Destra di Popolo.net

QUESTA SAREBBE LA LEGALITA’ GARANTITA DAL GOVERNO SOVRANISTA. LA MAMMA DEL 14ENNE AGGREDITO A CAMPOBASSO: “ANCHE QUANDO MIO FIGLIO ERA A TERRA HANNO PROSEGUITO A COLPIRLO CON VIOLENZA. UN QUARTO RAGAZZO FILMAVA TUTTO CON UN TELEFONO E POI IL VIDEO È STATO DIFFUSO SUI SOCIAL”

Dicembre 16th, 2025 Riccardo Fucile

“I RAGAZZI CHE HANNO PICCHIATO MIO FIGLIO IN PASSATO HANNO PICCHIATO ANCHE ALTRI RAGAZZI E UN UOMO DI 60 ANNI CON DISABILITÀ”… UNO STATO INCAPACE DI COLPIRE SENZA PIETA’ I CRIMINALI

«Mio figlio rischia di perdere l’udito in modo permanente e credo che intraprenderemo un percorso con uno psicologo perché, oltre alle ferite visibili ci sono quelli non visibili che
sono più difficili da guarire».
Così al Corriere la madre di Michele (nome di fantasia, ndr ) il 14enne di un paese in provincia di Campobasso, brutalmente aggredito il 6 dicembre da quattro coetanei, tra cui due compagni di classe dell’istituto superiore che frequenta.
Come sta suo figlio?
«Non sta bene. Da quel maledetto sabato accusa sempre mal di testa e continua a non sentirci bene. Nei prossimi giorni abbiamo un’altra visita specialistica. Speriamo che ci diano delle buone notizie. Abbiamo paura che non possa più tornare a sentire bene come prima».
Perché suo figlio è stato aggredito e picchiato?
«Durante un’interrogazione è stato continuamente deriso e infastidito, da due suoi compagni di classe e, per questo, ha chiesto l’intervento dell’insegnante che li ha rimproverati. I compagni di classe non hanno accettato quel rimprovero e così hanno deciso di vendicarsi la sera».
Cosa è accaduto quella sera?
«Mio figlio stava seguendo il corso per la cresima e un ragazzo lo ha chiamato dicendogli che voleva parlargli fuori. Quando è uscito ha trovato altri tre coetanei, tra cui i due suoi compagni di classe che lo hanno colpito con calci e pugni. Anche quando mio figlio era a terra hanno proseguito a colpirlo con violenza.
Un quarto ragazzo filmava tutto con un telefono e poi il video è stato diffuso sui social. La sera poi è tornato a casa con delle ferite sul volto e, appena entrato in casa, si è chiuso in bagno e ha pianto».
Le ha raccontato cosa fosse accaduto?
«Quando ho chiesto spiegazioni lui ha gridato che non dovevo fare nulla perché quelli là lo avrebbero ammazzato. Domenica mattina mi hanno contattato alcune amiche dicendo di aver visto spezzoni di video in cui c’era mio figlio che veniva picchiato. Abbiamo accompagnato mio figlio in ospedale dove ci hanno detto che aveva alcune ferite e contusioni e anche una lesione ad un timpano. Poi ci hanno chiamato i carabinieri, a cui abbiamo denunciato tutto quello che è accaduto, dicendo che anche loro avevano un video completo del pestaggio».
E i compagni di classe?
«Sì, i due ragazzi sono sempre andati a scuola».
Suo figlio ha ancora paura?
«Tutto il paese è spaventato. Anche perché i ragazzi che hanno picchiato mio figlio in passato hanno picchiato altri ragazzi e anche un uomo di 60 anni con disabilità, fratturandogli una spallA. L’uomo li ha denunciati e loro lo hanno aggredito di nuovo per vendetta. Mio figlio da quel giorno non esce più di casa, parla poco. Anche il fratellino di 11 anni non vuole più uscire di casa».
(da “Corriere della Sera”)

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DUE PESI, DUE IPOCRISIE: LE VERGOGNOSE FRASI DI DONALD TRUMP SULLA MORTE DI ROB REINER (“UNO SQUILIBRATO, MORTO PERCHÉ OSSESSIONATO DA ME”) DIMOSTRANO NON SOLTANTO IL CATTIVO GUSTO DELL’IDIOTA DELLA CASA BIANCA, MA ANCHE LA SUA IPOCRISIA

Dicembre 16th, 2025 Riccardo Fucile

ORA IRRIDE IL DECESSO DEL REGISTA, MA A SETTEMBRE, DOPO L’OMICIDIO DI CHARLIE KIRK, “THE DONALD” FECE PARTIRE UNA CACCIA A CHI OSAVA IRONIZZARE O ANCHE SOLO RICORDARE LE POSIZIONI ESTREME DELL’INFLUENCER “MAGA” SU RAZZA, SESSO E ABORTO

Jimmy Kimmel, ancora una volta, non la manda a dire. Il conduttore e produttore televisivo americano dello show del lunedì sera, il ‘Jimmy Kimmel Live’, in onda su Abc, è tornato ad attaccare pesantemente il presidente americano Donald Trump per le sue frasi sul regista Rob Reiner, ucciso a coltellate insieme alla moglie domenica scorsa, definendole “odiose e vili”.
Trump, dopo la notizia del violento omicidio, sui social aveva
scritto che Reiner è morto “a causa della rabbia che ha provocato negli altri con la sua grave, irriducibile e incurabile malattia mentale nota come Trump Derangement Syndrome (Sindrome da squilibrio di Trump), talvolta indicata con l’acronimo Tds”.
“Ciò di cui abbiamo bisogno in un momento come questo, oltre al buon senso – ha affermato Kimmel in trasmissione – è compassione e leadership. Non le abbiamo ottenute dal nostro presidente, perché non ne ha da offrire. Invece, ci siamo ritrovati con uno sciocco che blaterava di sciocchezze”, ha detto Kimmel. “È così odioso e vile”, ha detto Kimmel a proposito del post.
“Quando l’ho visto per la prima volta – ha aggiunto – ho pensato fosse falso. Mia moglie me l’ha mostrato e ho pensato che anche per Trump fosse troppo’. Ma niente è mai troppo per lui”, ha detto il conduttore tv che lo scorso settembre, dopo alcune dichiarazioni sulla reazione del movimento Maga all’assassinio dell’opinionista Charlie Kirk, si era visto chiudere dalla stessa Abc la sua trasmissione, riaperta dopo grandi polemiche e dure prese di posizione da parte della politica e del mondo dello spettacolo.
Kimmel è poi tornato alla conferenza stampa nello Studio Ovale, dove a Trump è stata data “l’opportunità di tentare di nuovo di comportarsi da essere umano” e di ritrattare le sue parole su Reiner. Trump invece ha raddoppiato la posta, tornando a parlare della “Sindrome dello squilibrato di Trump”, del fatto che “si fosse rovinato da solo la carriera con le sue affermazioni” fino a sostenere che Reiner “fosse un vero male per il nostro Paese”.
Kimmel ha quindi sottolineato, riferendosi al presidente americano, che “quel cervello corroso è responsabile delle nostre vite”. “Se avete votato a favore, potete ripensarci. È perfettamente normale. Posso dire, in base alle mie interazioni personali con Rob Reiner, che lui vorrebbe che continuassimo a sottolineare le atrocità ripugnanti che continuano a uscire dalla bocca di quest’uomo malato e irresponsabile. Quindi lo faremo ancora e ancora, finché tutti noi non ci sveglieremo”.
(da agenzie)

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SONDAGGI, PER META’ DEGLI ITALIANI LO SCOPPIO DI UNA GUERRA MONDIALE E’ “PROBABILE”

Dicembre 16th, 2025 Riccardo Fucile

L’OSSERVATORIO IPSOS SU “GLI ITALIANI E LA POLITICA INTERNAZIONALE”

Dall’11esimo osservatorio Ispi-Ipsos Doxa su «Gli italiani e la politica internazionale» emerge un 2025 pessimo nel giudizio dei cittadini. La consueta rilevazione di fine anno su un campione rappresentativo della popolazione dice che quasi metà degli italiani (il 45%) ritiene che lo scoppio della Terza guerra mondiale nei prossimi tre anni sia un evento «probabile». Ma questa percentuale, ricorda il Corriere della Sera, era addirittura superiore (57%) un anno fa. Donald Trump è considerato il personaggio più influente della politica internazionale, seguito (a grande distanza) dal presidente cinese Xi Jinping e da quello russo Vladimir Putin.
Trump, gli Usa, il mondo
Ma a un anno dal suo ritorno secondo gli italiani le cose vanno peggio sia per gli Usa che per il mondo (40%). E comincia a vacillare la percezione degli Usa come alleati: fino all’anno scorso li riconosceva come tali il 54%, mentre una minoranza (16%) li percepiva come avversari. Oggi queste due visioni sono molto più vicine: 40% alleati, 20% avversari, con gli indecisi saliti al 40%. Secondo Antonio Villafranca, vicepresidente per la Ricerca di Ispi, «nemmeno gli Usa vengono più visti come alleati affidabili, al punto che Washington viene considerata solo appena un po’ più affidabile di Pechino. È l’inevitabile riflesso
della nuova presidenza Trump che in meno di un anno ha rimesso in discussione tutto con gli europei, dalla Nato ai rapporti commerciali, dal sostegno all’Ucraina alla comune difesa del multilateralismo e dello Stato di diritto».
La Russia
La Russia invece rimane la minaccia principale del mondo (31%), ma in calo dell’1% rispetto a fine 2024. Seguita da Usa e Israele, entrambi con il 12%. Il timore di una recessione in Europa è infatti la prima preoccupazione in vista del 2026, per gli italiani. Per il 34% l’avvenimento più atteso è la pace in Ucraina. Segue l’aumento della crescita in Europa e il miglioramento delle relazioni tra le potenze. Infine, la pace in Medio Oriente. Sull’Ucraina in particolare, pur tra molte incertezze (il 35% continua a non avere un’opinione), la maggioranza relativa (36%) contempla cessioni territoriali alla Russia. Mentre il 13% interromperebbe del tutto il sostegno militare all’Ucraina, anche se resta una minoranza (16%) intenzionata a sostenere Kiev fino alla riconquista dei territori persi.
(da agenzie)

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GLI ASINI DI CAVOUR

Dicembre 16th, 2025 Riccardo Fucile

TRUMP, UNO SPROFONDO UMANO CHE METTE DISGUSTO

Vi prego, nel caso vi fosse sfuggito, di leggere il post che il presidente degli Stati Uniti ha dedicato al regista Bob Reiner e sua moglie Michelle, uccisi, pare, durante una lite familiare con un figlio. Trump attribuisce la morte di Reiner “alla rabbia che aveva suscitato negli altri a causa della sua grave afflizione”, che sarebbe detestare lo stesso Trump. “La sua paranoia aveva raggiunto livelli inauditi mentre l’amministrazione Trump superava ogni obiettivo e aspettativa di grandezza”.
Cioè: è morto perché mi odiava, dice il presidente. Perché rifiutava di prendere atto che io sono il migliore, il più bravo, il
più forte.
Va bene che ci si abitua a tutto: ma vi rendete conto del livello? A parte uno che, ininterrottamente, si loda da solo (j’asu d’Cavour je gniun ca i lauda, as lauda da lur: gli asini di Cavour nessuno li loda e si lodano da soli, saggezza popolare piemontese).
A parte questo, dicevo, come fa il capo di un Paese a essere così stupido, così vanesio, da ricondurre a se stesso una tragedia che non lo riguarda affatto? Come hanno potuto saltare, una dopo l’altra, tutte quelle inibizioni che, per esempio, impediscono di strillare “io sono il più bravo!” in pubblico, e almeno di fronte alla morte suggeriscono silenzio e rispetto?
Quale mostruosa deviazione della storia ha portato uno come Trump a governare gli Stati Uniti? Credetemi: non sto parlando di politica. Sto parlando di uno sprofondo umano che mette spavento, e anche un certo disgusto.
Quanto alla politica, volesse riacquistare peso e significato, in America come in Italia dovrebbe ripartire proprio da questo: dall’umanità, dalla gentilezza, dall’umiltà degli atti e delle parole. Vergognoso non è solamente affamare i poveri, o speculare sulla guerra. Vergognoso è anche usare il potere per pura vanità, e volontà di sopraffazione.
(da Repubblica)

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GLI “AMORI NERI” DI GIORGIA MELONI: NEL SUO LIBRO-INCHIESTA SU CASAPOUND, PAOLO BERIZZI RACCONTA IL MONDO CHE FIANCHEGGIA E SUPPORTA I “FASCISTI DEL TERZO MILLENNIO” TRA RITI PAGANI, PESTAGGI, OCCUPAZIONI E TANTI SOLDI INCASSATI

Dicembre 16th, 2025 Riccardo Fucile

“LA PREMIER ANNOVERA TRA I SUOI FLIRT ALCUNI BARRICADERI DI CASAPOUND, COME ALESSANDRO GIOMBINI, DETTO ‘MANOLO’, I FRATELLI MARCELLO E RENATO DE ANGELIS (IL PRIMO EX TERRORISTA DI TERZA POSIZIONE, COGNATO DI LUIGI CIAVARDINI), E IL SECONDO FIDANZATO PER ANNI CON MELONI”

Che meraviglia la torciata! Rimandava ad antichi riti pagani. Il 27 dicembre 2003 le strade del quartiere multietnico Esquilino brillavano di una luce strana. Il gruppo che nel nome si ispirava al poeta dei Cantos, circa una cinquantina di camerati con sacchi a pelo e scatole di fagioli, prese possesso degli uffici di proprietà del Demanio nel fatiscente palazzo di via Napoleone IIIE festeggiò con un corteo fiammeggiante la Madre di tutte le occupazioni, segnando l’inizio di una storia destinata a durare decenni e che ancora oggi continua.
Adesso a far emergere riti, miti e misteri di CasaPound è l’inviato de la Repubblica Paolo Berizzi nel Libro segreto di CasaPound (Fuori Scena editore). A causa del suo attivismo avventuroso e da gran ficcanaso negli anditi più reconditi del sovversivismo neofascista, il giornalista è minacciato e vive sotto scorta da anni.
Anche questa pubblicazione non è stata ben accolta dagli estremisti di destra. Berizzi racconta di aver avuto centinaia di informazioni dettagliate sulla vita di CasaPound da un militante che, deluso e in procinto di recidere i propri legami con la famiglia politica, si è applicato a ricostruire la storia di CP.
I ragazzi con tatuaggi e scarponcini già avevano tentato la loro prima Onc (Occupazione non conforme) il 12 luglio 2002 in un altro edificio romano. La presa di possesso del palazzo all’Esquilino sancì la loro nuova missione che consisteva nel gettare le basi del fascismo sociale, di un movimento eversivo e determinato nella tutela dei poveri e dei déraciné.
I camerati occupanti lo stabile, guidati dal dominus indiscusso Gianluca Iannone, stesero poi il Miles, il decalogo per una vita militarizzata ed esemplare. Sono circa una ventina i principi ideali a cui ottemperano gli aderenti a CasaPound, come, per esempio, il rituale del solstizio preceduto dal digiuno e dall’astinenza sessuale. Guai a chi si sottrae o sgarra. Una prassi consueta presso le sezioni di CP sono gli schiaffoni educativi (dal Nord al Sud ogni gruppo ha il suo schiaffeggiatore designato) per far rientrare nelle righe gli indisciplinati
Il buon militante deve poi forgiarsi sporcandosi le mani di sangue, facendo vedere il suo valore nelle “aggressioni premeditate” e organizzate. Tra le più recenti incursioni violente, per esempio, vi sono le scazzottate a Trastevere di giovanotti di CP con la testa rasata che si sono accaniti contro quattro ragazzi che indossavano le magliette antifa del Cinema America
Designato alle relazioni più istituzionali di CP è stato, fin dalla nascita del movimento, il dandy Marco Clemente. Milanese e imprenditore, Clemente ha tenuto i contatti con le forze politiche, in particolare con Fratelli d’Italia e con la Lega, prima ancora con Alleanza nazionale e con la Fiamma Tricolore, e vanta un’estrazione sociale e frequentazioni diverse rispetto alla
gran parte dei dirigenti e dei militanti romani di CP.
A lui e a Iannone si deve l’idea degli “Unici”, ovvero di una settantina di persone – imprenditori, professionisti, giornalisti, politici, avvocati, docenti universitari, ambasciatori e militari – che hanno finanziato il movimento. «Pubblicamente nessuno ha mai saputo della loro esistenza, nemmeno i militanti “semplici”», scrive Berizzi.
Nel racconto del cronista, infine, CasaPound è stata anche l’abitacolo-rifugio degli “amori neri” che hanno visto fiorire legami tra passione e ideologia.
Così è stato anche per la premier Giorgia Meloni che tra i suoi flirt annovera alcuni barricaderi di CP, come Alessandro, detto “Manolo”, Giombini, un bel ragazzo, alto, moro, fisico atletico, tatuaggi e molto capace di “menar le mani”, come spiega Berizzi.
Un altro grande amico della premier è stato Simone Di Stefano che nel 1992 l’accolse giovanissima nella sezione del Msi della Garbatella. E poi sempre nel gruppo degli intimi ci sono i fratelli Marcello e Renato De Angelis – il primo ex terrorista di Terza posizione, cognato di Luigi Ciavardini dei Nar, e il secondo fidanzato per anni con l’attuale premier.
Non è stato facile essere una giovane donna impegnata nella destra estrema. A CasaPound la dirigenza ancora oggi è quasi tutta maschile: i vertici nazionali e i ruoli più influenti sono occupati soprattutto dai maschi. Per le donne è raccomandata la maternità e la famiglia “tradizionale”.
Ben diverso invece il percorso femminile in Fratelli d’Italia con le Sorelle d’Italia diventate una premier e l’altra capo dellasegreteria politica del partito.
Mirella Serri
per “la Stampa”

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BUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI. IL DIPARTIMENTO PER LA TRANSIZIONE DIGITALE, GUIDATO DAL SOTTOSEGRETARIO MELONIANO ALL’INNOVAZIONE, ALESSIO BUTTI, DA INIZIO NOVEMBRE HA SOTTOSCRITTO O RINNOVATO ALMENO 24 CONTRATTI DI CONSULENZA

Dicembre 16th, 2025 Riccardo Fucile

TRA GLI INCARICHI “PARTICOLARI” QUELLO AD ELISA SGROI: PER 55MILA EURO LORDI SI OCCUPA DI “COUNSELING” E “TEAM BUILDING” E DEL RECLUTAMENTO DI “TALENTI” INTERNI IN STILE “X FACTOR” … MENTRE SIMONE GUANZIROLI, FEDELISSIMO DI BUTTI, INTASCA 90MILA EURO COME RESPONSABILE IMMAGINE E PROMOZIONE DEL DIPARTIMENTO

Una consulenza digitale è per sempre. Anche quando scade annualmente. Ne sanno qualcosa al dipartimento per la Transizione digitale, guidato dal sottosegretario all’Innovazione, il meloniano Alessio Butti.
Il lavoro procede a spron battuto, soprattutto negli staff, dove consulenti e collaboratori hanno recentemente prolungato il proprio rapporto con l’amministrazione, in tanti casi iniziato fin dall’inizio della legislatura.
Da inizio novembre sono stati sottoscritti o rinnovati almeno 24 contratti di consulenza, affidati direttamente dal sottosegretario, alla struttura di sua appartenenza, o al dipartimento coordinato dall’ex capo della protezione civile, Angelo Borrelli.
Non una novità: il dipartimento è stato voluto con un apparato mastodontico dal predecessore di Butti, Vittorio Colao.
Intanto è partito il rinnovo per incarichi quantomeno particolari di Elisa Sgroi: per 55mila euro lordi, all’interno del dipartimento di Palazzo Chigi si occuperà di “counseling” e “team building”. Tradotto dal linguaggio manageriale, tra le varie mansioni rientra anche il reclutamento di “talenti” interni. La caccia all’X Factor al dipartimento.
Tra i contratti rinnovati figura anche quello di Simone Guanziroli che, per 90mila euro, è indicato come responsabile immagine e promozione. Un fedelissimo di Butti, comasco come il sottosegretario, chiamato a vendere il “prodotto dipartimento”, attraverso la creazione e la promozione del brand, all’esterno.
E poi c’è Fabio Pio Mastroberardino, dirigente lombardo di Fratelli d’Italia, anche lui confermato a dicembre con un incarico conferito direttamente dal sottosegretario. Negli anni precedenti è stato consigliere comunale a Calolziocorte e poi consigliere provinciale a Lecco.
Ora il suo profilo, oltre a guidare i meloniani nella sua Lecco, è quello di “content designer”, una definizione che segna un’evoluzione interessante rispetto al passato: la Transizione digitale, a Palazzo Chigi, non riguarda solo la tecnologia, ma anche la capacità di reinventare i ruoli. Meglio se, come nel caso di Mastroberardino, tutto interno alla fiamma di Fratelli d’Italia.
(da “Domani”)

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IL DESTINO DELL’UCRAINA NON PUÒ ESSERE DECISO TRA MOSCA E WASHINGTON: IL 75% DEI CITTADINI UCRAINI SI OPPONE AL PIANO DI PACE AMERICANO, CHE PREVEDE IL RITIRO DAL DONBASS, LIMITA LE DIMENSIONI DELL’ESERCITO UCRAINO E NON CONTIENE SPECIFICHE GARANZIE DI SICUREZZA

Dicembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

ZELENSKY HA INTELLIGENTEMENTE TOLTO DAL PIATTO L’ADESIONE ALLA NATO, MA CHIEDE GARANZIE DI SICUREZZA CREDIBILI (NON COME QUELLE FRAGILISSIME FIRMATE A BUDAPEST NEL 1994) – I VOLENTEROSI? SOLO FRANCIA, REGNO UNITO, GERMANIA, POLONIA E FINLANDIA SONO PRONTI A CORRERE IN SOCCORSO INVIANDO PROPRI SOLDATI

Tre quarti degli ucraini si oppongono al piano di pace Usa, che, tra le altre cose, prevede il ritiro delle truppe dal Donbass, limita le dimensioni dell’esercito ucraino e non contiene specifiche garanzie di sicurezza. E’ il risultato del sondaggio condotto dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev tra il 26 novembre al 13 dicembre, ripreso dall’Ukrainska Pravda.
“Il piano russo rimane categoricamente inaccettabile: il 75% degli ucraini lo considera completamente inaccettabile. Solo il 17% degli ucraini è pronto per questa versione”. Allo stesso tempo, il 72% degli ucraini è pronto ad approvare il piano Europa-Ucraina.
Ancora una volta, Volodymyr Zelensky conferma che l’Ucraina non chiederà di essere ammessa nella Nato. Tuttavia, anche ieri a Berlino, il confronto tra Zelensky e gli inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, ha preso le mosse dall’idea di proteggere l’Ucraina con il dispositivo cardine della Nato: tutti
gli alleati corrono in soccorso di un partner aggredito.
Per Kiev, questa rimane la garanzia di sicurezza più efficace. A condizione che siano eliminati o contenuti gli ampi margini di discrezionalità previsti nel piano russo-americano in 28 punti, diffuso il 20 novembre. In un allegato a quel documento, si legge che sarà il presidente degli Stati Uniti, sia pure dopo consultazioni con Kiev e la Nato, a decidere come reagire a un nuovo attacco da parte dei russi.
Zelensky e i partner europei temono che, alla prova dei fatti, Trump possa scegliere una reazione blanda, per esempio adottare leggere sanzioni economiche. Nei giorni scorsi era circolata l’ipotesi che gli Stati Uniti potessero assumere un impegno a intervenire vincolante, sulla base di una legge votata dal Congresso.
Kiev vuole capire quali altri Paesi, oltre agli Stati Uniti, sarebbero pronti a correre in soccorso dell’Ucraina. Armi in pugno, questa volta. L’unica traccia al momento disponibile è sempre il testo «annesso» al piano Trump, dove sono citati esplicitamente solo Francia, Regno Unito, Germania, Polonia e Finlandia. E tutti gli altri? Il 5 settembre scorso, in una riunione della «Coalizione dei volenterosi» a Parigi, 26 Stati dichiararono di essere disponibili a offrire garanzie di sicurezza a Kiev.
La lista delle nazioni, però, non fu mai resa nota e, da allora, il discorso è rimasto sulle generali. Ora, per gli ucraini è venuto il momento di capire che cosa siano pronti a fare nel concreto tutti gli altri partner. È una richiesta che riguarda anche l’Italia. Giorgia Meloni oggi prenderà parte al summit di Berlino con Zelensky e altri leader europei. È stata lei ad avanzare per prima
e, va detto, tra lo scetticismo generale, la proposta di introdurre una clausola di sicurezza simile all’articolo 5 della Nato.
Il confronto è aperto anche su altre forme di possibile deterrenza. Sembra ormai archiviata la proposta franco-britannica di schierare una forza multinazionale sul territorio ucraino, una volta cessati i combattimenti. Ma Germania, Danimarca, Polonia e altri insistono sulla necessità di continuare a fornire armi all’esercito ucraino, anche quando il conflitto sarà terminato.
Trump, accogliendo una delle varie pretese di Vladimir Putin, vuole imporre un taglio secco alle forze armate ucraine: da 800 mila a 600 mila soldati. Zelensky e i leader europei stanno provando a convincere Witkoff e Kushner che quanto più diventa potente l’esercito ucraino, tanto meno è probabile che gli Stati Uniti debbano intervenire a difesa del Paese. Certo, Trump dovrebbe dire qualche «no» a Putin.
(da agenzie)

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TRUMP, UN RIFIUTO UMANO CHE NON HA RISPETTO NEANCHE DELLA MORTE: IL PRESIDENTE AMERICANO INSULTA ROB REINER, IL REGISTA CHE È STATO UCCISO OGGI, INSIEME ALLA MOGLIE, A LOS ANGELES

Dicembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

IL DELIRANTE MESSAGGIO DI “CORDOGLIO” DI TRUMP: “ERA PARANOICO E OSSESSIONATO DA ME. È VENUTO A MANCARE CAUSA DELLA RABBIA CHE HA CAUSATO AGLI ALTRI ATTRAVERSO LA SUA INCURABILE MALATTIA, CHE DEBILITA LA MENTE. È NOTA COME ‘SINDROME DA SQUILIBRIO DI TRUMP’. LA SUA EVIDENTE PARANOIA HA RAGGIUNTO NUOVE VETTE MENTRE LA MIA AMMINISTRAZIONE SUPERAVA OGNI OBIETTIVO” (CHIAMATE LA CROCE VERDE)

La morte di Rob Reiner e di sua moglie è “molto triste”. Lo afferma Donald Trump sulsuo social Truth. Alle condoglianze il presidente però accompagna anche delle dure critiche: “è mancato insieme alla moglie Michele a quanto pare a causa della rabbia che ha causato agli altri attraverso la sua grave, inflessibile e incurabile malattia, una malattia che debilita la mente nota come ‘sindrome da derangement di Trump’, a volte chiamata anche tds”.
“Era noto per aver fatto impazzire la gente con la sua furiosa ossessione per il presidente Donald J. Trump, con la sua evidente paranoia che ha raggiunto nuove vette mentre l’amministrazione Trump superava ogni obiettivo e aspettativa di grandezza, e con l’età d’oro dell’America alle porte, forse come mai prima. Che Rob e Michele riposino in pace”, ha messo in evidenza Trump.
(da agenzie)

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CARLO CALENDA: “ELKANN HA FATTO UN PATTO DI FERRO CON MELONI. SU GEDI USEREI IL GOLDEN POWER. BLOCCHEREI LA VENDITA, MA IL GOVERNO NON LO FARÀ, COME NON LO HA FATTO CON COMAU O IVECO”

Dicembre 15th, 2025 Riccardo Fucile

“CHE FA URSO? FA TAVOLI. URSO È RIMASTO CHE IN ITALIA SI SAREBBERO PRODOTTE UN MILIONE DI VETTURE L’ANNO. SA QUANTE NE PRODUCIAMO? 400 MIL

“Certo che userei il Golden power. Bloccherei la vendita, ma il governo non lo farà, come non lo ha fatto con Comau o Iveco. Nel governo si vogliono togliere i problemi di torno”. Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda a L’Aria che tira su La7 a proposito della vendita del gruppo Gedi.
“Non è operazione di Mercato – ha detto Calenda – C’è (nel gruppo acquirente ndr) il 20% del Fondo sovrano saudita, e noi non dobbiamo far penetrare sovranisti all’interno della nostra struttura democratica”. “Io la soluzione l’ho proposta: gli editori puri devono avere un incentivo a scapito degli editori impuri, così i puri tornano a fare il loro mestiere
“La democrazia liberale si difende non facendo entrare le autocrazie nel nostro dibattito – ha concluso – se non lo facciamo ci sveglieremo una mattina e ci ritroviamo autocratici anche noi”.
Calenda ha respinto le parole pronunciate ieri da Meloni ad Atreju secondo cui le opposizioni abbiano teciuto quando venivano chiusi gli stabilimenti in Italia della Fiat: “Sua zia – ha detto Calenda – io sono 4 anni che faccio questo lavoro, io vado a parlare con gli operai davanti alle fabbriche e non ho visto nessuno del governo.
Elkann ha fatto un patto di ferro con Meloni. Io davanti alle fabbriche non ho visto la sinistra ma neanche del governo. Che fa Urso? fa tavoli. Urso è rimasto a che in Italia si sarebbero prodotte un milione di vettura l’anno. Sa quante ne pèroduciamo: 400 mila”.
(da agenzie)

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