Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
AUTISTI ESASPERATI, RISCHIANO PURE LA DENUNCIA SE RIMPROVERI UN TEPPISTELLO… MA CACCIATELI GIU’ DAL BUS A CALCI IN CULO E SE LA FACCIANO A PIEDI LA STRADA COSI’ IMPARANO A ROMPERE I COGLIONI AL PROSSIMO
Un dodicenne è stato picchiato da tre coetanei sullo scuolabus diretto alla scuola media. I ragazzi sono stati sospesi dal servizio per tre giorni, ma le loro famiglie hanno incaricato un avvocato per contestare il provvedimento. È quanto successo a Treviso.
Il pestaggio è avvenuto durante il tragitto verso una scuola media, quando tre studenti di classe prima si sono scagliati contro un compagno, colpendolo con pugni e spintoni. L’autista è intervenuto per sedare la lite e ha poi raccontato quanto accaduto alla scuola. L’istituto ha a sua volta informato il comune, che ha applicato la sospensione dal trasporto scolastico
prevista in questi casi. I genitori dei tre ragazzini, però, non hanno preso bene la decisione e si sono rivolte a un avvocato, chiedendo con una lettera il reintegro dei figli bulli sul servizio.
Gli autisti: «Siamo stanchi, serve collaborazione con le famiglie»
«Siamo stanchi, con le famiglie serve collaborazione», denunciano al Gazzettino gli operatori del servizio scuolabus del territorio. «Le nostre aziende associate mettono a disposizione dei comuni costosi mezzi di ultima generazione e si trovano sempre più spesso a dover fare l’inventario dei danni causati dagli studenti, segno che le stesse “piaghe sociali” che affliggono il trasporto pubblico si stanno insinuando sempre più anche in quello scolastico. Eppure, questo lavoro resta tra i meno riconosciuti e tutelati, sia sul piano economico che sul piano del prestigio professionale», denuncia Davide Baldoin, presidente degli autobus operator di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «Capita che – racconta – l’autista alzi la voce all’interno dello scuolabus per rimproverare i ragazzi quando c’è qualche problema. I ragazzini poi si lamentano coi genitori, che segnalano il fatto al Comune, il quale, avendo comunque le mai legate, poi chiede di cambiare l’autista. Non sorprende – conclude – che facciamo difficoltà a reperire il personale».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO CICCHITTO IL SEGRETARIO DEL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA ERA ATTENZIONATO DA MOSCA… LA PRESENZA DELL’EX CRONISTA DI LIBERO: QUALCUNO CI FISSAVA, NEI RISTORANTI CI SONO LE CIMICI
Uno juventino a una cena di romanisti non può che insospettire. Per questo oggi
Francesco De Dominicis, classe ‘76, ex giornalista di Libero ai tempi della direzione di Alessandro Sallusti e poi, per 6 anni, di Maurizio Belpietro, è indicato sui giornali come “la talpa” che durante l’incontro alla Terrazza Borromini ha registrato le parole di Francesco Saverio Garofani. Lui però smentisce.
E intanto c’è chi dice che a rivelare il presunto “piano del Quirinale” per fermare Giorgia Meloni siano stati gli 007 russi. «Garofani è il segretario del Consiglio supremo di Difesa, quel consesso che si riunisce al Quirinale con Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, ministri, e vertici delle forze armate. E in questa veste il segretario del Consiglio supremo di Difesa è ovviamente all’attenzione dei russi», dice Fabrizio Cicchitto
I russi e il Quirinale
Cicchitto, che è stato parlamentare nel Psi e in Forza Italia, è stato membro del Copasir e ha lavorato sul dossier Mitrokhin. Oggi a La Stampa dice che «Garofani è stato imprudente a parlarne in pubblico, ma il problema vero è che qualcuno deve aver registrato segretamente le sue parole. Perché ai miei occhi è evidente che è stato registrato. Infatti non ha potuto smentire lo scoop del quotidiano La Verità. Ma gli aspetti di politica interna sono soltanto un pezzo di questa storia e nemmeno la più importante».
Chi ha registrato Garofani?
Chi ha registrato, naturalmente, Cicchitto non può saperlo: «Ma intuisco che Garofani, per la sua posizione al Consiglio supremo di Difesa, dove è di prassi che ci sia un militare e invece lui è un uomo politico, per il sostegno che il Quirinale con Sergio Mattarella non sta facendo mancare alla Nato, all’Europa, e all’Ucraina, è automaticamente un target dei russi. Ricordiamoci le varie uscite della portavoce Maria Zakharova. Come si dice in gergo, Garofani sarà stato “attenzionato”. E quando il dossier è stato maturo, ecco la mail anonima e un canale sicuro: è evidente che il quotidiano La Verità cavalca posizioni putiniste e perciò è anche il più critico con il Quirinale».
La riunione del Consiglio supremo di Difesa
Cicchitto ricostruisce che la settimana scorsa Matteo Salvini aveva polemizzato sull’Ucraina. E in quell’occasione al
Quirinale si era «tenuta una riunione del Consiglio supremo di Difesa che ha rimesso in carreggiata la nostra politica estera. Era di lunedì pomeriggio e Garofani era al tavolo a gestire i lavori. Ebbene, un attimo dopo che è stato emesso il comunicato che riduceva Salvini all’angolo, ecco che parte la botta. Martedì mattina esce lo scoop del direttore Maurizio Belpietro, che giornalisticamente ci sa fare. Ed è da notare che il pranzo incriminato avveniva diversi giorni prima». Quindi, secondo Cicchitto, Garofani, era seguito. E le sue conversazioni sono state registrate: «È stato creato a tavolino un dossier che poi è arrivato sulla scrivania giusta».
Lo zampino russo
Dietro tutto questo, conclude Chcchitto, ci sarebbe lo zampino russo: «Guardi, in Italia si fa proprio finta di non vedere. Il ministro Guido Crosetto che cosa ha appena denunciato? Che i russi si muovono dentro l’Italia e contro l’Italia. Nella denuncia di Crosetto c’è già tutto. Ci sono spie russe all’opera, italiani insospettabili che vengono arruolati dall’intelligence di Mosca, operazioni di disinformazione e di provocazione, tentativi di minare la solidità delle nostre istituzioni. Il ministro della Difesa quel che doveva dire, l’ha detto».
Il cronista di Libero
Repubblica e Corriere invece puntano il dito su Francesco De Dominicis. «Io la talpa? Ma figuriamoci, non sapevo chi fosse Garofani, l’ho scoperto il giorno dopo quando mi hanno inoltrato l’articolo, non avevo nemmeno letto La Verità. A tavola ci
eravamo presentati solo per nome», dice lui oggi. De Dominicis è l’unico a suggerire che accanto al tavolo da 18 ospiti ci fossero altri avventori. «Quattro o cinque tavoli». Mentre c’è chi dice che se Belpietro ha copiato e incollato in prima pagina un articolo ricevuto via mail del mittente reale si fidava. E lo conosceva. Lui, invece, sostiene: «C’erano molti tavoli intorno a noi, non eravamo gli unici nel ristorante. Per esempio proprio dietro a noi c’era un tavolo di persone strane».
Servizi segreti?
De Dominicis parla di «uomini eleganti in giacca e cravatta che ci osservavano di continuo». Quanti erano? «Tre o quattro». Erano agenti segreti? «Questo non lo so, ma ho il ricordo di questo strano tavolo che ci fissava». E conclude: «Certi ristoranti, quelli frequentati da gente importante, politici e imprenditori, a volte sono tappezzati di cimici. La cronaca è piena di questi casi in locali di un certo tipo». Ancora i servizi segreti, dice? Magari esteri, russi? «Non lo so. I miei sono ragionamenti in libertà. Ipotesi senza riscontri oggettivi. La verità è che non riesco ancora a darmi una spiegazione valida».
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
MA SE E’ UNA VITA CHE PARTECIPANO A CONFLITTI PER POI ABBANDONARE GLI ALLEATI AL LORO DESTINO (VALLO A DIRE AL POPOLO AFGHANO)
Russia, Ucraina ed Europa sigleranno un patto di non aggressione. Lo stabilisce il piano di Donald Trump per la pace in Ucraina di cui Axios ha preso visione.
Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte, si sottolinea nel piano in 28 punti. Ucraina e Russia otterranno un’amnistia per tute le loro azioni compiute durante la guerra. Questa clausola impedirà che Mosca sia perseguita per
crimini di guerra. La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà avviata sotto la supervisione dell’AIEA e l’elettricità prodotta sarà distribuita equamente tra Russia e Ucraina.
Il piano include una garanzia di sicurezza modellata sull’articolo 5 della Nato. Che impegnerebbe gli alleati statunitensi ed europei a trattare un attacco all’Ucraina come un attacco all’intera “comunità transatlantica”. Emerge da una seconda bozza del piano, diffusa da Axios che gli Usa hanno presentato agli ucraini.
Il programma in 28 punti
Un programma in 28 punti, alcuni dei quali già anticipati. Come la cessione del Donbass alla Russia o la riduzione dell’esercito ucraino a 600.000 unità. E che la Casa Bianca ha definito “in evoluzione” e su cui adesso emergono ulteriori dettagli. Al punto numero uno c’è la sovranità dell’Ucraina, una condizione imprescindibile per Volodymyr Zelensky, come le garanzie di sicurezza per il suo Paese da parte degli Stati Uniti, stabilite dal punto numero cinque ma senza dettagli. Il piano di Washington prevede, inoltre, un patto di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa e sottolinea che «tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte».
L’articolo 5 della Nato
Nel testo si afferma che qualsiasi futuro «attacco armato significativo, deliberato e sostenuto» da parte della Russia contro l’Ucraina «sarà considerato un attacco che minaccia la pace e la sicurezza della comunità transatlantica» e che Usa e alleat
risponderanno di conseguenza. «Gli Stati Uniti – si legge nel testo pubblicato da Axios – affermano che un attacco armato significativo, deliberato e prolungato da parte della Federazione Russa attraverso la linea di armistizio concordata in territorio ucraino sarà considerato un attacco che minaccia la pace e la sicurezza della comunità transatlantica».
Dieci anni
«In tal caso, il presidente degli Stati Uniti, nell’esercizio dell’autorità costituzionale e dopo immediate consultazioni con l’Ucraina, la Nato e i partner europei, determinerà le misure necessarie per ripristinare la sicurezza. Tali misure possono includere l’impiego di forze armate, assistenza logistica e di intelligence, azioni economiche e diplomatiche e altre misure ritenute appropriate. Un meccanismo di valutazione congiunto con la Nato e l’Ucraina valuterà qualsiasi presunta violazione». La garanzia di sicurezza avrebbe una durata iniziale di 10 anni e potrebbe essere rinnovata di comune accordo, scrive Axios.
Un alto funzionario della Casa Bianca e un’altra fonte a conoscenza diretta hanno confermato la legittimità del documento. L’alto funzionario ha affermato che la proposta dovrà essere discussa con i partner europei e potrebbe ancora cambiare. Il funzionario ha affermato che l’amministrazione Trump considera la garanzia di sicurezza proposta come una grande vittoria per Zelensky e per la sicurezza a lungo termine dell’Ucraina.
La legge russa
Non solo, Mosca dovrà sancire per legge la sua politica di non aggressione nei confronti dell’Europa e dell’Ucraina. Si afferma anche che «ci si aspetta» che la Russia non invaderà i paesi vicini e che la Nato non si espanderà ulteriormente. A garanzia di tutto questo si terrà un dialogo tra Mosca e l’Alleanza Atlantica con la mediazione degli Stati Uniti, «per risolvere tutte le questioni di sicurezza e creare le condizioni per una de-escalation al fine di garantire la sicurezza globale e aumentare le opportunità di cooperazione e di futuro sviluppo economico». A proposito di Nato, l’Ucraina dovrà accettare di sancire nella propria Costituzione che non vi aderirà mai e l’Alleanza dovrà inserire nel proprio statuto che Kiev non sarà ammessa in futuro. Durante il processo, inoltre, sarà concesso a Kiev un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo.
I jet della Polonia
La Nato accetterà di non dislocare truppe in Ucraina. Saranno, invece, stanziati jet europei in Polonia a protezione di Kiev. Per quanto riguarda la ricostruzione, sarà creato un Fondo di Sviluppo per l’Ucraina per investire in settori in rapida crescita, tra cui tecnologia, data center e intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti coopereranno per ricostruire, sviluppare, modernizzare e gestire congiuntamente le infrastrutture del gas ucraino, compresi gasdotti e impianti di stoccaggio. Saranno investiti 100 miliardi di dollari di asset russi congelati e Washington riceverà il 50% dei profitti derivanti da questa iniziativa. L’Europa aggiungerà 100 miliardi di dollari e la parte rimanente dei fondi
russi congelati sarà investita in un accordo separato tra Stati Uniti e Russia.
Elezioni entro 100 giorni
Mosca sarà reinvitata a fare parte del G8 e dovrà accettare di estendere la validità dei trattati sulla non proliferazione e il controllo delle armi nucleari, incluso lo START I. Anche l’Ucraina deve accettare di L’Ucraina accetta di essere uno Stato non nucleare in conformità con il Trattato di non proliferazione. La centrale di Zaporizhzhia sarà avviata sotto la supervisione dell’AIEA e l’elettricità prodotta sarà distribuita equamente tra Russia e Ucraina. Infine, a tutte le parti coinvolte nel conflitto sarà concessa un’amnistia, il che vuol dire che la Russia non potrà essere perseguita per crimini di guerra come chiesto da più parti. Entro 100 giorni dall’accordo l’Ucraina dovrà tenere nuove elezioni, una condizione che Zelensky aveva accettato a patto di un cessate-il-fuoco totale.
/da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
I FONDI VENGONO SBLOCCATI A RIDOSSO DELLE ELEZIONI REGIONALI
Soldi o promesse di finanziamenti per cercare di acciuffare i voti last minute in vista
delle regionali. Una strategia consolidata con la destra di Giorgia Meloni. All’elenco si è aggiunto il quarto decreto in tre anni per salvare l’ex Ilva, approvato nel Consiglio dei ministri di ieri
Il testo prevede di usare i «108 milioni residui del finanziamento ponte fino a febbraio 2026», quando è attesa la conclusione della procedura di gara per l’individuazione dell’aggiudicatario. I restanti 92 milioni di euro sono già a disposizione per interventi su altoforni e manutenzioni ordinarie e straordinarie. A questi si sommano 20 milioni di euro per farsi in parte carico della cassa integrazione
La premier Meloni non vuole pagare dazio al disastro sull’acciaio. Il provvedimento è arrivato sul gong, a pochi giorni dal voto in Puglia in cui comunque il centrodestra, capitanato da Luigi Lobuono, che ha colto l’occasione di rivendicare il decreto: «Dal governo c’è grande attenzione sull’ex Ilva».
Peccato sia solo una soluzione tampone, mentre il Pd con la segretaria Elly Schlein ha chiesto un «intervento delle grandi aziende a partecipazione pubblica».
Modello Zes
La destra insomma tira dritto. Nei giorni precedenti c’erano state la pantomima delle pre-intese sull’autonomia per accontentare il Veneto e addirittura la riesumazione di un vecchio condono a uso e consumo della Campania. In mezzo c’era stata una pioggia di risorse pubbliche cadute, o sbloccate, a ridosso del voto per le regionali. Una strategia tipica del governo Meloni: usare finanziamenti pubblici, presenti o futuri(bili), in campagna elettorale.
Il modello è quello della Zes nelle Marche. Se ne parlava da anni, c’erano state proposte in parlamento di vario tipo. Ma a poche settimane dal voto, ecco che viene annunciato il disegno
di legge per andare a meta e istituire la Zes in salsa marchigiana. Facendo arrivare un messaggio ben chiaro agli elettori. «Meloni come Achille Lauro», aveva detto il candidato del centrosinistra, Matteo Ricci, in riferimento all’ex sindaco di Napoli che in campagna elettorale dava una scarpa prima del voto e l’altra dopo.
In Campania, la madre di tutte le battaglie per la destra meloniana, non sono state messe in ballo calzature, ma 30 milioni di euro in due anni per l’America’s cup. Il governo vuole usarla come vetrina, intestandosi la mediaticità dell’evento. ci si è spinti a promettere un condono. La proposta di riprendere la sanatoria edilizia del 2003 è solo il caso più clamoroso di fare campagna elettorale locale, usando la leva del governo nazionale.
Gli emendamenti di Fratelli d’Italia alla manovra sono arrivati con un tempismo perfetto, anche se dal partito di Meloni parlano di una proposta di legge presentata già a marzo. Più che una difesa sembra l’ammissione della strategia: quel disegno di legge, fino a pochi giorni fa, era uno dei tanti testi lasciati a prendere polvere nei cassetti del parlamento. Il rilancio nella legge di Bilancio ha una tempistica significativa.
Gli effetti sul consenso di Edmondo Cirielli, il viceministro degli Esteri candidato presidente, restano da vedere. Ma l’operazione “acchiappa-voti” è stata portata al termine. E fa il paio con quanto ha portato orchestrato Antonio Tajani, nelle vesti di ministro degli Esteri e responsabile del progetto Turismo delle
radici. In Campania, direzione provincia di Avellino, sono arrivati in totale 70 milioni di euro nell’ambito dell’iniziativa curata dalla Farnesina.
La versione del ministero degli Esteri è quella di una pura casualità temporale tra l’arrivo dei fondi e la campagna elettorale. Fatto sta che la situazione è stata cavalcata con tanto di evento istituzionale, nella prefettura di Avellino, con il vicepremier Tajani e il ministro dell’Interno, l’irpino Matteo Piantedosi.
Mance elettorali
Dallo stesso progetto sono arrivati 70 milioni di euro in Puglia, che hanno interessato al comune di Brindisi, di Ginosa (Taranto) e di Santa Cesarea (Lecce). Anche in questo caso la versione racconta di programmi previsti da tempo e sbloccati a ridosso delle elezioni. I dirigenti pugliesi di Forza Italia sono corsi a rivendicare i propri meriti. Il coordinatore regionale, Mauro D’Attis, ha messo il cappello al finanziamento (37 milioni di euro) a Brindisi, e non sono stati da meno i due corregionali, Andrea Caroppo e Vito De Palma, che hanno sventolato la bandiera del turismo delle radici, che fa capo al leader del loro partito.
In Veneto la corsa alle promesse e agli stanziamenti è stata dettata dalla concorrenza interna alla destra: tra Fratelli d’Italia e Lega è in atto la corsa a essere la lista più votata. Così il senatore Matteo Gelmetti ha fatto inserire tra gli emendamenti segnalati della manovra quello dell’«istituzione museo nazionale del vino
presso il comune di Verona», chiedendo fondi per 10 milioni di euro.
La Lega, invece, ha incassato la pre-intesa sul trasferimento di alcune funzioni dallo stato alle regioni nell’ambito dell’autonomia differenziata. E in questo caso non si può nemmeno evocare, come ha fatto il Pd, il vecchio Achille Lauro e i suoi metodi: la scarpa (dell’autonomia) ancora non c’è.
(da editorialedomani.it)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
“DESTRA DISPERATA, SANNO CHE QUESTA E’ UNA PARTITA NAZIONALE”
Il 5stelle a cui Giuseppe Conte ed Elly Schlein chiedono di vincere per non ritrovarsi lunedì travolti dalle macerie (politiche) aspetta in un bar di Posillipo, il suo quartiere, in un angolo di Napoli che affaccia su un mare bellissimo anche in un giovedì di pioggia. A pochi metri un uomo in età dorme in un’auto, che con ogni evidenza è la sua casa. Roberto Fico osserva e giura: “Il mio programma di governo in Campania e tutta la mia storia politica alla fine hanno un obiettivo, combattere le disuguaglianze e dare voce agli ultimi”.
Il suo è un programma di sinistra, Fico? La soluzione per la
Campania e per l’Italia deve arrivare da lì, da quella visione del mondo?
(Sorriso, pausa, ndr). Nel mio programma c’è tutto quello in cui credo. Le priorità saranno la sanità, innanzitutto di prossimità territoriale, e il sostegno ai disabili e a chi ha problemi di salute mentale. Si parte da lì.
Lei ha iniziato da attivista che si faceva fotografare davanti a una fontana di Napoli con un cartello al collo: “Quest’acqua è pubblica”. Ora potrebbe diventare presidente della Campania dopo aver già presieduto la Camera. Cos’è cambiato: prima voleva abbattere i partiti e il sistema e ora si accorda con loro?
La foto di cui lei parla risale a vent’anni fa. Ero un ragazzo e ora sono un uomo, ma il mio spirito e le mie idee non sono cambiati.
Quando iniziò con il Movimento, De Luca, Mastella e Cesaro voleva cacciarli dalla politica. Era manicheo o illuso?
Con il M5S abbiamo sempre agito dentro le istituzioni e abbiamo incanalato nella politica la rabbia di tanti. Dopodiché il punto è che per ottenere risultati devi trovare degli accordi, devi fare politica. Quando eravamo all’opposizione riuscimmo a far approvare la legge contro gli eco-reati assieme alla maggioranza di centrosinistra. Poi una volta al governo abbiamo portato a casa provvedimenti come il Reddito di cittadinanza, il decreto Dignità, la Spazzacorrotti e il Pnrr.
Lei ha detto di “fidarsi” di Vincenzo De Luca. Proprio sicuro? Non le ha già posto condizioni su assessorati e nomine?
Il suo contributo è stato ed è costruttivo. Non mi ha mai parlato di assessorati, solo di temi.
Prima, intanto, lei dovrà vincere. Di sicuro è stata una campagna elettorale dura, no?
(Sorride, ndr). Le destre mi hanno coperto di insulti, ma io non ho risposto e ho parlato solo di programmi. Loro non hanno fatto politica: hanno messo assieme attacchi personali, anche violenti, e a farlo sono stati anche componenti del governo.
La famosa barca ormeggiata nel porto di Nisida, per esempio. Lei ha commesso una leggerezza?
No, al contrario ho fatto tutto con la massima trasparenza. Parliamo di un gozzo usato del 2001, regolarmente acquistato e ormeggiato.
La sua scorta spostata a forza da Roma a Napoli, hanno accusato.
Un’altra polemica lunare. Sulle scorte decidono appositi comitati, non certo i diretti interessati. Vale per me come per tutti.
La casa al mare a San Felice Circeo che ha usufruito di una sanatoria edilizia, infine.
Un precedente proprietario aveva presentato una richiesta di condono negli anni Ottanta. Io andavo alle elementari. Detto questo, così il centrodestra ha solo dimostrato quanto sia disperato.
Lei crede?
Sanno il peso di questa partita, anche a livello nazionale. In Campania sono scesi tutti i ministri e anche Giorgia Meloni, a parlare contro di me, dicendo cose incredibili. Il ministro
dell’Interno Piantedosi è arrivato a paragonare i condoni edilizi alle sanatorie per i migranti. Oltre ogni limite.
Sono frasi da campagna elettorale, no?
Lo ripeto, qui in Campania sono venuti tutti e mi hanno candidato contro un viceministro degli Esteri (Edmondo Cirielli, ndr). Se vinciamo avremo battuto il governo, e sarà uno snodo fondamentale per vincere le Politiche del 2027.
Se non ce la facesse, addio campo largo.
Ce la faremo. E proprio per questo sono consapevole della responsabilità.
Quanto prenderà il Movimento? I suoi sperano almeno il dieci per cento altrimenti De Luca e gli altri notabili saranno difficili da gestire al tavolo per la giunta.
Il M5S ha lavorato bene, ma non doveva farlo per uno o due assessorati in più. Nutro grande fiducia sul suo risultato. E comunque non avremo problemi nel formare la giunta. Ho parlato a lungo con gli esponenti della mia coalizione in queste settimane: io so cosa pensano e loro sanno cosa voglio. Condividiamo tutti gli obiettivi politici. Conta questo.
Teme il voto disgiunto? Nel confronto con lei su Sky Cirielli lo ha invocato.
Io invito tutti a votare congiunti, quindi con coerenza, e soprattutto ad andare a votare. Se non ho replicato agli insulti è anche perché so quanto la gente sia disgustata da queste liti. Gli scontri sterili allontanano la partecipazione, e noi abbiamo il compito di evitarli.
Lei è fiducioso sull’affluenza?
Sì. Abbiamo fatto sempre la nostra parte parlando di proposte e temi, e le persone volevano sentire proprio questo.
Se lei vince salverà Schlein dall’assedio soprattutto dentro il Pd, giusto?
Queste cose riguardano un altro partito, e io non mi permetto di entrarci.
La sua coalizione sarà un modello anche per le Politiche?
Io l’ho tenuta salda e compatta, sui programmi. Dovremo fare la stessa cosa anche a livello nazionale. La chiave è quella, i temi. E con quella cambieremo il governo di questo Paese.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
IL GOVERNO SOVRANISTA NON GARANTISCE LA SICUREZZA DEGLI ITALIANI
L’ordine pubblico è una cosa complicata, punto d’arrivo di tanti e tali problemi che
solo a pensarci cadono le braccia. Dunque quasi ci si vergogna a dire che in attesa di straordinarie riforme, benemerite campagne educative, geniali innovazioni legislative, terapie vigorose contro le tossicodipendenze, ci sarebbe una piccola grande cosa che si potrebbe fare subito, non dico da domattina ma quasi: ed è la presenza quotidiana di polizia, carabinieri e vigili urbani nelle strade e nei quartieri.
Nel vivace (molto vivace) quartiere milanese dove ho casa, con lo spaccio che fa spicco tra altre fiorenti attività economiche e ricreative, vedere in mezzo alla gente una divisa è una circostanza rarissima. Peccato, perché quello è un ruolo insostituibile di protezione, deterrenza, soccorso; è la presenza concreta e manifesta dello Stato e della Città; e la sua rarefazione non aiuta a vivere più sereni.
Ignoro i costi che avrebbe raddoppiare (almeno) la presenza delle forze dell’ordine per le strade; e immagino quanto faticoso sarebbe sburocratizzare benemeriti corpi militari e civili costretti a disporre davanti ai computer interi eserciti, così che poi, per forza, non restano tempo e persone per il lavoro “vero”, quello in mezzo alla gente. (Parentesi: chiedete a un medico di base quante ore passa a fare il burocrate e quante a fare il dottore, che sarebbe poi il suo mestiere).
Mi domando: quanto manca al magico giorno in cui algoritmi e intelligenze artificiali potranno provvedere alle scartoffie, così che polizia e vigili possano tornare in mezzo a noi, per la strada, on the road again?
(da repubblica.it)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
IL PIANO “PER FERMARE MELONI” SI SOSTANZIAVA DELLE RIVELAZIONI DI UN SIGNORE IL CUI NOME E VOLTO ERANO SCONOSCIUTI
Interrogativo al tempo stesso realistico e maliziosetto: e se fosse, come già un po’ sembra, il più tipico complotto alla vaccinara? E quindi debitamente spropositato e perdutamente grossolano, per non dire campato in aria e dunque all’insegna della cialtroneria.
Al terzo giorno, almeno qui nell’Urbe, viene da chiedersi come sia stato possibile prefigurare e ancor più mettere in scena con il soccorso di trombe e tamburi uno scontro al vertice delle istituzioni basandosi su una email firmata: Mario Rossi. E piano piano, soffermandosi su spizzichi di cronaca e bocconcini di ricostruzione, rendersi conto che dopo tutto il tremendo «piano del Quirinale per fermare Meloni» si sostanziava, o meglio si sarebbe dovuto dedurre dalle rivelazioni, ovviamente selettive, di un signore il cui volto e cognome erano del tutto sconosciuti alla popolazione, eppure tali da finire sulla prima pagina di un quotidiano che si chiama, tanto per tenersi bassi, La Verità.
Ora, la verità a Roma è un concetto piuttosto sfuggente. Nella poesia belliana la si rafforza a volte con l’aggettivo “Santa”, la Santa Verità, quindi materia di fede, che pure non di rado «se butta via», ossia merita di non essere creduta; a volte viene fatta pesare nella turpe e irresistibile varietà «sbrodolarella», connessa cioè a problemi intestinali. Sia l’una che l’altra si trascinano dietro un innato carico di scetticismo, tratto salvifico e comunque esperienziale che al giorno d’oggi, come del resto ai tempi del Belli, investe senz’altro il mondo della politica e dell’informazione, con le debite balle e strumentalizzazioni.
Che la verità del complottone di Mattarella ai danni del governo
Meloni possa poi trovare origine, sede e conferma in una cena di tifosi romanisti, anzi per la precisione in una cena di tifosi romanisti devoti al ricordo del “Capitano” giallorosso Agostino Di Bartolomei, ecco, è un altro sforzo che qui nella Città Eterna sembra andare contro ogni pur volonterosa immaginazione, giallorossa o laziale che sia.
Se poi, al di là dei colori sociali, il terribile disegno del Quirinale contro la destra è addirittura proiettato in un futuro che supera le due settimane, beh, spiace fare il Pierino romanesco, ma l’espressione anche bonaria con cui normalmente si accolgono tali pretese di verità anticipata comporta di volgere gli occhi al cielo e quindi rispondere: «Beato chi ci ha un occhio» – il punto esclamativo dell’incredulità risultando del tutto superfluo.
Ben più significativo, ma non nel senso del tonante comunicato del capogruppo bolognese di Fratelli d’Italia Bignami, che forse lo sapeva, forse no, è invece il luogo in cui questo Piano sarebbe stato divulgato secondo la vulgata di Mario Rossi, poi tradotta pari pari su La Verità del bergamasco Belpietro per l’opera di un giornalista, a nome Ignazio Mangrano, che però non esiste. Questo luogo, molto bello, è la Terrazza Borromini, sopra Piazza Navona, là dove Roma non potrebbe essere più Roma.
In realtà, per qualche mefitica trama ci sarebbe anche la Terrazza Caffarelli, arrampicata sul Campidoglio, ma la sera è chiusa e di giorno arrivano i gabbiani che, come spiegato anni orsono da appositi avvisi, tolgono di mano il cibo agli avventori – anche questo è molto romano. E di nuovo: Roma minimizza per natura
e istinto, tutto è relativo e ogni cosa si incrocia, magari proprio per questo “tutto si aggiusta”, come diceva la zia di Andreotti, Mariannina.
Per cui non si pretende dagli strateghi meloniani, alcuni già appartenenti alla tribù dei “Gabbiani”, la conoscenza approfondita degli epigrammi di Marziale, delle satire di Giovenale, dei pettegolezzi di Svetonio o dei lampi di Tacito il quale, rispetto alle congiure, già allora descriveva un popolo che, come quello di oggi, “vagabondava fra le dicerie” (rumoribus inerrabat). D’altra parte, a proposito di pranzi, cene e commensali: “Romae nihil tacebitur”, a Roma nulla può essere taciuto, si sente dire alla tavola di Trimalcione nel Satyricon, per cui nessuno mai qui sa tenersi “un cecio in bocca”, come dire che tutti fanno comunella e chiacchierano a gran voce dentro il Grande Orecchio capitolino, una specie di Echelon de noiantri, alimentando un perenne gossip di massa.
Per cui, se l’antichità classica può risultare inavvicinabile e la grande commedia all’italiana di Albertone è ormai fuori dalla portata anagrafica, chi governa e a maggior ragione chi denuncia i complotti avrebbe il dovere, quello sì, di conoscere o almeno riconoscere le atmosfere di Verdone e dei Vanzina.
Che qui di solito è già tutto successo e dietro le cose più losche è subito pronta a levarsi l’ombra dello sghignazzo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
UNA POLEMICA MONTATA AD ARTE PER COLPIRE CHI SI OPPONE ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE E L’ENNESIMO DIVERSIVO DI MASSA DAI REALI PROBLEMI DEL PAESE
Accusato di un piano contro Meloni, il consigliere Garofani, cattolico, ancorché di
sinistra, non ha purtroppo tenuto a mente, a tavola, l’ammonimento di Qohèlet, 10,20: «Non dire male del re neppure con il pensiero/ e nella tua stanza da letto non dire male del potente, / perché un uccello del cielo potrebbe trasportare la tua voce/ e un volatile riferire la tua parola».
Roma è piena di uccellacci ed uccellini, e di uccellati di conseguenza. Peccato, perché un peccato di imprudenza a tavola si è trasformato in un tramestio sgangherato ai danni delle istituzioni da parte dei soliti noti a Palazzo Chigi. Cui non è sembrato vero di tornare a proporsi come vittime dell’ennesimo complotto, e di poterci offrire un saggio della Premierada alla Sgarbatella che ci ammanniranno da qui alle elezioni del ’27 dove arrivare con una nuova legge elettorale con il premier eletto, nei fatti, direttamente dal popolo con maggioranza assicurata al seguito.
«Complotto e rivoluzione» – complotto loro e rivoluzione nostra – sembra essere per Fratelli d’Italia la strategia per rivoltare, a favor di popolo ovviamente, il paese come un calzino. Dopo che le scatolette di tonno delle Camere sono state largamente svuotate, ora pare essere arrivato il turno del Quirinale. È la nuova scatola da svuotare. E da intimidire, imputandogli un inesistente complotto dei Consiglieri di cui, «là dove si puote», «non si poteva non sapere». Ma la scatola si è confermata fortunatamente, come è stata pensata dai Costituenti, uno Scatolone, e bello pieno. E che, capita l’antifona, in modo inusuale ha reagito facendo intendere che lo Scatolone è ben abitato, e che tutta la verità de La Verità ricamata da Belpietro e sventolata da Bignami come un drappo rosso per infilzare le banderillas dell’indignazione istituzionale sulle terga del povero Garofani (ma in realtà il toro da cominciare a sfiancare nell’arena era un altro), era una stupidaggine ai limiti del ridicolo.
Il resto va da sé: incontro quirinalizio, «non ce l’ho con Lei», «piena sintonia», «ma quello lì deve scusarsi, io sono una tosta».
Poco conta che l’imprudente Garofani, facendosi riprendere da ex Pd dalle sirene delle questioni interne del suo vecchio partito con amici della sua vecchia squadra, il buon De Bartolomei compreso, lo “scossone” pare non lo intendesse rivolto da dare al governo, ma al Pd perché attrezzasse una candidatura più performativa di Schlein contro Meloni alla prossima tornata elettorale.
Si deve scusare, questa è la richiesta. Forse proprio del goffo tentativo di togliere a Meloni la sparring partner dalla premier ritenuta ideale per vincere la prossima volta. E non parlasse di un impossibile scossone al governo in carica per cui nessuno ravvede i termini politici, tra cui la limpida correttezza istituzionale di Mattarella. Che a chi scrive appare essere ben disponibile all’ascolto, ma sulle questioni essenziali benissimo in grado di consigliare ai suoi consiglieri cosa consigliargli, se
proprio vogliono.
Insomma, una polemica montata ad arte per disincentivare resistenze ai propri progetti sulla legge elettorale e per l’ennesimo diversivo di massa dai reali problemi del governo con un Paese in difficoltà. Se non fosse grave, una querelle che meriterebbe solo di essere riportata in trattoria dove è nata, con Garofani che dichiara che non stava affatto chiedendo uno scossone alle istituzioni o al Pd ma semplicemente lo scorzone sull’amatriciana, visto che non è ancora tempo di tartufi, che non si trovano.
Credo che questo Paese più che di Amazzoni, Medee e Zarine – un machismo al femminile – comincia ad avvertire il bisogno di una “paternità” responsabile, serena, consapevole, in cui tutti possano riconoscersi. Inclusiva, non divisiva. Mattarella ne è un’icona, non andrà bene a scalmanati e scalmanate, ma va bene, a stare ai sondaggi, a moltissima Italia, quella di tutti.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Novembre 21st, 2025 Riccardo Fucile
“TRADITORI, SEDIZIOSI”… TRUMP AVEVA INVITATO A SPARARE ALLE GAMBE A CHI PROTESTA CONTRO LE SUE CAZZATE
Traditori, comportamento sedizioso, galera, pena di morte. È un
Donald Trump fuori di sé, perfino per i suoi standard, quello che oggi dà addosso ai suoi avversari politici, i Democratici. O meglio, alcuni di essi. Cos’è successo per scatenare l’ira funesta del presidente Usa? Che sei tra deputati e senatori Democratici hanno diffuso un video in cui raccomandano ai membri dell’esercito e dell’intelligence Usa di rifiutarsi di eseguire gli ordini superiori ove questi siano illegali.
«Arrivano minacce alla nostra Costituzione da dentro il nostro stesso Paese», avvertono i promotori dell’iniziativa, essi stessi tutti veterani dell’esercito. Si tratta dei senatori Elissa Slotkin e Mark Kelly e dei deputati Jason Crow, Maggie Goodlander, Chris Deluzio e Chrissy Houlahan.
Ad esempio, a quali ordini fa riferimento il gruppo di esponenti Dem? Per esempio l’idea evocata da Trump nel suo primo mandato di sparare nelle gambe di chi protesta contro la Casa Bianca, o l’invio di truppe della Guardia nazionale nelle città contro la criminalità, o ancora l’invio di truppe ai seggi di voto, ha risposto a Fox News Jason Crow. «Donald Trump ha fatto una serie di affermazioni e suggerimenti estremamente disturbanti che violerebbero la legge Usa e metterebbero i nostri soldati in una posizione terribile», ha spiegato Crow. Apriti cielo.
Trump evoca la pena di morte contro i «sediziosi» Dem
Dopo che i media vicini al mondo MAGA hanno cavalcato la storia, è intervenuto oggi su Truth lo stesso Trump. «Questo è veramente brutto e pericoloso per il nostro Paese», ha scritto il presidente rilanciando un pezzo sull’iniziativa del Washington Examiner. «Le loro parole non possono essere lasciate passare in silenzio. COMPORTAMENTO SEDIZIOSO DI TRADITORI!!! LI RINCHIUDIAMO???», ha scolpito con maiuscole e punti esclamativi/interrogativi multipli Trump. Poi poco dopo ha rincarato la dose con un altro micro-messaggio, utile a spiegare meglio il concetto: «COMPORTAMENTO SEDIZIOSO punibile con la MORTE!».
Un esito finale per i suoi avversari politici che neppure il più politicamente scorretto dei presidenti Usa era ormai arrivato ad evocare. E il termometro della contesa politica in Usa si fa ora ancor più arroventato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »