Giugno 16th, 2012 Riccardo Fucile
RUTELLI ARCHIVIA IL PARTITO: “SU LUSI NON C’ERANO SOSPETTI…. QUEL CHE RESTA DEI SOLDI ALLO STATO
Margherita, addio tra i veleni. L’assemblea federale del partito ha sancito oggi la fine formale dell’esperienza politica nata del 2000 e che sette anni dopo confluirà nel partito Democratico.
Ma l’ultimo atto della vita dei Dl, traumatizzati dalle conseguenze del “caso Lusi”, si è consumato tra polemiche e veleni.
Al termine di una lunga riunione durata oltre cinque ore, l’assemblea (composta da circa 400 persone, presenti circa un centinaio) ha votato a stragrande maggioranza la definitiva archiviazione del partito.
Ad un collegio di liquidatori composto da tre persone definite “indipendenti”, il compito di occuparsi del patrimonio, che a parte un finanziamento di circa 3 miliardi da destinare al quotidiano “Europa” sarà interamente «restituito allo stato».
L’epilogo del partito, anima centrista e cattolica delle alleanze di centrosinistra dell’ultimo decennio, si consuma in un torrido pomeriggio estivo, all’auditorium Antonianum, a pochi metri dalla basilica di San Giovanni in laterano.
L’assemblea si svolge a porte chiuse per preciso volere dei delegati, che votano due volte perchè la stampa non assista alla riunione.
«Un golpe», dice Arturo Parisi, storico esponente Ulivista del partito – non ci hanno nemmeno fatto vedere i bilanci».
«Nessun golpe – replicherà alla fine Francesco Rutelli – non ricordo una sola assemblea in cui Parisi non sia andato via prima protestando. Il bilancio c’è nero su bianco, è il resoconto degli ultimi 11 anni, compreso le spese per le fotocopiatrici».
Fatto sta che lo spettro del “caso Lusi” è la cifra dell’ultimo atto di vita del partito.
In una lunga relazione iniziale, Rutelli chiede più volte «scusa ai militanti, ai cittadini, agli elettori», rivendica il fatto che nessuno («nemmeno nel Pd») si aspettava da Lusi quel che è poi emerso dalle carte processuali, e assicura che la storia della Margherita si chiuderà «dignitosamente».
«L’errore sulla persona è evidente – aggiunge Rutelli – le vicende degli ultimi mesi illuminano ancora di più la doppia personalità dell’uomo che si manifestava scrupoloso, intransigente. Oggi – continua il leader dell’Api – resta solo il suo secondo volto: dal rifiuto di ammettere tutti i misfatti e di restituire senza sotterfugi il maltolto, all’attività di allusiva aggressione e velenoso inquinamento efficacemente analizzata negli atti della Magistratura, fino a un cinico “muoia tutta la politica”, pur di tentare di salvare se stesso».
Rutelli ammette che le attività dell’ex tesoriere del partito, «attraverso sofisticati artifici, attuati secondo la Magistratura con il contributo di commercialisti, avvocati, famigliari, non hanno trovato nelle nostre regole interne difese ne sensori adeguati. La gran parte della classe dirigente è stata troppo fiduciosa in una persona sola, la cui delega cresceva via via che eravamo impegnati ad agire oltre la Margherita».
Oltre 13 milioni di euro sono stati spesi senza alcun rendiconto, ribadisce Rutelli. Ma la «nostra risposta sarà limpida e forte – conclude srotolando davanti ai giornalisti un enorme pannello che riproduce il bilancio della Margherita – e restituiremo tutto allo Stato».
Ma gli oppositori oltre che sul modo in cui la riunione è stata convocata e sull’assenza di moltissimi delegati, hanno da ridire anche sulla consegna in tempi molto stretti delle carte contabili.
«È stata messa una pietra tombale su quanto accaduto – denuncia Luciano Neri – una scelta di auto assoluzione che tiene conto delle conseguenze politiche, morali e gestionali. Non poteva esserci epilogo peggiore».«Dobbiamo chiedere scusa agli italiani e vergognarci per quello che è successo – aggiunge sconsolato Pierluigi Castagnetti – poi le responsabilità penali di Lusi sono di tutta evidenza e sarà la magistratura a continuare il suo lavoro».
Scuse che arriveranno direttamente sia da Rutelli che da Enzo Bianco al termine dell’assemblea: «Non ci sono conseguenze politiche da trarre – dice l’ex ministro dell’Interno – qui l’unica cosa da fare e che abbiamo fatto è chiedere scusa agli italiani».
(da “La Stampa”)
argomento: Margherita | Commenta »
Giugno 16th, 2012 Riccardo Fucile
LA TRATTATIVA STATO-MAFIA AL CENTRO DELLE INTERCETTAZIONI, LE PRESSIONI DI MANCINO, LE DIVERSE VALUTAZIONI DELLE PROCURE, I CHIARIMENTI CHIESTI DALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA SULLA OPPORTUNITA’ DEL DIALOGO PER FERMARE LO STRAGISMO
Dialogare con la mafia per fermare lo stragismo è un reato? Se lo chiedono allarmati gli
indagati eccellenti, intercettati dai pm di Palermo. E non solo.
Preoccupato dall’evoluzione dell’indagine della Procura del capoluogo siciliano sulla trattativa mafia-Stato, per il rischio di una sorta di impeachment morale della classe politica italiana, se lo è chiesto persino il Quirinale.
Nessuno, in Procura, è disposto a confermarlo, ma tra i 120 faldoni dell’inchiesta palermitana, ormai giunta alle battute finali, c’è anche una lettera della Presidenza della Repubblica, indirizzata nei primi mesi di quest’anno al procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito, nella quale si chiedono chiarimenti sulla configurabilità penale della condotta degli esponenti politici coinvolti nell’indagine.
Facendo riferimento a una sollecitazione dell’ex senatore Nicola Mancino, nello scorso dicembre particolarmente preoccupato per il suo coinvolgimento nell’inchiesta, il Quirinale avrebbe sollecitato informazioni sulle inchieste segnalando l’opportunità di raggiungere una visione giuridicamente univoca tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta, tutte parallelamente impegnate nella verifica del ruolo di ex ministri e parlamentari nel biennio della trattativa a suon di bombe, ma con prospettazioni del tutto differenti.
Non è un mistero, infatti, che le tre Procure sin dall’inizio dell’indagine sulla trattativa abbiano manifestato — in particolare, durante una tornata di audizioni davanti alla commissione Antimafia — notevoli divergenze sulla questione dell’imputabilità dei politici coinvolti.
I pm nisseni e quelli fiorentini appaiono propensi a credere che gli esponenti delle istituzioni chiamati in causa nella trattativa furono costretti ad accettare la logica del negoziato imposta da Cosa Nostra con il terrore, e dunque sarebbero da ritenersi “vittime” dell’intimidazione mafiosa, ovvero soggetti penalmente non perseguibili.
La procura di Palermo, invece, la pensa in tutt’altro modo: l’aggiunto Antonio Ingroia e i pm Lia Sava, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene ritengono che quella dell’apertura dialettica tra mafia e Stato sia un’iniziativa consapevolmente adottata dai politici e dagli uomini degli apparati, convinti in questo modo di fermare lo stragismo, ma anche di salvare la pelle.
Inutile chiedersi quale sia l’interpretazione più apprezzata da Mancino che, il giorno dopo esser stato interrogato a Palermo, il 7 dicembre scorso, si affretta a telefonare al magistrato Loris D’Ambrosio, uno dei più stimati consiglieri del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Un’intercettazione, oggi agli atti dei pm palermitani, rivela che, al telefono con D’Ambrosio, Mancino si abbandona apertamente a uno sfogo preoccupato, sostenendo di essere un “uomo solo”.
Ma le telefonate agli atti dell’inchiesta sarebbero più di una.
Mancino avrebbe chiamato direttamente il procuratore di Palermo Francesco Messineo, cercando di evitare di essere posto a confronto con l’ex Guardasigilli Claudio Martelli.
Il faccia a faccia in Procura si tiene però regolarmente: Martelli conferma di aver chiesto a Mancino le ragioni dell’iniziativa investigativa avviata nel ’92 dal Ros di Mario Mori con l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.
Mancino, invece, continua a negare con decisione.
Nei primi mesi dell’anno i palazzi della politica sono in fibrillazione per l’evolversi delle indagini: ci si interroga su come minimizzare i possibili danni dell’inchiesta palermitana sulla trattativa.
Qualcuno, tra gli indagati eccellenti, si lamenta — sempre al telefono — dell’inerzia del procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito davanti a un problema cruciale per l’intera politica italiana: si può processare un pezzo dello Stato per avere aperto un canale di comunicazione con Cosa Nostra, allo scopo di evitare altre stragi?
C’è chi, conversando alla cornetta, arriva persino a rivelare di aver interessato della questione il capo della Dna Pietro Grasso, che però avrebbe minimizzato la portata dell’inchiesta. Millanterie?
È in questo periodo che il Quirinale avrebbe inviato la sua richiesta di chiarimenti al pg Esposito, sollevando l’esigenza di giungere a una visione univoca condivisa dalle tre procure. Tutto il resto è cronaca.
Nei primi giorni di marzo, il pg Esposito richiede al procuratore nisseno Sergio Lari l’invio degli atti dell’inchiesta su via D’Amelio, entrando a gamba tesa — con un’iniziativa senza precedenti — nell’attività del distretto giudiziario siciliano che indaga sulla morte di Falcone e Borsellino. Al punto che Lari commenta attonito: “Sono disorientato”.
La richiesta di Esposito viene letta inizialmente come la premessa di una possibile azione disciplinare nei confronti della procura nissena per aver violato la privacy dei tanti nomi eccellenti contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Alessandra Giunta, di cui vengono riportate le deposizioni, ma anche le tante contraddizioni, le reticenze, le omissioni e le bugie.
Oltre alle risposte di Mancino, ci sono quelle degli ex ministri Claudio Martelli e Giovanni Conso, degli ex presidenti del consiglio Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi, dell’ex presidente dell’Antimafia Luciano Violante.
Ma il vero significato di quella richiesta viene fuori quando, ancora una volta, Mancino prende il telefono, stavolta per contattare direttamente Esposito e congratularsi: quella iniziativa è “un segnale forte”, dice, una mano tesa “in difesa dei politici”.
Le sue parole restano ancora una volta incise nelle bobine delle intercettazioni.
E oggi svelano un altro pezzo dello Stato che frana moralmente davanti alla ricerca della verità .
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia, mafia, Politica, radici e valori | Commenta »
Giugno 16th, 2012 Riccardo Fucile
IL NUOVO COME IL VECCHIO, MARONI COME BOSSI: SI DIVIDONO INQUISITI, CONDANNATI E TESORIERI…NEI PROBIVIRI AL CONGRESSO VENETO MARONI E TOSI HANNO PROPOSTO IL NOME DI ENRICO CAVALIERE CONDANNATO A DUE ANNI E TRE MESI PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA…
Il nuovo come il vecchio. Maroni come Bossi: si dividono inquisiti, condannati e tesorieri. Il Senatur aveva come tesoriere Francesco Belsito, Maroni tra i suoi uomini ha Enrico Cavaliere, con una condanna sulle spalle.
E legato a Stefano Bonet, inquisito nei tre filoni d’inchiesta sull’uso del denaro pubblico in mano alla Lega, compreso il presunto riciclaggio in Tanzania e Cipro.
Al congresso nazionale in Veneto, la corrente di Maroni-Tosi ha inserito nella lista dei candidati probiviri Cavaliere.
Non è stato eletto per un pelo, ma si è
conteso il posto con Paola Gosis. Bossi nel 2005 lo aveva sospeso per sei mesi dal partito e declassato a sostenitore.
Le sezioni di Venezia e Mestre ne avevano chiesto l’espulsione per gli investimenti in Croazia e in Liguria: nel villaggio Skipper, nel casinò dell’Hotel Istra a Pola e nella sala scommesse Bigonet a Genova.
E lui aveva pagato per tutti ed era stato emarginato dal partito.
Ex parlamentare, ex presidente del consiglio regionale del Veneto, tra i fondatori della Liga Veneta, Cavaliere è stato condannato a due anni e tre mesi di carcere per banca rotta fraudolenta riguardo al buco finanziario di un miliardo 875 milioni di vecchie lire della società Ceit di Montegrotto Terme. Società fallita nel 2004 che avrebbe dovuto costruire il villaggio turistico Skipper sul golfo di Pirano, in Croazia, detto anche “il paradiso di Bossi”. L’ope razione era sponsorizzata dai militanti, compresa Manuela Marrone (moglie di Bossi) e dall’attuale tesoriere Stefano Stefani.
Sempre in Croazia il Carroccio aveva investito nella Santex, a Pola, una società che avrebbe dovuto aprire un casinò all’in terno del mega villaggio Skipper.
Ma pure qui si registra un fallimento finanziario e così il Carroccio decide di vendere la società ai Leichner, padre e figlio, croati, poi arrestati dall’Fbi per truffa.
La Corte di Cassazione descrive così le capacità degli investitorleghisti: “Valutazione incongrua, imperita e imprudente nella operazione immobiliare. Evidente gravità dei fatti”.
Per la disastrosa campagna di Croazia Cavaliere fa da capro espiatorio.
Ma l’uomo riappare per il ricorso contro la riforma dei vitalizi dei parlamentari. E’ uno dei 15 leghisti a essersi opposti ai tagli, ma Gianpaolo Dozzo, presidente dei deputati del Carroccio, chiarisce che Cavaliere e altrsono “ex parlamentari degli anni Novanta che da tempo non rappresentano più, a nessun livello, il nostro Movimento e non ne sono più iscritti”.
Certo è che a Meolo, in provincia di Venezia, dove abita e dove Bonet è nato, si tiene nel 2008 la “Scuola politica e amministrativa del Basso Piave”, voluta dalla Lega, e lui è alla cabina di regia e intende insegnare come “si legge un bilancio”.
Alla presentazione, con lui, c’è Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia di Venezia, e Daniele Stival, assessore regionale veneto, quello che disse che i profughi vanno “fermati col mitra”.
PUR SENZA incarichi istituzionali dal 2005, l’ex parlamentare vive nel sottobosco leghista.
Tiene i contatti con Bonet, anzi “è Cavaliere che avvicina Bonet alla Lega”, rivela un leghista della prima ora. Infatti gli affari tra loro due corrono assai velocemente.
Fra le società di Bonet c’è la Polare che cura, tra l’altro, i grandi eventi per i turisti sul Lago di Garda, promossi dall’associazione “Lago di Garda tutto l’anno” dell’onore vole Pdl nonchè ministro-lampo Aldo Brancher, il pontiere con i leghisti.
SOLO il 13 giugno i Probiviri della Margherita, “convocati d’urgenza alla presenza dei membri del direttivo deliberano in via cautelare la sospensione con effetto immediato di Luigi Lusi da ogni qualifica e funzione”.
E chiedono di acquisire gli atti della procura di Roma e la richiesta di arresto avanzata dal gup Simonet ta d’Alessandro. La lettera, datata 13 giugno, è stata recapitata ieri con pony alle 9.33 presso lo studio Lusi e poi girata al senatore via mail presso la villa di Genzano aliere, e ne faceva parte anche Bonet che solo un anno dopo, nel 2009, subentra a Cavaliere nella carica di amministratore e il bilancio societario della Polare improvvisamente si gonfia: da 367mila euro a 25 milioni. Il bilancio forse stride con le finalità descritte nello statuto della società : “La società non ha fini di lucro e ha lo scopo di svolgere l’attività di ricerca di base”.
La Polare è una società consortile di cui ne fanno parte il Consorzio Marco Polo e Area Impresa, due società partecipate sia da Bonet sia da Cavaliere. Davanti al notaio, all’atto costitutivo, queste due società sono inizialmente rappresentate da Sonia Zoccoletto, domiciliata allo stesso indirizzo di Cavaliere a Meolo.
Mentre la sede legale delle tre società è sempre a San Donà del Piave. Bonet nel 2010 cede quote societarie di Area Impresa e Marco Polo Technology alla società di diritto inglese Malaussene Limited con sede a Hertfordhire amministrata, fra gli altri, da Paol Scala, coinvolto negli investimenti leghisti a Cipro, dove vive e lavora come promotore finanziario. Il suo nome emerge dalle indagine dei magistrati che l’avrebbero accostato alla cosca De Stefano. Per la procura di Reggio Calabria dalle conversazioni telefoniche emergerebbe che sarebbe Scala “il gestore dei fondi esteri del gruppo di imprenditori che ruotano attorno alle figure di Bonet, Romolo Girardelli e Belsito”.
L’intreccio affaristico sarebbe confermato, secondo i magistrati, da diverse intercettazioni ma una merita maggiore attenzione delle altre. Scala parla con un certo Manolito.
Ecco che cosa si dicono, Manolito: “Le buone notizie sono che Marina sta cercando di fare accettare la lettera perchè è scritta a mano e mi hanno detto che quello che è scritto a mano e non può essere accettato per un importo grande come questo di 4,5 milioni”. Scala: “Io me ne frego tantissimo; a me interessa che vengano depositati i soldi oggi”. (…) “Quello che ci interessa è che venga aperto il conto corrente nuovo a Cipro per Stefano (Bonet) perchè è da lì che poi partirà il denaro per andare all’altro”. Cioè Belsito, su un conto in Tanzania.
Trasferimento poi bloccato. La Lega invece va avanti, da Bossi a Maroni.
Con Cavalieri.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: LegaNord | Commenta »
Giugno 16th, 2012 Riccardo Fucile
RIPORTIAMO L’ARTICOLO DEL “CORRIERE DEL VENETO” DEL 9 NOVEMBRE 2010: “BANCAROTTA CEIT, L’ACCUSA CHIEDE TRE ANNI PER CAVALIERE. DOVEVA COSTRUIRE IL VILLAGGIO DEL CARROCCIO”
Quello che fino a ieri pomeriggio era solo un sospetto, diventa notizia attorno alle 16
nell’aula del tribunale Collegiale di Padova.
I soldi della Lega Nord, con precisione 560 milioni delle vecchie lire, sono stati utilizzati nell’aprile 2001 per tentare il salvataggio della Ceit, società di Montegrotto nata nel ’98 con un capitale sociale di 20 milioni di lire.
Ma in grado di finanziare la costruzione del villaggio turistico Skipper, un complesso di 2.300 appartamenti e 4800 metri quadri affacciato sul golfo di Pirano in Croazia: operazione targata Lega e finita malissimo.
A documentare il flusso di denaro è il consulente tecnico della Procura, il dottor Carlo Pampaloni.
Incaricato dal pm Paolo Luca a ricostruire i movimenti della società tra i cui soci figuravano diversi esponenti del Carroccio, chiamati ufficiosamente a partecipare con una quota di 40 milioni di lire, quando l’ufficiale indicazione societaria parlava di quota minima di 100mila lire.
Per l’unico di loro finito a processo, l’ex presidente del Consiglio Regionale del Veneto Enrico Cavaliere, il magistrato ha chiesto 3 anni.
L’accusa è di aver lasciato un buco di un miliardo e 875 milioni di lire lasciato in eredità alla società .
Soldi che sarebbero stati manovrati «in maniera impropria e con finalità estranee a quelle di Ceit, usati per oliare le macchine della burocrazia croata», ha tuonato l’accusa.
Ma il dubbio avanzato dal pm che Skipper fosse «un’iniziativa per finanziare il partito», come sostenuto dalla gola profonda Luca Bagliani – negli anni ’90 deputato per il Carroccio – è emersa ieri.
«Ci sono stati tentativi di salvataggio della Ceit, così come c’erano caratterizzazioni delle quote sociali.
Tra i nomi ricordo Manuela Marrone (moglie di Umberto Bossi, nda)», ha detto Pampaloni.
Altri imprenditori in orbita leghista avevano delle quote: dall’ex ministro Giancarlo Pagliarini al sottosegretario Maurizio Balocchi, morto nel febbraio scorso dopo essere stato rinviato a giudizio.
Senza dimenticare l’orafo vicentino Stefano Stefani, archiviato su richiesta della Procura.
«Siamo all’aprile del 2001 – ricostruisce Pampaloni – e la società friulana Euroservice versa 560 milioni nelle casse di Ceit. E’ un’operazione che viene sostanzialmente fatta dall’allora tesoriere della Lega, e socio Ceit, Maurizio Balocchi». S
oldi che nella contabilizzazione Ceit risultano essere un versamento fatto da un privato.
«Il denaro però arriva direttamente dal conto corrente che il Carroccio ha presso il Banco di Napoli a Montecitorio. Contabilizzati dalla Lega come finanziamento personale a Balocchi e che l’ex Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, ha restituito quasi in toto».
Ma com’è avvenuto il giro di denaro?
I soldi dovevano passare attraverso l’Euroservice che si era poi dichiarata creditrice verso Ceit.
A far saltare il banco e smascherare il sistema Lega è stata una duplice registrazione nella stessa data dei 560 milioni di lire.
Per Euroservice erano soldi da dirottare a Ceit.
Per quest’ultima però era un finanziamento privato di Balocchi.
«Che la Lega avesse un doppio interesse?», si è chiesto il magistrato.
Nicola Munaro
(da “Il Corriere Veneto“)
argomento: LegaNord | Commenta »
Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX MISS PIEMONTE: “BERLUSCONI SI FACEVA TOCCARE NELLE PARTI INTIME”….LA MODELLA IMANE FADIL: “UN AMICO DELL’EX PREMIER MI OFFRI’ SOLDI IN CAMBIO DEL SILENZIO”
Spunta l’ombra di un presunto tentativo di corruzione di una delle ragazze presenti alle feste di Arcore, testimone nel caso Ruby.
Un siriano, che “diceva di essere amico di Silvio Berlusconi, mi propose di andare a un incontro nella villa dell’ex premier per avere dei soldi”.
Denaro in cambio di dichiarazioni reticenti “nel processo”.
A raccontarlo in aula, andando oltre rispetto a quello che aveva messo a verbale qualche settimana fa, è stata Imane Fadil – modella marocchina e parte civile nel dibattimento a carico di Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora – che aveva già parlato di questo intermediario misterioso, senza però mai spingersi fino questo punto.
Il modello: “Ruby mi offrì soldi per portarmi a letto”
Il primo a salire sul banco dei testi era stato Antonio Passaro, modello, che non ha convinto per nulla il pm Antonio Sangermano e il procuratore aggiunto Pietro Forno, i quali più volte lo hanno interrotto dicendo: “Poi faremo le nostre valutazioni sulle sue dichiarazioni”.
Poco prima il palestrato testimone aveva raccontato anche un aneddoto davvero singolare: “Ruby mi ha offerto 4 mila euro a settimana perchè avessi rapporti sessuali con lei, era lei che voleva pagare me”.
Dopo il silenzio di Daniele Salemi, collaboratore di Mora indagato nello stralcio di indagine ancora aperto e che si è avvalso della facoltà di non rispondere, è stata la volta di Ambra Battilana, ex miss Piemonte, la prima delle cinque ragazze parti civili a deporre. Ha raccontato di quella serata ad Arcore, nell’agosto 2010, che aveva lasciato lei e Chiara Danese “scioccate”.
Davanti a Nicole Minetti, presente in aula per la seconda udienza consecutiva, ha descritto scene erotiche che avrebbero avuto il consigliere regionale del Pdl come protagonista: “Fece uno spettacolo al palo della lap dance e rimase nuda, solo con le scarpe con diamantini argentati, e poi si mise a ballare vicino a Berlusconi, toccava e si faceva toccare come le altre”. E ancora: “Ho visto Berlusconi ed Emilio Fede nella sala del bunga bunga che si facevano toccare nelle parti intime da ragazze nude e queste ragazze che si facevano toccare il seno e il sedere”.
Parole che Fede ha così commentato: “Non capisco davvero come spiegare tutto ciò, eppure quella sera dopo cena Ambra mi mandò diversi sms per ringraziarmi della piacevole accoglienza”.
Nel pomeriggio è entrata in scena Imane Fadil, che già in un’udienza del processo a carico dell’ex premier aveva parlato dell’uomo misterioso.
Cosa che ha portato la Procura a fare indagini integrative per rintracciarlo – si chiama Saed Ghanaym ed è nato nel 1959 in Siria – e ad aprire nuovi verbali sia per lui sia per la modella. Imane, però, ha detto molto di più su quest’uomo che le era stato presentato da un avvocato.
“Lo incontrai a Linate – ha chiarito – e mi diede un telefono e una scheda per potermi chiamare e non essere intercettato. Ogni volta mi diceva di prendere un taxi e andare a Arcore per avere dei soldi”.
E il pm: “Soldi a che titolo, come risarcimento per il suo onore rovinato o per la testimonianza nel processo?”. La risposta di Fadil: “Tutte e due le cose”.
E alla richiesta di precisazioni del presidente del collegio Annamaria Gatto, la marocchina ha spiegato che quei “soldi” erano anche “per le dichiarazioni nel processo”.
La cifra “non venne mai specificata, capii che se ne sarebbe parlato a Arcore”. Ma quest’uomo, ha chiesto il pm, “era mandato da qualcuno?”. Imane: “Me lo fece capire, mi disse che era amico di Berlusconi”.
Il siriano, dopo aver capito che lei non avrebbe accettato l’offerta, “mi minacciò, mi disse ‘se salta fuori questa cosa ci saranno conseguenze'”.
I pm hanno accertato che il presunto intermediario avrebbe acquistato altre schede intestate a persone fittizie, simili a quella che ha consegnato alla Fadil.
Uscendo dal tribunale e parlando con i cronisti, la modella è stata anche più esplicita: “A cosa servivano quei soldi? Per non farmi parlare al processo. Chi avrebbe pagato? L’incontro era nella residenza dell’onorevole, credo pagasse l’onorevole”.
Secca la replica dei legali di Silvio Berlusconi, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo: “Le dichiarazioni rese da alcuni testimoni, in particolare da Ambra Battilana e Imane Fadil, sono destituite di ogni fondamento, totalmente smentite da numerosissimi altri testimoni e da evidenze oggettive. Non è allo stato dato comprendere come tali dichiarazioni siano sortite e si siano sviluppate. E’ comunque un tema che dovrà trovare approfondita verifica per comprenderne genesi e ragioni. I processi, comunque, non potranno che dimostrare l’assurdità di tali incredibili ricostruzioni”.
( da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »
Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
ESCLUSI DALL’IMU GLI IMMOBILI DELLE IMPRESE, TAGLIO DEL 10% DELL’ORGANICO DI PALAZZO CHIGI E DEL TESORO… E PASSERA PROMETTE: “ENTRO IL 2013 TERMINIAMO I LAVORI DELLA SALERNO-REGGIO CALABRIA”
Il governo, con in testa il ministro Corrado Passera, rilancia la propria iniziativa dopo le accuse
di inerzia giunte nelle scorse settimane, e lo fa con un maxi decreto che mira a rilanciare lo sviluppo dell’economia reale italiana e che potrebbe rappresentare una svolta anche dal punto di vista della credibilità dei nostri Conti pubblici.
Se infatti le misure del decreto attiveranno 70-80 miliardi di investimenti preconizzati da Passera, con conseguente incremento del Pil, anche il debito pubblico sarà considerato sostenibile dai mercati finanziari, e magari caleranno anche tassi e spread.
All’Assemblea dei giovani di Confindustria, la settimana scorsa, Passera aveva detto che per rilanciare la crescita non serviva «l’ideona»: e infatti il decreto, con i suoi 61 articoli, è fatto di una serie di misure che insistono su una tastiera ampia.
Si va dai settori tradizionalmente trainanti, come edilizia e costruzioni, a quelli più innovativi, come il digitale e la green economy.
Insomma, ha commentato il premier Mario Monti, un pacchetto «organico e robusto».
Un decreto, ha aggiunto Passera ricco di «riforme strutturali di lungo periodo», come quelle che anche oggi il direttore della Bundesbank Jens Weidmann, ha chiesto all’Italia di «implementare». I 70-80 miliardi che verrebbero «mobilitati» sono in minima parte soldi pubblici.
La scommessa di Passera è che le misure inducano i privati a investire, innescando un progressivo circuito di fiducia.
L’aumento al 50% delle deduzioni per le ristrutturazioni edilizie, per esempio, dovrebbe indurre le famiglie a usare i risparmi per migliorare quello che è l’investimento più sicuro, cioè la propria abitazione.
Altro settore, tradizionale volano anticiclico, sono le costruzioni: il decreto lancia i project bond, e cioè il finanziamento di infrastrutture con capitali privati, che vedrebbero in questo investimento buone prospettive di remunerazione. M
a si punta anche all’innovazione, con il credito di imposta per le assunzioni di giovani qualificati: una misura fiscale che le imprese intascano subito e automaticamente, e che in più crea occupazione stabile e qualificata. Incentivi anche per le aziende della green economy (in questo momento tra le più dinamiche) che assumono under 35 e giovani laureati.
E ancora misure per i porti, l’agricoltura, la difesa del territorio, e per l’Agenda digitale.
Senza contare le norme sulla giustizia civile e sul diritto fallimentare attese dalle imprese.
L’altra novità è il ritorno a una politica industriale dopo gli anni di Tremonti. Tutte le attuali 43 leggi con incentivi all’industria sono cassate, per dar vita ad un unico Fondo rotativo con un budget annuo di 2 miliardi che servirà a incentivare i settori che saranno considerati strategici.
«Sulla crescita – ha insistito Monti – non abbiamo mai pensato ad una ‘fase unò e ad una ‘fase duè; fin dall’inizio è stata la fondamentale preoccupazione del governo».
E anche Passera ha ricordato le misure pro-crescita nei precedenti decreti: «non c’è stato nessun decreto senza una forte componente di contributo alla crescita».
La parola passa ora al Parlamento, con i partiti di maggioranza che oggi hanno espresso apprezzamento seppur con alcune riserve nel Pdl e una certa freddezza del Pd che, prima di promuovere il Governo, chiede di «capire».
Ecco alcune delle norme varate:
– RISTRUTTURAZIONI
Passa dal 36% al 50% la quota di detrazione Irpef per le ristrutturazioni fino a 96.000 euro e fino al 30 giugno 2013.
– CREDITO IMPOSTA “QUALIFICATI”
Arriva il credito d’imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro annui ad impresa per l’assunzione di personale qualificato.
– CREDITO IMPOSTA COMUNI
I Comuni potranno utilizzare i crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici.
– GIOVANI E GREEN ECONOMY
Finanziamenti agevolati alle aziende che investono in progetti di «green economy» e che assumono a tempo indeterminato under 35 e giovani laureati.
– PROJECT BOND
Arrivano le obbligazioni da parte delle società di progetto sul modello europeo. I project bond saranno «appetibili per gli investitori» per realizzare nuove infrastrutture. Aliquota al 12,5%.
– FONDO IMPRESE A 2 MILIARDI
Viene costituito un Fondo per la crescita sostenibile con un budget di 2 miliardi.
– SRL PER TUTTI
La srl semplificata per gli under 35, viene estesa dal decreto sviluppo a tutti ma con paletti sul capitale.
– NO STOP PER IMU EDILIZIA
Per le imprese edili sarebbe al momento saltata la norma per escludere per tre anni dall’Imu, gli immobili invenduti. L’intervento era previsto nella bozza del provvedimento arrivata in cdm. Resta la compensazione Iva.
– AZIENDE IN CRISI
Le aziende colpite dalla crisi, ma che hanno comunque prospettive di ripresa, non saranno obbligate a dichiarare il fallimento ma potranno ricorrere direttamente al concordato preventivo.
– ALIMENTI AI POVERI
Viene istituito all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura un fondo per il finanziamento dei programmi di distribuzione di derrate alimentari ai poveri.
– PROROGA SISTRI
Si proroga al 31 dicembre 2013 il termine per l’entrata in vigore del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
– PIANO CITTà€
Per l’attuazione arriva una cabina di regia.
– TAXI
Viene prorogato a fine anno il decreto per impedire l’esercizio abusivo del servizio taxi.
– SU WEB CONTRIBUTI IMPRESE
Andranno sul web sovvenzioni, contributi e sussidi alle imprese e l’attribuzione di compensi a persone e imprese di importo complessivo superiore a 1.000 euro.
– RIMBORSI VELOCI PER PROCESSI LUNGHI
Arrivano rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi.
– FILTRO IMPUGNAZIONI
Si punta a migliorare l’efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità .
– ITALIA DIGITALE
Viene istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale SOTTO la vigilanza del Presidente del Consiglio.
– IDROCARBURI
Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione.
– IMPORT CARBURANTI
Dal 2013 l’import di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all’Ue dovrà essere autorizzata dal Ministero dello sviluppo.
– ICE ED ENIT
È fissata a 450 la dotazione organica dell’Agenzia con la conseguente entrata nei ruoli del Mise del rimanente personale dipendente. Viene inoltre avviata la riorganizzazione della rete Enit all’estero.
– PESCA
Viene introdotto un sistema volontario di indicazione dell’origine per chi vende al dettaglio prodotti della pesca, così da poter segnalare al consumatore la dicitura “prodotto italiano”.
– COPERTURE
La copertura finanziaria sarà reperita, a partire dal 2013, con riduzioni di spesa e con le maggiori entrate previste dalle sanzioni introdotte del provvedimento per chi viola le regole per i prodotti a denominazione di origine protetta o Igp. Nuove entrate sono attese con l’armonizzazione del trattamento fiscale tra le polizze emesse da assicurazioni italiane ed estere che non pagano l’imposta annua dello 0,35%.
argomento: economia, Monti | Commenta »
Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
L’IRONIA DELLA RETE PER LA NOMINA ALL’ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA… MASSIMO GHILARDI DAL MIUR AI TERREMOTI
«Il prof di ginnastica che diventa direttore dell’Ingv? In caso di terremoto sa correre via veloce».
È la cinica battuta che si può leggere su Twitter tra i commenti sul profilo dell’Ingv. La notizia della nomina di Massimo Ghilardi a nuovo direttore generale dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha scatenato l’ironia della Rete.
Ghilardi, 45 anni, carabiniere di leva, è laureato in Scienze motorie alla Cattolica di Brescia.
Non importa alla Rete che sia anche laureato in Sociologia politica a Urbino (poco c’azzecca anche quella con la vulcanologia…) e meno ancora fa alzare le sue competenze l’essere iscritto all’Albo dei promotori finanziari.
Di più, nella sua nomina, potrebbe aver contato l’essere stato consigliere comunale del Pdl a Chiari (Brescia).
Decisiva anche la stima di Mariastella Gelmini come «insinua» in un comunicato l’Anpri (l’associazione nazionale professionale per la ricerca): «Il dott. Massimo Ghilardi, laureato in Scienze Motorie all’Isef (…) e attualmente dirigente ministeriale al Miur (ivi chiamato dalla sua conterranea Maria Stella Gelmini), sarà il prossimo Direttore Generale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il cda dell’Ingv, pur non all’unanimità , ha evidentemente trovato interessante tale curriculum forse perchè porterà all’Ente nuove competenze finora mancanti».
L’ex ministro dell’Istruzione volle Ghilardi al Miur come dirigente di seconda fascia per lo sviluppo della ricerca (106.628 euro di stipendio base lordo).
Ghilardi al ministero era responsabile dell’ufficio di vigilanza e finanziamento degli enti di ricerca del ministero e gestiva un portafoglio da 915 mila euro.
I malpensanti ritengono che in questo modo il ministro tecnico Profumo abbia liberato una casella importante del suo ministero, favorendo la sua nomina all’Ingv.
Ma online c’è anche chi lo difende: «Dirige, non è un’operativo. Deve avere capacità dirigenziali. I tecnici non le hanno e penalizzano sempre il risultato» .
Lui stesso quando finì tra i papabili per il posto di direttore generale del Consiglio nazionale delle ricerche, il Cnr, a chi storceva il naso per quella designazione, poi caduta, di un «non-scienziato» alla carica di direttore, su BresciaOggi rispose: «Uno scienziato al Cnr? Un errore. Questo presupposto c’è per il presidente, non per il direttore che invece deve avere capacità manageriali, quali io reputo di avere».
Nino Luca
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
RITORNA ANCHE LA FOTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEGLI UFFICI DEL COMUNE
Uno dopo l’altro stanno cadendo tutti i baluardi padani.
Il lavoro non è da poco, ma un passo alla volta c’è chi sta cercando di ridare un senso alle trovate messe in campo in anni di leghismo sfrenato.
Le roccaforti della Lega Nord che sono cadute dopo le ultime elezioni amministrative sono molte, così i neosindaci si trovano a dover metter le mani sulle pesanti eredità padane, da quelle più folkloristiche come i cartelli in dialetto i soli delle Alpi, a quelle più indigeste, come il numero verde (anzi verdissimo) che era stato istituito nel 2008 dal comune di Cantù per segnalare la presenza di clandestini sul territorio comunale.
Il nuovo sindaco della cittadina brianzola, Claudio Bizzozero, ha annunciato in questi giorni di avere deciso la riconversione del servizio.
Il numero non verrà cancellato, ma destinato ad uno scopo diverso da quello indicato dalla vecchia amministrazione leghista guidata dall’ex sindaco Tiziana Sala.
Il servizio, a dire il vero, non ha mai fatto breccia nel cuore dei canturini.
Da quando la linea anti clandestini era stata attivata, sono in tutto una quarantina le telefonate delatorie arrivate al centralino comunale, circa una ogni mille abitanti.
La linea (che garantiva il completo anonimato) non verrà disattivata, il neosindaco Bizzozero (lista civica) ha anticipato che potrebbe essere usato per la segnalazione di altri tipi di reato, come abusi edilizi o altri illeciti che vengono compiuti a danno della collettività .
Per una linea che viene riconvertita, c’è una segreteria telefonica che viene cambiata. Succede a Tradate (in provincia di Varese), altro comune leghista finito nel tritacarne delle ultime amministrative.
Dopo essere passato di mano, i nuovi amministratori comunali (Pd, Sel e civiche) hanno deciso di cambiare musica.
Fino a pochi giorni fa, infatti, chiamando il Comune si veniva messi in attesa ascoltando le note del “Va Pensiero”.
Al posto dell’aria verdiana, troppo affine alla liturgia leghista, è stata impostata una musica più neutrale. Niente inni nazionali o canti partigiani, per l’attesa telefonica è stato scelto Mozart.
Nello stesso Comune, il giorno della vittoria elettorale era stata riportata in Municipio la foto del Presidente della Repubblica, che mancava da circa vent’anni.
Restando nel campo della telefonia, un’altra risponderia famosa è quella di Como.
Dal 2009 chiamando il centralino del municipio della città lariana si può parlare con un operatore che si esprime in dialetto (una tra le scelte possibili oltre all’italiano e all’inglese).
Al momento è rimasto tutto com’era e non si sa se il nuovo sindaco Mario Lucini (Pd) abbia o meno l’intenzione di limitare la scelta alle lingue ufficiali. Ma sono solo gli ultimi esempi di una tendenza avviata ormai da tempo.
Già prima della debacle elettorale era iniziato lo smantellamento dell’impero bossiano, con lo smantellamento dei ministeri del Nord, sfrattati dalla Villa Reale di Monza (altra città persa dal Carroccio).
Lo scorso 2 giugno, mentre al Palacreberg di Bergamo Matteo Salvini veniva eletto segretario lombardo della Lega nord, a Pontida degli anonimi writers hanno coperto con dei disegni la scritta “Padroni a casa nostra” che campeggiava sul muro del sacro prato.
È il secondo attacco nell’arco di poche settimane. La stessa scritta era già stata modificata nel mese di marzo in “Ladroni a casa nostra”.
In entrambi i casi è stata immediatamente ripulita da militanti volontari, intenzionati ad installare un impianto di videosorveglianza a tutela dell’integrità della storica scritta.
Alessandro Madron
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: LegaNord | Commenta »
Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DEL PDL HA INVITATO L’EX DIRETTORE DEL GIORNALE A SCENDERE IN CAMPO PER PORTARE IDEE NUOVE AL PARTITO
“Ho chiamato poco fa Vittorio Feltri per invogliarlo a scendere in campo e candidarsi alle primarie del Pdl e competere così a una grande gara”.
Lo ha detto il segretario Pdl, Angelino Alfano, annunciando anche il 27 giugno come data della Direzione nazionale chiamata a “rilanciare la proposta politica del partito”. La proposta sa un po’ di provocazione.
Alfano, infatti, rappresenta l’area moderata del Pdl, spesso in contrasto con le linee editoriali de Il Giornale e del suo ex direttore oggi editorialista.
Il quotidiano si è spesso schierato dalla parte di quei candidati più distanti dal segretario, come la deputata Daniela Santanchè
La risposta di Feltri. “I parlamentari sono degli straccioni. Io guadagno 700 mila euro l’anno, non posso rinunciare all’attuale reddito per andare a prendere quella straccia di indennità parlamentare. Non voglio campare, voglio vivere. Non dico no in assoluto alla politica ma prima devo capire di che cosa si tratta, se la proposta mi garba la valuto”, è stata la risposta di Feltri.
“Con le primarie – ha esordito Alfano a margine della conferenza stampa della Giovane Italia che si è tenuta questa mattina nella sede nazionale del Popolo della Libertà a via dell’Umiltà a Roma – avremo un’occasione vera per far emergere le migliori risorse di cui disponiamo. Mi auguro che siano le primarie più partecipate.
È un’occasione per il rilancio del Pdl anche con candidature nuove, di soggetti che non hanno avuto in passato militanza politica”.
A chi opponeva che Feltri forse non potesse rappresentare un elemento di innovazione, Alfano ha replicato: “Alle primarie può giocare la nazionale non per forza la nazionale under 21”.
E sulla possibile partecipazione della Santanchè: “Ci mancherebbe altro – ha commentato il segretario – Siamo per le primarie aperte. Non ci deve essere il gradimento della segretaria del partito sulle candidature”.
argomento: PdL | Commenta »