Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
IL MILIARDARIO BAVARESE CHIEDE LA FINE DEL “BRANDMAUER”, L’ISOLAMENTO POLITICO DELL’ESTREMA DESTRA DI TRADIZIONE O ISPIRAZIONE NAZISTA… IN RISPOSTA, È PARTITO IL BOICOTTAGGIO DEI PRODOTTI DEL COLOSSO TEDESCO … L’85ENNE È UN GRANDE AMICO DI ALICE WEIDEL, LEADER DI AFD
Pur essendo famoso per aver detto che il denaro non gli ha cambiato la vita, Theo
Müller — imprenditore dello yogurt — fa feste notevolmente opulente, con una predilezione per l’ornamento o il mobilio dorato. E ama hotel di lusso, per esempio a Cannes, dove si è fatto fotografare attovagliato con Alice Weidel nell’ottobre 2023 in quella che è stata la prima foto di un industriale che ha «sdoganato» e di fatto appoggiato l’estrema destra AfD.
Non sorprende quindi che il celebre yogurt Müller sia finito tra i prodotti da boicottare, in una campagna social sempre più rumorosa e ramificata, che travalica i confini.
Theo Müller, 85 anni, è anche concittadino di Alice Weidel, nel senso che entrambi hanno la residenza in Svizzera. Alla festa degli 85 anni celebrata a Freising in Baviera — raccontata un paio di mesi fa dallo Spiegel c’erano diversi esponenti d’estrema destra, mischiati a politici locali.
Un tempo, quando viveva in Baviera prima di emigrare tra le Alpi elvetiche in spregio alle elevate tasse tedesche, aveva la tessera della Csu. Ovviamente, Alice Weidel era al party, e già prima si era fatta vedere con i coniugi Müller al festival wagneriano di Bayreuth.
Al tavolo del celebrato 85enne, sedevano il direttore di Weltwoche , rivista ammiccante all’estrema destra, filorussa, e un celebre scienziato scettico dei cambiamenti climatici. Presente Hans-Christian Limmer (l’inventore delle panetterie tedesche in stile McDonald’s) ma più noto per aver preso parte alla famigerata conferenza sulla remigrazione di Potsdam.
E tanti inappuntabili conservatori e eminenze locali. Perché Müller di questo è convinto, che non bisogna isolare l’AfD, che il Brandmauer vada abbattuto, anche se finora non ha fatto professione di voto. È sempre stato controverso.
Siccome le sue aziende consumano molta acqua (e hanno preso molte multe) ed erano finite nel mirino di Greenpeace, una volta elogiò i dipendenti che contro gli attivisti aprirono gli idranti. Non rispetta i contratti collettivi: nelle sue fabbriche in Sassonia domina il sindacato «vicino all’azienda».
Con un fatturato di 9,5 miliardi è tra le 100 persone più ricche della Germania. Il tema che Müller pone — così come il boicottaggio che potrebbe subire — è serio. Solo venti giorni fa, l’Associazione delle imprese famigliari, l’ossatura dell’imprenditoria tedesca nota come Mittelstand , aveva prima invitato a parlare un esponente dell’AfD e poi si è schierata, con la sua presidente Marie-Christine Ostermann, contro il Brandmauer , il muro tagliafuoco. La politica dell’isolamento «ha fallito», ha detto Ostermann.
E pur affermando di «ritenere sbagliate e pericolose» le loro politiche, l’AfD «unfit» per governare la Germania, ha chiesto il dialogo con i loro politici e simpatizzanti.
Ne è seguita una vera ribellione dentro il consorzio, con aziende anche grandi, come le drogherie Rossmann (15 miliardi di fatturato, ben più di Müller) o il marchio hipster Fritz Cola, che hanno sbattuto la porta e se ne sono andate. Ma la presenza dell’AfD è ormai un problema che tocca anche le aziende.
(da “Corriere della Sera”)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
FDI CALA DELLO 0,7%, IL M5S SALE DELLO 0.8%, PD E AVS DELLO 0,1%… REFERENDUM GIUSTIZIA: SI’ 56,7%, NO 43,3%
Secondo l’ultima Supermedia di Agi/Youtrend, pubblicata giovedì 11 dicembre, effettuata sulla base dei sondaggi realizzati dal 27 novembre al 10 dicembre, se si andasse a votare oggi, nonostante un calo di quasi un punto percentuale, vincerebbe ancora Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, con netto distacco rispetto agli altri partiti.
I sondaggi considerati sono stati realizzati ai fini della media ponderata sulle intenzioni di voto, sono quelli realizzati dagli istituti Demopolis (data di pubblicazione: 4 dicembre), EMG (28 novembre e 4 dicembre), Eumetra (27 novembre e 4 dicembre), Ipsos (30 novembre), Ixe’ (27 novembre), Noto (29 novembre e 2 dicembre), SWG (1 e 8 dicembre), Tecnè (28 novembre e 5 dicembre) e Youtrend (10 dicembre).
Per il referendum costituzionale: EMG (data di pubblicazione: 28 novembre e 4 dicembre), Eumetra (4 dicembre), Ipsos (2 dicembre), Ixè (27 novembre), Only Numbers (11 novembre), e Youtrend (10 dicembre).
Le intenzioni di voto: chi vincerebbe oggi se si andasse alle urn
Quella di oggi è una Supermedia molto ‘robusta’, con risultati piuttosto solidi perché basati su un numero di rilevazioni molto consistente. Difficile quindi che le tendenze che emergono si distanzino di molto dal dato reale sul consenso. A cominciare dal calo (-0,7%) di Fratelli d’Italia, che scende nuovamente sotto quota 30%, e dalla crescita (+0,8%) di M5s.
Il primo arriva al 29,7%, con uno scostamento appunto dello 0,7% scostamento rispetto alla Supermedia di due settimane fa (27 novembre 2025); il secondo sale al 12,8%, con un deciso balzo in avanti rispetto alla Supermedia di fine novembre.
Sono essenzialmente questi due dati a spostare
significativamente il dato aggregato relativo alle coalizioni, che vede un sostanziale riavvicinamento tra centrodestra (-1,0%) e campo largo (+0,8%), ad oggi separati da soli 2,2 punti.
Chi sale e chi scende tra i partiti
Guardando nel dettaglio le intenzioni di voto, Fratelli d’Italia è al 29,7% (-0,7). Al secondo posto troviamo il Pd di Schlein, in lieve crescita, al 22,0 (+0,1 rispetto alla Supermedia di due settimane fa). Il M5s di Conte è al 12,8% (+0,8).
Fuori dal podio c’è Forza Italia, in leggera discesa, con l’8,7% (-0,2% rispetto a due settimane fa). Poco sotto troviamo la Lega di Salvini, invariata all’8,3% (=).
E ancora, più indietro c’è Alleanza Verdi Sinistra, in lieve aumento al 6,6% (+0,1).
Più sotto c’è Azione di Carlo Calenda, che è dato al 3,2% (-0,2 rispetto a due settimane fa), e poi Italia Viva di Renzi, con il 2,5% (-0,3 rispetto alla Supermedia del 27 novembre).
In fondo alla classifica ci sono +Europa, con l’1,8% (+0,3) e Noi Moderati di Lupi, all’1%. Questa la Supermedia Coalizioni 2022: il centrodestra è al 47,8% (-1,0), mentre il centrosinistra è al 30,3% (+0,4).
Chi vince al referendum sulla Giustizia
Per quanto riguarda il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, che si terrà a marzo, in questo momento risultano in vantaggio i Sì con il 56,7% (+0,6 in un mese). I No sarebbero al 43,3% (-0,6). Secondo questa Supermedia alle urne è atteso il 62% degli aventi diritto. Ma ricordiamo che in ogni caso il referendum sarà ritenuto valido, trattandosi di un referendum confermativo.
(da Fanpage)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
LA SOLITA FARSA: ORA BUDAPEST AVRA’ DUE MESI DI TEMPO PER RISPONDERE… CON GLI STATI CANAGLIA NON C’E’ NEANCHE DA DISCUTERE, SI AFFACCIANO ANNETTERE DALLA RUSSIA
La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Ungheria per
violazione della nuova legge europea sulla libertà dei media (Emfa) e di alcuni obblighi previsti dalla direttiva sui servizi di media audiovisivi.
La normativa è entrata in vigore lo scorso 8 agosto per garantire il pluralismo e la trasparenza dei media all’interno del mercato Ue. Secondo l’esecutivo comunitario, Budapest non garantisce un’adeguata protezione delle fonti giornalistiche, né la tutela delle comunicazioni riservate. La Commissione contesta poi l’assenza di un’efficace protezione giurisdizionale in caso di violazione di tali diritti. Da anni l’Ungheria è al centro di critiche internazionali per le gravi limitazioni alla libertà di stampa, denunciate anche dagli stessi media ungheresi. L’ultimo
intervento normativo contestato da Bruxelles era stato il provvedimento presentato a maggio dal partito Fidesz del premier Viktor Orbán, una legge che prevede la sorveglianza di media e ong che ricevono «finanziamenti stranieri», con l’istituzione di un elenco apposito.
Le contestazioni all’Ungheria: quanto tempo ha per rispondere
Ma non è tutto. Bruxelles rileva anche che l’Ungheria non rispetta gli obblighi comunitari relativi al funzionamento e indipendenza dei media di servizio pubblico, trasparenza della proprietà delle testate, valutazione delle concentrazioni nel mercato dei media e i criteri per l’assegnazione della pubblicità statale. Elementi che, secondo la Commissione, incidono direttamente sul pluralismo e sulla concorrenza nel settore. Budapest avrà ora due mesi di tempo per rispondere e affrontare i rilievi sollevati. In assenza di chiarimenti soddisfacenti, la Commissione potrà procedere con un parere motivato, la fase che precede il possibile deferimento alla Corte di giustizia Ue.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
VISTI ACCELERATI PER CHI PAGA UN MILIONE DI DOLLARI: COS’E’ LA GOLD CARD LANCIATA DAL TYCOON
La promessa di stringere le maglie dell’immigrazione è uno dei punti programmatici che hanno convinto milioni di cittadini americani a votare per Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2024. Da quando il tycoon è tornato a sedere nello Studio Ovale, i controlli al confine si sono intensificati, mentre il dipartimento di Sicurezza interna ha avviato un controverso programma di deportazione degli immigrati irregolari. Ma a guardare bene, c’è una categoria di aspiranti cittadini americani che Trump non intende affatto ostacolare: i più ricchi.
Cos’è la «Gold Card» di Trump
Nelle scorse ore, il presidente americano ha lanciato ufficialmente la Gold Card, un programma che offre procedure accelerate e semplificate per ottenere visti statunitensi ai cittadini stranieri che possono permettersi di pagare un milione di dollari. La carta, dove vengono raffigurati lo stesso Trump e la Statua della libertà, offrirà agli acquirenti un «percorso diretto verso la cittadinanza per tutte le persone qualificate e selezionate». Di fatto, si tratta di un’iniziativa annunciata a inizio 2025, ma che ha visto la luce solo ora.
In arrivo anche i «visti di platino»
Nelle intenzioni della Casa Bianca, la Gold Card renderà la vita più facile a tutti coloro che possono dimostrare di apportare «un beneficio sostanziale agli Stati Uniti d’America». Per dimostrarsi meritevoli di accedere a questo programma non servono titoli di studio o certificazioni di alcun tipo. Semplicemente, bisognerà versare una quota da un milione di dollari. Quella, si legge sul sito del programma, «è la prova che l’individuo apporterà un beneficio sostanziale» al Paese. «Eccezionale! Le nostre grandi aziende americane possono finalmente mantenere i loro preziosi talenti», ha esultato Trump sui social. Secondo la Bbc, sarebbe già pronta una versione ancora più esclusiva. Si tratta della cosiddetta Platinum Card, che offre speciali agevolazioni fiscali e sarà presto disponibile al costo di cinque milioni di dollari.
La stretta sull’immigrazione (e sui turisti)
L’iniziativa di Trump per attrarre immigrati facoltosi si inserisce nella più ampia politica migratoria della Casa Bianca, che per tutti gli altri ha optato per misure ben più restrittive. Di recente, Washington ha sospeso le domande di immigrazione da parte di persone provenienti da 19 Paesi, principalmente in Africa e Medio Oriente, soggetti al divieto di viaggio imposto da Trump.
Il governo, inoltre, ha bloccato tutte le decisioni sulle domande di asilo mentre verranno esaminati migliaia di casi approvati durante l’amministrazione di Joe Biden. Per i turisti, inoltre, gli Usa hanno imposto l’obbligo di dichiarare tutti gli account social utilizzati negli ultimi cinque anni.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
LA PROPAGANDA DEL GOVERNO NON DICE CHE E’ SOLO UNA PROPOSTA DELIRANTE DEL CONSIGLIO AFFARI INTERNI DELLA UE, NON DELLA COMMISSIONE O DEL PARLAMENTO, CHE FRANCIA , SPAGNA, GRECIA E PORTOGALLO HANNO VOTATO CONTRO E CHE ALLA FINE OGNI RICORSO SARA’ VALUTATO DAL GIUDICE
La propaganda politica funziona così. Si prende un’informazione, un elemento, e lo si
plasma in modo che si inserisca alla perfezione nella propria retorica, in modo che sia funzionale a una certa narrativa, la rafforzi. È quello che sta succedendo sui centri in Albania, dopo la decisione del Consiglio Affari Interni dell’Unione europea. Il governo si intesta un cambio di rotta a Bruxelles, dice che finalmente il modello dei centri per i migranti in Albania è stato riconosciuto come il modello vincente e che, dopo oltre un anno di battaglia giudiziaria – con i giudici che non validavano i trattenimenti dei richiedenti asilo nel Paese – ora questi hub possono finalmente partire.
Ovviamente questo è un racconto che serve al governo, per ribaltare la narrazione su questi centri, i centri di Shengjin e Gjader. Dei centri che sono stati il punto centrale del programma migratorio di Giorgia Meloni e dei suoi, ma che, indubbiamente, finora non hanno funzionato. Da quando sono stati inaugurati, dall’autunno 2024, le persone migranti che avrebbero dovuto essere destinate a questi centri hanno fatto avanti e indietro tra il porto albanese e quelli italiani, perché appunto secondo i giudici non potevano essere trattenute in Paesi terzi. Poi c’è stata una sorta di cambio di destinazione d’uso, un centro è diventato un Cpr, un centro per il rimpatrio e da qualche mese lì vengono trasferite le persone in attesa di essere rimpatriate.
Però lo sappiamo, i rimpatri vanno a singhiozzo. E così finisce che o le persone devono essere riportate in Italia, perché manca una convalida di questi provvedimenti, oppure che aspettano in Albania una decisione già presa in Italia. Di fatto, si aggiunge una tappa nel rientro al Paese di origine, però non si rivoluziona la gestione migratoria. E questi sono dati di fatto, con cui il governo deve in qualche modo misurarsi.
Le novità a livello europeo: rimpatri e Paesi sicuri
Ecco perché, al via libera del nuovo regolamento sui rimpatri e dell’aggiornamento della lista dei Paesi sicuri, il governo non ha perso tempo e si è intestato una vittoria. Prima di vedere perché le cose sono un po’ più complesse di come vengono dipinte, però, capiamo cosa è successo a Bruxelles.
Partiamo proprio dai rimpatri, che è il tema su cui Meloni, Piantedosi & co. rivendicano maggiormente il successo del modello Albania.
Il nuovo regolamento dice che se una persona è arrivata nell’Unione europea passando attraverso un Paese considerato sicuro, può essere respinta subito, perché avrebbe dovuto chiedere protezione proprio in quel Paese di transito.
Non solo: si pensa anche ad istituire dei centri di procedure e rimpatrio – i cosiddetti return hub – proprio in Paesi terzi. Come l’Italia sta provando a fare in Albania, insomma, come i Paesi Bassi vorrebbero fare in Uganda, la Danimarca forse in Montenegro, e così via.
Invece, sui Paesi sicuri. I ministri dell’Interno europei hanno approvato un ampliamento della lista, includendo anche Paesi come il Bangladesh, la Colombia, l’Egitto, l’India, il Kosovo, il Marocco e la Tunisia.
All’Italia ovviamente fa comodo. Moltissimi dei richiedenti asilo che sbarcano sulle nostre coste sono partiti proprio dalla Tunisia e questo consentirebbe di rifiutarli immediatamente e rispedirli nel Paese di Kais Saied, dove dovrebbero essere portare a termine tutte le procedure. E qui inizia a emergere qualche problemino. I ministri europei possono anche includere la Tunisia nella lista dei Paesi sicuri, ma per un migrante subsahariano non lo è.
In questi anni sono arrivate moltissime testimonianze e denunce di violenze contro le persone migranti in Tunisia. Le politiche razziste di Saied hanno portato a raid nelle città, una vera e propria caccia alle persone nere e provenienti dall’Africa subsahariana, all’abbandono dei migranti nel deserto ai confini con la Libia e con la Tunisia, senza cibo né acqua, lasciati lì a morire.
Tutti i nodi
Ecco, è questo un Paese sicuro per l’Unione europea? Magari per me lo è anche, ma per una persona migrante, che arriva dal Sahel, lo è altrettanto? La risposta ovviamente è no, e bisogna sempre considerare che nella valutazione di una richiesta d’asilo bisogna considerare se il Paese d’origine sia sicuro per la persona che presenta la domanda, non in generale.
Ma al netto di questo, è chiaro che la direzione a cui sta puntando l’Unione europea da diversi anni ormai è quella dell’esternalizzazione delle frontiere, dall’appalto ad altri Paesi della gestione dei flussi migratori, che questo sia a scapito della tutela dei diritti umani poco importa.
Su questo il governo Meloni ha ragione. L’approccio è cambiato: non è più basato sull’accoglienza, sulla solidarietà, ma su una gestione securitaria, che tratta le migrazioni come un tema di sicurezza interna, di ordine pubblico, di pura logistica. E che quindi non si fa scrupoli a lasciare delle persone vulnerabili in balia di procedure che non sono minimamente comparabili agli standard europei.
Almeno in teoria, nella pratica sappiamo bene che anche nei nostri Paesi i Cpr e i centri di accoglienza sono spesso luoghi dove la dignità umana è qualcosa di sconosciuto.
Ma sicuramente esaminare una richiesta di asilo in Italia non è la stessa cosa che farlo in Tunisia, o in Egitto, dove le persone vengono arbitrariamente detenute e dove lo spazio dei diritti civili è sempre più ristretto. O anche, in Bangladesh, da dove provengono moltissime delle persone che sbarcano in Italia, e che sappiamo essere un Paese teatro di persecuzioni religiose e politiche.
La svolta sovranista
Insomma, sicuramente il governo Meloni può rivendicare un ruolo in questa svolta sovranista dell’Unione europea, anche in tema di politiche migratorie. Però da qui a parlare di svolta e di successo imminente per i centri in Albania, la strada è lunga.
In primis perché il Consiglio Affari Interni non fa le regole. I ministri hanno approvato quella che è la loro posizione negoziale, che poi dovranno confrontare nei cosiddetti triloghi, cioè nelle trattative con il Parlamento e con la Commissione europea. E va anche detto che sebbene la maggioranza politica sia verso destra, comunque anche in Consiglio non erano tutti d’accordo: la Spagna, la Grecia, la Francia e il Portogallo hanno votato contro. E questo sicuramente peserà nei negoziati con il Parlamento.
In un’intervista con il Messaggero oggi il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha detto che la linea italiana è stata sposata a pieno a livello europeo e che quindi ora confida che i centri in Albania – in questo momento solo parzialmente funzionanti, proprio a causa dei vari procedimenti giudiziari – potranno entrare a regime. Vedremo, ma non possiamo escludere una nuova stagione di ricorsi. Perché al di là di tutte le cornici normative, va sempre valutata la situazione caso per caso. E i
giudici, di tanto in tanto, potrebbero avere qualcosa da ridire.
L’unica certezza che abbiamo è che questi centri ci sono costati e continuano a costarci un sacco di soldi. Gli oltre 70 milioni per allestire le strutture, circa 2 milioni e mezzo all’anno di spese accessorie per i carabinieri e i militari della Marina che ci lavorano, vitto e alloggio per il personale. Secondo un rapporto di ActionAid i centri in Albania costano molto di più di un centro per il rimpatrio in Italia. Vi dò un numero: oltre 100 mila euro per qualche giorno di attività nel 2024, circa 18 volte in più di quanto avremmo speso in Italia. Sicuramenta mancano ancora tanti dati, ma parlare di svolta e di grande successo forse è un po’ affrettato.
(da Fanpage)
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Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile
SILVIA DIVENTERA’ CANDIDATA PREMIER DEL CAMPO LARGO A FUROR DI POPOLO, LO SOSTENIAMO DA MESI A RAGION VEDUTA E VI SPIEGHIAMO PERCHE’ E A QUALI CONDIZIONI… SOLO LEI PUO’ ASFALTARE I PATRIDIOTI
Secondo l’ultimo sondaggio di Youtrend, in caso di primarie del campo largo, è la segretaria del Pd Elly Schlein a raccogliere il maggior numero di consensi. Il 31 per cento. Ma i suoi diretti avversari la seguono a ruota: il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte con il 29 per cento e la sindaca di Genova Silvia Salis con il 28.
Il dato che desta stupore è come Silvia Salis, peraltro ancora poco conosciuta a livello nazionale, in pochi mesi abbia raggiunto due politici navigati come il presidente del M5S Conte e la segretaria del Pd Schlein, considerando che non ha un partito alle spalle e nonostante non si sia mai candidata per quella carica, ribadendo più volte che intende rimanere sindaca di Genova. E’ un classico esempio di “candidatura spinta dal basso”, con una fascia di consenso in costante aumento.
Il nostro commento
Quando Silvia Salis è stata candidata dal “campo largo” a sindaca di Genova la conoscevamo solo per i precedenti sportivi e per la carica di vice-presidente del Coni. L’abbiamo “studiata” per diversi giorni nelle sue prime uscite pubbliche e abbiamo tratto una convinzione: sarebbe diventata sindaca di Genova.
E così è stato perché è una “bella persona” ; empatica, carismatica, di grande comunicazione, preparata, tosta come non immaginate, diretta, gran capacità di sintesi, instancabile, una sindaca al servizio dei cittadini, mai una parola oltre le righe ma capace di fulminarti con uno sguardo.
Ne sanno qualcosa i becero-sovranisti locali che rimediano da mesi brutte figure attaccandola sul nulla, mentre Bucci che è l’unico intelligente tra loro ha scelto la via della collaborazione e arranca dietro di lei.
Veniamo al sondaggio.
1) Elly Schlein e Giuseppe Conte si escluderanno a vicenda: entrambi non riuscirebbero a fare il pieno di voti nel partito alleato. Nel M5S c’e’ chi non voterà mai Schlein premier e nel Pd chi non voterà mai Conte premier (nel timore che cambi schieramento dopo un anno).
2) In caso di primarie Silvia Salis non si presenterà mai perché non intende sottrarre voti a Elly. Il sondaggio Youtrend va letto che la somma Schlein-Salis è al 59%, Conte al 29% e corrisponde al peso dei due partiti di riferimento.
3) Se non ci saranno primarie i partiti potrebbero chiedere a Silvia di accettare la candidatura (onde evitare rottura dello schieramento o sconfitta certa). A quel punto Silvia potrebbe accettare a una sola condizione: che tutti i partiti del campo largo accettino di farne parte. A Genova ha chiesto e ottenuto questo e fine delle polemiche.
4) Salis è l’unica che può competere con i sovranisti e far tornare a votare una percentuale di scazzati e disillusi, raccogliendo consensi anche nella destra moderata e sociale. E in un confronto Tv con la Meloni è una che non segue canovacci, è imprevedibile e ha la battuta che fulmina e sa portarla con la cattiveria necessaria per fare male.
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Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile
INVECE CHE SALVARE VITE UMANE QUALCUNO PERSEGUITA CHI LE SALVA, MA VERRA’ IL GIORNO CHE NE RISPONDERANNO
Il fermo di Mediterranea, la nave dell’omonima ong è totalmente illegittimo e per
questo deve essere sospeso.
Senza neanche convocare l’avvocatura di Stato per ascoltare la tesi del Viminale, il tribunale di Agrigento ha annullato “inaudita altera parte” il fermo ordinato dopo l’ultima missione, perché – emerge dal provvedimento – mancano i presupposti legali di base.
Fermo privo di presupposto legale
Il nodo è la reiterazione, contestata al comandante e all’ong, per imporre uno stop di venti giorni e una multa di 10mila euro. Peccato che nessuno dei precedenti fermi che hanno raggiunto la nave, sia quando era in mare come Sea Eye4, sia da quando è diventata Mediterranea, sia mai diventato definitivo.
Una vittoria per l’ong italiana, che da agosto, quando ha inaugurato la sua nuova omonima nave, per due volte è andata in missione e per due volte è stata fermata, con provvedimento in seguito annullato dai giudici.
Due missioni, due stop entrambi sospesi
Il pretesto per il fermo è sempre stato il medesimo: non aver rispettato il porto sicuro assegnato. Genova, la prima volta. Livorno, la seconda. Peccato che, nel primo caso, quella decisione – ha stabilito il giudice con un provvedimento d’urgenza che nel merito sarà discusso il 17 dicembre – sia stata presa “esclusivamente per motivi solidaristici” e per “tutelare la vita delle persone”, bene anche giuridico che merita speciale tutela al pari dei diritti di chi, come l’equipaggio di una nave di
soccorso, lavora per salvaguardarla.
Nel secondo caso, lo stop ha avuto del surreale: il fermo per non aver rispettato il porto assegnato è arrivato nonostante i provvedimenti di due procure- quella per i minorenni di Palermo, a firma di Claudia Caramanna, e quella di Agrigento, con ordine del capo dell’Ufficio, Giovanni Di Leo – che hanno ordinato lo sbarco a Porto Empedocle. Mediterranea incassa l’ennesima vittoria che disinnesca quella che definiscono “la vendetta” del Viminale.
Mediterranea: “Uso arbitrario del decreto Piantedosi per arrivare alla confisca”
Ma nell’ong c’è preoccupazione perché – si spiega – alla luce di quanto successo negli ultimi mesi, “il reiterato abuso, arbitrario e addirittura illegale, dei poteri sanzionatori previsti dal Decreto Legge Piantedosi” non sarebbe per nulla casuale o occasionale ma figlio di una strategia: “violando qualsiasi regola vogliono arrivare alla definitiva confisca della nave”. L’obiettivo ultimo, denunciano, è “togliere di mezzo testimoni scomodi che denunciano quotidianamente le violazioni dei diritti delle persone migranti e la distruzione sistematica del diritto internazionale, marittimo e umanitario, in mare”. Nel mirino, si ragiona nel mondo del soccorso in mare, non è solo la nave dell’ong italiana, ma tutta la flotta civile.
Fermata anche Humanity1
Ventiquattro ore fa, anche Humanity1, che a dispetto del tempo pessimo aveva diligentemente raggiunto il porto assegnato di Ortona, è stata fermata per venti giorni e multata per diecimila euro. Motivo? Non aver comunicato con la Guardia costiera libica, che contro quella nave in passato ha sparato, di recente lo
ha fatto contro Louise Michel e per un attacco a Ocean Viking con spari e raffiche di mitra, durato oltre venti minuti, è al centro di un’inchiesta della procura di Catania.
Crimini noti, al pari di torture, abusi e violenze finite al centro non solo di rapporti di agenzie delle Nazioni Unite e ong, ma anche dell’inchiesta delle Corte penale internazionale che coinvolge l’ex comandante libico Almasri, costata al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e altri membri del governo un’indagine a carico, che solo per il no della maggioranza all’autorizzazione a procedere non si è trasformata in un processo. Ma per il ministro dell’Interno, che ieri ha rivendicato il fermo di Humanity con un tweet, però “il coordinamento nelle attività di salvataggio in mare assicurato dagli Stati è essenziale per tutelare al massimo la vita umana”. Incluso con la Libia.
“L’Europa cambi rotta”
“Qualcosa è andato pericolosamente storto quando chi difende i diritti umani viene punito, mentre chi li viola viene protetto e attivamente sostenuto dall’UE e dai suoi Stati membri”, afferma Janna Sauerteig, di Humanity, una delle ong della flotta civile entrata a far parte della Justice fleet, rete di tredici sigle che ha deciso di darsi comuni linee legali e operative, a partire dal rifiuto di ogni contatto con la Guardia costiera libica. “Non ci faremo costringere a rivelare le nostre posizioni operative a milizie armate finanziate dall’UE che sparano contro persone in cerca di protezione e contro i nostri team di soccorso”.
La strategia del silenzio
Crimini su cui – è preoccupazione condivisa fra chi si occupa di soccorso a terra e a mare – si sta tentando di imporre il silenzio. Con i fermi, certo. Ma anche con i nuovi regolamenti e direttive
in discussione in Ue, a partire da quella sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che per la prima volta esclude la “scriminante umanitaria”. In concreto, significa che, anche chi fornisce supporto umanitario a chi attraversa le frontiere di mare e di terra, può essere legalmente considerato e processato come trafficante.
Il provvedimento è in via di definizione, ma ha già allarmato le Nazioni Unite, che con un duro comunicato del panel of experts hanno criticato la bozza in circolazione, invitando l’Ue a tornare sui propri passi. “I difensori dei diritti umani e la società civile sono sempre più soggetti a procedimenti penali, in un contesto in cui lo spazio della società civile in Europa si sta restringendo – si legge nella nota – Garantire la tutela dei diritti umani in tutte le azioni intraprese per combattere il traffico di migranti è un obbligo legale ed è vitale per un’efficace protezione della vita e dei diritti delle persone in movimento”. Ma anche loro, dovesse essere approvata la nuova direttiva sui “diritti delle vittime” potrebbero essere ridotti al silenzio. Con le modifiche in discussione, infatti, per i migranti senza documenti che denuncino crimini o abusi non è prevista alcun tipo di tutela, rinviata al massimo a decisioni tutte nazionali in sede di conversione in legge. “In tutta Europa – spiega Louise Bonneau, dell’ong europea Picum – le persone prive di documenti si trovano già di fronte alla scelta impossibile tra sopportare abusi o rischiare la detenzione e la deportazione se cercano aiuto. Questo accordo rafforza quella paura segnalando che alcune vittime sono meno meritevoli di protezione, minando l’uguaglianza davanti alla legge e i diritti fondamentali che l’UE afferma di sostenere”.
(da agenzie)
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Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO ALLA CHEERLEADER DI TRUMP, GIORGIA MELONI: “L’EUROPA DEVE RIUSCIRE AD ESISTERE, AD AGIRE E A DIFENDERSI”… L’ATTACCO AI GIGANTI DEL WEB: “OPERANO SENZA REGOLE, PRATICAMENTE, SONO AVVANTAGGIATI NEL PAGAMENTO DELLE TASSE”
Nel futuro di Mediaset, una certezza c’è: La ruota della fortuna girerà per sempre. Bilancio natalizio, l’albero bianco luccicante è addobbato come da tradizione, l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi dice sorridendo che “La ruota potrebbe andare in onda 366 giorni l’anno, non stancherebbe nessuno”.
Loda Gerry Scotti che tutte le sere porta a casa 5 milioni di spettatori (“Giustamente la Rai si è entusiasmata per il successo di Sandokan che alla prima puntata ha superato i 5 milioni, ma noi li facciamo tutti i giorni”). Quindi La ruota, (oggetto di studio anche all’Università Bocconi, dice con un certo orgoglio), girerà nell’access time anche nella settimana del Festival di Sanremo: “Non vedo perché no”.
Si capisce che farebbe una statua equestre a Scotti, che ha accettato di condurre anche Chi vuol essere milionario? .“Grandissimo Gerry, coraggioso e aziendalista”. Racconta che passerà le feste con la madre. “Con Silvia e i nostri figli e con Marina e i suoi, andremo da mamma che ha 86 anni ed è reduce da una broncopolmonite. Posso dirlo? Sarà un Natale bellissimo, sono la persona più felice del mondo. Al massimo faremo una gita a Montecarlo con i ragazzi, poi torniamo”.
Parla a 360 gradi, tv, vita privata, politica. Non si sottrae. Gli viene chiesto anche della vendita di Repubblica da parte di Gedi
alla famiglia Kyriakou. “È una notizia che mi trova stranito, Peccato. Il mercato è il mercato, ma da italiano il fatto che un pezzo di storia dell’editoria, del giornalismo, dell’informazione del nostro Paese vada in mani straniere un po’ mi dispiace. Ma non giudichiamo prima di vedere cosa succederà, magari chi arriva è bravissimo e mantiene una linea coerente con la storia delle testate e crea occupazione. Il pluralismo, l’indipendenza, l’occupazione, sono questi i valori del giornalismo in Italia. Essendo noi editori di tv, libri, e in qualche modo di periodici, è chiaro che siamo affascinati dal pensiero di mantenere una testata così storica in mani italiane, ma è fanta-economia, è fanta-editoria. Ognuno deve fare il proprio mestiere. E’ un treno che è passato, ma dire che non mi piacerebbe sarebbe falso”.
Rinnovare i volti della politica
E parla di politica, del futuro di Forza Italia, che va rinnovata, dell’Europa: “Penso che in un’economia globale con grandi squilibri tra le grandi potenze, i poveri singoli Paesi in Europa rischiano di non avere un futuro. L’Europa deve riuscire a resistere, a difendersi e a trovare intese”.
Lo dice chiaro e tondo, non seguirà le orme del padre. “La politica? Tutte le mie energie sono dedicate a Mfe (Mediaset for Europe) e alla mia famiglia, che è al centro della mia vita. Quindi non c’è spazio per altri impegni”.
“Non mi occupo di politica” spiega “ il mio pensiero non cambia, ma è naturale che io e mia sorella Marina ci appassioniamo al destino di Forza Italia, è uno dei lasciti di mio padre. Chi fa l’imprenditore non può essere lontano dalla politica. Ho gratitudine vera per Tajani, ha mantenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di papà. Ma ritengo che siano
necessarie facce e idee nuove, e un programma rinnovato che però non metta in discussione i valori di Silvio Berlusconi. Ma i valori vanno portati alla realtà del 2025. Intendiamoci, il rinnovamento è generale, penso che si debbano rinnovare i volti della politica come quelli dell’imprenditoria”.
I risultati della “multinazionale italiana”
“Il 2025” dice Berlusconi “è un anno straordinario, oggi non siamo più quello che eravamo prima: in sette anni è cambiato tutto, siamo l’unica multinazionale italiana dei media. Nelle 24 ore abbiamo uno share del 37,5% la Rai il 35,8%. Canale 5 è davanti al servizio pubblico, nel target 15-64 anni, abbiamo il 40,2% contro il 30,2. Il palinsesto ospiterà dal 20 gennaio il ritorno di Striscia la notizia, ma in prima serata. “La decisione è stata presa con Antonio Ricci” dice l’ad di Mediaset “sarebbe stato sbagliato riportare Striscia in access time. Siamo molto fiduciosi”.
Che programma gli piacerebbe avere? “In un mondo globalizzato” spiega “ è importante avere un’informazione più stretta e specializzata sul territorio. Invidio alla Rai i tg regionali”. Sogna di rivoluzionare un po’ il palinsesto, anche se ammette che la tv è abitudine. Il progetto è proporre una bella offerta in seconda serata “quando gli spettatori vanno sulle piattaforme”, accorciando i programmi o le puntate delle fiction. Intanto arriveranno in seconda serata gli speciali del Tg5, poi sempre su Canale 5 i nuovi programmi di Bianca Berlinguer e Federico Rampini.
Il successo della Ruota della fortuna
Berlusconi, che ha voluto riproporre La ruota questa estate, esperimento che si è rivelato un successo, spiega che i rapporti con la Rai sono buoni. “Non confondete i termini della sfida, solo perché li abbiamo battuti nell’access time con La ruota. Non critico Affari tuoi, ma da cittadino mi permetto di mettere in discussione i soldi che si regalano, mi chiedo: è giusto? E ho posto la domanda all’amministratore delegato della Rai Rossi. Poi ritengo che la Rai abbia un grandissimo merito , tenere alto il benchmark e ha un ruolo fondamentale in Italia, è una grande azienda con tanti dipendenti”.
Tra i titoli di Mediaset c’è anche Ok, il prezzo è giusto!, storico gioco che in realtà sembrava destinato a Viale Mazzini. “Non so se lo abbiamo sfilato alla Rai” chiarisce “abbiamo un accordo di collaborazione con Fremantle e abbiamo chiesto di avere anche Ok, il prezzo è giusto! Ma non è ancora previsto in palinsesto, è ancora tutto da capire dove e con chi lo faremo”.
Sulla necessità di vedere facce nuove in Forza Italia “il mio pensiero non cambia”. Lo ha affermato il vicepresidente e amministratore delegato di Mfe – Media for Europe, Pier Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti durante gli auguri di fine anno negli studi Mediaset.
“Io ho gratitudine vera per Antonio Tajani e per tutta la squadra di Forza Italia, hanno tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre, cosa tutt’altro che facile”, ha osservato. Ma per il futuro “ritengo che siano inevitabilmente necessarie facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato.
Attenzione, che non metta in discussione i valori fondanti di Forza Italia – ha sottolineato -, che sono i valori fondanti del pensiero e dell’agire politico di Silvio Berlusconi, ma valori che devono essere portati a ciò che è oggi la realtà, cioè all’anno 2025”. E sulle facce nuove, “quello che vale per Forza Italia vale per la politica in generale”.
Anche sullo Ius Scholae, ha proseguito, “non ho cambiato idea” ha aggiunto, rispondendo con una battuta a chi gli faceva notare che anche Matteo Salvini aveva bocciato la proposta di Forza Italia sulla cittadinanza: “Anche io ma non perché mi senta particolarmente in linea con Salvini…”.
“Che io e Marina ci si appassioni ai destini di Forza Italia, siamo
onesti, è naturale. Tra i lasciti di mio padre, uno dei più grandi, se non il più grande, è proprio Forza Italia. Noi siamo due persone che lavorano, appassionate e impegnate nel proprio lavoro. Chi fa l’imprenditore non può essere distante dalla politica” ha poi concluso Pier Silvio Berlusconi.
“Non è un tema che oggi esiste”. Pier Silvio Berlusconi, durante la consueta cena di fine anno con i giornalisti negli studi Mediaset, replica così a chi gli chiede di una sua possibile discesa in campo in politica.
“Tutte le energie sono dedicate a Mfe, alla nostra Europa e quelle che rimangono alla mia famiglia che è il centro della mia vita” ha aggiunto Pier Silvio Berlusconi durante il tradizionale incontro per gli auguri di fine anno negli studi Mediaset. E a chi gli fa notare che nel 2027 avrà la stessa età di suo padre Silvio quando si è candidato in politica, Pier Silvio risponde con una battuta: “Oggi la scienza porta la vita ad allungarsi, c’è
“Di sicuro ciò che è stato fatto fino ad oggi non è sufficiente, ma l’Europa deve riuscire ad esistere, ad agire e a difendersi”. Lo ha detto il vicepresidente e amministratore delegato di Mfe – Media for Europe, Pier Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti durante gli auguri di fine anno negli studi Mediaset. “Di questo sono certo. Prima di tutto da cittadino italiano ed europeo, e ancora di più da imprenditore italiano ed europeo”, ha aggiunto.
“Non so rispondere se l’Europa sia sotto tiro o no. Perché qualunque risposta sarebbe strumentalizzata – ha proseguito Pier Silvio Berlusconi -. Penso però che l’Europa esista e che agisca su alcuni fronti fondamentali in maniera coesa e compatta. E penso che sia fondamentale anche che si difenda. Perché altrimenti, in un’economia globale fortemente sotto pressione,
con dei grandi squilibri, le grandi potenze e due guerre in atto, i singoli paesi in Europa rischiano di non avere un futuro”. “Non è per nulla facile, è molto complicato – ha concluso -, è una questione di trovare delle intese su tanti e diversi temi fondamentali”.
“Sul risultato finale dell’anno restiamo positivi e non mettiamo in discussione la possibilità di chiudere in utile e di fare un utile più alto dell’anno scorso con una distribuzione dei dividendi simile all’anno scorso”: lo ha detto il vicepresidente e amministratore delegato di Mfe – Media for Europe, Pier Silvio Berlusconi. “Il momento economico del mercato pubblicitario in Italia, Germania e Spagna è complicato. Non è dal punto di vista di mercato un bel quadrimestre. Tutti e tre i Paesi vedono ricavi pubblicitari Tv in deciso calo con un mercato Tv che registra un -10% in Spagna, -8% in Germania e -2% in Italia”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile
LE REGOLE INTERESSERANNO ANCHE I CITTADINI DELL’UNIONE EUROPEA CHE SONO ESENTI DAL VISTO E CHE DOVRANNO AGGIUNGERE GLI INDIRIZZI SOCIAL COME “ELEMENTO OBBLIGATORIO DEI DATI”
Chi intende visitare gli Stati Uniti dovrà prepararsi a «rivelare» gli ultimi cinque anni
della propria vita sui social media. Le nuove regole, ed è questa la novità più significativa, si applicheranno anche a chi appartiene al programma di esenzione dei visti, come i cittadini dell’Unione europea (italiani compresi). È quanto si legge nella nuova proposta dell’amministrazione Trump. Anche se al momento non è noto quando i cambiamenti diventeranno effettivi, secondo gli esperti si guarda al secondo trimestre 2026.
Secondo l’avviso pubblicato mercoledì dal Dipartimento della Sicurezza interna, coloro che chiederanno di entrare negli Stati Uniti — nell’ambito del programma di esenzione dal visto — saranno tenuti ad aggiungere i social media come «elemento obbligatorio dei dati». Finora, infatti, questa voce è opzionale.
La modifica proposta riguarderebbe i 42 Paesi i cui cittadini e nazionali possono soggiornare negli Stati Uniti fino a 90 giorni senza un visto, previa una procedura di controllo pre-viaggi
tramite l’Electronic System for Travel Authorization (il famoso «ESTA»). Le proposte sono soggette a un periodo di preavviso di 60 giorni che servono anche a ricevere proposte di modifica.
Oggi i richiedenti provenienti da Paesi con esenzione dal visto devono registrarsi al programma ESTA, pagano 40 dollari e forniscono un indirizzo e-mail, l’indirizzo di casa, il numero di telefono e le informazioni di un contatto di emergenza. Viene anche chiesto di inserire i propri account social, ma su base volontaria. L’autorizzazione al viaggio ha una validità di due anni.
Questa iniziativa segue azioni simili del governo statunitense per effettuare controlli sui social media per alcuni richiedenti visto, inclusi i richiedenti dei visti H-1B concessi a lavoratori stranieri qualificati, così come i richiedenti visti per studenti e studiosi. Segue anche i piani, ancora in attesa di approvazione, del governo di riscuotere una nuova tassa di 250 dollari per l’integrità dei visti da molti visitatori, benché i visitatori provenienti da Paesi con esenzione dal visto siano esenti da tale tassa.
Tra le novità del documento c’è anche l’introduzione di una funzione — via app — per segnalare volontariamente la propria uscita dagli Usa che si dovrebbe effettuare caricando un selfie e autorizzando la geolocalizzazione per «certificare» che il viaggiatore ha effettivamente lasciato l’America.
(da agenzie)
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