guai che hanno travolto il prestante presidente della Commissione Bilancio.
La governatrice Renata Polverini ha iniziato la sua campagna di prima estate sparando ad alzo zero sulle spese di Mario Abbruzzese, Pdl (ex azzurro) e presidente del Consiglio regionale.
Era stato proprio lui a spingere in ogni modo l’edificazione bis della Pisana, immaginando più spazio e bellezza per i consiglieri presenti e futuri.
Inizialmente la Polverini non s’era opposta allo slancio creativo, nonostante ci fosse chi urlava la propria insoddisfazione: “Far parte di una maggioranza non vuol dire ingoiare qualsiasi cosa — diceva a luglio Francesco Storace, La Destra —. C’è in ballo una cifra spropositata, tanto più che dovremo tagliare il numero dei seggi del Consiglio e quello delle Commissioni consiliari. A che serve l’ampliamento?”.
Nessuna risposta ufficiale della Polverini. Silenzio, attesa.
Ma poi, mentre sulla stampa fiorivano le notizie sui conti dei gruppi consiliari infarciti di ostriche e resort stellari, quell’idea edificatoria è sembrata davvero poco opportuna alla governatrice, che ha virato nettamente sul negativo invitando pubblicamente Abbruzzese a “sospendere o annullare il bando”.
Detto, sospeso. “Diciamo che i nuovi palazzi servivano a evitare una situazione promiscua — spiega Mauro Gentili, il geometra cui la Regione ha affidato il progetto —. Attualmente i gruppi consiliari devono condividere spazi comuni, invece con i 3mila metri di nuova cubatura si potranno dare stanze più riservate a ciascun consigliere, con spazio di segreteria annessa”. In effetti il bando specifica che i progetti di realizzazione dell’opera devono rispondere a un piano di massima già prestabilito: urgono “48 uffici con bagno personale e segreteria con numero 2 postazioni di lavoro”.
Ogni consigliere avrà perciò diritto a uno spazio tutto suo, alle scrivanie per i fidati collaboratori, e naturalmente a un bagno con tanto di doccia e bidet per ogni eventualità istituzionale. Bello, perfino elegante come principio.
Ma quanto costerà questa igienica privacy degli eletti ai contribuenti laziali?
Per ora lo studio preliminare approntato dai tecnici regionali ha un costo preventivato di 250mila euro. In più ci sono gli scavi realizzati per verificare l’assenza di reperti archeologici sottoterra (tutto ok, nulla osta dei Beni archeologici ottenuto a tempi di record), i lavori per l’abbattimento della tensostruttura nota come Pala Ciocchetti che ospita alcuni gruppi consiliari (pare in realtà la si voglia trasformare in un asilo nido) e infine l’abbattimento di alcuni alberi (4 pini, 9 ippocastani e 9 cipressi: benchè filari vincolati, le necessarie autorizzazioni sono presto giunte).
Riassumendo: spesi quei 300mila euro per le opere preventive, accantonati i 170mila euro per ogni impresa partecipante al bando, tutti erano in attesa di aprire le famose buste il 13 settembre, giorno di scadenza ufficiale della gara.
Invece, il 6 settembre, giunge lo scarno comunicato: “Alla luce delle nuove disposizioni economiche e finanziarie stabilite con Legge dello Stato (Spending Review), su disposizione del Presidente del Consiglio Regionale si co-munica che le procedure di gara sono sospese al fine di verificare le disponibilità finanziarie necessarie”.
Tradotto: per colpa di Monti, niente doccia riservata per i consiglieri laziali.
Oppure, politicamente parlando, ecco la prosa laziale della Polverini dedicata ad Abbruzzese: “Dubito che l’opinione pubblica comprenderebbe, nella difficile congiuntura economica che colpisce anche questa Regione, le ragioni dell’effettiva utilità della spesa per i nuovi edifici del Consiglio”.
Insomma, per ora, tutto fermo.
Addio capitolato di ultima generazione molto attento a dettagli come il free cooling e il comfort termo-igrometrico.
Addio 1.100 giorni entro cui inaugurare trionfalmente altre due colonne del potere regionale: “Non so come andrà a finire — ammette il geometra della Regione —, tra i tagli aitrasferimenti e la storia di Fiorito, è saltato tutto.
Comunque il bando è solo sospeso, non annullato: le buste restano chiuse ma si può anche decidere di aprirle. Non ci vuole niente”.
Basta aspettare il momento giusto.
Intanto per domani alle 16 è stata convocata una seduta straordinaria del Consiglio regionale. Unico punto all’ordine del giorno: “Comunicazioni urgenti della presidente Renata Polverini”
Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
PDL NEL CAOS, ORMAI E’ GUERRA PER BANDE… DOMANI CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO
“Io non ci sto”. Renata Polverini non ha alcuna intenzione di farsi rosolare a fuoco lento sulla graticola dei ricatti e dei veleni incrociati che stanno dilaniando il Pdl regionale, sempre più preda di una guerra tra bande che ha ormai travalicato i confini locali mostrando tutta l’inanità di una dirigenza nazionale incapace di prendere qualsiasi decisione, persino quella di espellere l’ex capogruppo Fiorito indagato per peculato.
“Io non ci sto a farmi coinvolgere nelle beghe di un partito allo sbando, a essere confusa coi ladri”, ha ribadito ieri la governatrice del Lazio, sibilando ai fedelissimi quelle quattro parole che da giorni le frullano in testa: “Ora basta, mi dimetto”.
Proposito annunciato ai vari responsabili della sua maggioranza che fino a notte fonda si sono affacciati nel palazzone della regione.
E che stavolta sia qualcosa più di una minaccia – già ripetuta altre volte, nel tentativo estremo di farsi rispettare dagli ex colonnelli di An e Fi che l’hanno sempre considerata un corpo estraneo – lo dimostra la convocazione, domani, di un consiglio straordinario per “comunicazioni urgenti”.
È nell’acquario della Pisana, l’aula a forma di emiciclo isolata dai vetri blindati, che la sindacalista già finiana, poi folgorata dal verbo berlusconiano, potrebbe annunciare il suo addio alla Regione.
Una strategia studiata a tavolino che prevede due subordinate, a seconda dalle risposte che arriveranno nelle prossime: dimissioni senza condizioni, che le consentirebbero di proporsi come l’unica faccia pulita di una politica sporca, mettersi sul mercato portando in dote la sua lista civica e provare il gran salto in Parlamento (magari con l’Udc, anche se il corteggiamento di Storace è assai più stringente); dimissioni condizionate a un cambio di registro radicale, della serie “o tutti quelli che sono marci o me ne vado”.
Un aut aut rivolto a tutti i partiti, non solo al Pdl: o il consiglio regionale approva subito una legge che tagli di netto i costi della politica, a cominciare dai fondi destinati ai gruppi, affidando l’esame delle fatture al Segretariato generale e il controllo alla Guardia di Finanza; oppure stop, game over, si va a casa.
È frustrata la governatrice, agitata, arrabbiata.
All’indomani della pubblicazione dei dossier su vacanze, auto di lusso, ostriche e champagne pagati dai pidiellini con soldi pubblici, si sarebbe aspettata uno scatto d’orgoglio: un segnale chiaro dal segretario Angelino Alfano, al quale aveva chiesto provvedimenti esemplari contro Fiorito e gli altri consiglieri coinvolti nello scandalo; l’azzeramento delle cariche all’interno del gruppo per ripartire daccapo con volti meno compromessi; una sforbiciata seria alle indennità e ai rimborsi che il presidente del consiglio, Mario Abbruzzese, avrebbe dovuto predisporre in tempi brevi per dare una risposta all’indignazione popolare.
E invece niente: non una sola delle sue richieste è stata esaudita.
Ecco perchè ora è necessario forzare. Per dare una scossa. Giocarsi il tutto per tutto alla roulette russa delle dimissioni.
Una manovra che pare sortire subito i primi effetti. “Per quanto ci riguarda Fiorito è già fuori dal partito”, tuona Alfano in serata, precisando come l’espulsione non dipenda da lui, “la sospensione è la sanzione massima che io come segretario, a norma di statuto, posso irrogare”.
Oggi poi toccherà al gruppo regionale riunirsi per sostituire Francesco Battistoni, uomo vicino all’europarlamentare azzurro Antonio Tajani, che a fine luglio una congiura forzista promosse al posto di Fiorito, fedelissimo del sindaco Gianni Alemanno.
Un blitz che in molti lessero come un’opa lanciata dagli azzurri sul Campidoglio e sul suo inquilino, al quale inviare un messaggio chiaro: se vuoi ricandidarti devi fare i conti con noi.
La prova di quella guerra fratricida che ha precipitato nel caos il Pdl locale, creato non pochi imbarazzi a Via dell’Umiltà , provocato la crisi del governo Polverini.
Un incendio che, a dispetto dei pompieri in campo, non accenna a spegnersi. La miccia innescata nell’aprile 2010 dal famoso panino di Alfredo Milioni, il funzionario di partito che in preda a un attacco di fame ritardò a presentare la lista romana del Pdl e ne causò l’esclusione dalle elezioni regionali.
È allora che comincia la battaglia tra ex An ed ex Fi per accaparrarsi i posti migliori, in giunta e nelle aziende; il “tutti contro tutti” tra correnti.
L’ultimo tra berlusconiani doc: la componente che fa capo a Tajani contro quella guidata dal segretario capitolino Gianni Sammarco, cognato di Cesare Previti. Altissima la posta in palio: poltrone, prebende e soldi.
Tanti soldi. Come quelli gestiti dal capogruppo in Regione.
Sullo sfondo, il banchetto più prelibato: le candidature alle Politiche del 2013.
Anna Borgognoni
(da “La Repubblica“)
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Settembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
FLI ALLE PROSSIME COMUNALI DI ROMA PENSA A CROPPI, MA E’ TENTATO DI STRINGERE UN ACCORDO CON LA MELONI
I pranzi nella Capitale posso essere molto divertenti in certi giorni. 
Si fanno incontri curiosi, come quello di oggi.
Passo poco dopo le 13 per piazza di Pietra per andare verso Fontana di Trevi e vedo una bella coppia seduta su una poltroncina all’esterno del Salotto 42, noto locale al centro della Capitale dove di solito parte lo struscio al tramonto tra un aperitivo e un altro.
I due sono volti noti della politica romana.
Lui è Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura che Alemanno ha accompagnato alla porta nel momento in cui si è legato a Futuro e Libertà . Lei è Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d’Italia legata a doppio nodo a Fini col compito di occuparsi del coordinamento cittadino di Fli.
I due inciuciano, dico io lanciando un tweet mentre li supero.
Parlano di politica, del futuro del Campidoglio e mangiano un’insalata (come mi racconterà Alessandro Bolis, rispondendo al mio tweet, che dice di averli sentiti al telefono).
Di sicuro parlano del Comune di Roma che verrà , perchè Fli vuole un suo candidato (probabilmente proprio Croppi) magari presentato attraverso una lista civica.
Ma queste sono cose note, non c’è nulla di strano se due romani dello stesso partito mangiano un’insalatina al centro di Roma.
E infatti il punto non è questo.
A pasto finito, Umberto e Flavia si alzano per una passeggiata.
Non sarà lunga.
Passano per Montecitorio e s’infilano in via degli Uffici del Vicario dove c’è la famosa gelateria Giolitti. Vogliono prendere lì il caffè.
Ma attendono, prima di entrare.
Pochi minuti e arriva Giorgia. Sì, avete capito bene, Giorgia Meloni.
Che trio, ragazzi!
L’ex ministro della Gioventù, la romana del Pdl che tutti vedrebbero candidata a sindaco al posto di Alemanno, se ne va in pieno centro storico a prendere un caffè con due “pezzi grossi” di Fli a Roma.
Non deve essere proprio un incontro casuale.
Infatti non lo è.
A quanto pare Croppi e Perina si sarebbero visti con la Meloni per capire se l’ex ministro ha veramente in mente di candidarsi.
I due avrebbero fatto capire a Giorgia che, qualora facesse il grande passo, Futuro e libertà sarebbe dalla sua parte.
Insomma, i finiani della Capitale appoggerebbero ben volentieri la Meloni sindaco e stringerebbero con lei, e tutti i “Rampelliani” (l’area legata a Fabio Rampelli), un accordo elettorale.
Del resto, se per Umberto e Flavia un Pdl guidato da Alemanno sarebbe insostenibile, al contrario un Pdl guidato da Meloni sarebbe la chiave per provare a salire al Campidoglio.
(da “il Portaborse.com”)
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Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL COMUNE DI ROMA OSCURA I MANIFESTI ABUSIVI DI “ATREJU” E LA FESTA 2012 PARTE CON IL PIEDE SBAGLIATO… ALEMANNO MULTA LA MELONI
Il sito web ufficiale sarà online più o meno fra 2 giorni.
Il countdown è cominciato e la città di Roma è già tappezzata di manifesti che annunciano l’edizione 2012 di Atreju, la festa dei giovani del Pdl (tendenza ex An) che si svolge ogni anno vicino al Colosseo nel parco di via di San Gregorio sul Palatino (quest’anno dal 12 al 16 settembre).
Si tratta di un appuntamento importante per l’area giovanile del Pdl, egemonizzata da sempre dagli ex An e che trova come referente e principale animatrice l’ex ministro Giorgia Meloni.
Dai tempi di Azione Giovani è infatti la regina della Garbatella a trarre un grande ritorno di immagine (e di voti) dall’organizzazione dell’evento nazionale e da quello locale.
Feste che vedono solitamente la partecipazione dei massimi vertici del Pdl.
Evento rilevante anche quest’anno, alla luce delle non nascoste ambizioni della Meloni in vista di una sua eventuale candidatura alle primarie del Pdl (qualora il cavaliere rinunciasse ai suoi propositi di ripresentarsi candidato premier).
Sul nome della Meloni paiono convergere le varie anime degli ex An.
Quello che non ti aspetti da un partito di governo e della legalità è che compia un illecito proprio per propagandare la propria festa, anche se Roma è abituata alle affissioni abusive.
Il comune di Roma non ha potuto non rilevare che una buona parte dei manifesti affissi negli spazi del Lungotevere sono abusivi
A quel punto il sindaco Gianni Alemanno non ha potuto risparmiare i giovani del suo partito e la loro “madrina” Giorgia Meloni.
Ora la domanda è: chi pagherà la multa?
(da “Il Portaborse”)
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Agosto 20th, 2012 Riccardo Fucile
CRISI E SOLDI PUBBLICI: IL CONFRONTO CON I CONTRIBUTI AI GRUPPI CONSIGLIARI… LA DENUNCIA DEI RADICALI
Da destra a sinistra non c’è chi non abbia invocato più trasparenza sui soldi pubblici
destinati alla politica.
Ma di passare ai fatti non se ne parla proprio. Se si eccettuano, naturalmente, alcune meritorie iniziative purtroppo isolate.
Qualche settimana fa il gruppo radicale al Consiglio regionale del Lazio ha pubblicato sul sito internet il proprio bilancio.
Un documento impressionante, che illumina un angolo del capitolo costi della politica finora tenuto accuratamente all’oscuro. Ovvero, i contributi che le Regioni erogano ai gruppi «consiliari».
Nel 2011 il Consiglio regionale del Lazio ha versato al gruppo radicale, composto da due persone, 422.128 euro.
Dividendo a metà questa somma si può dedurre che ogni singolo consigliere abbia avuto lo scorso anno a disposizione 211.064 euro.
Oltre, naturalmente, a stipendio, diaria, annessi e connessi.
Un paragone con i contributi ai gruppi parlamentari della Camera rende bene l’idea delle dimensioni.
Nel 2011 sono stati pari a 36 milioni 250 mila euro, cifra che divisa per i 630 onorevoli dà 57.539 euro.
Morale: i gruppi politici del Consiglio regionale del Lazio incassano contributi quasi quadrupli rispetto a quelli di Montecitorio.
Proiettando i 211.064 euro procapite sulla platea dei 71 consiglieri, si ha la strabiliante somma di 15 milioni.
Esattamente 14 milioni 985.544 euro.
L’anno, e per una sola delle 20 Regioni italiane.
Questo, almeno, dicono i numeri.
Anche quei denari, come i rimborsi elettorali, possono essere considerati parte integrante del finanziamento pubblico ai partiti.
Ma con una differenza non da poco: la loro entità è pressochè sconosciuta. Intanto ci sono Consigli regionali che non pubblicano nemmeno il bilancio.
Nel Lazio, poi, c’è l’abitudine delle cosiddette «manovre d’Aula».
Che però, pur chiamandosi così, formalmente per «l’Aula» non passano affatto.
Si tratta infatti di semplici delibere dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale adottate in momenti particolari.
Per esempio a ridosso dell’approvazione di bilanci regionali particolarmente rognosi e dove bisogna evitare al massimo il rischio dei franchi tiratori.
In questa legislatura ne è già stata fatta una che stanzia 3 mila euro al mese procapite. E dato che i consiglieri sono 71, considerando anche la presidente Renata Polverini, quella «manovra d’Aula» ha determinato un introito annuale aggiuntivo per i gruppi «consiliari» di oltre due milioni e mezzo.
Ma a che cosa servono quei soldi in più?
Il conguaglio è giustificato con l’esigenza di pagare altri collaboratori.
In realtà quei denari possono venire utilizzati con discrezionalità assoluta.
Anche perchè i collaboratori sono l’unica cosa che davvero non manca.
Il Consiglio regionale del Lazio, da questo punto di vista, non teme confronti. In un’assemblea di 71 componenti, i gruppi «consiliari» sono ben 17: cinque di questi sono stati costituiti durante la legislatura, grazie al fatto che esiste un limite minimo. È ammesso, cioè, anche un gruppo composto da una sola persona.
Diciamo subito che è una pessima abitudine in voga in quasi tutte le Regioni.
Tanto che di «monogruppi» se ne contano 75 in tutta Italia.
Soltanto nel Lazio ne esistono ben otto: e sorvoliamo sulla definizione grottesca di uno di essi, il «gruppo misto» presieduto e composto dall’unico consigliere Antonio Paris.
Il presidente di se stesso ha diritto a una indennità aggiuntiva di 891 euro netti mensili, e in quanto titolare di un «gruppo», può avvalersi di alcuni collaboratori. Sette, per l’esattezza: due laureati, due diplomati, una segretaria, un addetto stampa e un responsabile della struttura.
Ma per i «gruppi» più numerosi si può arrivare fino a 24 dipendenti.
Secondo le tabelle, il numero dei collaboratori dei politici nel consiglio regionale del Lazio potrebbero arrivare a 201.
Sarà questa l’impellente motivazione per cui la superficie della sede di via della Pisana ha bisogno di un ulteriore rilevante espansione?
Lo prevede un bando da poco pubblicato sul sito internet del Consiglio, nel quale si spiega che «l’ampliamento consta nella realizzazione di n. 2 palazzine definite da tre livelli fuori terra più un piano interrato e un corpo centrale».
Base d’asta, 8 milioni 259.750 euro e 49 centesimi. Iva esclusa.
Questo per la serie: «riduzione dei costi della politica».
Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera“)
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Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile
INDENNITA’ E SUPER RIMBORSI PER I TRASPORTI: I COSTI DELL’ASSEMBLEA AUMENTATI A 115 MILIONI DI EURO… I CONSIGLIERI SONO 71 E OCCUPANO 79 POLTRONE
Nel Lazio, con la metà degli abitanti della Lombardia (5 milioni contro 10), i consiglieri regionali percepiscono uno stipendio doppio di quello dei loro colleghi del “Pirellone”: 10mila euro contro 5.
Ognuno dei 71 eletti costa ogni anno ai cittadini del Lazio quanto un appartamento, 335mila euro, il 20% in più di quanto “valeva” nel 2009.
E con la logica del melius abundare, per i 71 ci sono 79 poltrone.
Nessuno è consigliere semplice, insomma. Sono tutti “graduati”.
E in tanti, cumulano più d’una carica, con emolumenti e prebende al seguito: 4 segretari del Consiglio, 17 capigruppo (ma in 8 “gruppi” c’è un solo consigliere), 19 presidenti e 57 vice per 19 commissioni (sono 8 in Lombardia e 15 quelle di Camera e Senato).
Le commissioni erano 20 fino a cinque settimane fa, quando è stata abolita quella per i “Giochi olimpici” che ha resistito però quattro mesi dal ritiro della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020.
Per tutti i consiglieri, oltre a diaria e indennità di ruolo (4.252 più 4.003 euro al mese), c’è un’altra indennità , quella di funzione, che va dai 2.311 euro per il presidente del Consiglio regionale ai 594 euro dei vicepresidenti di commissione.
Appelli e annunci, ma stipendi, vitalizi e indennità sono rimasti gli stessi.
Per credere basta sfogliare il bilancio consuntivo del Consiglio regionale, approvato a fine giugno.
I rimborsi spese, ritoccati all’insù per gli spostamenti con auto propria (40 centesimi al chilometro), vengono elargiti senza pezze d’appoggio. Basta l’autocertificazione.
Così, si dichiara di aver trasferito il proprio domicilio ai confini dell’alto Lazio o nei lembi estremi di quello meridionale e si lucra quotidianamente sulle note spese.
Ma c’è un ma: sul certificato dei redditi, neppure la metà dei consiglieri dichiara di possedere una macchina e c’è chi non ha neanche la patente.
I costi dell’assemblea regionale sono lievitati di 5 milioni e 300mila euro, passando dai 109 milioni 700mila ai 115 milioni.
Preventivo alla mano, sarebbero dovuti scendere a 103: 9 milioni di scarto.
A concorrere all’ascesa ecco le consulenze esterne.
Il Consiglio, quest’anno, nel consuntivo non ha messo in chiaro le singole voci di spesa.
Certo è che con una delibera approvata da tutti, destra, sinistra e centro, è stata autorizzata, per i primi sei mesi del 2011 (lo spiega il Bollettino ufficiale della Regione), un’uscita di un milione e 60mila euro (già liquidata) per affidare a 45 esperti “bipartisan”, ex assessori ed ex consiglieri, amici e amici degli amici, “studi dei regolamenti regionali”, “progetti di finanza attiva”, “cura della comunicazione per il garante dei detenuti” e via elencando.
“Si tratta di consulenze inutili se si guarda alle professionalità interne che restano con le mani in mano”, commenta il segretario regionale della Cisl, Tommaso Ausili.
“Scelta tanto più grave”, continua, “perchè compiuta da maggioranza e opposizione consociate”.
La Regione, con debito e deficit sanitari più alti, è tra le più spendaccione.
“I privilegi della politica sono uno schiaffo alla povertà che cresce”, ancora Ausili, “Da anni si sarebbero dovuti abbattere i costi e i privilegi della casta che sono tanto più iniqui se misurati con i livelli bassissimi della produzione legislativa del Consiglio regionale: otto leggi in questi primi sette mesi del 2012 e di queste cinque di emanazione della giunta”.
“Nel 2011”, conclude, “non è andata meglio: su 21 leggi approvate, una quindicina sono state “lavorate” su impulso dell’esecutivo del Lazio”.
Carlo Picozza
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Maggio 18th, 2012 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO COMUNALE INVITA ALL’AUSTERITA’ NELLE SPESE, I POLITICI RIBATTONO: E’ UMILIANTE, NOI LAVORIAMO 18 ORE AL GIORNO
Non è solo il contenimento della spesa: per i consiglieri comunali «si fa presente che il segretario generale (Liborio Iudicello, ndr) ha evidenziato la necessità di prestare massima attenzione non solo ai profili finalizzati al contenimento della spesa ma anche e soprattutto ai profili di legittimità della missione, a prescindere dal fatto che comportino o meno un costo per l’amministrazione».
Con i consiglieri municipali, Iudicello è parecchio più esplicito: scrive a tutti i diciannove parlamentini e mette nero su bianco che a proposito dei rimborsi chilometrici, le spese di viaggio, gli «indebiti aggravi nonchè i connessi profili di responsabilità , che, peraltro, nelle circostanze ricostruite (in questa sede citate solo a titolo esemplificativo) hanno assunto un autonomo rilievo penale…».
Agli uffici, invia un messaggio chiarissimo: «Ove da tali verifiche dovessero risultare anomalie non giustificabili non si procederà ad alcun rimborso (…) e nel caso emergessero profili di responsabilità , anche solo omissivi» gli uffici «provvederanno senza indugio a produrre apposita denuncia ai competenti organi dell’autorità giudiziaria».
Il motivo è semplice: molti consiglieri hanno la residenza in altre regioni, e ottengono dal Campidoglio il rimborso del carburante.
Parecchio caro, a guardare alcune determinazioni: solo per fare un esempio, in IV Municipio un consigliere ha chiesto 23 mila euro di rimborsi.
In III Municipio invece, dopo il tetto fissato ai rimborsi per i datori di lavoro, c’è chi cambia residenza e adesso chiede quello chilometrico.
In aula Giulio Cesare, alle undici e trenta del mattino, quella lettera del segretario generale non la prendono bene: Federico Mollicone, Pdl, getta la giacca sullo scranno e urla che «è umiliante, noi lavoriamo diciotto ore al giorno, non può umiliarci così», Dario Nanni del Pd annuncia un’interrogazione per «sapere chi abbia sforato, visto che io con i soldi del Comune non sono mai andato neanche a Tor Bella Monaca».
Il segretario generale taglia «missioni», «spese di rappresentanza» e invita i consiglieri a «viaggiare in economy in aereo, in seconda in treno, e in alberghi a tre stelle».
E viaggiare sarà possibile «solo nel caso in cui da ciò derivi un rilevante ritorno concreto in termini economici per Roma».
Mollicone critica l’operato del segretario generale: «Lui è un tecnico e noi eletti dal popolo, non può trattarci come suoi impiegati, e questo non ha niente a che vedere con la casta. Anzi, gli uffici ci dicono che al suo stipendio di 250 mila euro, si aggiunge l’attività di notaio del Campidoglio…».
Marco Siclari, Pdl, scuote la testa: «Faccio tutto con i miei soldi, niente telefono nè auto, e non arrivo a 1.400 euro al mese».
Fabrizio Panecaldo, del Pd, non si scompone: «Per noi abituati alle precedenti Giunte questa attenzione alla spesa è normale. Poi: come può chi ha la delega al turismo viaggiare con la certezza di firmare un contratto e garantire un incasso a Roma?». «Unica eccezione» prevista nella lettera per le missioni dei consiglieri «quelle collegate in maniera esclusiva e inderogabile alle esigenze del sindaco».
Alessandro Capponi
(da “Il Corriere della Sera“)
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Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile
IN BALLO UNA MANOVRA DA 730 MILIONI, IN VENDITA L’ACQUA PUBBLICA, TAGLI ALL’ASSISTENZA SOCIALE E ALLA CULTURA, MA LA COSA NON FREGA UNA MAZZA A NESSUNO
Comincia l’iter per l’approvazione del bilancio del Comune di Roma.
Quando l’Assessore competente, Carmine Lamanda, illustra la relazione l’aula è vuota. La maggioranza non c’è, e neppure il Sindaco Alemanno.
L’opposizione decide di sedersi fra il pubblico.
Sembra che la cosa non interessi a nessuno eppure le cifre non sono rassicuranti e i consiglieri comunali, che rappresentano i cittadini romani, intascano di diaria circa 1500 euro al mese, e il loro gettone di presenza è comunque salvo perchè la seduta era iniziata al mattino e all’appello hanno risposto in più di 30.
Hanno chiamato la pausa per avere il tempo di leggere la relazione tecnica.
Ma poi si sono dati alla fuga.
Secondo quanto dice Lamanda, Roma dovrà affrontare una manovra d’aula di circa 730 milioni di euro a causa dei minori trasferimenti statali e regionali.
E allora il comune punta a far cassa con le tasse, l’Imu su tutte, che si stima porterà 165,5 milioni dalla prima casa e 448,5 milioni dagli altri immobili.
Ma non finisce qui: Lamanda parla di stipendi a rischio e difficoltà di cassa già a partire da settembre.
E se gli stipendi non si possono pagare, allora, tutto è lecito, anche vendere un pezzo di Acea.
Poi ci sono i tagli: 66,63 milioni in meno per i servizi, di cui 21 milioni in meno per il sociale e assistenza abitativa; 6,37 milioni in meno alla cultura, 1,38 per lo sviluppo economico.
Cifre e strategie che meriterebbero una profonda discussione.
Ma a Roma oggi, durante la discussione, c’è il sole.
(da “Il Corriere della Sera“)
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