“SI RIMBOCCHI LE MANICHE E VADA A LAVORARE”: BELPIETRO INSULTA UNA GENERAZIONE DI DOCENTI PRECARI E VIENE MASSACRATO SUI SOCIAL. “LA VERA VERGOGNA E’ ARRIVARE A 68 ANNI E NON AVER ANCORA IMPARATO IL RISPETTO PER CHI LAVORA”
UN ATTACCO A UN’INTERA GENERAZIONE CHE LAVORA E CHE HA SOLO LA COLPA DI VEDERSI NEGATO UN LAVORO STABILE… QUANTI VOTI HA FATTO PERDERE AL CENTRODESTRA BELPIETRO?
“A 34 anni si deve rimboccare le maniche e andare a lavorare”. Quando essere precari della scuola è una macchia di cui vergognarsi. Il giornalista Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano La Verità, con una sola frase è riuscito ad offendere un’intera categoria di lavoratori. Parole così gravi non si sentivano dal 2017, quando a schernire i giovani era il ministro del Lavoro Poletti, che riferendosi ai ‘cervelli in fuga’ si augurava che restassero all’estero, “perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.
Precedenti simili possono essere rintracciati anche durante i governi precedenti. Come dimenticare l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa, che nel 2007 coniò il celebre “bamboccioni” per criticare i giovani disoccupati che restano a casa con i genitori; o i “choosy”, termine con cui l’allora ministra del Lavoro Elsa Fornero nel 2012 invitava i ragazzi a non essere troppo “schizzinosi” nell’accettare le prime offerte di lavoro.
Cambiano le epoche ma la sensibilità di chi sta al potere resta la stessa: uomini anziani che dall’alto delle loro scrivanie d’ebano sotto soffitti affrescati elargiscono giudizi e affibbiano etichette ingiuriose alle generazioni più giovani. Senza mai assumersi le proprie responsabilità.
E così Belpietro non voleva essere da meno, e senza dubbio il suo intervento di giovedì 8 ottobre al programma ‘Dritto e Rovescio’ entrerà nell’olimpo delle occasioni sprecate per stare zitti.
Un po’ di contesto. Un ragazzo prende la parola in studio e dice di essere un giovane insegnante precario di 34 anni. Belpietro lo interrompe e lo incalza: “Quanti anni ha? Ha studiato, come tutti. E quindi? A 34 anni uno si deve rimboccare le maniche e andare a lavorare, grazie”. Il giornalista non poteva trovare un modo più diretto per scaricare la colpa del precariato su chi il precariato lo subisce e non ha altra scelta.
Non è chiaro perché Belpietro abbia deciso di umiliare pubblicamente quel ragazzo. Delle due l’una: o non ha capito che il giovane che stava insultando è già un lavoratore (per cui non aveva senso l’invito a trovare un’occupazione) oppure era consapevole che il suo interlocutore fosse un precario della scuola (e quindi il sottotesto consequenziale è che l’insegnante precario non è un vero mestiere meritevole di rispetto).
Ma in ogni caso il giornalista si è accanito su una categoria svilita e sottopagata, già abbondantemente mortificata dalle politiche sulla scuola. È l’Ocse a dire che quello percepito dai docenti italiani continua a essere uno degli stipendi più bassi in Europa per la categoria.
Se consideriamo le principali economie, osserviamo per esempio che in Italia il guadagno medio annuo per un insegnante è di 32.100 euro, contro gli oltre 50mila euro di Regno Unito e Germania, e i 41.968 euro della Francia.
Il movimento ‘Docenti precari esclusi’ ha invocato il diritto di replica, e ha chiesto a Belpietro un confronto televisivo, per denunciare le condizioni dei prof, che spesso restano precari per anni, incagliati tra percorsi obbligati, contorti ed economicamente insostenibili. Speriamo di essere smentiti, ma la sensazione è che questo faccia a faccia tarderà ad arrivare. Fino ad ora Belpietro non si è scusato per il disprezzo mostrato e non ha manifestato l’intenzione di correggere il tiro.
Ma come è possibile che si possa impunemente chiedere di “rimboccarsi le maniche” a chi anno dopo anno, concorso dopo concorso, dopo tante spese e sacrifici, vede allontanarsi sempre di più il miraggio di un posto fisso?
Luigi Sofia, portavoce del movimento ‘Docenti precari esclusi’ ha chiesto al ministro dell’Istruzione Valditara di intervenire e prendere le distanze dalle parole di Belpietro. Il post su Facebook in cui ha denunciato l’episodio, nel momento in cui scriviamo, ha oltre 50mila like. “Lo ripeto, la vera vergogna non è essere precari a 34 anni. La vera vergogna è arrivare a 68 anni e non aver ancora imparato il rispetto per chi lavora”, scrive Sofia.
“Quell’intervento in tv è stato un attacco feroce nei confronti di un’intera categoria, circa 250mila persone che il giorno sono andate comunque a lavorare, senza avere l’opportunità di replicare al giornalista. Sembra che Belpietro non abbia nemmeno ascoltato quel ragazzo e non si sia nemmeno posto il problema di chi avesse davanti. Per questo gli chiediamo un confronto, per capire se il problema è che facciamo un lavoro di mer**, oppure se pensa che noi siamo delle mer** perché non riusciamo ad avere un lavoro stabile”, dice Sofia a Fanpage.it. “Vorrei chiedergli un consiglio, se lui è uno che si è “rimboccato le maniche”, ci spieghi come si fa”.
“C’è una generazione di uomini con i capelli bianchi che spesso si credono migliori di altri, soprattutto se si rivolgono a persone svantaggiate o più giovani, che non ritengono meritevoli di rispetto”.
Cosa chiedono i precari della scuola, offesi durante la puntata di ‘Dritto e Rovescio’
In un documento inviato alla redazione di “Dritto e Rovescio”, i ‘Docenti precari esclusi’ manifestano la loro indignazione e chiedono la possibilità di esercitare formalmente il diritto di replica, in considerazione delle faticose condizioni lavorative in cui sono costretti a operare tanti giovani nella scuola, dove un insegnante su quattro è precario.
Nella lettera si ricorda innanzi tutto il “flagello del caro-affitti”, che si soffre soprattutto nelle Regioni del Nord, quelle in cui si concentrano maggiormente i fuorisede. E si invoca il “diritto alla dignità”, sancito dall’articolo 36 della Costituzione, secondo cui la retribuzione deve garantire un’esistenza libera e dignitosa: “Negare o ridicolizzare le difficoltà di chi, con lo stipendio da insegnante, non può permettersi i costi insostenibili di una locazione significa calpestare questo principio costituzionale”, scrivono i docenti.
Il docente intervenuto in trasmissione per denunciare la sua condizione era naturalmente pronto a ricevere critiche, come chiunque scelga di esporsi in un dibattito pubblico. Eppure il confronto deve rimanere “sul piano delle idee e dei fatti, nel rispetto dei principi di pertinenza e continenza. Quando invece il confronto si traduce nella svalutazione della persona e della sua dignità professionale, violando i principi di cui agli artt. 2 e 3 della Costituzione, non si tratta più di legittima critica”, si legge ancora nella lettera.
E quel che è peggio è che questo atteggiamento violento rischia di scoraggiare altri lavoratori “dal portare la propria testimonianza nel dibattito pubblico, a detrimento del pluralismo che il servizio televisivo dovrebbe garantire”.
(da Fanpage)
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