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MOVIMENTO DEI FORCONI: DALLA PROTESTA A UNA LISTA PER LE ELEZIONI SICILIANE

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

IL LEADER MORSELLO CERCA CANDIDATI PER LE PROSSIME REGIONALI… NESSUN DIALOGO CON L’ATTUALE CLASSE DIRIGENTE, GRILLINI COMPRESI

“Ci basta un solo deputato per risolvere i problemi».
Ne è convinto Martino Morsello, presidente del movimento dei Forconi, il gruppo di agricoltori che a gennaio ha paralizzato per una settimana la Sicilia bloccando i trasporti di merci e carburante.
Per questo pochi giorni fa ha annunciato sulla pagina Facebook del movimento la ricerca di candidati da presentare alle prossime elezioni regionali siciliane, previste per ottobre, dopo l’annuncio di dimissioni a luglio del governatore Raffaele Lombardo.
Una decisione presa nonostante il risultato non esaltante delle consultazioni amministrative nei tre Comuni in cui i Forconi hanno corso con una lista propria.
Pochi ma precisi i requisiti richiesti adesso agli aspiranti: radicamento sul territorio, capacità  personali e nessuna appartenenza ai partiti tradizionali che «dovrebbero essere smembrati».
Candidati di estrema destra o estrema sinistra, non importa.
Purchè siano «uomini anti-sistema», spiega.
Fondamentale è invece la condivisione del programma, i cui punti principali sono già  stati diffusi.
Al primo posto restituire alla regione «la sovranità  alimentare e militare».
«La Sicilia dev’essere dichiarata isola biologica e la maggior parte dei prodotti agricoli devono essere prodotti e consumati qui», spiega Morsello.
Per farlo, basterà  ridurre i costi di produzione.
Tra tutti, la benzina: bandiera del movimento, sin dalla sua nascita, è infatti la necessità  di abbassarne il prezzo a 0,70 centesimi di euro.
La ricetta è presto detta: «Ridurre gli sprechi della casta e coniare una moneta nostra». In parallelo, bisognerà  cacciare le basi straniere dall’isola, «siano esse degli Stati Uniti o della Nato».
«Perchè la Sicilia, centro del Mediterraneo e della cultura internazionale, non può essere oppressa così», si sfoga. Importante, infine, introdurre il reddito di cittadinanza: «un compenso per quei giovani che non sono così fortunati da avere amici nei partiti che li sistemino».
Una proposta condivisa da Forza nuova ma che, secondo Morsello, piacerebbe anche all’estrema sinistra. «Dividere dal punto di vista ideologico — spiega — significa dare ancora potere ai partiti tradizionali. Che lo useranno sempre e solo per i privilegi della casta».
Il bacino elettorale preferenziale dei Forconi saranno i piccoli centri siciliani. Quelli che meglio hanno risposto alla loro prima esperienza politica, le appena trascorse elezioni amministrative a Palermo — dove hanno
ottenuto solo lo 0,28 per cento dei voti -, a Marsala con l’1,47 per cento e a Raffadali, in provincia di Agrigento, dove il movimento ha portato a casa il 3,41 per cento delle preferenze.
Risultati incoraggianti, li definisce Morsello.
Tranne che nel capoluogo, «che però non fa testo, perchè è una metropoli, con troppi abitanti e troppa burocrazia».
Anche i candidati alle prossime elezioni regionali saranno quindi espressione dei piccoli centri, «non superiori ai 20mila abitanti e meglio ancora se agricoli».
Ancora misterioso invece il nome del candidato alla guida della regione siciliana.
Il movimento sta lavorando per allargare la sua rete, rivolgendosi a realtà  non solo locali. Forza Nuova, a cui da sempre i Forconi vengono reputati vicini, ha già  dato la sua disponibilità .
Due i nuovi interlocutori principali, secondo quanto riferito da Morsello: il ferrarese Fernando Rossi — un passato nei Comunisti italiani, oggi portavoce del movimento Per il bene comune — e Pippo Scianò, segretario del Fronte nazionale siciliano, «il capo dell’indipendentismo isolano che vedrebbe di buon occhio una nostra candidatura».
Ma Scianò frena e smentisce Morsello. «Siamo interessati ai Forconi come fenomeno politico e sociale, ma senza alcuna alleanza, almeno al momento», chiarisce.
Soprattutto a causa della presenza di Forza nuova. «Noi vogliamo l’indipendenza della Sicilia — spiega — Come possiamo essere interessati a stare insieme a una partito nazionalista?».
Nessun dialogo è previsto da parte del movimento con l’attuale classe politica. I partiti tradizioni — Pd, Pdl, Udc, Mpa — «hanno la responsabilità  di averci portato allo sfacelo solo per privilegiare una casta, la loro».
E non va meglio con gli outsider rivelazione delle passate consultazioni: il MoVimento 5 stelle. A cui i Forconi dicono di «guardare con attenzione».
Ma non senza un po’ di diffidenza.
Un esempio? «Il caso del neo-sindaco di Parma che voleva introdurre una moneta popolare ma ci ha ripensato».
La spiegazione si fa complottista. «Aldo Moro è stato ammazzato dalla grande finanza internazionale perchè voleva coniare una monetapopolare». Rischio che il primo cittadino parmense non si sarebbe sentito di correre.
Ai Forconi, invece, come recita lo slogan della loro costola nazionale servono uomini «pronti a fare quello che gli altri non vogliono fare».

Claudia Campese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BANCA POPOLARE DI MILANO: L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA NELL’INCHIESTA SU PONZELLINI

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

IL GRUPPO VALLE-LAMPADA AVREBBE AVUTO RAPPPORTI DI AFFARI NEL SETTORE DEI VIDEOPOKER CON LA ATLANTIS DEL LATITANTE CORALLO, BENEFICIARIO DI UN FINANZIAMENTO DA 148 MILIONI EROGATO DALL’ISTITUTO DI CREDITO…PER I GIUDICI IPOTESI RICICLAGGIO

I soldi della Banca popolare di Milano alla Atlantis del latitante Francesco Corallo, concessionaria dei Monopoli di Stato per videopoker e slot machine.
E la Atlantis, a sua volta, avrebbe dato in concessione alcune sale giochi ad aziende di Giulio Giuseppe Lampada, arrestato a Milano il 30 novembre per associazione mafiosa, con l’accusa di essere la mente economica del clan Valle, legato ai Condello di Reggio Calabria.
E’ un’indiscrezione che trapela dall’inchiesta   che ha portato agli arresti domiciliari l’ex presidente dello storico istituto bancario milanese Massimo Ponzellini.
Tra le accuse mosse a Ponzellini c’è appunto un finanziamento di 148 milioni di euro, che nelle carte i pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici definiscono “incomprensibile” e in odore di “riciclaggio”, alla Atlantis Betplus di Francesco Corallo, attualmente latitante.
Francesco è figlio di Gaetano Corallo, uomo di Nitto Santapaola condannato negli anni Ottanta nel processo per l’assalto politico-mafioso al casino di Sanremo.
La Atlantis Betplus è una delle dieci concessionarie ufficiali dei Monopoli di Stato per la gestione di videopoker e slot.
Ora la storia potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo imbarazzante, se venisse confermato anche il rapporto economico tra Atlantis e il gruppo Valle-Lampada.
Diversi esponenti della famiglia Valle, originaria di Reggio ma trapiantata da decenni nel milanese, sono stati arrestati per associazione mafiosa, usura e altri reati nel   luglio del 2010, e attualmente sono sotto processo.
A novembre del 2011 sono finiti in carcere Francesco Lampada, marito di Maria Valle, e suo fratello Giulio Giuseppe.
Quest’ultimo, considerato la mente economica del clan, anche con l’accusa di associazione mafiosa.
Nella galassia imprenditoriale dei Valle-Lampada le “macchinette” del gioco d’azzardo di Stato sono un pilastro fondamentale.
“Nel febbraio 2010, secondo i Monopoli, le macchine” riconducibili ai Valle-Lampada a Milano e provincia “erano divenute 347, collocate in 92 locali”, scrivono gli investigatori nell’ordine di custodia. “Per un fatturato “dai 25 ai 50 mila euro al giorno”.
Secondo l’accusa, il business è gestito in modo completamente illegale, con le macchinette scollegate dalla rete telematica dei Monopoli (un modo per abbattere la quota di guadagni da girare allo Stato) e pagamenti in nero alla concessionaria   Gamenet.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GLI UDC FANNO GRUPPO A SE’, MUSSO SI DIMETTE E FLI TACE COME SEMPRE: GENOVA, IL “TERZO PO(L)LO” E’ SERVITO

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

PROPRIO MENTRE IL SINDACO DORIA COMINCIA A ESSERE OGGETTO DI CRITICHE   PER SCELTE SBAGLIATE, LA COALIZIONE DEL   “TERZO PO(L)LO” FINISCE ARROSTO: DOPO IL TRADIMENTO DEGLI UDC, ANCHE MUSSO LASCIA IL POSTO DA CONSIGLIERE…LA BRILLANTE OPERAZIONE “DELL’OPPOSIZIONE VIRTUALE” ORA E’ QUASI CONCLUSA

Eletto da poche settimane, il sindaco della torre d’avorio del centrosinistra genovese, Marco Doria, non ne sta azzeccando una e i suoi elettori cominciano a essere molto critici su alcune sue scelte.
Giova ricordare che il sindaco precedente, Marta Vincenzi, era stata eletta al primo turno con 158.000 voti, Doria al secondo turno con appena 114.000.
Appena eletto Doria si è arenato nella composizione della giunta, nominando in particolare due assessori “originali”: Francesco Oddone che non voleva mollare la poltrona in Datasiel e Isabella Lanzone che vuole mantenere il part time alla Asl, entrambi per mere e poco nobili ragioni economiche.
Non un bel biglietto da visita: se poi si aggiunge l’aumento dell’Imu, lo snobismo di disertare molti incontri in cui un sindaco, nella sua veste istituzionale, non può non essere presente, l’atteggiamento di chi decide sempre per conto suo, l’esclusione dalla giunta dell’Idv e della Fed. della Sinistra, il vento del consenso sembra soffi contro il neosindaco di Genova.
Non si contano le critiche che gli vengono rivolte tramite la stampa cittadina dal suo stesso elettorato.
Per fortuna sua, nella cosiddetta opposizione si sta anche peggio.
Grillini a parte, già  dilaniati dalle polemiche tra base ed eletti e in attesa che Burlando tiri le fila delle marionette, vediamo che succede nel centro destra.
Il candidato sindaco del Pdl ha già  salutato la compagnia, dimettendosi subito, mentre il gruppetto dei cinque sopravvissuti è gia diviso in sei spifferi.
Vinai pare punti al Parlamento, come compensazione del sacrificio compiuto nell’immolarsi alle Comunali, con grande felicitià  di deputati e senatori Pdl uscenti, già  dimezzati sulla carta.
La lista civica Musso avrebbe dovuto essere un mix di lista personale di Musso, Udc e Fli: trascorso neanche un mese dal voto, come avevamo previsto a suo tempo, dei quattro eletti due formano il gruppo Udc e si sganciano per essere pronti a passare con Doria nel momento più remunerativo, uno rimane in attesa sul filo, l’altra è la sorella di Musso.
Ora si dimette anche Enrico Musso, candidato sindaco e torna a fare il senatore in vista delle prossime elezioni.
Insomma degli avversari di livello di Doria non rimane nessuno, tutti desaparecidos: l’elettore genovese ringrazia.
Fli non ha ottenuto neanche un consigliere, alla fine di una operazione condotta con raro acume (rinunciando a presentare il proprio simbolo, ha perso dal tappo e dalla spina).
Quello che è ancora più significativo è che, a fronte della diaspora e della fuga degli Udc, Fli regionale non abbia nulla da dire.
D’accordo che il silenzio è d’oro, ma una volta l’anno magari una analisi l’elettore se la attende.
Parole zero, autocritica zero, dimissioni zero, interventi da Roma zero.
Temperatura e passione politica siberiana, insomma.
State coperti.

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ATTENTATO DI BRINDISI: PER IL GIP “VANTAGGIATO NON HA AGITO DA SOLO, POSSIBILE CHE SIA STATO AIUTATO”

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

SI PARLA DI “ALTRE PERSONE” CHE SAREBBERO COINVOLTE… SOSPESO IL PRESIDE DELLA “MORVILLO FALCONE” PER ACCERTAMENTI AMMINISTRATIVI

“La presenza di altre persone sul luogo del delitto, almeno nelle fasi preparatorie, che avrebbero aiutato Giovanni Vantaggiato nell’attentato a Brindisi, sarebbe confermata dalle dichiarazioni dello stesso indagato e da testimoni”.
Sono le prime indicazioni dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Lecce Ines Casciaro per la bomba alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi, che il 19 maggio scorso provocò la morte di Melissa Bassi e ferì altre 5 sue compagne di scuola.
Nell’ordinanza si cita la testimonianza di una persona che ha dichiarato di aver notato verso l’1 e 30 del 19 maggio nei pressi del chiosco vicino all’istituto “un uomo che spingeva un bidone della spazzatura munito di ruote tenendolo dalla parte delle maniglie, inclinato verso il suo corpo, e che andava in direzione della scuola”.
La descrizione della corporatura e dell’abbigliamento fatta dal testimone non coincide con la fisionomia di Vantaggiato.
Questa circostanza, insieme al fatto che l’arrestato più volte nel corso dell’interrogatorio ha utilizzato il plurale e quindi “ha implicitamente ammesso la presenza di almeno un altro complice”, confermerebbe secondo il gip che Vantaggiato non ha agito da solo.
In relazione al movente della strage il gip sostiene che l’arrestato “voleva effettuare un gesto dimostrativo nei confronti del mondo intero perchè vittima di truffe che lo hanno messo in ginocchio economicamente”.
“L’attentato – scrive il gip – era rivolto proprio ad attirare l’attenzione delle istituzioni e del legislatore sul punto ed era finalizzato ad esprimere la sua rabbia, affinchè si trovi un sistema idoneo per tutelare chi, a causa di inadempimenti artatamente predisposti, subisce ingenti danni’.
“Lo stato – ha affermato Vantaggiato – non tutela chi subisce truffe”.
La svolta nelle indagini sull’attentato di Brindisi – a quel che si è appreso nelle ultime ore – maturò la notte precedente il fermo di Vantaggiato, ora reo confesso.
Quella notte era stato ascoltato infatti, come persona informata dei fatti, Cosimo Parato, imprenditore agricolo di Torre Santa Susanna imputato in un processo per una truffa denunciata dallo stesso attentatore.
In quella occasione Parato avrebbe dato ai carabinieri elementi utili per le indagini. Era rimasto infatti vittima di un attentato il 24 febbraio 2008, quando fu fatta esplodere una bomba sistemata sul sellino della sua bicicletta, e l’ordigno era confezionato con bombole di gpl, la stessa modalità  utilizzata a Brindisi.
Parato, ascoltato dagli investigatori, fece riferimento ai rapporti commerciali con Vantaggiato e a dissapori intercorsi tra loro, indicandolo come possibile autore del gesto,
Intanto è stato sospeso per ragioni di opportunità  dall’ufficio scolastico regionale della Puglia Angelo Rampino, preside della scuola   stessa. Il preside sarebbe dovuto rientrare oggi dalle ferie, che aveva preso subito dopo l’attentato, per presiedere alle attività  di scrutinio.
La sospensione – che è un provvedimento cautelativo e non disciplinare – è stata disposta in attesa che si concludano gli accertamenti amministrativi avviati nei confronti del preside per i contenuti di alcune interviste rilasciate nei giorni successivi all’attentato.
Dovrà  essere confermata entro il 18 giugno dal capo dipartimento all’Istruzione del ministero.
La sospensione, a quanto si è appreso, è legata al comportamento in servizio avuto dal dirigente scolastico dopo l’attentato e non è connessa alle indagini in corso.

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I RISULTATI DELLE ELEZIONI FRANCESI: DALLE URNE MANDATO AD HOLLANDE PER LE RIFORME

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

ELEZIONI LEGISLATIVE: L’ONDA ROSA NON SFONDA…IL PARTITO DI SARKOZY REGGE, MA LA SINISTRA   AL BALLOTTAGGIO PUNTA ALL’EN PLEIN

Buone notizie per Francois Hollande. Nessuna sorpresa è uscita dalle urne del «terzo turno» elettorale francese, il primo delle legislative a cinque settimane dalla vittoria socialista alle presidenziali.
Pur senza «onda rosa», la sinistra ha confermato in modo netto la sua supremazia sulla destra e il Partito socialista non esclude, al ballottaggio di domenica prossima, di poter conquistare la maggioranza assoluta.
Le cifre parlano di una gauche che nel suo insieme (socialisti, Verdi e Front de gauche) totalizza il 46,3% dei voti contro il 33,9 della destra (Ump e alleati) e il 14% del Fronte nazionale.
Da solo, il Ps ottiene il 34,9, praticamente alla pari con l’Ump, ma per il peso delle circoscrizioni è nettamente avanti e potrebbe mettere insieme da solo i 289 seggi necessari per la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale.
In ogni caso, automatico è l’appoggio dei Verdi (4,9%), che hanno la loro leader Cecile Duflot già  nel governo.
Il Front de gauche, che dovrà  affrontare la seconda delusione consecutiva del suo leader Jean-Luc Melenchon, battuto da Marine Le Pen nel duello all’ultimo sangue di Henin-Beaumont, rimarrà  ai margini ma il suo appoggio non sarà  indispensabile.
Fine annunciata per i centristi del MoDem, che non arrivano al 2% e il cui leader, Francois Bayrou, quasi certamente è eliminato ed esce di fatto dalla politica dopo 25 anni.
Molto bassa l’affluenza, con una partecipazione al voto del 57,52%, e questo dato fa calare la percentuale di triangolari al secondo turno, gli scontri a tre in cui per lo più il candidato della sinistra e quello della destra devono vedersela con un terzo incomodo del Fronte nazionale.
Sarà  una settimana di trattative serrate.
A destra si inneggia alla mancata «onda rosa» socialista e si invitano gli elettori a non rassegnarsi, come fa Alain Juppè, l’ex ministro e sindaco di Bordeaux che non si è candidato.
Per il momento, sembra che l’Ump non voglia concedere «assegni in bianco» alla sinistra dove non sarà  presente al ballottaggio e che condizioni il suo appoggio contro un candidato dell’estrema destra al fatto che in quella circoscrizione la sinistra non abbia appoggiato un candidato del Front de gauche.
Oltre alla battaglia di Henin-Beaumont, dove la Le Pen inneggia alla vittoria personale (48%), ma sa che quasi certamente non ce la farà  domenica prossima contro l’avversario socialista appoggiato dall’arco repubblicano dei partiti, le altre sfide personali non hanno riservato troppe sorprese.
Segolene Royal, nonostante il suo avversario dissidente socialista non si sia ritirato e confermi la sua presenza al secondo turno in una triangolare, è in situazione favorevole e ce la dovrebbe fare.
Tutti gli altri ministri che rischiavano il posto – la regola vuole che se si perdono le elezioni non si possa mantenere la carica nel governo – sono in posizione piuttosto tranquilla per il secondo turno, dalla ministra della Cultura Aurelie Filippetti a quella della Salute, Marisol Touraine.
Sono già  eletti direttamente al primo turno in sei, compreso il premier Jean-Marc Ayrault, che ha lanciato un appello agli elettori affinchè esaudiscano la richiesta di Hollande di avere «una maggioranza ampia, solida e coerente».
Se poi fosse assoluta, i socialisti affronterebbero questi cinque anni in salita con la certezza di non dover negoziare il proprio programma nemmeno con l’alleato più fedele.

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DENUNCIA DEGLI ANIMALISTI, CONTESTATA UNA SENATRICE PD: “BASTA GIOCHI DELLA POLITICA SULLA PELLE DEI CAGNOLINI DI GREEN HILL”

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

IL SENATO POTREBBE RIDISCUTERE LA LEGGE CHE VIETA LE SPERIMENTAZIONI… DURO COMUNICATO DELLE ASSOCIAZIONI: “LA SEN. MARINARO (PD) STA CERCANDO DI FAR STRALCIARE L’ART 14, IN ASSOLUTO DISPREZZO DELLA VOLONTA’ POPOLARE E DELLE INDICAZIONI DEI MINISTERI”

«Basta giochetti della politica sulla pelle dei cani di Green Hill». Denuncia delle associazioni animaliste Enpa, Lav, Leidaa, Lega del cane, Oipa e Chiliamacisegua.
Obiettivo della protesta, ancora una volta, il mondo della politica.
Colpevole, a parere degli animalisti, di non tutelare sufficientemente gli animali, e in particolare le cavie da laboratorio: «Nonostante la volontà  popolare si sia espressa con estrema chiarezza da tanti mesi a sostegno dell’art. 14 della legge comunitaria, che prevede tra le altre cose la chiusura di Green Hill e l’obbligo di ricorrere all’anestesia per la sperimentazione sugli animali – si legge in un comunicato congiunto – nonostante l’aula della Camera e le commissioni di merito abbiano votato a larghissima maggioranza l’approvazione di queste norme; nonostante il ministero della Salute e quello delle Politiche comunitarie abbiano dato il parere positivo a tale testo, purtroppo c’è ancora chi immagina di potere agire sottobanco per propri fini personali.
È il caso della senatrice Marinaro, del Pd, che forse si è dimenticata di essere al servizio del paese e sta tentando l’ennesimo golpe sulla pelle dei 2.500 beagle che ogni anno l’allevamento di Montichiari condanna alle torture dei laborator, vorrebbe stralciare l’art. 14 dall’esame».
Il rischio, secondo gli animalisti, è che Green Hill continui indisturbata la sua attività : «Si tratta di una manovra che tradisce l’assoluto disprezzo per la maggioranza degli italiani che reclamano a gran voce la chiusura del lager di Montichiari e maggiori tutele per gli animali. Siamo stufi di assistere ai giochetti di politici che perseguono interessi personali e obiettivi diversi da quelli dei loro elettori, pensando di potere agire indisturbati come se i cittadini fossero sprovveduti».

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LA NUOVA VITA DEI BEAGLE STRAPPATI A GREEN HILL

Giugno 10th, 2012 Riccardo Fucile

ERA IL 28 MARZO QUANDO SONO STATI LIBERATI 70 CANI DESTINATI ALLA VIVISEZIONE NELL’ALLEVAMENTO LAGER DI MONTICHIARI…I CUCCIOLI STAVANO MALE, ADESSO SONO RINATI

Forse, di questa specie bipede, non hanno capito poi tanto.
Prima li ignora, li chiude in gabbia, e a un certo punto li spedisce in blocchi a scoprire mezza Europa.
Poi, improvvisamente, se li coccola, si preoccupa, non li lascia soli.
Cerca pure di insegnare loro cosa sia una… palla?
Non parliamo dell’erba poi, ci si può correre, giocare, riposare. Su quei tavoli con i lenzuoli verdi ce li porta ancora, il bipede, eppure, che strano, resta pure lui, e alla fine si torna a casa insieme.
Già , forse, di questa specie bipede, i beagle destinati alla sperimentazione «liberati» da Green Hill nel corso del blitz animalista del 28 marzo scorso organizzato da «Occupy Green Hill», non hanno capito poi molto.
Chissà  che le idee, dopo oltre un mese, questi cuccioli, così come le fattrici, non le abbiano un po’ più chiare.
Stanno bene, ma non per tutti, una settantina di cani, è stato facile.
Una delle femmine da riproduzione, probabilmente una delle più anziane, è stata curata a causa di una mastite piuttosto pronunciata.
Sta imparando a masticare, e quella cosa chiamata «gioco» inizia a piacerle parecchio. Ecco perchè, anche se forse questa specie bipede resta misteriosa, di lei, sta iniziando a fidarsi.
Quel giorno, il 28 marzo, è stato il caos.
Un delirio che si nutriva della tensione generata dall’irruzione nell’allevamento, e dal giubilo alla vista di quei cuccioli così indifesi. Non solo.
Perchè protagonista è stata anche la solidarietà  silenziosa di una cittadina, Montichiari, che c’ha messo la faccia e il cuore.
E gli attivisti giurano che non dimenticheranno: di chi ha preso l’auto di corsa per dare loro un passaggio e portare i cagnolini in salvo, o chi la macchina l’ha fermata seduta stante, per stravolgere la tabella di marcia e caricarseli a bordo.
Lo sa bene chi, i beagle di 40 giorni, se li è infilati nello zaino.
E chi ha adottato un cucciolo che all’inizio non mangiava, non beveva, non viveva: le difese immunitarie a terra, molto probabilmente, secondo gli esperti, a causa di un trattamento mirato al tipo di sperimentazione in programma.
L’anemia sta passando, e lui non ha alcuna intenzione di poltrire tutto il giorno.
«Li hanno liberati, guarda!» aveva urlato una bimba.
E quella voce resta, certo, insieme a 13 denunce in attesa del processo.
Intanto, sabato prossimo alle 15 è fissata una manifestazione nazionale a Roma, contro la vivisezione, in attesa che la legge cambi: il corteo si muoverà  da piazza Repubblica a piazza San Giovanni.

Mara Rodella
(da “Il Corriere della Sera”)

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ENTI INUTILI: ISA, 36 PRATICHE IN 7 ANNI: STIPENDI PER 5 MILIONI DI EURO L’ANNO ALL’ISTITUTO PER LO SVILUPPO AGROALIMENTARE

Giugno 10th, 2012 Riccardo Fucile

E’ UNA SOCIETA’ PARTECIPATA AL 100% DAL MINISTERO MA NON SONO PREVISTI TAGLI…34 DIPENDENTI E 4 DIRIGENTI: L’AMMINISTRATORE DELEGATO E’ ANNALISA VESSELLA, CONSIGLIERA REGIONALE E MOGLIE DEL DEPUTATO PISACANE

Trentasei pratiche di finanziamento in sette anni.
È questo il risultato del lavoro dell’Istituto per lo sviluppo Agroalimentare, società  finanziaria partecipata al 100% dal ministero delle Politiche agricole. Difficile non catalogarlo tra gli enti inutili.
Eppure è sopravvissuto anche all’ultima sforbiciata del governo di Mario Monti.
Una resistenza difficile da giustificare in tempi di spending review per una mole di lavoro che potrebbe essere smaltita da un ufficio del ministero.
All’Isa, infatti, ci sono 34 dipendenti (4 dirigenti, 16 quadri e 13 impiegati) e per i loro stipendi, più quelli di 7 collaboratori a progetto e dei vertici dell’Istituto, lo Stato paga ogni anno 5 milioni e 721 mila euro.
Cioè una media di oltre 100 mila euro l’anno a compenso.
L’obiettivo della società , con un capitale di 300 milioni, è quello di promuovere lo sviluppo agroindustriale con prestiti a tassi vantaggiosi per le imprese che possono restituirli in 10 anni.
Una volta questo compito era svolto da Sviluppo Italia ma per volontà  dell’allora ministro Gianni Alemanno poteri e soldi furono trasferiti sotto il controllo diretto del ministero di via Cristoforo Colombo.
Che però finanzia una media di 20 milioni l’anno a una platea evidentemente ristretta di fruitori.
“Le aziende che avrebbero bisogno di questo tipo di incentivi sono almeno 2500 — spiega il responsabile Agricoltura dell’Idv, Ignazio Messina — ma fonti interne all’istituto mi hanno confermato che quest’anno per ora gli interventi finanziati sono solo 3. Una situazione che grida vendetta”.
Agli agricoltori, quindi, i soldi non arrivano ma c’è chi invece grazie all’Isa ne guadagna molti.
Da luglio 2011 l’amministratore delegato della società  è Annalisa Vessella, 140mila euro l’anno di stipendio base.
Compenso che va ad aggiungersi a quello di consigliere regionale della Campania (che porta nelle sue tasche altri 115mila euro).
Ma non si può notare un’altra coincidenza: la Vessella è moglie dell’onorevole Michele Pisacane, passato dall’Udeur di Clemente Mastella all’Udc di Pierferdinando Casini fino al Pid con Saverio Romano.
Proprio quel Romano — imputato per concorso esterno in associazione mafiosa — che a luglio scorso era ministro delle Politiche Agricole e che ha nominato amministratore delegato dell’Isa la Vessella.
Ruolo fino a quel momento coperto dallo stesso presidente dell’Istituto, Nicola Cecconato, commercialista in quota Lega.
Raggiungere l’amministratrice telefonicamente è stato impossibile.
Bocche cucite anche tra i funzionari che hanno rivelato alle telecamere di La7 di aver ricevuto un’e-mail che li obbligava al silenzio.
Ma il doppio stipendio della signora Vessella Pisacane non è l’unico a essere lievitato: nel 2011, prima del rinnovo estivo del Cda, il compenso spettante ai consiglieri uscenti dell’Isa ammontava a 25mila euro su base annua, tranne un’indennità  aggiuntiva al presidente e all’amministratore delegato.
In base a un decreto legge del 2010 le indennità  dei Cda delle società  interamente pubbliche dovevano essere ridotte del 10%, in questo caso a 22.500 euro.
All’Isa è successo il contrario: l’assemblea ha “rideterminato i compensi su base annua prevedendo per i consiglieri uno stipendio da 80 mila euro”. Come se non bastasse, il Cda successivo ha attribuito a presidente e amministratore delegato indennità  aggiuntive: 137.500 euro per il primo e 117.500 per la seconda “oltre al riconoscimento di un rimborso spese forfettario per alloggio ed auto pari a euro 55mila annui ciascuno”.

Caterina Perniconi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ALLARME UMANITARIO NEL PDL: MIGLIAIA DI DIRIGENTI FUGGONO IN GOMMONE

Giugno 10th, 2012 Riccardo Fucile

TANTE IDEE PER RECUPERARE CREDIBILITA’: BERLUSCONI VUOLE CAMBIARE NOME, SIMBOLO E FARSI UNA PLASTICA FACCIALE…I CATTOLICI ORDINANO DUECENTO STATUE DI MADONNE PIANGENTI… DIBATTITO NELLA COMPONENTE BUDDISTA: IN COSA SI REINCARNERA’ CAPEZZONE?

Seicentootto dirigenti in cassa integrazione e almeno mille in mobilità . Prepensionamenti incentivati e molti licenziamenti.
E’ l’impietosa fotografia di una delle aziende di Silvio Berlusconi, il PdL, che attraversa una crisi profonda.
La ristrutturazione è ora una scelta obbligata, ma presenta alcune serie difficoltà .
Per esempio la scelta del nome per la nuova azienda.
“Ci vuole qualcosa di evocativo a cui non abbia pensato nessuno — dice un sondaggista dell’ufficio propaganda — che ne dite di A me gli occhi?”. Proposta bocciata in serata da Berlusconi in persona: “Come sapete, non sono gli occhi che mi interessano”.
“L’idea non era male — dice un depresso Bonaiuti — ma abbiamo detto che vogliamo cose nuove, e dopo vent’anni di un partito guidato da un comico non credo che un mago risolverà  il problema”.
Intanto, nelle riunioni dei dirigenti emergono varie spaccature.
Gasparri, La Russa e Santanchè: invadere la Polonia.
Più riflessiva la componente Alfano, che punta a unire i moderati.
Perplesso Cicchitto: “Una volta che abbiamo unito i moderati bisogna decidere cosa fare: fucilarli? Mandarli al confino? Oppure avvelenarli con un finto suicidio di massa?”.
Secondo indiscrezioni, Berlusconi starebbe pensando a un nuovo nome “Pulizia Italia”, ma l’ala creativa del partito storce il naso “E poi come ci chiameranno, puliziotti? E le nostre deputate cosa saranno, le donne della Pulizia?”.
Tramonta intanto la candidatura Gerry Scotti, anche perchè in tempi di crisi chiamare un nuovo partito “Il milionario” potrebbe destare sospetti.
Si valuta invece l’idea delle primarie, che si terranno in diretta su Canale 5, presentate da Maria De Filippi: titolo provvisorio Amici d’Italia.
Ma nel partito serpeggia comunque molta preoccupazione.
Si dice che Berlusconi voglia punire severamente i dirigenti e questo genera risentimenti e proteste. “Dica quello che vuole ma io non mi vestirò da Ronaldinho con le chiappe di fuori”, tuona Denis Verdini.
Più possibilista Maurizio Lupi: “Noi cattolici del PdL conosciamo il sacrificio, ma preferirei vestirmi da suora”.

Alessandro Robecchi
(da “Il Misfatto”)

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