C’E’ UN TRUMP DA SFANCULARE? E LA SINISTRA AMERICANA VA COMPATTA. IL PARTITO DEMOCRATICO STA DANDO PROVA DI GRANDE UNITÀ IN VISTA DELLE MIDTERM
LEZIONE PER ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DEM STATUNITENSI VANNO PER LE STRADE A PARLARE CON GLI ELETTORI DEI LORO PROBLEMI CONCRETI, NON CIANCIANO DI POLTRONE E POSTI DA SPARTIRSI
Dopo aver parlato per anni di Donald Trump e di loro stessi, i democratici americani hanno cambiato strategia: parleranno al Paese. I deputati liberal della Camera hanno messo a punto un ambizioso programma, in caso di vittoria alle elezioni del 3 novembre, per i primi cento giorni del nuovo Congresso.
Il piano è incentrato sul mantenimento delle promesse elettorali: rendere la vita più accessibile, ridurre i costi di carburante, spesa e assistenza sanitaria e avviare indagini sul presidente Trump, la famiglia e i suoi alleati. I democratici intendono avviare il programma nelle prime cento ore del nuovo Congresso, che si riunirà il 3 gennaio 2027.
Da mesi il leader dell’attuale minoranza, Hakeem Jeffries, ha istituito cinque gruppi di lavoro, guidati da un progressista e un centrista, con l’obiettivo di elaborare il programma. Destinato a diventare presidente della Camera in caso di vittoria, Jeffries ha garantito che il partito si muoverà come un unico blocco, deciso «fin dal primo momento» a ripristinare le agevolazioni fiscali in vigore sotto l’amministrazione Biden, annullare i tagli all’assistenza sanitaria, promuovere votazioni alla Camera contro la guerra in Iran, smantellare il sistema di dazi messo in piedi da Trump e ripristinare i poteri del Congresso, rilanciando l’alleanza con i Paesi Nato.
«Quello che unisce i democratici in tutto il Paese è lottare per un’America in cui vivere sia economicamente sostenibile», dichiara Jeffries.
I democratici sembrano essersi convinti che per conquistare gli elettori bisogna parlare dei loro problemi, e non fermarsi a difendere concetti astratti. «Dobbiamo fare le cose», ha dichiarato la deputata dell’Illinois Nikki Budzinski. A influenzare il dibattito interno al partito è stata anche l’ascesa di Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, esponente dei socialisti.
Le sue politiche concrete per risolvere i problemi dei newyorkesi, dagli asili nido al costo della vita, hanno spinto la base dem in molte altre città a invocare politici come lui, che conoscano il prezzo di un chilo di pane o quanto tempo ci voglia per tornare a casa in autobus.
Qualcuno sostiene che l’arrivo di una nuova generazione di politici potrebbe creare frizioni con l’establishment del partito, ma, al momento, i democratici sembrano decisi a evitare scontri. «L’idea che possiamo disunirci è sbagliata – ha commentato il deputato della Louisiana Troy Carter -: chi scommette su questo scenario può conservare i popcorn per un’altra occasione».
(da agenzie)
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