“MAI SI ERA VISTO UN PLURIOMICIDA, APPENA CONDANNATO, SFIDARE IL CAPO DELLO STATO, CON LA POSTURA DEL CAPO-POPOLO. NON CHIEDE LA GRAZIA, PERCHÉ PENTITO: LA RIVENDICA, COME UNA RIVINCITA NEI CONFRONTI DELLA GIUSTIZIA, CON LA SPOCCHIA DI CHI, SENTENDOSI DALLA PARTE DELLA RAGIONE, SI ERIGE A GIUDICE DELLA COSCIENZA DI MATTARELLA”
DE ANGELIS SU “LA STAMPA”: “L’ENNESIMA GRANCASSA DI GIORNATA HA IL SAPORE DELLA PRESSIONE VERSO IL QUIRINALE, CHE DI QUEL SISTEMA ISTITUZIONALE VERSO CUI SI MANIFESTA INSOFFERENZA È GARANTE. E SE, SECONDO LA SUA COSCIENZA, MATTARELLA DICESSE NO, COME ACCADUTO CON INNUMEREVOLI RICHIESTE DI GRAZIA? PERFETTO PER LA CAMPAGNA SUL MARTIRIO. PECCATO CHE COSÌ SI TRASCINA IL COLLE COME BERSAGLIO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE…”
Mai si era visto un pluriomicida, appena condannato, sfidare il capo dello Stato, con la postura del capo-popolo. Non chiede la grazia, perché pentito, dopo aver fatto i conti con la propria coscienza. La rivendica, come una rivincita nei confronti della giustizia, con la spocchia di chi, sentendosi dalla parte della ragione, si erige financo a giudice della coscienza di Sergio Mattarella. In questo tripudio di vannaccismo, un “mondo al contrario”.
Chi se lo litiga per candidarlo come Vannacci e Salvini, chi come il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, di Fdi, critica Mattarella per il richiamo a Nordio.
È francamente assai difficile comprendere che c’azzecca questa fascinazione da “Far west” col mito di Paolo Borsellino, la retorica della “legge e ordine” e la difesa di chi lo tutela.
È vero, sono completamente offuscati da Vannacci e dalla paura del “nemico a destra”, Un fenomeno da baraccone, diventato altrui ossessione, ha preso consistenza E così, per essere all’altezza dell’originale, siamo arrivati alle pistole, nonostante la condanna si basi su una riforma della legittima difesa varata dalla Lega al governo.
Però, forse, c’è qualcosa di più profondo E riguarda la natura di una destra che non riesce a farsi istituzione, fatta di insofferenza alle regole, dal sapore trumpiano. È la concezione di un potere che, in virtù della sua unzione democratica, si considera scevro da regole e vincoli. Lì è legittimo che a sparare sia l’Ice qui un gioielliere
L’impunità di una grazia “a prescindere” è l’impunità di una politica che ha trovato il suo beniamino esemplare e consuma, nell’arbitrio, il senso del limite. Qui il punto non è giuridico. Politicamente, però, dopo l’irritato richiamo di Mattarella l’ennesima grancassa di giornata ha il sapore della pressione verso il Quirinale, che di quel sistema istituzionale verso cui si manifesta insofferenza è simbolo e garante. E se, secondo le sue prerogative e, appunto, la sua coscienza, dicesse no, come accaduto con innumerevoli richieste di grazia? Perfetto per la campagna sul martirio. Peccato che così si trascina il Colle come bersaglio nella campagna elettorale.
Alessandro De Angelis
per “la Stampa”
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