MINISTRI DI ISRAELE E CAPI DELL’IDF INDAGATI PER TORTURA DALLA PROCURA DI ROMA PER L’ABBORDAGGIO ALLA FLOTILLA
INDIVIDUATE 14 AUTORITA’ DELLA CATENA DI COMANDO, COMPRESO IL MINISTRO DELLA DIFESA KATZ E IL CRIMINALE BEN GVIR
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono stati sottoposti a tortura da parte delle autorità israeliane che hanno abbordato le loro imbarcazioni. E tra i responsabili ci sono 14 autorità israeliane tra ministri e vertici dell’Idf. È stata la Procura di Roma a ricostruire la catena di comando dietro le intercettazioni navali messe in atto dalle autorità israeliane nei confronti delle due missioni dirette a Gaza, una avvenuta nel settembre-ottobre 2025 e l’altra ad aprile-maggio 2026.
Durante l’indagine capitolina sono state individuate le “persone fisiche facenti parte delle catene di comando militari e di polizia coinvolte nelle operazioni”. Tra loro ci sono nomi di primo piano del governo Netanyahu come i ministri della Difesa, Israel Katz, e della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir.
A Fanpage.it, l’avvocata della Global Sumud Flotilla, Tatiana Montella, spiega il possibile scenario futuro: “La formalizzazione degli indagati apre al futuro processo dei responsabili dello stato di Israele in Italia”.
La Procura di Roma: “Contro attivisti percosse, lesioni, minacce di morte”
Le indagini della Procura di Roma sono partite a seguito di esposto presentato da 50 cittadini italiani e partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla. I reati ipotizzati sono sequestro di persona; lesioni; rapina; danneggiamento seguito da naufragio; e tortura. Quest’ultimo è stato contestato per la prima volta dall’Italia nei confronti di Israele.
attraverso l’ascolto delle testimonianze i Carabinieri del ROS Reparto Antiterrorismo hanno ricostruito la sequenza degli eventi, definendo tutto quello che è successo durante e dopo l’assalto israeliano. Nel corso di due distinte missioni organizzate per portare aiuti umanitari a Gaza, gli attivisti sono stati intercettati e condotti nelle carceri israeliane mentre si trovavano in acque internazionali. Per la Procura, questi abbordaggi sono “avvenuti in violazione del diritto internazionale marittimo al di fuori delle acque territoriali”, e segnalano in particolare “la distruzione dei mezzi di comunicazione streaming e delle relative apparecchiature ed il sequestro dei dispositivi elettronici dei partecipanti alla missione”.
Durante il trasporto verso il porto di Ashdod e all’arrivo presso la struttura carceraria di Kzi’ot, sono state accertate a danno di numerosi partecipanti “percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo”. Tra coloro che hanno subito questo trattamento c’era anche il giornalista di Fanpgae.it, Saverio Tommasi.
I partecipanti fermati da Israele, hanno subito “percosse al buio, uso di taser, esplosione di proiettili di gomma”. E dopo, le autorità israeliane avrebbero messo in atto la “deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie”, con la conseguente assenza “del rispetto dei diritti basilari e di difesa”.
Ora, le autorità italiane fanno un passo avanti, ricostruendo la catena di comando che avrebbe permesso la commissione di questi reati. E si tratta di nomi ai vertici dello stato israeliano. Tra questi spiccano, per l’abbordaggio avvenuto durante la prima missione, quelli dei ministri della Difesa, Israel Katz, e della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Givir, e del capo di stato maggiore dell’IDF, il generale Eyal Zamir per ciò che riguarda le operazioni in mare.
La catena di comando militare per le operazioni di terra è risultata composta dal capo della Polizia israeliana, il commissario capo Daniel Levy, dal capo del servizio penitenziario israeliano (Israel Prison Service – IPS) Kobi Yaakobi.
Per quanto riguarda la seconda missione, per delle attività della marina è stato identificato il comandante in capo vice ammiraglio Eyal Harel e il capo di stato maggiore, il maggiore generale Guy Levy.
Global Sumud Flotilla: “Segnale forte contro l’impunità”
In un comunicato, il team legale della Global Sumud Flotilla si dice soddisfatto rispetto a quanto emerso: “Si tratta di un segnale forte contro il senso di impunità della catena di comando per questi gravissimi crimini, che riporta al centro la questione dell’accertamento e della prevenzione dei gravissimi crimini commessi da Israele. In questo senso la cooperazione giudiziaria europea e la tutela multilivello dei diritti fondamentali devono riconoscersi come valori fondamentali e concreti”.
Sono state proprio le avvocate degli attivisti a scrivere il ricorso che ha fatto partire l’indagine. “Ci auguriamo che le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele affinché la giustizia possa davvero fare il suo corso”.
(da Fanpage)
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