I SENATORI DI “SCELTA CINICA” VANNO NEL PD: MA CHI LI HA VOTATI SONO D’ACCORDO?
PASSANO IN SEI, SOLO MONTI NON TRASLOCA
Debora Serracchiani «non esclude» che la maggioranza di governo possa allargarsi, imbarcare dei
“responsabili”.
In attesa del loro arrivo, il gruppo del Pd al Senato sarà “rimpolpato” dall’arrivo, forse già oggi, dei 6 senatori di Scelta civica che domenica celebra il suo congresso.
I montiani, elogiati ieri da da Renzi e invitati ad «un approdo comune», valutano se stringere un patto federativo, sul tipo di quello usato siglato dai democratici e dai radicali nel 2008, o confluire direttamente nelle fila del Pd.
La discussione è aperta anche alla Camera, da dove arriva però lo stop di Enrico Zanetti. «Renzi ci spieghi — dice il deputato — di quali approdi comuni parla. Trovarsi dentro ad un Pd guidato in questo modo deve essere difficile, entrarci su chiamata, demenziale».
Mario Monti, rimasto solo, dovrebbe aderire al gruppo delle Autonomie.
Si delinea così la strategia renziana per rafforzare la maggioranza al Senato.
E sullo sfondo fanno la comparsa i “responsabili”.
La Serracchiani insiste sul concetto che la «consapevolezza che tanti parlamentari hanno acquisito il giorno dell’elezione di Mattarella li renda consapevoli della responsabilità che hanno da qui a 2018».
Si affacciano vecchi spettri. Ma la vicesegretaria del Pd precisa: «Chi appoggerà il governo provenendo da fuori della maggioranza non è uno Scilipoti qualsiasi, sono persone responsabili verso l’Italia».
L’uscita suscita però la reazione di Maurizio Lupi. «Di responsabili il governo Berlusconi è morto.Spero che quella lezione serva» dice il ministro dell’Ncd
Lupi si fa forte del sereno tornato fra Pd e Ncd.
Mercoledì, infatti, c’è stato un incontro fra Alfano e Renzi. E secondo Alfano il colloquio «è stato molto positivo». Ma la fronda interna anti-Alfano non si placa: «Visto che Renzi ci fa la pipì in testa da due giorni, i nostri ministri dovrebbero dimettersi», dice Carlo Giovanardi
Intanto la minoranza del Pd torna all’attacco su Job act e riforme.
Vannino Chiti chiede di cambiare l’Italicum «con o senza Forza Italia». Ma la Serracchiani è perentoria: «I numeri di Fi, necessari nel passato, non credo lo saranno più. Alla Camera l’Italicum passerà nel testo del Senato. Anche sulle riforme abbiamo i numeri».
(da “La Repubblica”)
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