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SINDACATI MEDICI: “RENZI NASCONDE 3,4 MILIARDI DI TAGLI ALLA SANITA'”

Settembre 15th, 2015 Riccardo Fucile

“LA SANITA’ E’ DIVENTATA UN BANCOMAT CUI ATTINGERE RISORSE PER FARE ALTRO, NON CERTO PER TAGLIARE GLI SPRECHI O PER DESTINARLI ALL’INNOVAZIONE”

“Siamo alle solite. Con i giochi di parole, il ‘definanziamento’ diventa ‘mancato incremento’ così come i ‘tagli lineari’ sono diventati ‘risparmi’”.
Così il sindacato dei medici dirigenti, Anaao, scopre il “bluff” del premier Matteo Renzi sui finanziamenti alla sanità .
Lunedì sera il premier, a Otto e mezzo, ha detto che “sulla sanità , se le cose vanno in un certo modo, male che vada in legge di Stabilità  ci saranno per il 2016 le stesse cifre di quest’anno”. Cioè basta tagli? Al contrario: il taglio c’è e ammonta 3,4 miliardi di euro.
Infatti il Documento di economia e finanza (che il governo aggiornerà  venerdì) e il decreto Enti locali di agosto prevedono entrambi che nel 2016 la dotazione del Fondo sanitario nazionale salga a 113,1 miliardi dai 109,7 a cui è stato ridotto nel 2015.
Se, quindi, le cifre saranno “le stesse di quest’anno”, come ha detto il presidente del Consiglio, il risultato sarà  che il Servizio sanitario potrà  contare su 3,4 miliardi in meno rispetto al previsto.
“Di fatto”, sostiene il segretario dell’Anaao, Costantino Troise, “il governo minaccia di disattendere un impegno siglato con le Regioni”, visto che l’ammontare attuale del fondo è il risultato dell’accordo raggiunto durante l’estate in Conferenza Stato — Regioni su una sforbiciata da 2,35 miliardi da ottenersi, tra l’altro, facendo pagare ai malati le prestazioni “inutili”. “L’aumento del fondo di 2,35 miliardi previsto per il 2015 è già  saltato. Se salta anche quello di 3,3 miliardi previsto per il 2016 significa che gli accordi si scrivono sulla sabbia. Mi auguro sia un equivoco”, continua Troise.
“Comunque sarebbe il caso di chiedere al presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino e al ministro della Salute Lorenzin cosa ne pensano, visto che il governo si era impegnato con loro fa ad aumentare il fondo sanitario per far fronte alle esigenze crescenti dei cittadini”.
E Beatrice Lorenzin, in effetti, ha subito chiuso alla possibilità  di nuovi tagli: “Sotto i 112 miliardi non si può andare. Non sarebbe possibile per la sostenibilità  delle sfide che abbiamo in campo”, ha detto il ministro, che ha sempre sostenuto la necessità  che i risparmi previsti dall’accordo con le Regioni siano reinvestiti nel sistema e vadano a migliorare i servizi.
I 112 miliardi sono la cifra stanziata nella scorsa manovra, quella per il 2015, che è stata poi decurtata in seguito all’intesa con i governatori regionali chiamati ad accollarsi 4 miliardi di tagli. “Diciamo che ‘male che vada’ vuol dire che non ci sono tagli lineari al sistema salute, che ci sono due miliardi in più”, ha sostenuto Lorenzin. Promettendo: “Ovviamente farò in modo di avere più risorse possibili e di andare verso il tendenziale del Def che avevamo approvato nel patto della Salute. Ma questo significa che il comparto sanità  non viene più aggredito che non ha un decremento del finanziamento ma che invece comincia a crescere nuovamente. Penso che questo sia un obiettivo che tutti ci dobbiamo porre”.
In attesa di chiarimenti da Palazzo Chigi, l’Anaao rincara la dose sottolineando che “se l’ipotesi di Renzi fosse confermata, sarebbe la dimostrazione che la sanità  è un bancomat cui il Governo attinge risorse per fare altro, non certo per recuperare risorse da destinare all’innovazione. In queste condizioni vuol dir lasciare che il Servizio Sanitario Nazionale muoia per asfissia, soprattutto al meridione dove il rosso dei bilanci è accompagnato da una mancata garanzia dei livelli di assistenza”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA LAMPADA IN SALA OPERATORIA NON FUNZIONA DA 4 ANNI, INTERVENTI ALLA LUCE DEI CELLULARI

Agosto 22nd, 2015 Riccardo Fucile

NELL’OSPEDALE DI GALATINA IN PUGLIA CENTINAIA DI INTERVENTI AVVENGONO COSI’

La lampada scialitica, utilizzata negli interventi chirurgici in quanto evita la formazione di ombre, è fuori uso da circa quattro anni: per questa ragione i chirurghi di una delle tre sale operatorie dell’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina (Lecce) sono costretti ad utilizzare la luce del telefono cellulare.
La notizia è riportata sul Corriere del Mezzogiorno che documenta quanto avviene con una foto pubblicata dal giornale e scattata durante un’operazione.
In quella sala in questi quattro anni sono stati compiuti centinaia di interventi.
Più volte i medici hanno segnalato la situazione alla direzione medica “ma la scialitica – si legge sul giornale – non è mai stata riparata nè sostituita”
Doveva essere una soluzione tampone. Questo si pensò subito dopo il guasto della lampada principale.
Anche perchè la scialitica portatile, a detta dei medici, non è l’ideale per affrontare soprattutto gli interventi più impegnativi, in quanto concepita per uso prettamente ambulatoriale.
Le foto scattate in sala operatoria durante un’operazione sono eloquenti.
La mano di un assistente dell’èquipe chirurgica sostiene un apparecchio telefonico portatile che proietta un fascio luminoso sul paziente.
Sul fatto che il telefonino venga utilizzato per illuminare la zona del corpo su cui si esegue l’intervento non ci sono dubbi, tant’è che sul display del cellulare è bene evidente il simbolo della torcia attivata.
La grande lampada fissata sopra il tavolo operatorio, invece, è spenta.
Speriamo che coi tagli annunciati da Renzi restino almeno i quattrini per l’anestesia.

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LA LISTA NERA DEGLI ESAMI MEDICI CHE LO STATO NON PAGHERA’ PIU’: DAI TEST GENETICI ALLE TAC

Agosto 8th, 2015 Riccardo Fucile

CIRCA 180 LE PRESTAZIONI SANITARIE CHE SARANNO INTERAMENTE A CARICO DEI CITTADINI

Cure dentistiche ospedaliere solo ai ragazzi sotto i 14 anni e ai pazienti economicamente disagiati, stretta sui test genetici, su alcuni esami di laboratorio e sulle prestazioni ad alto costo: in particolare Tac e risonanze magnetiche agli arti, oltre che l’Rmn con mezzo di contrasto per la colonna vertebrale.
Sarebbero in tutto 180 le prestazioni, soprattutto diagnostiche, che il ministero della Sanità  sta per inserire nella lista nera degli esami “inappropriati” previsti nel decreto sugli enti locali appena convertito dal Parlamento: l’obiettivo del governo è tagliare le spese, dunque queste prestazioni passeranno a totale carico del cittadino.
Una spending review che ridisegna le regole che i camici bianchi dovranno seguire prima di prescrivere visite o esami sulla ricetta rossa.
La lista dettagliata sarà  contenuta nel decreto che il ministero della Salute dovrà  adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore del Dl enti locali.
Il ministro Beatrice Lorenzin ha detto che le misure saranno “condivise con i medici” e i sindacati di categoria.
Per quanto riguarda i tipi di vincolo, le condizioni di erogabilità  prevedono che la prestazione a carico del Ssn sia “limitata a specifiche categorie di destinatari, e/o per particolari finalità , condizioni o indicazioni cliniche”.
Per conoscere nel dettaglio i criteri prescrittivi per le 180 prestazioni sanitarie bisogna ancora attendere, ma esiste già  un documento con “le condizioni di erogabilità  e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva”. Inoltre, il dl enti locali prevede che la prescrizione non appropriata possa essere contestata al medico dipendente che rischia sanzioni sul salario accessorio.
Odontoiatria.
Nello specifico, per quanto riguarda l’odontoiatria, verranno tutelati soprattutto i ragazzi fino a 14 anni e le persone economicamente disagiate.
Le Regioni già  da tempo applicano programmi di tutela nell’età  evolutiva e l’assistenza odontoiatrica e protesica a determinate categorie vulnerabili. La bozza del documento “si limita a omogeneizzare le condizioni già  applicate definendo esplicitamente i criteri utilizzati e specificando per ciascuna prestazione quali sono i soggetti beneficiari (minori fino a 14 anni, vulnerabili per motivi sanitari, vulnerabili per motivi sociali), lasciando comunque alle Regioni il compito di fissare le soglie di reddito o di Isee che discriminano la vulnerabilità  sociale”. Le prestazioni di odontoiatria interessate sono 35 su 180 (20% circa).
Genetica.
Anche per quanto riguarda i test genetici sono previsti tagli. “Si tratta di prestazioni molto onerose – si legge nella bozza – che vengono prescritte da specialisti ed eseguite una sola volta nella vita. Nel decreto saranno riservate alla diagnosi di specifiche malattie genetiche definite in un elenco a parte”
Non sarà  più possibile prescriverle per una generica mappatura del genoma o a fini di ricerca. Le prestazioni di genetica interessate sono 53 su 180 (30% circa) e alla loro individuazione hanno contribuito esponenti di rilievo della Società  italiana di genetica umana (Sigu).
Allergologia.
Fra le voci che verranno sottoposte a controlli più rigidi anche l’allergologia. Alcuni test allergologici e le immunizzazioni (cosiddetti vaccini) dovranno essere prescritti solo a seguito di visita specialistica allergologica.
Esami di laboratorio.
In tema di esami di laboratorio il provvedimento riguarda: alcune prestazioni di basso costo (il cui importo spesso è già  coperto dall’assistito non esente col ticket), per le quali vengono descritte condizioni di erogabilità  (non si possono prescrivere per generici follow-up, ma solo in base a precise indicazioni cliniche).
In particolare, si prevede che in assenza di qualsiasi fattore di rischio (familiarità , ipertensione, obesità , diabete, cardiopatie, iperlipemie eccetera) il colesterolo e i trigliceridi siano ripetuti ogni 3 anni.
Infine prestazioni specifiche potranno essere erogate per la diagnosi e il monitoraggio di specifiche patologie (ad esempio test del sudore per la fibrosi cistica).
Tac e Rmn.
Per la diagnostica per immagini il provvedimento si è concentrato solo su Tac e Rmn degli arti e la Rmn della colonna con mezzo di contrasto, per un totale di 9 prestazioni. Il ministero ritiene che la prescrizione di queste prestazioni secondo i livelli di appropriatezza proposti possa contribuire anche a ridurre le liste di attesa.
Dialisi.
Per quanto riguarda la dialisi, “le condizioni di erogabilità  sono riservate alle metodiche di base (domiciliari e ad assistenza limitata) che risultano appropriate solo per pazienti che non presentano complicanze da intolleranza al trattamento e/o che non necessitano di correzione metabolica intensa. Si tratta di 2 prestazioni”.
Medicina nucleare.
Infine, per la medicina nucleare le indicazioni di appropriatezza sono limitate a “4 prestazioni di interesse assolutamente specialistico (prescritte dallo specialista), per le quali vengono definite condizioni di erogabilità  e indicazioni prioritarie legate a patologie gravi di tipo neoplastico”.
Le liste d’attesa.
Resta sul tavolo il problema delle liste d’attesa, che secondo i più critici potrebbe con questi tagli. Un punto sul quale interviene il Tribunale dei diritti del malato (Tdm). “Colpisce come all’interno delle misure annunciate dal ministero sulla inappropriatezza non venga affrontato il nodo delle liste di attesa interminabili, anche di oltre 1 anno – ha detto Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm-Cittadinanzattiva – . Questa agli occhi dei cittadini è la peggiore forma di inappropriatezza vissuta ogni giorno sulla propria pelle, insieme alla necessità  di ricorre al privato o all’ intramoenia per aggirare le stesse liste di attesa, così come vedersi rifiutare una prescrizione dal medico per far quadrare i conti”.
Medicina difensiva.
In questo contesto il ministero della Salute cercherà  di contrastare anche la questione della medicina difensiva che costa caro al Sistema sanitario nazionale e incide fortemente sull’appropriatezza prescrittiva.
Alcuni medici infatti, per paura di eventuali cause legali, tendono a richiedere esami spesso superflui.
Nei prossimi giorni il dicastero consegnerà  un dossier   alla Commissione Affari sociali della Camera, che da tempo lavora sulla responsabilità  professionale. L’idea è che le misure sull’appropriatezza viaggino insieme alle norme sulla malpractice.
Tra le indicazioni c’è la distinzione tra medico dipendente e libero professionista in caso di presunto errore. La responsabilità  civile del camice bianco dipendente del Ssn dovrà  essere di natura extracontrattuale con tempi di prescrizione di 5 anni e non di 10 anni come avviene oggi. Inoltre è prevista la definizione nei codici di una fattispecie ad hoc per la colpa medica.
Verrà  limitata la rivalsa da parte dell’azienda nei confronti del medico. Ci dovrebbe essere infine l’obbligo di una preventiva conciliazione con il cittadino per le strutture pubbliche.

Valeria Pini
(da “La Repubblica”)

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RAGUSA, VUOLE DONARE 2 MILIONI ALL’OSPEDALE: LO FANNO ASPETTARE TROPPO E SE NE VA

Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile

DOPO UNA LUNGA ANTICAMERA, IL BENEFATTORE ITALO-AMERICANO PERDE LA PAZIENZA E SI ALLONTANA… CHISSA’ CHE AVEVA DA FARE IL MANAGER DELLA ASL

Una donazione da due milioni di euro andata in fumo a causa della lunga anticamera davanti l’ufficio del manager.
Succede a Ragusa, dove l’azienda sanitaria provinciale stava per incassare la ricchissima donazione da parte di Giuseppe Giuffrè, imprenditore di origini ragusane ma trapiantato da anni negli Stati Uniti.
I soldi sarebbero serviti per comprare apparecchiature mediche e migliorare i servizi del nuovo ospedale Giovanni Paolo II.
Una donazione che avrebbe fatto comodo, visti i disastrosi conti regionali, che vedono il settore sanitario in profondo rosso da anni. Solo che il manager dell’Asp Maurizio Aricò doveva probabilmente avere di meglio da fare, dato che ha costretto il benefattore ad una lunga anticamera: talmente lunga che Giuffrè ha perso la pazienza ed è andato via. Inutili le scuse successive di Aricò: l’imprenditore italo-americano al momento sembra non avere più intenzione di procedere alla donazione.
La parlamentare regionale del M5S Vanessa Ferreri, dopo aver saputo della fuga del potenziale generoso donatore, ha richiesto la convocazione urgente di Aricò in commissione Sanità , per chiarire la vicenda.
Ferreri si scusa pubblicamente, da segretario della commissione sanità  dell’Assemblea regionale siciliana, con il signor Giuffrè, confidando in un suo ripensamento: “A pagarne le conseguenze — dice — sarebbero solo i cittadini”.
Il presidente della Commissione sanità  Pippo Digiacomo prova a trovare una giustificazione: “Apprendo con rammarico l’incidente accaduto nei locali dell’Asp di Ragusa che avrebbe fatto desistere il signor Giuseppe Giuffrè dall’annunciata decisione di donare una cospicua somma all’ospedale della città  iblea. Sono certo che si sia trattato di un semplice disguido e che possa essere superato”.
“Avevo incontrato Giuffrè — aggiunge — proprio all’ingresso dell’edificio e avevo avuto modo di ringraziarlo del suo affetto e della sua generosità  nei confronti della terra natia e sono profondamente dispiaciuto. A nome mio e della commissione Sanità  all’Ars voglio chiedere al nostro fortunato conterraneo di scusare l’incidente assolutamente estraneo al garbo e all’ospitalità  della bella terra iblea. I particolari dell’incidente verranno certamente chiariti nelle sedi opportune”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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GINO STRADA: “SANITA’ DEVE ESSERE GRATUITA E PER TUTTI, SERVONO OSPEDALI NON AZIENDE”

Luglio 29th, 2015 Riccardo Fucile

“COSTA TROPPO? TAGLIAMO I PROFITTI, DIECI   MILIONI DI ITALIANI NON POSSONO PERMETTERSI UN’ASSISTENZA ADEGUATA”

“Dieci milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero perchè non possono permetterselo”.
Parte da questo dato l’analisi che Gino Strada ha affidato ad un post pubblicato sul suo profilo Facebook nei giorni in cui impazza il dibattito sull’opportunità  dei maxi tagli alla sanità  annunciati per dare respiro ai conti dello Stato: “Quanto deve costare la ‪sanità â€¬?” si chiede il fondatore di Emergency: “A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. Idealmente, non un euro in più, nè un euro in meno”.
Poi continua: “La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. Troppi? Pochi? Chissà . La spesa sanitaria è però il costo per lo Stato, o meglio per la collettività , del ‘sistema sanitario’, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa ‘medicina difensiva’ a dilapidare danaro pubblico“.
A pesare sulla spesa sanitaria, sottolinea Strada, è proprio il profitto: “C’è però una cosa nella sanità  che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private ‘convenzionate’, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più ospedali. Il profitto stimato nel settore della sanità  si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a tagliare da lì?”
Con i soldi risparmiati — conclude Strada — dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera sanità  pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità … e molto meno costoso”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TAGLI SANITA’: MENO RICOVERI E FISIOTERAPIE, TAC ED ESAMI A PAGAMENTO

Luglio 29th, 2015 Riccardo Fucile

E ALLA FINE SI COLPIRANNO I MALATI E NON GLI SPRECHI

Rivoluzione nella sanità , cambia tutto per esami di laboratorio, radiografie, Tac e risonanze magnetiche.
Ma anche per terapie riabilitative e per i tradizionali ricoveri ospedalieri.
Dopo il patto per la salute, recepito dal decreto enti locali, arriveranno entro un mese i protocolli del ministro Lorenzin.
La sintesi è che dovremo pagare di tasca nostre molte prestazioni fino ad oggi gratuite. Vediamo quando e perchè.
A QUALI ESAMI O RADIOGRAFIE AVREMO DIRITTO GRATUITAMENTE?
«Dottore, lei sa quel mio scompenso cardiaco, è vero che abbiamo fatto l’ecocardiografia a febbraio, sono passati sei mesi, ma io non mi sento molto bene. Che dice? Non è il caso di ripeterla?».
La richiesta del paziente è quanto di più naturale: un po’ di ansia, la necessità  di essere semplicemente rassicurati, oppure la percezione reale di un sintomo.
Sta al medico decidere, ovvero stava al medico. Da quando entreranno in vigore, tra circa un mese, i nuovi protocolli- Lorenzin che mantengono a carico dello Stato solo analisi di laboratorio e radiografie ritenute «appropriate » cioè utili, il medico dovrà  attenersi a precise disposizioni patologia per patologia, accertamento per accertamento.
E se prima, ad esempio, avrebbe potuto prescrivere, 3-4 o anche più ecocardiografie all’anno, in futuro potrebbe doversi limitare ad una-due.
Lo stesso potrebbe valere per le analisi per colesterolo e trigliceridi: se si ripeteranno prima di cinque anni dovranno essere pagate di tasca propria.
Spesso l’ansia, più o meno giustificata, dei pazienti si somma con i timori del medico e allora la spesa lievita: è il caso classico del mal di schiena che fa scattare in molti casi la risonanza magnetica.
Le regole della professione di Ippocrate dicono che in «scienza e coscienza » il medico debba individuare i «segni di allarme», poi aspettare qualche settimana e, se il paziente peggiora, procedere all’accertamento.
Anche in questo caso, il ministero dovrà  stabilire tempi standard tra la presenza del sintomo e l’accertamento, introdurre criteri di età  e soprattutto individuare la patologia sospetta che dà  diritto all’analisi gratuita: se si indaga per una semplice ernia si pagherà , mentre con tutta probabilità  resteranno a carico del sistema sanitario nazionale i sospetti oncologici oppure le complicanze post-chirurgiche.
CHE COSA CAMBIA PER I MEDICI DI FAMIGLIA? E CHE RISCHI CORRERANNO?
Comunque sarà  bene abituarsi all’idea che in futuro riceveremo più di “no” dal nostro medico di base.
Difficile tentare di fare pressione sul medico: se non rispetterà  i protocolli, per compiacere il paziente o perchè vuole mettersi al riparo da grane giudiziarie, rischierà  un taglio della propria remunerazione.
Chi ha una mutua privata o un’assicurazione potrà  sempre cavarsela, gli altri no. Rimarranno a coltivare il tarlo poco sopportabile dell’ansia e della preoccupazione. Ma c’è anche il caso che il sintomo sia vero e venga sottovalutato: allora la questione diventa assai delicata.
Mani legate per i medici?
I protocolli non sono ancora noti ma è il concetto di «standard» che fa già  discutere. Contrastare la prescrizione facile è piuttosto complicato: «Due pazienti che hanno la stessa patologia non sono uguali, possono esser affetti da altre malattie concomitanti: insomma solo il medico può decidere ciò che è meglio per il paziente», spiega Costantino Troise segretario dell’Anaao (medici ospedalieri).
«È importante che i criteri di appropriatezza seguano le evidenze scientifiche e non siano applicati in maniera burocratica altrimenti rischiano i pazienti, i medici e l’intero sistema sanitario», osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.
CHE LIMITI CI SARANNO ALLE TERAPIE RIABILITATIVE?
L’altra partita sulla quale dovremo abituarci a grandi cambiamenti, è la riabilitazione: di solito si pensa alla fisioterapia, ma è necessaria anche per patologie oncologiche e dell’apparato respiratorio.
La prescrive il medico ospedaliero dopo un intervento o un ricovero: fino ad oggi non ci sono limiti, con i nuovi protocolli di appropriatezza, le sedute saranno circoscritte a seconda della reale e presunta necessità  del paziente.
Ad esempio, la protesi d’anca, patologia piuttosto diffusa, che oggi può richiedere anche un mese e mezzo di terapie riabilitative potrebbe essere ridotta a seconda di età , gravità  e altri parametri.
SARANNO RIDOTTE ANCHE LE DEGENZE OSPEDALIERE TRADIZIONALI?
Aspettiamoci pure, sperando fortemente di non incapparci, meno ricoveri ospedalieri classici e maggiori degenze a casa propria.
Ci sono già  108 patologie che possono essere curate a casa con l’ausilio del Day-Hospital (vene varicose, sincope, disturbi dell’apparato digerente ecc.): il pronto soccorso ti prescrive la cura e ti rispedisce a casa applicando, dove funziona, una forma di assistenza a domicilio e, con una via vai di ambulanze per la città , medicazioni e cure giornaliere.
Ma se oggi ci sono dei margini di tolleranza percentuali fino al 40 per cento: da domani potrebbero non esserci più.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)

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TAGLI ALLA SANITA’, MA NESSUNO DICE CHE GIA’ SPENDIAMO MOLTO MENO DI FRANCIA E GERMANIA

Luglio 28th, 2015 Riccardo Fucile

DAL 2010 ABBIAMO NUMERI DA DOPO-TROIKA, LE BALLE DI RENZI PER FAVORIRE I PRIVATI

Il commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, deputato del Pd e consigliere economico di Matteo Renzi, ieri non ha passato una bella giornata.
Domenica, su la Repubblica, era uscita una sua confusa intervista: sembrava che il nostro si preparasse a fare 10 miliardi di tagli al Servizio sanitario nazionale (Ssn).
Il premier non l’ha presa bene: il governo aveva appena presentato in Parlamento un pacchetto di emendamenti al decreto Enti Locali che taglia già  la sanità  di 2,3 miliardi e non era il caso di mettere subito in allarme le Regioni.
Come ha certificato l’Ocse, la spesa sanitaria è stata tagliata eccome: le nostre performance a livello di austerità  sono inferiori solo a quelle di Grecia, Portogallo e Irlanda.
C’è un equivoco: non c’è alcuna spending review
Giornali e tv si affannano a dire che il governo ora metterà  fine agli sprechi nella sanità  (girano stime da decine di miliardi): risparmierà  senza intaccare i servizi.
Il debutto non lascia ben sperare: i 2,3 miliardi di euro tagliati dal 2015 in poi da questo esecutivo sono i soliti tagli lineari sul modello marchese del Grillo (“io non li caccio, tu non li pigli”).
Quei soldi alle Regioni non arriveranno comunque, che i “risparmi” previsti dal governo si realizzino o meno.
Questi 2,3 miliardi non sono affatto un anticipo della spending review di Gutgeld, ma tagli già  inseriti nel bilancio 2015 dalla Legge di Stabilità  dello scorso anno per coprire gli 80 euro: in sostanza, il governo aveva detto alle Regioni che dovevano tagliare 4 miliardi, vedessero loro come.
La sanità  è il 75% dei budget regionali: alla fine i governatori si sono accordati con l’esecutivo per tagliare dal Ssn questi 2,3 miliardi, l’accordo è datato 2 luglio.
Lo stesso governo aveva però firmato un “Patto per la salute” con le Regioni in cui si diceva che tutti i risparmi nella sanità  restavano nella sanità : invece servono anche a ridurre il deficit o, se va bene, abolire l’Imu.
Tutti i numeri: in Italia     la Troika è già  qui
I numeri dicono che la Troika in Italia c’è già , solo che ha preso le forme, all’ingrosso democratiche, dei vari governi succedutisi dal 2010 a oggi.
Il settore sanitario lo dimostra.
Partiamo dalla spesa pubblica: nel 2010 il Servizio sanitario nazionale veniva finanziato con 112,6 miliardi di euro (circa il 7,1% del Pil dell’epoca), con 110 miliardi nel 2012 e circa 111 nel 2014 (6,9% del Pil).
Per capire le dimensioni dell’impoverimento del Ssn si deve tenere conto di due cose. Esiste — ha scritto la Camera alla fine di una indagine conoscitiva — un “aumento considerato inevitabile in tutti i sistemi sanitari, intorno al 2% annuo, dovuto al combinato disposto di nuove tecnologie e invecchiamento progressivo”.
Secondo: va tenuto conto anche dell’aumento generale dei prezzi.
I numeri veri sono questi: nel 2016 i tagli sommati dei vari governi ammonteranno a 30 miliardi in sei anni, gli investimenti a zero euro.
La spesa sanitaria dal 2010 a oggi è calata in ogni comparto, personale compreso, con l’unica eccezione dei farmaci ospedalieri.
I confronti internazionali dimostrano l’assunto: magari spendiamo male, ma di sicuro non troppo.
L’Ocse la scorsa settimana lo ha dimostrato : nel 2013 la spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) era l’8,8% del Pil, quella tedesca l’11, quella francese il 10,9%, quella greca e portoghese il 9% (nel frattempo abbiamo tagliato ancora).
Se volessimo spendere, in percentuale, quanto la Germania, il fondo del Ssn dovrebbe costare 30 miliardi di più.
La nostra spesa sanitaria pro-capite (3.077 dollari contro i 3.453 della media Ocse ) tra il 2009 e il 2013 è calata in media dell’1,6% l’anno, come quella spagnola.
Peggio di noi solo Portogallo (-3,3%), Irlanda (-4) e Grecia (-7,2%).
È la compagnia degli Stati sotto tutela della Troika, ma il ministro Lorenzin sostiene che ci sono 10 miliardi di risparmi possibili in tre anni (nel 2014 diceva che i tagli erano finiti).
La sanità  pubblica verso la morte: avanti i privati.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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TAGLI ALLA SANITA’? “MISURE A RISCHIO INEFFICACIA”

Luglio 28th, 2015 Riccardo Fucile

I TECNICI DEL SERVIZIO BILANCIO DEL SENATO DUBBIOSI SUI RISPARMI PER 2,3 MILIARDI L’ANNO

Spese “sovrastimate“, misure di spending review “inefficaci“, dubbi sulla sostenibilità  delle correzioni previste dal governo.
I tagli alla sanità  dettagliati nel decreto Enti locali sulla base dell’accordo firmato il 2 luglio in conferenza Stato-Regioni spaventano i cittadini.
Ma secondo i tecnici del Senato il rischio principale è che l’auspicato contenimento della spesa di oltre 2,3 miliardi l’anno dal 2015 al 2017 si riveli l’ennesimo flop.
E non contribuisca affatto alla manovra di revisione della spesa del commissario Yoram Gutgeld, indispensabile per permettere la riduzione delle tasse promessa dal premier Matteo Renzi.
Questo al netto del fatto che l’intesa con le regioni prevedeva che i risparmi venissero reinvestiti nel servizio sanitario.
I presupposti per l’insuccesso, secondo il servizio bilancio di Palazzo Madama, ci sono tutti.
Nella “nota di lettura” sugli emendamenti governativi, i tecnici incaricati di verificare gli effetti finanziari di ogni norma di legge evidenziano infatti che gli interventi per ridurre le uscite per beni e servizi e le prestazioni “inappropriate” fanno acqua.
Molti capitoli di spesa, poi, non possono essere tagliati ulteriormente perchè già  ridotti all’osso, come ha fatto presente anche il ministro Beatrice Lorenzin: il Fondo sanitario nazionale è sceso dagli oltre 112 miliardi del 2009 a 110.
Quanto all’ipotesi di far pagare a grossisti e farmacisti una parte dell’eventuale spesa in eccesso sostenuta dalle regioni, a bocciarla ci ha pensato la settimana scorsa il Tar del Lazio. Fatte le somme, balla circa 1 miliardo.
Rinegoziare i contratti? Non c’è tempo. E le aziende potrebbero mettersi di traverso
Il caveat più pesante del servizio bilancio riguarda proprio la voce da cui dovrebbe derivare la sforbiciata più corposa: la razionalizzazione della spesa per beni e servizi. L’emendamento del governo stabilisce che i contratti di fornitura siano rinegoziati con l’obiettivo di abbattere i costi del 5% su base annua.
Vale a dire, come dettagliato nella relazione tecnica, 788 milioni nel 2015 e 805 milioni l’anno dal 2016. “Al riguardo, si rappresenta la difficoltà  di conseguire un risparmio pieno nell’anno in corso”, avvertono i tecnici. Il problema è che quei 788 milioni dovrebbero essere assicurati nel periodo tra l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto e la fine dell’anno: solo pochi mesi, insufficienti per mettere a segno riduzioni di spesa “calcolate su base annuale”.
Non solo: “Andrebbe valutata la possibilità  dell’insorgere di contenziosi e l’adozione di comportamenti da parte degli operatori privati volti a ridimensionare l’impatto della norma fornendo prodotti di minore qualità  ovvero sfruttando, in taluni ambiti, una situazione di sostanziale monopolio“.
Per i tagli sui dispositivi medici non c’è più margine di manovra
Osservazioni molto simili per quanto riguarda i contratti di fornitura di dispositivi medici, dalla cui rinegoziazione il governo si attende risparmi per 205 milioni quest’anno e 544 a partire dal 2016, “corrispondenti a una riduzione della spesa tendenziale pari al 9% annuo”.
In più i tecnici sottolineano che “nell’arco di due anni si è già  registrato un calo di tale aggregato di spesa da 7 a 5,7 miliardi di euro circa”, per cui “la possibilità  di realizzare la correzione prospettata appare condizionata”.
I recuperi a carico delle aziende bocciati dal Tar
Sotto il lentino finisce anche il meccanismo del cosiddetto pay back, cioè l’obbligo per le aziende produttrici di dispositivi medici di contribuire al ripiano dell’eventuale sfondamento del tetto del 4,4% del totale del Fondo sanitario regionale.
In pratica, i fornitori delle aziende sanitarie basate in regioni che spendono troppo dovrebbero rifondere il 40% dello sforamento nel 2015, il 45% nel 2016 e il 50% dal 2017.
La relazione tecnica parla di 345 milioni di euro quest’anno e 248 dal prossimo.
Il servizio bilancio si limita a notare che “andrebbe valutata la sostenibilità  del complesso della correzione operata nel settore per le imprese interessate”.
Ma la questione è già  finita nel mirino del Tar del Lazio, che ha dato ragione all’Associazione distributori farmaceutici annullando un provvedimento con cui l’agenzia del farmaco (Aifa) prevedeva che a pagare non fossero solo le aziende farmaceutiche ma, appunto, tutta la filiera. E ora è atteso un ulteiore pronunciamento sul ricordo presentato da Federfarma.
Risparmi su ricoveri e personale ospedaliero poco dettagliati
“Perplessità ” vengono poi sollevate sulla “conseguibilità  dei risparmi nella misura indicata per l’anno in corso” con la prevista riduzione delle prestazioni inappropriate, che passerà  anche attraverso tagli della parte variabile dello stipendio ai medici che le prescivono.
Si tratta “solo” di 22 milioni, ma è tutta da dimostrare “l’efficacia dei meccanismi sanzionatori previsti”, si legge. In più, “andrebbe chiarita l’origine del dato relativo alla riduzione dei costi variabili connessi alla minore erogazione delle prestazioni di assistenza specialistica, stimato pari a circa il 30%”.
Troppo poco dettagliate, infine, le modalità  con cui il governo intende tagliare i costi connessi ai posti letto in ospedale e al personale ospedaliero: “Andrebbero forniti elementi a supporto dei risparmi indicati dalla relazione tecnica in rapporto all’aumento del tasso di occupazione dei posti letto, alla riduzione della durata della degenza media e del tasso di ospedalizzazione nonchè alla revisione della programmazione degli investimenti”.
In più, “anche in relazione a tali risparmi si solleva la questione inerente i tempi disponibili per l’attuazione degli interventi nel 2015″.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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SIETE MALATI? CAZZI VOSTRI. I PAZIENTI DOVRANNO PAGARE LE VISITE “DI TROPPO”

Luglio 27th, 2015 Riccardo Fucile

DECIDERA’ RENZI SE AVETE BISOGNO DI CURE O MENO, TAGLI PER 10 MILIARDI ALLA SANITA’ SPACCIATI PER “RIORGANIZZAZIONE”… REGIONI IN RIVOLTA: “GLI ITALIANI DOVRANNO PAGARSI LE PRESTAZIONI SANITARIE”

Per quattro volte è mancato il numero legale. Così, come da regolamento, il Senato ha dovuto rimandare a domani l’esame del decreto sugli Enti locali.
Quello, per intenderci, che contiene il primo pacchetto di significativi tagli in materia di sanità  pubblica.
Uno scivolone clamoroso della maggioranza di governo, che ha fatto parlare di “clamorosa dabbenaggine” ad autorevoli esponenti del Partito democratico.
Una situazione facilmente evitabile, ma sottovalutata dagli strateghi d’aula del Nazareno. Oggi si trattava di ascoltare l’esposizione delle due relatrici (Magda Zanoni e Federica Chiavaroli) e procedere ad un unico voto sulle pregiudiziali di costituzionalità .
Una seduta soft, che ha fatto preferire a tanti un più comodo arrivo nella Capitale in serata, se non addirittura domani mattina.
Non tenendo da conto la guerriglia parlamentare del Movimento 5 stelle, che per quattro volte in apertura di seduta ha chiesto la verifica del numero legale.
E per quattro volte l’accertamento ha avuto esito negativo.
L’ultima si è arrivati a un soffio dal via libera: 142 presenti, con una maggioranza necessaria fissata a 144.
“C’è gente che ama molto di più le vacanze il lunedì pomeriggio che il decreto sugli enti locali”, è sbottato un irritatissimo sottosegretario Luciano Pizzetti, abbandonando Palazzo Madama, annunciando per domani la richiesta di fiducia da parte del governo.
La prima trance di 2,3 miliardi di risparmi e conseguenti tagli è stata così rimandata a domani.
Una prima infornata di quella piccola rivoluzione annunciata dal commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld, fedelissimo di Matteo Renzi, che si sta mettendo a punto in vista della legge di stabilità  del prossimo autunno.
Una “riorganizzazione” che, giurano gli uomini del governo, è volta a rendere più efficiente la macchina e, anzi, ad accompagnare verso un completo risanamento quei sistemi sanitari oggi più in crisi.
Così, in attesa di una riorganizzazione del sistema ospedaliero e di riduzioni delle stazioni appaltanti, la prima trance si muove su binari più tradizionali.
Tutti contenuti in un emendamento del governo presentato e approvato alla fine della scorsa settimana. Che, tra le altre cose, prevede una riduzione del 5% su tutti i contratti in essere con i fornitori del sistema sanitario nazionale.
E soprattutto la riduzione di 2,3 miliardi del finanziamento al Servizio sanitario nazionale.
Ma i primi semi della rivoluzione promessa da Gutgeld si iniziano a intravedere.
E consistono nello stabilire “un’appropriatezza” delle prescrizioni delle visite specialistiche.
Funziona così: secondo il governo, molti medici prescrivono un numero di accertamenti coperti da Ssn di molto eccedenti alle reali necessità  dell’assistito.
La legge prevederà  – tramite un successivo decreto ministeriale – i “confini di conformità  delle prescrizioni”.
Il medico dovrà  dunque specificare nella prescrizione, le condizioni di erogabilità  della prestazione o le indicazioni di appropriatezza prescrittiva previste dal decreto ministeriale.
Se queste non verranno rispettate, saranno “a totale carico dell’assistito”.
In sostanza: ti prescrivono un accertamento che non previsto da tabella ministeriale per la tua patologia (accertata o da accertare)?
Te lo paghi da solo.
Le Regioni sono già  in rivolta. “Oltre alle tasse, gli italiani dovranno pagare le prestazioni sanitarie privatamente”, tuona il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità  Luca Coletto.
Al di là  delle cifre (Colletto parla di “10 miliardi di tagli”, una cifra che il governo continua a ribadire come complessiva, alla quale il comparto sanità  contribuirà  solo in parte), il coordinatore è chiaro: “Non siamo più in grado di poter sopportare tagli orizzontali. Ormai si taglia solo sulla sanità  è un refrain monocorde e monotono. Nella sanità  si è tagliato in passato si continua a tagliare”.
Affermazione, da qualunque lato la si voglia prendere, difficilmente confutabile.

(da “Huffingtonpost“)

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