Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
LO SFOGO DI PETRANGELO BUTTAFUOCO, GIORNALISTA E SCRITTORE, UNA VITA A DESTRA… “HANNO CERCATO DI FARSI DEMOCRISTIANI A SUON DI CLIENTELE, PER CHI E’ NATO NEL MIO MONDO NON CI SONO GIUSTIFICAZIONI”….”NON ESISTE PIU’ UN’AREA CULTURALE DI RIFERIMENTO”
Il più arrabbiato per la parentopoli del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è uno che nella efficacia della destra sociale al potere ci aveva davvero creduto, prima di vedere come è stata gestita la Capitale in questi due anni e mezzo: Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista di Panorama, cresciuto da irregolare tra le file del Movimento sociale e il Secolo d’Italia. “Sono deluso come uno che scopre violenze terrificanti dentro casa sua e si chiede: e io, povero fesso?
Buttafuoco, i numeri sono da ufficio di collocamento: 854 assunti all’Atac e 1400 all’Ama da quando Alemanno ha vinto le elezioni.
E’ tipico della sua cultura che ha radici settarie. E’ la vergogna dell’Alemannismo, anzi la vergognissima.
Si aspettava qualcosa di diverso?
Hanno cercato di farsi democristiani a suon di clientele familistiche. Non ci sono giustificazioni, a maggior ragione per chi è cresciuto in questo mondo. Chissà come starà soffrendo Pino Rauti.
Anche quella destra, quindi, al potere si è comportata come tutti gli altri.
Eppure erano quelli che mordevano la realtà , che andavano sui marciapiedi, ma per altre storie.
Come reagisce, secondo lei, la base elettorale di Alemanno a questa politica delle clientele?
Non esiste più un’area culturale di riferimento. Gli attivisti del Movimento sociale non votano più per nessuno.
Neanche lei?
No.
Ma che destra era quella da cui viene Alemanno?
La destra sociale non c’ entra col conservatorismo nè col moderatismo: è una dottrina politica che nasce nel solco del Novecento e che ha avuto una sua ragione d’essere nella militanza in favore del popolo e delle sue priorità . Fondata sull’emancipazione, la tutela dei lavoratori e l’idea di dare un futuro a chi aveva difficoltà a ritagliarsi uno spazio nella società italiana.
Un bel cambiamento rispetto alla parentopoli di oggi?
Già . Non è certamente il Movimento sociale di Beppe Niccolai, nè quello di Giorgio Almirante e tantomeno di Pino Rauti.
Hanno piazzato figli, nipoti, mogli e persino una ex cubista nelle municipalizzate.
Tipico. Si sono ritrovati fra le mani un giocattolo che è diventata l’arma con cui si stanno massacrando.
Colpa dell’influenza berlusconiana del bunga bunga?
No, assolutamente. Si fanno del male da soli.
Qual’è la differenza tra Alemanno e l’altro uomo di destra che ha guidato il Lazio, Francesco Storace?
Storace non aveva la tribù, è più simpatico, più ruspante. Alemanno si è infighettito parecchio e i suoi uomini sono sempre stati settari…Chissà ora quanti anatemi mi lanceranno.
Qual’è stato l’errore più grande di Alemanno?
Il sindaco di Roma deve fare il sindaco di Roma. Invece che fa? Politica: costruisce il suo gruppo, piazza i suoi uomini, coltiva il suo giardino di consensi. Avrebbe dovuto occuparsi delle strade, delle buche, del traffico.
Chiudere le buche porta più consensi di qualche centinaio di assunzioni?
Certo! Ma Gianni si ubriaca facilmente: E’ bastato che gli arrivasse all’orecchio che forse il Cavaliere voleva lui come erede. O che i delusi di Fini intasassero i centralini del municipio urlando “Gianni aiutaci tu”. E la fine risulta imbarazzante. E’ diventato un interventista politico, politichese e politicuzzo.
Cadono già le prime teste, come quella del capo-scorta di Alemanno, Giancarlo Marinelli.
Marinelli è stato un vero signore ad andarsene. Ma sono altri che si devono
dimettere.
Cioè Alemanno?
Certo. Marinelli gli ha dato una bella lezione. Ma io, che amo molto i retroscena, sono convinto che dietro questa operazione si debba temere
un’aggressione più dall’interno che dall’esterno.
Complottista.
No, hanno fatto tutto da soli. Ma c’è chi è pronto ad approfittarne.
Facciamo i nomi.
L’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Aspetta in un angolo, con l’acquolina in bocca, immaginandosi già la campagna elettorale come prossimo sindaco di Roma. Ho notato strane mobilitazioni. E’ nell’ aria: non può stare con le mani in mano.
E chi lo dice?
Se ne parla negli ambienti di città , dove ci si annusa, ci si cerca, ci si dà appuntamento: dove si decidono le cose più concrete.
Quindi Alemanno è considerato spacciato?
Ha preso una brutta botta.
Beatrice Borromeo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
ASSESSORI, CONSIGLIERI, CAPOGRUPPO PDL: OGNUNO HA PARENTI PIAZZATI IN POSTI SICURI… LO SCANDALO DI UN CENTRODESTRA CHE AVREBBE DOVUTO DIMOSTRARE LA PROPRIA “DIVERSITA”… E’ QUESTA LA MERITOCRAZIA CHE POI VIENE ANNUNCIATA IN TV?
Agenzia di collocamento Campidoglio.
Ovvero come aggirare l’obbligo dei concorsi pubblici, previsto per legge negli enti locali, assumendo a chiamata diretta nelle aziende comunali parenti, amici e sodali vari.
«Quello messo in piedi dal clan Alemanno è un vero e proprio sistema », racconta un fedelissimo che, in cambio dell’anonimato, è disposto a svelare numeri e metodi del reclutamento avvenuto a partire dal 2008 in Atac e Ama, per dimensioni le due principali società capitoline escludendo Acea (gestore dell’elettricità e dell’acqua quotato in borsa e perciò sottoposto a controlli più stringenti).
«Un sistema a carattere piramidale », prosegue la fonte. «Significa che la regia di tutte le assunzioni è politica, serve per accontentare clientele e creare consenso, ripaga dell’astinenza decennale che molti nel centrodestra, sotto Rutelli e Veltroni, hanno vissuto male».
In cima c’è il sindaco Alemanno, cui spetta indicare i manager e attraverso di loro controllare gestione e personale delle ex municipalizzate, affiancato da un paio di fedelissimi, ciascuno competente nel proprio settore, che ricevono i desiderata, smistano le istanze, soddisfano le richieste. Imbucate con molta disinvoltura nelle molteplici aziende del Campidoglio, un bacino potenzialmente senza fondo trasformato in un centro per l’impiego di mogli, figli, generi e nuore di parlamentari, assessori, dirigenti aziendali e persino sindacalisti.
In l’Atac, azienda dei trasporti, il dominus è il coordinatore regionale nonchè deputato del Pdl Vincenzo Piso.
È lui che ha trattato le oltre 850 assunzioni per chiamata diretta effettuate a partire dal 2008.
Con la fattiva collaborazione del coordinatore romano di rito forzista Gianni Sammarco e dell’ex ad Adalberto Bertucci, già consigliere comunale di An. Lungo l’elenco dei congiunti illustri.
L’ex capogruppo capitolino di An ora in Parlamento, Marco Marsilio, ha per esempio sistemato alla Direzione Comunicazione la sua compagna, Stefania Fois, un trascorso da pittrice semi- affermata come dimostra il sito internet che porta il suo nome; il senatore pdl Stefano De Lillo ha ottenuto per la moglie avvocato, Claudia Cavazzuti, la responsabilità dell’Area Normativa e Disciplina; il deputato Vincenzo Aracri ha fatto arruolare il genero, Nicola Valeriani, così come ha fatto l’ad Bertucci con il marito della figlia; per poi inserire anche la cognata del primogenito Marco e la figlia della sua segretaria (a sua volta distaccata dal Campidoglio e promossa dirigente).
Ma, a darsi da fare, è stato soprattutto l’assessore ai Trasporti: Sergio Marchi ha iniziato aiutando la fidanzata, Flavia Marino, a trasferirsi in Atac dalla società regionale Cotral (all’epoca gestita dal centrosinistra), ha continuato facendo assumere la sua segretaria, Loredana Adiutori, e la di lei figlia, si è superato con la consulenza di 4 mesi assegnata al cognato presso l’Agenzia di Mobilità , dove sono state prese pure con un contratto a progetto la moglie del suo capo staff, Enrico Guarnieri, e la ex fidanzata di un altro collaboratore, Peppe Leoni.
Non che i consiglieri comunali siano restati a guardare: l’ex An Marco Visconti ha sponsorizzato l’ingresso come quadro della compagna Barbara Pesimena; il generale prestato alla lista civica di Alemanno, Antonino Torre, il reclutamento del figlio come informatico.
Nutrito, come non bastasse, anche l’elenco sindacale: il segretario autoferrotranvieri della Faisa-Cisal, Camponeschi, ha piazzato moglie e figlia; il presidente Moro la sorella e la fidanzata; il segretario regionale della Cisl Chiricozzi il figlio; il segretario regionale Uil Napoleoni due figli, un nipote e la fidanzata del figlio; l’ex segretario della Cgil Murri la figlia.
Più controllato ma non meno copioso l’accesso in Ama.
Merito di quella vecchia volpe di Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia e gran procacciatore di fondi e affari. Da agosto 2008 è lui l’ad della società capitolina dei rifiuti.
Fra le sue mille assunzioni, c’è finito di tutto.
Dal genero, Armando Appetito, preso un mese dopo il suo arrivo, alla figlia del caposcorta del sindaco.
E poi ancora mogli, cugini, cognati di «una pletora di politici che storicamente utilizzano l’azienda per saldare cambiali elettorali»
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
COINVOLTA ANCHE L’AZIENDA RIFIUTI, VIA IL CAPOSCORTA DI ALEMANNO… ALL’ATAC CHIAMATE 850 PERSONE, CIRCA 1.000 GLI ARRUOLATI ALL’AMA… APERTO FASCICOLO DA PARTE DELLA PROCURA E DELLA CORTE DEI CONTI
Non bastava la bufera esplosa sulla Parentopoli in Atac, la società del trasporto pubblico romano che dopo l’elezione di Gianni Alemanno in Campidoglio ha imbarcato più di 850 persone, tutte per chiamata diretta e legate da rapporti familiari o politici ad esponenti del centrodestra locale, dirigenti aziendali e sindacalisti.
Ora, per il sindaco della capitale si apre un nuovo fronte: il reclutamento di un migliaio di nuovi dipendenti (sui 7mila totali) in un’altra ex municipalizzata, l’Ama, che si occupa di raccogliere e smaltire i rifiuti della città .
Dove, partire dal 2008, sono stati assunti, tra gli altri, il genero dell’ad Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia; la figlia del caposcorta del sindaco, Giorgio Marinelli, il quale aveva già provveduto a piazzare il primogenito in Atac; la compagna dell’ex capogruppo pdl in Campidoglio, ora traslocato a La Destra, Dario Rossin; oltre alla solita pletora di mogli, cognati e cugini di vari pidiellini di secondo piano, ma assai utili in campagna elettorale.
La prova provata di come l’occupazione clientelare delle società controllate dal Comune sia ormai diventato un sistema. Ai confini del lecito.
Tant’è che sia la Procura della Repubblica sia la Corte dei Conti hanno aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sotto il profilo penale e del danno erariale.
Finora l’unico a rimetterci è stato il caposcorta del primo cittadino che si è dimesso dal suo incarico.
Ad annunciarlo, lo stesso inquilino del Campidoglio: «Marinelli non è più il mio caposcorta, è ritornato in polizia», decisione assunta «in via precauzionale per evitare speculazioni sull’accaduto», ha spiegato Alemanno, negando tuttavia ogni suo coinvolgimento.
«Non mi occupo di assunzioni, sull’Ama non mi risultano particolari scandali e poi non mi ricordavo neanche che quell’agente avesse una figlia», ha tagliato corto.
E pazienza che l’azienda dei rifiuti abbia sostanzialmente confermato il numero dei dipendenti (954) arruolati a partire dal «9 agosto 2008, giorno di insediamento della nuova amministrazione», e ammesso di aver effettuato, «come prevede la normativa vigente», delle semplici selezioni affidate ad agenzie per l’impiego pubbliche e private.
Per il sindaco sotto assedio ora è tempo di cambiare: «Bisognerebbe rendere obbligatoria la pratica dei concorsi anche per le municipalizzate, così come si fa al Comune, in modo da superare il problema delle chiamate dirette o dalle selezioni fatte da agenzie interinali», dice ora che dalle sue parti tutto il sistemabile è stato sistemato.
Che triste immagine della destra…
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO MOGLI, FIGLI E NIPOTI, I CASI DELLE EX ASSISTENTI DI ANTONIO TAJANI E GIORGIO SIMEONI… LO SCANDALO DI 854 ASSUNZIONI PER CHIAMATA DIRETTA ALL’AZIENDA TRASPORTI… MANCANO GLI AUTISTI (ASSUNTI SOLO DUE NEL 2010), PROLIFERA LA CORTE
Atac, il capolinea delle segretarie. 
Sia di politici sia di sindacalisti.
Il percorso, più o meno, è simile per tutte: anni, o mesi, di collaborazione con personaggi influenti e poi – oplà – si spalancano le porte di viale Ostiense. In questo senso, la segretaria dell’assessore alla Mobilità Sergio Marchi (Loredana Adiutori, passata in Atac dopo una lunga carriera nella pubblica amministrazione) e quella del segretario della Fit Cisl Roma e Lazio Alberto Chiricozzi (Francesca Roiate), sono in buona compagnia.
Non sempre è dato sapere cosa fanno adesso in azienda, ma di sicuro si sa cosa facevano prima.
La «Parentopoli» in Atac (854 assunzioni a chiamata diretta negli ultimi due anni), finita in un’inchiesta della Procura per abuso d’ufficio, si arricchisce dunque di un nuovo tipo di legame.
Non solo mogli, cugini, fratelli, figli, o direttamente esponenti politici: tra i beneficiari del «posto fisso» nella municipalizzata del Campidoglio, adesso, ci sono anche le ormai ex segretarie.
Il «metodo» è identico ad altri casi già noti.
Ci sono quelle – come l’assistente personale dell’ex ministro Claudio Scajola, Fabiana Santini – che diventano assessori regionali.
E altre che, più modestamente, trovano un posto di lavoro all’Atac, dove una scrivania e un computer, a quanto pare, non si negano quasi a nessuno. L’importante, al di là delle formali procedure di selezione, è che il tramite sia la politica.
È il caso di Michela Martucci, nata a Roma il 5 febbraio ’77, ex assistente di Giorgio Simeoni, l’ex vicepresidente alla Pisana con Francesco Storace eletto nel 2008 alla Camera (fa parte, sarà senza dubbio una coincidenza, della commissione Trasporti).
La Martucci, mora, capelli lunghi, appassionata di viaggi tra Capri e la Sardegna, frequentatrice del «Sofia» – la stessa discoteca dove è un habituè Gianni Sammarco, coordinatore romano del Pdl– è stata candidata per il Pdl al V Municipio nel 2008, senza risultare eletta, e ha fatto parte dei giovani Pdl.
Da Montecitorio, in qualche modo, è finita in Atac.
Simeoni nega di averla «raccomandata»: «Ha lavorato per me una vita fa, è una persona seria e io certamente non ho dato alcuna indicazione sul suo nome, nè l’ho segnalata».
Sicuramente, nessuno ha segnalato che all’azienda servivano gli autisti.
E infatti nel 2010 ne sono stati presi pochissimi: stando ai dati della terza trimestrale dell’azienda 2 sono state le assunzioni, contro le 123 «cessazioni» (tra pensionamenti e uscite varie).
Sulle ex segretarie mancano dati ufficiali.
Ma, oltre alle già citate, ha trovato un posto in azienda anche Emanuela Gentili, classe ’74, una figlia di un anno.
Lei è stata l’assistente parlamentare di Antonio Tajani, figura di spicco del Pdl: in Atac, esattamente nell’Area relazioni industriali, Gentili entra nell’ottobre 2009.
Nella stessa selezione della Martucci, pure lei con un passato da assistente a un politico Pdl.
Chissà se, per arrivare alla «selezione», hanno preso lo stesso autobus.
Alessandro Capponi
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’ANALISI IMPIETOSA DI MASSIMO GIANNINI SU “REPUBBLICA”, CHE IN PARTE CONDIVIDIAMO… MA GLI ARDITI DI MUSSOLINI, COSI’ COME LE STESSE AVANGUARDIE DELLE RIVOLUZIONI BOLSCEVICHE, ERANO ANIMATI DA IDEALI MORALI E SOCIALI DI CAMBIAMENTO… QUESTI SOLO DAL CONSERVARE I PROPRI AFFARI, PRIVILEGI E IMMMUNITA’: “SE NE FREGANO” DEGLI ITALIANI
Mancava ancora qualcosa, al processo di decomposizione del berlusconismo. 
L’irridente “me ne frego”, che gli arditi del Pdl sbattono in faccia alle regole, alle istituzioni, alla Costituzione.
Ebbene, grazie a Denis Verdini, pluri-inquisito coordinatore del Popolo della Libertà , è arrivato anche questo.
“Ce ne freghiamo”, annuncia il plenipotenziario berlusconiano.
Se ne fregano delle prerogative del Presidente della Repubblica, al quale la Carta del ’48 assegna compiti precisi nella gestione della crisi di governo.
Le conoscono, queste prerogative. I falangisti del Cavaliere sanno che la nostra, ancorchè malridotta, è ancora una Repubblica parlamentare, dove le maggioranze nascono, muoiono e si modificano in Parlamento.
Sanno che i parlamentari non hanno vincolo di mandato.
Sanno che in presenza di una crisi di governo il capo dello Stato ha il dovere di verificare se esiste un’altra maggioranza.
Sanno che in caso affermativo ha il dovere di affidare l’incarico di formare un nuovo governo a chi la rappresenta.
Sanno tutto questo.
Ma appunto: se ne fregano.
Perchè per loro, come si conviene a un populismo tecnicamente totalitario, la “ragion politica” prevale sempre e comunque sulla ragion di Stato.
Il leader incoronato dalla gente è sempre e comunque sovraordinato alle norme codificate dal diritto.
Questo, fatti alla mano, è dal 1994 il dna politico-culturale del berlusconismo.
E così, al grido di “no al ribaltone”, le truppe del Cavaliere sono pronte a marciare sul Colle, sfidando Giorgio Napolitano e stuprando la Costituzione, di cui il presidente della Repubblica è il supremo custode.
Questo è dunque lo spirito con il quale un premier in confusione e una maggioranza in liquidazione si accingono ad affrontare le due settimane di vita che ancora restano al governo, prima del voto del 14 dicembre.
Questo è il “grido di battaglia”, con il quale il Pdl si prepara a combattere la guerra che comincerà il giorno dopo quella drammatica ordalia.
Sapevamo, a nostra volta, che l’ultimo atto della commedia umana e politica di Berlusconi sarebbe stato pericoloso e destabilizzante.
Ma non immaginavamo che al vasto campionario di violenze verbali e di macellerie costituzionali ora si aggiungesse anche il “me ne frego”.
Restano una certezza e una speranza.
La certezza è che la massima istituzione del Paese, il Quirinale, è affidata alle mani salde e sagge di un uomo che saprà esattamente cosa fare, per il bene dell’Italia e degli italiani.
La speranza è che alla fine anche la parabola del berlusconismo, più che in tragedia, degeneri in farsa.
Massimo Giannini
(da “la Repubblica”)
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
ECCO A COSA PORTANO IL PARTITO DELL’AMORE E I DELIRI DEGLI AFFARISTI TRADITORI DELLA DESTRA… LA GIOVANE SALVATA DALL’INTERVENTO DI ALCUNI MANIFESTANTI DELLA CGIL… QUALCUNO VUOLE PORTARE IL PAESE AL MEDIOEVO DELLA POLITICA E STA FOMENTANDO ODIO, CREANDO CATEGORIE DI “NEMICI” PER GIUSTIFICARE LA PROPRIA INETTITUDINE
Altro che traditori marchiati a vita. 
Per ora l’unico marchio è quello che alcuni scalmanati avrebbero voluto timbrare, con calci e pugni, sul viso di una giovane attivista di Futuro e Libertà , impegnata ieri nel gazebo romano di Piazzale Flaminio.
E che solo grazie all’intervento di alcuni manifestanti della Cgil (quindi pericolosi comunisti) è riuscita ad evitare il peggio.
I fatti: nella metropolitana di Roma tre ragazzi notano sul bavero del cappotto della giovane, la spilletta di Fli e iniziano ad insultarla e a spintonarla.
Lei cerca di ignorarli, ma dopo un paio di provocazioni anche fisiche risponde: «l’aggressività è l’unica forma di ignoranza contro la quale la parola non può nulla».
Al che uno dei tre le si fa incontro minacciosamente con intenti niente affatto pacifici, ma fortunatamente alcune persone provenienti dalla manifestazione della Cgil, si frappongono tra gli aggressori e la ragazza, consentendole di scendere alla fermata successiva e di fuggire indenne.
Ecco dove porta la propaganda, l’esasperazione dei toni e delle frasi sbraitate in linguaggio cagnesco.
Ecco il partito dell’amore, della solidarietà , dell’accoglienza.
Ecco cosa accade se anzichè ponti si costruiscono muri.
Senza voler scivolare in facile retorica o in plastiche ricostruzioni di ciò che è accaduto e che sarebbe potuto accadere, viene da pensare che fine abbiano fatto i traguardi sociali e culturali raggiunti sino ad ora; o gli insegnamenti di rispetto e condivisione tra diversi, tra opposti.
Ma davvero questa gente non ha capito nulla?
Davvero stiamo tornando al medioevo della politica, agli anni del tutti contro tutto?
E con quale obiettivo, per quale ragione, con quali finalità , con quanti e quali guadagni?
Qui si sta riproponendo un problema vero e tangibile di fanatizzazione degli animi, e la politica, quella con la P maiuscola, quella che ragiona e che non pensa solo alle prossime urne o alla demonizzazione dell’avversario, ha l’obbligo morale di alzare un dito e dire a gran voce: “no, noi non ci stiamo”. Deve distinguersi, perchè ha un ruolo educativo, pedagogico, sociale.
Non è solo un affare di voti, di promesse e di nomine, anche se negli ultimi quattro lustri non sono mancate criticità e momenti di cui non andare granchè fieri.
Certo, è più semplice prendersela col più debole, con una giovane indifesa.
O scagliarsi contro qualcun’altro che non siano i propri compagni di squadra, quando le cose non girano per il verso giusto.
O scaricare responsabilità a chi sta dall’altro versante della barricata, magari accusandolo di tramare, di tradire, di complottare.
In quella logica perversa e sterile che alla fine annebbia le menti e non consente di guardare in faccia alla realtà .
Perchè distratti da mille ombre che si allungano (o che qualcuno pensa che si allunghino) sul Paese, da infinite ipotesi, da ridicole contro tesi, da tediosi ragionamenti spaccando in quattro un battito di ciglia.
No, non vale proprio la pena tornare indietro nel tempo, ad un tempo di lotta e di visi contro, di agguati e di minacce.
Perchè le cose sono cambiate, gli steccati non sono più così alti, gli individui (quasi tutti) si parlano, si confrontano, ragionano.
Verrebbe proprio da chiedersi, se non fosse il caso che le categorie di traditori prevedessero al loro interno almeno i fondamenti della democrazia.
E non sarebbe chiedere troppo.
A quei poveri mentecatti pidiellini che in tre aggrediscono una ragazza ricordiamo solo una cosa: la prossima volta questi atti coraggiosi fateli fare ai vostri mandanti.
Così per una volta nella vita, in circostanze rischiose, li vedremo in faccia, non sempre di spalle, in fuga, come loro abitudine di istigatori vigliacchi, quando non di infami delatori.
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
BUFERA SU ALEMANNO CHE APRE UN’INCHIESTA INTERNA…NEGLI ULTIMI DUE ANNI, TRA ATAC E TRAMBUS, SONO STATE MESSE SOTTO CONTRATTO BEN 854 PERSONE, TUTTE CON CHIAMATA DIRETTA… IL CASO DELL’EX CUBISTA GIULIA PELLEGRINO
Generi, nuore, mogli di politici, dirigenti, sindacalisti. 
Persino una splendida cubista mora.
C’è un po’ di tutto fra le 854 assunzioni disposte negli ultimi due anni dalle aziende del trasporto pubblico romano, dal 2009 accorpate in un unico colosso da 13mila dipendenti e debiti a breve verso le banche per 360 milioni.
Una pletora di gente dal curriculum spesso incerto, ma piazzata quasi sempre in posti di comando.
Nel mirino è finito il sindaco Gianni Alemanno che, accusato dalle opposizioni di «alimentare una indegna parentopoli», ieri ha disposto l’apertura di un’inchiesta interna con l’obiettivo di controllare i criteri di reclutamento in Atac.
Compresi però quelli «utilizzati dalle precedenti amministrazioni nell’ultimo decennio».
Chiara la finalità : investito dalle polemiche dimostrare che l’occupazione clientelare delle ex municipalizzate non l’ha certo inventata lui, trattandosi a suo avviso di pratica già diffusa sotto le giunte Veltroni e Rutelli.
I fatti denunciati però riguardano l’attuale amministrazione.
E spulciando l’elenco dei dipendenti più recenti è possibile ricostruire alberi genealogici e stati di famiglia, legami di sangue, matrimonio o più banalmente politici.
C’è Patrizio Cristofari, genero dell’ex ad Adalberto Bertucci, che con un diploma da perito tecnico è assurto alla guida dell’area Mantenimento opere civili e impianti, e l’avvocato Claudia Cavazzuti, capo del settore Normativa e disciplina, moglie del senatore berlusconiano Stefano De Lillo nonchè cognata di Fabio, assessore capitolino all’Ambiente.
E ancora Stefania Fois alla Direzione Comunicazione, compagna del deputato pdl Marco Marsilio, già capogruppo capitolino di An: un trascorso da pittrice documentato sull’omonimo sito internet, ma soprattutto – tiene a precisare – 13 anni di lavoro alle Ferrovie Nord di Milano.
Chi però ha decisamente fatto bingo è il segretario regionale della FaisaCisal autoferrotranvieri, Gioacchino Camponeschi, gran sostenitore del sindaco Alemanno, che oltre alla moglie Flavia Rotondi è riuscito a sistemare nella società del trasporto locale pure la figlia Sarah.
E siccome la politica, lavoro precario per definizione, è parente stretta del familismo, ecco spuntare un bel posto fisso per l’ex vicesindaco di Guidonia, Mauro Lombardi, e per quello in carica di Montelibretti, Marco Bernardini. Sebbene poi il caso più clamoroso è un altro: Giulia Pellegrino, passato da cubista e calendari sexy, una delle “sister” del tg local-sportivo 50 º minuto, pare assai cliccato su You Tube.
Lei nega la qualifica ma rivendica quella di «hostess nei locali notturni della capitale, accompagno i clienti ai tavoli», dice.
Ammette di lavorare in Atac, «sono una delle tante segretarie del direttore industriale Marco Coletti», e di non volere un impegno più gravoso perchè «dopo le otto c’ho da fare».
Quanto basta per far gridare allo «scandalo» le opposizioni.
Giovanna Vitale
(da “la Repubblica“)
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Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE ALLA CULTURA DI ROMA, REDUCE DA BASTIA UMBRA: “NON HO ANCORA ADERITO , MA PENSO CHE LO FARO'”…POSSIBILI MOLTI ALTRI PASSAGGI DAL PDL: AIUTI HA GIA’ FATTO TOGLIERE DAL SUO SITO LA FOTO CON BERLUSCONI
A Bastia Umbra, ad applaudire l’intervento nel quale Gianfranco Fini ha chiestO, tra le
ovazioni della platea, a Silvio Berlusconi di dare le dimissioni ed aprire la crisi parlamentare, c’era anche un ospite «particolare»: Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune, amico di vecchia data dal sindaco Gianni Alemanno.
Che Croppi, l’inventore dei famosi «Campi Hobbit» della destra anni ’70, fosse vicino a Fini non è certo una novità : da diverse settimane, infatti, il suo nome compare nella lista dei “futuristi”.
Però, il week end umbro dell’assessore ha un sapore diverso: è quasi l’ufficializzazione del suo passaggio a Fli.
Lui, però, spiega: «Non ho firmato nessun manifesto e non ho ancora aderito a Fli. Quando si aprirà il tesseramento, è quasi certo, o naturale, che lo farò». Croppi, poi, non si è limitato a fare l’ospite di passaggio.
A Bastia Umbra è stato due giorni interi, alloggiando nello stesso albergo di Fini e dei vari deputati.
E ieri, dopo il discorso del presidente della Camera, c’era anche lui in un brindisi ristretto nel padiglione dal quale ha parlato Fini: una quindicina di persone, in tutto, con lo stato maggiore di Fli (i vari Bocchino, Buonfiglio, Urso, Ronchi, Salatto, Perina…).
Il discorso di Fini, con il passaggio sulle dimissioni del premier?
«L’ho applaudito. È stato lucido, esauriente. Sono d’accordo con lui: la crisi era già aperta da luglio ed è giusto che il cofondatore del Pdl chieda un nuovo patto. Quel progetto politico è finito, potremmo dire anche fallito, nel momento in cui Fini è stato espulso dal partito».
Croppi ed Alemanno sono amici da tempo.
Che dice il sindaco del passaggio dell’assessore a Fli?
«Ne abbiamo parlato – dice Croppi – sia prima che dopo l’appuntamento di Perugia. Ho spiegato a Gianni che il mio rapporto di lealtà con lui viene prima di tutto: lui mi ha nominato, lui mi può revocare».
Lo farà ? «Ha detto che anche per lui non cambia niente. Poi le situazioni politiche le valuteremo insieme».
Qualcuno pensa che Croppi, adesso, si metterà a fare «campagna acquisti » per Fli dentro al Campidoglio: «Non è questo il mio ruolo. E, non essendo stato eletto, non darò neppure vita al gruppo consigliare».
È chiaro, però, che le fibrillazioni non mancheranno.
E che qualcuno possa chiedere la «testa» di Croppi: «È probabile che accada. Ma non lo posso preventivare».
Il coordinatore romano di Fli, Potito Salatto, mette le mani avanti: «Se il sindaco sostituisse Croppi, la considereremmo una mossa strumentale. E quindi ne trarremmo le dovute conseguenze».
Anche perchè, al Comune, gli uomini vicini a Fini sono molto attivi.
E si parla di altri possibili passaggi a Fli.
Uno degli indiziati è Fabrizio Santori, che ha lasciato la componente di Fabio Rampelli.
Un altro è Fernando Aiuti, eletto come capolista Pdl al Campidoglio: «Alemanno mi ha chiesto che cosa voglio fare, ma il mio referente resta il sindaco».
Il caso Ruby, però, ha scosso il professore: «Sul mio sito c’era una mia foto con Berlusconi. L’ho fatta togliere. Fini ha ragione: certi comportamenti, da un punto di vista etico, sono fondamentali».
Ernesto Menicucci
(da il “Corriere della Sera“)
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Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile
UN IMMOBILE COMPRATO NEL 2003 PER REALIZZARE SPAZI DESTINATI A 50 SENATORI: LAVORI INFINITI, NESSUN UFFICIO PRONTO…. AVVIATO DA BALDUCCI E ZAMPOLINI 7 ANNI FA, DOVEVA ESSERE FINITO NEL 2006… MANCANO PERSINO GLI ARREDI
Venticinque milioni di euro solo per i lavori di ristrutturazione; 3 milioni e 700 mila euro per pagare l’affitto a una ex-Ipab che fa capo alla Regione Lazio; 1 milione per “provvedere ad adeguati arredi”.
Dunque, facendo due conti, poco meno di 30 milioni di soldi pubblici tutti già spesi o impegnati nell’arco di dieci anni.
Obiettivo? Realizzare nuovi uffici per cinquanta senatori.
Dove? Nel pieno centro storico di Roma, a pochi metri da Palazzo San Macuto, Pantheon e Palazzo Chigi.
E il risultato a tutt’oggi quale è?
Che ancora, dal 2003, neanche una stanza è pronta, che i ponteggi che si affacciano sulla vicina via degli Orfani, nome non casuale, stanno ancora lì come sette anni fa, e che soltanto la garritta esterna per la security di un palazzo ancora vuoto ha i vetroni scuri montati.
E si chiedono ancora altri soldi.
Benvenuti nel (forse) più esoso e infinito cantiere dei palazzi romani della politica, il secentesco palazzo di Santa Maria in Aquiro, tra piazza Capranica e l’attigua via degli Orfani.
Costi da record per un immobile preso in affitto nel 2003 dall’Isma con un canone annuo di 471 mila euro e scadenza di contratto febbraio 2021. Immobile imponente e dal passato dolente: era il vecchio orfanotrofio di Roma, e lungo quelle stanze ora milionarie si rincorrevano vite di miseria, di abbandoni e anche un pizzico di goliardia.
Fu un “martinitt” il fratello maggiore di Giulio Andreotti e lì, da piccolo, il futuro senatore era invitato a fare il chierichetto.
Sempre lì ha vissuto sette anni il piccolo Enrico Montesano. fu nel teatrino dell’istituto – ha raccontato poi l’attore – che cominciò a imitare i suoi istitutori.
I ragazzini in divisa uscivano da quel portone, sfilavano ordinati nelle loro passeggiate mattutine verso piazza Colonna e verso il Pincio.
Ma questo è il passato.
I conti del presente li ha fatti comma dopo comma, cifra dopo cifra, spulciando tutti i bilanci del Senato dal 2003 fino all’ultimo 2010, il segretario dei Radicali italiani Mario Staderini, che sui costi e sprechi della politica ha ingaggiato una battaglia di vita.
“L’assurdo non è solo che siano stati spesi 30 milioni senza avere ancora un nuovo ufficio pronto, sempre che davvero servisse, ma anche il fatto che, a fine contratto, ogni senatore, se mai ci entrerà , sarà comunque costato alle casse pubbliche una media di 8 mila euro al mese” contabilizza l’esponente radicale.
E aggiunge: “A rivedere acquisti o contratti d’affitto di quegli anni appare chiaro che la priorità fosse far girare soldi più che avere nuovi uffici”.
Il via libera per il Santa Maria in Aquiro fu dato – coincidenza – nei giorni in cui teneva banco uno dei tanti dibattiti sulla riduzione del numero di deputati e senatori.
La consegna del primo lotto era prevista nel 2006, poi slittata nel 2008, poi un'”aggiuntina” al 2009 e adesso, nella relazione allegata all’ultimo documento del Bilancio del Senato 2010, si prevede finalmente “la consegna degli uffici entro l’anno”.
Ma con una postilla che, secondo Staderini, sa di beffa finale: vi si sottolinea “l’esigenza di destinare significative risorse finanziarie all’acquisizione degli arredi indispensabili alla funzionalità degli uffici e dei locali”.
Insomma mancano ancora i soldi per sedie, scrivanie e telefoni.
Da chi fu avviata nel 2003 l’operazione?
Dal Provveditorato delle Opere pubbliche diretto da Angelo Balducci e con i lavori affidati all’architetto Angelo Zampolini: due nomi che nei mesi scorsi sono stati al centro delle inchieste sui grandi appalti.
Sempre loro, in quel periodo, si adoperarono per l’acquisto dell’immobile di largo Toniolo e il complesso della Minerva dove scoppiò il caso della buvette abusiva.
“Denunciare questi sprechi – chiosa Staderini – è il nostro modo di lottare per un Parlamento pulito. Esattamente come quando, mesi fa, abbiamo reso pubblica la lista di contratti, fornitori e consulenti della Camera tenuta riservata per sessant’anni”.
(da “la Repubblica“)
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