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LEGA NORD, NEL VERBALE DELL’EX SEGRETARIA TUTTI I SOLDI FINITI AGLI AMICI DI BELSITO

Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile

IL CERCHIO MAGICO DELL’EX TESORIERE DELLA LEGA: CONTI CORRENTI FANTASMA, 2500 EURO AL MESE ALLA SUA AMICA DUJANI, REGALI A CONOSCENTI, RICICLAGGIO DEI SOLDI DELLA ‘NDRANGHETA

Conti correnti fantasma, amiche pagate con i fondi del partito, regalie varie a conoscenti e protettori politici.
Un flusso di milioni di euro della Lega Nord usato per mantenere una posizione di privilegio all’interno del Carroccio da una parte e, dall’altra, per aiutare gli amici.
Come Sabrina Dujany, titolare di un centro massaggi a Chiavari, beneficiaria di bonifici da 2.500 euro mensili e nominata segretaria della Lega nella cittadina ligure.
O il fantomatico avvocato Bruno Mafrici, anche lui stipendiato a colpi da 2.500 euro al mese.
È il cerchio magico di Francesco Belsito.
A ricostruirlo nei minimi dettagli è la storica segretaria di via Bellerio, Nadia Dagrada.
In un lungo interrogatorio davanti ai magistrati della Dda di Reggio Calabria, l’oggi responsabile economica del quartier generale leghista ha messo in ordine in 140 pagine di verbale la gestione allegra dei fondi da parte di Belsito.
Dagrada per la prima volta ha raccontato nel dettaglio i traffici dell’ex tesoriere. Ipotizzando che riciclasse anche denaro sporco della ‘ndrangheta.
Il racconto parte da due conti correnti “sconosciuti al partito” fino a pochi giorni prima del blitz della Finanza.
“Non avevamo neanche la documentazione. Uno era alla Banca Aletti e uno alla Banca Popolare di Novara. Da questi conti vengono emessi tutta una serie di assegni”, afferma Dagrada.
“Secondo me lui pensava di creare confusione per non riuscire più a risalire dov’erano finiti i soldi… soprattutto quelli che ha fatto per prelievi di cassa che sono delle cifre spropositate sia dal Banco di Napoli, sia da Aletti”.
Prelievi che, “a sentire Belsito, sarebbero stati destinati a pagamenti per la famiglia Bossi.
Il problema era che lui era supportato da una persona che rivestiva un ruolo fondamentale nella vita della famiglia: Rosi Mauro.
Il supporto veniva da lì, dopodichè probabilmente è stato sottovalutato perchè si pensava che tutto al più si pagasse i viaggi a Roma, le cene, magari facesse i regali per Natale utilizzando i soldi della Lega, però nessuno immaginava che potesse arrivare a certi livelli”.
Complessivamente una cifra che si aggira sui dieci milioni di euro.
Sì, perchè, oltre ai già  noti investimenti in Tanzania, Cipro e in Corone norvegesi, secondo gli inquirenti, sulla base anche di quanto dichiarato da Dagrada, quei due conti correnti “segreti” rappresentavano il canale per “ripulire” fondi neri.
I soldi sottratti alla Lega e non solo: lo stesso canale sarebbe stato messo a disposizione di personaggi legati alla ‘ndrangheta interessati a ripulire i milioni di euro riconducibili alla cosca De Stefano.
Grazie al rapporto coltivato da Belsito con il consulente legale Bruno Mafrici e l’imprenditore Romolo Girardelli, conosciuto con il soprannome di “Ammiraglio”.
Socio di Belsito in un’immobiliare genovese, Girardelli era di casa in via Bellerio. “Aveva avuto una relazione con la mia ex collega Helga Giordano”, racconta Dagrada.
Mafrici è il giovane reggino diventato prima consulente di Roberto Calderoli e poi socio dello studio Mgim, diretto dall’ex tesoriere dei Nar, Lino Guaglianone:
“Si diceva — ha spiegato la Dagrada — che era il suo avvocato (di Belsito, ndr) tanto è vero che ha inviato anche due parcelle che però gli ho contestato perchè non c’era la causa cui si riferivano”.
Era impossibile per Mafrici giustificare la parcella inviata alla Lega, non essendo avvocato.
Un impiccio che non ha impedito a Belsito di favorirlo, come ad altri amici: “Ha messo un insieme di persone a consulenza a titolo gratuito — aggiunge la Dagrada — e quando si tratta di consulenza a titolo gratuito nessuno va a indagare”.
Ecco quindi che a Mafrici, il tesoriere della Lega “riconosceva un rimborso di 2.500 euro al mese. Poi l’ha sostituito con l’avvocato Michela Turri e con l’avvocato Paolo Scovazzi”.
Stessa cifra, ricorda Dagrada, pagata regolarmente ogni mese anche a Sabrina Dujany.
“Era credo un’amica sua che poi si è occupata della segreteria di Chiavari.
Da che so io, aveva un centro massaggi, però lui diceva che gli serviva perchè lavorava sul territorio della Liguria, gli teneva i contatti con le segreterie e quindi gli riconosceva questo per del lavoro che svolgeva come per lui”.
Poi c’è Dalmirino Ovieni a cui “sono stati fatti un 48 mila euro circa di assegni circolari anche lì senza nessuna giustificazione”.
Ovieni, amico ed ex socio di Rosi Mauro, già  arrestato nell’aprile 1994 per corruzione.
Perchè, sostiene Dagrada, Belsito è solo una pedina mossa da un puparo: “Si è sempre pensato fosse Rosi Mauro”.

Lucio Musolino e Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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CONTRORDINE SCIACALLI: LA UE NON BOCCIA L’IMU MA L’ICI CHE “HA AUMENTATO LA POVERTA”

Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile

QUANDO IN UN PRIMO MOMENTO ERA STATA FATTA FILTRARE LA VOCE CHE LA UE AVESSE BOCCIATO L’IMU, SI ERA SCATENATA, DA DESTRA A SINISTRA, LA CORSA   DEGLI SCIACALLI CONTRO MONTI…DOPO LA PRECISAZIONE SONO TORNATI A LATRARE ALLA LUNA

A provocare un «leggero aumento della povertà  in Italia» non è la nuova imposta sugli immobili (Imu) introdotta l’anno scorso, bensì la vecchia Ici: è la valutazione contenuta nel rapporto diffuso martedì dalla Commissione Ue sull’Occupazione e gli sviluppi sociali «riguarda la situazione nel 2006 e non la nuova tassa».
Lo precisa in una nota diffusa in serata il portavoce del Commissario Ue all’Occupazione Laszlo Andor.
In una prima interpretazione si era pensato a una bocciatura della nuova imposta da parte della Ue.
«L’IMU NON INCIDE SULLA POVERTA’» –
L’analisi della Commissione, precisa ancora la nota, «indica che l’impatto è stato molto contenuto (0,1%) e molto inferiore a quello della tassa inglese sulla proprietà ».
Per quanto riguarda invece la nuova Imu del 2012, «il rapporto non analizza l’impatto redistributivo della nuova tassa e non suggerisce che la riforma abbia un qualsiasi effetto negativo sulla povertà  o sulla distribuzione del reddito».
Il rapporto «puntualizza semplicemente che la riforma dovrebbe avere un impatto più progressivo sulla distribuzione del reddito se sposta la sua base di calcolo dai valori teorici catastali ai valori di mercato».
In effetti, conclude la nota, «il governo italiano ha proposto una revisione di questo tipo ma non è stata accettata dal parlamento italiano».

(da “il Corriere della Sera”)

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MONTI NON LE MANDA A DIRE: “COSTRETTO AD AUMENTARE LE TASSE PER COLPA DI ALCUNI IRRESPONSABILI”

Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile

“SONO SALITO SUL TRENO CHE DERAVAGLIAVA VERSO IL PRECIPIZIO”… FINALMENTE PAROLE CHIARE SUL FEDERALISMO: “UN ABORTO CHE HA PEGGIORATO IL PAESE”… “I POTERI FORTI IO LI HO COMBATTUTI NEI FATTI, NON A CHIACCHIERE”

«Sono stato costretto ad aumentare le tasse perchè sono salito su un treno che stava deragliando verso il precipizio. Ora siamo in una condizione migliore, di poter guardare ad una prospettiva di riduzione delle tasse».
Mario Monti partecipa alla trasmissione Checkpoint di Tgcom24 e attacca.
LA RICETTA E GLI IRRESPONSABILI –
«Alcuni irresponsabili avevano portato il Paese a una situazione grave», ora «il Paese è salvo», per ridurre «di parecchio le tasse occorre ridurre la spesa pubblica, tagliando strutture inutili», osserva Monti.
«Occorre ridurre gradualmente le tasse», ribadisce il Professore ed «è necessaria una spallata dei cittadini non con la rabbia, la protesta, ma scegliendo chi non avendo legami con le organizzazioni che bloccano il Paese sia disposto a mobilitarsi» per l’Italia.
TAGLI AGLI STIPENDI PUBBLICI –
Tra le proposte, «Bisogna andare a toccare le retribuzioni senza però cadere nella demagogia che impedisce allo Stato di assumere competenze molto alte che vanno strappate al mercato».
Lo ha detto il premier Mario Monti a Tgcom24 aggiungendo di ritenere indispensabile il dimezzamento dei parlamentari nell’ambito di riforme istituzionali.
ONDA ILLUSIONISTA –
La finanza pubblica deve essere «sana», dice ancora Monti. Il Professore parlando di lavoro spiega che «occorre una maggiore produttività ». Tutto questo, senza ascoltare sirene e serpenti incantatori: «Non bisogna continuare in un’onda illusionista che avrebbe presentato all’Italia un conto ancora più grave».
FEDERALISMO MANIACALE, UN ABORTO
Attacchi anche alla Lega e alla «stagione del federalismo maniacale» che «ha contribuito alla paralisi del Paese».
In particolare, il Professore contesta la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 (corretto in seno alla legge di Stabilità ) «che assegna competenze alle Regioni in materie come il turismo, le infrastrutture, l’energia», con il risultato che ora «i tempi di decisione» della politica «sono tempi lunghissimi».
Insomma, Monti sottolinea: «Non mi riconosco proprio per niente in questa specie di aborto di pulsione federalista che ha peggiorato il Paese nel suo insieme, e quindi anche le zone più avanzate».
I POTERI FORTI –
Il premier dimissionario, poi, torna anche sulla sua gestione della Concorrenza all’epoca della Commissione europea: «Non c’è nessun italiano e, credo, nessun europeo che abbia fatto altrettante battaglie con successo contro i cosiddetti poteri forti. Microsoft e General Electric non erano poteri deboli, e con gli strumenti europei li ho trattati equamente».
Di conseguenza respinge le accuse di essere un tutore di questi poteri anche ora, in politica italiana: «Quelli che si presentano come severi avversari del sistema capitalistico potrebbero andare a vedere nei ritagli dei giornali: scopriranno che mentre loro li hanno combattuti a parole, io nei fatti», ha aggiunto.
L’IMU E L’UE –
Il premier contesta anche che l’Ue abbia criticato l’Imu e mette «nella prospettiva giusta questa clamorosa notizia».
«In un rapporto semiapprofondito – spiega – si può trovare di tutto: prendo la frase essenziale che dice che la nuova tassa sulla proprietà  immobiliare introdotta nel 2012 a seguito delle raccomandazioni dell’Ue sulla necessità  di ridurre il trattamento fiscale favorevole per le abitazioni, e basata sul fatto che le tasse sulle proprietà  immobiliari hanno effetti di distorsione bassi, sono colpite da minore evasione, l’Ue prende atto che l’Italia ha fatto ciò che l’Ue stessa le ha domandato».
Quindi, dall’Unione non sarebbero arrivate solo critiche, anzi: «Apprezza alcuni aspetti della specifica Imu adottata, il fatto cioè che siano stati introdotti alcuni aspetti di equità  e poi dice che altri aspetti potrebbero migliorare come l’aumento della progressività . Così abbiamo messo nella prospettiva giusta questa clamorosa notizia».
I CANDIDATI –
Infine, Monti annuncia anche alcuni dei nomi che saranno candidati con la sua lista: si tratta di Alberto Bombassei, presidente di Brembo, Valentina Vezzali, olimpionica di fioretto, e Mario Sechi, giornalista e direttore de Il Tempo, oltre alla presidente del Fondo Ambiente Italiano, Ilaria Borletti Buitoni e a Luigi Marino, presidente delle Confcooperative.
LA QUESTIONE FEMMINILE –

Nel corso del suo lungo intervento, il premier è tornato anche sulla questione della donna.
Già  nella conferenza di fine anno aveva commentato che è necessario cambiare il modo di vedere la donna, e martedì ha aggiunto: «Dovremmo renderci più consapevoli del fatto che non bisogna proteggere una specie debole ma un elemento determinate per l’economia. Il fatto di cultura è molto importante, non abbiamo ancora in mente il vero rispetto della donna e la consapevolezza del ruolo preminente dal punto di vista qualitativo che ha nella società  e nell’economia».
IL #MONTILIVE –
Il senatore torna anche sul suo question time («Il primo di un candidato premier in Italia») di sabato scorso su Twitter, il cosiddetto #MontiLive, segnalando con un’infografica ad hoc che sono state 1.112 le domande arrivate al suo account, @senatoremonti.
Il bilancio parla anche di 9.746 retweet, 7.603 reply e 1.861 tweet tra le 10 e le 13 del 5 gennaio.
Per quanto riguarda i temi delle domande, il 20,2% hanno riguardato la politica interna, il 15,5% la figura politica di Monti, il 13,4% l’economia. Seguono poi i temi sociali (10,8%), fisco (9,2%), agenda Monti (8,7%), lavoro e sindacati (6,3%), scuola (5,5%), politica estera (2,4%), ambiente (1,7%) e sanità  (1,2%).

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FRA MAZZOLIN DI FIORI E RISTORANTI: LE SPESE DI IDV E SEL IN REGIONE LOMBARDIA

Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile

G.D.F. IN REGIONE PER PRELEVARE I DOCUMENTI DEI DUE PARTITI, INSIEME A QUELLI DEL PDL

Fa un po’ di patriottica tenerezza vedere, subito dopo una fattura da 1.600 euro per l’ordine di cento copie del volume “Italico risorgimento”, un’altra da 300 euro per l’acquisto, l’8 marzo 2012, di cento “mazzolini di fiori”.
Le spese dei gruppi regionali dell’Italia dei Valori non parlano solo di nobili sentimenti ma anche di più prosaici pranzi, ricerche di mercato e acquisti di piante.
Il genere botanico appassiona anche Sinistra ecologia e libertà  che il 4 novembre 2011 spende 25 euro per un’orchidea.
Non una follia, certo, ma cosa c’entra con l’attività  istituzionale in Regione?
I funzionari dei gruppi di minoranza al Pirellone dovranno spiegarlo alla guardia di finanza, che preleverà  tutta la documentazione contabile richiesta il 13 dicembre dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio e dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo nell’ambito dell’inchiesta per lo scandalo dei “rimborsi pazzi”, che conta già  62 indagati. Finora sono tutti del Pdl e Lega, tra qualche settimana, invece, gli inviti a comparire potrebbero riguardare anche il centrosinistra.
Abbiamo trascorso il Natale a riordinare tutta la documentazione», spiegano i collaboratori della consigliera regionale Chiara Cremonesi, di Sel, l’unico partito con l’Idv a mettere a disposizione della stampa tutte le distinte, al contrario del Pd, che nonostante le ripetute sollecitazioni, preferisce mantenere la riservatezza.
I CESTI REGALO.
Del resto, gli scontrini che saranno mostrati ai finanzieri facilmente sono destinati a suscitare qualche imbarazzo.
Ne sono consapevoli i funzionari vendoliani quando mostrano il conto da 250 euro pagato al Sushi Bar Higuma il 27 luglio del 2011.
«Un pranzo di gruppo con i collaboratori», assicura Cremonesi, che rivendica anche come giuste tutte le altre spese “alimentari”.
«Purtroppo   spiega   abbiamo due dipendenti in maternità  che non possiamo sostituire. E allora dobbiamo cercare quanto meno di rimborsare le spese dei collaboratori che ci danno una mano».
E così si spiegano i 31,70 euro «da mettere su conto Sel» per insalata con mozzarella, bresaola, ananas, panino verdura e formaggio e altri «sette panini qualsiasi».
O le dodici confezioni regalo appena acquistate dalla “cooperativa Libera Terra”, per un totale di 552 euro.
I sellini ne vanno fieri.
Sembrano un po’ meno orgogliosi, invece, di aver speso 8470 euro per un evento a Buccinasco a gennaio.
E qualche euro di troppo per taxi e per i frequenti spostamenti in treno a Roma.
Viaggi in seconda classe, da 54 euro.
Ma sono viaggi istituzionali? «Certo   assicura Cremonesi   essendo un partito ancora senza rappresentanza in parlamento, abbiamo assolutamente bisogno di un raccordo nazionale sui temi che affrontiamo qui sul territorio».
GLI INCONTRI CON I BIG.
Anche i consiglieri lombardi dell’Italia dei Valori hanno avuto bisogno di incontrare deputati e senatori del loro partito.
E per questo l’8 aprile del 2010 hanno speso 350 euro alla trattoria Tullio.
Nella prima metà  di quell’anno, le spese di rappresentanza sono state particolarmente sostenute per i dipietristi, che in cinque mesi hanno speso 4mila 873 euro.
Come?
Per esempio, pagando 232,50 al Victoria Cafè il 6 gennaio del 2010 per tre risotti, un piatto di ravioli, una tagliatella, un tagliolino, un filetto di bue, tre filetti di branzino, una tartufata, una bottiglia di vino.
Per otto persone, non è una mazzata.
«Siamo il partito in consiglio regionale con la più bassa», assicura il capogruppo Stefano Zamponi, che però da qualche notte quasi non chiude un occhio, lui che delle battaglie contro gli sprechi della “casta lombarda” ha fatto il suo fiore all’occhiello.
«Temo di dover essere costretto a dover rendere spiegazioni per alcuni costi, se il principio è che non posso offrire pranzi ai miei ospiti. Va detto, però, che finora i controlli interni della Regione non hanno mai obiettato nulla. Posso dire che forse sono stato indotto a ritenere lecito il mio comportamento?».
Spiegare i 431,20 euro per l’acquisto di ficus e altre piante potrà  essere complicato, se non come arredo degli uffici regionali. I 566,56 euro devoluti a un bar pasticceria di Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo   bocconcini con affettati, pizzettine, spumante, ecc   erano invece il buffet per il convegno “le migliori 14 leggi europee in favore delle donne”.
E i 590 euro a una piadineria artigianale di Senago?
La cena conclusiva per un evento sulla mafia in Lombardia con Leoluca Orlando, ospitato alla villa San Carlo Borromeo al prezzo di 140 euro.
«La legge è chiara   assicura Zamponi   se chiamo a parlare Orlando, che è esperto di mafia, non devo pagarlo, perchè è un deputato. Ma posso garantirgli il rimborso spese». Per la cronaca, anche Sel ha ospitato un big dell’antimafia in Lombardia: Claudio Fava, ospitato per 105 euro in un hotel insieme a Leonardo Dominici, ex sindaco di Firenze.
I vendoliani investono anche in ricerche sui social media.
Il gruppo dell’Italia dei Valori, invece, nei gilet fosforescenti. «Servono a riconoscere i nostri uomini nei convegni. Ma costano pochissimo», assicura Zamponi.

Davide Carlucci

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PATTO PDL-LEGA, LA DELUSIONE DEI MILITANTI: “NON VOGLIAMO L’ALLEANZA CON SILVIO”

Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile

“LE RAGIONI DEL NORD” NON BASTANO… “SIAMO STATI ALL’OPPOSIZIONE PER UN ANNO E ADESSO RITORNIAMO CON IL PDL: NON VOTERANNO MAI LE NOSTRE PROPOSTE”

Non ci credono più. Ne hanno abbastanza. Perchè il banco di prova c’è stato, ed è stato lungo.
Vent’anni di alleanza politica, dagli accordi sui territori fino patto di ferro che ha permesso di governare il Paese.
I leghisti non ci stanno. E chiedono ai vertici del loro partito di rifiutare l’ultima avance elettorale di Silvio Berlusconi.
E quel “io ministro dell’Economia e Alfano candidato premier” viene interpretato come l’ennesimo bluff politico del Cavaliere.
Come cifra di una proposta politica orami alla frutta.
Facebook, Twitter, Radio Padania. Il dissenso delle camicie verdi è virale.
Maroni e i Barbari Sognanti.
La pagina Facebook di Roberto Maroni è l’epicentro della protesta.
I toni variano: dalle preghiere alle minacce di ritirare voti e consenso.
“Segretario, è da 20 anni che sul più bello, per una scusa o per l’altra, vediamo sfuggire quello in cui crediamo”.
Ovvero: “Il Pdl non ci darà  mai l’indipendenza della Padania”.
Ancora: “Preferisco combattere senza mai perdere onore e coerenza che scendere di nuovo a inutili compromessi che non hanno portato e non porteranno a nulla”.
E a chi si appella alla real-politik   –   “se non ci alleiamo saremo tagliati fuori”   –   c’è chi risponde: “Il Pdl voterà  mai nessuna delle nostre proposte”.
Lettere al Segretario.
Tante le lettere a Maroni che vengono pubblicate: “Segretario, credo ancora nel nostro sogno, ma assieme a Berlusconi temo tale resterà “. E in tutta onestà  non credo sia utile quest’accordo con ciò che rimane del Pdl”.
Poi chi mette in guardia dalla “doppiezza” di Berlusconi: “Ci ha usato solo per far numero facendola ballare davanti la promessa dal federalismo fiscale”.
Poi la coerenza politica: “Maroni, la Lega è stata l’unica forza anti-Monti durante tutto l’anno passato: cioè anti Bersani-Casini-Berlusconi. Adesso mi chiedo perchè una nuova alleanza con chi si è adagiato per un anno, ha protetto tutte le sue attività  finanziarie e poi ha fatto la commedia di togliere la fiducia”.
Un partito come gli altri.
E sono tanti i commenti che arrivano sulla pagina di Matteo Salvini.
Il segretario lombardo della Lega scrive: “Il militante della Lega la vuole da sola, ma non sempre si può fare quello che si vuole. Noi abbiamo Maroni e il nostro programma chi ci sta è ben accetto”.
Le repliche dei militanti sono dure: “Salvini, viste le tue parole estive su Berlusconi mi sarei aspettato ben altre dichiarazioni sull’accordo con il Pdl. Sei un ciciarù come tutti gli altri”.
Ancora: “Sono deluso. Questa è la conferma che ai piani alti di questo partito piace mettere la comodità  del cadreghino parlamentare al primo posto. Mi spiace per te Matteo che sei in gamba e fai molto, ma ormai la Lega conferma di essere uno dei tanti partiti parassiti”.
Su Radio Padania. “Siamo tornati indietro”.
Oltre a Twitter, dove l’hashtag più utilizzato è #primailnord, centinaia di militanti usano la pagina Facebook di Radio Padania per esprimere il proprio dissenso: “Profondamente deluso, avvilito, umiliato. Abbandono la Lega Nord definitivamente, ma con grande dispiacere. Mi sento tradito”.
Poi: “Questa è la fine del mio sogno padano. Non voglio l’alleanza con Silvio, non voglio l’alleanza con Grande Sud di Miccichè”.
E le rassicurazioni di Maroni in conferenza stampa non bastano: “Siamo tornati indietro di parecchio, personalmente sono molto deluso: è mancato il coraggio e la determinazione di andare da soli per essere noi stessi”.

Carmine Saviano

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