SALIM EL KOUDRI, IL 31ENNE ITALIANO DI ORIGINI MAROCCHINE CHE A MODENA HA FALCIATO CON L’AUTO DECINE DI PERSONE, FERENDONE 8 (4 SONO GRAVI), FINO A DUE ANNI FA ERA SEGUITO DAL CENTRO DI IGIENE MENTALE PER UN “DISTURBO SCHIZOIDE DELLA PERSONALITÀ”
PERCHÉ NESSUNO HA SEGUITO IL SUO PERCORSO? NON AVEVA LEGAMI CON IL MONDO DELL’ISLAMISMO: LAUREATO IN ECONOMIA, CERCAVA LAVORO ED ERA UN TIPO SOLITARIO
«Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua
araba». È la frase che Salim El Koudri ha scelto per la sua short bio di Instagram e che oggi, dopo i fatti di Modena, appare come un frammento inquieto, un tentativo di spiegare una difficoltà rimasta sospesa nel tempo.
Dietro queste parole c’è Salim, 31 anni, laureato in Economia, nato a marzo del 1995, l’uomo che ieri pomeriggio, alla guida di una Citroën C3 lanciata ad alta velocità, ha travolto diversi pedoni nel centro di Modena, seminando il panico tra le vie dello shopping cittadino.
Nato in provincia di Bergamo, a Seriate, da famiglia di origine marocchina, El Koudri è cresciuto nel Modenese, dove ha sempre vissuto. Abitava a Ravarino, comune della pianura a nord-est della città, e fino a ieri il suo nome non era mai comparso negli archivi delle forze dell’ordine.
Nessun precedente, nessuna segnalazione, nessun profilo criminale noto agli investigatori che ora stanno cercando di ricostruire le ore precedenti all’investimento e, soprattutto, il contesto personale e psicologico in cui sarebbe maturato il gesto.
La perquisizione nella sua abitazione e gli accertamenti svolti dalla Digos non avrebbe fatto emergere elementi riconducibili a radicalizzazioni religiose o a contatti con organizzazioni eversive. Gli investigatori, al contrario, starebbero concentrando l’attenzione su una possibile condizione di instabilità psichica.
La sua situazione clinica è in fase di ricostruzione con il supporto dei servizi territoriali dell’Ausl di Modena: nel 2022, ha riferito la prefetta di Modena Fabrizia Triolo, era stato «attenzionato dal centro di salute mentale per disturbi schizoidi», poi se ne sono perse le tracce.
Pochi elementi sulle sue pagine social. Foto per nulla sopra le righe, didascalie semplici, selfie. E quelle parole scritte sui social- il desiderio di comprendere gli esseri umani come si comprendono le regole di una lingua – oggi assumono il tono malinconico di una distanza mai colmata.
(da La Stampa)
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