Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
PER MOLTO MENO SONO STATI ESPULSI VALIDI ATTIVISTI DEL M5S… PERCHE’ LUI VIENE PROTETTO DAI VERTICI?
È stato costretto a dimettersi da caposegreteria della sindaca Virginia Raggi a causa dei suoi rapporti con Raffaele Marra.
È stato chiamato a testimoniare come teste a discarico da Salvatore Buzzi nel processo di Mafia Capitale; lì il pubblico ministero Luca Tescaroli gli ha chiesto: «Mi può dire quante volte ha incontrato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno?». Lui ha risposto di averlo incontrato soltanto una volta, ma « Le verifiche dimostrano che ha mentito. Ci sono diversi incontri», ricorda oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.
Ha sostenuto che la nomina della Giunta Raggi fosse frutto di un errore perchè «era agosto, faceva caldo…», procurando disdoro a tutto il MoVimento 5 Stelle oltre che alla sindaca, ammantandola di ridicolo.
Ieri, la storia della polizza. A questo punto la domanda sorge spontanea: perchè Salvatore Romeo è ancora iscritto al MoVimento 5 Stelle?
Perchè Francesco Battistini a Genova viene messo sotto procedimento disciplinare con l’accusa di aver salutato con affetto tre fuoriusciti e Romeo è ancora lì?
Il fatto di non essere un eletto del M5S non è parso rilevare in tanti casi tra i grillini: sono stati espulsi decine di attivisti siciliani che erano entrati in contrasto con i vertici dell’isola; sono stati espulsi attivisti che seguivano il M5S da dieci anni e avevano rapporti con Grillo e Casaleggio come Ernesto Leone, animatore del gruppo 878. Sono stati espulsi gli attivisti di Napoli Libera.
Sono stati espulsi alla vigilia delle comunarie romane tanti attivisti della Capitale. Tanti si sono ritrovati con l’accesso al portale disabilitato senza troppe spiegazioni. Salvatore Romeo è ancora un iscritto al M5S.
Alle sei di pomeriggio dell’altro oero Romeo cadeva dalle nuvole: «Quali polizze vita?», rispondeva, tentando di prendere tempo.
Da quel momento il suo telefonino squillerà a vuoto per tutto il resto della lunghissima giornata. D’altronde, ripeteva prima di interrompere le comunicazioni, «nel M5S c’è un codice etico: non parlare coi giornalisti».
Già , perchè lui si sente parte integrante del Movimento al quale si avvicina già nel 2013. Un’appartenenza che gli veniva riconosciuta anche dalla Raggi che, proprio come con Marra, lo ha sempre difeso davanti alle critiche che gli arrivavano da altri pentastellati.
Il giorno che è uscita la notizia della sua convocazione come testimone nel processo Mafia Capitale ha detto di non aver ricevuto nulla, come per tentare di smentire la notizia. Non ha mai spiegato pubblicamente dettagli e contorni del suo rapporto con Marra. Poi c’è la storia di Alemanno.
Perchè Salvatore Romeo è ancora iscritto al M5S?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
SCHIO, 7 LUGLIO 1945, L’ECCIDIO IN CUI MORIRONO 54 PERSONE…. “IL NOSTRO GESTO SIA D’ESEMPIO AI GIOVANI”
La pace è paziente, e per affermarsi può aspettare anche 72 anni. 
Ne è la prova l’atto di riconciliazione che firmeranno stamattina, davanti al vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol, il partigiano e la figlia del podestà .
A porre i loro autografi in calce a una dichiarazione di pace saranno l’operaio in pensione Valentino Bortoloso, nome di battaglia “Teppa”, classe ’23, e Anna Vescovi, psicoterapeuta, vent’anni più giovane.
Di comune accordo hanno voluto che sia la Chiesa, intesa come ente morale, a sancire la riconciliazione.
“Teppa”, 94 anni, era fra chi comandava i partigiani che, nella notte fra il 6 e il 7 luglio 1945, due mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, fecero irruzione nel carcere di Schio, nell’Alto Vicentino, per compiere l’eccidio in cui morirono 54 persone, uomini e donne tra i 18 e i 74 anni: fascisti, ma anche detenuti comuni.
Arrestato e processato, con altri 4, per questa strage in tempo di pace, fu condannato a morte, pena poi commutata in ergastolo, ed estinta dopo dieci anni di detenzione.
Anna è figlia di una delle vittime, Giulio Vescovi, allora 35enne podestà di Schio, dopo esser stato pluridecorato capitano della divisione corazzata Ariete.
Hanno scritto, e firmeranno oggi, un messaggio di poche righe, in cui Teppa si presenta come uno degli esecutori materiali di un eccidio «che oggi possiamo considerare inutile e doloroso», mentre spetta ad Anna rivelare che «è il momento di pacificare le tragiche contraddizioni della stessa Storia di 70 anni orsono».
Alla vigilia di questo passo storico, eccoli insieme a casa di Valentino.
Sul tavolo le lettere che hanno iniziato a scambiarsi la scorsa estate. Frutto di un percorso sofferto, sono le tappe di una pace fortemente voluta da entrambi, per porre fine alla guerra iniziata a Schio il giorno dopo il massacro e protrattasi per settant’anni di veleni, ingiurie, illazioni.
Da una parte, chi difende le ragioni dei partigiani. Dall’altra, i parenti delle vittime dell’eccidio e i loro sostenitori.
A poco è servito, finora, il “Patto di Concordia” firmato in Comune nel 2005.
Discordia regnava ancora l’estate scorsa, quando giunse notizia della Medaglia della Liberazione assegnata a Teppa dal ministero della Difesa per i meriti acquisiti durante la Resistenza.
Un riconoscimento caldeggiato dall’Anpi, contestato dal sindaco di centrodestra di Schio, Valter Orsi, e infine revocato dal ministero.
Con un nuovo, fatale innesco di reciproche accuse.
«A quel punto – spiega Anna, che bambina fece in tempo a vedere papà ferito a morte – ho sentito risuonare in me le parole del Salmo: misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Allora ho detto basta, e ho scritto a Teppa».
«Quando ho aperto la busta e ho letto quel “Caro Valentino” – ricorda Teppa – ho sentito sparire il macigno che avevo portato nel cuore per tanto tempo. E ho subito voluto risponderle».
Scrive Anna: «Lei ed io siamo gli ultimi testimoni di quel mare di dolore che si è riversato su di noi nel luglio ’45, e che in altri tempi e luoghi continua a riversarsi. È mia convinzione che il Destino ci abbia legati, io e lei, ineluttabilmente, affinchè cogliamo la possibilità di trasmettere un autentico messaggio di conciliazione ».
Risponde Valentino: «La ringrazio, date le circostanze dolorose che gravano in modo diverso sulle nostre spalle, di avere avuto la forza e il coraggio di rivolgersi a chi, pizzicati entrambi negli ingranaggi mostruosi della guerra, Le ha tolto il padre».
Teppa aggiunge qualcosa a voce: «Vescovi, quella notte, fu l’unico a tentare una mediazione. Ma in quel momento della Storia noi e lui non potevamo comunicare. Erano successe troppe cose, è difficile immaginare quanta rabbia ci spinse in quel carcere…».
«E non c’erano mandanti, c’eravamo solo noi», precisa, smentendo le voci di una vendetta pilotata in quel dopoguerra da resa dei conti.
La rabbia riaffiora dal racconto della “sua” guerra: «Prima la ritirata di Russia, dov’ero andato carabiniere: 800 chilometri nella neve, inciampando sui corpi dei compagni. Poi il ritorno a casa per fare la guerra in montagna. Altro sangue, altri amici morti. Questo ero io, nel luglio ’45».
Nel 2017, è un vecchio comunista che confessa di avere smarrito la fede cristiana dell’infanzia, quando era il primogenito di 11 figli di una famiglia operaia.
Ma s’illumina quando Anna gli assicura che «non so come, ma in questa storia c’è un Altrove che ci guida entrambi».
Mentre i due chiacchierano di ricette a base di verza, come amici di lunga data, risuonano le parole di Danilo Andriollo, presidente dell’Anpi Vicenza, su questa riconciliazione: «Anna e Valentino sono Speranza in carne e ossa grazie a cui, arrivando da un passato così crudele, indicano a tutti un futuro di pace».
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE LOMBARDO E’ ACCUSATO DI AVER FAVORITO DUE COLLABORATRICI A CUI SAREBBE STATO LEGATO DA “RELAZIONE AFFETTIVA”
«Io non ho mai dato l’autorizzazione definitiva alla trasferta» di Maria Grazia Paturzo a Tokyo nel 2014 «perchè il suo viaggio costava troppo e non era in linea con la sua missione» di temporary manager di Expo per gli «eventi del World Expo Tour e quello non lo era».
Lo ha spiegato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ex commissario unico di Expo 2015 spa, testimoniando nel processo milanese a carico di Roberto Maroni per presunte pressioni per far ottenere un contratto e un viaggio a due ex collaboratrici.
Il sindaco, è stato sentito come testimone, citato dall’accusa.
Il governatore lombardo è accusato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita in relazione alla presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo nell’ambito del `World Expo Tour’ a due sue ex collaboratrici.
Il nome di Sala, all’epoca dei fatti commissario di Expo, compare più volte nelle carte, soprattutto in relazione al viaggio dell’allora collaboratrice di Maroni, Maria Grazia Paturzo (non indagata) alla quale, è la tesi del pm Eugenio Fusco, sarebbe stato legato da una «relazione affettiva».
Alla fine la donna, nonostante le perplessità di alcuni manager della società , venne inserita nella lista dei partenti per decisione di Christian Malangone, uno dei più stretti collaboratori di Sala, che ha già patteggiato per questa vicenda.
«Il capo è allineato», scrisse Malangone, riferendosi a Sala, in una conversazione intercettata. Maroni è imputato assieme ad Andrea Gibelli, segretario generale del Pirellone e presidente di Ferrovie Nord Milano, Mara Carluccio, ex sua collaboratrice al Viminale e il capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello.
Sala ha spiegato di aver «subito deciso che non era il caso» che Paturzo (ex collaboratrice al Viminale del Governatore) partecipasse al viaggio a Tokyo del 30 maggio-2 giugno 2014 perchè quello, come altri, era un evento «organizzato dalla Farnesina per promuovere Expo per la festa del 2 giugno».
E non rientrava, dunque, ha chiarito Sala, «nella missione» di Paturzo, temporary manager di Expo per il «progetto del World Expo Tour, un’iniziativa della Regione Lombardia».
«La mia intenzione – ha chiarito Sala – era di far sì che Paturzo non andasse a Tokyo, perchè il suo viaggio costava troppo, settemila euro era la cifra che mi aveva detto Malangone (ex dg di Expo, già condannato a 4 mesi per induzione indebita in abbreviato, ndr) e non era in linea con la sua missione».
Ed ha chiarito di aver scelto per quella situazione la «via di disincentivare la Regione» affinchè Paturzo non partecipasse alla missione a Tokyo, perchè in quello, come in altri casi, «il mio ruolo era anche quello di ricondurre al buon senso per far capire che non era il caso, tiravo la palla in avanti, in pratica».
Poi ha chiarito ancora: «Non ho mai detto un `no’ netto a Malangone, ma gli ho detto di far presente che la cifra per il viaggio di Paturzo mi sembrava troppo alta e di segnalare anche che quell’evento non c’entrava con il World Expo Tour».
Al pm Eugenio Fusco che gli ha chiesto, poi, cosa significasse la email che all’epoca Malangone scrisse a Roberto Arditti, allora capo della comunicazione di Expo, dove il primo diceva, a proposito della trasferta di Paturzo, `ok capo allineato’, Sala ha risposto: «Io credo significasse `capo informato della situazione’, altrimenti avrebbe scritto `capo d’accordo’».
Secondo la Procura, Maroni avrebbe voluto che Paturzo fosse inserita nella delegazione della Regione per il viaggio a Tokyo e che fosse spesata da Expo, perchè il Pirellone non poteva coprire i costi.
Da qui, sempre secondo l’accusa, le presunte «pressioni» di Maroni su Malangone, attraverso il capo della sua segreteria Giacomo Ciriello (anche lui imputato), e l’accusa di induzione indebita. Maroni, poi, non andò a Tokyo (dove la delegazione fu guidata da Mario Mantovani) ma a Berna, sempre per promuovere l’Expo per la festa della Repubblica.
(da “il Corriere della Sera”)
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