Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile
A TOR CRESCENZA GLI ONORI DI CASA LI FACEVA MARIA ROSARIA ROSSI (PDL)…CONTATTI TRA LE PROCURE DI ROMA E DI MILANO, SI APRE UN NUOVO FILONE D’INCHIESTA
C’è un nuovo filone d’inchiesta sulle feste del presidente del Consiglio. Riguarda le
serate organizzate a palazzo Grazioli, ma soprattutto quelle al castello di Tor Crescenza, dove Silvio Berlusconi ha trascorso la scorsa estate.
Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati avrebbe deciso di trasmettere ai colleghi della capitale la parte del fascicolo che riguarda tali incontri.
Il primo contatto tra i capi dei due uffici giudiziari sarebbe avvenuto un paio di giorni fa.
Quanto emerso dagli accertamenti milanesi, e prima ancora a Bari, consente di individuare le persone che portavano le ragazze alle feste del premier. Alcuni riferimenti al «giro» romano si rintracciano nelle carte depositate al Parlamento, soprattutto nelle conversazioni tra le ragazze, ma altri elementi sono stati raccolti dai magistrati e riguardano i riscontri sulle presenze a queste serate e soprattutto i preparativi.
Più volte la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi si è vantata di aver organizzato cene nel castello affittato dal presidente del Consiglio ed è possibile che il suo nome compaia nei nuovi atti, anche perchè alcuni suoi colloqui con il direttore del Tg4 Emilio Fede erano stati intercettati e allegati agli inviti a comparire notificati allo stesso capo del governo e alla consigliera regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti, accusata di essere una «reclutatrice» insieme a Fede e a Lele Mora.
«Due, tre volte a settimana»
Leggendo le trascrizioni delle telefonate si capisce come le ragazze che frequentano Arcore siano quasi invidiose per quanto avviene nella capitale.
Il 23 settembre 2010 Minetti e Barbara Faggioli parlano del premier.
Faggioli: facendo i conti tra quello che ha dato… col bene che gli voglio, perchè lo sai che l’adoro… alla Marysthelle, alla Fico… a questa e a quell’altra…
Minetti: perchè te dici anche alla Raffi?
Faggioli: Raffi sicuramente sì dai. Stando a Roma lei lo vedeva anche a Roma, lo sai che fanno queste cene due o tre volte alla settimana, ultimo periodo un po’ di meno, ma prima sì… lo so perchè mi chiamavano, poi me l’ha detto anche Raffi stessa.
Minetti: ma dai?
Faggioli: e certo! Io mi sono un po’ avvicinata a lei per capire anche i giri di Roma, eh?
Minetti: e cosa ha detto, due o tre volte la settimana?
Faggioli: be’, che a volte lo vedeva anche due o tre volte, è capitato che non l’ha visto anche per un mese. Poi parlando anche con Cinzia no? Cinzia mi ha detto che si vedevano spesso, che soprattutto vedeva Valeria e Raffa… quindi anche se lui e lei dicono che no, è sì. Lui ha sempre avuto questo vizio qua di dire, no, non vedo nessuno non frequento nessuno al di fuori di voi no?… E invece non è così perchè lui non riesce cioè, io poi lo conosco da anni, lui non riesce a stare da solo.
«Andiamo al Castello»
Anche Barbara Guerra e Miriam Loddo potrebbero essere state a Tor Crescenza.
Ne parlano il 27 settembre scorso e si riferiscono ad un invito «al castello» per la domenica successiva.
Il 19 ottobre Minetti parla invece con Elisa Toti e dal colloquio riemerge la rivalità tra i due gruppi.
Minetti: io a te, non mi ricordo quand’è che t’ho visto, però io t’avevo visto altre volte.
Toti: e io ero romana, ero romana, si cioè stavo a Roma.
Minetti: ah! Ecco tu eri romana…
Toti: frequentavo il giro di Roma, tra virgolette, poi ogni tanto hai visto venivamo su a Milano perchè se c’era qualcosa… però io stavo a Roma, poi a lui gli chiesi che comunque preferivo venire su a Milano, poi hai visto, ho iniziato a lavoricchiare qui a Milano, quindi… preferivo insomma stare qua, anche perchè poi, conoscevo, parecchi miei amici erano qua, insomma una cosa l’altra, a Roma non è che proprio mi trovassi un gran che bene.
Minetti: adesso sei qua tranquilla no?
Toti: sì…
«Mi vesto da femmina»
Tra le organizzatrici delle feste a Tor Crescenza c’era Maria Rosaria Rossi, parlamentare che frequentava anche Arcore dove, almeno a sentire le intercettazioni, si muoveva come una perfetta padrona di casa. Il 24 agosto scorso parla con Emilio Fede che le annuncia il suo arrivo a Villa San Martino.
Rossi: vieni, vieni. Chi c’è? Niente poche persone…
Fede: ecco no perchè c’ho due mie amiche.
Rossi: ah che palle che sei, due amiche, quindi bunga bunga, due de mattina, io ve saluto eh?!
Fede: no tesoro, posso non portarle, eh?! Chi c’è?
Rossi: ma scherzo, ma stai scherzando? No, c’è una delle gemelline… Manuela, e un’altra, sono tre persone, aspetta però, dimmi quanti sei tu e altre due? Siete tre?
Fede: sì
Rossi: allora avverto la cucina dai, non c’è Roberta se era quello che mi chiedevi.
Fede: no Roberta lo so, è lì.
Rossi: va be’ allora mi devo vestire da femmina pure stasera?
Emilio: stai bene anche com’eri ieri sera…
Rossi: grazie come sei gentile… vabbè mi vado a vesti’ da femmina allora, va…
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
“QUELLA DI ALEMANNO? UNA ROMA DI BIGHE E CARTAPESTA”… “POTEVA ESSERE IL SINDACO NON DI UNA SOLA PARTE, NON E’ RIUSCITO AD ESSERE AUTONOMO”…. CROPPI, UOMO SIMBOLO DEL DIALOGO, ORA IMPEGNATO IN FUTURO E LIBERTA’
E meno male che aveva esordito così: “Ho una preghiera per i giornalisti: non scrivete la parola attacco, quando
riferite di quel che dirò del sindaco”.
No, infatti.
Non è la parola giusta: bisognerebbe dire tumulazione o sepoltura.
Ma un punto di verità , in quell’avvertenza c’è: se il De profundis di Umberto Croppi per la giunta Alemanno fa così male all’interessato è proprio perchè non è guidato dal solito rancore dell’ex, dalla furia dell’invettiva o dall’ingratitudine.
Ma piuttosto dalla delusione di un amico tradito, dal disincanto di chi ama la politica…
Roma, teatro Quirino, c’erano proprio tutti per la kermesse dell’uomo simbolo della cultura pre-finiana, per quell’assessore degradato e cacciato da Alemanno in una notte, rispettato dagli avversari, teorico del dialogo oltre gli schieramenti, coautore di un libro che provava a chiudere la stagione del piombo: Ci eravamo tanto armati.
Umberto Croppi non è stato in questi anni un personaggio locale, ma piuttosto un intellettuale nazionale prestato all’Assessorato che fu di Renato Nicolini.
E’ stato uno dei ideologi della Nuova Destra, e più recentemente il committente di Luciano Lanna e Filippo Rossi, e di quel manifesto finiano ante-litteram che fu Fascisti immaginari.
Oggi è in Futuro e libertà . E così c’era il nuovo libro di Lanna Il fascista libertario (!) tra le mani degli ospiti di prima fila, c’era un leader islamico come Omar Camilletti, Lina Wertmuller un dirigente del Pd come Giuseppe Lobefaro, ex ragazzi della destra radicale anni settanta (il leader del Trifoglio Alfredo Iorio), manager come Emanuele Emanuele e sul palco l’ex presidente della Camera di commercio Andrea Modello.
Uno che regalava il primo brivido agli astanti: “Sono un uomo di impresa, ma sono contro la precarietà ”. (Mondello è, con Veltroni, il padre delle notti bianche).
Perchè Croppi, in fondo, è stato epurato da Alemanno proprio per il suo essere uomo trasversale, stimato da uomini come Gianni Borgna o come Ascanio Celestini.
Croppi dice che non cerca candidature “Nè da solo, nè in ticket con altri” (vuole far coppia con Nicola Zingaretti, scrivono di lui).
Poi esordisce ringraziando Alemanno: “Mia figlia dopo il voto si chiuse in una stanza a piangere sapendo che la vittoria di Alemanno mi avrebbe portato via da casa per 5 anni. Ora, ironizza, grazie a lui sono tornato…”…
È un gustoso retroscena, quello che l’ex assessore regala alla platea del Quirino.
Ad esempio sulla campagna elettorale (costruita “in soli 63 giorni”), in cui “sono orgoglioso che non ci fosse un solo pezzo di propaganda contro l’avversario”.
Poi Croppi, raccontando il fallimento di quella idea di governo, spiega la sua poetica: “Alemanno era stato eletto da 80 mila persone che lo stesso giorno votarono per Zingaretti. Nella mia idea aveva tutte le carte per non essere il sindaco di una sola parte: ma questa idea è fallita”.
Arrivano le prime scudisciate: “Dicevano che non ero gradito alla maggioranza e ai suoi consiglieri comunali: bè, era vero. E devo dire grazie a loro perchè, non accorgendosi di quello che facevo, me lo lasciavano sostanzialmente fare”.
Poi le rasoiate: “In quasi tre anni non ho mai visto un solo assessore a una mostra. Conoscendoli, è meglio così” (risate).
Quindi mostra un cartello di divieto: “Avevo messo questo segnale sulla mia porta, e una scritta: Finchè sono io non si fanno corse con le bighe. Bè, adesso il vincolo non c’è più”.
La sala esplode in un applauso…
Inizia una requisitoria implacabile contro quella che Croppi chiama “La Roma di cartapesta” di Alemanno: “Non ho mai detto ‘Sono contrario in linea di principio alla formula uno all’Eur’. Ma conoscendo la totale inconsistenza del progetto mi pareva assurdo che lo si utilizzasse per un reiterato effetto-annuncio.
Dopo aver gridato contro il veltronismo, osserva sarcastico Croppi, ne ereditavamo i peggiori difetti”.
Subito dopo, peraltro, l’ex assessore, rende un onore delle armi imprevedibile all’ex rivale: “Solo adesso, da fonti non sospette come i commissari di Bankitalia, abbiamo scoperto di non aver ereditato i 13 miliardi e mezzo di euro di debiti di cui si parlava (ne parlava Alemanno, ndr.) ma 8 miliardi e 400. Esattamente quello che era stato detto dai nostri predecessori”…
Insomma, la Roma del centrodestra, colpo dopo colpo, diventa un sogno pacchiano e propagandistico.
“La cosa che più colpisce delle parentopoli della giunta, è che Alemanno era stato eletto per interrompere un certo modo di fare politica e non è stato capace di farlo”.
E ancora: “Di fronte al gioco dei veti delle correnti e dei consiglieri, il sindaco diceva: ‘Tutti insieme voi avete preso 40mila voti di preferenza, io da solo ne ho presi 80 mila da elettori di sinistra’”.
Dopodichè… “Annunciava che avrebbe fatto ‘il matto’ per non piegarsi ai clan…”.
Pausa teatrale: “Si vede che la legge dei numeri è stata superiore alla sua autonomia. E’ lui stesso ad aver certificato che il suo tentativo è fallito !” (altro boato della platea).
Poi cifre, dati, esempi: “La metà dei teatri è a Roma. Se decurtano il Fus rischiano di chiudere”.
E ancora: “Di 8 milioni promessi alle scuderie del Quirinale ne daremo solo 2. Di 3.5 promessi all’Auditorium sempre 2. Al festival del cinema non sappiamo dire quanti fondi daremo !”.
Quindi la stoccata: “Abbiamo speso un milione di euro per la festa di capodanno, e il macro rischia di chiudere”.
Se Futuro e libertà fosse all’1 per cento, come dice Berlusconi, ieri dovevano essere tutti al Quirino…
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
SIGILLI AL CANTIERE DI VILLA ADA, A RIDOSSO DEL PARCO RABIN…VI SAREBBERO LAVORI DI COSTRUZIONE DIVERSI DALLA CONCESSIONE EDILIZIA RILASCIATA, VARIAZIONI DEL PROGETTO E MANCATA AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA
Lavori di costruzione diversi da quelli indicati nella concessione edilizia rilasciata, variazioni del progetto non compatibili con la domanda di condono edilizio presentata e, soprattutto, nessuna autorizzazione paesaggistica della Regione Lazio, cui è sottoposto l’immobile, per costruire.
A Roma gli agenti della Polizia municipale dell’Ufficio antiabusivismo edilizio del Campidoglio, coordinati dal comandante Antonio Di Maggio, hanno sequestrato oggi il cantiere della villa dell’imprenditrice ed ex parlamentare europea di Forza Italia Luisa Todini, una costruzione nel parco Rabin di Via Panama, a pochi metri dalle mura di Villa Ada.
Nei mesi scorsi diverse associazioni ambientaliste avevano denunciato la situazione, chiedendo un intervento per bloccare il cantiere, da sempre nascosto da alti bandoni di lamiere e da inferriate coperte da teloni.
La casa, composta dal fabbricato principale con piano terra e primo piano con fabbricato accessorio attiguo, era stata dismessa dal patrimonio del Comune di Roma nel 2006 ed era diventata proprietà di un noto costruttore romano, che poi l’aveva rivenduta a febbraio 2010 alla Todini.
Giovedì mattina gli agenti della Municipale hanno eseguito un sopralluogo trovando il cantiere deserto.
Ieri mattina hanno messo i sigilli, dopo aver controllato le documentazioni fornite dai legali della proprietaria che comprendono le richieste di condono, le dichiarazioni di inizio attività e i disegni catastali.
La concessione edilizia rilasciata è risultata difforme dalle opere che si stavano effettivamente realizzando, in particolare il fabbricato del box auto era stato unito all’abitazione, trasformando l’originaria tettoia di eternit in una vera e propria area abitativa.
Le variazioni effettuate per la chiusura della veranda e del cambio di destinazione d’uso dell’autorimessa a civile abitazione non erano compatibili con la domanda di condono edilizio presentata.
Ma la cosa più grave, riferisce la Municipale, era la mancanza dell’autorizzazione paesaggistica della Regione Lazio a cui è sottoposto l’immobile.
Tutta l’area verde di Villa Ada e Monte Antenne rientra infatti nei vincoli di tutela paesaggistica ed è proprio da una comunicazione della Regione Lazio che si sono avviate le indagini culminate questa mattina con il sequestro edilizio.
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
FRANCESCO ORSI AVEVA LA DELEGA AL “DECORO URBANO”: FU PROPRIO LUI A PRESENTARE A BERLUSCONI LA “DAMA BIANCA”, ORA E’ ACCUSATO ANCHE DI RICICLAGGIO E CORRUZIONE…SEQUESTRATO COMPUTER E AGENDE CON MOLTI NOMI ECCELLENTI
Forse è solo una coincidenza. O forse no.
Ma nelle stesse ore in cui, a Milano, lo tsunami Ruby libera il massimo della sua forza d’urto, la procura di Roma decide di tirare i fili di un affare che tiene insieme un uomo della cerchia stretta del sindaco Gianni Alemanno, la benevolenza politica del presidente del Consiglio e l’amicizia con una sua “dama bianca”, un giro di puttane e cocaina, opachi traffici su conti correnti della Banca Mediolanum, accuse di riciclaggio e corruzione.
È storia di martedì sera.
Quando a Francesco Maria Orsi, consigliere comunale del Pdl, già delegato con la prima giunta Alemanno al decoro urbano e all’expo di Shanghai 2010, militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza notificano un avviso di garanzia firmato dal pm Paolo Ielo per “riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione, cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute”.
Vengono perquisiti gli uffici e l’abitazione di Orsi (per altro, come riferiscono fonti investigative, “convinto sulle prime di dover essere arrestato”).
Gli vengono sequestrati computer, agende e documenti sulla dismissione di immobili del patrimonio pubblico, definite “di un certo interesse”.
La “pesca” è improvvisa, dopo cinque mesi di indagini a fari spenti.
Su un tipo il cui nome – Francesco Maria Orsi – ai più, dice poco o nulla.
E questo, nonostante si dia un gran da fare. Almeno a stare alle carte della pubblica accusa.
L’uomo, 45 anni a marzo, è arrivato in Campidoglio dal nulla.
Meglio, con 1374 voti, guadagnati nelle elezioni del 2008 dopo essere stato uno dei motori della campagna di Alemanno.
È un ex ufficiale dei carabinieri, riconvertito alla professione di broker assicurativo.
Nel 2004, ha fondato una sua società – la “Lloyd Team Broker” – e il suo business è l’immobiliare. Meglio, le aste con cui viene dismesso il patrimonio pubblico.
Ha un socio, un tale Vincenzo La Musta. Un “saltafossi” di professione “immobiliarista” che, finito nei guai (ha patteggiato a Roma una condanna per riciclaggio nei giorni scorsi), se lo tira dietro, raccontando che il lavoro dell’ex amico è un altro.
La Musta sostiene infatti che, come peraltro accertato da un’indagine che nasce a Benevento, su una serie di conti (alcuni intestati a nomi fittizi) della filiale di Roma della Banca Mediolanum vengono riciclati denari truffati in Campania a famiglie di disabili e di affetti da malattie per trasfusione di sangue infetto. Complessivamente intorno ai 2 milioni di euro, frutto di risarcimenti civili che le vittime non incassano e che, appunto, prendono la strada di Roma e, in parte (come accerta la Guardia di Finanza), rimangono appiccicati alle mani di Orsi.
Per farne cosa? “Nulla. Perchè si tratta di un equivoco”, scrive lui a “l’Unità ” che il 7 gennaio scorso solleva il problema di quegli strani conti.
“Per partecipare alle aste immobiliari “Scip1” e “Scip2″ bandite dal ministero del Tesoro”, sostiene l’accusa.
Per entrare negli incanti degli alloggi popolari Ater (per i quali, secondo il pm, avrebbe anche corrotto funzionari pubblici). Insomma, per un posto al sole, che, del resto, Orsi certamente ha guadagnato nel 2008. Perchè è in quell’anno che – come scrive nell’annunciare la sua candidatura – “Se aiutiamo un sogno, il sogno ci aiuterà “.
Diciamo che ad Orsi dà una mano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio presta infatti la sua voce per un spot elettorale radiofonico in cui lo si ascolta dire: “Io penso che molti dovrebbero seguire l’esempio di Francesco Orsi e penso che avrà successo, perchè è conosciuto a Roma, soprattutto nella Roma che lavora”.
Di più, il presidente cede il suo nome per manifesti personalizzati in cui si legge: “Vota Pdl e scrivi Orsi, parola di Silvio Berlusconi”.
È un fatto che, alla fine di giugno dello scorso anno, Berlusconi scende dall’aereo di Stato che lo porta al G8 di Toronto con accanto una misteriosa “dama bianca” di 28 anni, neo assunta alla Regione Lazio dalla governatrice Polverini, che di nome fa Federica Gagliardi e che si “scopre” amica di Orsi (come lui stesso tiene a far sapere al “Corriere della Sera” in quei frangenti).
La circostanza viene rapidamente digerita dalle cronache.
Ma l’ex socio La Musta complica la vita di Orsi.
Ai pm racconta infatti che il consigliere comunale benedetto da Berlusconi, nel frattempo delegato da Alemanno al “decoro urbano” e all’expo di Shanghai 2010 (vicenda oggetto di un’inchiesta di “Repubblica” nel dicembre scorso), si fa voler bene animando “a Roma, almeno fino al 2009”, “festini con prostitute” in cui – scrive il pm nel decreto di perquisizione – “cede ai presenti cocaina”.
Chi siano gli invitati, al momento, non è dato sapere (la procura sta cercando di ricostruirlo).
Sicuramente un “non ancora identificato” ufficiale della Finanza che “corrompe” (Orsi, come documentano le intercettazioni telefoniche ha frequenti contatti con il maggiore Luca Berriola, arrestato nella vicenda Mokbel).
Altrettanto sicuramente, uomini del suo sistema di relazioni le cui identità , dopo le perquisizioni di martedì e il sequestro di computer e agende, potrebbero presto non essere più un segreto.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL “PATTO DELLE FISIOTERAPISTE” TRA ALEMANNO E BERLUSCONI PROMUOVE L’EX CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE A VICESINDACO… NEL 2013 L’EX SOCIALE LASCERA’ IL POSTO ALL’ESPERTO IN PIEDATERRE GRATUITI PER CORRERE PER PALAZZO CHIGI COME RUOTA DI SCORTA DO SILVIO
Non ci sono solo le liti continue fra gli ex forzisti e il sindaco Alemanno, accusato di
favorire i colonnelli di An a scapito della corrente azzurra.
E neppure la crescente insofferenza dell’inquilino del Campidoglio nei confronti dei vecchi “camerati” che, come Parentopoli insegna, si sono dimostrati fin troppo rapaci, oltre che incauti.
Dietro l’accelerazione della crisi spuntano due elementi che, apparentemente slegati tra loro, potrebbero ben spiegare il perchè di tanta fretta nell’azzerare deleghe e assessori.
Da una parte il sondaggio segreto, commissionato da Alemanno e planato giusto ieri sulla sua scrivania, che misura il gradimento dei romani nei confronti dell’attuale sindaco e del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, da molti nel Pd indicato come candidato unico alla successione nel 2013.
Allo stato attuale, in caso di sfida, l’esito sarebbe disastroso: secondo la rilevazione, infatti, Alemanno incasserebbe il 42 per cento dei consensi, Zingaretti il 58.
Un’autentica debacle per il Pdl e, soprattutto, per uno dei suoi uomini di punta.
Roba da spezzare qualsiasi carriera.
E qui veniamo al secondo elemento.
Assai caldeggiato dall’ala forzista e considerata una onorevole via d’uscita pure da Alemanno.
La strategia che comincia a circolare negli ambienti del centrodestra non solo capitolino, discussa in mattinata alla Camera nel corso del vertice con Cicchitto e Gasparri, prevede l’inserimento in giunta di un uomo fortissimo destinato, tra due anni, a succedere all’inquilino del Campidoglio nel frattempo chiamato a più alti e prestigiosi incarichi.
L’asso da calare si chiama Guido Bertolaso, cui verrebbe assegnato il ruolo del vicesindaco in attesa di conquistare – nel 2013 – il colle più alto della politica romana.
Naturalmente per Alemanno non sarà una retrocessione.
Lui, per quei tempi, sarebbe pronto a correre come vicepremier accanto a Silvio Berlusconi (o a chi per lui): prenderà insomma il posto che fu di Gianfranco Fini, capo di quei colonnelli di An rimasti senza guida.
Sarebbe stato il Cavaliere in persona a proporre questa soluzione all'”amico Gianni”: il più adatto – a dire del premier – a coprire la rive droite del Pdl assediata dai futurista.
E ad Alemanno l’idea non è mai dispiaciuta, restando sempre molto attivo nella vita di partito più che in quella amministrativa.
Ecco perchè quando a Roma i dissapori con l’ala forzista si sono inaspriti, Alemanno ha cercato di correre subito ai ripari.
La prova?
Quando, prima di Natale, aveva pensato di effettuare un rimpasto-blitz e di sostituire l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini, potegè di Fabrizio Cicchitto, è bastata una telefonata di fuoco del capogruppo alla Camera per fargli cambiare idea.
Risultato? Corsini è diventato intoccabile Non solo.
L’azzeramento dell’esecutivo romano sarà l’occasione per tingere d’azzurro la giunta di Roma.
A spese del nero: è un fedelissimo di Alemanno l’assessore ai Trasporti Sergio Marchi, diventato dopo Parentopoli non più difendibile; proviene da Fi ma è passato con Gasparri il titolare dell’Ambiente Fabio De Lillo; è espressione di Andrea Augello, sottosegretario alla Funzione pubblica, motore del comitato elettorale di Alemanno prima e Polverini poi, l’assessore al Personale Enrico Cavallari; è sorella di un deputato nonchè espressione del parlamentare Fabio Rampelli, altro uomo forte del Pdl post-An in Campidoglio, la responsabile della Scuola Laura Marsilio.
Al loro posto scaldano già i motori Antonello Augemma, capo dei dissenzienti di Laboratorio Roma, ex Fi; Dino Gasperini, ex udc passato con Fi; Visconti, in quota Alemanno.
Solo l’asso verrà tenuto segreto fino all’ultimo.
Giovanna Vitale
(da”La Repubblica“)
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
REVOCATE TUTTE LE DELEGHE E AZZERATA LA GIUNTA: “INIZIERA’ UNA NUOVA FASE”…ENTRO GIOVEDI’ I NUOVI ASSESSORI: FATTI FUORI I COINVOLTI IN PARENTOPOLI DE LILLO E MARCHI, OLTRE A CAVALLARI… L’UDC RESTA FUORI, I NOTABILI ROMANI DEL PDL CERCANO DI SALVARE LA FACCIA, MA L’EX SOCIALE NE ESCE MALE
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha firmato due ordinanze con cui ha revocato tutte le
deleghe alla giunta capitolina e ai consiglieri delegati.
È quanto si legge in una nota del portavoce del sindaco, Simone Turbolente. La decisione arriva dopo un vertice tra il primo cittadino di Roma e i capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.
«Si è conclusa una prima fase del governo comunale – dice ancora Alemanno in una nota – che ha ottenuto importanti risultati come l’approvazione del piano di rientro dal debito ereditato dalle precedenti amministrazioni, l’avvio della trasformazione del Comune in Roma Capitale e la definizione dei progetti più importanti del Piano Strategico di Sviluppo».
«Ora – prosegue il sindaco – è necessario lavorare per fare in modo che questi progetti e i nuovi poteri di Roma Capitale vengano rapidamente calati sul territorio con una grande attenzione alla qualità della vita dei cittadini e dei quartieri».
«Per questo motivo è necessario avviare un cambiamento della giunta – aggiunge Alemanno – che fissi per ogni assessore, le deleghe, gli obiettivi prioritari, secondo un preciso cronoprogramma e le regole politiche che garantiscano la piena sintonia con le categorie sociali e produttive della città . «Tutto questo – conclude – in vista della riunione degli Stati generali della città convocati per il 9 e 10 febbraio presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur e in cui sarà presentato il piano strategico di sviluppo e il Comitato promotore della candidatura alle Olimpiadi del 2020».
«La Giunta capitolina – si legge nel comunicato sullo scioglimento – a norma di statuto, dovrà essere nominata nuovamente entro il più breve tempo possibile. Obiettivo del sindaco è quello di nominare i nuovi assessori e i nuovi consiglieri delegati entro giovedì 13 gennaio».
«Per giungere a questo obiettivo – conclude la nota – il sindaco ha chiesto al vicesindaco Mauro Cutrufo, all’on. Alfredo Antoniozzi e al capogruppo del Pdl Luca Gramazio, oltre ai vertici del Pdl, di affiancarlo nelle consultazioni e nelle valutazioni».
E in una nota Gianni Sammarco, deputato e coordinatore di Roma del Pdl, e Marco Di Cosimo, vicecoordinatore vicario fanno sapere che «nonostante gli ottimi risultati raggiunti in questi anni dalla prima giunta Alemanno erano maturati i tempi per aprire una fase due dell’amministrazione di Roma in vista degli importantissimi appuntamenti cui è chiamata la città . Nei prossimi giorni verranno avviati degli incontri per calibrare la squadra e ridefinire le deleghe, in modo da riprendere immediatamente a lavorare sugli obiettivi prioritari che saranno fissati».
Secondo indiscrezioni in uscita ci sarebbero almeno tre assessori: Fabio De Lillo (delega all’Ambiente, sfiorato dalla Parentopoli sia per l’Ama che dipende dal suo assessorato, sia per l’assunzione in Atac della cognata e moglie del fratello Stefano, senatore Pdl, Claudia Cavazzuti), Sergio Marchi (responsabile della Mobilità , il più coinvolto nella Parentopoli all’Atac: assunti diversi amici e suo parenti tra cui la fidanzata, la segretaria, la figlia della segretaria più altri parenti del suo staff) ed Enrico Cavallari (assessore al Personale).
Sostituzioni di cui in realtà già si parlava da mesi, ma che ora potrebbero concretizzarsi.
Diversa la situazione di Umberto Croppi e Alfredo Antoniozzi.
Sul primo, dal suo entourage fanno sapere di sentirsi «tranquilli», anche se più volte l’assessore alla Cultura è stato messo in discussione per la sua vicinanza al leader di Fli, Gianfranco Fini. A
ll’assessore alla Casa, invece, potrebbe essere cambiata la delega.
Non dovrebbero correre pericoli, invece, Fabrizio Ghera, Marco Corsini, Sveva Belviso e Laura Marsilio.
Se in uscita, quindi, il quadro sembra delineato, più difficile capire chi entra.
I nomi circolati maggiormente sono quelli di Marco Visconti e Antonello Aurigemma.
A sorpresa, però, potrebbe essere inserito tra i papabili il capo della Protezione civile di Roma, Tommaso Profeta.
«Non esiste nel novero delle cose che noi possiamo entrare nella Giunta comunale di Roma».
Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, ospite della trasmissione di La7 ‘Otto e mezzò. «Noi – ha aggiunto il Leader dell’Udc – restiamo all’opposizione perchè abbiamo un giudizio completamente negativo sul governo di Alemanno».
Nel primo pomeriggio il sindaco della Capitale aveva incontrato per circa un’ora, negli uffici del gruppo alla Camera i capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.
Diversi i temi al centro dell’agenda politica capitolina che potrebbero essere stati trattati nell’incontro: dai provvedimenti attesi per il 2011 su Roma Capitale, a questioni politiche come il possibile rimpasto della giunta guidata da Alemanno.
A pesare sulla decisione molto probabilmente il caso «Parentopoli» con le assunzioni facili nelle società partecipate del Comune di Roma, Atac e Ama che ha travolto l’amministrazione capitolina chiamando in causa collaboratori molto vicini al sindaco Alemanno.
E anche i risultati del sondaggio del Sole 24 Ore pubblicato lunedì mattina sui sindaci più amati d’Italia magari non sono passati inosservati al primo cittadino di Roma che in un solo anno ha perso il 5 per cento del gradimento.
«L’azzeramento della Giunta deciso dal sindaco Alemanno è la dimostrazione più lampante del fallimento di questa gestione della destra romana. A questo punto per coerenza si dovrebbe dimettere anche il sindaco visto che l’incapacità totale di questa Amministrazione è soprattutto colpa sua».
Lo afferma Marco Miccoli, segretario del Pd Roma. «Non era mai successo – conclude Miccoli – che dopo appena due anni e mezzo una Giunta della Capitale d’Italia fosse revocata in questo modo. La città allo sbando è ora ufficialmente anche senza governo».
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Dicembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
ALTRA DECISIONE DEL PARTITO DEGLI ACCATTONI, GIUDICATA “MIOPE” DAGLI ALBERGATORI: DOPO I DEPUTATI ORA SI ARRIVA AD “ACQUISIRE” ANCHE LA MONETINA COME OBOLO ALLA CAUSA…E SILVIO, IL COMMEDIANTE, DICE: “E’ STATA MESSA ALLE MIE SPALLE, NON NE SAPEVO NULLA”… MA ORA CHE LO SA PERCHE’ NON L’HA FATTA TOGLIERE?
È arrivato verso le tre di notte il via libera definitivo dell’Assemblea capitolina al
regolamento che disciplina la nuova tassa di soggiorno a Roma.
Il contributo dovrà essere versato da ogni turista che pernotti nella capitale, ma anche dai non residenti che accedono agli stabilimenti di Ostia o prendono un bus sightseeing o un battello sul Tevere.
La tariffa giornaliera va dai tre euro a notte negli alberghi a quattro o cinque stelle a un euro per i campeggi.
Un emendamento al testo originario approvato in nottata introduce l’esenzione per i bambini fino a dieci anni.
Secondo le valutazioni del Campidoglio, che lo scorso 28 luglio ha approvato l’introduzione «di un contributo di soggiorno sui servizi turistici della città », la tassa di soggiorno permetterebbe di incassare 82 milioni di euro, risorse già formalmente quantificate e inserite nella manovra di bilancio previsionale 2011.
Il vicesindaco della capitale Mauro Cutrufo ha precisato: «Il contributo di soggiorno è stato approvato dopo un’ampia concertazione durata diversi mesi, a fine luglio. Dai 10 euro al giorno previsti, come si ricorderà dalla legge nazionale, come ipotesi massima siamo a uno, due o tre euro. Il Consiglio Comunale sta lavorando per migliorare il provvedimento, con particolare attenzione ai giovani, ai parenti degli infermi in visita a questi nella Capitale, agli studenti e, come già detto, con netta distinzione tra categorie. La legge è una legge dello Stato, mentre il regolamento e la delibera comunale possono essere in futuro, dopo il primo anno di esperienza ove possibile, migliorate. Roma è visitata da un numero pari alla somma dei visitatori di Firenze e Venezia insieme. Un piccolo contributo per i costi dei servizi alla città ci sembra opportuno».
La misura di cui si parla da mesi è stata criticata dalle associazioni di categoria, in particolare quelle degli albergatori.
Durante un incontro con Federalberghi il premier Berlusconi aveva detto: «La tassa di soggiorno sarà presa solo come decisione finale dopo un approfondito, approfondito, approfondito dialogo con voi».
Il premier ha anche detto che la tassa per i turisti che scelgono di pernottare a Roma e che è inserita nel decreto legge sulla manovra «è stata fatta all’ultimo minuto alle mie spalle e alle spalle del ministro del Turismo».
Insomma come sempre, quado si tratta di misure impopolari e di mettere le mani nelle tasche degli italiani”, lui non ne sa mai nulla.
Altro che teatrino della politica, viene da chiedergli: “ora che sai, perchè non hai fatto in modo di toglierla?”
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Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA COERENZA DELL’EX SOCIALE: ORA SI LAMENTA PER LA SCARCERAZIONE DEI FERMATI E VORREBBE SCHEDARE TUTTI… MA QUANDO VENNE ARRESTATO NEL 1989 PER RESISTENZA AGGRAVATA E MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA PER AVER TENTATO DI BLOCCARE IL CORTEO PRESIDENZIALE DI BUSH, PERCHE’ ACCETTO’ DI ESSERE SCARCERATO DOPO POCHE ORE?
Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile.
È pur sempre il sindaco della città , e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire.
Lui nel 1990, quando ai margini della “Pantera” prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro
“il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull’autonomia universitaria, che favorisce l’omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico”.
Ma forse — chissà — gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile.
Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitrè.
Correva l’anno 1982, il Muro di Berlino era ancora ben saldo e l’allora giovane militante del Msi, avuta notizia del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, espresse tutta la sua indignazione lanciando una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma.
Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente; forse per via di quel precedente dell’anno prima.
Il 21 novembre 1981 Alemanno fu bloccato da due carabinieri di fronte al bar “La Gazzella” nel rione Castro Pretorio, assieme all’allora segretario del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna Sergio Mariani, per aver partecipato all’aggressione dello studente Dario D’Andrea di 23 anni.
Incidenti di gioventù, figli di un’epoca in cui la violenza politica era pane quotidiano per una buona fetta di quella generazione.
Forse il sindaco ha a cuore che i giovani d’oggi non ripetano gli stessi errori. In fondo fu lui stesso, nel 1988, a dichiarare di aver imparato dal carcere “che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica”.
Rinunciare alla violenza sicuramente, evitare di scontrarsi con le oggi tanto amate forze dell’ordine, forse.
Il 29 maggio 1989 Alemanno ci ricasca: assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l’accusa di “resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale”.
A Nettuno, infatti, è atteso il presidente degli Stati Uniti George Bush e al trentunenne segretario del Fronte della Gioventù, con il Muro di Berlino ancora in piedi seppur scricchiolante, gli Stati Uniti non vanno molto a genio.
I giovani missini intendono impedire che il corteo presidenziale raggiunga il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva “alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori”.
A disperdere i manifestanti ci pensano polizia e carabinieri.
Questa volta Alemanno viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l’organizzazione giovanile missina critichi con durezza l’operato delle forze dell’ordine, colpevoli di aver “aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera usata come frusta fino a colpire alcuni giovani con le radio in dotazione”.
Il giorno dopo, a Milano, si tiene un comizio in piazza Oberdan per esprimere solidarietà ai tredici camerati arrestati.
Tra i relatori c’è il segretario regionale del Msi, Ignazio La Russa.
Una domanda ci sorge spontanea: perchè a suo tempo Alemanno non rifiutò di essere scarcerato subito, visto che ora vorrebbe che i fermati restassero in galera, per lo stesso identico reato?
D’accordo che si nasce rivoluzionari e si muore pompieri, ma un minimo di coerenza in questo mondo è bandita?
E’ proprio necessario diventare forcaioli per convenienza, una volta che ci si è potuti sedere alla corte del sultano?
Un po’ di dignità sindaco, o la frequentazione del ciarpame senza pudore genera mostri?
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Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
PROTESTA ANTIGELMINI, CORTEI DEI METALMECCANICI, COMITATI PER L’AQUILA, CITTADINI DI TERZIGNO E IMMIGRATI… UNA GIORNATA CALDA PER LA CAPITALE NEL NOME DEL GRANDE MIRACOLO BERLUSCONIANO
Sarà una giornata caldissima, a dispetto del preannunciato arrivo del gelo su
tutta la Penisola: mentre a Montecitorio si deciderà sulla sopravvivenza del governo Berlusconi, la protesta degli studenti contro la riforma Gelmini tornerà a risuonare nelle strade e nelle piazze di tutta Italia, con epicentro a Roma.
E insieme alle migliaia di studenti in arrivo con 80 pullman nella Capitale, sfileranno in altri cortei anche i metalmeccanici Fiom che protestano per i casi Melfi e Pomigliano, i cittadini di Terzigno contro le discariche, le associazioni antirazziste degli immigrati, i comitati dei terremotati dell’Aquila.
Una concentrazione tale da far immaginare un autentico assedio al cuore politico del Paese, diviso tra Montecitorio, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Grazioli.
Un duro lavoro di controllo attende le forze dell’ordine, che dovrebbero mantenere i manifestanti ben lontani dalla cosiddetta “zona rossa”.
Con la preoccupazione di garantire “sia il diritto di manifestare che la sicurezza delle sedi istituzionali, degli operatori di polizia, e degli stessi manifestanti, nonchè la vivibilità per chi risiede e lavora nelle zone interessate dalle manifestazioni”, spiega una nota della Questura di Roma.
Impossibile determinare con certezza i percorsi dei vari cortei.
Oltre ai luoghi prestabiliti per la partenza della protesta, si prevedono anche punti di riunione improvvisati per i quali non è stata richiesta alcuna autorizzazione.
In altre parole, le strade da seguire saranno decise in base ai partecipanti alla manifestazione. Difficile prevedere le mosse dei manifestanti.
Per questo la Questura ha approntato un “dispositivo modulare e flessibile”, che prevede blocchi delle strade dove necessario, ma che potranno poi essere rimossi, spostati o comunque orientati in base alle esigenze del momento.
Con conseguenze imprevedibili per il traffico e per il trasporto pubblico.
Il concentramento principale degli studenti, oltre a quelli della Stazione Ostiense e di piazza della Repubblica, avrà luogo a partire dalle 10 in piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza.
Gli universitari non nascondono di voler tentare un nuovo assalto al Parlamento, dopo quello che il 30 novembre scorso portò a tensioni e scontri con le forze dell’ordine 1 che sbarrarono le vie d’accesso a piazza Montecitorio.
“Assedieremo tutti i palazzi del potere nel centro storico” confermano gli studenti riuniti nell’Aula VI di Lettere alla Sapienza, dove hanno presentato le mobilitazioni di domani.
“Qualsiasi cosa accadrà – dicono – rappresenterà comunque una giornata di democrazia reale. Perchè come studenti ci batteremo sempre contro ogni tentativo di dismissione dell’università pubblica e fino a che questo governo non se ne andrà a casa”.
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