Agosto 19th, 2013 Riccardo Fucile
“ERA UNO SPETTACOLO IGNOBILE, MA UNICO AL MONDO”… “CON MARINA LA DINASTIA ANDRA’ AVANTI, IL SUO GHOSTWRITER SARA’ DEL DEBBIO, POPULISTA, FURBO”
“Stiamo vivendo il Ferragosto del trapasso di Berlusconi. Gli storici lo ricorderanno così”. Roberto D’Agostino è a Sabaudia, “nella casa più bella del mondo, neanche 50 passi e dalla mia camera da letto arrivo al mare”.
Si diverte a immaginare il futuro politico, “anche se non c’è nulla da ridere. Però Berlusconi ci mancherà , soprattutto a noi cinici”.
Perchè?
Ogni estate la fabbrica del berlusconismo regalava abissi: bunga bunga, Apicella, Topolanek, bandana, Noemi, il vulcano che eruttava per gli ospiti. La fabbrica di cioccolato. Uno spettacolo unico, abietto, ignobile, unico al mondo.
E politicamente
Tragedia assoluta. Che ora è finita. Ora tutti i nodi, anzi i nudi, vengono al pettine. È il finale di Berlusconi. Rimarrà , ma dietro le quinte: come leader non c’è già più. Ormai non sa più dove sbattere la testa asfaltata e catramata.
La nota di Napolitano non era così dura.
Infatti non è stato lui a metterlo nel loculo, ma lo spread. Cos’è lo spread? Non è il termometro della salute economica di un paese, ma ciò che sancisce la differenza tra l’epoca della dittatura della lira e quella dell’euro. Oggi lo spread ci dice che Berlusconi è morto.
Spieghi.
Berlusconi si dimette a novembre 2011 non per il bene del paese, ma per salvarsi il culo. Mediaset perde in un giorno 12 punti. Letta, Confalonieri, Doris e i figli gli fanno capire che, se non si dimette, di lì a poco dovrà chiedere la legge Bacchelli.
E lo spread?
Nel momento delle dimissioni era a 575. Oggi è a 230: una cifra da paese normale, addirittura virtuoso. Eppure in Italia c’è il record del debito pubblico, la disoccupazione è alle stelle, le banche come Carige e MPS falliscono. Siamo prossimi al disastro , ma di colpo lo spread è guarito. Perchè? Perchè l’Europa ha deciso che Berlusconi è definitivamente il passato.
Quindi Letta andrà avanti?
Piace all’Eurozona ed è lei che decide. Dunque il governino Letta-Napo tocca tenerselo. Vige l’articolo quinto: chi ha i soldi ha vinto. E chi ha i soldi è la Germania, che guida il branco. Come dicono i coatti romani, non puoi avere la siringa piena e la moglie drogata.
La siringa piena ce l’hanno i falchi o le colombe?
Nessuno di loro. Costruiscono castelli di sabbia che il mare porta via. I Verdini e le Santadechè non sono falchi, ma catafalchi. Appartengono anche loro all’età della lira. Sono già dentro i loculi, come Berlusconi. Il trapasso è per tutti.
Anche per Alfano e Schifani? Dall’esclusione di Berlusconi guadagnerebbero spazio.
Dopo il casino kazako, Alfano non vedrà più un ministero neanche in tivù. Sarà per sempre l’uomo senza quid. Lui come gli altri sono dipendenti, figure minori di un movimento liquido.
Che succederà a settembre?
Nulla. Qualcuno regalerà a Berlusconi un Alka-Seltzer per digerire l’impossibilità della agibilità politica. Non ci sono grazie che possano salvarlo: è finita un’epoca. Napolitano non manderà mai al voto l’Italia senza legge elettorale, e proprio per questo nessuno farà mai la legge elettorale.
E se Berlusconi fa saltare il banco?
Napolitano fa un altro governino, stavolta di scopo, e si va avanti almeno fino al 2015. Nel frattempo il Pdl capisce che Berlusconi deve ritirarsi nel suo giardino dorato di Arcore e che, non avendo leader carismatici, deve affidarsi al mito della eredità del sangue.
Marina.
Sì. Così la dinastia Berlusconi va avanti. Come i Bush, come i Kennedy. Gli Anni Ottanta hanno sancito il culto del leader personalistico e la fine del comitato centrale di stampo comunista. Le dinastie sono mitiche a prescindere. I Kennedy mica erano geni. Erano depravati. JFK prima si scopava Marilyn, poi la fece uccidere dal mafioso che gli passava le donne.
Marina ha smentito un suo futuro politico.
Lo ha fatto come favore a Napolitano. Ha già pronto anche il “negro”, il ghostwriter che le scriverà i discorsi: Paolo Del Debbio. La vera rivelazione della tivù. Populista, furbo. Il padre aveva come consiglieri Letta e Confalonieri, Marina avrà Del Debbio.
E Renzi?
Il Pd, in quanto partito, fatica ad accettare la figura leaderistica. Renzi è il meno peggio, ma non è Berlinguer e potrebbe essere destabilizzato dalla dirigenza.
E Grillo?
Da buon italiano, è riuscito a portare in Parlamento dei rappresentanti mediocri e imbarazzanti, come Crimi o Lombardi. Davvero non c’era niente di meglio? Grillo e Casaleggio lo hanno fatto apposta, perchè nessuno li offuscasse. Come Berlusconi. Anche i Di Battista e le Marta Grande sono già finiti.
Eppure lei passa per grillino.
Per Grillo è tutto un problema di ego. Il male dell’Italia non è l’economia, ma l’egonomia. Con me Grillo ha chiuso quando non ha appoggiato Prodi al Quirinale, insistendo con Rodotà . Se la sua linea politica è quella di Bartali, ‘L’è tutto da rifare’, ero capace anch’io”.
Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 19th, 2013 Riccardo Fucile
DAL MATTARELLUM ALLA SOGLIA PREMIO: RESTA UN MURO TRA PD E PDL
E il premier, prima di intervenire in prima persona con una proposta di palazzo Chigi, ha già messo in
preallerta il ministro delle Riforme.
Gaetano Quagliariello è pronto a convocare un tavolo con gli esperti della maggioranza per iniziare a scalare il muro che divide Pd e Pdl sul Porcellum.
Un ruolo di “facilitatore” che il ministro, pur con tutte le cautele, ammette a mezza bocca: «Qualche idea ce l’abbiamo, se serve daremo una mano»
Si parte ufficialmente il 2 settembre al Senato, dove è stata votata la procedura d’urgenza.
E dove il Pdl, visti i numeri, ha un potere d’interdizione. Il Pd, almeno ufficialmente, non cerca forzature e intende discutere della riforma del Porcellum con Scelta Civica e i berlusconiani
«Ora nessuno ha più alibi – dice la presidente Anna Finocchiaro – e dal primo settembre in Senato si entra nel vivo».
Già , ma nessuno al momento si fa illusioni sul fatto che i partiti della maggioranza, da soli, siano in grado di arrivare al risultato.
Il problema è sempre lo stesso.
Il Pd vorrebbe il ritorno al Mattarellum o il doppio turno. Il Pdl è disposto al massimo a ritoccare il Porcellum introducendo una soglia alta per ottenere il premio di maggioranza.
E così da settimane e non se ne esce.
Anche perchè, dietro la discussione sulla legge elettorale, è celata la vera partita in corso, quella sulla durata del governo Letta.
«La riforma della legge elettorale serve per andare a votare senza fare le riforme costituzionali – riassume Quagliariello – o è solo una safety net, una rete di sicurezza, nel caso si verifichi un incidente? Il punto è tutto lì».
Un dialogo tra sordi, aggravato dall’incombere del voto nella giunta delle immunità sul caso Berlusconi.
Il Cavaliere è infatti ormai proiettato verso la crisi di governo e in queste condizioni ipotizzare un accordo elettorale in commissione è illusorio.
A meno che il Pd non inizi a guardare oltre il recinto chiuso della maggioranza
È proprio questa l’ipotesi che si sta affacciando in queste ore di tensione sempre più aspra con il Pdl.
Con la prospettiva di una crisi di governo causata dal Pdl, anche la legge elettorale potrebbe diventare materia di discussione con le opposizioni di Sel e M5S.
Persino una base di discussione iniziale, la cornice di un possibile accordo minimo di governo con Grillo nel caso saltassero le larghe intese.
A quel punto tutto tornerebbe in discussione.
Persino proposte che, al momento, sembrano destinate a restare nel cassetto per l’ostilità del Pdl.
Luciano Violante, ad esempio, ha reso pubblica una sua idea di doppio turno di coalizione.
In sostanza sarebbe un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza e sbarramento al 5%.
Il premio di maggioranza andrebbe solo a chi raggiunge una soglia altissima del 40-45%, in caso contrario si andrebbe a un ballottaggio tra i primi due (partiti o coalizioni).
Il “Violantellum” ha già ottenuto il gradimento di Scelta Civica e di Sel, tuttavia è stato bocciato da Grillo.
Che finora non ha mai espresso contrarietà verso il Mattarellum.
Dunque, sperano i sostenitori del vecchio sistema uninominale, potrebbe essere proprio la legge Mattarella la base di discussione per un’intesa allargata a Grillo e Vendola.
Dopotutto alla Camera i 5stelle votarono la mozione Giachetti che chiedeva di accelerare sul Mattarellum.
Nel Pdl la possibilità di un accordo sulla legge elettorale appare molto remota.
«A Berlusconi – riferisce chi è stato in queste ore ad Arcore – la questione della legge elettorale non interessa per niente».
Ma questa insistenza di Enrico Letta sulla riforma elettorale ha fatto alzare le antenne. Dopotutto arriva dopo che già Napolitano, in quella nota in cui escludeva le elezioni anticipate, aveva chiarito che «è essenziale procedere con decisione anche a una rapida revisione della legge elettorale ».
Il timore è che il capo dello Stato e il premier, continuando a sventolare l’urgenza di una riforma elettorale, stiano in realtà facendo balenare davanti al cancello di Arcore lo spettro di una nuova maggioranza.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Agosto 19th, 2013 Riccardo Fucile
I MEMBRI DEL GOVERNO PRONTI A DIMETTERSI… L’IPOTESI CHE UN LETTA BIS POSSA NASCERE GRAZIE AI CINQUESTELLE E A UNA SPACCATURA NEL PDL
Se il Cavaliere rompe, un minuto dopo i ministri del Pdl annunciano le dimissioni.
Ma il rischio per Berlusconi è che quel gesto, più che la fine della legislatura, segni l’inizio di una nuova partita
Il «merito», se di merito si può parlare, è della distribuzione dei posti in Parlamento.
E visto che i banchi del Pdl confinano con quelli del Cinque Stelle, i segnali che Berlusconi s’è sentito confermare sui «vicini» grillini vanno tutti nella stessa direzione.
«Presidente, da quello che capiamo l’aria è molto diversa dall’inizio della legislatura», gli ha garantito giorni fa al telefono uno dei vertici dei gruppi del Pdl.
E «a prescindere dal fatto che rimarranno all’opposizione, è sicuro che tra i grillini sono tantissimi quelli che non vogliono il ritorno alle urne».
Ritorno alle urne che, sempre secondo quanto raccolto dagli «informatori» del Cavaliere, «in questo momento non sarebbe in cima neanche ai pensieri di Grillo e Casaleggio»
Come se non bastasse la nota in cui Giorgio Napolitano ha escluso lo scioglimento delle Camere, insomma, adesso Berlusconi ha un’altra paura.
La paura di un’«aria nuova», dalla quale potrebbe venir fuori – a dispetto della volontà berlusconiana – un governo nuovo.
E non un governo politico, con quella maggioranza di centrosinistra più M5S che aveva in mente Bersani.
Piuttosto quel «Letta bis» evocato ieri, per la prima volta, da un esponente del Pd
L’ex bersaniana Alessandra Moretti, che sta per firmare la mozione «pro governo Letta» che Francesco Boccia presenterà al congresso, l’ha detto chiaro e tondo di fronte alle telecamere di Rainews24 : «Se il Pdl dovesse abbandonare, credo che Letta potrebbe essere incaricato nuovamente a verificare una nuova maggioranza che non escludo possa essere formata».
E «le condizioni» evocate dalla deputata del Pd, naturalmente, rimandano a quella strana profezia in cui s’è cimentato ieri l’altro il suo compagno di partito Felice Casson, che sta al Senato: «Se Berlusconi rompe, un gruppetto più o meno grande di suoi senatori potrebbe smarcarsi…»
A Palazzo Chigi escludono qualsiasi operazione di «scouting» nel campo pidiellino.
E la frase che Enrico Letta ripete a ogni pie’ sospinto – «Non governo a tutti i costi» – significa anche che il presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione di andare a convincere uno per uno i senatori berlusconiani a divincolarsi dall’abbraccio del «capo».
Ma è un fatto che, tra Pd e Pdl, qualcuno ha cominciato in anticipo a fare i conti col pallottoliere del Senato.
Conti che non hanno nulla a che fare con il voto della Giunta per le elezioni, visto che la maggioranza che voterà a favore della decadenza di Berlusconi è granitica e inscalfibile.
Conti che, piuttosto, rimandano alla ricerca in Aula di nuovi numeri per governare.
In fondo, se Berlusconi staccasse la spina, basterebbero una ventina di senatori per far nascere un nuovo esecutivo con lo stesso premier uscente
Già , Berlusconi. A cavallo di Ferragosto, l’ex premier ha sentito tutti i ministri.
«Qualsiasi cosa decida di fare, prima ne parlerò con voi», è stato il messaggio-fotocopia recapitato ad Alfano e Quagliariello, a Lupi e alla De Girolamo.
In cambio, da ciascuno di loro il Cavaliere s’è sentito confermare che – nel caso in cui da Arcore partisse l’operazione «fuori tutti» annuncerebbero immediatamente le dimissioni dall’esecutivo.
Nel pacchetto di mischia, qualcuno spera che i tempi del voto della giunta che deciderà sulla decadenza dell’ex premier vengano dilazionati e che la partita finisca ai supplementari. Ma tutti sanno che, a Palazzo Madama, potrebbe prima o poi maturare una svolta clamorosa.
Sempre che, come profetizza il pd Nicola Latorre, «Berlusconi non faccia quello che io scommetto che farà ».
E cioè «dimettersi prima che la giunta per le autorizzazioni voti la sua decadenza».
Confermando quindi una nuova fiducia, anche se «a tempo», al governo.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 19th, 2013 Riccardo Fucile
“IL PD HA SCELTO DI FARMI FUORI”…. I LEGALI: “DECADENZA ILLEGITTIMA”
“Al pD non basta la condanna in Cassazione, adesso ne vogliono una seconda, buttarci fuori dal governo
per mettersi con Grillo”. “Ma vedranno di che pasta è fatto Berlusconi”.
Sempre chiuso ad Arcore, nella peggior estate della sua vita, il Cavaliere non è affatto un uomo indeciso e tremebondo, incerto sulla strada da seguire. Per nulla.
Ha le idee chiare e già si prepara alla prossima campagna elettorale. Poche tappe.
Contrastare l’iter della decadenza come manifestamente incostituzionale, niente memoria in giunta per il 28 agosto, ma un florilegio di costituzionalisti per sostenere la manifesta forzatura giuridica.
Poi attaccare il Pd intenzionato a votargli contro: “È una decisione politica, non tecnica. Ma sappiano già da ora che un minuto dopo il voto in giunta, io faccio cadere il governo, non tengo bordone a chi si presta a una clamorosa violenza delle regole giuridiche. Vadano pure con Grillo, il governo durerà poco, già vedo il voto a febbraio-marzo e lì si vedrà chi sono io”
Il combattente non demorde. Ieri, quando ha letto le dichiarazioni di Letta, ha subito detto: “Avete visto che ho ragione? Il governo è un morto che cammina. Chiedono una nuova legge elettorale perchè sanno che il voto è vicino e hanno paura della nostra forza. Ma non c’è più spazio per fare concessioni, à la guerre comme à la guerre…”.
Lo dice in privato come l’ha detto in pubblico poche ore prima quando ha telefonato al coordinatore Pdl della Lombardia Mario Mantovani che stava a Bellaria, tra i militanti, per raccogliere firme in suo favore.
“Andate avanti con coraggio, io resisto. Farò fino all’ultimo l’interesse del Paese e degli italiani. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio”
Una difesa-offesa in tre tappe.
La prima mossa si gioca a fine mese. L’amico-avvocato Niccolò Ghedini ha convinto il Cavaliere che la legge Severino non può essere sicuramente applicata a lui perchè approvata a dicembre 2012 – è la sua tesi – non ha valenza retroattiva sia che venga interpretata come una sanzione penale, sia amministrativa.
Se è penale incappa nel principio del favor rei, se è amministrativa nella legge 689 dell’81 che, all’articolo 1, esclude comunque la retroattività .
Dunque Berlusconi non deve presentare una memoria difensiva che avvalorerebbe la legittimità della discussione in giunta.
L’idea è tutt’altra, dimostrare con pareri giuridici che il Senato sta seguendo una via palesemente e manifestamente illegale.
Dopo tante critiche alle leggi ad personam fatte da Silvio, stavolta lui attacca il Pd perchè volutamente “utilizza la Severino contra personam”.
I suoi consiglieri sono proprio convinti che il Pd stia sbagliando tutto, perchè potrebbe bloccare il voto sulla decadenza, aspettare comunque sia le motivazioni della sentenza che soprattutto la decisione sull’interdizione, lasciare che la Severino sia applicata semmai quando ci saranno le prossime elezioni.
Allora toccherebbe all’ufficio elettorale bloccare la candidatura di Berlusconi e il Pd “non si sporcherebbe neppure le mani”
Ma s’innesta proprio qui la convinzione dell’ex premier che quello della giunta “è un processo politico”, in cui non conterebbero affatto le regole, ma solo l’obiettivo da raggiungere. Berlusconi non fa che dire ai suoi: “Il Pd considera già morto il governo Letta, guarda all’alleanza con M5S, usa la giunta del Senato come killer contro di me”.
Qui s’innestano la seconda e la terza mossa di Silvio per sopravvivere politicamente. Innanzitutto gli uomini del Cavaliere stanno facendo carte false per mettere le mani sul nastro dell’intervista al Mattino del giudice Antonio Esposito, il presidente del collegio Mediaset in Cassazione.
Non c’è amico o avvocato di Berlusconi che non ripeta che quel nastro “è decisivo” perchè dimostra come il processo sia “una farsa”, un “perfetto imbroglio”, una “truffa”. Un processo politico
La terza carta in serbo sono le elezioni anticipate. Lì punta Berlusconi, perchè è sicuro di vincere, non gli importa nulla di poter essere candidato perchè tanto farà campagna elettorale lo stesso.
“Il mio popolo non mi tradirà e questa volta mi darà la piena maggioranza”.
A quel punto, non ci saranno più problemi. Via con la riforma della giustizia, della Consulta, del Csm, del sistema disciplinare, via l’azione penale obbligatoria, puniti i magistrati che parlano coi giornalisti, via la legge Severino.
Nei progetti faraonici di Berlusconi la questione della decadenza diventa solo l’occasione per precipitare Letta nella botola: “Se lo ricordi, un minuto dopo il voto in giunta lui dovrà lasciare Palazzo Chigi…”.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Agosto 19th, 2013 Riccardo Fucile
POI IL RICHIAMO ALL’ALA DURA DEL PD
«Non abbiamo più margini, nè io nè Angelino nè gli altri». L’espressione di Maurizio Lupi è grave, quasi rassegnata.
È un messaggio di sconforto quello che porta ad Enrico Letta.
Gli «altri» sono i ministri del Pdl, la pattuglia governativa del partito del Cavaliere, compreso il vicepremier. Tutti vorrebbero che il governo proseguisse, ma sono sempre più consapevoli della propria impotenza.
In una saletta della Fiera di Rimini, prima dell’intervento pubblico del presidente del Consiglio, le poche battute che scambiano il premier e il suo ministro non sono all’insegna dell’ottimismo.
Poco dopo, dal palco, il capo del governo pronuncerà parole dure, anche contro il suo partito.
I «professionisti del conflitto», coloro che preferiscono «lo scontro permanente al merito dei problemi», che lucrano «rendite» e carriere rinverdendo ogni volta che possono «la tradizione dei guelfi e dei ghibellini», sono anche a sinistra.
Forse più a sinistra che a destra, con tanto di esegesi autorizzata da Palazzo Chigi
Non è poco per il diplomatico Enrico Letta, il passaggio sulla presunta «superiorità morale di tanti», nel gioco del permanente conflitto politico, è fin troppo chiaro per non essere diretto agli esponenti del Pd, a tutti coloro che anche a sinistra preferiscono la retorica, il proclama, le patenti di legittimità o moralità al confronto politico basato sul merito
È un modello che sembra parafrasato da Sciascia: allora erano i professionisti dell’antimafia, categoria che si occupava, a detta dello scrittore, di proclamare e dare patenti piuttosto che agire contro il crimine organizzato.
A detta di molti la categoria è più viva che mai in quel settore, per il premier è più che attiva anche in Parlamento, nel dibattito politico, anche nel suo partito, oltre che in quello del Cavaliere.
Una categoria per cui «conta solo il nemico, per cui il conflitto scusa e consente tutto, lasciando di lato i problemi reali del Paese»
Un mese fa alla Camera, nel corso di una commemorazione di Beniamino Andreatta, Letta aveva coniato un’altra espressione, quella dei «vocianti», di tutti coloro che hanno il gusto di sfasciare più che di costruire, secondo una logica di breve periodo, tesa a vincere nel confronto fatto di dichiarazioni piuttosto che nelle urne
Parole e argomenti del premier, a caldo, vengono valutati positivamente nel Pdl, forse anche Berlusconi resterà soddisfatto, ma che a giudicare dall’espressione di Lupi rischiano di essere tardivi.
Letta dal palco dice che sarebbe un delitto fare cadere il governo, che c’è una missione da portare a termine, che solo coloro «che non credono nella propria identità , nei propri valori, non sono in grado di apprezzare il valore dell’incontro, ne hanno paura»: incontro inteso fra partiti e tradizioni e diverse, quella strana maggioranza che sostiene il suo sforzo di governo, la voglia di traghettare il Paese verso una stagione di ritrovato sviluppo, almeno sino alla fine del semestre italiano di presidenza della Ue
Basterà ?
La delegazione del Pdl al governo si sente impotente, incapace di invertire lo stato delle cose.
Il sospetto di Alfano e di Lupi è focalizzato su un progetto di esecutivo alternativo, Pd e grillini insieme, quello che non riuscì a Bersani e che potrebbe tornare attuale con la condanna giudiziaria contro Berlusconi e la conseguente decadenza da senatore.
Una crisi senza voto, un’altra maggioranza. Mario Mauro, altro ministro presente al Meeting, non ci crede: Grillo ed Epifani insieme sembra al momento fantapolitica.
E poi chi guiderebbe un nuovo governo?
Letta da parte sua tira dritto e nasconde le preoccupazioni: si è scagliato contro i professionisti del conflitto, magari i sospetti di Lupi ed Alfano sono suggestioni che maturano insieme ai proclami dei professionisti, frutto di un clima di diffidenza che di sospetti si nutre.
Nel viaggio in macchina che lo riporta a Roma, nel tardo pomeriggio, ci tiene a ribadire che non entra e non vuole entrare nel dibattito precongressuale del Pd.
Ritiene forse di arrivarci, al congresso, ancora in carica.
Ha meno paure, forse, dei suoi ministri.
Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
IL SINDACO CONFERMA LA FIDUCIA A DUE ASSESSORI INDAGATI… POLEMICHE PER 28 NUOVE PROMOZIONI TRA CUI IL COGNATO DI UN ASSESSORE
Un Palazzo scosso da veleni interni e da una raffica di inchieste giudiziarie. 
Una pattuglia di assessori sotto attacco per casi imbarazzanti di favori o parentopoli, e l’incubo del Forum universale delle Culture che, dopo aver bruciato in passato persino l’entusiasmo di Roberto Vecchioni, deve debuttare tra un mese ma ad oggi non dispone nè di un sito on line, nè di un programma.
Eppure lui, l’alfiere della fu rivoluzione arancione Luigi De Magistris, preferisce guardare (molto) oltre e pianificare, con netto anticipo, la più sedentaria delle missioni: rimanere a Palazzo anche dal 2016 al 2021, per il secondo mandato.
“Sì, mi intriga l’idea di ricandidarmi”, annuncia, tre anni prima, il sindaco di una Napoli meno svuotata dal ferragosto, e in cui perfino il suo fiore all’occhiello, il cosiddetto “lungomare liberato”, appare invaso da disordine e caos, preda di mille neon, di tavolini in plastica piazzati a dozzine tra asfalto ed erba (residua) delle aiuole, e venditori abusivi di ogni provenienza a ridosso delle decantate piste ciclabili.
Una città che in parte gli ha già voltato le spalle dopo aver riposto speranze di radicale cambiamento nell’ex pm di punta che aveva chiuso la porta ai partiti e cavalcato il primo vento del grillismo.
Esternazioni, le sue, che sembrano l’ennesimo segno di un profondo isolamento.
Il tentativo di rilanciare a dispetto di una progressiva perdita di compattezza amministrativa e di slancio politico.
Un indebolimento su cui sono arrivate, come colpi di maglio, le inchieste che affondano nel cuore di Palazzo San Giacomo, spingendo il sindaco a uno scatto di nervi che è anche mezza nemesi per l’ex toga d’assalto: “Non mi faccio condizionare nè dalla camorra, nè dalla magistratura”.
Finiscono indagati De Magistris (per la penosa situazione delle buche nelle strade), suo fratello Claudio (singolare sindaco-ombra, a titolo gratuito ospite del Palazzo), il fedelissimo capo di gabinetto Attilio Auricchio per la vicenda degli appalti di Coppa America, e ancora il vice Tommaso Sodano e l’assessore Pina Tommasielli per distinte vicende di presunti abusi.
E ora l’intenzione di andare al bis del mandato, confidata al Mattino, provoca sarcasmo anche nel centrosinistra.
Esattamente come l’altra notizia: De Magistris ha deciso di “perdonare” – dice proprio così – e quindi di lasciare accanto a sè gli assessori Tommasielli e Sodano, che in giunta si ritenevano da mesi in bilico.
La Tommasielli si sarebbe adoperata per annullare una serie di multe per 700 euro che gravavano su sua sorella e suo cognato; Sodano, per aver affidato una consulenza sospetta ad una docente dell’università di Bergamo.
Ma il sindaco non fa in tempo a “salvare” due colleghi che un altro dei suoi amministratori, l’assessore al Personale Franco Moxedano, a capo di una macchina comunale tra le più farraginose e pesanti d’Italia con quasi 9mila dipendenti, finisce al centro di accese polemiche per aver firmato con un blitz di ferragosto 28 nuove promozioni, tra le quali, quella di un cognato elevato al grado di dirigente.
Persino alcuni consiglieri comunali solidali con De Magistris hanno deciso di uscire dalla maggioranza.
Un quadro che suscita giudizi severi: nell’opposizione dove siedono Pd e Sel insieme al Pdl, e tra esponenti dell’Idv, che sono ormai ai ferri corti con l’ex pm che fu vicino a Di Pietro.
“Le esternazioni del sindaco appaiono ridicole, pensi a governare meglio”, tuona il deputato Pd nonchè segretario regionale Enzo Amendola.
Per il senatore napoletano di Sel, Peppe De Cristofaro, “la ricandidatura di De Magistris è surreale.
Così come la categoria del “perdono” agli assessori”.
Commenti duri anche da parte dei gruppi che furono vicini a De Magistris ai tempi della bandana vincente. Era il primo giugno 2011: due anni e due mesi dopo, un’amministrazione gravata anche da un’eredità pesante e dai troppi tagli, deve aderire al decreto pre-dissesto che comporterà tasse elevate per i cittadini.
La luna di miele lascia il posto a una delusione trasversale.
In mezzo, ci sono state: le defenestrazioni dei suoi uomini, una decina tra consulenti, dirigenti o superassessori, come Raphael Rossi o l’ex pm Giuseppe Narducci; le furibonde polemiche sulle Ztl, prima imposte dal sindaco senza dialogo con il territorio, poi in parte ritirate; le promesse di un nuovo stadio per Napoli, poi archiviate; le illusioni sulla differenziata al 70 per cento, ma è inchiodata sotto il 30.
Nè sono servite due edizioni di Coppa America.
Ora tocca al Forum delle culture: l’ennesimo evento, ancora avvolto nella nebbia.
Conchita Sannino
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX SENATORE: “IL CAVALIERE ESCA DAL GOVERNO, IN AUTUNNO CADRA’ COMUNQUE”… “LA GRAZIA ARRIVEREBBE COMUNQUE TROPPO TARDI”
Professor Pera, abbiamo perso le sue tracce. Di cosa si sta occupando?
«Sto scrivendo un libro sulle origini filosofiche del secolarismo, da Sant’Agostino a Kant».
Niente politica?
«Il Pera politico sta seduto sulla panchina dei giardini».
Eppure avrà letto di quel che accade al suo ex partito, quello che contribuì a fondare nel 1994. Che idea si è fatto?
«Berlusconi è stato oggetto di due sentenze in pochi giorni. La prima della Cassazione, la seconda l’ha scritta il Quirinale: prevede la stessa condanna – il carcere – la stessa pena accessoria – l’interdizione dai pubblici uffici – più una pena supplementare: il Presidente non solo vieta a Berlusconi di stare in Parlamento, ma vieta al Pdl di fare politica, perchè lo obbliga a sostenere il Governo Letta per almeno due anni».
Il Presidente si è limitato a ricordare qual è la situazione politica e le condizioni alle quali può essere concessa la grazia.
«A parole. La sostanza è un altra: Napolitano ha detto a Berlusconi che l’agibilità politica di Berlusconi medesimo passa dal sostegno al governo. Stessa cosa vale per il Pdl».
Professore, tutto questo non dipende da Napolitano, ma dal fatto che il leader del principale partito di centrodestra è condannato in via definitiva per frode fiscale. O no?
«La sentenza della Cassazione non mi convince, penso si sia limitata a tradurre le carte dall’algido meneghino al più pittoresco napoletano. Si faccia solo il confronto con i reati fiscali di altri imprenditori e si capirà che l’unica differenza è che Berlusconi è capo di un partito politico. Ciò detto, Berlusconi ha aiutato spesso e non poco i magistrati affinchè lo condannassero. L’uomo è determinante anche a suo danno».
Ciò detto cosa farebbe al posto suo? Rifonderebbe Forza Italia? Darebbe retta ai falchi o alle colombe?
«Nè agli uni nè alle altre. Anzichè seguire i falchi, che alla fine lo affosserebbero, o le colombe, che già in cuor loro lo hanno affossato, dovrebbe prendere il volo dell’aquila. Ritirandosi dal comando dovrebbe far nascere un partito vero, con congressi veri, un segretario vero e parlamentari veri. Deve pensare ad una eredità politica e ricordarsi che anche gli italiani dimenticano in fretta. Se invece Berlusconi ridurrà tutto alla sua persona, allora la sua decadenza sarà la decadenza del centrodestra».
Dunque consiglia a Berlusconi di far cadere il governo. È così?
«Se il Pdl o Forza Italia hanno come bandiera solo la grazia a Berlusconi, allora è privo di autonomia politica: vale la sentenza del Quirinale. Se rivendica autonomia politica, allora deve mettere nel conto che l’interesse del partito può non coincidere con quello personale di Berlusconi. Vedo che alcuni ministri Pdl stanno già pensando e dicendo così».
Oppure Berlusconi e il Pdl devono mettere in conto che il governo cadrà . Da ex presidente del Senato non crede che dovrebbe venire prima l’interesse del Paese?
«Ma qui si vuol far credere che l’interesse di Berlusconi coincide con la tenuta in vita del governo Letta: il ragionamento non sta in piedi logicamente. E poi, mi scusi, non mi vorrà far credere che se si torna alle urne risalirà lo spread. Siamo seri».
Solo perchè la situazione dell’area euro in questo momento è stabile. Le cose possono cambiare in fretta, non crede?
«Non può esistere un solo modo per interpretare l’interesse del Paese. Ci hanno già raccontato questa favola con Monti».
Al di là dei suoi auspici crede che il governo cadrà ?
«Forse arriveranno all’approvazione della legge di Stabilità , a ottobre, poi ci sarà il redde rationem con il voto sulla decadenza. Il Pd voterà a favore e il governo cadrà ».
E se il Pdl si spaccasse e decidesse di continuare a tenere in vita il governo?
«Possibile, vedo in azione molti giovani democristiani in cerca di acquirenti. Ma non credo avrebbero un leader a cui aggrapparsi, nè i numeri per andare avanti».
Insomma lei crede che il governo cadrà . A quel punto come evitare il rischio di una nuova impasse istituzionale?
«Prima di sciogliere le Camere bisognerebbe approvare una nuova legge elettorale che faccia vincere lo stesso raggruppamento sia alla Camera che al Senato. A meno che nel frattempo Napolitano non si convinca a dire sì ad un governo Pd-Grillo: significherebbe smentire sè stesso».
Devo supporre che invece alla grazia di Napolitano a Berlusconi non crede granchè.
«Quand’anche ce ne fossero le condizioni, arriverà troppo tardi per lui e per il centrodestra. Per non parlare delle condanne negli altri processi che lo attendono. Il solo vagheggiare l’ipotesi della clemenza le avvicina».
Lei scrisse un libro con Joseph Ratzinger. Lo vede ancora?
«Sì. Ho una grandissima opinione di lui».
Si aspettava le sue dimissioni?
«Sono rimasto sorpreso come tutti, ma me ne sono fatto una ragione profetica, e cioè che con quel gesto lui ha aperto la strada ad un grande rinnovamento».
Più o meno quel che augura al centrodestra?
«Più o meno».
Alessandro Barbera
(da “La Stampa”)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
LE NAVI DA CROCIERA IN PIAZZA SAN MARCO: QUANDO, SCRITTO UN DIVIETO, BASTEREBBE SOLO ATTUARLO
Se le navi da crociera continuano a fare l’onda in piazza San Marco è anche merito dell’astuta inerzia del
ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: un genio,nell’accezione dettata nel 1975 a contemporanei e posteri da Mario Monicelli con il film Amici miei.
Più di due mesi fa aveva parlato chiaro: “Va stabilito un termine certo per questo divieto”.
Ineccepibile, tanto più che il divieto era stato istituito già oltre un anno prima dal decreto Clini-Passera, dopo il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio.
Come sempre, scritto un divieto bisogna poi attuarlo.
Detto il 12 giugno che bisognava fissare un termine, Orlando ha continuato a studiare in silenzio, mettendo a confronto mezza dozzina di alternative, in una esplosione di fantasia alla quale manca solo lo scavo di un canale verso nord per deviare le navi verso Treviso e di lì fino ad Amburgo.
Il 25 luglio si è riunito di nuovo a Roma con il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni.
Dopo lunga e cooperativa disamina, Orlando ha dato il lieto annuncio: “Abbiamo definito un obiettivo temporale che è quello della fine di ottobre”.
Lupi, intanto, commentava senza ridere: “Quello che a noi importa come governo è dare un segnale fortissimo che si vogliono prendere le decisioni”.
Per i comuni mortali il governo del fare si era preso altri tre mesi.
Solo loro, gli addetti ai lavori, potevano invece sapere che era scattato il genio.
Arrivando a fine ottobre si compirà il miracolo: da novembre le navi dovranno comunque tenersi alla larga da Venezia, e dirottarsi su Ravenna o Trieste, per i lavori del Mose, il mostruoso sistema di dighe mobili contro l’acqua alta.
Così Orlando avrà tenuto fermo il punto (“no alle grandi navi nel canale San Marco!”) senza entrare in urto con gli interessi del business delle crociere, che a Venezia significa anche migliaia di posti di lavoro.
E dunque che cos’è il genio?“Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione”, come abbiamo imparato da Amici miei.
Orlando è stato beneficiato da madre natura, con abbondanza, soprattutto della velocità di esecuzione.
A 44 anni, sostenendo che le cose prima si fanno e poi si dicono, ne ha già fatte tante senza fare niente.
Funzionario del Pci a vent’anni, assessore nella sua La Spezia per alcuni lustri, deputato dal 2006, ha dimostrato fantasia e velocità di esecuzione assurgendo alla politica nazionale come fassiniano, per restarci con incessanti trasmutazioni: da fassiniano a veltroniano, da veltroniano a dalemiano e bersaniano, e poi giovane turco e ministro.
Di lui si ricordano più incarichi che cose fatte: segretario organizzativo dei Ds, portavoce del primo Pd di Veltroni, responsabile giustizia del Pd di Bersani, commissario politico del Pd di Napoli.
Una galoppata sempre rasente i muri, senza fare mai niente di visibile, perchè se fai sbagli e la carriera può risentirne.
Non c’è memoria di sue battaglie, vittorie, sconfitte.
Le sue evoluzioni sono così rapide da non lasciare traccia nella retina, anche grazie a un altro strumento prezioso sdoganato da Amici miei, la supercazzola.
Dice di aver scoperto nei primi cento giorni da ministro che “l’assunzione di una visione strategica delle politiche di sostenibilità e di tutela e valorizzazione ambientale impone un cambiamento di cultura politica.
L’ambiente (…) come orizzonte strategico capace di interpretare la realtà ed orientare le scelte di fondo della società moderna”.
A dimostrazione di tanta lungimiranza, rivendica: “Uscire dalla mera gestione delle emergenze, pur presidiando le diverse situazioni di crisi, è stata l’impronta che ho inteso dare a questi primi 100 giorni”.
Coerentemente, è uscito dalla gestione di ogni emergenza.
Quando è stato nominato commissario per l’Ilva il manager scelto dai Riva, Enrico Bondi, Orlando ha salutato la prudente scelta come “punto di equilibrio”, per poi affiancargli col realismo che non gli manca un subcommissario più sensato come Edo Ronchi.
Appena Bondi è finito nel fuoco delle polemiche, con l’accusa di aver sostenuto che i tarantini si prendono il cancro perchè fumano troppo,lui ha alzato la voce comunicando di averlo perentoriamente convocato, dimenticandosi però di farci sapere che cosa si sono detti due settimane dopo, quando Bondi si è degnato di presentarsi.
La velocità di esecuzione deve essere accompagnata dalla rapidità dell’oblio, in cui Orlando eccelle.
Il 6 marzo scorso, per esempio, all’indomani della non vittoria elettorale di Pier Luigi Bersani, era più che sdraiato sulla linea del segretario, governo di cambiamento con Grillo, e proponeva alla distratta direzione del Pd le lotte di piazza contro l’austerità : “Non possiamo lasciare la piazza solo agli altri perchè altrimenti il rapporto con il M5S, che credo sia l’unica via possibile in questo momento, si sviluppa su un piano di subalternità ”.
Cinquanta giorni dopo, il 26 aprile, dopo un fulmineo giro di valzer renziano, il nostro era già pronto alla poltrona di ministro nel governo delle larghe intese, pretesa con il ditino alzato: “Saremo leali con Enrico Letta ma serve un governo innovativo. E noi giovani turchi non siamo nè sull’Aventino, nè alla ricerca di poltrone”.
Infatti, non cercata, la poltrona piovve dal cielo 48 ore dopo.
Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI UN ISLAMISTA, PROFONDO CONOSCITORE DELLA REALTA’ EGIZIANA
Un Paese che rischia la guerra civile, una minoranza violenta che non accetta di aver perduto il potere, bande armate pronte a ogni devastazione e l’Occidente che come al solito non capisce e non si schiera con la maggioranza pacifica della popolazione che vuole una transizione verso la democrazia.
Ecco l’analisi controcorrente dal Cairo di padre X, islamista e profondo conoscitore della realtà egiziana (non facciamo il suo nome per motivi di sicurezza personale).
Cosa sta succedendo in Egitto, padre?
Quello che l’informazione occidentale deviata non racconta.
In che senso?
Si parla solo dei Fratelli musulmani e non di tutto il resto. Di quello che è successo prima e dopo.
Al Cairo e non solo è in corso uno scontro armato tra la fratellanza e l’esercito. Di questo si parla adesso.
Voluto da chi? Non ve lo siete domandati? Scrivete di golpe militare in una maniera molto superficiale. Non avete visto che trenta milioni di egiziani sono scesi per tre volte in piazza per chiedere il cambiamento? L’esercito sta facendo la sua parte per salvare il paese dalla devastazione. E la legittimità sta con quel popolo, pacifico.
Non era legittima anche la vittoria di Morsi?
Era un cinquantuno per cento molto discutibile. Comunque, quando un presidente diventa un dittatore, secondo voi rimane legittimo?
Lei parla dei Fratelli musulmani come di una minoranza.
Ma certo. Hanno vinto, poi hanno preso delle misure che hanno ribaltato tutto. Una costituzione approvata dal 16 per cento della popolazione è ridicola. Infatti il paese stava andando verso una dittatura che aveva completamente cancellato ogni possibilità di opposizione.
Illegittima dal punto di vista dei numeri, questo sta dicendo?
Dal punto di vista di qualsiasi legge internazionale. L’Occidente sta dimostrando di non avere alcun senso della democrazia, a cominciare dagli Stati Uniti. Perchè è evidente che quando un presidente diventa un dittatore è delegittimato.
Quindi le prese di posizione a favore dei Fratelli musulmani da parte di Obama, dell’Unione europea e delle monarchie del Golfo secondo lei sono mosse superficiali?
Io non so cosa ci sia dietro. Forse dei grossi interessi. Lo dicono tutti.
O la paura di inimicarsi quelli che potrebbero vincere?
Non so. Non mi interessa. Io valuto quello che vedo. E quei trenta milioni di egiziani in piazza per tre volte contro un presidente che aveva avocato a sè tutti i poteri sono un fatto incancellabile. Quindi, onore a quel popolo che ha saputo dimostrare il proprio dissenso senza alcuna forma di violenza.
Si rischia una guerra civile?
Certo, hanno tirato di proposito la corda con l’obiettivo di andare allo scontro in piazza. La violenza è venuta solo dall’altra parte.
Dai Fratelli musulmani.
Leggo i giornali e sembra che qui l’esercito si diverta a massacrare la gente. È una descrizione della situazione assolutamente abnorme. Nel ponte qui vicino stanno cercando di fermarli perchè sono dei devastatori. Hanno bruciato case, biblioteche, ministeri… ma non lo vedete?
Rischiano molto i cristiani in questo momento?
Questo non è un movimento pacifico, ma lo si sapeva. E si sapeva anche che c’erano bande pronte a tutto. Che, come al tempo delle nostre dittature, ora spargono il terrore tra la gente. Chiese o moschee non fa differenza.
C’è una via d’uscita?
Lo spero. Spero che ci sia ancora gente di buona volontà che abbia il coraggio di prendere in mano le redini del Paese. Civili, tecnici, uomini e donne che hanno a cuore le sorti di questo meraviglioso Paese. I segnali ci sono, e la spaccatura all’interno della fratellanza che ha generato il movimento dei Fratelli senza violenza lo dimostra.
Ma El Baradei perchè non ce l’ha fatta?
Ah, questo non lo so. Affari suoi.
Quanti sono i Fratelli musulmani?
Difficile dirlo. Quando hanno vinto le elezioni politiche erano il sessanta per cento, adesso posso rispondere che con la loro politica dittatoriale sono stati capaci di far scendere in piazza trenta milioni di oppositori.
Ci sono forze esterne che vogliono il caos?
Ci sono, qui e in tutto il Medio Oriente.
Qualcuno dice che quello che sta succedendo è il trionfo di Mubarak.
I dittatori dicono sempre così.
Riesce a girare tranquillamente per il Cairo, padre?
No, ora no. Ma la gente ha bisogno di lavoro e la mattina il traffico riprende per forza di cose. Sono due anni che questo paese è in ginocchio.
Fino a che punto possono stare tranquilli gli stranieri?
Eh, beh… siamo ancora alla mercè di queste bande armate che possono fare quello che vogliono.
C’è qualcosa che vuole aggiungere, padre?
Non a lei. È alla Bonino che mi piacerebbe dire due parole…
(da “L’Huffington Post“)
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