RIFORMA ELETTORALE: ZAGREBELSKY SMASCHERA IL BLUFF MELONI
NON LASCIATEVI INGANNARE DALLA PROPAGANDA DI REGIME CHE PARLA DI “STABILITA’
Ieri sera a In Altre Parole (La7), il Professor Gustavo Zagrebelsky ha letteralmente squarciato il velo di ipocrisia di questo esecutivo, mentre l’appello “Torniamo alla Costituzione” ha incassato la firma storica di ben 140 costituzionalisti contro una forzatura inaccettabile.
Ecco i punti che smontano l’accrocco della maggioranza e interpellano la nostra coscienza civile:
Zagrebelsky ha impartito una lezione magistrale: “Governabile” è un aggettivo passivo, come bevibile o audibile., Significa che il corpo sociale, i cittadini e la realtà reale devono semplicemente “essere governati”, subendo il potere dall’alto.
Questa non è democrazia! Nella parola governabilità si nasconde il veleno dell’autocrazia dei partiti che vogliono trasformare il popolo in un pubblico passivo, riducendo il Parlamento a un’aula di soldatini automatici.
Il Professore ha lanciato un monito durissimo: il vero pericolo è l’assuefazione dei cittadini, il rischio di rassegnarsi a vedere calpestate le regole fondamentali dello Stato di Diritto.
Difendere la Carta non è una questione tecnica da giuristi, ma un dovere di passione civile e di dignità democratica che spetta a ciascuno di noi per non ridursi a sudditi.
Basta con il timore reverenziale per lo show permanente e l’esibizionismo mediatico di questa Premier.
Dietro i monologhi televisivi blindati, i teatrini in Aula e i fuorionda di scherno verso chi dissente, si nasconde il vuoto politico assoluto di un esecutivo incapace, arrogante e totalmente scollegato dalla realtà.
Una narrazione tossica da comizio perenne che serve solo a nascondere un disastro economico senza precedenti.
Mentre Giorgia Meloni e i suoi ministri si vantano di una crescita elettorale fittizia basata unicamente sul massacro fiscale e sull’aumento delle tasse, il Paese reale sta affondando.
Ieri e oggi la realtà ci parla di salari reali crollati ai minimi storici, un caro vita diventato insostenibile e il potere d’acquisto delle famiglie letteralmente azzerato dal totale immobilismo governativo.
Siamo davanti al tradimento totale delle promesse elettorali: dalle storiche e ridicole sceneggiate sulle accise dei carburanti — con la benzina lasciata deliberatamente fissa sopra i due euro alla pompa — fino alla gestione fallimentare dei fondi del PNRR, costantemente in ritardo.
Per non parlare del crollo verticale dell’Italia nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa, ridotta a megafono dei palazzi di potere.
Un fallimento totale su tutta la linea, che questo governo tenta disperatamente di scaricare usando i vecchi provvedimenti come ridicoli capri espiatori per coprire la propria totale incompetenza.
I 3 PUNTI DELLA FORZATURA COSTITUZIONALE CHE SMASCHERANO IL TRUCCO:
IL SACCO DEI SEGGI E IL SILENZIO DELLE MINORANZE: Un premio di maggioranza “drogato” (70 seggi bloccati alla Camera, 35 al Senato) che regala artificialmente il 60% dei seggi a chi è minoranza nel Paese.
È la demolizione del bicameralismo per azzerare le “maggioranze di garanzia” e prendersi, da soli, tutte le istituzioni, dal Quirinale alla Corte Costituzionale.
IL BUNKER DEI NOMINATI E IL TERRORE DELLE PIAZZE: Un sistema basato unicamente su liste bloccate e pluricandidature fino a 5 collegi
Hanno il terrore di guardarvi in faccia nei territori e di subire il voto di preferenza: preferiscono un Parlamento di nominati scelti a tavolino nelle stanze di partito, esautorando i cittadini e tenendo in ostaggio persino il diritto di voto dei fuori sede.
IL PREMIERATO DALLA PORTA DI DIETRO: Con l’indicazione preventiva del candidato Premier si impone un plebiscito per un “capo” assoluto, svuotando di fatto l’Articolo 92 della Costituzione e le prerogative del Presidente della Repubblica.
È il tentativo di aggirare il recente referendum, riducendo le Camere a un ufficio passivo.
IL MERCATO DELLA CONVENIENZA CONTRO LA GIUSTIZIA
La Meloni offre l’esca: “Accettatela, perché quando vincerete voi farà comodo anche a voi”.
Il Professore ha risposto da statista: la convenienza deve essere degli elettori, non dei leader. Cambiare le regole del gioco a ridosso della partita, pensando solo a chi conviene la mappa dei seggi, è un’offesa logica prima ancora che giuridica.
Ma d’altronde, l’esecutivo si muove compatto seguendo lo stesso indecente copione: la Premier fa esattamente lo stesso identico gioco del Guardasigilli Carlo Nordio, che con una faccia tosta senza precedenti ha liquidato il referendum sulla giustizia dichiarando testualmente che la riforma “servirà soprattutto a chi oggi è all’opposizione per quando andrà al governo”.
Un modo di ragionare a dir poco vergognoso.
Le istituzioni non sono un pacco regalo da scambiarsi tra futuri inquilini di Palazzo Chigi, né una dote politica per spartirsi tutele future a scapito dei cittadini!
La terza via esiste ed è l’unica democratica: un sistema proporzionale con soglia di sbarramento (3% o 5%), dove la politica si assume la responsabilità di fare coalizioni e progetti seri davanti al Paese, senza scaricarla su meccanismi truccati o mercati della convenienza.
(da agenzie)
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