L’ITALIA VA IN TILT CON I TIR. LO SCIOPERO DEI CAMIONISTI E AGRICOLTORI CONTRO IL CARO CARBURANTE, CHE RISCHIA DI PARALIZZARE L’ITALIA, RICORDA MOLTO LE PROTESTE DEI “GILET GIALLI” FRANCESI: NON HANNO UNA SIGLA, UN LEADER O QUALCUNO CON CUI TRATTARE
LA MOBILITAZIONE SI DIFFONDE SOPRATTUTTO SUI SOCIAL E PREOCCUPA POLIZIA E INTELLIGENCE, CHE TEMONO POSSIBILI STRUMENTALIZZAZIONI … LA RABBIA POPOLARE, CHE PER ANNI UNA PARTE DELLA DESTRA HA CAVALCATO, ORA SI RIVOLGE CONTRO IL GOVERNO
Non hanno una sigla, quasi mai un leader, spesso nemmeno qualcuno con cui trattare.
Hanno un camion, un’azienda familiare, qualche dipendente, conti che non tornano più. Sono i padroncini dell’autotrasporto, i piccoli imprenditori, gli agricoltori, i comitati locali che da Termoli in giù hanno cominciato a bloccare le strade.
I “nuovi gilet gialli” italiani. Una protesta nata contro il caro-carburante che ora rischia di fermare molto più dei camion. Non è una mobilitazione dei sindacati. Lo ha sottolineato la Prefettura di Foggia: dietro i presidi non ci sono le organizzazioni tradizionali di categoria.
Dieci associazioni dell’autotrasporto hanno anzi chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di tutelare chi vuole continuare a lavorare. È il primo paradosso: chi protesta perché non riesce più a lavorare finisce per impedire ad altri di farlo.
Il tutto mentre gli scaffali dei supermercati cominciano a svuotarsi e le società di trasporto cominciano ad avvisare che anche i piccoli pacchi no, non verranno consegnati. Ma questa piazza ha anche un’altra caratteristica: non rimane sulla strada. Vive nei telefoni, nei video dei camion fermi, nelle immagini dei distributori a secco, negli appelli a raggiungere i presidi.
E chiunque può proclamarsi portavoce della rivolta senza che nessuno lo abbia scelto. Con i nuovi gilet gialli è sceso in piazza anche Franco Moscone, arcivescovo del Gargano.
Che poi ha attaccato i telegiornali nazionali, accusandoli di un «silenzio da regime». Come a dire che la contestazione non riguarda più soltanto il prezzo del gasolio, ma anche chi avrebbe il potere di raccontare, o nascondere, quello che accade.
È qui che si concentrano le preoccupazioni di polizia e intelligence. Non ci sono elementi per affermare che esista una regia nascosta. Ma una mobilitazione senza guida è più esposta a chi prova a orientarla, amplificando i contenuti più aggressivi e trasformando ogni intervento dello Stato in un sopruso. «I soldi per le armi ci sono, quelli per la benzina no»: lo slogan tiene insieme il caro-vita, l’Ucraina, la spesa militare, la sfiducia verso la politica.
E parla a un pubblico molto più largo di quello dei trasportatori. Soprattutto parla una lingua che Giorgia Meloni conosce bene. «Giorgia, dov’è il video in cui protestavi contro le accise della benzina?», domanda un camionista in un filmato che ha raccolto più di centomila views. È il cortocircuito politico di questa protesta: la rabbia che per anni una parte della destra ha rappresentato oggi si rivolge contro chi è al governo.
(da agenzie)
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