Destra di Popolo.net

DOPO L’APPELLO DI PIER SILVIO BERLUSCONI, OCCHIUTO: “VOGLIO FORZA ITALIA PIU’ LIBERALE, MA NON SFIDO TAJANI”

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

MA SE LA VUOI PIU’ LIBERALE PERCHE’ GOVERNI IN CALABRIA CON I SOVRANISTI? BASTA PAGLIACCIATE USO GONZI

“Nessuna sfida alla leadership di Tajani”, dice il vicesegretario di Forza Italia e il governatore calabrese Roberto Occhiuto. Ad Atreju risponde così a una domanda sul convegno ‘In libertà’ in programma mercoledì prossimo dicembre a Palazzo Grazioli. “Quella da 17 è solo un’iniziativa per discutere insieme su come rendere Forza Italia e il centrodestra un po’ più liberali”, precisa l’esponente azzurro che ha inoltre escluso l’ipotesi di un suo nuovo ruolo nel partito.
Nei giorni scorsi Pier Silvio Berlusconi è tornato a invocare “facce nuove” in Forza Italia. “Ho gratitudine vera per Antonio Tajani e per tutta la squadra di FI, hanno tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre, cosa tutt’altro che facile. Ma per il futuro ritengo che siano inevitabilmente necessarie facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato”, le parole del vicepresidente e amministratore delegato di Mfe parlando con i giornalisti durante gli auguri di fine anno negli studi Mediaset.
“Assolutamente a favore del rinnovamento costante di Forza Italia. È quello che stiamo facendo”, è stata la replica a distanza del segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
(da agenzie)

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ADDETTO ALLE PULIZIE TROVA UNA BORSA CON 10.000 EURO ALL’AREOPORTO DI FIUMICINO: “HO DECISO DI CONSEGNARLA SUBITO”

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

OMAR NDIAYE: “I MIEI GENITORI MI HANNO INSEGNATO CHE QUANDO SI TROVA QUALCOSA BISOGNA RESTITUIRLA”

Si chiama Oumar Ndiaye, l’uomo di 45 anni che ha trovato una borsa con diecimila euro in contanti all’aeroporto di Fiumicino e ha deciso di consegnarla alla polizia aeroportuale. Il 45enne, che lavora come addetto alle pulizie per l’azienda La Lucente Spa, attorno alle 7 del mattino, stava svolgendo il suo turno di lavoro quando ha notato una borsa abbandonata vicino a una porta dello scalo C.
Si è avvicinato e ha visto che era piena di denaro: “Non avevo visto in vita mia così tanti soldi. Non ci ho pensato un attimo, i miei genitori mi hanno insegnato che quando si trova qualcosa bisogna restituirla”, ha raccontato al quotidiano Il Corriere della
Sera. L’ha quindi coperta con un telo e l’ha portata alle forze dell’ordine.
Prima di farlo, ha raccontato tutto alla moglie (anche lei lavora nello stesso scalo aeroportuale) che gli ha subito dato ragione nel voler consegnare tutto alla polizia. Dopo aver fornito spiegazioni agli investigatori sul punto esatto in cui l’avesse ritrovata, è tornato a lavorare. Una volta saputo di quanto accaduto, il suo gesto è stato oggetto di passaparola tra colleghi e altro personale. Tutti, infatti, si sono complimentati con lui per quanto fatto. Piano piano, quindi, la voce è arrivata anche ai vertici dell’azienda che ha voluto riconoscere pubblicamente il suo gesto.
Ndiaye, che è residente a Fiumicino da vent’anni dove vive con la moglie (che anche lei lavora all’aeroporto di Fiumicino) e due figli, da un anno ha un contratto a tempo indeterminato con La Lucente: “Mi hanno detto che ho fatto un bel gesto”. Ha poi aggiunto: “Sono contento del mio lavoro, con cui riesco a mantenere la mia famiglia”.
(da agenzie)

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“PRIMARIE? SÌ, ANCHE SE NON CAMBIA LA LEGGE ELETTORALE” GOFFREDO BETTINI, GRAN TESSITORE DEM DELLA COALIZIONE ANTI-MELONI

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

“ELLY SCHLEIN SARÀ LA CANDIDATA PREMIER DEM. MA I GAZEBO SERVONO, ANCHE CON UN CANDIDATO CIVICO. RENZI È COLLOCATO NETTAMENTE ALL’OPPOSIZIONE. DA ALESSANDRO ONORATO SI ESPANDE UN MESSAGGIO POSITIVO. C’È SPAZIO PER TUTTI, SENZA VETI E COMANDI SOLITARI” … “LA DESTRA CHE ASSUME NEL SUO PANTHEON PASOLINI? PIER PAOLO ERA UN MARXISTA, VOTAVA COMUNISTA”

Domani a Roma ci sarà l’Assemblea nazionale del Pd. Il campo progressista sembra una tela di Penelope, torna a disfarsi sulla politica estera. Sono i giorni della complicatissima trattativa per il cessate il fuoco in Ucraina. E secondo Goffredo Bettini – ex senatore, oggi direttore della resuscitata rivista Rinascita – non si può non partire da qui.
Lei è d’accordo con le parole di Giuseppe Conte, «lasciamo fare a Donald Trump»?
Le ha spiegate, io le ho interpretate da subito come a dire che così tanti sono stati gli errori dell’Europa che si è arrivati a far decidere tutto a Trump. Non un auspicio, ma una dolorosa constatazione.
Una constatazione anche che nel campo progressista c’è un baratro sull’Ucraina?
No, e questa polemica contro Conte non la condivido: ha portato i Cinque stelle stabilmente nel campo progressista. Ha dato una mano, più di ciò che è apparso, per varare la coalizione in Toscana, Marche, Campania e Puglia. Ma ha un vincolo: la sua comunità politica è esigente e combatte e vota solo se è convinta. È giusto che chieda tempo per un percorso di consultazione nei territori. Parallelamente confronto e sintesi servono anche a noi del Pd. Sui temi cruciali. Nel frattempo ogni iniziativa unitaria della coalizione nella società e nelle istituzioni va cercata. Occorre incalzare Meloni sull’evidente fallimento nell’azione di governo.
Fra i temi cruciali c’è l’antisemitismo: vi siete divisi sulla proposta di Graziano Delrio, nata da una definizione di antisemitismo che avevate già accettato.
L’antisemitismo richiama la parte orrida della civiltà occidentale. Gli ebrei sono stati e sono una testimonianza di impegno, cultura, arte, forza interiore. La parte “molle” e “vegetativa” di molti popoli li ha invidiati e perseguitati. Ogni ferita ai loro sentimenti è disgustosa. Poi, però, c’è il governo di Israele. In molti periodi un piccolo Davide democratico, oggi un gigante spietato guidato da un criminale fuori controllo. Tenere distinti i due piani è difficile ma indispensabile. Ecco perché ogni iniziativa va pensata e promossa con il massimo della collegialità. Delrio ha sentito il dovere di fare qualcosa. In buona fede, ma ha agito da solo, o con un piccolo gruppo. Questo ha portato a una certa eterogenesi dei fini.
Il correntone ha chiesto più dibattito interno. Dall’Assemblea di domani ci sarà più dibattito nel Pd?
All’assemblea di Montepulciano non ho partecipato. Ho preferito proporre le mie idee presentando Rinascita, una rivista con piccoli mezzi ma una grande ambizione: unire politica e cultura. Ma la discussione è sempre utile. Ce n’è un urgente bisogno. A Montepulciano ho ascoltato interventi di valore, ma molto diversi tra loro. È emerso un generale orgoglio di partito per le vittorie in Puglia e Campania, ma non una linea. C’è stato un benefico rafforzamento di Elly Schlein che pressoché tutti hanno incoronato per la premiership. Ora sta di fronte a noi la costruzione della coalizione, tema abbastanza assente a Montepulciano.
La questione premiership resta il convitato di pietra dell’alleanza?
Il Pd ha Schlein. Sarà la proposta di tutto il Pd. Se la coalizione non potrà o non vorrà accettare il criterio che il partito maggiore indica il nome, ci saranno le primarie. E io le auspico, a prescindere del cambio della legge elettorale.
Anche con un candidato civico?
Sì. Tutto quello che sta emergendo da lì è degno di attenzione. Matteo Renzi è collocato nettamente all’opposizione. Da Alessandro Onorato si espande un messaggio positivo. Occorre muoversi in modo molto concreto, dal basso, con vero spirito civico, evitando politicismi e manovre di vertice tese a cambiare la natura della coalizione. C’è un grande spazio per tutti dove confluire senza veti e comandi .
La destra assume nel suo pantheon Pier Paolo Pasolini. Lei lo ha conosciuto: era “anche” un po’ di destra?
No. Pasolini era un marxista, votava comunista e aveva fiducia nei giovani comunisti di allora. La destra ha sentito un’affinità con il poeta sui temi della tradizione e dei valori antichi. Ma non ha colto la profondità del suo ragionamento. In lui non c’era una nostalgia “passiva” del tempo passato, in attesa che torni; ma una nostalgia “attiva”, di combattimento, capace di sottrarsi al consumismo che distrugge i valori e le forme autentiche della vita. Dittatura e violenza per lui portavano al dispotismo anarchico e all’“inferno” di Salò, dove ogni espressione umana si trasforma in cosa, a disposizione della pura forza.
(da agenzie)

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MEDICINA, GLI STUDENTI CHE HANNO CONTESTATO BERNINI: “SE NOI SIAMO INUTILI, LEI COSA CI FA AL GOVERNO?”

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

AD ATREJU LA MINISTRA AVEVA ATTACCATO GLI STUDENTI DEL SEMESTRE FILTRO, DEFINENDOLI “POVERI COMUNISTI” E “INUTILI”

“Poveri comunisti”, così ha esordito la ministra Anna Maria Bernini dal palco di Atreju, citando Berlusconi come in un revival d’altri tempi. Poi, rivolgendosi agli studenti che la contestavano da sotto il palco, ha aggiunto un giudizio ancora più tagliente: “Siete inutili”. È stato il momento in cui la ministra dell’Università ha lasciato la sedia, afferrato il microfono e trasformato un confronto già precario in un monologo. I ragazzi del semestre filtro erano arrivati lì proprio per far sentire la loro voce: volevano spiegare che le prove d’ingresso sono piene di errori, che le lezioni si svolgono in modo caotico, che l’80% rischia di essere tagliato fuori e che, per molti, quel sistema sta diventando una pressione insostenibile. Ma non hanno potuto dire nulla. Sul palco, Bernini ha preferito liquidarli. Solo dopo ha ammesso due errori nei test di Fisica e ha parlato di un possibile correttivo per riequilibrare l’accesso a Medicina, con il rischio, senza precedenti, che i posti disponibili restino scoperti. Nel frattempo, la protesta continua a crescere e gli avvocati che seguono i ricorsi parlano di una riforma “irregolare” e “pasticciata”, addirittura in contrasto con la Costituzione. Intanto la realtà quotidiana degli studenti racconta un’altra storia: giovani che stanno male, che tornano in terapia, che vivono il semestre filtro come un limbo in grado di far perdere un anno intero.
Fanpage.it ha parlato con alcuni di loro, presenti ieri ad Atreju: Leonardo Dimola, studente iscritto al semestre filtro di Medicina, e Ilaria Vinattieri di UDU – Sinistra Universitaria.
Partiamo dal semestre filtro: quali sono le difficoltà più immediate e più gravi che state vivendo con questa riforma?
I problemi sono sostanzialmente due: quelli didattici e quelli legati alla salute mentale. Sul piano didattico, partiamo già da un paradosso: si chiama “semestre”, ma è durato un mese e mezzo. In questo mese e mezzo abbiamo dovuto sostenere tre esami universitari di livello molto più alto rispetto a quelli che fino all’anno scorso affrontavano gli studenti del primo semestre di Medicina. Era semplicemente impossibile prepararsi in modo adeguato.
Le lezioni poi sono state un altro problema enorme. Nelle università più grandi metà erano in presenza e metà online; in quelle più piccole quasi tutte a distanza. E anche dove erano “in presenza”, spesso era una presenza fittizia: dieci aule collegate a una sola aula principale, con un solo docente per tutti. Non esisteva la possibilità di fare domande o avere un confronto vero. Gli stessi professori ci dicevano: “Non sappiamo cosa aspettarci all’esame”. Questo dà la misura del caos.
Un caos che è esploso anche nelle prove: test anticipati, domande sbagliate, irregolarità… cosa significa nella pratica quotidiana?
Esatto: i test sono un capitolo a parte. Da una parte sono circolate prove in anticipo, perché c’è chi le ha pagate o chi è stato avvantaggiato, e questo è inaccettabile. Dall’altra, molte domande erano copiate pari pari dai quiz degli anni precedenti, quando la ministra aveva promesso un esame “universitario”, non un test a crocette. E poi ci sono stati proprio errori oggettivi: nella seconda prova di Fisica due domande erano sbagliate. La ministra lo ha ammesso soltanto ieri (ad Atreju). Ma questo lascia aperte domande enormi: come vengono valutati i compiti
Come si corregge un errore del genere. Poi c’è la questione della graduatoria: rischiate davvero di perdere un anno?
Sì. È questo che intendevamo anche ieri quando dicevamo “ci fate perdere un anno”. La follia è che, se non prendi almeno 18 (318 con il punteggio totale), non solo resti fuori da Medicina: resti fuori anche dai corsi affini, come Biologia o Chimica. E questo significa che a gennaio potresti ritrovarti senza nessun corso in cui iscriverti. La ministra probabilmente correggerà questo punto, ma ad oggi la norma è questa.
Parlate spesso anche di una questione economica e di accesso, mi spieghi meglio?
Il Ministero si è appoggiato all’app The Faculty per la preparazione ai test, ma le simulazioni serie erano solo quelle “avanzate” e a pagamento. Non c’è stata una simulazione ufficiale gratuita per tutti. È assurdo che un percorso pubblico, che decide il futuro di decine di migliaia di ragazzi, venga delegato a un soggetto privato.
I dati dei primi risultati sono drammatici: si parla dell’85% di bocciati in Fisica. Che effetto ha questo sulle vostre vite quotidiane e sulla vostra salute mentale?
Un effetto devastante. Oltre allo stress per la competizione interna, perché qui non sei collega, sei avversario: non passi appunti, non condividi nulla perché potresti “regalare” un posto a qualcun altro, c’è proprio un livello di pressione che non è normale. Sui gruppi WhatsApp dei corsi circolano messaggi inquietanti: gente che dice “mi voglio ammazzare”, “non dormo più”, “mi cadono i capelli”, “non riesco a mangiare”, “il semestre filtro è un suicidio assistito legalizzato”. Questi messaggi li
abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Non sono esagerazioni: io li ho salvati tutti.
E poi ci sono i numeri: 65mila iscritti all’inizio, 50mila alla prima prova. Significa che 15mila persone hanno rinunciato ancora prima di arrivarci, perché il sistema era ingestibile. Noi, intanto, abbiamo già avviato una diffida al Ministero, un reclamo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali e stiamo preparando un ricorso collettivo con il nostro avvocato. In caso di vittoria, gli studenti entreranno in soprannumero.
A proposito di pressione, veniamo a quanto è successo ad Atreju. La ministra vi ha chiamato “poveri comunisti” e poi “inutili”. Vi chiedo: che cosa significa per voi che un ministro dell’Università definisca inutili gli studenti che dovrebbe rappresentare? E cosa racconta questo episodio sul rapporto, o la sua assenza, tra istituzioni e mondo universitario?
È stato gravissimo. E paradossalmente non è tanto la battuta sui “comunisti” la parte peggiore. Quella è folkloristica, insomma.
La cosa inaccettabile è che una ministra della Repubblica dia degli “inutili” agli studenti. Se noi siamo inutili, che cosa ci sta a fare lei? A cosa serve una ministra dell’Università, se non a rappresentare proprio noi? Per questo stiamo preparando un contenuto in cui chiediamo le sue dimissioni. Se considera inutili gli studenti, la sua funzione istituzionale è svuotata§Bernini ha anche detto che vi ascolta “da mesi”, cosa rispondete?
Che è semplicemente falso. Noi siamo maggioranza nel Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, eletti a maggio. Ma non veniamo convocati da maggio. Oggi è dicembre. Se l’organismo nazionale che rappresenta gli studenti non viene
ricevuto perché non è a maggioranza di destra, questo è un problema democratico enorme. Parliamo di rappresentanza negata.
Come interpretate questa mancanza di ascolto istituzionale
Povertà intellettuale e incapacità politica nel confrontarsi con chi non è allineato.
(da agenzie)

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DUE TASSE PER I PACCHI LOW COST? CINQUE EURO IN TOTALE E PAGHERANNO I CONSUMATORI

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

DOPO IL CONTRIBUTO ITALIANO ARRIVA IL DAZIO EUROPEO: LA TASSA VERRA’ CARICATA SUL PREZZO FINALE

Due, tre o addirittura cinque euro. La tassa sui pacchi low cost extra Ue entrerà in vigore a luglio dopo l’ok nella legge di bilancio. Ma intanto anche l’Unione Europea ha deciso di mettere un dazio sulle microspedizioni dell’e-commerce. Sempre con la soglia del valore a 150 euro. La misura rimarrà in vigore fino alla riforma delle dogane comunitarie, prevista nel 2028. E varrebbe 3 euro. È stata pensata per tassare i prodotti di Shein, Temu e AliExpress, ma «a pagare saranno ancora una volta i consumatori», avverte il Codacons. Con 4,6 miliardi provenienti dai Paesi extra Ue, il 91% dei pacchi dalla Cina, e il dazio da tre euro, calcola l’associazione, «i consumatori europei andrebbero incontro ad una maggiore spesa di 13,8 miliardi di euro l’anno».
La tassa sui pacchi low cos
La deadline per entrambi i balzelli è il primo luglio. La relazione tecnica all’emendamento spiega che «i tempi necessari per la predisposizione dei sistemi di monitoraggio» necessari ad avviare l’applicazione effettiva dell’obolo sono «ipotizzati pari a sei mesi». Quindi il Mef si aspetta di incassare 122,5 milioni nel 2026 e 245 nel 2027. Ma l’incrocio tra il contributo italiano (che vale anche per i pacchi in uscita dall’Italia) e il dazio europeo potrebbe farne cadere uno. «i tempi necessari per la predisposizione dei sistemi di monitoraggio» necessari ad avviare l’applicazione effettiva dell’obolo sono «ipotizzati pari a sei mesi», ha spiegato l’Ue.
Tasse su tutti i prodotti
Secondo La Stampa, poi, se un pacco contiene più esemplari di uno stesso articolo la tassa verrebbe applicata una sola volta. Per prodotti diversi (per esempio un paio di jeans e una maglietta), sarà necessario pagare tre euro per ogni articolo. Ma questo presuppone che i pacchi vengano aperti o che ne venga dichiarato il contenuto, che sarebbe quindi successivamente soggetto a verifica. Il Corriere della Sera spiega che in teoria la tassa dovrebbe pagarla il venditore, ma è evidente che invece verrebbe caricata sul prezzo finale al consumatore. L’emendamento del governo si richiama al «rispetto della normativa Ue in materia doganale e fiscale» e quindi la tassa italiana, se verrà approvata, dovrà poi essere armonizzata con le nuove regole europee.
(da agenzie)

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“LA RUSSIA PRONTA A TESTARCI IN UNA GUERRA ENTRO QUATTRO ANNI”

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO EUROPEO PER LA DIFESA ANDRIUS KUBILIUS: “DOBBIAMO ESSERE PRONTI”

Il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius dice che la Russia può attaccare l’Ue entro quattro anni. O meglio: «Potrebbe essere pronta a “testarci” in un conflitto reale». Mentre gli americani ci sfidano ad assumersi maggiori responsabilità per la difesa europea. Perché devono spostare risorse verso l’Indo-Pacifico: «Dobbiamo individuare quali sono le capacità più importanti per le quali oggi riceviamo un supporto decisivo dagli Stati Uniti. In particolare, i cosiddetti “abilitatori strategici”: dati spaziali, intelligence, comunicazioni satellitari», dice a La Stampa.
Mosca e l’Ue
Kubilius dice che «l’economia russa si è trasformata in un’economia di guerra. È per questo che dobbiamo rafforzarci: abbiamo una tabella di marcia molto chiara e due sfide da affrontare. Esiste la minaccia di una possibile aggressione russa: i nostri servizi di intelligence lo affermano pubblicamente e con chiarezza». Sulla Nato, sostiene Kubilius, «sinceramente non vedo gli americani abbandonare la Nato, ma dobbiamo capire che, se gli Stati Uniti si sposteranno sempre più verso l’Indo-Pacifico, sul continente europeo dovremo assumerci sempre più responsabilità, non solo in generale sulla sicurezza, ma anche all’interno della Nato come organizzazione. Il tema del cosiddetto pilastro europeo della Nato deve diventare centrale nelle nostre discussioni. Al momento tra gli europei ancora non se ne parla molto ma dobbiamo iniziare».
La Russia e l’Ucraina
Sull’esercito europeo, invece, «se, come prevedono i nostri servizi di intelligence, la Russia dovesse essere in grado di lanciare un’aggressione contro Stati membri dell’Ue o dellaNato, dovremo affrontare un esercito russo addestrato dalla guerra, più forte di quanto fosse nel 2022 e capace di utilizzare milioni di droni. Né nella Nato né nell’Unione Europea abbiamo esperienza di combattimento, solo gli ucraini ce l’hanno. Per questo, oltre a discutere delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, dobbiamo chiederci come integrare le capacità di difesa ucraine, già collaudate sul campo, con quelle europee, per rafforzare anche noi stessi».
Kiev
Perché, sostiene Kubilius, «le loro capacità industriali, così come la loro esperienza e le nuove dottrine militari, sono impressionanti e cruciali per noi. È per questo che dobbiamo parlare anche di una possibile Unione Europea della Difesa, una nuova architettura di sicurezza che includa anche Regno Unito, Norvegia e Ucraina, per consolidare le capacità difensive del continente europeo. Quanto all’idea di un esercito europeo, probabilmente è troppo presto per dire qualcosa di concreto. È una strada difficile e complessa, ma dobbiamo iniziare a discuterne apertamente, guardando ai prossimi cinque o dieci anni».
(da agenzie)

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IN QUESTO PAZZO MONDO, L’UNICA CERTEZZA È MATTARELLA: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA RIFILA UNA STOCCATA A TUTTI I FILO-PUTINIANI D’ITALIA, SALVINI IN TESTA: “L’UNIONE EUROPEA E L’ITALIA RESTANO SALDAMENTE AL FIANCO DELL’UCRAINA”

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

MATTARELLA: “È INSENSATA LA PACE EVOCATA DA CHI, MUOVENDO GUERRA, PRETENDE IN REALTÀ DI IMPORRE LE PROPRIE CONDIZIONI”… IL CAPO DELLO STATO, SEPPUR NON NOMINANDOLI, RIFILA UNO SCHIAFFONE A TRUMP E MUSK: “NON È ACCETTABILE UN MONDO CON POCHI PREDESTINATI SEDUTI A BANCHETTO E MOLTI ALTRI DESTINATI A SPERARE DI RICAVARNE ALCUNE BRICIOLE”

L’ordine internazionale «vacilla», prevalgono «logiche di potenza e di sopraffazione» e la funzione di pilastri dell’Occidente come l’Onu, costruiti per «salvare le future generazioni dal flagello della guerra», è messa in discussione. Ed
è ripartita la corsa alle armi nucleari, la cui sola minaccia «appare un crimine contro l’umanità»
Lo sguardo di Mattarella è rivolto verso Kiev, con Ue e Italia che «restano saldamente al fianco dell’Ucraina». E certo non si cura dell’ennesimo attacco verbale della portavoce Maria Zakharova, convinta che la «crisi profonda» delle relazioni tra Mosca e Roma sia dovuta a una «Italia sotto pressione».Il presidente ricorda che la prospettiva di pace si è «bruscamente dissolta» quando l’esercito di Putin ha invaso l’Ucraina, accampando «presunte esigenze di sicurezza per alterare la bilancia strategica».
E sfida il Cremlino: «La Federazione Russa ha sciaguratamente scelto di travolgere questo percorso», scegliendo la «crudele prepotenza delle armi». Col pensiero alle trattative in corso, definisce «insensata la pace evocata da chi, muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni».
Mattarella coltiva la virtù della prudenza. Dopo l’attacco della Casa Bianca all’Europa, ha taciuto e aspettato. Quale fosse il suo stato d’animo sulle strategie di sicurezza di Trump lo aveva fatto capire mercoledì nella Giornata dei diritti umani, parlando della Costituzione europea come di uno «spazio di pace e di diritti senza precedenti».
Finché ieri al Colle — nel fare gli auguri al Corpo diplomatico, assenti gli ambasciatori di Russia e Bielorussia — si è concentrato sul destino dell’Ucraina e sul perché la Ue vada protetta da chi spera di distruggerla. Gli organismi edificati dal secondo Dopoguerra per sostituire gli equilibri della guerra fredda con quelli della collaborazione, del benessere e della
fiducia reciproca, sono a rischio. Dinamiche «puramente bilaterali», che mettono «il più debole alla mercé del più forte», di nuovo guidano le sorti del mondo e questo «non è accettabile».
E qui sembra rispondere direttamente a Trump, a Putin, a Musk e a quanti vivono come un intralcio il sistema di valori delle nostre democrazie: «La libera condivisione di principi e di norme non è una gabbia che costringe, ma un sostegno che tutela». E non sorprende, aggiunge il capo dello Stato, che «vengano contestate da corporazioni internazionali che si espandono pretendendo di non dover osservare alcuna regola». E se Elon Musk ha respinto la multa della Ue a X come un freno alla libertà di espressione, Mattarella (pur senza nominarlo) controbatte: «Questa non sarebbe libertà, ma arbitrio».
Il senso profondo dell’intervento sta chiuso in un’immagine: «Non è accettabile un mondo con pochi predestinati seduti a banchetto e molti altri destinati a sperare di ricavarne alcune briciole». Il cuore del presidente è con la «popolazione stremata» di Gaza, che ha subìto la fame come arma di guerra.
(da Corriere della Sera)

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TRUMP SI CONFERMA IL SOLITO CIALTRONE : ANNUNCIA L’ACCORDO DI CESSATE IL FUOCO TRA THAILANDIA E CAMBOGIA MA, DOPO QUALCHE ORA, BANGKOK LO SMENTISCE: “CONTINUEREMO LE OPERAZIONI MILITARI”

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

LA FIGURA DA PESCE LESSO FATTA DA TRUMP: PRIMA SI VANTA SUI SOCIAL DEGLI ACCORDI E POI VIENE SBUGIARDATO

Donald Trump ha annunciato su Truth, dopo una telefonata con i loro leader, che Thailandia e Cambogia hanno accettato di cessare le ostilità “a partire da stasera e di tornare all’accordo di pace originale stipulato con me e con loro, con l’aiuto del Grande Primo Ministro della Malesia, Anwar Ibrahim”.
“Ho avuto stamattina – scrive – un’ottima conversazione con il Primo Ministro della Thailandia, Anutin Charnvirakul, e con il Primo Ministro della Cambogia, Hun Manet, riguardo al molto sfortunato riaccendersi della loro guerra di lunga data. Hanno concordato di cessare ogni sparatoria a partire da questa sera e di tornare all’Accordo di Pace originale stipulato con me e con loro, con l’aiuto del Grande Primo Ministro della Malesia, Anwar Ibrahim”.
“Entrambi i Paesi sono pronti per la pace e per continuare il commercio con gli Stati Uniti d’America”. “È per me un onore – conclude – lavorare con Anutin e Hun per risolvere ciò che avrebbe potuto evolvere in una grande guerra tra due Paesi altrimenti meravigliosi e prosperi! Vorrei anche ringraziare il Primo Ministro della Malesia, Anwar Ibrahim, per la sua assistenza in questa questione così importante”.
Thailandia, continueremo le operazioni militari contro la Cambogia
La Thailandia ha dichiarato di non avere intenzione di interrompere le operazioni militari contro la Cambogia, nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia affermato che i due paesi vicini avevano accettato di interrompere i combattimenti.
“La Thailandia continuerà a svolgere azioni militari finché non sentiremo più danni e minacce alla nostra terra e al nostro popolo”, ha dichiarato il primo ministro Anutin Charnvirakul in un post su Facebook. Il centro stampa congiunto di Bangkok ha confermato che le forze thailandesi hanno “reagito” contro obiettivi militari cambogiani nella notte.
(da agenzie)

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C’E’ UN EX FORZA NUOVA, CHE FA AFFARI D’ORO CON PALAZZO CHIGI, ATREJU E FRATELLI D’ITALIA: MARTIN AVARO, EX MEMBRO DEL PARTITO DI ESTREMA DESTRA E COINVOLTO IN SPEDIZIONI VIOLENTE (È STATO CONDANNATO IN PRIMO GRADO PER AVER AGGREDITO DUE CARABINIERI, LO HA SALVATO LA PRESCRIZIONE), LAVORA PER GLI EVENTI DEL PARTITO DI GIORGIA MELONI

Dicembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

AMICO DEI “NERI” DEL CRIMINE ORGANIZZATO, UNA SUA SOCIETÀ, “MR. TAILOR”, HA OTTENUTO ANCHE UN AFFIDAMENTO GOVERNATIVO DA 137 MILA EURO PER FORNIRE “LE UNIFORMI PER GLI ADDETTI ALLE ANTICAMERE ISTITUZIONALI E DIPARTIMENTALI” … I SUOI LEGAMI CON MATTEO COSTACURTA, DETTO “IL PRINCIPE”, POI DIVENTATO KILLER DEI BOSS ALBANESI E AMICO DI CARMINATI

«Esistono sfide che si possono vincere solo tra Fratelli». A scriverlo è Martin Avaro, fedelissimo di Fratelli d’Italia, con un passato da duro e puro. Dal neofascismo di Forza Nuova agli affari istituzionali il passo è stato breve. E passate brillantemente le burrasche giudiziarie, in un caso condannato in primo grado per lesioni aggravate ai danni di due carabinieri è stato salvato
dalla prescrizione (2017), ora è diventato un imprenditore di successo. Fedina penale intonsa e guai alle spalle.
La sfida alla quale si riferisce nella foto pubblicata sui social è stata ampiamente superata: la festa di Atreju, organizzata dai giovani di Fratelli d’Italia, anche quest’anno partecipata e ricca di ospiti. L’amico del partito oggi è imprenditore di successo e, come può rivelare Domani, fa incetta di appalti con enti pubblici, anche con la presidenza del Consiglio.
Avaro nella foto risalente a poco prima dell’inizio di Atreju posa con le braccia conserte e al suo fianco c’è un dipendente di Italica Solution, la srl che l’ex camerata amministra e possiede (ha il 90 per cento delle quote attraverso un’altra srl da lui controllata). Sullo sfondo dello scatto si intravedono i preparativi e la pista di pattinaggio già montata, una delle attrazioni di Atreju.
La sua società si occupa proprio di organizzazioni di eventi e di allestimenti, già in passato a lavoro per organizzare l’evento dei giovani meloniani e non solo. Era presente alla festa per la vittoria elettorale di Meloni, come svelato da questo giornale ormai due anni fa. All’epoca, era il 2023, lavorava con l’ausilio di un’altra ditta per Atreju. Poi nonostante il clamore per la notizia pubblicata si è messo in proprio. Adesso sono le sue società a organizzare eventi e fare incetta di affidamenti e appalti pubblici.
«Quella di Italica Solution, fra le offerte vagliate, è risultata anche quest’anno la più competitiva e la migliore nel rapporto qualità prezzo. Martin Avaro non ha alcun ruolo all’interno del partito», dice a Domani l’ufficio stampa di Fdi.
Sul sito della società ci sono le foto che mostrano i tanti eventi elettorali e politici organizzati: «Grazie alla nostra iscrizione al portale del Mepa (il portale della pubblica amministrazione), allestiamo e progettiamo grandi eventi nella P.A. garantendo il massimo della professionalità, serietà e concretezza nel centrare l’obiettivo richiesto da parte del nostro cliente».
L’ex segretario romano di Forza Nuova, amico di Arianna Meloni, del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e dei maggiorenti del partito, ne ha fatta di strada.
Mentre allestisce palchi per accompagnare fasti e successi del partito incassa anche soldi da regione Lazio e, perfino, da Palazzo Chigi per l’acquisto delle «uniformi per gli addetti alle anticamere istituzionali e dipartimentali». Tutto legittimo, ma i rapporti certificano quanto il richiamo della foresta sia forte e quanto le radici profonde non siano mai gelate, come amano ripetere i vertici del partito.
Il demiurgo degli eventi meloniani, oltre a Italica Solution ha un’altra società: Mr. Tailor, amministrata dall’ex camerata, che detiene anche il cinquanta per cento delle quote. Si tratta di una società a responsabilità limitata semplificata che si è aggiudicata un affidamento diretto lo scorso anno dalla presidenza del consiglio dei Ministri. Sul sito l’azienda si presenta così: «Una sartoria dove la tradizione sartoriale italiana incontra l’innovazione. Realizziamo abiti su misura garantendo una vestibilità perfetta e un’attenzione ai dettagli che faranno risaltare la vostra personalità in ogni occasione».
Una miscela tra cuore nero, il passato da fascista, gli eventi del partito e i soldi pubblici. Domani ha letto la determina, firmata
dal coordinatore dell’ufficio patrimonio, gare e contratti, Filippo Guagnano. I presupposti per l’affidamento diretto sussistono «alla luce del preventivo fornito in ossequio al principio di rotazione, dalla società Mr Tailor», si legge. La cifra? Una spesa stimata in 137 mila euro oltre Iva, pagati in tre tranche come risulta dalle rilevazioni sui pagamenti della presidenza del Consiglio.
Ma cosa ha fornito la società di Avaro? «Uniformi per gli addetti alle anticamere istituzionali e dipartimentali» in ragione di un decreto della presidenza del Consiglio del 27 marzo 2024 «che aggiorna la disciplina delle uniformi PCM, ripristinando, tra le altre cose, la doppia foggia estate/inverno e prevedendo una durata della fornitura non inferiore a tre anni». A rispondere presente, la società di Avaro.
Scordiamoci il passato, l’oggi è fatto di appalti e forniture a Chigi. Eppure negli anni in cui l’ambiente di Avaro era un altro spunta un’amicizia inedita con un altro ex fascista, che però ha preso un’altra strada: quella delle pistole. Nel 2023 questo giornale aveva pubblicato un’inchiesta in tre puntate nella quale svelavamo affari e rapporti con il partito della società di Avaro. Raccontavano delle performance canore dell’ex camerata durante il raduno di Forza Nuova, ripreso dalle telecamere del regista autore del documentario Nazirock.
Erano gli anni della sua militanza fascista quando cantava a squarciagola strofe del genere: «Ho il cuore nero, e me ne frego e sputo in faccia al mondo intero». Rinnega il suo passato, Avaro? «Ma che domanda è, non le rispondo», diceva a Domani, così come non rispondeva sugli esiti dei suoi procedimenti, di
certo mai terminati con una condanna definitiva. Di alcuni si trova traccia in informative dei carabinieri che svelano anche un’amicizia mai rivelata, quella con Matteo Costacurta, detto Il Principe, all’epoca nero tra i neri e oggi in carcere perché killer al soldo dei boss albanesi.
«Giova segnalare come costoro (Matteo Costacurta e Marco Di Dio, militante di Forza Nuova, ndr) siano in diretto contatto con Avaro Martin, leader di Forza Nuova, condannato, in primo grado, dal Tribunale di Roma VII Sezione Collegiale – in data 15.12.2009 per assalto alle caserme a seguito del decesso di Gabriele Sandri e denunciato dalla Digos di Roma il 26 aprile poiché trovato in possesso di migliaia di volantini inneggianti il fascismo», si legge in un’informativa dei carabinieri datata giugno 2010.
Il casellario di Avaro risulta intonso, mai condannato definitivamente. Resta il passato con dentro i volantini inneggianti al fascismo, le amicizie con neofascisti poi diventati criminali feroci, gli episodi nei quali è rimasto coinvolto. In uno si è salvato con la prescrizione: la sentenza della corte di Appello di Roma è del 2017. In primo grado era stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, invasione di edifici, lesioni aggravate ai danni di due carabinieri.
I militari erano intervenuti, nel 2005, dopo l’occupazione dell’ex sede dell’Asl di Tivoli, da parte di militanti di Forza Nuova. Avaro si è sempre dichiarato estraneo alle contestazioni. Abbiamo scritto email e contattato telefonicamente l’imprenditore in affari con Fratelli d’Italia. «Lei parla con nessuno», ha risposto prima di riattaccare. Alle nostre domande neanche una risposta. Di certo però gli affari coi meloniani vanno a gonfie vele.
(da “Domani”)

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