Destra di Popolo.net

IL GIALLO DEL TELEFONO SCOMPARSO DI NOGARIN

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

LE OPPOSIZIONI CHIEDONO PERCHE’ IL SINDACO NON ABBIA DENUNCIATO IL FURTO… E’ ACCADUTO PROPRIO NEI GIORNI DELLE PERQUISIZIONI ANPS CHE LO VEDONO INDAGATO

“Nogarin chiarisca le sue strane dimenticanze” è l’invito delle opposizioni.
Cos’è accaduto? La mattina del 5 aprile scorso Nogarin racconta di essere stato vittima di un furto e di aver sporto denuncia: qualcuno ha aperto la sua auto e preso alcuni oggetti, dal portatile al tablet alla macchina fotografica.
La stessa   mattina dell’acquisizione dei documenti sul caso Aamps. Cioè l’inchiesta sull’azienda dei rifiuti che vede indagato lo stesso sindaco di Livorno per abuso d’ufficio e falso in bilancio.
Giorni fa il capogruppo del Pd Pietro Caruso solleva la questione in consiglio comunale: “Il sindaco ha denunciato il furto del suo cellulare di lavoro, ma non lo ha comunicato in consiglio comunale. Una mancanza gravissima”.
E dunque: “Perchè non lo ha detto?”. Tanto che qualcun altro chiede: “C’erano dati sensibili?”.
In sostanza, il sospetto che si solleva è che lo smarrimento sia da mettere in relazione con l’inchiesta su Aamps. “Insinuazioni ridicole”, replica il sindaco Nogarin.
“Nogarin il 5 aprile scorso, mentre è in corso una maxiperquisizione della guardia di finanza, denuncia che la notte precedente sono stati rubati il suo Pc e il suo tablet lasciati nell’auto. E dopo 5 mesi torna in questura, perchè aveva dimenticato di denunciare che anche i suoi due telefoni erano spariti nel furto di aprile. Ma anche in questa occasione si guarda bene dal darne notizia, nonostante sia coinvolto il telefono istituzionale”, ricostruisce il segretario toscano.
Aggiungendo: “A svelare il tutto, tramite regolare richiesta di accesso agli atti, è stato il gruppo del Pd. E il giornale ‘Il Tirreno’ ci racconta che la mattina successiva al furto, Nogarin rispondeva a quei numeri telefonici le cui sim sarebbero sparite la notte precedente”.
Ragion per cui, il sindaco di Livorno, insiste Parrini, “deve chiarire”.
Anche se, politicamente, conclude Parrini “tra assessori chiacchierati, firme false, rimborsi sospetti, comportamenti amministrativi deprecabili, faide interne, e mail cruciali non lette, in Toscana come a Roma o in Sicilia il mito della casa di vetro grillina è andato in mille pezzi da tempo”.
Nogarin replica che è già  tutto chiaro: “Come sindaco di Livorno, ho subito un danno enorme che sfiora i 16mila euro per il quale non avrò mai un indennizzo. In quei giorni hanno tentato di entrarmi in casa, due giorni prima mi hanno squarciato le gomme dell’automobile eppure non ho chiesto un euro al Comune, ho pagato tutto di tasca mia. Nonostante, come è evidente a tutti, l’obiettivo di quegli atti vandalici non fosse Filippo Nogarin privato cittadino, ma il sindaco di Livorno. Nonostante tutto questo, oggi mi si mette alla berlina, insinuando che avrei indebitamente chiesto un cellulare nuovo a spese del Comune. Un’insinuazione ridicola”.
E aggiunge a proposito delle ricostruzioni: “La mattina del 5 aprile quando sono andato in questura ho dimenticato, tra le mille cose dell’elenco degli oggetti rubati, di segnalare anche il modem i cellulari ed altre cose apparentemente meno importanti. Anche perchè si trattava di apparecchi che non utilizzavo se non come “muletti”. La sim con il numero di servizio, infatti, l’avevo inserita in un mio cellulare privato, che ho utilizzato per svolgere il mio incarico e che per fortuna quella notte era nel mio appartamento. Lo scorso agosto, poi, si è rotto uno dei miei cellulari. A quel punto ho ritenuto giusto chiederne la sostituzione al Comune: per farlo ho dovuto fare l’integrazione alla denuncia in questura, elencando anche i cellulari che mi erano stati rubati dall’automobile”.
Ma al consigliere regionale Francesco Guzzetti non basta: “Perchè il sindaco ha aspettato agosto prima di denunciare il furto dei due telefonini? Perchè non l’ha fatto subito ad aprile?”, chiede il consigliere livornese.
Nogarini deve perciò “spiegare e far capire a tutta la città  quello che è accaduto ai telefonini del primo cittadino di Livorno”, insiste Gazzetti.

(da “Nexquotidiano”)

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LA CONSIGLIERA GRILLINA CHE NON PAGA L’AFFITTO DELLA CASA POPOLARE DAL 2009

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

AVREBBE CIRCA 9.000 EURO DI ARRETRATI A CAUSA DI PROBLEMI ECONOMICI… ORA E’ MEMBRA DELLA COMMISSIONE EMERGENZA ABITATIVA DEL COMUNE DI TORINO

Deborah Montalbano è consigliera comunale a Torino con il MoVimento 5 Stelle e membro della commissione emergenza abitativa.
La Montalbano però sarebbe morosa con l’Atc, Agenzia territoriale per la casa: assegnataria di una casa popolare, dovrebbe all’ente quasi 9 mila euro di arretrati.
La consigliera, disoccupata e con una figlia, non verserebbe i canoni dal 2009 e non avrebbe saldato le rate del piano di rientro pattuito con l’ente neppure dopo essere entrata in consiglio comunale.
A parlarne è Lo Spiffero:
Secondo i documenti di cui lo Spiffero è entrato in possesso è dal 2009 che Deborah Montalbano non corrisponde il dovuto all’agenzia per le case popolari e anche ora che, grazie all’elezione in Sala Rossa, può usufruire di un reddito stabile, si è ben guardata dal sottoscrivere un piano di rientro. Da quando è stata eletta sono passati oltre tre mesi e, a quanto si apprende, ha già  disertato due appuntamenti fissati con gli uffici dell’Atc per regolarizzare la propria posizione.
La situazione è ben nota alla struttura di Palazzo Civico, ma nonostante ciò, ogni tentativo finora messo in campo per sanare la controversia è andato a vuoto.
Di più: anche dopo la sua elezione, la consigliera Montalbano ha continuato a non pagare le rate (l’ultima, da 104 euro, è scaduta il 23 settembre) al punto che a oggi il debito è salito a 8.886 euro.
Interpellato sulla questione, il presidente di Atc Marcello Mazzù non conferma e non smentisce: “Motivi di privacy”.
Intanto, però, secondo quanto riporta un insider presto potrebbe arrivare per la Montalbano un’ordinanza di sfratto, anche perchè, a fronte di un reddito accertato (a settembre ammonta a 2.280 euro lordi), non si tratta di morosità  incolpevole.
Anche La Stampa riprende la notizia:
Il post comparso sulla bacheca ha innescato un dibattito di commenti anche forti e aggressivi tra quanti difendono Deborah Montalbano «persona pulita e onesta», quanti chiedono conto della veridicità  delle informazioni, quanti pensano che si tratti di un attacco strumentale mentale e quanti si indignano per la privacy violata.
Ma poco dopo tutto sparisce, il post e i commenti vengono cancellati dalla bacheca, ne compare un altro solidale che descrive Montalbano come una che «si spende da anni per i più deboli delle periferie di Torino».
Il giornale spiega anche come funziona il trattamento economico dei consiglieri a Torino: gli eletti non hanno un compenso fisso, ma incassano un gettone di presenza di circa 120 euro lordi a seduta. Sono retribuite sia le sedute del Consiglio sia quelle delle commissioni, con un tetto massimo di tre sedute in un giorno e 19 in un mese.
A conti fatti, significa un totale mensile massimo di 2.280 euro lordi, cioè 1.400 euro netti, da cui bisogna escludere quasi del tutto il mese di agosto.
Arriva infine anche una nota della Montalbano: “Ad oggi ho percepito dal comune di Torino circa 850 euro e ne ho versati ad Atc 565 euro. Venerdì 21 ottobre ho appuntamento per effettuare il piano di rientro”.

(da agenzie)

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LA VERA STORIA DELLA VENDITA DI RADIO PADANIA A UN “TERRONE”

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

IN REALTA’ SONO STATE VENDUTE LE FREQUENZE NAZIONALI E MOLTI IMPIANTI PER NECESSITA’ INCONFESSABILI …FINO AD OGGI LA RADIO RIVENDEVA LE FREQUENZE OCCUPATE SOLO GRAZIE ALLA DEFINIZIONE DI “RADIO COMUNITARIA” INTRODOTTA DA UNA LEGGINA NEL 2011 DAL LEGHISTA CAMPARINI… DOPO LO STOP DEL MINISTERO E’ FINITA LA PACCHIA

In effetti fa abbastanza sorridere la versione semplificata della storia di «Radio Padania venduta a un calabrese», ovvero Lorenzo Suraci, proprietario di RTL 102.5, Radio LatteMiele e Radio Zeta.
In realtà  però le cose non sono andate esattamente così.
La fonte della notizia, ovvero Andrea Secchi per Italia oggi, spiega invece piuttosto bene che non è stata venduta l’emittente Radio Padania, bensì le sue frequenze e parte degli impianti attraverso la concessione di radio comunitaria nazionale.
Nel frattempo Radio Padania ha acquisito una concessione radiofonica locale e il diritto di continuare a trasmettere nelle zone più importanti del Nord Italia.
Per l’acquisto è stata corrisposta la somma di 2,1 milioni di euro.
Radio Padania continuerà  così a trasmettere, ma senza l’intervento finanziario della Lega che si era reso necessario dopo che alla radio era stato imposto lo stop del metodo di finanziamento che ha sempre utilizzato: quello di rivendere le frequenze occupate grazie a una norma per le radio comunitarie introdotta nella finanziaria del 2011 da un emendamento del leghista Davide Caparini e quello di percepire il finanziamento pubblico.
La storia della vendita ha seguito vie tortuose.
Le parti hanno infatti convenuto su una scrittura privata la vendita delle frequenze a Radio Mobilificio di Cantù, che possiede Radio Z e l’acquisizione di una frequenza locale da parte di Radio Padania.
A questo punto, racconta Italia Oggi, è intervenuto il ministero:
Ma il 27 giugno la direzione generale competente per il ministero nega la voltura della concessione e degli impianti aperti con le prerogative di radio comunitaria (tutti quelli del pacchetto). A questo punto, i rappresentanti delle due parti si ritrovano dal notaio il 5 agosto: Radio Padania Libera e Radio Mobilificio di Cantù risolvono la scrittura privata precedente e tutto ritorna ai legittimi proprietari, soldi e frequenze.
Nella nuova scrittura però, si vende di nuovo e appare anche un terzo soggetto, l’Associazione Culturale Radiofonica Comunitaria, creata un giorno prima, il 4 agosto, stessa sede di Radio Mobilificio di Cantù a Bergamo e rappresentata da Suraci. La cessione così ha di nuovo luogo: stessi impianti e stessi soldi.
Radio Padania aveva coperto le perdite del 2014 e 2015 lo scorso anno. Ora potrà  proseguire con un business plan molto ridotto e basato su introiti pubblicitari e donazioni.
E adesso? La Lega sostiene che ‘idea alla base dell’operazione, che va avanti da tempo — viene spiegato -, è quella di “ridimensionare” la radio e farla diventare una “emittente locale priva di contributi pubblici e di partito”.
Fonti leghiste riportate dall’agenzia AGI hanno però smentito che la vendita possa fruttare 2,1 milioni di euro come sostenuto da Italia Oggi, ma riferiscono di somme “decisamente inferiori”.
Forse perchè contano anche l’acquisto della frequenza locale incluso nel contratto. L’impero mediatico costruito da Bossi ha cominciato a capitolare nel luglio del 2014 con la chiusura di Telepadania e successivamente nell’autunno del 2015 con quella dello storico quotidiano La Padania (nelle edicole dal 1998).
Ora il colpo di grazia dato da Salvini.
E pazienza se ci va di mezzo la storia della Lega.

(da “nextquotidiano”)

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GENOVA, GRILLINI SULL’ORLO DELLA CRISI, ALICE SALVATORE SOTTO ACCUSA

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

CONTESTATA DAGLI OPERAI DELLE RIPARAZIONI NAVALI E DALLA BASE STORICA CINQUESTELLE … SPACCATURA CON IL GRUPPO COMUNALE, IL DISTACCO DI PUTTI E IL CANDIDATO SINDACO “IMPOSTO” DAI VERTICI

Sull’orlo di una crisi di nervi, il Movimento Cinque Stelle a Genova. Dopo La Spezia. E dopo i fischi degli operai alla portavoce del M5S in Regione, Alice Salvatore, martedì, si allarga il fronte interno, con molti militanti che non digeriscono il fatto che, stasera, proprio la Salvatore preferisca affrontare il consigliere regionale Pd, Pippo Rossetti, in un dibattito sul referendum costituzionale, disertando l’assemblea plenaria convocata proprio stasera e cruciale per le elezioni amministrative di Genova del prossimo anno.
«Una plenaria decisiva per la futura campagna elettorale – spiegano i militanti – perchè in questa occasione, chi vuole, propone la propria candidatura alle prossime amministrative genovesi».
Ai lati, ci sono Paolo Putti, capogruppo M5S in consiglio comunale, e Francesco Battistini, compagno di banco della Salvatore in consiglio regionale per il Movimento: entrambi ostili e addirittura in uscita.
Putti ha attaccato duramente nelle scorse ore la Salvatore sulla vicenda delle riparazioni navali, liquidandola con «effetto della politica dei selfie » e sta meditando lo scacco: potrebbe fare un determinante passo fuori dal Movimento. E non per ricandidarsi con una lista civica alle comunali.
Battistini ha addirittura votato due volte contro il suo gruppo, in consiglio regionale, come seconda puntata di una crisi con la Salvatore cominciata nella lotta al curaro per scegliere il sindaco di Spezia. Battistini sosteneva Marco Grondacci, così come tutto il M5S spezzino, ma Beppe Grillo (e Salvatore) lo hanno impallinato perchè ha avuto trascorsi nel Pci.
Anche se ora pare che a Spezia, con la benedizione dello “staff”, sia in rampa di lancio Donatella Del Turco, ex sindacalista Cgil. E qualcuno dice che Battistini stia meditando di lasciare i Cinque Stelle addirittura per le file di Rete a Sinistra.
Se a Genova Paolo Putti deciderà  di lasciare, è certo, tutta la base del Movimento che è legata alla radice Cinque Stelle che dà  voce ai comitati e ai territori potrebbe subire una forte scossa tellurica perchè aveva proprio in Putti il suo riferimento.
Risolutivo sarebbe stato un incontro tra Putti e Beppe Grillo, nelle scorse settimane, in cui tra i due, dopo tanto tempo, si sarebbero messe in chiaro le cose. In modo definitivo.
Anche perchè il fuoco di fila dello “staff” nazionale e della sua diretta emanazione in Liguria, Alice Salvatore, nel caso in cui Putti decidesse di candidarsi a sindaco nelle fila M5S si concentrerebbe proprio contro di lui.
E che la decisione dello staff e di Alice Salvatore sia l’unica ammessa sul sindaco di Genova lo dice la sua assenza, stasera, alla plenaria. «È la prima volta che Pd e M5S si affrontano sul referendum, non solo ci vado, ma mi aspetto che veniate a sostenermi con la claque, che sicuramente Rossetti avrà », ha detto Salvatore ai suoi.
Ma all’interno del Movimento genovese la battaglia sul No al referendum, si dice, per una volta avrebbe dovuto lasciare il passo a uno dei momenti che per i grillini sono di maggior importanza, la presentazione collegiale delle candidature.
à‰ chiaro a molti il segnale lanciato dalla Salvatore, snobbando l’assemblea: il candidato per Palazzo Tursi c’è già , tanto più che nei giorni scorsi un post dello staff nazionale ha ribadito, sostanzialmente, che se il percorso di designazione o le liste non sono “certificate”, ovvero, approvate, non se ne fa nulla.
Il candidato per Palazzo Tursi di Alice Salvatore è Luca Pirondini, musicista e artista, e attivista del Movimento. Integrato nelle fila dei fedelissimi alla portavoce.
Salvatore respinge al mittente le illazioni e chiama i militanti a sostegno del suo intervento per il No, stasera al teatro di Certosa, contro il Sì sostenuto da Pippo Rossetti: «Dal movimento mi aspetto solidarietà , partecipazione e sostegno, la data non l’ho scelta io», ha detto ai suoi.

Michela Bompani
(da “La Repubblica”)

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LITE ALLA BUVETTE TRA BERSANI E LA RENZIANA ASCANI

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

“IN DIREZIONE ME LI HAI FATTI PROPRIO GIRARE”

«L’altra sera in Direzione me li hai fatti girare eh!».
E’ uno dei momenti più distesi di una litigata – piuttosto a senso unico – tra Pierluigi Bersani e la deputata Anna Ascani, apostrofata malamente dall’ex segretario alla buvette della Camera di fronte al bancone, mentre i due erano circondati da deputati e giornalisti.
Pietra dello scandalo, l’intervento della giovane renziana in Direzione più di una settimana fa, quando lei lo criticò per essersene uscito il giorno prima con l’intervista al Corriere, dove pronunciava il suo no al referendum costituzionale.
Invece di prendere la parola e spiegare le sue ragioni nell’organismo di partito.
Con l’aria di quello che si toglie un boccone che non va giù da giorni, Bersani mena fendenti, non solo perchè «quell’intervento in direzione non mi è piaciuto», ma anche con attacchi diretti, « a chi dice che io divido il Pd lo sbrano», dice rivolto alla Ascani. Alla quale ad un certo punto, parlando dell’atteggiamento dei giovani, rinfaccia pure «e poi a te ti ho trovato io».
«Invece mi ha trovato Enrico Letta», gli ribatte lei. «Anche Enrico l’ho trovato io». «No, l’ha trovato Nino Andreatta, non tu», è la fine del battibecco.
Andato avanti per qualche minuto, partendo appunto dalle parole spese dalla Ascani in Direzione al Nazareno, quando disse, «dall’ex segretario del mio partito, mi aspetto che quello che deve dire lo dica nella sede della Direzione, non fuori».
Sul punto Bersani le fa notare stizzito che è quello che faceva anche Renzi quando a suo tempo non interveniva mai in quella sede.
«E infatti ho criticato anche lui per questo», gli ribatte colpo su colpo la Ascani.
Facce perplesse di altri spettatori involontari e imbarazzate quelle dei compagni di partito dietro di loro, Nico Stumpo e Luciano Nobili, dirigenti del Pd.
E subito la voce del litigio si sparge tra i banchi dei deputati di varia fede seduti sugli scranni in aula a votare.
Un altro sintomo di come nel Pd volino gli stracci.

Carlo Bertini
(da “La Stampa”)

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INSULTI, MINACCE E PUGNI; SUI TRENI AUMENTANO I CONTROLLORI AGGREDITI

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

MOLTI PASSEGGERI SENZA BIGLIETTO RIFIUTANO DI PAGARE LA SOVRATASSA E ANCHE DI ESIBIRE I DOCUMENTI

Aggressioni verbali: insulti e minacce, agli interessati e alle loro famiglie. Aggressioni fisiche: sputi, spintonamenti, schiaffi, pugni.
Risultati: contusioni, tagli, assenze per infortunio disposte dai medici, stress. E paura. Quella che vivono quotidianamente i controllori a bordo dei treni regionali, sulla linea Torino-Milano e non solo, alle prese con situazioni difficilmente gestibili: anche dai più esperti.
LINEE CRITICHE
Che questo basti a spiegare la carenza di personale operativo e quindi la sistematica chiusura di tre carrozze sui treni regionali, sulle 10 previste dal contratto di servizio Regione-Trenitalia, è materia di discussione: i sindacati, infatti, non ci stanno.
Nessun dubbio, invece, sull’aumento delle aggressioni verbali e fisiche lungo una serie di linee: in particolare Torino-Milano, Chivasso-Pinerolo, Torino-Savona, Torino-Bardonecchia/Susa, Torino-Fossano-Cuneo.
FENOMENO IN AUMENTO
Fenomeno in crescita, stando ai dati forniti da Trenitalia: 9 aggressioni verbali nel 2015, 15 nel 2016; 17 aggressioni fisiche nel 2015, 22 nel 2016.
Quattro solo questo mese, alcune ancora da formalizzare con denuncia. Molti di più i casi in cui, a fronte di «semplici» insulti o minacce, la denuncia non viene presentata. Ricorrenti le dinamiche: passeggeri senza biglietto, da soli o in gruppo, che rifiutano di pagare la sovrattassa e di esibire i documenti, salvo esplodere quando il controllore chiede l’intervento degli agenti delle forze dell’ordine presenti sul treno o della Polfer alla prima stazione.
«Ma anche squilibrati – spiega Marco Acutis, docente di Agraria e dal 2002 pendolare sulla Torino-Milano, integrando la casistica fornita da Trenitalia – Talora scoppiano diverbi, seguiti dall’intervento della polizia, non è raro che si verifichino situazioni di potenziale pericolo da parte di singoli o assembramenti». Insomma: non si può dire che ci sia una situazione di assoluta tranquillità ».
Ne sa qualcosa il controllore colpito ad un occhio da un cellulare scagliato da una donna inferocita. Quello atteso fuori stazione dal passeggero «verbalizzato». O quelli che devono anche fronteggiare l’intervento di uno o più passeggeri solidali con chi non è in regola.
I DETERRENTI
Da qui il ricorso sempre più spinto alla videosorveglianza sui «Minuetto» e sui «Vivaldo»: sui 14 treni treni «Jjazz» del Piemonte è addirittura «live».
Deterrenti in aggiunta alle attività  delle forze dell’ordine e della Polfer. Un problema che i sindacati non negano ma scindono dal discorso delle carrozze chiuse.
«Le aggressioni sono diventate un fenomeno grave che incute paura, specialmente al personale più giovane – spiega Giuseppe Campanella, segretario regionale Orsa -. La situazione è critica non solo sui treni ma anche nei piazzali di Torino smistamento, all’altezza del Lingotto, dove si trova di tutto. Per questo, restando ai treni, chiediamo una sorveglianza più massiccia a bordo».
Qui sta il nodo, secondo l’Orsa: In Piemonte mancano una quarantina di capitreno. Questa, e non le aggressioni, è la ragione che impone la chiusura di alcune carrozze». Trenitalia precisa di avere predisposto un piano di assunzioni e di turn over del personale interno che prevede il rientro dei capitreno ad oggi mancanti: «Soluzioni provvisorie per garantire il maggior numero possibile di servizi con il personale al completo».

Alessandro Mondo
(da “La Stampa”)

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PORTO TORRES: LE AZIENDE RINASCONO DALLA CRISI, RICREATE DA EX LAVORATORI

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

TECNICI ESPERTI E OPERAI HANNO VISTO PIU’ LONTANO DI TANTI MANAGER

La popolazione aumentò del cinquanta per cento in pochi anni. Il grande petrolchimico era diventato il cuore pulsante di tutto il Nord Sardegna: fabbriche in funzione a pieno ritmo, migliaia e migliaia di assunzioni e un indotto sempre più largo.
Cinquant’anni dopo, la zona industriale di Porto Torres è un cimitero di ferro: industrie ferme, disoccupazione a livelli record, terreni contaminati, bonifiche mai concluse, progetti di riconversione annunciati e quasi subito bloccati.
Le proteste degli operai hanno alimentato le discussioni nei talk show, ma a parte l’eco mediatico anche l’Isola dei cassintegrati è finita nel solito dimenticatoio.
Tutti sono stati licenziati, i sindacati hanno quasi perso la voglia gridare e ancora si aspetta che parta il grande piano della chimica verde.
Nel frattempo qualcuno ha reagito. Mettendo insieme le poche forze di tanti.
I licenziati sono diventati imprenditori e dalle macerie della vecchia zona industriale parte ora l’attività  di due nuove aziende: una offre già  lavoro a cinquanta persone. «Questo è il bel risultato della sinergia di molti soggetti che hanno lavorato insieme — ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, arrivato in Sardegna per battezzare una delle due nuove aziende — Queste esperienze sono davvero un bell’esempio: è stata premiata la perseveranza. La volontà  è bastata a superare tutte le difficoltà  affrontate nel progetto giorno per giorno».
Due anni fa lo stabilimento della Isolex stava abbassando le serrande del capannone, nascosto tra le ciminiere dell’ex petrolchimico Eni. Stop all’attività , lavoratori tutti licenziati.
Ma gli operai non si sono arresi: hanno messo insieme i soldi della liquidazione e i pochi risparmi e così l’azienda è rinata. Addirittura rilanciata.
La produzione è sempre la stessa, ma l’alta qualità  sta facendo la differenza e così i materiali di isolamento termico prodotti a Porto Torres sono tra i più apprezzati sul mercato nazionale.
La scommessa l’hanno fatta (e vinta) 19 ex lavoratori, ai quali ora si aggiungono 4 dipendenti, 1 consulente e 24 agenti commerciali che girano l’Italia.
Il bilancio del 2015, primo anno di attività  totalmente autogestita, è stato chiuso senza debiti. Anzi, con un piccolo utile che dà  molta speranza.
«Non solo siamo riusciti a far ripartire un’azienda destinata alla chiusura, ma stiamo raggiungendo livelli di eccellenza — dice Tonino Tanda, uno degli animatori del progetto — Per giocare una sfida così importante abbiamo scelto di puntare in alto e i risultati si vedono».
La Turris Sleeve inaugura in questi giorni i suoi impianti ma il progetto è nato nel 2012: in dieci, tutti ex lavoratori del Petrolchimico, hanno pensato di avviare uno stabilimento per la produzione di etichette flessibili che servono per il confezionamento di bottiglie, farmaci, cosmetici e tantissimi altri prodotti.
Lastre bio ad altissima tecnologia, per di più particolarmente richieste dalle multinazionali. L’iter per realizzare l’impianto è stato lungo, ma la cooperativa è formata da persone tenaci e la sfida è andata avanti.
Il risultato giustifica l’orgoglio: ecco il primo stabilimento europeo che produce questo tipo di pellicola. Gli altri sono in Cina, Canada, Bielorussia e Giappone.
Tecnici esperti e operai hanno visto più lontano di molti manager: hanno chiesto all’Inps l’anticipo dei sussidi di mobilità , li hanno investiti e hanno formato la cooperativa che ora ambisce a far arrivare in mezzo mondo le produzioni sarde. «Questa esperienza ci dà  una doppia lezione — dice Marco Dettori, segretario organizzativo della Uiltec — La prima è che il nostro territorio ha ancora molte potenzialità  da sfruttare. La seconda è che non dobbiamo arrenderci, anche di fronte a scelte penalizzanti dei grandi gruppi industriali possiamo trovare la forza di reagire e rilanciare. L’industria nel Nord Sardegna non si deve considerare morta e sepolta».

Nicola Pinna
(da “La Stampa“)

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SCHIAPARELLI E’ CADUTO: “RETRORAZZI ATTIVI PER 3 SECONDI”

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

POI IL COMPUTER DI BORDO HA DECISO DI SPEGNERLI: “SPERANZA LIMITATA DI RISENTIRE IL LANDER”

Il lander Schiaparelli della missione ExoMars è caduto sul suolo di Marte.
I suoi retrorazzi hanno funzionato soltanto per tre secondi, dopodichè il computer di bordo li ha spenti. Lo ha detto Paolo Ferri, direttore delle operazioni di volo delle missioni dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).
“I dati che abbiamo – ha detto ancora Ferri – dicono che la sequenza di atterraggio ha funzionato fino al distacco dello schermo posteriore del paracadute. l’accensione dei retrorazzi ha funzionato solo per tre secondi, poi il computer di bordo ha deciso di spegnerli”. A quel punto Schiaparelli si è ritrovato con i razzi spenti e “supponiamo che il lander sia semplicemente caduto”.
Battiston, “Missione riuscita per i dati”.
“Per la quantità  e qualità  di dati che Stiamo ricevendo da Exomars è una missione riuscita. L’Europa ha un suo satellite nell’orbita di Marte”. Lo afferma il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston.
“Il Trace gas orbiter è perfettamente in orbita e operativo, e quindi in grado di monitorare e trasmetterci i dati sulla composizione dell’atmosfera marziana; il lander Schiaparelli, che era un test, a quanto sembra ha eseguito tutte le manovre previste fino a pochi secondi dal contatto con il suolo, come l’apertura del paracadute, lo sganciamento dello scudo termico e l’accensione dei razzi di frenata – prosegue Battiston. Ci mancano i dati sugli ultimi secondi sui quali i tecnici stanno lavorando. Complessivamente siamo incoraggiati a proseguire il lavoro per exomars 2020, uno degli argomenti fondamentali della ministeriale”.
La ricostruzione dell’Esa.
Ma per l’Esa e Thales alenia space, l’azienda che ha costruito le sonde, tuttavia, è tutto ancora da verificare. L’Ente spaziale europeo resta cauto sulla sorte del modulo che, dopo essersi sganciato dalla sonda euro-russa Exomars, sarebbe dovuto “ammartare” nella serata del 19 ottobre 2016. Il segnale con Schiaparelli è stato perso un minuto prima del contatto con il suolo.
È Stato confermato – fa sapere l’Esa – che i propulsori sono stati attivati brevemente, tuttavia sembra probabile che si siano spenti prima del previsto, ad un’altitudine che deve ancora essere determinata.
I dati sono stati parzialmente analizzati e confermano che le fasi di entrata e discesa si sono svolte come previsto, con alcuni eventi divergenti da quanto previsto dopo l’espulsione dello schermo termico posteriore e del paracadute. L’espulsione stessa sembra essere avvenuta prima del previsto, ma l’analisi non è ancora completa.
I dati essenziali che Schiaparelli ha inviato alla sonda madre Tgo durante la discesa sono stati scaricati e attualmente gli esperti li stanno analizzando.
Le prime indicazioni dai segnali catturati dal Giant metrewave radio telescope (Gmrt), uno schieramento sperimentale di telescopi situato a Pune, in India, e dall’orbita, da Mars express dell’Esa, suggeriscono che il modulo abbia completato con successo la maggior parte delle fasi previste nella sua discesa di 6 minuti attraverso l’atmosfera marziana.
Queste includevano, per esempio, la decelerazione attraverso l’atmosfera e l’apertura del paracadute e dello scudo termico.
Ma i segnali registrati dalla stazione di Pune e da Mars express si sono arrestati subito prima che il modulo toccasse la superficie come previsto. Discrepanze tra i due set di dati sono all’analisi degli esperi al Centro operazioni spaziali dell’Esa a Darmstadt, in Germania.
La telemetria dettagliata registrata dal trace gas orbiter era necessaria per meglio comprendere la situazione. Allo stesso tempo in cui Schiaparelli affrontava la discesa, il modulo orbitante effettuava una manovra cruciale di inserimento in orbita – ‘Mars orbit insertion’ – completata con successo.
“Per quanto la speranza sia sempre l’ultima a morire, c’è una speranza limitata di poter risentire il lander Schiaparelli”, dice da Parigi il portavoce dell’Esa, Franco Bonacina. Riguardo la possibilità  che il lander Schiaparelli possa essersi schiantato su Marte, Bonacina aggiunge: “Difficile dire al momento che sia stato uno ‘schianto’, gli scienziati della missione stanno studiando una mole enorme di dati e le analisi sono in corso”.
“Il team dello strumento Amelia” che si trova a bordo del lander Schiaparelli “crede che la maggioranza dei loro dati sia stata raccolta”, scrive in un tweet su Esa Operation Dan McCoy, project manager della missione ExoMars.
Amelia (Atmospheric Mars Entry and Landing Investigation and Analysis), è un importante strumento a bordo del lander che avrebbe dovuto testare le tecnologie di entrata nell’atmosfera, di discesa del lander e dell’atterraggio di Schiaparelli su Marte. Principal Investigator dello strumento Amelia è la scienziata Francesca Ferri dell’università  di Padova.
“Per la quantità  e qualità  di dati che stiamo ricevendo Exomars è una missione riuscita. L’Europa ha un suo satellite nell’orbita di Marte”, afferma il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston.
“Il Trace gas orbiter è perfettamente in orbita e operativo, e quindi in grado di monitorare e trasmetterci i dati sulla composizione dell’atmosfera marziana; il   lander Schiaparelli, che era un test, a quanto sembra ha eseguito tutte le manovre previste fino a pochi secondi dal contatto con il suolo, come l’apertura del paracadute, lo sganciamento dello scudo termico e l’accensione dei razzi di frenata – prosegue Battiston – Ci mancano i dati sugli ultimi secondi sui quali i tecnici stanno lavorando. Complessivamente siamo incoraggiati a proseguire il lavoro per Exomars 2020, uno degli argomenti fondamentali della ministeriale”.
Il lander “è entrato nell’atmosfera marziana. Il suo scudo termico ha funzionato propriamente. Ha aperto il paracadute all’altitudine corretta. Poi, i dati indicano un comportamento non esattamente come ci aspettavamo.
Ma tutto l’hardware del lander si è comportato correttamente”, aveva detto Andrea Accomazzo, capo delle operazioni planetarie dell’Esa, rispondendo alle domande sul ”debutto” del lander Schiaparelli, lanciato ieri su Marte. Sei minuti che hanno tenuto l’Europa con il fiato sospeso, operazioni seguite da una notte ”silenziosa”, che i tecnici di Darmstadt hanno monitorato analizzando i dati a disposizione.
“Dal punto di vista ingegneristico questi dati sono esattamente ciò che volevamo”, aveva aggiunto Accomazzo riferendosi a quanto trasmesso dalla sonda fino a 50 secondi prima dell’impatto sul suolo marziano.
Qualcosa di anomalo è accaduto, avevano detto gli scienziati, dopo il rilascio del paracadute supersonico e durante la discesa della sonda di cui si erano perse le tracce circa un minuto prima del touchdown.
Un giallo che l’Agenzia ora ha parzialmente risolto studiando i dati a disposizione: i 600 megabyte raccolti dalla sonda Tgo.
“Non è stato un problema di comunicazioni”, aveva chiarito l’Esa il giorno dopo, attraverso le parole di Paolo Ferri, responsabile delle operazioni di volo delle missioni dell’Agenzia Spaziale Europea, che ha spiegato come in nessuno degli ulteriori passaggi avvenuti nella notte la sonda Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa ha potuto intercettare alcun segnale del lander della missione ExoMars.
I dettagli sulla prima notte del lander sono stati illustrati durante la conferenza stampa Esa. “Non sappiamo se il lander è integro”, aveva spiegato Jan Worner, direttore generale dell’Agenzia spaziale europea, rispondendo alle numerose domande dei giornalisti presenti all’Esoc.
In ogni caso, aveva insistito il numero uno dell’Esa, la missione ExoMars 2016 è da considerarsi un successo anche perchè la sonda madre, Tgo (Trace Gas Orbiter) è entrata regolarmente nell’orbita marziana, funziona in maniera nominale e quindi continuerà  a raccogliere dati utili per preparare la missione del 2020 in cui è previsto l’atterraggio su Marte di un rover con una trivella, di fabbricazione italiana, che perforerà  il terreno marziano fino a 2 metri di profondità  alla ricerca di tracce di vita presente o passata.

(da “La Repubblica”)

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IL TAR DEL LAZIO RESPINGE IL RICORSO: “INAMMISSIBILE PER DIFETTO DI GIURISDIZIONE, IL QUESITO E’ NEUTRALE”

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

ERA SUL QUESITO “INGANNEVOLE” DEL REFERENDUM, PRESENTATO DA M5S E SIN. ITAL.

Il quesito referendario è neutrale e il ricorso in questione non rientra nelle competenze della giustizia amministrativa.
Con queste motivazioni il Tar del Lazio ha respinto il ricorso sul quesito del referendum costituzionale del 4 dicembre presentato da M5s e Sinistra italiana. Secondo il Tribunale amministrativo il ricorso “è inammissibile per difetto di giurisdizione”.
Il Tar in pratica ha ammesso la propria impossibilità  a decidere sulla materia che non rientra tra quelle demandata alla giustizia amministrativa.
Secondo i giudici amministrativi, “l’individuazione del quesito contestato è riconducibile alle ordinanze adottate dall’Ufficio Centrale per il Referendum istituito presso la Corte di Cassazione ed è stato successivamente recepito dal Presidente della Repubblica nel decreto impugnato”.
“Sia le ordinanze dell’Ufficio Centrale per il Referendum” che hanno predisposto il quesito referendario “sia il decreto presidenziale nella parte in cui recepisce il quesito – si legge nella sentenza – sono espressione di un ruolo di garanzia, nella prospettiva della tutela generale dell’ordinamento, e si caratterizzano per la loro assoluta neutralità , che li sottrae al sindacato giurisdizionale”.
La decisione è stata assunta dalla sezione 2bis del Tar. Il ricorso era stato presentato dalle opposizioni che avevano giudicato come   ingannevole il contenuto del quesito referendario.

(da agenzie)

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