Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
DE LUCA, TINAGLI, MAURO, RICHETTI, TABACCI, ROMANO
Pasdaran renziani, democratici delusi, popolari tagliati fuori dall’applicazione – più o meno
rigorosa – del manuale Cencelli: l’elenco degli esclusi dalla tornata di nomine dei sottosegretari decisa oggi da Matteo Renzi è varia e trasversale.
I più delusi sono probabilmente fedelissimi del sindaco di Firenze come Matteo Richetti e Simona Bonafè, in predicato di entrare già nella segreteria, poi evocati come ministri e quindi esclusi anche dal sottogoverno.
A bocca asciutta anche Yoram Gutgeld, scavalcato a sorpresa dal civatiano Filippo Taddei nella squadra del Pd come responsabile economico, e ora fuori anche dalle ultime nomine.
Ma tra i democratici i mal di pancia sono diffusi anche fuori dalla corrente renziana.
Sportiva, almeno ufficialmente, la reazione di uno dei “bocciati” illustri, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.
Fuori anche il sindaco di Bari Michele Emiliano, che ha annunciato in giornata di essere stato scelto come capolista Pd al Sud alle prossime elezioni europee.
Meno sportiva la reazione di Emanuele Fiano, che su Twitter si abbandona a uno sfogo inequivocabile: “Impossibile delle volte continuare a credere nel proprio lavoro”
Dato ormai per certo alla vigilia – ma come si dice a Roma per il Concalve, “chi entra Papa esce Cardinale”,- è rimasto a bocca asciutta il cuperlaino Andrea De Maria, unico esponente vicino al candidato alla segreteria sconfitto finito nel totosottosegretari,
Malumori anche nella galassia degli ex democristiani.
In cima alla lista degli esclusi l’ex ministro Mario Mauro, malgrado i Popolari siano riusciti a portare a casa 3 sottosegretari, e l’ex assessore al Bilancio di Milano Bruno Tabacci, dato come possibile ministro e ora nemmeno sottosegretario.
Fuori anche due nomi di peso di Scelta civica, Andrea Romano e Irene Tinagli.
Evocati anche nel totoministri sono rimasti fuori dalla squadra di governo.
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
TUTTI GLI INCARICHI AI COMPAGNI DI MERENDE DI MATTEO
I pezzi pregiati del “giglio magico” sbarcano a Palazzo Chigi (con l’aggiunta di Graziano Delrio e del suo esordio con il Bot).
Renzi non poteva fare a meno del suo braccio ambidestro Lotti, che lo segue dai tempi della Provincia e con cui ha condiviso tutto, fra i pochissimi di cui il premier si fidi davvero.
Gli altri renziani “con l’aureola” vengono distribuiti fra Nazareno e Firenze. Il deputato Francesco Bonifazi resta a fare il tesoriere al partito e a controllare i conti, Dario Nardella torna nel capoluogo toscano come “reggente” e candidato sindaco alle prossime amministrative.
Fuori dal ristrettissimo gruppo degli uomini più vicini al neopresidente del Consiglio, spuntano altri renziani che in passato hanno ricoperto ruoli chiave.
Come Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza, ex lettiano di ferro, già capo della campagna elettorale di Renzi nel 2012.
Per un anno di lui si erano perse le tracce; nel 2013 la segreteria Bersani aveva messo il veto sul suo ingresso in Parlamento, dopo alcune sue sortite poco felici (per dire, Reggi dette dei “scagnozzi” bersaniani a quelli che avevano scritto le regole delle primarie). Inaugurato il governo Letta, era rimasto fuori pure da quello.
Adesso, con Renzi, è finalmente arrivato il suo momento.
Alla Pubblica amministrazione e semplificazione il segretario del Pd mette Angelo Rughetti, ex Anci.
Agli Interni è stato confermato sottosegretario Domenico Manzione, fratello di Antonella Manzione, capo dei vigili e direttore generale di Palazzo Vecchio.
A Report, Manzione aveva spiegato il perchè della sua nomina nel governo Letta: “Sono un tecnico considerato in quota renziana, quindi questo le fa capire com’è che io sia arrivato sin qui. Nel senso che ci arrivo per indicazione derivante da Renzi, basata su ragioni di conoscenza, di affetto, di amicizia e di stima personale”.
Molto legato a Renzi l’ex sottosegretario alle Infrastrutture del governo Letta, Erasmo D’Angelis, già presidente di Publiacqua, appena nominato capo segreteria a Palazzo Chigi. Fuori dal “giglio magico”, ma comunque con i galloni renziani, anche Ivan Scalfarotto, che va al ministero della Boschi.
Non sono certo renziani della prima ora Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico, e l’ex arcinemico delle primarie fiorentine Lapo Pistelli, che resta viceministro degli Affari esteri, arrivati in quota Franceschini.
Al congresso naturalmente avevano appoggiato Renzi, come tutta AreaDem. Da qualche tempo, comunque Pistelli e il premier erano in fase di riavvicinamento. Appena eletto leader del Pd, Renzi ha chiesto consigli al suo vecchio mentore (di cui in gioventù era stato portaborse) sui nomi da mettere in segreteria.
E quello di Pistelli non è l’unico caso di vecchi avversari fiorentini che adesso governeranno con il sindaco fiorentino (in decadenza).
Anche Gabriele Toccafondi, leader regionale toscano di Ncd, già coordinatore fiorentino del Pdl, è stato confermato sottosegretario all’Istruzione, lo stesso ministero in cui c’è Reggi.
Nel 2009 l’ex berlusconiano doveva essere l’avversario di Renzi alle amministrative di Firenze, ma il Cav. gli preferì Giovanni Galli. E se non fosse rimasto al governo, probabilmente sarebbe stato lui lo sfidante di Nardella e del Pd.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
MANUALE CENCELLI E POLTRONE PER TUTTI
Pari opportunità , integrazione, famiglia, giovani, servizio civile, adozioni internazionali,
droghe, politiche digitali.
Queste le deleghe rimaste in pancia a Palazzo Chigi dopo la nomina di 9 viceministri e 44 sottosegretari.
Alcune verranno distribuite fra i quattro sottosegretari alla presidenza del Consiglio, che sono già titolari di comparti pesanti come gli Affari europei, i Servizi segreti e l’editoria.
Altre le terrà in mano il premier.
Un quadro che, di fatto, rende il capo del governo titolare di un super-ministero che avrà competenze sullo spinoso tema dei diritti, sul mondo del finanziamento pubblico ai giornali e sulle politiche comunitarie (in vista del semestre di presidenza europeo). E che sarà coordinato dal quarto moschettiere renziano, quel Graziano Delrio che ha già preso in mano la cabina di regia dell’intera squadra.
Con lui l’uomo ombra di Matteo, quel Luca Lotti (Editoria) già coordinatore della segreteria del partito, il prodiano Sandro Gozi (Affari europei) che molto si è avvicinato alle suggestioni renziane dopo la triste vicenda dei 101, e Marco Minniti, uomo della sinistra interna, che garantirà esperienza e continuità in un settore delicato come quello dell’intelligence.
Se si considera che la pasdaran del premier, Maria Elena Boschi, è a capo di un ministero, quello delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento, che di fatto è una diretta emanazione di Palazzo Chigi, l’affresco è completo.
E raffigura un ex rottamatore che ha voluto tenersi stretti molti dei temi sui quali si gioca la propria credibilità . Gli altri, quelli del lavoro, dello sviluppo e dell’economia, li ha affidati a tecnici, mettendo un’ipoteca politica su qualsivoglia risultato futuro.
Questa la chiave di lettura che spiccanella composita infornata di viceministri e sottosegretari.
Che hanno visto il Pd e il Nuovo centrodestra fare la parte del leone.
Enrico Morando, veltroniano, affiancherà Pier Carlo Padoan a via XX settembre in qualità di vice. Fu tra i primi a recepire la “rottamazione”, annunciando la propria volontà di non ricandidarsi in Parlamento, e avvicinandosi alle posizioni del sindaco di Firenze.
E sarà praticamente l’unico volto nuovo all’Economia (sostituendo Stefano Fassina) in un ministero rimasto sostanzialmente immutato rispetto all’esecutivo di Enrico Letta, fatto salvo per il titolare, quel Pier Carlo Padoan che è subito entrato in sintonia con il premier
Strategica la nomina di Antonello Giacomelli, renziano di rito franceschiniano, come viceministro allo Sviluppo con delega alla comunicazione.
Franceschiniano anche Gianclaudio Bressa, che diventa sottosegretario agli Affari regionali, mentre lo stesso Franceschini verrà affiancato alla cultura da Francesca Barracciu, esclusa dalle regionali in Sardegna perchè coinvolta in una inchiesta sui fondi regionali.
Vicini al premier sono Ivan Scalfarotto (ai Rapporti con il Parlamento), Angelo Rughetti (Pubblica amministrazione) e Roberto Reggi (Istruzione), che ne coordinò la campagna per le primarie del 2012.
Il Pd incassa la riconferma di Pier Paolo Baretta all’Economia, che sarà affiancato da Giovanni Legnini, che cede la delega all’editoria, mentre Lapo Pistelli è il primo a fare outing – su Facebook – “sono ancora viceministro agli Esteri”.
Agli interni nessuna novità : Angelino Alfano sarà coadiuvato da Filippo Bubbico, Gianpiero Bocci e Domenico Manzione. C’è posto anche per il lettiano Vito De Filippo, alla Salute.
Via del Nazareno militarizza il ministero del Lavoro.
Il tecnico Giuliano Poletti sarà affiancato da tre sottosegretari Dem: Teresa Bellanova, Franca Biondelli e Luigi Bobba.
Il grande accusatore di Nunzia De Girolamo, Umberto Del Basso de Caro, viene promosso alle Infrastrutture, Silvia Velo all’Ambiente in quota Giovani Turchi. Quest’ultima viene raggiunta dalla notizia in Transatlantico: “Ma ora dovremmo firmare la nomina? Come funziona?”, mentre qualche passo più in là Matteo Orfini esprime soddisfazione: “Avevamo indicato il suo nome, sono molto contento”.
Non c’è nessun nome di primo piano dell’area di Gianni Cuperlo, così come è sfumata all’ultimo la nomina di Emanuele Fiano, capogruppo Pd in I Commissione.
“Facciamo le corna”, diceva a Cdm ancora in corso, per poi sedersi deluso su un divanetto: “Devo seguire da vicino l’iter della legge elettorale…”.
Alfano, dopo aver rinunciato a un ministero, passa all’incasso.
Il Nuovo Centrodestra ottiene un viceministro all’Economia e conferma Luigi Casero. Così come confermati sono Simona Vicari allo Sviluppo, Antonio Gentile alle Infrastrutture e Gabriele Toccafondi, ciellino come Lupi, all’Istruzione.
Nuovi ingressi quelli di Massimo Cassano al Lavoro ma soprattutto di Enrico Costa, viceministro alla Giustizia. Costa, che lascerà il posto di capogruppo per fare posto alla De Girolamo, affiancherà Cosimo Ferri.
Con il garantista Andrea Orlando – molto stimato dal Foglio e da molti fra gli azzurri – al timone, quella di via Arenula sarà una squadra affatto sgradita a Silvio Berlusconi. Ferri è considerato un tecnico di area berlusconiana e Costa, pur avendo abbandonato l’ovile di Arcore, è passato alla storia per aver firmato emendamenti che prevedevano una drastica limitazione dell’uso delle intercettazioni
Soddisfatta Scelta civica. Carlo Calenda continuerà a fare il viceministro allo Sviluppo, Ilaria Borletti Buitoni il sottosegretario alla Cultura, mentre Benedetto Della Vedova è diretto alla Farnesina.
I Popolari di Per l’Italia, dopo aver perso il ministero di Mario Mauro, incassano Andrea Olivero viceministro all’Agricoltura, Angela D’Onghia sottosegretario all’Istruzione e Domenico Rossi alla Difesa.
Entra al governo anche il Psi. Riccardo Nencini, il segretario, è il nuovo viceministro alle Infrastrutture.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
“UN ESORDIO SFILACCIATO”
“Il nuovo primo ministro d’Italia si dilunga nelle promesse ma scarseggia nei dettagli”. È quanto scrive il settimanale britannico The Economist, che definisce come “sfilacciato” l’esordio di Matteo Renzi alla guida del governo.
Secondo il settimanale, il discorso per la fiducia fatto dal presidente del Consiglio ha un grande problema: la assoluta mancanza di dettagli sulle riforme che Renzi intende fare.
“Ha promesso una riforma al mese fino a giugno, sul lavoro, la burocrazia e la tassazione. Ma non ha fornito delucidazioni sulla sua proposta per un nuovo contratto di lavoro o l’estensione a tutti dei sussidi per i disoccupati”, si legge nell’analisi del settimanale.
Per l’Economist non è stato ancora chiarito come Renzi intenda trovare i fondi per ridurre il carico fiscale sugli italiani, fare forti investimenti nell’edilizia scolastica e saldare i debiti dello Stato con le imprese.
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