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GIULIA BONGIORNO: “PREMIER ACCECATO DALL’ODIO ANTI-TOGHE, OGNI NUOVA NORMA SEMBRERA’ AD PERSONAM”

Giugno 26th, 2011 Riccardo Fucile

LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA: “RIBADISCO IL MIO IMPEGNO PER IL DIRITTO DI CRONACA, FACCIO APPELLO AL SENSO DI RESPONSABILITA’: SE UN GIORNALISTA HA SOLO LE TELEFONATE SCELTE DAI PM, NON DOVREBBE TRATTARLE COME VERITA’ ASSOLUTA”

Adesso che lo scontro sulle intercettazioni si riapre, mentre legge i resoconti sull’inchiesta di Napoli e i verbali delle conversazioni, resta contro il premier. “Qui si fanno sempre e solo leggi per proteggere lui e i suoi uomini” chiosa. Ma ai giornali dice: “Non offrite ai lettori le intercettazioni come se fossero verità  assoluta”.
Mai un passo indietro, Giulia Bongiorno.
Da presidente della commissione Giustizia della Camera e da alter ego di Fini sulle questioni giuridiche, per due anni è stata la spina nel fianco di Berlusconi.
Dall’interno della maggioranza, ha contrastato il collega avvocato Ghedini e bloccato il tentativo di cancellare gli ascolti.
Ora, dall’opposizione, continua a farlo.
Il Pdl riprova a fare una legge proteggi-casta, che ne dice?
Sarà  percepita così per colpa del premier. È accecato dall’odio verso le toghe. Quando avevamo l’occasione di fare una legge equilibrata sulle intercettazioni non lo ha permesso: si ostinava a volerne una che le cancellasse. Chi insegue l’impossibile alla fine non ottiene niente. Se non ci si è arrivati la responsabilità  è solo sua e del suo pallino di fare piazza pulita.
C’è davvero bisogno di una riforma delle intercettazioni o, come dice Di Pietro, basta la legge che c’è?
È innegabile che ci sono stati eccessi nel disporle. Questo non giustifica il chiodo fisso di Berlusconi – che ho fortemente contrastato – di cancellarle: restano uno strumento indispensabile di cui la magistratura non può, e non deve, fare a meno. Ma bisogna garantire che siano autorizzate solo quando sono effettivamente imprescindibili. Piaccia o non piaccia, è a questo che si deve arrivare. I gip non devono fare i notai e ratificare sempre l’operato dei pm, ci si aspetta che facciano i dovuti controlli. Serve una buona legge, ma serve anche che la si applichi con scrupolo.
Oggi si discute soprattutto del diritto di cronaca. Non è necessaria l’uscita delle telefonate di personaggi pubblici?
Purtroppo ai non addetti ai lavori sfugge che, quando si pubblicano ascolti all’inizio delle indagini, si tratta di una porzione minima dell’esistente ed è quella prescelta dagli organi inquirenti. Potrebbero mancare telefonate di contenuto opposto rispetto a quelle pubblicate, solo perchè non sono state ancora trascritte. Ecco perchè il rischio di travisamenti è molto alto.
Due anni fa lei scrisse all’Ordine dei giornalisti e alla Fnsi per assicurare l’impegno per il diritto di cronaca. Lo rifarebbe?
Certamente sì. L’ho difeso con grande convinzione quando si è cercato di mettere il bavaglio alla stampa. Ora però farei un appello al senso di responsabilità . Se un giornalista ha in mano solo le telefonate selezionate dai pm, non può offrirle al pubblico come verità  assoluta. Si tratta di frammenti di colloqui. E si tratta di materiale spesso ancora incompleto.
Tra chi, nella maggioranza, vuole tornare al testo della Camera e chi opta per la Mastella (un solo articolo sui limiti alla pubblicazione e sulle multe) da che parte sta?
Come al solito, si cercano soluzioni-tampone. I giornalisti dicono che, se si aspetta il processo, non c’è più interesse a far uscire le telefonate. Senza dubbio è vero, ma questo non legittima una discovery precoce. Bisogna piuttosto limitare il più possibile i tempi del processo e creare subito le udienze-filtro di cui si parla da tempo, anche nel Pd”.
Questo filtro che conseguenze avrebbe?
Il materiale divulgato sarebbe meno parziale. Mi spiego. Nell’udienza-filtro i difensori possono chiedere di escludere le intercettazioni irrilevanti, o di farne trascrivere altre. In questa maniera ci sarebbe in circolazione solo il materiale rilevante, e soprattutto potrebbero esserci intercettazioni a favore degli indagati o di terzi, che invece al momento non ci sono.
Ma se si tratta di uno strumento che tutela gli imputati e avrebbe potuto evitare alcune delle pubblicazioni di questi giorni perchè Berlusconi non l’ha introdotta?
Berlusconi ha fatto del garantismo la sua bandiera, ma i fatti dimostrano che quando si è troppo occupati a pensare a se stessi è impossibile essere garantisti per tutti.

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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P4, BLITZ DELLA FINANZA A TRENITALIA: PERQUISITA LA DIREZIONE TECNICA A FIRENZE

Giugno 26th, 2011 Riccardo Fucile

IPOTESI DI CORRUZIONE PER DONATO CARILLO, BRACCIO DESTRO DI MORETTI…UNA DITTA ITALIANA CHE PRODUCE FRENI DI QUALITA’ A UN PREZZO TRE VOLTE INFERIORE A QUELLO DEL FORNITORE SCELTO DALLE FERROVIE E’ STATO OSTACOLATA IN OGNI MODO E MINACCIATA

L’ingegner Donato Carillo, responsabile della direzione tecnica di Trenitalia, è indagato a Firenze per corruzione e turbativa d’asta.
Alcune settimane fa, su ordine del pm Giuseppina Mione, gli investigatori della guardia di finanza hanno perquisito il suo ufficio.
La direzione tecnica di Trenitalia ha sede a Firenze in viale Spartaco Lavagnini 58, e questo è il motivo per cui l’indagine è approdata per competenza a Firenze da Napoli.
Si tratta di un fascicolo “pesante”, essendo quello che ha dato origine all’inchiesta su Luigi Bisignani e la P4.
Nel luglio 2010, dopo che a Napoli erano stati arrestati alcuni imprenditori ed ex dirigenti delle Ferrovie per corruzione e turbativa d’asta, si presentò davanti ai pm napoletani l’industriale Giuseppe De Martino, titolare della Italian Brakes (Ib) di Palma Campania (Napoli), società  che produce sistemi frenanti per i treni, partecipata al 35% da Luigi Bisignani.
De Martino riferì ai pm Woodcock e Curcio le innumerevoli traversie che a suo dire erano state imposte alla sua azienda dalla direzione tecnica di Trenitalia nell’accidentato percorso per ottenere l’omologazione dei suoi prodotti.
Aggiunse che, dopo aver informato il socio Bisignani della sua intenzione di denunciare le Ferrovie, era stato pesantemente intimidito da due appartenenti alle forze dell’ordine e di fatto costretto a rinunciare alla denuncia.
Risalendo la filiera dei contatti, gli inquirenti erano arrivati al parlamentare Pdl Alfonso Papa e allo stesso Bisignani, scoprendo l’incredibile ragnatela di contatti di quest’ultimo.
Così il filone ferroviario è passato in secondo piano, anche se i pm napoletani hanno indagato per favoreggiamento l’amministratore delegato di Ferrovie Mauro Moretti: sono convinti che li abbia presi in giro dichiarando che Alfonso Papa lo aveva contattato perchè un controllore lo aveva trattato male.
A loro giudizio, invece, Papa voleva fargli pesare il fatto di aver bloccato una denuncia che poteva dar fastidio alle Ferrovie.
Alle traversie della Italian Brakes aveva dedicato un capitolo del suo libro “Fuori Orario – Le prove del disastro Fs” (Chiarelettere 2009), l’inviato del “Sole 24 Ore” Claudio Gatti, sottolineando che la battaglia di De Martino per far omologare i suoi prodotti minacciava il “monopolio” di fatto fino ad allora detenuto dalla Cofren di Avellino (ora di proprietà  della americana Wabtech, ma in precedenza controllata dalla tedesca Ruetgers).
Nel libro Claudio Gatti descrive l’immenso potere della direzione tecnica di Viale Lavagnini, che vaglia le caratteristiche dei prodotti e determina i requisiti dell’offerta. “È l’ingegneria a dettare le regole del gioco”, scrive.
Lunedì scorso, davanti al gip di Napoli, Bisignani, pur indagato per tentata concussione del socio De Martino, ha difeso a spada tratta i prodotti della Italian Brakes.
“Secondo voi – ha detto ai magistrati – perchè non si fa lavorare una società  italiana che fa freni fenomenali che costano tre volte meno di quelli di altre multinazionali, dopo tutto quello che è successo a Viareggio, dove sono morte delle persone?… Per me, è gente che va arrestata tutta in Trenitalia”.
L’inchiesta fiorentina deve ora scavare nelle gare di fornitura, per stabilire la fondatezza delle denunce di De Martino.
Ferrovie dello Stato, pur non facendo alcun cenno alle indagini di Firenze, comunica che fra il 2006 e il 2010 la Italian Brakes ha ricevuto da Trenitalia commesse per l’acquisto di guarnizioni frenanti per 10 milioni di euro; che nei primi mesi 2010 sono giunte “numerose segnalazioni di non conformità ” del prodotto, tali da non consentire l’utilizzo dei treni; che l’11 ottobre 2010 un laboratorio terzo accreditato dalla Union International des Chemins de Fer ha confermato la non conformità  delle guarnizioni frenanti della Ib; e che pertanto il 20 dicembre 2010 Trenitalia ha risolto il contratto per inadempienza e il 12 gennaio 2011 la società  è stata cancellata dall’Albo Fornitori.
Fs afferma anche che da quando Mauro Moretti ha assunto la guida della società  è stata avviata “una poderosa azione di pulizia” nei confronti dei dirigenti e funzionari che non rispettavano “le regole interne e talvolta le leggi”.

Franca Selvatici
(da “La Repubblica“)

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BOSSI PROVA A FARE LA VOCE GROSSA: “CHI FA CASINO LO CACCIO DALLA LEGA”: MA SE NE STANNO ANDANDO VIA GLI ELETTORI

Giugno 26th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LE TENSIONI TRA I MARONIANI E REGUZZONI, IL SENATUR PARE RITORNATO SOTTO LE “AMOREVOLI CURE” DELLE BADANTI DEL CERCHIO MAGICO…IN UN COMIZIO A MAGENTA PAROLE POCO GENTILI VERSO I MARONITI

“Ci metto due secondi a chiedere al Consiglio federale l’espulsione di chi si mette di traverso, anche se ci sono persone importanti: la base sa bene che chi fa casino nel partito non lo fa per interesse comune, ma per interesse di altri”.
Lo ha detto ieri sera Umberto Bossi che,   in un comizio a Magenta, ha spiegato che in questa settimana «c’è stato un momento difficile» quando si è dovuto votare sul capogruppo alla Camera.
Il riferimento è al caso Reguzzoni e alle tensioni che ne sono seguite.
Questa settimana c’è stato «un momento difficile, ho avuto problemi perchè si trattava di votare per il capogruppo alla Camera. Il capogruppo è uno che dev’essere bravo a trattare ed esperto: volevano mettere uno che non era esperto, non avrei dormito più a saperlo a Roma» ha spiegato il Senatùr.
In pratica il riferimento e’ al candidato bergamasco gradito a Maroni   e sul quale ci sarebbe stata la convergenza dell’80% del gruppo del Carroccio. Vista la malaparata, i vari Bricolo, Reguzzoni, Rosi Mauro, con il sedicente dottor Belsito a reggere lo strascico, ovvero i “cerchisti magici” che proteggono il pisolino del Senatur, hanno trascinato Bossi a presiedere la riunione per l’elezione del nuovo capogruppo.
Bossi ha detto che si poteva solo “acclamare” (Reguzzoni, ovvio, come da indicazione della Manuela) ma non votare.
E Reguzzoni è rimasto capogruppo, almeno fino a quando (governo reggendo e quindi permettendo) non assumerà  la carica di ministro verso l’autunno.
Il fatto che Bossi ieri sera abbia dovuto minacciare di cacciare chi non si allinea è in realtà  più una dimostrazione di debolezza che di forza.
Fa sorridere poi che pensi ad espellere qualcuno, quando sono ormai gli elettori del Carroccio ad allontanarsi volontariamente da lui.
Non è poi mancato durante il comizio il solito avvertimento al premier.
“L’accordo è semplice – è l’aut aut del capo lumbard – Berlusconi deve fare quello che gli abbiamo chiesto a Pontida o la Lega non andrà  più con lui: ma non sarà  la sinistra a portarci a quel punto».
Insomma il Senatur ormai spara con la pistolina ad acqua sbagliando sempre la mira.

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