Ottobre 21st, 2015 Riccardo Fucile
FALSO E TRUFFA ALLA SANITA’ PUBBLICA, COINVOLTO ANCHE MASTROPASQUA, EX PRESIDENTE INPS… SEQUESTRATI 7,5 MILIONI DI EURO
All’alba i carabinieri del Nas hanno decapitato il vertice dell’ospedale Israelitico di Roma nell’ambito dell’inchiesta guidata dai pm Fasanelli e Palaia.
Le ipotesi di reato sono falso e truffa in danno della sanità pubblica.
Le misure cautelari sono state applicate per 17 persone (14 quelli ai domiciliari), a partire dal direttore generale dell’ospedale ed ex-presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua.
Insieme a lui è rimasta coinvolta tutta la prima linea dell’istituto: il vice direttore, Tiziana Agostini; il direttore sanitario e responsabile del Day Hospital, Gianluigi Spinelli; due responsabili dell’ufficio controllo appropriatezza delle cartelle cliniche, Mirella Urso e Antonio Canistrà ; il responsabile del servizio urologia; Pietro Aloisi; il primario del reparto ortopedia, Elvira Di Cave; e ancora medici, collaboratori amministrativi e coordinatori del personale infermieristico.
Già un anno fa era partita l’inchiesta della procura che aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei dirigenti dell’ospedale, in primis di Antonio Mastrapasqua che spacciava per operazioni costosissime di chirurgia maxillo facciale (per esempio, plastiche alle gengive con trapianti di osso), semplici interventi ambulatoriali ai denti, dall’otturazione di una carie all’estrazione di un molari.
L’accusa.
L’ordinanza di custodia cautelare firmata ora dal gip Paola Tomaselli disegna un accordo tra tutti gli indagati al fine di truffare il sistema sanitario nazionale per ottenere rimborsi più elevati rispetto ai costi effettivamente sostenuti dalla struttura.
Solo per le prestazioni di alluce valgo e altre procedure chirurgiche, i pm contestano che nell’anno 2012 sono state compilate 613 cartelle cliniche false e 455 nel 2013.
Inoltre veniva attestato falsamente in 451 cartelle cliniche nel 2012 e in 322 nel 2013 di aver erogato prestazioni in regime di ricovero ordinario anzichè in Day Hospital.
E ancora: per le biopsie sarebbe stato comunicato alla Regione Lazio il rispetto di una procedura diversa da quella realmente eseguita per 322 cartelle nel 2012 e 263 nel 2013.
Non solo: la lista delle accuse si chiude con il capitolo più grave, quello dei ricoveri falsi. Secondo gli inquirenti il vertice dell’Ospedale avrebbe falsificato il numero e la tipologia di cure in convenzione effettivamente prestate, procurandosi un ingiusto profitto legato a remunerazioni e compensi non dovuti sui posti letto per un totale di 3.042 ricoveri, pari a 12,6 milioni di euro.
Ai domiciliari il dg Mastrapasqua. Mastrapasqua, che è stato anche presidente dell’Inps dal 2008 al 2014, era già stato coinvolto nei mesi scorsi, per una indagine risalente al 2009, quando un controllo dell’Asl Roma su alcune prestazioni dell’israelitico, portò alla luce diverse incongruenze.
Si trattava in particolare di alcune fatture per semplici interventi odontoiatrici per cui però venivano richiesti alla Regione Lazio rimborsi da intervento con ricovero, più onerosi, e questo nonostante la struttura non avesse quel tipo di accreditamento.
Il primo febbraio 2014 Mastrapasqua si era dimesso dal vertice dell’istituto previdenziale proprio per il conflitto di interessi con il ruolo di direttore generale del’Israelitico da lui rivestito. Un conflitto di interessi che era stato rilevato dall’allora presidente del Consiglio, Enrico Letta, il quale aveva invitato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, di predisporre una relazione sulla vicenda.
Nel settembre del 2014, Mastrapasqua era stato iscritto nel registro degli indagati per la truffa al Sistema sanitario nazionale sui rimborsi dell’Israelitico, per la quale oggi è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
Le visite taroccate.
Il modello era rodato al punto che il top management dell’ospedale faceva in modo di fornire informazione fittizie ai controllori pubblici spediti dalla Regione nella struttura. In occasione della visita della Commissione di verifica della Asl RmD, lo stesso Mastrapasqua coadiuvato dalla vice direttrice e dai suoi più stretti collaboratori, avrebbe alterato lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti e le attività sanitarie svolte al loro interno.
In particolare i Nas hanno verificato, tra le altre attività , la chiusura della sala prelievi al piano terra; l’occultamento delle attività sanitarie abusive; lo spostamento dei letti in alcune stanze; lo spostamento dei pazienti e l’eliminazione di postazioni lavoro nell’archivio delle cartelle cliniche.
La denuncia dello scorso anno. Una prima denuncia sulle prassi opache nella gestione dell’ospedale fu lanciata da Repubblica nel settembre dello scorso anno in concomitanza con una serie di perquisizioni e sequestri che i carabinieri fecero nell’ospedale, negli uffici della Regione Lazio e in due Asl. Tutto parte da un’inchiesta madre che sollevò il coperchio sui conti della struttura tra il 2006 e il 2009, portando alla luce quelli che vennero definiti “interventi fantasma”.
Daniele Autieri
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 20th, 2015 Riccardo Fucile
RAPPORTO CENSIS: LA SPESA PRIVATA E’ DI 500 EURO PROCAPITE… IL 53,6% RITIENE CHE LA COPERTURA DELLO STATO SOCIALE SI SIA RIDOTTO
Lunghe liste di attesa nella sanità pubblica e costi proibitivi in quella privata.
Per questo quasi una famiglia su due rinuncia alle cure.
Nel 41,7% dei nuclei familiari, almeno una persona in un anno ha dovuto fare a meno di una prestazione sanitaria.
E’ quanto emerge dal Bilancio di sostenibilità del Welfare italiano del Censis e dalle ricerche delle associazioni dei consumatori realizzate per il forum Ania-consumatori.
I cittadini inoltre pagano di tasca propria ‘il 18% della spesa sanitaria totale: oltre 500 euro procapite all’anno, mentre nell’ultimo anno, al 32,6% degli italiani è capitato di pagare prestazioni sanitarie o di Welfare ‘in nero’.
Prestazioni ‘in nero’.
Oltre il 21% dei pazienti ha pagato senza fattura o ricevuta visite medico specialistiche, il 14,4% visite odontoiatriche e l’1,9% prestazioni infermieristiche.
Nel Meridione “il 41% degli intervistati ha pagato prestazioni in nero”.
Pazienti non autosuffuficienti.
In questo contesto 3 milioni di italiani non sono autosufficienti, con una spesa annua per le famiglie di circa 10 miliardi.
Il 53,6% degli italiani dichiara inoltre che la copertura dello stato sociale si è ridotta. Infatti, gli italiani pagano di tasca propria il 18% della spesa sanitaria totale, cioè, oltre 500 euro pro capite annuo, contro il 7% registrato in Francia e il 9% in Inghilterra.
Gli italiani sono alle prese con un sistema di Welfare che da generatore di sicurezza sociale, è diventato fonte di ansia e preoccupazione e non risponde più alle esigenze dei cittadini.
Infatti, mentre aumenta l’incertezza sul futuro delle pensioni, per ogni nucleo familiare diventa sempre più difficile gestire le spese sanitarie e quelle determinate dalla non autosufficienza di un proprio congiunto.
Gli obiettivi.
Fra i problemi anche la non autosufficienza in tarda età . Per questo il 78% degli italiani è favorevole a un’assicurazione contro la non autosufficienza.
Assicuratori e consumatori hanno realizzato otto proposte per un sistema di welfare più efficiente ed equo.
Innanzitutto, occorre fornire a ogni cittadino un’informazione trasparente, semplice e completa sulla situazione pensionistica e sulle prestazioni attese.
Altro punto la lotta al fenomeno delle liste d’attesa.
Viene noltre sottolineata sia l’importanza di un quadro di regole chiare e uniformi per le forme sanitarie integrative, sia la necessità di incentivare lo sviluppo di sistemi mutualistici.
Inoltre un sistema equo e sostenibile non può prescindere da una politica fiscale che sia realmente “prowelfare” e che nel medio-lungo periodo sia positiva per i conti pubblici.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 18th, 2015 Riccardo Fucile
DALLE MENSE AL PERSONALE, TRIPLICATE LE SPESE… IL DEFICIT TOTALE E’ UN MILIARDO… DISAVANZO RECORD PER IL LAZIO
Spese per lavanderia, riscaldamento o mensa che raddoppiano o addirittura triplicano da un
ospedale all’altro.
Personale assunto a palate negli anni che gonfia a dismisura le piante organiche. Soprattutto di amministrativi, quando casomai mancano medici ed infermieri per i servizi di pronto soccorso.
E’ una mappa degli sprechi da almeno un miliardo quella messa a punto, su mandato della Lorenzin dall’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, che ha fatto le pulci ai bilanci degli ospedali di 14 regioni.
Tutte le più importanti, meno Veneto ed Emilia delle quali mancano i dati.
Ad essere tinti di rosso sono 29 grandi ospedali d’Italia, concentrati in Piemonte (4), Liguria (2), Toscana (4), Marche (1), Lazio (9), Calabria (4), Sardegna e Campania (uno ciascuna).
Un buco da 915 milioni, destinati a sforare il miliardo quando saranno disponibili i dati di tutte le regioni.
Anche se a fare la parte del leone la fanno i nosocomi della Capitale che nel 2014 erano in perdita per 707 milioni.
Numeri che non fanno dormire i manager ospedalieri perchè d’ora in avanti chi non turerà la falla in tre anni perderà il posto.
La legge di stabilità appena approvata prevede infatti che i direttori generali degli ospedali in rosso presentino un piano di rientro triennale, che spetterà poi ai ministeri della Salute e dell’Economia oltre che alla Agenas monitorare.
Se non lo faranno decadranno. Idem se dopo tre anni il bilancio non tornerà in pareggio. Una svolta voluta dalla Lorenzin, rispetto alla pacchia delle regioni Pantalone, che fino ad oggi hanno ripianato a piè di lista sforamenti e sprechi.
Che a leggere le tabelle dell’Agenas sembrano abbondare.
Per far capire dove abbiano origine quei buchi l’Agenzia ha messo a confronto quattro ospedali, due in deficit e due no, confrontabili tra loro per numero di posti letto, reparti e livello delle prestazioni offerte in base al piano esiti del ministero della salute.
Prendiamo il «San Camillo» di Roma, che ha il disavanzo record d’Italia (-158 milioni) e confrontiamolo con gli Ospedali Riuniti di Ancona, che riesce a chiudere con un leggero attivo.
Allora scopriamo che il nosocomio romano intorno a poco meno di mille letti fa affaccendare 4148 dipendenti.
Anche se poi si scopre che l’11% sono amministrativi, quando la percentuale standard sarebbe del 7%.
Ad Ancona per un numero di letti più o meno analogo di addetti ne bastano invece 3461.
Per non parlare di spese per beni e servizi non sanitari. Cose come mensa, lavanderia o riscaldamento. Che non puoi dire io costo di più perchè trapianto cuori artificiali. Ebbene al San Camillo si spendono 80 milioni ad Ancona quasi metà : 45.
Poi si scopre che a Roma in passato si è andati avanti senza gare d’appalto e si capisce meglio.
Prendiamo ancora gli ospedali di Cosenza e Cannizzaro in Sicilia.
Il primo in deficit per 8,5 milioni, il secondo in leggero attivo.
Anche a Cosenza gli amministrativi abbondano e ci lavorano quasi 700 addetti in più che a Cannizzaro.
Eppure a vedere i dati del Piano esiti non sembra che nell’ospedale calabrese si guarisca di più e meglio. E anche qui per i servizi non sanitari chi è in deficit spende 5 milioni in più.
«Finalmente abbiamo un sistema che consente di intervenire preventivamente e non a scopo ispettivo», dice il direttore dell’Agenas, Francesco Bevere.
«Senza contare — aggiunge – che questo sistema può contribuire alla diffusione ed al trasferimento delle buone pratiche, mediante audit clinici, organizzativi e gestionali».
Paolo Russo
(da “La Stampa”)
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Ottobre 1st, 2015 Riccardo Fucile
E’ CONSIDERATO IL NOBEL ALTERNATIVO: E’ LA PRIMA VOLTA DI UN ITALIANO
Gino Strada, fondatore di Emergency, riceverà il Right Livelihood Award “per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell’ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra”.
L’annuncio è stato dato oggi al Centro per la stampa internazionale dell’Ufficio degli Affari esteri a Stoccolma.
Fondato nel 1980, il Premio Right Livelihood è presentato ogni anno al Parlamento svedese ed è più comunemente conosciuto come il ‘Premio Nobel alternativo’, nato per “onorare e sostenere coloro che offrono risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo”.
Quest’anno la Fondazione ha ricevuto ed esaminato 128 proposte da 53 Paesi.
A partire da oggi i laureati del Premio Right Livelihood sono 162 e provengono da 67 nazioni.
E’ la prima volta che il Premio viene attribuito a un candidato italiano. Insieme a Gino Strada verranno premiati Sheila Watt-Cloutier (Canada) per la difesa dell’Artico e Kasha Jacqueline Nabagesera (Uganda) per la difesa dei diritti delle persone Lgbti.
Il Premio onorario andrà a Tony de Brum e al popolo delle isole Marshall per il loro impegno contro il nucleare.
“Ricevere il Right Livelihood Award è un onore e una grande emozione – ha affermato Strada – Oltre vent’anni fa Emergency è stata fondata per offrire cure gratuite a chi soffre le conseguenze della guerra e della povertà . In questi anni siamo stati a fianco delle vittime e ci siamo opposti alla guerra e alla sua logica di sopraffazione. Abbiamo costruito ospedali, e abbiamo combattuto perchè chiunque avesse diritto a essere curato. Abbiamo assistito oltre 6 milioni di persone – ha ricordato – senza nessuna discriminazione, nella convinzione che essere curati sia un diritto umano fondamentale”.
“Oggi, nel mondo, la diseguaglianza tra pochi ricchi e moltissimi poveri è aumentata e la Terza guerra mondiale è già cominciata – prosegue Strada – Altri morti, altri feriti, altra sofferenza. Con Emergency continuiamo a lavorare, in Iraq, in Afghanistan e in alcuni dei Paesi più disastrati del pianeta, ma non possiamo rimanere inermi di fronte a questa mattanza indiscriminata. L’umanità ha fatto progressi straordinari in molti campi, dalla tecnologia alla medicina; ora è il momento che si impegni per un traguardo irrinunciabile: bandire la guerra dalla storia”.
“E’ il momento di lavorare a favore delle generazioni future, di seminare, anche nella consapevolezza che non saremo noi a vedere i frutti – ha concluso il fondatore di Emergency – Dobbiamo alimentare una cultura diversa, fondata sull’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani: l’alternativa è la barbarie che abbiamo davanti e alla quale non possiamo arrenderci”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 26th, 2015 Riccardo Fucile
UNO STUDIO COORDINATO DA TRE UNIVERSITA’: TRATTI PSICOTICI E ATTEGGIAMENTI DI RABBIA
«Per secoli si è discusso se l’omosessualità fosse una malattia. Ora scopriamo che la vera malattia da
curare è l’omofobia». Non usa mezzi toni Emmanuele Jannini, sessuologo all’Università di Roma Tor Vergata e presidente della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità , nel riassumere senso dello studio pubblicato su “The Journal of Sexual Medicine”.
Con Giacomo Ciocca e altri colleghi delle Università di L’Aquila, Firenze, e Roma La Sapienza, Jannini ha sottoposto a oltre 550 studenti universitari italiani un test che misura i livelli di omofobia e altri questionari che individuano vari aspetti della personalità . Scoprendo che l’omofobia non è così rara come forse ci si poteva aspettare in un gruppo di giovani universitari, e che, come invece era ampiamente previsto, è più diffusa fra i maschi.
Ma soprattutto che è favorita da una serie di precise caratteristiche psicologiche.
Sono tendenzialmente più omofobe le persone con livelli più alti di psicoticismo, un aspetto della personalità caratterizzato dalla paura, che porta ad atteggiamenti di ostilità e rabbia e in alcuni può essere un prodromo di vere e proprie psicosi; o con meccanismi di difesa immaturi (le strategie con cui affrontiamo minacce e difficoltà ); o che hanno difficoltà nel rapportarsi agli altri per quello che gli psicologi chiamano “uno stile di attaccamento insicuro”.
«In poche parole, emerge che gli omofobi sono soprattutto maschi insicuri, da un lato paurosi e dall’altro immaturi» riassume Jannini.
«Se vogliamo è un po’ una scoperta dell’acqua calda, ma nessuno scienziato finora l’aveva dimostrato. Questo identikit coincide bene con un aspetto peculiare dell’identità di genere maschile che è quello della fragilità , dell’incertezza. Sappiamo che di default una persona si sviluppa secondo un modello femminile: solo se nel feto si attiva un complicato processo genetico e ormonale lo sviluppo viene dirottato per generare un corpo e un cervello maschili. L’identità di genere maschile è estremamente fragile e ha bisogno di continue conferme. A questo si aggiunge che un po’ tutti, per varie ragioni, tendiamo a confondere l’identità di genere e l’orientamento sessuale: è invalsa l’idea che il gay è effeminato, un “mezzo uomo” (mentre peraltro i dati scientifici dicono l’opposto: il pubblico si sorprende sempre quando a una conferenza mostro che i gay hanno in media genitali più grossi e livelli di testosterone più alti, oltre che un’attività sessuale molto più frequente). Così di fronte a un “maschio effeminato” l’omofobo va in crisi perchè sente minacciata la sua stessa identità di genere, si risveglia in lui la paura di non essere abbastanza maschio».
Per decenni, come è noto, anche nel mondo della psicologia sono state accettate teorie non dimostrabili che consideravano l’omosessualità una patologia.
Finchè, a metà Novecento, non si è provato a definire in concreto quali caratteristiche psicologiche distinguessero un omo da un eterosessuale.
E si è constatato che non ce n’erano. Provare a distinguere fra i due con test di personalità o altri test psicologici era un po’ come cercare test che distinguano un tifoso dell’Inter da uno del Milan: l’unico modo è fare domande legate direttamente alle preferenze, sessuali o calcistiche.
Così l’omosessualità è stata derubricata dai manuali di psicopatologia, e la ricerca ha iniziato a spostarsi sull’altro fronte: non ci si chiede più perchè una persona è omosessuale, ma perchè provi ostilità , paura, disgusto verso l’omosessualità . Una domanda cui questo studio contribuisce ora a rispondere.
«Naturalmente questo non vuol dire che gli omofobi siano tutti psicopatici» precisa Jannini. «Ma qualche problema ce l’hanno. Noi per la prima volta diciamo che, se c’è da cercare dei segni di malattia, questi vanno cercati nell’omofobo. Hanno segni che indicano una debolezza del sistema psichico, quindi è più facile trovare un malato psichiatrico lì che altrove».
Altrettanto naturalmente, non tutte le persone con queste caratteristiche diventano omofobe.
«Incertezza, paura, e soprattutto debolezza, sono fattori di rischio che rendono assai più sensibili ai messaggi omofobi che possono venire dalla società , dalla famiglia, dalla scuola, dalla battuta estemporanea in classe alle pressioni sistematiche di certe predicazioni religiose».
Messaggi tra genitori per bloccare le pericolosissime lezioni di “masturbazione e penetrazione” per piccoli alunni.
Appelli e petizioni contro le teorie delle associazioni Lgbt. Con la ripartenza dell’anno scolastico ha ripreso forza la crociata contro la teoria del genere
In quest’ottica, sostiene Jannini, per prevenire o moderare l’omofobia serve un’educazione sentimentale e sessuale che insegni fin da piccoli a non aver paura di se stessi, delle proprie emozioni e delle differenze con gli altri.
«Un’educazione che è finalmente prevista nella riforma scolastica, la “Buona scuola”: per la prima volta c’è un richiamo importante alla tolleranza e al rispetto della differenza, e si mette in evidenza una serie di comportamenti che vanno respinti, inclusa l’omofobia. Ed è assurdo che ci sia chi si oppone vedendo in questa educazione una fantomatica “ideologia del gender”. Che non può esistere perchè, anche se davvero ci fossero manipoli di cospiratori che congiurano per creare un esercito di gay e di lesbiche nelle scuole, nessuno saprebbe dirgli come farlo. Non si conosce alcun modo per modificare l’orientamento sessuale di una persona, bimbo o adulto, che sia con l’educazione scolastica o con le cosiddette terapie riparative per “curare” i gay. Se i cospiratori del gender pensassero di riuscirci facendo giocare i maschietti con le bambole e le femminucce con i soldati, resterebbero molto delusi».
Giovanni Sabato
(da “L’Espresso”)
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Settembre 25th, 2015 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL FONDATORE DI EMERGENCY: “E’ SOLO L’ENNESIMO TAGLIO ALLA SANITA’ PUBBLICA”
“Chi decide se un esame è inutile, la Lorenzin?”. Gino Strada, cardiochirurgo e fondatore di
Emergency, non esita a definire la lista dei 208 esami inutili “l’ennesimo taglio alla Sanità pubblica”.
Può il ministero entrare nel rapporto fiduciario tra medico e paziente decidendo quali esami è opportuno prescrivere?
È l’ultimo scempio ai danni della Sanità : ormai medici e infermieri fanno il lavoro non grazie alle politiche pubbliche, ma nonostante queste. Nello specifico, alcuni di questi esami si potranno prescrivere solo in caso di anomalia pregressa: ma come posso accertarla se l’esame non si può fare?
Il ministero dice di voler limitare la medicina difensiva. Di che si tratta?
Sono le misure diagnostiche cui vengono sottoposti gli ammalati non perchè ne abbiano bisogno, ma per tutelare il medico da eventuali rivalse legali. Ma in questa lista ci sono esami, come quello sul potassio o sul colesterolo totale, che sono quasi di routine per gli ospedalizzati. La medicina difensiva non c’entra.
I medici hanno minacciato lo sciopero. C’è chi sostiene sia una battaglia corporativa per scongiurare le sanzioni sul salario accessorio.
A me sembra una protesta ragionevole. Come medico ho il  diritto e il dovere di utilizzare le prestazioni necessarie per accertare le condizioni di salute del mio paziente. In questo rapporto non può entrare la politica.
È possibile risparmiare senza intaccare le prestazioni?
Basta tagliare il profitto. Parliamo di 25/30 miliardi l’anno, una cifra enorme, quanto una grossa finanziaria. Abbiamo una Sanità che ha fatto diventare gli ospedali pubblici uguali a quelli privati convenzionati: entrambi funzionano col meccanismo dei rimborsi. Non le sembra assurdo?
Cosa intende?
Abbiamo costruito un sistema in cui fare più prestazioni significa ottenere più rimborsi, un sistema che non promuove la salute ma la medicalizzazione. Ora decidono che queste prestazioni vanno limitate. I Drg (Diagnosis related groups, ndr) dovevano servire a capire quante persone in una determinata area sono affette da una patologia, invece vengono usati come moneta di rimborso. E lo Stato italiano paga le prestazione molto più di quanto costino in realtà .
Intanto l’anno scorso si è deciso di non incrementare di 2,3 miliardi il Fondo sanitario nazionale e quest’anno potrebbe succedere lo stesso. È solo un problema di austerity?
A me sembra evidente la volontà di favorire le strutture private. Anche perchè queste hanno uno stretto rapporto con chi occupa posti di lavoro nel settore pubblico. Lo sa che in Lombardia il 98% dei primari è iscritto a Comunione e liberazione? Altrettanto vale per il Pd in altre regioni. Nella sanità quasi non esistono concorsi pubblici nei quali non si sappia prima chi vincerà .
Esiste un modello di sanità che dovremmo emulare?
Molte delle cose che propongo verrebbero considerati passi indietro. Abbiamo 20 sanità regionali che moltiplicano per 20 le spese burocratiche: una follia.
Alessio Schiesari
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 25th, 2015 Riccardo Fucile
NON POSSONO PIU’ PERMETTERSI DI PAGARE LE CURE
Ci sono le statistiche sulla nuova povertà con le sue malattie, poi ci sono le persone. La realtà .
Chiamiamolo Giovanni.
Giovanni ha una dermatite atopica su tutto il corpo, ha cinquant’ anni, ha appena perso il lavoro.
Non ha i soldi per curarsi, semplicemente perchè le cure per le malattie della pelle sono già tutte a pagamento (tranne una, la psoriasi) e senza nemmeno bisogno dei nuovi tagli annunciati dal ministro Beatrice Lorenzin.
“Non riesce a pagarsi le pomate, lo sto curando con dei bagni di amido, costa poco e la madre gli presta la vasca”, dice il dottor Sergio Santini dell’associazione Medici Volontari Italiani di Milano.
Tanto per capire di cosa stiamo parlando quando si dice che milioni di italiani non hanno accesso alle cure e che l’Italia si sta apprestando a smantellare il sistema sanitario nazionale.
L’associazione ha un ambulatorio in viale Padova 104, una unità mobile che si piazza davanti alla Stazione Centrale o dietro al Duomo e un container di fronte alla onlus Pane Quotidiano di viale Toscana, dove ogni giorno duemila persone vanno a rimediare un panino per tirare avanti.
Nel 2014 ha visitato 2.803 persone, tra cui 367 italiani.
“Dal 2012 l’aumento degli italiani è stato piuttosto rapido, per contro la crisi ha spinto gli stranieri a trasferirsi altrove per cercare lavoro – spiega Sergio Santini – ormai è evidente che sono le associazioni di volontariato a prendersi cura degli italiani poveri”.
Le povertà sono variamente assortite, “molti malati psichiatrici provenienti dal sud Italia, persone con patologie da freddo, con traumi minori o artrosi”.
Il dato sull’utenza straniera preponderante però non deve trarre in inganno: molti stranieri vivono a Milano da decenni, invecchiano, difficile non considerarli italiani. “I medici lo sanno a cosa stiamo andando incontro – dice Sergio Santini – la sanità pubblica in Italia ha come obiettivo un taglio sulla salute da 10 miliardi di euro, non lo dichiarano apertamente ma Italia e Spagna devono progressivamente smantellare il sistema sanitario nazionale”
Anche Emergency, dal 2006, offre gratuitamente prestazioni mediche in Italia.
I presidi fissi sono diversi, quasi tutti al sud: Palermo, Marghera, Polistena, Reggio Calabria, Castelvolturno, Napoli e Bologna.
In questi anni l’associazione ha erogato 200 mila prestazioni (circa 300 al giorno). Dallo scorso agosto funziona anche una unità mobile a Milano.
Gli italiani sono circa il 6% del totale.
“Negli ultimi anni sono aumentati – spiega Andrea Bellardinelli, coordinatore del Programma Italia – intercettiamo molte persone senza fissa dimora, sono i più vulnerabili, non hanno nemmeno la tessera sanitaria. Poi arrivano centinaia di telefonate di italiani che non ce la fanno a pagare il ticket, questo è un problema enorme che allontana i malati dalle cure. Molti decidono di curare solo i figli. Noi ovviamente non possiamo aiutarli, ma in questi casi è molto utile fare informazione per coprire le zone grigie del sistema sanitario nazionale”.
Un ginepraio che spinge molti a rinunciare alle cure (ticket costosi, liste di attesa, esenzioni per i farmaci e in più le Regioni che recepiscono la materia sanitaria in maniera discrezionale).
“E’ in atto la disgregazione del welfare in nome del mercato – dice Bellardinelli – la logica aziendale e la corruzione stanno sgretolando il sistema sanitario. Dobbiamo riportare al centro la persona e i suoi bisogni, una popolazione sana fa bene a tutti, la buona salute non è un costo è una risorsa”.
Restando a Milano, il capoluogo della regione che vanta uno dei sistemi sanitari più efficienti, fanno impressione i numeri delle prestazioni fornite dall’Opera San Francesco, “un colosso” della carità fondato nel 1959 dai frati cappuccini.
Sono quasi quadruplicate: nel 1996 erano 10.957, sono state 40.188 nel 2014 (167 al giorno). Totale: più di 560 mila visite mediche.
La voce che meglio racconta l’impoverimento della popolazione si riferisce alle cure odontoiatriche: le prestazioni dentistiche fornite dall’Osf da 1.703 sono diventate 5.573 all’anno.
E dire che tra le prestazioni “inutili” a rischio erogazione comunicate dal governo ce ne sono 30 che riguardano proprio i denti degli italiani.
Luca Fazio
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Settembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
CRESCE IL DISSENSO CONTRO LA CANCELLAZIONE DI OLTRE 200 ESAMI, IL MEDICI IN RIVOLTA
«No alla black list sulle prestazioni, così come sui farmaci» e «no a ricatti» che possono tradursi in
«conflitto coi pazienti e forte contenzioso».
Il Sindacato dei Medici Italiani si unisce al coro dei no nei confronti della bozza di decreto sulle prestazioni inappropriate e, attraverso la segreteria nazionale Mirella Triozzi, punta il dito contro il Governo: «deve avere il coraggio di dire la verità ai cittadini», ovvero che «da domani dovranno pagare ciò che fino ad ora hanno avuto gratuitamente.
Così, invece, è un modo ipocrita e dissimulato di tagliare servizi».
«Se la premessa è sbagliata, le conclusioni non possono che essere sbagliate. La lotta all’inappropriatezza deve avere come obiettivo la fonte principale di sprechi, che è la disorganizzazione dei servizi, causa di ricoveri ed esami inutili», commenta Triozzi, presente all’incontro di ieri in cui il ministro Beatrice Lorenzin ha annunciato che il giro di vite sugli esami inutili comprenderà non 180 prestazioni a rischio inappropriatezza, come inizialmente previsto ad agosto, ma 208.
«I medici devono poter continuare a poter fare il proprio lavoro, liberamente. Senza ricatti, senza essere sotto la minaccia di una ritorsione economica». «Scelte come questa – conclude la sindacalista – producono conflitti con i pazienti, creano confusione, possibili abusi interpretativi da parte delle aziende sanitarie e delle regioni, quindi un forte contenzioso amministrativo e, spesso giudiziario».
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
SE “INAPPROPRIATI”, SANZIONI AI MEDICI E COSTI A CARICO DEI PAZIENTI… COSI’ PER PAURA NESSUN MEDICO LI PRESCRIVERA’ PIU’ E IL GOVERNO GUADAGNERA’ SULLA PELLE DEI MALATI
Risonanze magnetiche della colonna e delle articolazioni, tac, esami di laboratorio e genetici, test allergici.
Ecco le 208 prestazioni a maggior rischio inappropriatezza, e quindi di spreco, individuate dal ministero della Salute.
L’elenco, allungato rispetto alla prima ipotesi e già illustrato alle società scientifiche dei medici, è stato presentato oggi ai sindacati dei camici bianchi che hanno due giorni per fare le loro osservazioni. Una volta ottenuto il parere positivo del Consiglio superiore di sanità , che ha già dato un via libera preliminare, il testo andrà andrà verso l’approvazione.
Quando sarà in vigore, chi vorrà sottoporsi alle prestazioni incluse nell’elenco le potrà ottenere solo in certi casi a carico del servizio sanitario: se non ricorrono le condizioni elencate nel documento del ministero, dovrà pagare di tasca propria.
Il grosso dell’operazione, il cui obiettivo è portare a un risparmio per le casse pubbliche, riguarda probabilmente le risonanze magnetiche.
Quando il provvedimento sarà in vigore, l’esame della colonna vertebrale senza mezzo di contrasto verrà passato dal servizio sanitario solo se, in assenza di sindromi neurologiche o sistemiche, il dolore alla schiena resiste alla terapia e va avanti per almeno 4 settimane.
Ovviamente l’accertamento verrà fatto anche in caso di traumi o fratture. E se non ci sono problemi, prima di poterlo rifare bisognerà comunque aspettare un anno.
La risonanza alla colonna con e senza mezzo di contrasto deve essere invece legata alla patologia oncologica o a un sospetto, oltre che a problemi traumatici.
Ci sono previsioni stringenti anche per alcune tac, passate solo se giustificate da sospetti di patologie oncologiche e da traumi. Nella lista sono molte le prestazioni odontoiatriche, già oggi, comunque, molto difficili da ottenere nella maggior parte delle aziende sanitarie e ospedaliere, dove si è costretti ad attese assai lunghe.
La maggior parte – ad esempio estrazioni, applicazioni di corone e inserimento di protesi – saranno a carico del sistema pubblico se il paziente è in condizioni di vulnerabilità sociale e sanitaria.
Nell’elenco ci sono anche moltissimi esami di laboratorio, e anche tanti test e trattamenti allergologici e dermatologici.
Le prestazioni a rischio spreco perchè non appropriate, per le quali i pazienti dovrebbero pagare, diventano dunque 208.
La lista del ministero cresce di 25 voci, come rendono noto i sindacati medici, che oggi hanno avuto un incontro con il ministro Beatrice Lorenzin.
L’idea alla base del provvedimento è quella di passare gratuitamente (o con il ticket) solo le prestazioni che hanno un’indicazione specifica e quindi sono davvero utili.
I medici che prescriveranno accertamenti considerati inappropriati andranno incontro a una sanzione pecuniaria.
E’ proprio questo il punto che non piace ai sindacati dei camici bianchi, i quali oggi hanno ribadito la loro posizione. “Questo meccanismo rischia di rompere il rapporto tra i medici e i cittadini – commenta Massimo Cozza- anche perchè i pazienti dovranno pagare di tasca propria varie prestazioni in determinate situazioni”.
Anche i medici di famiglia, cioè i professionisti che fanno il maggior numero di prescrizioni, scendono in campo: “Siamo assolutamente critici sulla previsione di sanzioni pecuniarie per i medici nell’ambito del decreto in preparazione sull’appropriatezza delle prestazioni, e alzeremo i toni della nostra protesta”, dice Silvestro Scotti, della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), il sindacato più importante della categoria.
“Questo provvedimento – dice Scotti – rientra nella protesta che stiamo preparando nell’ambito della mobilitazione indetta dalla Federazione degli ordini dei medici Fnomceo. Così si riduce il ruolo del medico. I colleghi del Consiglio superiore di sanità , che hanno prodotto un parere scritto favorevole a questo provvedimento, si assumeranno la responsabilità rispetto al mondo scientifico delle scelte di erogabilità e appropriatezza che hanno validato”.
Dura anche Anaao, il sindacato degli ospedalieri. “Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosidette “inappropriate”, che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Così salta il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico”m dice Domenico Iscaro, presidente nazionale dell’associazione.
Michele Bocci
(da “La Repubblica”)
argomento: sanità | Commenta »