Marzo 17th, 2016 Riccardo Fucile
“CI SONO POLITICI CHE ASSUMONO IMPEGNI E IL GIORNO DOPO CAMBIANO IDEA, IO PREFERISCO LA DIGNITA’ E VADO AVANTI”
«I politici sono fatti così, assumono impegni e fanno promesse poi il giorno dopo tranquillamente
cambiano idea. Purtroppo questo è accaduto anche con Giorgia Meloni. Mi amareggia che tutto questo avvenga per strategie nazionali sulle spoglie di una città stremata».
Guido Bertolaso prende atto. La candidatura a sindaco di Roma della leader di Fratelli d’Italia è fresca di annuncio, mentre fumano le macerie di un centrodestra squassato dai livori l’ex capo della protezione civile prova a mostrare calma e fiducia nonostante tutto.
«L’obiettivo resta vincere al primo turno, i sondaggi dicono che non siamo messi male. E non posso deludere 40.000 persone che con la rassegnazione che c’è in giro hanno fatto la fila per venire ai gazebo a dare il loro giudizio su di me».
Intanto lei sembra aver offerto alla Meloni un assist d’oro per uscire dall’angolo. È pentito di quella frase, “deve fare la mamma”, che le ha attirato addosso palate di sconcertata indignazione?
«Non sono pentito neanche per sogno. Giorgia l’aveva detto al Family Day, “non mi posso candidare perchè sono incinta”, tanto che fu sommersa sui social dalle critiche e io immediatamente le mandai un messaggio di totale solidarietà . Io ho semplicemente ribadito questo concetto, non riesco a capire perchè si sia scatenato questo pandemonio. Forse perchè si voleva oscurare il risultato dei gazebo che era andato al di là di ogni più positiva previsione».
Lei però adesso, insieme a Berlusconi, viene dipinto come emblema del retaggio culturale maschilista annidato nella società italiana. Si è guadagnato gli strali della presidente della Camera Laura Boldrini!
«Lei sta parlando con un uomo che aveva rinunciato alla candidatura perchè aveva una nipotina che non stava bene. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Se vuole le faccio l’elenco delle donne incinte che ho salvato in Africa e che sarebbero morte perchè non avevano nessuna assistenza al parto. Dopo Pasqua presenterò la mia proposta di giunta e vedrete che sarà una squadra fatta soprattutto di donne. Non mi interessa quello che dice la signora Boldrini e non mi ha mai interessato».
Senza il sostegno di Fratelli d’Italia non diventa difficile pensare di arrivare anche solo al ballottaggio?
«Io vado avanti come un candidato tecnico indipendente con l’appoggio di Forza Italia. Gli ultimi sondaggi che sono usciti per Porta a Porta mi dicono che la mia candidatura è estremamente valida. Mi pare che al ballottaggio al momento la Raggi prenderebbe il 52 per cento, e io il 48 per cento. Non mi pare che siamo messi male».
E alla Meloni che ieri le ha proposto di collaborare “mettendosi di lato” per aiutarla a vincere cosa risponde?
«Capisco che lei sarebbe contenta di avermi come suo alleato, tanto è vero che alcuni avevano tirato fuori l’idea del ticket nei giorni scorsi. Però a questo punto io ho 40 – 45 mila romani che domenica scorsa hanno espresso il loro giudizio sul mio programma e su di me. Non posso deluderli».
Lei è stato scaricato dalla sua amica Giorgia un attimo dopo la conferenza stampa sui risultati delle gazebarie.
«Ormai non mi stupisco più di nulla. I gazebo li abbiamo fatti perchè ce li ha chiesti la Lega. Poi quando il giudizio dei romani è arrivato Salvini ha cambiato direzione. Questo purtroppo è accaduto anche con Giorgia Meloni. Ma le voglio bene, da lei non mi sento tradito».
Il centrodestra però così spaccato va incontro a una sconfitta sicura.
«Io da tecnico indipendente e da uomo libero sono pronto a parlare con tutti anche domani mattina. Anche perchè ci sono alcuni concorrenti che sulla base di sondaggi non hanno grandissime prospettive di andare avanti. Se qualche candidato del centrodestra pensasse non dico di fare un passo indietro ma di allearsi con Guido Bertolaso potremmo vincere alla grande anche al primo turno. Sarebbe un vantaggio per Roma e per chi si convince di fare squadra insieme a me».
Lei viene identificato anche come l’uomo delle grandi opere e degli appalti dati con procedure di emergenza. Cosa pensa della relazione dell’Anac di Cantone che censura pesantemente il ricorso facile alle procedure negoziate nelle ultime due amministrazioni capitoline?
«Chiami il prefetto di Roma Gabrielli che era presidente delle gare di appalto che abbiamo fatto a L’Aquila per assegnare oltre un miliardo e mezzo di euro dopo il terremoto, le spiegherà chiaramente che sono state fatte tutte secondo il codice degli appalti, con tempistiche abbreviate e nella più assoluta trasparenza. Comunque Cantone ha ragione, tutto quello che è successo è successo perchè non c’erano controlli e perchè ai vertici dell’amministrazione capitolina c’erano delle persone per bene ma completamente prive di esperienza nella gestione amministrativa della cosa pubblica».
Martino Villosio
(da “il Tempo”)
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Marzo 17th, 2016 Riccardo Fucile
LA CONFERENZA STAMPA DELL’ANNUNCIAZIONE TRA GIAPPONESI STUPITI E “VIVA LA MAMMA” DI BENNATO
È lì sotto, da qualche parte dentro questo mischione, tra altri fotografi e cameraman, in un groviglio di cavi e cavetti, telecamere che rotolano e bestemmie, urla, spintonii Fate piano, è anche incinta.
Si volta un fotografo: «Aho’! No, scusa: ma io mica la vedo… ‘Ndo sta?».
È lì sotto, da qualche parte dentro questo mischione, tra altri fotografi e cameraman, in un groviglio di cavi e cavetti, telecamere che rotolano e bestemmie, urla, spintoni, zuffe che s’accendono e che un paio di ex camerati tosti, di quelli con la zucca pelata e i bicipiti ben pompati, sedano a gomitate.
Si sente una vocina: «Fatemi respirare…».
È lei.
Giorgia Meloni.
Il pelato più grosso s’innervosisce. «Dovete allontanarvi, porca zozza!».
Gli è venuto fuori un ringhio terribile e tutti diventano di colpo più ragionevoli. La Meloni emerge allora un po’ stordita. S’appoggia a Fabio Rampelli, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ma lui la ignora e resta a braccia conserte nel suo impermeabile doppiopetto nero, la mascella alta, e alto pure lo sguardo, che però plana su un gruppo di turisti giapponesi basiti, appena usciti dal Pantheon (militanti e simpatizzanti, pochini: forse venti, a contare anche il vetturino Angelo Sed, che ha fermato la sua botticella «perchè a me la Meloni sta simpatica», e così adesso tutti lo intervistano, mentre Inventore, il suo cavallo, nitrisce un po’ scocciato).
Conferenza stampa di piazza
Comunque: dovrebbe essere una conferenza stampa di piazza.
Dovrebbe, la Meloni, annunciare la sua candidatura a sindaco di Roma (con conseguente, ufficiale, frantumazione del centrodestra).
Ma è opportuno non avere grandi certezze. La Meloni viene da settimane lunghe e confuse, tormentate.
Le puntate precedenti
Breve riassunto: prima respinge con forza la possibilità che a guidare il centrodestra nella marcia sul Campidoglio possa essere Alfio Marchini.
Poi, in un pomeriggio abbastanza memorabile, lancia la candidatura di Rita Dalla Chiesa.
Però il giorno dopo cambia idea a abbraccia Guido Bertolaso, il candidato di Silvio Berlusconi, dice che è l’uomo giusto, quello del fare, tanto più che lei – ormai al quarto mese di gravidanza – non ha la minima intenzione di candidarsi.
Le «gazebarie»
La partita sembra chiusa e invece ecco che chiede, pretende una consultazione di popolo, le «gazebarie», una bolgia incontrollabile che produce un altro colpetto di scena: Bertolaso, «Bertolesso» per il sito Dagospia, non le va più bene.
Proprio no (il Cavaliere, come racconta Francesco Verderami sul Corriere, è furibondo: «Bella riconoscenza, l’ho pure fatta ministro… Ma bisognava aspettarselo: l’unico lavoro che ha fatto nella vita è stata la baby-sitter a casa di Fiorello»).
Una scelta d’amore
Lei non si scompone. Consulta Matteo Salvini, che le assicura appoggio leale, e poi convoca i suoi Fratelli d’Italia: forse, con un po’ di coraggio e di follia, dovrei candidarmi io.
Forse, può darsi, vediamo.
Avrà cambiato di nuovo idea?
No. «Dopo attenta riflessione, ho deciso di correre per la carica di sindaco di Roma. È una scelta d’amore. Voglio restituire dignità a Roma… Una volta era motivo d’orgoglio dire “civis romanus sum”…» (uno dei pelati del servizio d’ordine, molto ammirato: «La senti? Sta parlando in latino… È brava, ti dico… È brava…»).
Lei parla e osserva la piazza.
I fotografi e i cameraman che sono l’unica vera folla, i vigili urbani che fumano distratti, i giapponesi in comitiva che ora – nell’incertezza di assistere ad un evento – hanno cominciato a filmare tutto, i pochi militanti che si ostinano a sventolare bandiere tricolore.
Uniti si può ancora vincere
«Faccio un appello a Berlusconi e Salvini. Uniti si può ancora vincere. A me non interessa la leadership nazionale, ai romani non frega nulla. Ai cittadini interessano asili nido, come sistemare le buche, l’emergenza topi…».
Qualche applauso, un paio di cori.
Notata la presenza di un certo Gioacchino Camponeschi, sindacalista degli autoferrotranvieri assai vicino all’ex sindaco Gianni Alemanno, che ai tempi di «parentopoli» ebbe una certa notorietà ; e poi Adolfo Urso, ex colonnello di Gianfranco Fini.
La Meloni ha un rossetto rosso fuoco. La grinta che conoscete.
«Non ho capito: può ripetere?».
Alcuni osservatori ritengono che lei, in coppia con Salvini, può ambire ad arrivare quarta, nient’altro che quarta…
«E chi sarebbero questi osservatori? E chi è che dovrebbe arrivare prima di me?».
Roberto Giachetti del Pd, Virginia Raggi del M5S ed Alfio Marchini.
«Sciocchezze. Io, a Roma, voglio vincere».
Berlusconi e Bertolaso e viva la mamma
Berlusconi, per adesso, non sembra avere alcuna intenzione di mollare la candidatura di Bertolaso.
«Aspettiamo…».
È stato molto ruvido, con lei. Dice che ha lavorato solo come baby-sitter di Fiorello…
«Veramente, ho fatto tanti altri lavori. Mi sono sempre pagata gli studi. Dovrei vergognarmi?».
Bertolaso dice che una donna se deve allattare, non può fare il sindaco.
«Nessun uomo può dire cosa deve fare a una donna. E poi, no, scusi: il simbolo di Roma non è una lupa che allatta due bambini?».
Arrivano quelli di Radio Rock.
Karaoke.
La costringono a cantare «Viva la mamma» di Edoardo Bennato.
È la sigla finale di questo comizio.
Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
PER SFRUTTARE L’ONDATA POPULISTA OCCORRE “ESSERE NUOVI” E NON AVERE GOVERNATO NEL PASSATO… NON E’ UN “RIVOLUZIONARIO” CREDIBILE CHI HA PASSATO PIU’ TEMPO ALLA BOUVETTE CHE SULLE STRADE, GODENDO DEI BENEFICI DEL SISTEMA
No, non sono impazziti. E dietro al tira e molla sulle candidature romane della destra non c’è solo il tema
della sfida alla leadership berlusconiana, non solo quella che Ezio Mauro chiama «una contesa di eredità ».
Nel backstage di una destra governata sempre più dalle emozioni e sempre meno dal realismo politico, c’è l’ossessione di non perdere il treno dei movimenti populisti che avanzano in Europa, l’idea di poter essere se non il Front National francese o il Pis polacco, almeno l’Afd tedesco, e la convinzione che se la messe del voto di protesta, del voto anti-europeo e sovranista, del voto a dispetto, va al Cinque Stelle è perchè la guida berlusconiana è troppo vecchia e stanca per interpretare quel mondo lì, e forse neppure lo vuole.
Si immagina Roma come il laboratorio della svolta lepenista italiana. E si immagina questa svolta come qualcosa di possibile, anzi inevitabile, qualcosa che si sente nell’aria e che viaggia sulle suggestioni di Del Debbio, le invettive di Feltri, le analisi apocalittiche della Magli e della Fallaci, oltrechè sul tam tam dei social network e dell’esaltazione mistica sulle bacheche al grido di “Ruspe”.
L’ultimo pezzo che si è incastrato nel puzzle è il successo di Donald Trump, che offre sponde addirittura superiori al superomismo sovranista di Vladimir Putin e consente (oltre al resto) di non rinnegare lo schema occidentalista che è nel Dna della destra italiana.
Se lui vince parlando di muri, di pistole, di stupratori messicani, perchè noi no? Perchè dovremmo restare attaccati allo schema più o meno civile di una destra di governo se è palese che non governeremo mai più?
Questa è la domanda. E la risposta è questo caotico laboratorio romano dove il maggior affollamento di candidati sta nella fetta più piccola della torta elettorale — quella dell’estremismo di destra, 8/10 per cento nel 2013 — con la convinzione che quello spicchio sia destinato ad allargarsi a dismisura se ci sarà l’offerta giusta, e possa addirittura diventare un’onda altissima come è successo in Francia, in Germania, e soprattutto come sta succedendo in America.
Questa destra innamorata di Trump è però poco attenta alla storia e alla cronaca, e non si rende conto che i suoi modelli d’oltreconfine e d’oltreoceano hanno un vantaggio competitivo che nè Giorgia Meloni nè Matteo Salvini nè altri di quell’area lì potranno mai esibire: la verginità politica, l’essere nuovi, il non aver mai gestito nè città , nè Regioni, nè tantomeno governi centrali, la coscienza senza apparente macchia degli outsider ai quali nessuno potrà mai chiedere “perchè non l’hai fatto quando eri al potere tu?”. Ma non solo.
Come ai pugili, per essere davvero cattivi sul ring, serve “la fame”, ai politici che cercano il successo nell’emozione populista servono dosi di cinismo ai limiti della crudeltà che nessun italiano (per fortuna) possiede e che in Italia non funzionerebbero. Salvini può dire “ruspe” ma neanche lui riuscirebbe a stracciare le foto dei profughi infangati al confine greco dicendo “Non fatevi ricattare dagli occhi dei bambini” come ha fatto la tedesca Frauke Petry. Storace può fare battute sui ristoratori indiani, ma neanche lui potrebbe chiedere (come ha fatto Trump coi musulmani) la chiusura totale delle frontiere agli indù. La Meloni può parlare contro il rischio del terrorismo islamista, ma neanche lei arriverebbe a proporre di interdire internet ai ragazzi dei Paesi a rischio (sempre Trump).
La spregiudicatezza senza limiti che muove il successo dell’estrema destra americana ed europea non è pane per i denti di questi epigoni italiani, persone che hanno avuto la loro parte in tempi anche recenti, abituate più al comodo tran tran dei talk show che alla sfida di piazza, ben vestiti, ben nutriti, anche antropologicamente lontani dalla severità quasi monastica di Marine Le Pen e dal rigore calvinista della Petry, figlia e moglie di un pastore protestante, cresciuta nella Germania Est, 4 figli a quarant’anni e mai il vezzo neppure di una camicetta colorata.
Non hanno “la fame” dei pugili esordienti, non vengono dalla strada ma da carriere parlamentari lunghe un trentennio, con più bouvette che marciapiedi nell’ultimo tratto.
Questa destra che si vorrebbe estrema ed estremista ma è borghese e imborghesita da un pezzo, può trovare sintonia con spicchi sociali più o meno estesi, ma difficilmente riuscirà a intercettare gli stati d’animo del mondo più vasto dei perdenti della globalizzazione, cioè il vero nocciolo duro dell’inaspettato successo di Trump, ma anche di Sanders, o del Front National, ma anche di Podemos.
Può parlare al ceto medio impoverito, alle partite Iva spaventate dalla crisi, ma non all’enorme bacino italiano del non voto, che avrebbe bisogno di ben altri personaggi e suggestioni per tornare ai seggi, e che è al momento la sola area che potrebbe determinare sorprese elettorali.
La destra del Terzo Stato, insomma, quella della revolution bourgeoise del ’94, non può riproporsi vent’anni dopo come interprete del Quarto, e pretendere che quelli gli credano.
Flavia Perina
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
“ERA TUTTO COMBINATO PER ARRIVARE A QUESTO”
“Sto pensando di candidarmi a Roma, alcuni amici me l’hanno chiesto e io il sindaco lo so fare. Come dice
Berlusconi servono uomini del fare e io oltre a essere il segretario di Fare! ho dimostrato di aver le capacità di fare l’amministratore”.
Lo annuncia il sindaco di Verona e leader del movimento fare!, Flavio Tosi, nel corso di una conferenza stampa alla Camera.
“Già sono sindaco della Roma del nord (Verona, ndr) e penso che la capitale sia una sfida, non sono romano ma anche i romani mi riconoscono di essere un buon sindaco e comunque alle comunali si vota la persona, non l’ideologia. Amministrare la macchina romana – conclude – è una impresa ardua ma a Verona ho creato una città efficiente e ordinata”
“La genesi della candidatura di Meloni sarebbe stata lineare se avesse deciso di candidarsi a Roma al primo incontro con Berlusconi e Salvini. E invece quel che è successo è riassumibile nella parola ‘slealtà “.
“Lei e Salvini hanno detto di sostenere Bertolaso e poi hanno fatto di tutto per sputtanarlo e ora è chiaro che era tutto combinato per arrivare proprio a questo risultato. Questo è un modo molto brutto di fare politica e penso che gli elettori di centrodestra siano disgustati”, conclude.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
“IN TEORIA GIORGIA E’ PIU’ FORTE, MA IN CASO DI FRANTUMAZIONE DEL CENTRODESTRA RISCHIA GROSSO”
Gli analisti dei flussi elettorali, quelli che traducono in numeri gli umori (e i rumori) degli elettori, in attesa di un quadro chiaro, definitivo, vanno sostenendo che Giorgia Meloni goda di un appeal maggiore rispetto a quello offerto da Guido Bertolaso
Dietro di loro, anche se a distanza, Francesco Storace e Alfio Marchini.
Tutto ciò in contesto dove il centrodestra è tale, cioè unito.
Ma visto che si va verso una frantumazione della coalizione, dove ognuno correrà in proprio, l’ unica certezza è che il centrodestra diviso è destinato a perdere.
E allora prende corpo il ragionamento opposto: quale vale la candidatura di Giorgia Meloni? E quanto pesa Guido Bertolaso?
«Bisogna fare molta attenzione nell’ analizzare questa situazione», spiega Maurizio Pessato dell’ istituto Swg, «perchè la teoria viene superata dalla pratica. Se la Meloni gode di un presunto maggior appeal, questo non significa che è più forte di Bertolaso. L’ appoggio di Silvio Berlusconi, soprattutto a Roma, può rivelarsi determinante, portando in dote all’ ex capo della protezione civile quei punti percentuali in grado di fargli superare la Meloni. Resta il fatto che il centrodestra diviso non piace agli elettori, disorienta sconcerta».
(da “Libero”)
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
E ORA RISCHIANO DI SALTARE ANCHE LE ALTRE CITTA’
Di fronte ai misteri che trascendono ogni logica le cose sono due: o ci si arrende, oppure si ingaggia una
lotta sforzando e allungando al massimo l’umana comprensione.
Prima di arrenderci, noi vogliamo compiere gli estremi tentativi di capire le ragioni del caos del centrodestra a Roma.
Oggi, salvo una sorpresa clamorosa (e non sarebbe di certo un inedito) Giorgia Meloni annuncerà la sua candidatura a sindaco di Roma.
E dunque si aggiungerà a Francesco Storace, Guido Bertolaso e Alfio Marchini, oltre ai candidati dell’area ancora più a destra.
Una scelta tardiva per una candidata che tre mesi fa avrebbe messo daccordo tutti evitando le comiche dell’ultimo mese.
Noi ci chiediamo perchè. Perchè si è decisa soltanto adesso, dopo che un mese fa aveva esplicitamente escluso di correre considerando la propria condizione di giovane donna in dolce attesa.
Perchè il lasso di tempo intercorso è stato impiegato in un centrifugato di nomi dai profili più disparati, alimentando inutile gossip politico e disagio fra partiti e gruppi all’interno di essi.
Ora, invece, dopo settimane di esasperazione, dopo patti formalizzati (il comunicato stampa Berlusconi-Salvini- Meloni a sostegno di Bertolaso lo era) e poi stracciati, invece la strada del Paese rischia di essere smarrita.
Facendo cadere, l’una dopo l’altra, tutte le intelaiature di coalizione che si stavano formando a fatica. Da Napoli a Bologna, fino a Torino. E Milano chissà .
Insomma, sta saltando tutto, proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di fornire all’elettorato di centrodestra, che non vota per ideologia ma per programmi, un saggio di responsabilità .
E noi ci chiediamo perchè, senza trovare risposta.
Almeno che non sia questa: una manovra di Matteo Salvini e Giorgia Meloni per spingere Berlusconi alla marginalità . Altri ci hanno provato, negli scorsi anni, e non è andata loro benissimo.
E vogliamo escludere che poi Salvini faccia fare alla Meloni la fine già riservata a Marchini e Bertolaso.
L’operazione comporta rischi evidenti: che facendo flop un po’ dappertutto, addirittura con il probabile (a queste condizioni) naufragio elettorale della leader di uno dei tre partiti della coalizione, verrebbero giù tutti i fondamenti politici degli ultimi vent’anni e scapperebbero via gli elettori.
Siamo sicuri che chi si frega le mani per diventare – dopo il disastro – leader indiscusso della coalizione, sia pronto a far pagare a tutti, se stesso compreso, questo prezzo?
Gian Marco Chiocci
(da “il Tempo”)
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
E SALVINI ORA SPONSORIZZA I CINQUESTELLE: “SE LA MELONI NON VA AL BALLOTTAGGIO VOTIAMO LA RAGGI”… SILVIO: “A ROMA I LEGHISTI SONO EX FASCISTI RICICLATI”
Giorgia Meloni “non ha nessuna possibilità di diventare sindaco di Roma”. Silvio Berlusconi va all’attacco,
di prima mattina ospite di Maurizio Belpietro a ‘La telefonata’ su Canale 5.
Ha liquidato come “meschina strumentalizzazione” la polemica sulla gravidanza del leader di Fratelli d’Italia come ‘controindicazione’ alla corsa al Campidoglio.
E poi ha ribadito che “la signora Meloni sa che sì dovrà affrontare una campagna elettorale faticosa e sa benissimo che non ha nessuna possibilità di diventare sindaco. Quindi anche questa cosa che non possa fare il sindaco è una stupidaggine che fa parte del teatrino della politica. Che disastro questa politica”.
A chiedere la candidatura di Giorgia Meloni è stato il suo partito, Fratelli d’Italia. Lei si è presa 24 ore di tempo per pensarci e consultarsi con gli alleati ma è quasi certo, salvo ripensamenti dell’ultima ora, oggi verrà annunciata la sua candidatura con un conferenza stampa ufficiale. Molto probabilmente alle 12, quando incontrerà cittadini e simpatizzanti di FdI in piazza della Rotonda al Pantheon.
Berlusconi in tv è tornato ad attaccare la Lega e Salvini: “I leghisti di Roma sono tutti ex fascisti e hanno liti tra di loro che sbocciano tutti i giorni
Mentre sulla candidaduta di Guido Bertolaso per il centrodestra, SIlvio Berlusconi va avanti: “Non c’è nessun arretramento. Anzi, ho quasi la certezza che Guido Bertolaso vincerà al primo turno con la sua lista civica che sarà affiancata da quella di Forza Italia”, ha assicurato dai microfoni di Canale5.
Il leader FI ha così confermato la ‘blindatura’ dell’ex capo della Protezione civile, ricordando peraltro che “lo abbiamo confermato con dichiarazioni comuni” e ha criticato implicitamente Meloni e Salvini dicendo che “poi, c’è gente che cambia parere al cambiare di temperatura e umidità “.
Nel frattempo Salvini, a dimostrazione di quanto sia fiducioso di arrivare al ballottaggio con la Meloni, dichiarava: “Se la Meloni non ce la fa pazienza, voteremo la Raggi”.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
PENSAVANO CHE BERLUSCONI AVREBBE CEDUTO, MA FORSE HANNO SBAGLIATO I CALCOLI
Bene, la Meloni si candida e Salvini a questo punto non può non presentare la sua lista: così gli italiani vedranno cosa contano.
Dopo mesi di passaggi televisivi, di comparsate sui rotocalchi su nuovi amori, gravidanze programmate e di quotidiani insulti al prossimo, la pseudo destra tanto “sovranista” che non ha nulla da dire sul massacro di un italiano da parte di un regime straniero, passa alla cassa.
Ma come i rapinatori malaccorti, rischiano di prendere una riga di bastonate da parte degli elettori di destra.
Guardiamo i sondaggi ad oggi: la Raggi è al 33%, Giachetti al 30%, Bertolaso al 15%, Marchini al 10%, Storace al 7%, Fassina al 5%. Lo stesso sondaggio dice che al ballottaggio vincerebbe la Raggi 55% contro Giachetti 45%.
Questo con il 56% di romani intenzionati a non votare o ancora indecisi.
Ma ora si presenta Giorgia Meloni, che non ha considerato due variabili: ad oggi Bertolaso non si ritira e Storace neppure, per non parlare di Marchini.
Rimane quindi scoperta sia tra gli ambienti moderati sia su quelli della destra estrema.
Può contare sul 12-13% accreditato al suo partito, di un altro 2-3% della Lega, aggiungiamoci ancora qualcosa che rosicchia tra gli indecisi: se va bene arriva al 20%.
A quel punto non le resta che prendere in prestito un camper nel primo campo rom e iniziare a nomadare, magari in Francia con una raccomandazione di Marine trova un lavoro.
Cosa a cui è invece impermeabile il 15 anni fuori corso Salvini.
Nella loro ignoranza politica non hanno compreso che a Roma attualmente sono i Cinquestelle gli unici “oppositori” credibili, anche se solo perchè non hanno ancora governato.
Mentre Giachetti è l’unico piddino che ha un profilo accettabile per il suo elettorato (e infatti ha recuperato consensi).
Salvini si è ben guardato dall’essere trombato a Milano, ma ha spinto la Meloni a farlo a Roma, ci voleva una bella presunzione per cascare nel tranello.
Poi Salvini aveva necessariamente fretta: la Lega ha perso tre punti in due mesi, tra poco Forza Italia l’avrebbe ripresa e addio leadership del centrodestra. Il tentativo andava fatto adesso, con la variabile programmata della gravidanza della Meloni.
Perchè anche quella, come tutte le gravidanze nel 2016, era prevista, come era programmato l’annuncio al Family day.
Una candidata in attesa è il massimo per i media (lo abbiamo verificato in questi giorni di polemiche), tra foto, rotocalchi, interviste, solidarietà femminile, la “difficile campagna elettorale”, uno spot continuo.
Un percorso obbligato per chi non ha nulla da dire sui contenuti: a proposito qualcuno ci dice , dopo aver chiuso i campi rom, dove li mettete? Li parcheggiate vicino alla ruspa? O pensate che gli elettori siano tutti cosi coglioni da non conoscere le norme internazionali sui rom?
Ma lunga è ancora la strada prima delle elezioni, tante cose possono ancora cambiare, salvo le brutte figure fatte finora.
E’ il caso di dire che “è giunta l’ora delle decisioni revocabili”: concetto che si addice alla compagnia di giro in cui è ridotta la pseudo-destra italiana.
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Marzo 15th, 2016 Riccardo Fucile
BERTOLASO: “A ME PREOCCUPA IL DISSESTO CHE OGGI HA CAUSATO LA CHIUSURA DI VIA DELLA MOSCHEA, NON LE BEGHE PER UNA LEADERSHIP”
“Quando Giorgia Meloni sentirà gli alleati, Berlusconi le dirà che il candidato di Forza Italia è Guido Bertolaso. Lei poi se vuole andarsi a schiantare contro il Marco Aurelio si candidi pure”. Questa, secondo quanto si apprende da fonti di Forza Italia, la risposta che Silvio Berlusconi darà alla leader di Fdi che oggi, dopo aver raccolto dall’ufficio di presidenza del suo partito l’invito a candidarsi a sindaco, ha annunciato che comunicherà la sua decisione domani dopo aver sentito gli alleati.
Al momento, secondo quanto si è appreso, Meloni e Berlusconi non si sono ancora sentiti.
“Bertolaso – ricordano da Fi – è stato scelto insieme da Berlusconi, Meloni e Salvini. La stessa Meloni aveva chiesto di anticipare le ‘gazebarie’ e poi, dopo che 47mila romani si sono espressi, cosa fa? Ci ripensa e dice di essere pronta a candidarsi”.
Da parte sua Bertolaso, ospite di “Porta a Porta” ha dichiarato: «Per me la notizia del giorno è che via della Moschea è stata chiusa per dissesto stradale e tutto il traffico della zona è paralizzato. Questi sono i problemi che interessano a me e non altri».
«Io voglio nella mia squadra solo ‘romani de Roma’ – ha aggiunto – perchè viviamo in una città che esprime intelligenze a sufficienza senza doverle andare a cercare in giro per l’Italia».
«È evidente che c’è una lotta tra una serie di personaggi per avere la leadership del centrodestra alle prossime elezioni nazionali» ha concluso.
(da agenzie)
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