Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
FUGA VERSO LA PENSIONE, CHI SE NE VA NON VIENE RIMPIAZZATO DALLE GIOVANI LEVE… ENTRO IL 2023 SARANNO 16.000 IN MENO
Addio caro, vecchio medico di famiglia.
Entro sette anni 20 milioni di italiani potrebbero rimanere senza il proprio dottore di fiducia. Perchè tra numeri troppo chiusi per i giovani che vogliono aprirsi uno studio di medicina generale e vecchi camici bianchi in fuga da una professione strangolata dalla burocrazia che non li soddisfa più, entro il 2023 verranno a mancare 16 mila medici di famiglia.
Calcolando che mediamente ognuno di loro segue oggi 1200 pazienti, vuol dire che un assistito su tre rimarrà senza medico.
Un fenomeno diffuso in tutta Italia, anche se i numeri sono più allarmanti a Nord.
In Piemonte, ad esempio, nei prossimi sette anni lasceranno lo studio 1173 medici di famiglia, in Lombardia 2776, in Veneto 1600, in Liguria 527.
Considerando la popolazione, non sono pochi. E il problema è per ogni quattro dottori che lasciano, ce n’è solo uno pronto a subentrare se le regioni continueranno, come fanno oggi, a elargire con il contagocce le borse di studio per accedere alla professione.
I numeri della bomba demografica medica, diffusi al congresso nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, sono quelli dell’Enpam, il solido ente previdenziale dei camici banchi, che col perdurare di questa fuga dalla professione qualche problema potrebbe cominciare ad averlo.
I dati parlano chiaro.
Da oggi al 2023 andranno in quiescenza 21.700 medici di famiglia, che se prima appendevano il camice al chiodo verso i 70 anni «ora si ritirano intorno ai 67.
O anche prima, se hanno raggiunto i 35 anni di contribuzione» spiega Vincenzo Pomo, coordinatore della Sisac, l’organismo che per la parte pubblica contratta i rinnovi delle convenzioni mediche. «Bisogna aumentare i posti nelle scuole post-laurea di medicina generale, altrimenti sul territorio rimarranno solo i pazienti», denuncia il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti.
I dati diffusi dalla Fimmg gli danno ragione: le Regioni che programmano l’accesso alla professione non vanno oltre i 900 borsisti l’anno, mentre le uscite marciano al ritmo più che triplo: oltre tremila camici bianchi ogni dodici mesi.
«E non è che poi i giovani vengano tanto incentivati a intraprendere la formazione in medicina generale, visto che – puntualizza il vicesegretario nazionale vicario della Fimmg, Silvestro Scotti – i giovani che scelgono la specialistica, come chirurgia od ortopedia, possono contare su una retribuzione mensile di 1700 euro. I borsisti che aspirano a diventare medici di famiglia a malapena raggiungono gli 800 euro».
Ma a parte la questione economica a spiegare il vuoto c’è anche e soprattutto il fatto che la formazione dei giovani specialisti la fa l’università , che per questo riceve lauti finanziamenti e che, nonostante il numero chiuso, ha tutto l’interesse a mantenere più cattedre possibili.
Quella dei futuri medici di famiglia è invece a carico delle Regioni. Che da un lato tirano i cordoni della borsa, dall’altro – insieme al governo centrale – pensano a un nuovo modello di assistenza per il futuro dove il primo punto di contatto per il cittadino sul territorio non sarà più il medico di base ma infermieri e tecnici della riabilitazione, con alle spalle èquipe mediche pronte a intervenire alla bisogna.
Un sistema che si pensa possa far limitare le prescrizioni e, quindi, produrre risparmi. «Qualcuno nella stanza dei bottoni – ipotizza Scotti – vuole un modello di cure territoriali senza medici di famiglia?».
I numeri sembrano dire che il sospetto è più che fondato.
Paolo Russo
(da “La Stampa”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
CONDANNATO PER MALVERSAZIONE A UNA PENA SUPERIORE A DUE ANNI E’ UNO SEI PARLAMENTARI A CUI E’ STATO REVOCATO IL VITALIZIO
Pronto, onorevole Luigi Sidoti, la Camera ha revocato il vitalizio a lei, Toni Negri, Previti e altri tre ex
deputati condannati
“Non avevano niente da fare”.
Se lo aspettava?
“No, belle notizie mi dà “.
Lei quanto prendeva?
“Duemila euro. Una miseria “.
Una miseria?
“Rispetto ad altre pensioni certo, comunque non voglio fare lo spocchioso”.
Ha anche una pensione Inps?
“Sì, di 600 euro. Ora come farò?”
Perchè è stato condannato per malversazione?
“Dovevo costruire un albergo, un appalto da quattro milioni per cui mi chiesero anche il pizzo, invece è finita con una condanna costruita. Non hanno voluto vedere le carte”.
È giusto togliere il vitalizio a chi ha una condanna sopra i due anni?
“Provo rabbia. Il pm aveva chiesto due anni, così mi sarei salvato. Ma i giudici poi mi hanno condannato a 2 anni e 6 mesi”.
Che farà ?
“Quello che è fatto è fatto, purtroppo. Sentirò l’avvocato. Faccio notare che il regolamento di Montecitorio è stato varato nel 2015, un anno dopo la mia condanna, quindi sconto anche la beffa dell’effetto retroattivo”.
Anche a Berlusconi avevano tolto il vitalizi
“Ma a quello gli fa un baffo, per me è la vita”.
Lei era missino?
“Orgogliosamente. Venticinque anni di consiglio comunale a Catania, sempre all’opposizione, poi entrai in Parlamento con An: due anni tra il ’94 e il ’96. Non avevo i requisiti per l’assegno mensile, ma ho pagato la differenza”.
Per quanti anni l’ha preso?
“Vent’anni”
E ora?
“Ho la sospensione della pena, la non menzione nel casellario, però sono senza vitalizio. Che presa in giro”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
“DI MARTEDI” GUADAGNA E ARRIVA AL 7%… LA7 QUARTA RETE NAZIONALE
Nella tradizionale giornata dello scontro tra talk politici, prosegue la corsa di Giovanni Floris che con il suo diMartedì ha ottenuto 1 milione 297 mila spettatori con il 7.02% di share su La7, lasciando ancora una volta al tappeto il rivale Semprini alla guida di Politics — Tutto è politica su Rai3, che si è fermato a 627 mila spettatori con il 2.52%
E’ la quarta settimana di fila di ascolti in calo sia in spettatori che in share per il programma voluto da Daria Bignardi al posto di Ballarò e con un conduttore nuovo arrivato da Sky Tg24 al posto di Massimo Giannini.
Per contro, ascolti sempre in crescita per Floris, in numeri assoluti nei quattro confronti a distanza, mentre in share c’è stata una leggera flessione nella seconda puntata sulla prima (5,93 rispetto a 6,05) ma risultando comunque ampiamente sopra il programma di Semprini.
Che è partito dal 5,48% dell’esordio ed è via via scivolato fino a dimezzare e oltre quel risultato iniziale.
La pessima prestazione del talk di Raitre aveva causato, la scorsa settimana anche la reazione del deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, che aveva chiesto conto del danno al servizio pubblico causato dalla scelta compiuta dalla dirigenza di Rai3.
Prime time.
L’informazione.
Nella sfida tra i tg prevale il Tg1 con 5 milioni 420 mila spettatori pari al 24.29% di share; segue il Tg5 con 3 milioni 779 mila (16.75%) e quindi il TgLa7 con 1 milione 370 mila (6.11%).
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
“NON FANNO CERTO EMERGERE IL LAVORO NERO”… “SONO UN GIRONE INFERNALE, MEGLIO ABOLIRLI”
I voucher da 10 euro destinati sulla carta a remunerare le prestazioni di lavoro occasionale non fanno
emergere il sommerso.
Ma servono piuttosto a inquadrare una forma di lavoro precario e a basso costo, costringendo chi viene pagato in questo modo in un vero “girone infernale” da cui è difficile uscire.
Lo scrive nero su bianco l’Inps nel suo recente Quaderno di ricerche sul lavoro accessorio. “Una delle (irrealistiche) aspettative del legislatore era che il voucher servisse per l’emersione dal nero”, si legge nello studio firmato da Bruno Anastasia, Saverio Bombelli e Stefania Maschio.
“Prove statistiche affidabili di un tale passaggio non sono state ottenute, nè lo possono essere se non in via del tutto indiziaria”.
E, ad ogni modo, si tratterebbe comunque di una “componente irrisoria”, come rivela l’analisi dell’ente previdenziale, che il presidente Inps Tito Boeri ha annunciato via Twitter presentandola come un compendio di “tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sui voucher e non avete mai osato chiedere“.
Ma non finisce qui.
Numeri alla mano, il sistema dei voucher mostra tutte le sue debolezze dando ragione al presidente Boeri, che lo ha definito “la nuova frontiera del precariato”.
Tanto per cominciare, il voucher non è affatto un grande “successo”: certo i numeri sono in crescita esponenziale, ma “i valori assoluti del fenomeno in esame rimangono modesti, rispetto alla dimensione complessiva della domanda di lavoro”.
Passando poi all’identikit di chi li riceve, per l’Inps non si tratta di persone che hanno già un impiego fisso e tentano di arrotondare, ma piuttosto di lavoratori precari che non riescono a sbarcare il lunario.
“Chi pensa che il lavoro accessorio sia rilevante come secondo lavoro di soggetti già ben presenti e inseriti nel mercato del lavoro, con un rapporto di impiego ben strutturato, non trova certo conforto nei numeri — spiega l’Inps -. Possiamo anzi sostenere tranquillamente che è fuori strada: ovviamente la fattispecie esiste — con riferimento sia a dipendenti pubblici che privati — ma è lungi dall’essere quella dominante o anche, semplicemente, maggioritaria”.
Ma, allora, da chi è composto esattamente il popolo dei voucher?
Su questo punto i ricercatori Inps non hanno dubbi: è il popolo degli eterni precari, che passano da un contratto all’altro senza grandi garanzie sul futuro.
“In definitiva il popolo dei voucher, al netto dei pensionati, nella stragrande maggioranza non è tanto un popolo “precipitato” nel girone infernale dei voucher dall’Olimpo dei contratti stabili e a tempo pieno (Olimpo a cui spesso non è mai salito) — prosegue il documento — ma un popolo che, quando è presente sul mercato del lavoro, si muove tra diversi contratti a termine o cerca di integrare i rapporti di lavoro a part time. Appunto: “Quando è presente”.
A conti fatti, per i ricercatori dell’Inps, l’introduzione dei voucher non ha portato grandi svolte nel mondo del lavoro.
Ha sostanzialmente solo sostituito altri contratti di lavoro parasubordinato già esistenti offrendo soluzioni più flessibili e meno costose per le aziende.
E soprattutto ha creato nuove sacche di precariato sfruttate dalle piccole aziende per abbattere il costo del lavoro con un sistema di pagamento che ha anche un basso costo burocratico-amministrativo. Con il “rischio continuo (…) — secondo l’Inps — di trasformare una domanda episodica di prestazioni accessorie (aggiuntive) in una domanda di lavoro continuativamente accessorio”.
Non a caso persino il governo si è recentemente visto costretto a correggere la mira sui voucher. Senza, tuttavia, recepire le istanze dei sindacati. Una storia già vista, secondo l’Inps, con i contratti di lavoro intermittente. Ma “se li abolissimo?” si chiedono provocatoriamente i ricercatori dell’ente previdenziale.
“Così come sono stati inventati, anche i voucher possono essere aboliti. Ma ciò che non può essere abolito è il problema sottostante: come si pagano le attività di breve durata?”.
In realtà , “le forze sociali che chiedono l’abolizione dei voucher ritengono che gli altri strumenti esistenti (lavoro a termine, lavoro somministrato) siano idonei e sufficienti a organizzare (e quindi pagare) anche le varie forme di lavoro accessorio. Il problema è che per andare in tale direzione occorre pagare dei prezzi“.
Su due fronti: “Possibile inabissamento in nero (ma non ci sembra questo il punto principale)” ma soprattutto “crescita delle attività burocratiche (di intermediazione e di gestione) e del costo complessivo del lavoro“.
Un grave rischio nell’ottica del governo, considerato che il ministero dello Sviluppo nella sua brochure per attirare gli investitori stranieri rivendica che in Italia “gli stipendi sono più bassi della media europea”.
Fiorina Capozzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
LA VERGOGNA DI GENOVA: 17 CONDOMINI VOGLIONO IMPEDIRE LA FORNITURA D’ACQUA A UN APPARTAMENTO CHE OSPITA 11 PROFUGHI TRA CUI TRE DONNE INCINTE E DIVERSI BAMBINI
Una mobilitazione nata sui social network per opporsi alla decisione dei condomini del civico 11 di via XX Settembre di impedire la fornitura dell’acqua potabile all’appartamento che ospita i migranti : è prevista per oggi pomeriggio alle 18 la manifestazione in solidarietà dei nuovi inquilini del palazzo, alimentata da un tam-tam su Facebook che sta coinvolgendo diverse realtà genovesi, ma soprattutto semplici cittadini.
Il rifiuto è alla sistemazione di un tubo, come richiesto dalla Prefettura, perchè per l’appartamento al civico 11 dove sono accolti i profughi, che era una ex biblioteca universitaria, l’acqua diretta non c’è: arriva solo quella a caduta, dalla cisterna, ed è insufficiente.
«Ieri sera una assemblea di condominio, a maggioranza, ha negato la fornitura dell’acqua potabile ad un alloggio che ospita 11 persone fuggite da guerre, catastrofi, fame. Fra questi undici vi sono tre donne incinte e alcuni bambini – si legge sulla pagina Facebook dell’evento – Noi non ci riconosciamo in questa scelta crudele e disumana.Vogliamo restare umani, vogliamo credere che l’accoglienza sia un diritto. Vogliamo che l’accesso all’acqua sia un diritto. Sappiamo che il “diverso” può fare paura, ma crediamo che il dialogo e il confronto tra diversi sconfiggano la paura e che alla guerra tra più deboli si risponda con la mano tesa tra eguali. Nessun disagio può generare una reazione inumana per questo motivo proviamo vergogna per questa decisione. Vi invitiamo a portare simbolicamente una bottiglia d’acqua per affermare la nostra solidarietà a tutte le persone che fra mille pericoli attraversano il mare in cerca di un futuro migliore e la nostra rabbia ed indignazione per una scelta disumana».
L’appuntamento, dal titolo “Restiamo Umani: Genova non nega l’acqua agli assetati”, è fissato per oggi pomeriggio dalle ore 18.00 alla fermata Amt di via XX Settembre davanti al Mercato Orientale.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
NELLO STAFF DELL’ASSESSORA LAVORA UNA EX MILITANTE DI ESTREMA DESTRA… SUA NIPOTE: FIGLIA DEL NAR BELSITO, ERA IN AMA CON LA MURARO
Come Pulcinella in mezzo ai suoni, l’assessora all’ambiente Paola Muraro continua a ripetere a ogni
legnata un autistico “vado avanti con il pieno appoggio della sindaca”, tenendosi alla larga da un proscenio di cui ormai sono nitidi i contorni e da un’indagine penale in cui risponde di reati ambientali e concorso in abuso di ufficio con l’ex Presidente di Ama Franco Panzironi e l’ex dg Giovanni Fiscon, l’uno e l’altro imputati nel processo Mafia Capitale.
Quelli che consentono di dire che la Muraro è la cruna dell’ago attraverso cui un sistema di relazioni e interessi nato, cresciuto e battezzato dalla destra post-fascista romana, ha rimesso le mani su Ama, la municipalizzata dei rifiuti.
È una storia che si può documentare con le intercettazioni telefoniche (storia della scorsa settimana) tra la Muraro, Fiscon e Panzironi. Dunque, con il legame ora sentimentale, ora di business (1 milione e 350 mila euro di consulenze) che legava la prima agli altri due.
Ma anche con quel reticolo familista proprio della città . Si tratta di una storia minore, forse, eppure esemplare, che lega la Muraro a una famiglia “nera”, i Di Pisa, che ha avuto una parte nelle vicende della destra romana.
E che documenta la microfisica e la vischiosità del Potere che si è saldato intorno alla giunta M5S.
Accade infatti che nello staff dell’assessora Muraro lavori oggi, quale dipendente comunale distaccata, Maria Paola Di Pisa, educatrice di asili nido, e già precedentemente “in distacco” (era il 2010) nello staff dell’allora sindaco Gianni Alemanno.
Maria Paola ha una sorella più giovane, Serena, come lei già attivista di destra, cresciuta nel quartiere “nero” Trieste, già militante di Terza Posizione, e con un ex compagno dal nome e la storia pesanti. Pasquale Belsito, un ex Nar oggi all’ergastolo dopo una lunga latitanza a Londra (nel febbraio scorso, ha tentato l’evasione dal carcere di Secondigliano).
Serena Di Pisa e Pasquale Belsito hanno due figli: un maschio, Giulio, e una figlia, Elena, entrambi non riconosciuti dal padre. E anche per questo “adottati” da quella famiglia di ex camerati che, negli anni 2000, dopo aver indossato la grisaglia della classe dirigente, comandano a Roma.
Mentre Serena Di Pisa lavora nella segreteria di Andrea Augello, senatore Ncd e all’epoca coordinatore delle campagne di Alemanno, la figlia Elena, ingegnere ambientale, viene assunta in Ama dalla coppia Panzironi-Fiscon in quella che sarà battezzata come la più macroscopica delle Parentopoli dell’era Alemanno.
E, coincidenza, viene messa a lavorare agli impianti TMB di Rocca Cencia e Salario con Paola Muraro, allora consulente ricchissima e potentissima dell’Azienda, la “favorita” di Fiscon, il ventriloquo di Panzironi.
Dura finchè dura la destra al potere, perchè con l’arrivo di Daniele Fortini e Filippi in Ama, 41 degli assunti della Parentopoli vengono licenziati. E tra loro c’è Elena Di Pisa.
La Muraro propone allora all’Azienda di riassumerla con un contratto di collaborazione, ma Fortini si oppone. E ne avrà a pentirsi. Perchè sia lui che l’allora direttore generale Alessandro Filippi diventano il bersaglio politico del senatore Andrea Augello e di un altro pezzo da novanta della vecchia destra romana, il deputato Vincenzo Piso (nel frattempo anche lui transfuga dal Popolo della Libertà al gruppo Misto).
Raggiunto telefonicamente, il senatore Augello spiega di “non aver avuto alcun ruolo nei rapporti tra Elena Di Pisa e l’assessore Muraro, conosciuta per la prima volta in occasione della sua audizione in Parlamento”.
È un fatto che nessuno sia in grado di spiegare per quale motivo sia stata tirata a bordo della nuova giunta una donna, la Muraro, che dichiarava pubblicamente di aver votato a sinistra, ma i cui legami e incroci con la destra romana appaiono sempre di più saldi come la gomena di una nave.
Come anche la vicenda della famiglia Di Pisa dimostra.
Del resto, nel festival delle ricorrenze “nere”, come svelato quando ancora la campagna elettorale non aveva incoronato la Raggi sindaca, balla anche il nome di un’altra donna, Gloria Rojo.
Anche lei in Ama con Parentopoli. Anche lei per questo licenziata. Era amministratore delegato della società di recupero crediti che finanziava la fondazione di Alemanno, la “Hgr” fondata da Panzironi, di cui era Presidente, per conto dello studio Sammarco, la giovane “praticante di studio” Virginia Raggi.
Come la Muraro oggi, anche la sindaca, allora, liquidò la faccenda come un irrilevante dettaglio, senza spiegare mai, tuttavia, perchè avesse eliso dal suo curriculum quell’esperienza in “Hgr” che la legava, insieme, allo studio Sammarco e all’imputato di Mafia Capitale Franco Panzironi.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
AMMETTE DI ESSERE UN RIPIEGO DOPO DIMISSIONI E RIFIUTI… E SUL CURRICULUM TAROCCATO SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI: “NON SONO ISCRITTO ALL’ORDINE, MA SONO COMMERCIALISTA, NON SONO PROFESSORE UNIV. MA DOCENTE”
L’uomo più ricercato di Roma è sempre stato lì dove tutti potevano vederlo.
Andrea Mazzillo, nuovo assessore al Bilancio, da mesi tra i più vicini a Virginia Raggi, eppure invisibile agli occhi della stessa sindaca, intenta a inseguire altri candidati.
Poi, improvvisamente, la provvidenza gli getta un riflettore addosso e lo chiama a salvare i conti capitolini. E così, allo stesso modo, mentre i suoi colleghi assessori entrano in sordina in Comune da entrate secondarie per sfuggire ai giornalisti, lui pranza in terrazza tra turisti e dipendenti comunali, nessuno lo nota.
Si è già messo al lavoro sul bilancio di Roma?
«Oggi (ieri, ndr) è il mio compleanno».
Le pesano le accuse di essere stato scelto come ripiego?
«Abbiamo deciso insieme alla sindaca che sarebbe stato meglio cercare qualcuno all’interno del Campidoglio. Non è stata una scelta di ripiego».
Quindi era stato preso in considerazione già da tempo come possibile assessore?
«No, dopo un mese di ricerca abbiamo preso questa decisione. Ci siamo resi conto che scegliere una persona esterna era diventata una questione troppo delicata».
Così, è arrivata una nomina interna. Ma un dogma cinque stelle non era il doversi basare sui curricula e non sulle esperienze politiche?
«Mi dica lei se trova qualcuno che vorrebbe fare l’assessore al Bilancio di Roma». Qualcuno c’era…
«Ma l’attenzione mediatica era troppa. Una cosa impressionante».
Alla fine sulla graticola c’è finito lei. Nel curriculum si è davvero inventato i titoli di professore universitario e di commercialista, come è stato scritto in questi giorni?
«Mettiamo le cose in chiaro: sono commercialista e sono docente universitario. Non sono iscritto all’ordine dei commercialisti perchè sono un dipendente di Equitalia (non c’entra nulla in verità … n.d.r.). E poi non ho mai detto di essere professore, ma docente. Come lo chiama lei qualcuno che tiene lezioni all’Università ?».
Anche il suo passato di attivista del Pd ha provocato qualche scontento in Campidoglio. Si dice che il capogruppo grillino Paolo Ferrara sia andato su tutte le furie…
«È tutto a posto. Ho sentito Paolo e mi ha dato la sua disponibilità a lavorare insieme».
A proposito di lavoro, il nuovo assessore alle Partecipate Massimo Colomban, con il quale dovrà collaborare, in passato sosteneva la necessità di azzerare ogni partecipazione esterna da parte dei comuni. È una linea politica adottabile a Roma?
«Se si tratta di razionalizzare Atac e Ama, noi abbiamo sempre detto di sì. Certo, prendere in considerazione la privatizzazione non sarebbe possibile. La linea politica deve essere quella scritta nel programma del Movimento e la soluzione dell’azzeramento delle partecipate non è prevista».
Per colpa delle partecipate, secondo il Pd, Roma avrebbe un buco nel bilancio di un miliardo di euro. Un bel problema, no?
«In questo momento non ne posso parlare. Giovedì in aula risponderemo all’interrogazione del Pd riguardante le venti pagine di relazione presentate alla sindaca Virginia Raggi dal ragioniere generale Stefano Fermante. Io le ho già lette e sostanzialmente mi sembra la stessa relazione presentata a maggio al commissario Tronca. C’è poco di nuovo».
Proprio le dimissioni minacciate la scorsa settimana dal ragioniere generale Fermante hanno creato altro caos nella giunta…
«Con Fermante ho già iniziato a confrontarmi. Mi è sembrato di capire che voglia restare. L’importante è andare avanti sicuri di voler portare a compimento il proprio lavoro. E finora la ragioneria ha lavorato bene. Nessun problema».
Fermante ha denunciato di essere stato lasciato solo in una situazione di confusione e con i conti sempre più in rosso. Sicuro che non ci sia nessun problema?
«Fermante ha evidenziato la mancanza di indirizzo politico e, quindi, di un assessore al Bilancio. Adesso l’assessore c’è».
Nonostante il lavoro della ragioneria, pensa che potrebbero esserci dei ritardi per l’approvazione dei bilanci?
«Quello di assestamento verrà chiuso per tempo. Ne sono certo. Mentre per quanto riguarda quello di previsione, vedremo. Una eventuale proroga sarebbe comunque prevista dalla legge. Nulla di preoccupante».
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL PD INVESTE TRE MILIONI DI EURO PER LA CAMPAGNA REFERENDARIA
Jim Messina, il guru della comunicazione già consulente di Barack Obama assoldato dal Pd per la
campagna referendaria, per il suo incarico riceverà dal partito 400 mila euro.
A tanto ammonta, secondo La Stampa, la sua parcella, nell’ambito di un budget complessivo per l’intera campagna a favore del sì, che dovrebbe ammontare complessivamente a 2,8 milioni di euro.
L’importo per la super consulenza – scrive il quotidiano è “appena centomila euro in meno di quanto, mezzo milione di euro, il Pd ha incassato con la raccolta delle 500 mila firme per il referendum
La cifra sta circolando tra i parlamentari democratici venuti a conoscenza che quei soldi saranno scuciti dai gruppi di Camera e Senato assieme agli ulteriori 700 mila euro destinati alla campagna pubblicitaria.
Quella, per intenderci, che sta tappezzando le grandi città , autobus compresi.
Lo slogan non è andato giù a molti altri democratici, curiosi di sapere di più anche su quanto spenderà in tutto il Pd, alla fine.
Sì, perchè ai soldi dei gruppi ci sono da aggiungere quelli del partito, che si aggirano attorno a 1,7 milioni di euro. Il gruzzolo finale dovrebbe fermarsi così poco sotto i 3 milioni di euro.
«Abbiamo 14 milioni di euro a bilancio – spiega Daniele Marantelli, tesoriere del gruppo Pd alla Camera, non del partito – La campagna del referendum è perfettamente coincidente con le tipiche attività del gruppo».
E confermando il compenso di Messina aggiunge: «C’è da dire che lo abbiamo pagato anche per la campagna No Imu lanciata prima delle elezioni amministrative»
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
AFFONDATO IL DIRETTORIO: “DA SOLI NON CE L’HANNO FATTA, PER QUESTO SONO TORNATO”
Da un lato la soddisfazione per la “compattezza ritrovata”, ma dall’altro l’ansia per il ‘caso Muraro’ che agita Roma. Beppe Grillo trova la sintesi perfetta: “Good Movement and bad moments”. Ovvero, “bel MoVimento, cattivi momenti”.
Con queste parole il leader 5 Stelle lascia Montecitorio dove ha incontrato i deputati pentastellati.
Ed è a loro che ha consegnato la garanzia che chiedevano da tempo: “Sono tornato. Il Direttorio – avrebbe detto – da solo non ce l’ha fatta”.
Certificato il fallimento dei ‘magnifici 5’, il leader si dice euforico e presente più che mai. Non trova tuttavia la stessa euforia se pensa alla Capitale.
Una settimana. Massimo dieci giorni.
È questa la dead line sulla quale si ragiona: l’assessore Paola Muraro ha politicamente i giorni contati. E in via confidenziale nessuno ne fa mistero, nè in Campidoglio nè soprattutto alla Camera, dove Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno trascorso l’intera giornata incontrando i deputati M5S.
La sindaca di Roma Virginia Raggi ufficialmente tiene il punto sulla linea garantista nell’attesa che arrivi, se davvero arriverà , un avviso di garanzia, al momento non ancora recapitato.
Intanto però si aggrava la posizione giudiziaria dell’assessore, indagata per abuso d’ufficio nell’ambito di una vicenda che coinvolge gli ex vertici di Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti. Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale, sarebbe accusato di aver affidato insieme a Giovanni Fiscon delle consulenze annuali sospette all’allora specialista Muraro, per un totale di circa 500mila euro.
Quindi Grillo vorrebbe chiudere questo “stillicidio”, così viene definito da alcuni parlamentari romani, il prima possibile: il timore del leader, tornato capo politico, è che il Movimento possa subire un grave danno d’immagine se la vicenda giudiziaria dovesse precipitare.
Alla fine, per ragioni di opportunità politica e per evitare di catalizzare tutta l’attenzione sul ‘caso Muraro’, Grillo e il sindaco hanno deciso di non incontrarsi.
Sul leader, secondo quanto viene raccontato di chi lo ha incontrato, incombe questa spada di Damocle.
Da una parte vorrebbe scaricare l’assessore capitolino dall’altra però c’è il sindaco che frena: “Non è ancora arrivato l’avviso di garanzia, aspettiamo”, va dicendo Raggi nonostante a Palazzo Senatorio sia iniziata sottotraccia una moral suasion nei confronti dell’assessore con l’invito al passo indietro.
Tuttavia Muraro garantisce: “Raggi mi ha chiesto un passo indietro? No, ho il suo pieno sostegno”.
Lo stesso sostegno però non si può dire che arrivi dai parlamentari, sempre più insofferenti: “È il metodo di selezione che è sbagliato. Se si sbaglia il metodo, presto viene a galla. E a Roma è iniziato tutto male”, osserva una parlamentare che ha parlato a lungo con Grillo.
Comunicazioni senza intermediari.
“Basta con i filtri”, chiedono alcuni deputati. Grillo rassicura loro, pur sottolineando che l’ufficio comunicazione non si tocca perchè “ha ottenuto buoni risultati”.
Il taglio della torta, in occasione dei sette anni del Movimento, rappresenta la necessità di rinsaldare il valore della “comunità 5 Stelle”.
Ma l’occasione la festa non inganni. Le turbolenze del comune di Roma lasciano il segno e riverberano pure sui gruppi parlamentari.
Grillo e Casaleggio jr ascoltano e prendono appunti, incontrano i deputati a gruppi, in parte suddivisi per aree tematiche. Già , perchè la road map si innesta dopo la festa di Palermo e il rientro a pieno titolo con tutti i poteri dell’ex comico, con un menù composto di programmi a medio termine e gli impegni più vicini. In altre parole la dura opposizione al governo sulla legge di bilancio e la campagna per il no al referendum.
Oltre i programmi c’è da rimettere in sesto una macchina che nelle ultime settimane ha sbandato e dunque è lo stesso Grillo ad annunciare che “da oggi basta filtri, si torna al canale diretto tra me e voi”.
Frase che serve a rassicurare tutti quei deputati che lamentano di essere spesso messi all’angolo. Parole che confermano il sostanziale “fallimento”: “Da soli non ce la fanno, troppe difficoltà , alcune cose sono state difficili da gestire. Per questo sono tornato, ho ripreso in mano la situazione, è stato necessario”.
Salvo solo Luigi Di Maio, che non a caso ha cenato con Grillo e Casaleggio, e al quale il Movimento non può rinunciare.
“Siamo teste pensanti: prima parlavamo direttamente con Casaleggio e ora vogliamo continuare con Grillo”, gli umori captati tra i presenti più insofferenti.
Una rivendicazione che ha il sapore dell’ennesima rivolta contro Rocco Casalino, potente capo della comunicazione del Senato che in troppe occasioni avrebbe assunto anche un ruolo di controllo politico e non solo della gestione dei media.
La fronda contro di lui e la sua omologa alla Camera è nota da tempo e nel caso di Ilaria Loquenzi raggiunse il culmine quindici mesi fa quando dopo la sfiducia del gruppo a Montecitorio fu salvata da Gian Roberto Casaleggio in persona.
Anche questa volta Grillo ha difeso lo staff della comunicazione confermandone il ruolo ma disegnando uno schema più orizzontale e meno verticistico. “Non più i soliti, tutti andranno in tv” aveva promesso a Palermo.
E questa è forse l’unica vera svolta della trasferta romana.
(da “Huffingtopost”)
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