Destra di Popolo.net

CATENA UMANA DELLE DONNE MUSULMANE SUL PONTE DI WESTMINSTER IN SEGNO DI SOLIDARIETA’ VERSO LE VITTIME DELL’ATTENTATO

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

“UN ATTACCO CONTRO LONDRA E’ UN ATTACCO CONTRO TUTTI NOI”

Sono rimaste in piedi per 5 minuti, con le mani strette le une nelle altre, creando una catena umana.
Alle loro spalle il Big Ben segnava le quattro del pomeriggio, i loro piedi poggiavano sul ponte di Westminster, teatro pochi giorni prima di un attentato terroristico compiuto in nome del loro Dio.
Così a Londra le donne musulmane hanno voluto manifestare la loro solidarietà  alle vittime di Khalid Masood, il terrorista che mercoledì 22 marzo ha ucciso tre persone, falciandole con la sua auto e ha accoltellato un agente di polizia, prima di venire ucciso a sua volta dagli agenti.
L’attentato ha generato nuova paura e nuova xenofobia, ma i numerosi musulmani stabilizzati a Londra ripudiano quanto accaduto e le donne hanno deciso di dimostrarlo stando in piedi su quel ponte, con indosso qualcosa di blu, simbolo di speranza, lanciando una sorta di sfida al terrorismo.
“Un attacco contro Londra è un attacco contro tutti noi. L’Islam condanna totalmente la violenza, quanto accaduto ci ripugna”, dichiara ai microfoni Sarah Waseem, 57 anni.
“La sensazione di ciò che è accaduto qui mercoledì è molto forte. Abbiamo pensato alle persone comuni che sono state falciate, è stato molto coinvolgente”, aggiunge Afriha Khan, dottoressa quarantenne di Surbiton,
Ci sono bambine, ragazze e donne adulte. Non tutte indossano il velo e non tutte sono musulmane: da solidarietà  nasce solidarietà  e molte londinesi decidono di stringere le loro mani e unirsi alla catena, per dimostrare di non incolparle per quanto accaduto, che il terrorismo non si infiltrerà  nelle loro menti.
“Come musulmana credo sia importante essere qui per i principi che stanno a cuore a tutte noi, di pluralità  e diversità ”, dice una 34enne madre di due figli,“Questa è la mia città . È un piccolo gesto, ma la vita è fatta di piccoli gesti”.

(da “Huffingtonpost“)

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NAVALNY: “VERRA’ IL GIORNO IN CUI SAREMO NOI A GIUDICARLI, MA LO FAREMO IN MANIERA ONESTA”

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

CONDANNATO A 15 GIORNI DI CARCERE IL LEADER DELL’OPPOSIZIONE IN RUSSIA DOPO LE PROTESTE DI TUTTO IL MONDO LIBERO (QUINDI SERVI PADAGNI ESCLUSI)

“Verrà  il giorno in cui saremo noi a giudicarli, ma quel giorno lo faremo in maniera onesta”.
Alexey Navalny, l’oppositore di Putin arrestato dopo le manifestazioni a Mosca contro la corruzione, scrive su Twitter dall’aula del tribunale regionale di Tverskoi, poco prima della condanna a 15 giorni di arresto amministrativo per non aver obbedito agli ordini della polizia dopo essere stato fermato.
Aspirante candidato alle presidenziali russe del 2018, in mattinata è stato condannato anche al pagamento di un’ammenda di 20mila rubli (330 euro).
Ma dopo i cortei di ieri, da Mosca alle regioni più remote, in Siberia, negli Urali e in Estremo Oriente, al Washington Post ha spiegato che “la nostra richiesta di permettermi di candidarmi ha acquistato ancora più autorità ”.
Oltre a lui sono stati fermati dalle forze dell’ordine 1.030 manifestanti, che il Cremlino continua ad attaccare parlando di “provocazioni”.
Essendo notorio a tutti, salvo che al servo Salvini, che manifestare contro il governo (che non concede mai autorizzazioni) in Russia è considerato un reato.
Dopo l’arresto di ieri del leader dell’opposizione, ha detto il suo portavoce Kira Yarmysh, la polizia ha fatto irruzione nell’ufficio della sua Fondazione anticorruzione di Mosca, sequestrando computer ed altro materiale.
“Di fronte all’esigenza della polizia che le sue azioni cessassero, Navalny ha tentato di resistere, usando braccia e gambe”, hanno dichiarato i giudici, ai quali il leader dell’opposizione ha detto: “Io rispetto sempre le richieste legali della polizia”.
E, respingendo le accuse, ha aggiunto: “Non riconosco la mia colpevolezza. La gente è scontenta della corruzione e per questo ha deciso di partecipare alla manifestazione pacifica”. Ha anche denunciato sul suo profilo Twitter che circa 20 dipendenti del suo Fondo contro la corruzione sono stati fermati.
Usa: “Affronto ai valori democratici”
Gli Usa, però, si schierano dalla parte dei manifestanti e “condannano fermamente gli arresti“, oltre a chiedere “al governo russo di rimettere” i fermati “subito in libertà ”.
Il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner sostiene che “fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell’uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”.
Inoltre “i russi, come tutti, meritano di avere un governo che sostiene la libertà  di pensiero, la trasparenza e un governo trasparente e responsabile, una uguaglianza di trattamento davanti alla legge e la possibilità  di esercitare i loro diritti senza temere rappresaglie”, ha sottolineato il portavoce del Dipartimento di Stato, il cui segretario Rex Tillerson volerà  a Mosca a breve, anche per preparare un eventuale incontro tra Putin e Trump.
Stessa presa di posizione per l’Unione Europea, che chiede alla Russia di “rilasciare senza ulteriori rinvii i dimostranti pacifici che sono stati arrestati”.
“Le operazioni della polizia nella Federazione russa — si legge in una nota del portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini — per tentare di disperdere le dimostrazioni e che hanno portato al fermo di centinaia di cittadini, tra cui il leader dell’opposizione Alexey Navalny, hanno impedito l’esercizio della fondamentale libertà  di espressione, associazione e assemblea pacifica, che sono diritti fondamentali previsti dalla Costituzione russa”.
“Facciamo appello alle autorità  russe — afferma il portavoce — perchè rispettino pienamente gli impegni internazionali che si sono assunti, tra cui quelli del Consiglio d’Europa e dell”Osce, e perchè rilascino senza indugio i manifestanti pacifici che sono stati arrestati”.
Dopo le manifestazioni anticorruzione di ieri, che si sono svolte non solo a Mosca e Pietroburgo ma in oltre 80 città  e cittadine del Paese, anche nelle regioni più remote, in Siberia, negli Urali e nell’Estremo Oriente russo, “la nostra richiesta di permettermi di candidarmi ha acquistato ancora più autorità ”. E’ quanto ha rivendicato Alexei Navalny in una dichiarazione rilasciata, via Facebook, al Washington Post dall’aula di tribunale dove è comparso oggi dopo l’arresto di ieri durante la manifestazione a Mosca
“Le manifestazioni di ieri, soprattutto quelle che si sono svolte nelle regioni più remote, dove non si vedevano dagli anni ottante, prima di tutto mostrano come sia completamente artificiale il famoso 84% di popolarità ” di Vladimir Putin, ha detto il leader del movimento anticorruzione che lo scorso dicembre ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali del 2018. “Se migliaia di persone partecipano a manifestazioni non autorizzate in queste regioni allora vuol dire che milioni le sostengono — ha aggiunto — questo conferma che le persone si faranno avanti per votare una persona con le mie posizioni”.
Secondo il Guardian, solo nella capitale sono scese in strada oltre 7mila persone per dire basta al governo del presidente Putin e del premier Medvedev, accusati di corruzione. A quest’ultimo in particolare la gente contesta un presunto ‘impero segreto’ di proprietà  — in patria e all’estero — del valore di un miliardo di dollari, mentre una larga fetta della popolazione fatica ad arrivare a fine mese.
Uno scandalo emerso grazie a un’inchiesta giornalistica. Centinaia gli arresti ieri, 600 nella sola Mosca, dopo che Navalny ha incoraggiato oltre 100 città  a far sentire la propria voce.

(da “La Repubblica“)

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“IRREGOLARI LE FIRME PER VIRGINIA RAGGI”: LA DENUNCIA DELLE IENE

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

INCONGRUENZE NEI DOCUMENTI PER LA RACCOLTA DI FIRME PER LA CANDIDATURA DELLA SINDACA

C’è un altro caso di firme nel MoVimento 5 Stelle e stavolta tocca a Virginia Raggi. Le Iene ieri hanno mandato in onda un servizio di Filippo Roma in cui si parla della raccolta firme per la candidatura della Raggi a sindaca di Roma.
Le firme sono quelle che ogni partito o movimento deve raccogliere per presentare la candidatura e a sollevare il caso è Alessandro Onorato, consigliere comunale della Lista Marchini a Roma.
“Il 20 aprile 2016 dichiarano di aver raccolto 1352 firme utilizzando novanta atti separati. Ma loro le firme le hanno raccolte tre giorni dopo: il 23 aprile 2016. Quindi o sono dei veggenti o c’è un falso”, dice Onorato.
Nella presentazione della lista dei candidati i 5 Stelle il 20 aprile dichiaravano di avere 1352 firme già  pronte, ma anche un tweet della stessa Raggi dice che la raccolta c’è stata il 23 aprile.
I 5 Stelle come facevano il 20 aprile a sapere cosa sarebbe successo tre giorni dopo?
E ancora: ad avere autenticato le firme sono stati 10 cancellieri, ma le firme sono state raccolte in 20 banchetti in venti zone di Roma: «Non è che oltre la preveggenza hanno anche la dote dell’ubiquità ?», chiede ironicamente Onorato.
L’avvocato Bruno Santamaria, esperto di diritto amministrativo, dice che il notaio ha autenticato le firme il 20 aprile e segnala le incoerenze del documento: «Siccome sappiamo che la raccolta firme è avvenuta in epoca successiva, è evidente che il 20 aprile non si poteva scrivere questo. L’ufficio elettorale avrebbe l’obbligo di segnalare che ci sono errori o anomalie. Al 20 di aprile si attestava un falso».
L’ufficio elettorale del comune di Roma ammette che il documento contiene un falso e che il comune non avrebbe dovuto accettare un falso.
L’avvocato Alessandro Canali, uno dei due sottoscrittori della lista e uno dei due delegati dei 5 Stelle, sostiene però di non avere idea dell’accaduto e che è possibile che qualche banchetto sia stato organizzato la mattina e qualcun altro al pomeriggio. «Io però non le ho autenticate», dice Canali.
Sulla questione 20-23 aprile Canali sostiene che è tutto regolare: «Se l’atto è principale devo aprirlo prima della raccolta, lo prevede la legge».
Santamaria però sostiene che non è così: «La legge non prevede questo».
Anche l’ufficio servizi elettorali del ministero dell’Interno smentisce che si possa effettuare l’atto successivamente o si possa lasciare in bianco la voce delle firme. La data quindi avrebbe dovuto essere il 23 aprile e non il 20.
L’altro delegato di lista, l’avvocato Paolo Morricone (di cui abbiamo già  parlato) sostiene che il documento si possa riempire successivamente e che è tutto pienamente regolare perchè questo è un atto a formazione progressiva, secondo i principi di diritto amministrativo e le sentenze del Consiglio di Stato.
Anche qui Santamaria però smentisce: le sentenze, secondo lui, dicono esattamente l’opposto.
Alla fine Filippo Roma ascolta Virginia Raggi in settimana bianca ma la sindaca ribadisce che tutto va chiesto al delegato di lista e ripete che lei non ne sa niente: «Ho ancora poche ore di sci, se potete andare io vorrei…».

(da “NextQuotidiano”)

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IL MAGISTRATO TINTI SUL “FATTO”: “CON LA CASSIMATIS GRILLO HA SBAGLIATO, DOVEVA CONVOCARE ASSEMBLEA E PROBIVIRI, NON POTEVA DECIDERE LUI”

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

ORA A RISCHIO E’ LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA DEL M5S CHE POTREBBE ESSERE ESCLUSA DALLE ELEZIONI

Il magistrato Bruno Tinti torna oggi a dedicarsi sul Fatto Quotidiano all’impresa di spiegare la legalità  a Beppe Grillo.
Il caso in discussione oggi è quello di Marika Cassimatis (che, chissà  perchè, in tutto il pezzo e nelle didascalie viene chiamata Kassinatis), che ha già  presentato querela al padrone del MoVimento 5 Stelle e ad Alessandro Di Battista per le frasi con cui la avevano descritta nei giorni scorsi e si appresta a portare al tribunale civile Beppe per far valere le sue ragioni.
Qualche tempo fa Tinti aveva spiegato a Grillo che il suo regolamento non era democratico. Oggi spiega le ragioni della Cassimatis:
Su ilfattoquotidiano.it del 21 marzo l’avvocato Lorenzo Borrè, commenta l’esclusione della vincitrice delle comunarie di Genova, Marika Kassinatis (rectius: Cassimatis, ndr): “La figura del garante non è prevista nè dal ‘Non Statuto’nè nel ‘Regolamento’. Così come quella del ‘Capo politico’, che non e stata prevista originariamente dallo ‘S tatuto’, ma solo dal ‘Regolamento’.
E il regolamento non è stato approvato in un’assemblea, che il diritto civile prevede composta da almeno i 3/4 dei componenti; per cuitutte le decisioni adottate potrebbero crollare di fronte a un’impugnazione”.
Considerazioni ineccepibili giuridicamente che potrebbero fondare un ricorso davanti al giudice civile perchè dichiari l’annullamento della decisione di non concedere l’utilizzo del simbolo alla lista di Genova con candidata sindaco Marika Kassinatis (rectius: Cassimatis, ndr) e condanni Grillo (non M5S che, come tutti i partiti, è un’associazione non riconosciuta, priva di personalità  giuridica) al risarcimento dei danni patrimoniali (eventuali spese per la campagna elettorale) e non patrimoniali (danno morale conseguente all’espulsione dal partito).
Tinti segnala di essere favorevole al principio delle espulsioni, ma aggiunge che ciò che non torna è il metodo utilizzato da Beppe & Co. nella valutazione dei casi:
Valutazione che però deve essere affidata alla decisione di un’assemblea, preceduta, se lo statuto del partito-associazione lo prevede, da un parere del collegio dei probiviri; e non da un autoproclamatosi “garante ”, “capo del partito”, “duce”o “fuhrer” che — consapevole dell’illegittimità  del suo operato — ne fa una questione di fiducia (Fidatevi di me).
Un’assemblea, dunque, che possa valutare le ragioni di un’eventuale espulsione. Ragioni che, nel caso di specie, consistono in asseriti (da Grillo) “comportamenti contrari ai principi del M5S prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017. In particolare hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal M5S”.
Comportamenti che — scrive Grillo sul suo blog — “gli sono stati segnalati dopo l’esito delle votazioni, con tanto di documentazione”. “
Segnalati ”; da chi? E poi, perchè “dopo l’esito delle votazioni ”?
Non sarebbe stato naturale segnalarli all ‘atto della candidatura della Kassinatis (rectius: Cassimatis, ndr) e non dopo, quando inaspettatamente aveva prevalso su Luca Pirondini, preventivamente scelto da Grillo?
È evidente che si voleva evitare la patata bollente di un’espulsione preventiva, contando sulla vittoria di Pirondini; quando non c’è stata, Grillo (e non il partito) ha deciso di prevaricare il risultato delle comunarie.

(da “NextQuotidiano”)

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LO STUDIO DELLA BOCCONI: “NON SONO GLI STRANIERI A DELINQUERE MA I POVERI E I DISOCCUPATI”

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

REGOLARIZZARE I MIGRANTI DIMEZZA IL LORO TASSO DI CRIMINALITA’

Può sembrare un fatto pacifico a dirsi, ma sino ad ora nessuno lo aveva mai dimostrato dati alla mano.
Una lacuna che ha colmato poche settimane fa Paolo Pinotti, del dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico dell’università  Bocconi, nel suo studio “Clicking on Heaven’s Door: The Effect of Immigrant Legalization on Crime”.
Lo studio parte da un dato base: quello degli stranieri che nel dicembre 2007 hanno aderito al click day, la specie di lotteria che legalizza una quota di ingressi in Italia e che parte dal presupposto, quasi sempre falso, che lo straniero si trovi all’estero e non si trovi, come quasi sempre accade, già  in Italia, in regime di clandestinità .
In occasione del clickday 2007 ottennero la legalizzazione 170.000 persone su un totale stimato di 610.000 immigrati senza documenti presenti all’epoca in Italia
Rispetto a questo dato Pinotti ha analizzato il tasso di criminalità  registrato sia tra gli stranieri che hanno vista accolta la loro richiesta,   sia tra quelli che sono rimasti fuori dalla mini-sanatoria: “Il risultato- spiega Pinotti- è stato che il tasso di criminalità  tra gli immigrati legalizzati si è dimezzato nel corso dell’anno successivo, mentre il tasso di criminalità  di quelli che erano rimasti fuori dalle regolarizzazioni del click day è rimasto invariato”.   Non solo: “A parità  di posizione lavorativa stabile— continua il professore — il tasso di delinquenza tra gli stranieri tende a essere pari a quello di delinquenza tra gli italiani”.
Un’evidenza statistica da cui è stato   possibile trarre due conclusioni: “La prima è che se a parità  di impiego e di reddito il tasso di delinquenza tra italiani e stranieri non cambia, vuol dire che non esiste nessuna differenza in termini di indole, cultura e volontà  aprioristica di delinquere: chi è regolare e ha un lavoro vive onestamente, chi non ce l’ha no.   La ragione sta nel semplice fatto che, in genere, chi ha una posizione regolare e un reddito ha anche una famiglia e dunque tutto l’interesse a vivere all’interno delle regole e della società ”.
La seconda conclusione cui è arrivato lo studio della Bocconi è che legalizzare serve: “Se la legalizzazione abbassa gli incentivi a delinquere, la clandestinità  al contrario li aumenta: chi si ritrova in una condizione in cui, per il solo fatto di aver messo piede in Italia, vive al di fuori della legge, sarà  più propenso a commettere reati, perchè la linea psicologica del reato è già  stata varcata e superata”.
Due conclusioni che di fatto definiscono come obsoleta la politica migratoria in Italia e tracciano l’urgenza di ripensare il sistema: “A seconda delle opinioni politiche di ciascuno di noi — chiude il professore — si potrebbero preferire quote più elevate o addirittura la fine del loro regime, con un mercato del lavoro aperto a tutti oppure, all’opposto, una politica di immigrazione più severa e rigorosa che faccia sì che davvero non esistano stranieri senza che sia già  previsto per loro un lavoro. Qualunque sia la politica che si scelga l’importante, a questo punto, è superare il sistema intermedio che c’è ora, che costringe due terzi degli stranieri già  presenti in Italia a vivere in un limbo che nella stragrande maggioranza dei casi non può che condurre alla delinquenza”.

(da “La Repubblica“)

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IMMIGRATI, CONTRIBUENTI SONO 2,3 MILIONI E VERSANO 7,2 MILIARDI NELLE CASSE DELLO STATO

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

LO STUDIO DELLA FONDAZIONE LEONE: IN SEI ANNI IRPEF AUMENTATO DEL 13,4%, IL GETTITO DEGLI ITALIANI E’ DIMINUITO DELL’ 1,6%

In Lombardia superano ormai il mezzo milione. In Veneto ed Emilia-Romagna sorpassano i 250mila. Nel Lazio sono più di 230mila.
Non si ferma la corsa dei contribuenti nati all’estero.
Si ingrossa infatti l’esercito di immigrati che versa le tasse nel nostro Paese: sono 2,3 milioni, pari al 7,5% del totale, e pagano 7,2 miliardi di euro di Irpef, con un aumento del 6,4% in un anno. Non solo.
Dal 2010 al 2016 l’Irpef degli stranieri è aumentato del 13,4%, mentre il gettito degli italiani è diminuito dell’1,6%.
I ‘campioni’ restano romeni, albanesi e marocchini, che rappresentano le nazionalità  più numerose, ma sono i contribuenti filippini, moldavi e indiani a segnare il record di crescita nell’ultimo anno.
I guadagni degli immigrati.
A fotografare l’impatto fiscale dell’immigrazione in Italia è l’ultimo studio della Fondazione Leone Moressa . Dalle dichiarazioni dei redditi 2016, emerge il contributo dei “nuovi italiani” alle casse dello Stato.
La prima differenza tra contribuenti italiani e stranieri emerge nelle classi di reddito. Tra i nati all’estero, oltre il 50% ha un reddito annuo inferiore a 10mila euro.
Tra i nati in Italia questa componente si attesta invece sotto il 30%. Al contrario, meno del 2% dei nati all’estero dichiara redditi superiori a 50mila euro, mentre tra i nati in Italia questa componente supera il 5%.
Le tasse dei lavoratori stranieri.
In Italia, nell’ultimo anno, i contribuenti nati all’estero che hanno versato l’imposta netta sono 2,3 milioni, pari al 7,5% del totale.
L’Irpef complessivamente versata raggiunge i 7,2 miliardi di euro, pari al 4,6% del totale, con un aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente.
Nell’ultimo anno si comincerebbe dunque ad avvertire la ripresa economica, sia per gli italiani (+2,6% nel gettito Irpef) ma soprattutto per gli stranieri (+6,4%). Complessivamente, dal 2010 al 2016 l’Irpef dei migranti è aumentata del 13,4%, mentre il gettito degli italiani è diminuito (-1,6%).
Record in Lombardia.
A livello nazionale, la regione con il maggior numero di contribuenti nati all’estero è la Lombardia (503mila), seguita da Veneto (262mila) ed Emilia Romagna (259mila). Includendo anche il Lazio, nelle prime 4 regioni si concentra oltre la metà  dei 2,3 milioni di contribuenti stranieri presenti in Italia.
La media pro-capite di imposta versata dai migranti è di 3.127 euro a contribuente a livello nazionale, con picco massimo in Lombardia (3.815) e minimo in Calabria (1.804). A Prato, nota per la forte presenza cinese, i contribuenti Irpef nati all’estero rappresentano il 17,4% del totale.
Milano è la provincia dove l’Irpef media pro-capite è più alta (4.940 euro), «segno di una presenza straniera qualificata e integrata nel tessuto produttivo».
La “corsa” dei filippini.
I nati in Romania rappresentano il 18,1% dei contribuenti nati all’estero. Seguono Albania (7,3%) e Marocco (5,2%). Le singole collettività  presentano poi dati molto diversificati: nell’ultimo anno gli aumenti più intensi nel volume Irpef si registrano tra filippini (+21,4%), moldavi (+15,9%) e indiani (+14,9%). Le Filippine presentano anche il più forte aumento nella media pro-capite (+9,9%).

(da “La Repubblica”)

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“OCCUPARE SPAZI SOCIALI NON E’ REATO”: IL RIESAME SUL BRANCALEONE

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

I LEGALI: “PRECEDENTE RILEVANTE”

Sequestro annullato per l’associazione culturale Brancaleone di Roma, che da ieri può riaprire i battenti.
Con una ordinanza, il tribunale del Riesame ha decretato che gli assegnatari di spazi sociali e culturali possono continuare ad occuparli anche in assenza di rinnovo delle concessioni, non sussiste reato.
Il Brancaleone, che oltre a svolgere un’attività  musicale ospita al suo interno le sezioni di quartiere di Amnesty International e Greenpeace, era stato messo sotto sfratto a seguito della delibera 140 della giunta Marino.
La concessione era scaduta nel 2012. Dopo una prima ingiunzione di sgombero del Comune, era arrivata anche una contestazione di tipo penale — occupazione abusiva — da parte della Procura. Da qui il sequestro.
“Si tratta di un precedente importantissimo”, commenta l’avvocato Arturo Salerni, autore del ricorso assieme alla collega Alessandra Scarnati, “perchè cancella l’operato dei pm. Da oggi non si può più palare di invasione dell’immobile e il penale si archivia”.
L’avvocato, che difende anche altre associazioni per Progetto Diritti — onlus di assistenza legale — annuncia nuovi ricorsi. Il Brancaleone infatti non è il solo ad essere passato in questo turbinio di sgomberi dall’illecito amministrativo a quello penale. “Sono decine le associazioni accusate penalmente di occupazione abusiva.
E tutte, senza esclusione, sono anche iscritte nella lista degli sgomberi della 140”.
Per il Brancaleone la contestazione penale è arrivata qualche mese dopo quella amministrativa.
Idem per il Centro Islamico di Ostia, che però si è visto bloccare tutto dal giudice che ha respinto la richiesta del gip. Ma il vero problema, chiosa Salerni, è che “la giunta capitolina ancora non è riuscita ad emanare un atto che superi l’incertezza in cui è precipitato questo settore così importante”.
Ad oggi infatti Roma non possiede un regolamento che disciplini le assegnazioni del suo patrimonio immobiliare nelle mani, fino all’arrivo di Marino, della Romeo Gestioni di Alfredo Romeo.
Mesi fa è stata presentata una bozza che ha scatenato le ire dei no profit.
Tra i punti dolenti, la richiesta degli affitti arretrati al 100% del canone calcolati dal momento della scadenza delle concessioni. Spesso cifre a sei zeri da versare pena l’esclusione dai futuri bandi. Un paradosso, perchè se le associazioni sotto sfratto vincessero di nuovo le assegnazioni, tornerebbero a pagare un fitto agevolato.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA VASCA IDROMASSAGGIO CON I FONDI PUBBLICI

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

UN FUNZIONARIO DEL CNR UTILIZZAVA PER FINI PRIVATI I SOLDI DELLA RICERCA: SOTTRATTO UN MILIONE DI EURO IN CINQUE ANNI

Un funzionario del Cnr di Napoli è stato fermato dalla Guardia di finanza con l’accusa di peculato, truffa e concussione. Secondo quanto emerso dalle indagini, il funzionario avrebbe utilizzato per fini privati somme dell’istituto di ricerca. L’inchiesta è condotta dal pm Ida Frongillo e coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, della sezione reati contro la pubblica amministrazione.
Il decreto di fermo emesso dalla procura ed eseguito dalla Gdf riguarda Vittorio Gargiulo, già  segretario amministrativo dell’Istituto Ambiente Marino Costiero del Cnr.
Secondo l’accusa, il funzionario si sarebbe appropriato di oltre un milione di euro dell’istituto, tra il 2011 e il 2015.
Le indagini sono state avviate a seguito di verifiche interne al Cnr, culminate in una denuncia alla procura di Napoli da parte del direttore generale del Consiglio nazionale delle ricerche, Paolo Annunziato.
Nella lista degli acquisti che l’uomo avrebbe effettuato con fondi pubblici c’è di tutto: dagli undicimila euro per lavori di ristrutturazione nella propria abitazione, con tanto di vasca idromassaggio, al mezzo milione di euro usato per acquistare materiale informatico che in gran parte sarebbe stato rivenduto a terzi.
L’uomo è stato fermato (e non arrestato come scritto in precedenza) stamane, in esecuzione di un decreto emesso dalla procura di Napoli: in una nota, il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino spiega che secondo gli elementi raccolti dagli investigatori Gargiulo, già  al corrente delle indagini a suo carico, si stava preparando a lasciare il territorio italiano.
Agli atti dell’inchiesta le varie spese che Gargiulo contabilizzava con varie motivazioni fittizie: i lavori edilizi a casa sua diventavano “ripristino locali interni dell’istituto”, i 16mila euro spesi per il mobilio erano inseriti alla voce “campagne oceanografiche”.
Dalle indagini sarebbe emerso anche un episodio di concussione per corruzione che il funzionario avrebbe commesso ai danni di un’impresa che stava realizzando lavori per l’Istituto Ambiente Marino Costiero.

(da agenzie)

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ARRESTO NAVALNY, DA USA A EUROPA, TUTTO IL MONDO CIVILE PROTESTA, SOLO SALVINI DIFENDE UN REGIME CORROTTO E CRIMINALE

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

“LIBERATE TUTTI I FERMATI”, CI SI ACCORGE ORA CHE LA RUSSIA E’ IN MANO A UNA OLIGARCHIA DI TANGENTARI … L’EX COMUNISTA PADANO IL CUI PARTITO PORTAVA I LINGOTTI D’ORO IN TANZANIA NON PUO’ CHE DIFENDERE L’EX AGENTE DEL KGB, SPECIALIZZATO IN CONTI ALL’ESTERO

Sono arrivate nella notte le prime – durissime – reazioni internazionali contro alla repressione scattata ieri in Russia contro le manifestazioni anti-corruzione, che ha portato al fermo e all’incriminazione del dissidente-blogger Alexej Navalny e all’arresto di centinaia di persone in molte città .
Gli Usa “condannano fermamente gli arresti”, e “chiedono al governo russo di rimetterli subito in libertà “.
Lo afferma in una nota Mark Toner, portavoce del dipartimento di Stato Usa, sostenendo che “fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell’uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”
E arriva anche la presa di posizione ufficiale dell’Unione Europea, che ha chiesto alla Russia di liberare “senza indugio i manifestanti pacifici” fermati ieri.
“Le operazioni di polizia nella Federazione russa hanno impedito di esercitare le loro libertà  fondamentali, fra cui la libertà  di espressione, associazione e riunione pacifica, che sono iscritte nella costituzione russa”, ha affermato un portavoce dell’Ue in un comunicato.
Dall’Italia non poteva mancare il plauso del servo imperialista Matteo Salvini: ” È l’ennesima montatura mediatica. Io sono per la libertà  di pensiero. E sono sempre per le manifestazioni autorizzate. Ma non mi sembra che questa sia stata autorizzata”.
Tipico commento di chi mente sapendo di mentire: dato che in Russia non vengono mai autorizzate manifestazioni che non siano pro-regime, viene da ridere paragonarle a quelle italiane e dei Paesi civili.
Se Salvini non fosse un servo, potrebbe   sempre chiedere l’autorizzazione a una manifestazione per la liberazione dei dissidenti, così vedrebbe come gli verrebbe subito concessa.
E di Navalny dice: “Tra Putin e l’Europa – aggiunge – come potrei scegliere questa Europa?”.
Giusto, non potevi stare che dalla parte di un regime criminale e corrotto, dove i leader portano miliardi all’estero.
Come per i lingotti d’oro in Tanzania.

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