SI FANNO SEMPRE PIÙ DURE LE PROTESTE CONTRO “NAZA”, IL FILM DI YUVAL ABRAHAM E RACHEL SZOR CHE RACCOGLIE LE TESTIMONIANZE DI UNA VENTINA DI SOLDATI ISRAELIANI CHE HANNO PARTECIPATO AGLI ATTACCHI A GAZA IN CUI SONO STATI UCCISI CIVILI PALESTINESI
UN GRUPPO DI ATTIVISTI DI ESTREMA DESTRA ISRAELIANI SI È PRESENTATO SOTTO LA CASA DI SZOR (CHE SI TROVA ALL’ESTERO), MOSTRANDO CARTELLI CON LA SCRITTA “WANTED”, MENTRE NETANYAHU HA RILANCIATO LA PROPOSTA DI TOGLIERE LA CITTADINANZA A CHI “DIFFAMA L’IDF”… IL QUOTIDIANO DI CENTRO-SINISTRA “HAARETZ” SI SCHIERA IN DIFESA DEI DUE REGISTI: “È UN ATTACCO CONTRO DI NOI. SIAMO TUTTI ESCLUSI DAL NUOVO PATTO NAZIONALE CHE STA PRENDENDO FORMA IN ISRAELE. QUEL PATTO ESIGE LA NEGAZIONE DEI CRIMINI DI GUERRA DELL’ESERCITO ISRAELIANO…”
Non è quello che sta accadendo in Cisgiordania, né la paralisi di Gaza. Non è la crisi regionale e neanche il costo della vita alla stelle. È un film che nessuno ha ancora visto a dominare la campagna elettorale israeliana a 40 giorni da un voto che sarà decisivo non solo per il Paese, ma per l’intera regione.
Il film è “Naza”, opera dei due registi premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor. […] Ieri decine di attivisti di estrema destra si sono concentrati sotto la casa di Szor, accusando la regista – che resta all’estero, come Abraham – di tradimento e chiedendo il suo arresto.
Un atteggiamento che la polizia – che risponde al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, falco dell’estrema destra – ha lasciato correre, forte anche delle parole del primo ministro Benjamin Netanyahu che ieri è tornato ad appoggiare la richiesta di togliere la cittadinanza avanzata nei giorni scorsi da Miky Zohar, ministro della Cultura.
«Sarà revocata la cittadinanza a chiunque diffami i soldati dell’Idf in tutto il mondo», ha detto il premier, benché per farlo dovrebbe prima far approvare una legge ad hoc. Zohar da parte sua ha chiesto allo Shin Bet – il servizio segreto interno – di indagare su chi possano essere le fonti del documentario, che riporta le testimonianze di una ventina di soldati incaricati di individuare e colpire obiettivi di Hamas a Gaza.
Sono stati loro a raccontare come per Israele i naza – i danni collaterali, ovvero i civili che si trovano vicino agli obiettivi quando vengono attaccati – non contino nulla: e come migliaia di persone siano state uccise in questa maniera. Finora nessuna indagine è partita: ufficialmente perché i servizi segreti sostengono di non poter condurre indagini su una pellicola che non hanno visto. Ma, anche, perché individuarli significherebbe rischiare di esporre la catena di comando che sta sopra di loro, al rischio di indagini internazionali per crimini di guerra o per genocidio.
In assenza di indagini, è partita l’opera di discredito del film: il giornale on line Walla news ieri riportava la testimonianza di un militare che sostiene di essere stato una delle fonti del documentario e spiega che le sue parole sono state manipolate e che a lui come ad altre persone sono stati offerti soldi per aumentare il numero delle vittime a cui facevano riferimento.
Naza è riuscito ad accendere un dibattito che per tre anni Israele ha silenziato. Due giorni fa, su Haaretz, l’editorialista Rogel Alpher scriveva: «Se Szor e Abraham non hanno diritto alla cittadinanza israeliana, allora non ce l’ho nemmeno io. L’attacco a loro è un attacco contro tutti noi. Siamo tutti esclusi dal nuovo patto nazionale che sta prendendo forma in Israele. Quel patto esige la negazione dei crimini di guerra dell’esercito israeliano».
(da Repubblica)
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