GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: “DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO”
INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO… NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D’UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA
Mentre a Bruxelles va in scena un Consiglio europeo ad alta tensione (tanto da durare due
giorni anziché uno), Giorgia Meloni, già in Belgio per il vertice degli “Amici della Coesione”, incassa una doccia gelata.
La prima arriva da Friedrich Merz, l’unico vero alleato della Ducetta tra i leader Ue. Lo spilungone tedesco, che deve fronteggiare una difficile crisi politica interna, sul bilancio comunitario 2028-2034 ha voltato le spalle alla sora Giorgia, e si è accodato al fronte dei Paesi frugali: Olanda, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia.
Altro che portafoglio europeo gonfio, come sogna Giorgia. Il cancelliere tedesco ha messo le mani avanti: “Dobbiamo ridurre in modo significativo il bilancio comune rispetto alle proposte della Commissione. Nessuno Stato membro dell’Unione europea può permettersi di versare contributi all’Unione europea di tale entità”.
Ma le grane per la premier non finiscono qui.
Anche sul superamento del diritto di veto, principale jattura del Continente, e ostacolo principale a un’Unione più rapida ed efficace nelle decisioni, Meloni si ritrova ormai praticamente sola, dopo la batosta elettorale rimediata ad aprile dal suo ex vecchio amico Viktor Orban.
La Ducetta, nonostante l’isolamento, rintigna e non vuole mollare l’arma dell’unanimità: “Non sono d’accordo sul superamento dell’unanimità in Europa.
Credo che l’Europa debba essere inclusiva e non impositiva, credo che esistano degli strumenti migliori che possono creare un equilibrio tra l’efficacia e l’efficienza e l’inclusività rispetto a quello che si propone col superamento del voto all’unanimità”. Insomma, mentre l’Europa cerca di accelerare, Giorgia tiene il piede sul freno, perché teme di veder crollare il suo potere di “ricatto”.
Se i riflettori sono puntati sul vertice di Bruxelles, nel frattempo a Vienna si sono riunite le teste d’uovo del Vecchio Continente per interrogarsi sui terremoti politici che potrebbero scuotere il mondo nei prossimi mesi.
Delle elezioni italiane, ancora senza una data, neppure una parola. A togliere il sonno ai potentoni europei sono soprattutto tre appuntamenti elettorali: Israele, Stati Uniti e Francia.
Il primo incubo risponde al nome di Donald Trump. Se i repubblicani perdessero il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato, il tycoon rischierebbe di trasformarsi in un’anatra zoppa, condannata a starnazzare per gli ultimi due anni alla Casa Bianca. Ma c’è uno scenario ancora più inquietante: che il presidente americano si rifiuti di riconoscere il risultato delle urne, spalancando le porte a una crisi istituzionale dagli sviluppi imprevedibili (l’antipasto ci fu il 6 gennaio 2021, con l’assalto dei “vichinghi” trumpiani a CApitol Hill).
L’altro grande spauracchio arriva da Parigi. La Francia non è un Paese qualunque: è l’unica potenza nucleare dell’Unione europea e l’unico Stato membro con un seggio permanente e diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Un’eventuale conquista dell’Eliseo da parte dell’ultradestra di Marine Le Pen avrebbe l’effetto di una bomba atomica su Bruxelles.
Una prospettiva che fa tremare le cancellerie europee, alle prese anche con l’avanzata dell’estrema destra di AfD in Germania.
Tra l’America imprevedibile di Trump, l’incognita francese e i sovranismi che avanzano, l’Europa rischia di ritrovarsi stretta in una morsa. E proprio mentre avrebbe bisogno di decidere in fretta, Meloni s’aggrappa al diritto di veto, che blocca da sempre ogni decisione in Europa…
(da Dagoreport)
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