Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL INSULTI SESSISTI E VOLGARITA’, IL SOLITO SOTTOPRODOTTO FOGNARIO DI CHI SFOGA COSI’ UNA VITA INUTILE… ALMENO LA BOSCHI UN LAVORO E UNA LAUREA CE L’HA, A DIFFERENZA DEL NULLAFACENTE FUORICORSO
Forse le telecamere non erano lì tutte per Luigi Di Maio ma alcuni attivisti pentastellati non hanno gradito che ci fosse anche Maria Elena Boschi.
Durante la presentazione del libro di Vito Cozzol i fotografi hanno chiesto al vicepresidente della Camera e alla Boschi di stringersi la mano.
Un gesto semplice e scontato che però per i 5 Stelle ha sempre rappresentato un problema.
Negli anni scorsi abbiamo avuto Gessica Rostellato che non voleva stringere la mano a Rosy Bindi (e che poi è passata nel PD) e Paola Taverna che si è sentita “uno schifo” dopo aver stretto la mano a Denis Verdini.
Non è un segreto che quel gesto di cortesia per i 5 Stelle abbia anche significati nascosti, perchè c’è sempre il rischio che preluda ad un incontro, un accordo o al temutissimo inciucio.
Nel delirio della purezza che da sempre contraddistingue i duri e puri “abbassarsi” a stringere la mano ad un avversario politico significa elevarlo al proprio livello.
Più semplicemente stringere la mano significa sporcarsi le mani con la vecchia politica. Ma cosa succede se un troll va in uno dei gruppi Facebook dei pentastellati (il Fan Club Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio) e posta la foto della stretta di mano tra Luigi Di Maio e Maria Elena Boschi?
Tenendo conto che la Boschi è uno dei bersagli preferiti per insulti e battute sessiste e volgari il risultato è ampiamente prevedibile.
Memori della lezione sul “cosa fareste se foste in macchina con Laura Boldrini” i simpatizzanti del MoVimento si lanciano a capofitto nella gara a dire la cosa peggiore che avrebbero fatto se si fossero trovati nella situazione di Di Maio.
La paura di venire sporcati o contagiati dalla Boschi è palpabile. In mancanza di vaccini (o forse per non arricchire Big Pharma, chissà ) i pentastellati propongono l’utilizzo di “guanti” prima di toccare “la merda.
Gli attivisti apprezzano che il vicepresidente della Camera si sia mostrato imbarazzato nel fare una cosa normalissima. Anzi il fatto che Di Maio sembra stringere controvoglia la mano alla ex ministra delle Riforme è visto come un buon segnale.
Che se qualcuno doveva essere imbarazzata quella era la Boschi (che almeno una professione e una laurea ce l’ha) e non certo il fuoricorso nullafacente.
Di Maio cafone con la Boschi? Non è così, ci spiegano. Anche perchè da quando in qua la Boschi è una donna? Nel senso che “forse migliore di lei ai tempi era la Moana Pozzi”. Quindi le pornostar e le prostitute non sono donne.
Ed in ogni caso la Boschi è peggio di una pornostar o una prostituta.
Poi c’è chi sostiene che quell’immagine sia un fake, un volgare fotomontaggio. Mai e poi mai Di Maio si sarebbe abbassato a tanto.
Davvero impossibile che sia una foto vera, sarebbe inaudito se così fosse. Quindi deve essere per forza un fotomontaggio. Un pessimo photoshop commenta un esperto di pixel che nota alcune sbavature. Lo sanno tutti che i troll del PD sono pakati per diffondere immagini come queste e più commenti riceve il post più soldi incassano.
Nel dubbio però un bell’insulto ci sta lo stesso: mai e poi mai Di Maio avrebbe teso la mano “a una merda”. La foto invece è reale.
Ma in fondo non è successo nulla. Luigi Di Maio e Maria Elena Boschi si sono stretti la mano, come fanno le persone civili, soprattutto quelle che lavorano insieme.
Perchè in Parlamento non è che i 5 Stelle vivano segregati sotto una campana di vetro.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
PAPA FRANCESCO DOVRA’ SCEGLIERE TRA I CARDINALI DI PERUGIA, NOVARA E AGRIGENTO: ECCO CHI SONO
Gualtieri Bassetti, cardinale e arcivescovo di Perugia, è il primo candidato nella terna dei nomi votata
dall’assemblea dei vescovi, riunita in Vaticano per la nomina del nuovo presidente della Cei.
Al secondo posto Giulio Brambilla, vescovo di Novara. Al terzo Francesco Montenegro, cardinale arcivescovo di Agrigento.
La decisione finale spetta ora a papa Francesco che potrà scegliere uno dei tre indicati dall’assemblea o nominare un nome diverso. Ma ques’ultima opzione appare meno probabile.
Si tratta di tre candidati entrati in molte delle previsioni della vigilia. Bassetti, in particolare, è stato il primo caso nel quale papa Francesco ha infranto le prassi sull’assegnazione della dignità cardinalizia: ricevette a sorpresa la porpora nel conclave del 2014, dal quale invece restarono fuori i titolari di diocesi italiane tradizionalmente più blasonate.
Nel 2016 il pontefice gli ha chiesto di scrivere le meditazioni per la via crucis al Colosseo. E di recente, ignorando un’altra consuetudine, gli è stata confermata fiducia per altri cinque anni alla guida della curia perugina nonostante Bassetti abbia compiuto i 75 anni, limite previsto dall’ordinamento canonico.
Ha un passato da vice presidente della Cei per l’Italia centrale.
Anche Montenegro rappresenta una novità di Bergoglio. Arcivescovo di una terra in prima linea per l’accoglienza dei migranti, ha accompagnato il Papa nella suo primo viaggio fuori dal Vaticano, che avvenne proprio sull’isola di Lampedusa.
Profilo simile a quello di Bergoglio, il cardinale di Agrigento è solito indossare una croce di legno e riservare grande attenzione ai poveri.
Nel suo curriculum, spiccano ruoli di vertice nella fondazione Migrantes e nella Caritas. Brambilla, invece, è un vescovo teologo, già vice presidente Cei per il Nord Italia, è stato vescovo ausiliare di Milano e il suo nome viene indicato anche tra i possibili successori di Scola alla guida della diocesi ambrosiana.
Il primo mini-conclave nella storia dell’episcopato si è chiuso in circa tre ore.
Una celerità che è andata al di là delle aspettative, se si considera che non esistevano precedenti nemmeno in termini di procedure.
Quest’anno, infatti, si è applicato il nuovo statuto che, per volontà di Bergoglio, non prevede più la nomina diretta pontificia del presidente dei vescovi italiani.
A differenza di quanto richiesto dal Papa, però, non sono nemmeno i titolari delle 226 diocesi italiane a scegliere il presidente ma a loro spetta segnalare la terna.
E in mattinata, dopo la prolusione dell’uscente Angelo Bagnasco, si è proceduto con una serie di scrutini elettronici nell’aula del sinodo.
Si è votato per il primo nome della terna e a raccogliere preferenze sono stati soprattutto Bassetti, Brambilla e Montenegro. Uno schema che già lasciava intuire quella che sarebbe stata la scelta finale. Stesso risultato dalla seconda votazione, che ha portato Bassetti e Brambilla al ballottaggio per il primo posto in terna, premiando poi con 134 voti l’arcivescovo di Perugia.
Nella scelta del secondo nome Brambilla si è affermato alla seconda votazione con 115 voti. Per il terzo posto in terna, infine, Montenegro ha raccolto 126 preferenze alla prima votazione. “La terna – informa la Conferenza episcopale italiana – è stata consegnata al Santo Padre, al quale da Statuto Cei spetta la nomina del Presidente della Conferenza”.
Quella di oggi è stata anche la mattinata in cui, per l’ultima volta, Angelo Bagnasco ha pronunciato la prolusione da precedente.
Il porporato ha ringaziato Benedetto XVI – che nel 2007 lo chiamò a prendere il posto di Camillo Ruini nel 2012alla presidenza Cei, per poi confermarlo nel 2012 – e Francesco sotto il quale ha vissuto la seconda parte del suo mandato.
“Non è facile lavorare con me”, gli aveva detto scherzosamente Bergoglio, nel suo intervento di ieri davanti all’assemblea. E in effetti tra i due i rapporti non sono stati sempre brillanti, senza però degenerare nello scontro, tanto che ieri il Papa lo ha definito “un amico” e sabato prossimo andrà in visita nella sua diocesi di Genova.
Parlando oggi, Bagnasco aveva la voce rotta da una commozione che è stata spezzata dall’applauso dei vescovi.
Rivolgendosi idealmente agli emigranti e ai poveri ha sottolineato: “Noi siamo figli di operai e non pochi hanno conosciuto disagi e ristrettezze nelle loro case. Il vostro mondo non ci è sconosciuto, per questo vi diciamo una parola con rispetto e umiltà : a voi, che soffrite nella carne preoccupazioni e pene. Il lavoro, la malattia, la fuga disperata da fame, guerra, persecuzione, la solitudine che uccide, il male di vivere, il traffico di esseri umani e ogni forma di indigenza che compone la condizione umana, trovano eco nei nostri cuori”.
Ha espresso allarme per il “marcato populismo”, a proposito del quale ha detto: “Ci si chiede se serva veramente la gente, oppure se ne voglia servire; se intenda veramente affrontare i problemi o non piuttosto usarli per affermarsi. Con questo, il populismo non può essere snobbato con sufficienza”.
E ha richiamato le emergenze del Paese come “l’educazione integrale, l’accesso al lavoro, leggi che abbiano a cuore il futuro della società “, temi per i quali ha rivendicato di aver che “molte volte sollecitato la politica e la società civile”.
E su un fronte ancora caldo, quello del testamento biologico, ha ricordato di aver “preso le distanze dal disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento”: “L’abbiamo fatto a tutela del malato e dei suoi famigliari, e del loro rapporto con i medici, i quali non possono vedersi ridotti a meri esecutori”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
NON RIUSCIRETE MAI A FARCI RINUNCIARE ALLA NOSTRA LIBERTA’… CON GLI OCCHI LUCIDI MA CON LA SCHIENA DRITTA
Ci avete provato l’11 settembre mentre eravamo al lavoro: ci avete tirato addosso due aerei ammazzandoci come topi in trappola.
Il 12 settembre eravamo di nuovo là , a lavorare con gli occhi lucidi di fumo e la schiena dritta di orgoglio.
Ci avete provato l’11 marzo mentre correvamo trafelati tra i tornelli della metropolitana, chiusi nei tunnel, senza una fuga.
Il 12 marzo eravamo di nuovo in altri tunnel a prendere altri treni, il cuore in gola dall’angoscia, la schiena dritta di orgoglio.
Ci avete provato mentre scrivevamo i nostri giornali, pieni di satira e di altrettanta libertà . Il giorno dopo eravamo di nuovo chini sui computer a inventarci un modo di ridere anche se ci veniva da piangere, la schiena dritta di orgoglio.
Ci avete provato mentre eravamo in vacanza, stesi al sole di una spiaggia a Sousse, o mentre scoprivamo la meraviglia della storia al museo del Bardo.
Il giorno dopo eravamo di nuovo al sole o dentro a un museo a vivere, la schiena talmente dritta da sembrare di marmo.
Ci avete provato a Bruxelles, all’aeroporto: pronti per partire ci avete impedito di farlo. Eppure il giorno dopo eravamo di nuovo in un aeroporto a fare il check in, bagaglio a mano pesante che rendeva difficile tenere la schiena dritta, ma ci importava poco e tra mille fatiche non le permettevamo di ingobbirsi.
Ci avete provato a Nizza, a Berlino, con i camion, tra fuochi d’artificio e bancarelle di Natale.
Avete ammazzato chi festeggiava e si preparava a farlo.
Ma il giorno dopo, con il cuore listato di nero, eravamo di nuovo pronti a inventarci una ragione per fare festa alle nostre schiene dritte, che avevano mille ragioni per piegarsi alla paura ma che si ostinavano a non farlo.
E poi…
E poi ci avete provato ai nostri concerti, a Parigi e a Manchester: rock e canzonette. Avete provato ad ammazzarci nel cuore della vita, dove si canta, si salta, si balla, si bacia e si suda.
Dove c’è così tanta gioia di vivere, di esistere, di esserci, così tanta adrenalina, energia e allegria che solo chi odia la vita, nella sua genuina semplicità , può pensare di trasformare quel luogo in una tomba.
Ci avete provato in ogni modo e so già che, mentre scrivo, qualcuno di voi si sta organizzando per escogitarne un altro.
Ci avete provato e, ancora una volta, nonostante questi nuovi 22 corpi sui quali si chiuderà il coperchio di una bara, non ci siete riusciti.
E non ci riuscirete nemmeno domani. non ci riuscirete mai.
Perchè noi continueremo a vivere, a viaggiare, ad andare al lavoro, in vacanza, nei musei e ai concerti.
Continueremo a vivere e troveremo il modo di farlo nonostante i vostri tentativi di renderci paurosi al punto di chiuderci in casa, coprirci la testa e farci crescere la barba.
Lo faremo perchè non siamo disposti a negoziare sulla nostra libertà , che è costata molti più morti di quelli che ci costringete oggi a piangere.
Lo faremo condividendo con voi quel diritto alla libertà che abbiamo sintetizzato in ogni Costituzione, dando a voi la possibilità di farla vostra se la vorrete, ma rispettando la vostra cultura, la vostra fede e le vostre tradizioni.
Non tenteremo di imporvi la nostra libertà , ma non sperate di convincerci a rinunciarvi con la vostra strategia della paura.
Perchè, forse, è vero: oggi abbiamo più paura di ieri, ma siamo ancora più certi del dovere di resistere con la schiena dritta.
Che il futuro dei nostri figli dovrà essere pieno di musica, concerti, viaggi, musei, vacanze, metropolitane e mercatini.
E noi è a questo che pensiamo oggi prendendo a prestito una delle frasi che i ragazzini gridano arrabbiati a chi cerca di ridurli al silenzio dell’oscurantismo: “Non ci avrete mai come volete voi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL RESPONSABILE ECONOMICO DEL FRONT NATIONAL ANNUNCIA LA SVOLTA MODERATA: ADDIO ALLA FREXIT PER GUADAGNARE VOTI… SALVINI E MELONI ORA DOVRANNO CERCARE UN NUOVO CENTRO DI ACCOGLIENZA PER ORFANI… IL VICE PHILIPPOT VERSO LE DIMISSIONI DAL FN
Dopo le voci arriva una conferma molto autorevole. Marine Le Pen abbandona la Frexit e quindi i
progetti di uscita dall’euro e dall’Unione Europea che, a suo dire, non le hanno portato fortuna in campagna elettorale.
A dirlo, in un’intervista ad Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, è Bernard Monot, il capo della strategia economica del Front National.
Monot ha spiegato al Telegraph che Marine Le Pen ha intenzione di abbandonare ogni velleità di lasciare l’Unione Europea e ripristinare il franco francese, accettando che la strategia si è rivelata un errore per il suo partito in termini di consenso elettorale.
La leadership del Front National terrà un forum dopo le elezioni parlamentari per costruire una nuova strategia che sposterà il partito verso il centro, abbandonando le tematiche che ne facevano un rifugio per l’estrema destra, e varerà anche una politica più morbida nei riguardi dell’Unione Europea.
«Non ci sarà nessuna Frexit. Abbiamo preso atto di quanto ci hanno detto i francesi con il voto», ha confermato Monot al Telegraph.
«Non ha senso per noi insistere ancora sul tema. D’ora in poi proporremo di rinegoziare i trattati con l’Unione Europea per avere un maggiore controllo sulle regole del bilancio e sulle banche», ha detto ancora Monot.
La decisione, che arriva dopo la clamorosa batosta al ballottaggio rimediata da Macron, lascerà anche solo in Europa Matteo Salvini nella sua battaglia contro l’euro, a meno che anche il leader della Lega non si renda conto di quanto ha capito Marine e decida di cambiare strategia elettorale.
The Local racconta che Alain Vizier, direttore della comunicazione del FN, ha rifiutato di rispondere alle domande su quanto detto da Monot e se questa svolta è ormai decisa senza possibilità di ripensamenti.
Ma per Marine, dopo le vicende che hanno riguardato la nipote Marion, la decisione sembra ormai presa.
Intanto il vice Florian Philippot ha annunciato che si dimetterà in caso di cambio di linea del partito sulla questione dell’euro.
Ma la stessa Marine ha ammesso in privato con i suoi che la questione dell’uscita dall’euro e dall’Unione Europea ha rappresentato la palla al piede della sua campagna elettorale e alla fine ha reso più netta la vittoria di Macron.
Ora si cambia, il FN diventa moderato.
Sperando che qualcuno ci caschi.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA SINDACA A SCROCCO AGLI INTERNAZIONALI DI TENNIS E ALLA FINALE DI COPPA ITALIA CON FAMIGLIA E COLLEGHI
Giampiero Timossi sul Giornale oggi racconta della presenza di Virginia Raggi alla finale di Coppa Italia Juventus-Lazio e a quella degli Internazionali di tennis.
Una presenza illuminata, racconta il quotidiano, da una serie di biglietti omaggio che non sono certo una novità per i politici, ma che suonano “strani” in mano a quelli che si dicevano diversi dai politici.
Il Giornale racconta che alla finale la Raggi è andata con l’ex marito e il figlio, mentre oltre alla famiglia domenica c’erano anche Daniele Frongia con prole:
Avete preso nota? Fanno cinque biglietti. Gratis. Per la finale tra Zverev e Djokovic. Così, tanto pe’ magnà .
Ignota la provenienza dei tagliandi gratuiti, ma una pista c’è: Raggi ha ottimi rapporti con Angelo Binaghi, presidente della Federtennis.
La presenza, domenica sulla tribuna del campo centrale, è stata immortalata dalla stessa Raggi con un tweet. Ah, raccontano che, a tratti, il viso della sindaca sembrasse imbarazzato. Motivo? Davanti a lei sedeva Andrea Lo Cicero, ex nazionale di Rugby. Per settimane era stato indicato come assessore della giunta Raggi, che alla fine lo ha scaricato.
Occhio però a un altro dettaglio: a destra della sindaca era seduto il presidente del comitato olimpico del Senegal, uno dei più accaniti sostenitori della candidatura di Roma 2024. Esatto, i Giochi bocciati dalla sindaca pentastellata.
Alla fine Raggi non ha potuto fare altro che concentrarsi sul match e nelle pause scambiare brevi commenti con Giuliano Amato, fatto accomodare alla sua sinistra. Già , nessun familiare con il quale chiacchierare. Andrea Severini, Daniele Frongia e prole non potevano certo entrare in tribuna autorità . Per loro sempre biglietti gratis, ma in un altro settore.
Volendo essere pignoli acquistare i biglietti sarebbe stato possibile. Prima della finale ne erano disponibili una decina. Prezzo? Quattrocento euro l’uno. Era già andata bene con la finale di Coppa Italia, Juventus-Lazio, mercoledì. Ovviamente la sindaca può chiedere un biglietto gratuito per l’Olimpico. La procedura impone una richiesta ufficiale, lo ha fatto pure Sergio Mattarella.
Raggi ne ha chiesti tre, tutti gratuiti: per lei, per il figlio e per l’ex marito,il lazialissimo Severini.
Accontentati: tutti vicini nella «tribuna autorità centrale». Che è una sorta di dèpedance della tribuna Coni, il vero top.
«Perchè non può andare lì, con il presidente Mattarella?», hachiesto il cerimoniale del Campidoglio. Perchè in quell’area non sono ammessi minori. «Allora vado con mio figlio», ha risposto la sindaca.
Il vento sta cambiando, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA POLIZIA NON HA FORNITO IL NOME NE’ HA CONFERMATO SE FOSSE UN CITTADINO BRITANNICO… MOLTE DOMANDE ANCORA SENZA RISPOSTE
Un solo kamikaze ha colpito alla Manchester Arena dopo il concerto di Ariana Grande causando 22
morti e 60 feriti. Il capo della polizia di Manchester Ian Hopkins, citato dalla BBC, ha detto che l’uomo che ha attaccato la Manchester Arena “è morto sulla scena dopo aver attivato l’esplosivo”. Hopkins ha aggiunto che stanno cercando di capire se l’uomo abbia agito da solo o meno.
Hopkins ha confermato che l’attentatore è morto nell’esplosione.
Al momento gli inquirenti ritengono che l’uomo abbia agito da solo nell’attacco, ma si sta indagando per verificare se avesse alle spalle una rete di complici.
L’uomo, ha aggiunto Hopkins, “portava un ordigno improvvisato che ha fatto esplodere provocando questo orrore”.
La polizia di Manchester non ha fornito il nome dell’uomo identificato come l’attentatore suicida di Manchester e non ha neanche confermato se fosse un cittadino britannico.
Ed il capo della polizia, Ian Hopkins, ha esortato la stampa a non “fare speculazioni sulla sua identità o fare circolare nomi”. “Questa è un’inchiesta complessa ed ampia ancora in corso”, ha aggiunto facendo capire che gli inquirenti non vogliono compromettere le indagini in corso diffondendo l’identità dell’attentatore.
“La nostra priorità è di lavorare insieme all’antiterrorismo nazionale e alle agenzie di intelligence per stabilire più dettagli sull’individuo che ha condotto l’attacco”, ha detto ancora il capo della polizia, sottolineando che la “priorità è anche stabilire se abbia agito da solo o collegato a una rete”.
L’esplosione sarebbe avvenuta nel foyer dell’Arena, nella zona dell’ingresso, vicino alla biglietteria e poco distante dalla stazione Victoria dove si stavano recando migliaia di spettatori per tornare a casa.
Secondo alcune testimonianze, riportate dai media britannici, l’ordigno era stato riempito di chiodi per aumentarne l’effetto esplosivo Il capo della polizia di Manchester ha confermato che si è trattato di una singola esplosione provocata da un attentatore kamikaze che aveva un “ordigno rudimentale che ha fatto detonare provocando questa atrocità ”.
Molti interrogativi rimangono quindi aperti. Come è stato possibile che l’attentatore sia entrato con un ordigno senza essere scoperto? Faceva parte dello staff addetto alla sicurezza? Oppure è entrato alla fine della serata bucando i controlli?
Lee Dodderidge, ex membro del National Counter Terrorism Security Office, ha descritto la natura dell’attacco a Manchester come “sofisticata: ci voleva una considerevole quantità di pianificazione. Non sembrerebbe essere l’atto di un lupo solitario”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
UN KAMIKAZE SI FA ESPLODERE AL CONCERTO PER TEENAGER DI ARIANA GRANDE… BAMBINI TRA LE VITTIME
Torna il terrore in Gran Bretagna, e torna nel modo più scioccante possibile: un attacco terroristico al termine di un concerto per giovani e giovanissime all’Arena di Manchester, il più grande spazio per il divertimento della città .
Il bilancio delle vittime è di 22 morti e 59 feriti.
Tra i morti – fa sapere il capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins – ci sono anche dei bambini. L’esplosione è stata provocata da un attentatore morto suicida; ora bisognerà capire se ha agito da solo o come parte di un network terroristico.
Di sicuro c’era l’intenzione di creare il maggior numero di vittime possibile, mettendo a segno il più grave attentato compiuto con ordigni esplosivi in Gran Bretagna dagli attacchi alla metro di Londra del luglio 2005, in cui persero la vita 52 persone.
Tutto è avvenuto verso le 22:30 di ieri sera ora locale, subito dopo la fine di un concerto di Ariana Grande – pop star americana 24enne, rimasta illesa secondo una sua portavoce – quando un boato ha scatenato il panico fra gli spettatori.
La struttura, la più grande arena indoor d’Europa, con una capienza di oltre 21.000 posti, era affollata soprattutto di giovani e giovanissimi.
In un primo momento si è parlato di due o più deflagrazioni, poi ne è stata confermata una sola, individuata nella zona del foyer, non lontano dalle biglietterie, subito fuori dall’area degli spalti.
Immagini registrate da testimoni oculari hanno mostrato scene di terrore, con urla seguite dal fuggi fuggi generale. Mentre la polizia accorreva in forze e così pure i mezzi di soccorso.
Pochi minuti dopo le notizie iniziali, la Greater Manchester Police ha diffuso un primo messaggio, invitando la gente a stare lontano dalla zona. Intanto la stazione della metropolitana di Victoria, la più vicina all’arena, veniva chiusa, con l’interruzione del servizio di trasporto.
Diverse persone reduci dal concerto hanno raccontato di aver visto fumo e di aver avvertito un odore acre, di esplosivo. E reparti di artificieri sono in effetti arrivati rapidamente sul posto, per condurre almeno un paio di detonazioni controllate di oggetti sospetti. L’indagine, stando alla Bbc, è stata affidata alla North West Counter Terrorism Unit. Ma rinforzi dell’antiterrorismo di Scotland Yard sono stati inviati da Londra già nella notte.
La premier britannica Teresa May ha diffuso stanotte un messaggio di cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime dell’esplosione alla Manchester Arena, sottolineando che l’episodio viene indagato come “un orrendo attacco terroristico”.
La premier ha convocato per questa mattina la riunione del comitato per la Sicurezza Cobra. May, seguita poi da tutti gli altri leader politici britannici, ha sospeso la campagna elettorale per le elezioni del prossimo 8 giugno.
Rinviati tutti i comizi e gli appuntamenti di altri partiti.
“Distrutta. Dal profondo del mio cuore, sono così tanto dispiaciuta. Non ho parole”: così scrive la pop star Ariana Grande su Twitter.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
IL PD IMMAGINA UN PROPORZIONALE TEDESCO
Direzione nazionale del Pd il 30 maggio, dedicata alla legge elettorale, proprio alla vigilia del suo
approdo in aula il 5 giugno.
Stavolta Matteo Renzi ha intenzione di fare sul serio sul sistema di voto. “Per tutta la settimana – scrive su Facebook – il Pd sarà pronto a incontrare gli altri partiti, nelle forme e nelle delegazioni che siamo pronti a concordare con i singoli schieramenti”. L’offerta di Silvio Berlusconi di proporzionale alla tedesca piace sempre di più in casa Pd, anche perchè pare accompagnata dal voto anticipato a subito dopo l’estate.
Anche se negli incontri con gli altri partiti Renzi vuole comunque partire dal Mattarellum, prima proposta del Pd ma senza maggioranza in Parlamento.
“Vediamo, voteremo la legge elettorale che ha più voti”, ci dice Ettore Rosato, capogruppo Dem alla Camera. E intanto il ‘proporzionale alla Silvio’ miete simpatie da sinistra a destra: è questa la volta buona?
“L’ideale sarebbe un tedesco proporzionale, perchè nessun sistema garantisce la governabilità senza ballottaggio e con due camere non puoi avere il ballottaggio…”, dice un renziano doc, a taccuini chiusi.
Ancora il ‘sogno tedesco’ di Matteo Renzi non è maturo per farsi esplicito, ma certo si riscalda con l’offerta di Silvio Berlusconi: proporzionale con voto in autunno. Allettante. Il segretario Pd valuta la proposta, spera non sia un bluff, potrebbe anche dare il via libera per il voto in commissione a partire dalla prossima settimana, abbandonando il Rosatellum, proposto dal Pd soltanto la settimana scorsa.
Ma le incognite sul campo seminano ancora molto scetticismo sulla legge elettorale.
L’input che dal Nazareno arriva ai gruppi parlamentari del Pd è di procedere per gradi. Domani in commissione Affari Costituzionali il Pd proporrà l’adozione del Rosatellum quale testo base, prevedibilmente lo voterà con la Lega e pochi altri.
Non vuol dire che rimarrà Rosatellum fino alla fine di una diatriba parlamentare sulla legge elettorale che si annuncia ancora insidiosa e senza garanzie di riuscita.
Domani sarà Rosatellum, dopodomani chissà . I parlamentari del Pd domani sera sono convocati dal capogruppo Ettore Rosato per una riunione sulla legge elettorale.
Non tutti sono convinti della necessità di seguire il richiamo di Berlusconi. Il Pd renziano però aspetta Forza Italia alla prova degli emendamenti: saranno presentati questa settimana entro venerdì, mentre la prossima settimana dovrebbero essere votati.
Al quartier generale del segretario Dem sanno che il partito di Berlusconi presenterà un emendamento teso a trasformare il Rosatellum in proporzionale puro, alla tedesca. E potrebbero anche appoggiarlo la prossima settimana.
Ma questo dipende anche dalle reazioni del resto delle forze politiche. In modo particolare: il M5s. “Se esagerano con la propaganda dell’inciucio tra Pd e Forza Italia, noi andiamo avanti con il Rosatellum”, segnala una fonte Dem.
Maria Elena Boschi fa già scattare la controffensiva Dem. “Il Pd – dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a un dibattito con Luigi Di Maio al Centro Studi Americani – ha parlato con atti parlamentari, abbiamo presentato il Mattarellum e il Rosatellum, ora rimesso al dibattito anche perchè il Pd da solo per l’approvazione i numeri non li ha. Il problema è che se il Pd è da solo ci dicono che siamo isolati. Se cerchiamo l’accordo ci dicono che facciamo l’inciucio. Abbiamo fatto una proposta vedremo cosa accadrà “.
Continua la fonte Dem: “Se il M5s invece valuta che il proporzionale l’avevano proposto anche loro tempo fa, allora…”.
E infatti dice oggi Di Maio, rispondendo a Boschi: “Noi abbiamo una posizione di massima apertura partendo dalla legge uscita dalla Consulta”. Che prevede un premio di maggioranza alla lista che raggiunga il 40 per cento dei consensi, ma resta un sistema proporzionale se nessuno raggiunge questa soglia.
Al Nazareno poi registrano tutte le aperture sul proporzionale.
C’è Maurizio Lupi di Ap che si dice interessato, benchè il leader del suo partito Angelino Alfano abbia dichiarato di “avere ormai le mani libere” sul governo, furioso per il dialogo tra Renzi e Berlusconi.
Dice invece Lupi: “Credo si debba dialogare insieme per trovare una buona legge elettorale, ben venga questo dialogo ritrovato con Fi. Certamente la strada del rosatellum non è una strada di dialogo”.
Ci sono aperture da Sinistra Italiana. “Pronti al confronto sul sistema tedesco”, dice Nicola Fratoianni. E apre anche Mdp.
Dice Pierluigi Bersani: “Sul modello tedesco si può discutere, ma chi pensa di andare al voto a ottobre sta dicendo agli italiani che si può andare in esercizio provvisorio e, tanto per dirne una, a gennaio scatta l’aumento dell’Iva”.
Del resto la preoccupazione su questa nuova corsa al voto anticipato serpeggia anche al governo. Ecco Graziano Delrio, pur vicino a Renzi: “La legge elettorale non è una merce di scambio. Il Pd non chiede elezioni anticipate e quindi non c’è nessuno scambio da fare”.
Mentre il Quirinale segue il tutto in assoluto riserbo.
Il Rosatellum, sistema composto da 50 per cento di maggioritario per collegi e 50 per cento di proporzionale, definito da Bersani un “un’invenzione pasticciata”, è al momento la proposta più invisa al M5s.
E scontenta anche Forza Italia, che sarebbe costretta a stringere alleanze per collegio con la Lega, con il rischio però di favorire eletti del Carroccio nei collegi del nord e non eleggere i propri al sud dove ormai è forte la concorrenza pentastellata.
“Però questa è materia che sta alla forza contrattuale del partito di Berlusconi con la Lega”, dicono da casa Dem, alzando le mani.
Insomma, Renzi va avanti a tentativi, ma intanto vuole vedere le carte di Berlusconi. “Chi ci assicura che poi al Senato non cambiano? E chi ci assicura che la parola data resta così fino alla fine?”.
Già , nessuno assicura niente. E questa è la migliore garanzia per un buco nell’acqua parlamentare sulla legge elettorale, un nulla di fatto che partorirebbe il sistema preferito da tutti: il proporzionale, il sogno sul quale però nessuno è disposto a lasciare le impronte.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
MALTA E’ DIVENTATA LA META PREFERITA DI TANTI ITALIANI PER SPOSTARE AFFARI E PATRIMONI… FENDI E ROCCA, ATTORI, IL MANAGER RENZIANO E LA SENATRICE
Dai cento metri di altezza della Portomaso Tower, il grattacielo che svetta nel mezzo della cittadina di Saint Julian, il colpo d’occhio è impressionante.
C’è l’azzurro abbagliante del Mediterraneo, la costa rocciosa, le mura della capitale La Valletta. E poi cemento: una selva di gru e palazzi in costruzione.
Questa è Malta, oggi: un cantiere in frenetica attività . Tutti sull’isola, dai politici ai banchieri ai negozianti che vivono di turismo, non fanno che celebrare il boom economico del mini-Stato, il più piccolo dell’Unione Europea, con i suoi 450 mila abitanti stipati su poco più di 300 chilometri quadrati
I numeri confermano. Il prodotto interno lordo cresce a un ritmo del 4 per cento annuo, i prezzi delle case sono in continuo aumento, la disoccupazione è inesistente, il bilancio pubblico viaggia in pareggio e le banche locali non sono mai state così ricche. Il miracolo economico maltese si spiega con una sola parola: fisco.
Nell’arco degli ultimi dieci anni il governo di La Valletta ha modellato le imposte sulle esigenze degli investitori internazionali con il dichiarato proposito di attirare sull’isola capitali e aziende. E ci sono riusciti.
Le ditte iscritte al registro pubblico crescono al ritmo di 4-5 mila l’anno. E alla fine del 2016 il conto totale aveva superato quota 70 mila.
«Per creare una società a Malta bastano un paio di giorni», spiega una pubblicazione di Malta Finance, la Camera di Commercio locale. Burocrazia zero, quindi. E tasse ai minimi termini.
«Malta è diventata la Panama d’Europa», ha protestato lo scorso 10 maggio Norman Walter-Borjans, il ministro delle Finanze del land tedesco Nord Reno Westfalia.
Più in concreto, un dossier diffuso nel gennaio scorso dal gruppo dei Verdi al Parlamento europeo calcola in circa 4 miliardi di euro l’anno il gettito fiscale che viene sottratto da Malta agli altri Paesi Ue grazie ai forti sconti sulle imposte generosamente concessi dal governo di La Valletta.
Davvero la piccola isola distante meno di 100 chilometri dalle coste meridionali della Sicilia si è trasformata in un paradiso offshore?
Per rispondere a questo interrogativo L’Espresso ha analizzato l’elenco completo di azionisti e amministratori delle società con base a Malta.
Oltre 100 mila documenti riservati sono stati analizzati nel corso di tre mesi di lavoro insieme al consorzio di giornalismo investigativo EIC (European Investigative Collaborations) .
Un’analisi esclusiva, perchè la consultazione del registro pubblico maltese è di regola possibile, via internet, solo partendo dalle società iscritte. L’Espresso invece ha potuto esaminare una banca dati costruita sulle persone fisiche coinvolte nella proprietà o nella gestione delle aziende. In totale quasi mezzo milione di nomi, che in alcuni casi ricorrono più volte, di una sessantina di nazionalità diverse.
Si scopre così che l’Italia è di gran lunga il Paese straniero più rappresentato nel gigantesco file: quasi 8 mila società maltesi sono controllate da azionisti italiani. Non solo.
Circa 15 mila nostri connazionali compaiono nei file in qualità di soci, amministratori o rappresentanti legali. Molti di loro sono imprenditori che hanno trasferito sull’isola attività reali, hanno aperto negozi o piccole aziende nei settori più diversi. La lista però comprende anche un gran numero di investitori che usano Malta per un redditizio gioco di sponda fiscale. Alcuni di loro, probabilmente non hanno neppure messo piede sull’isola. Tutto regolare, almeno fino a prova contraria.
La legge maltese ha steso un tappeto rosso agli investitori stranieri che creano società sull’isola.
A determinate condizioni, non troppo difficili da soddisfare, l’aliquota sui profitti d’impresa ufficialmente al 35 per cento può scendere fino al 5 per cento.
E sono praticamente esentasse anche altre voci del conto economico, come gli interessi incassati sui prestiti o le royalty maturate grazie a brevetti o marchi. Per dare un taglio alle imposte basta quindi trasferire reddito dalla società con base in Italia (dove l’imposta viaggia al 24 per cento) a quella registrata a Malta.
L’operazione è facilitata dal fatto che il piccolo Stato mediterraneo non solo è fuori dalle black list dei paradisi fiscali, ma è anche membro dell’Unione Europea. Strada spianata, quindi. Ecco i personaggi più conosciuti e le storie più sorprendenti che emergono dai Malta Files.
Se le chiedete perchè il suo nome compaia tra gli azionisti di una società maltese, la senatrice Laura Bianconi, ex Forza Italia, ex Ncd, ora presidente del gruppo di Alternativa Popolare a Palazzo Madama, risponde che «lo scopo concreto che ci eravamo prefissati con i soci era quello di costituire una fondazione, attraverso la società , che potesse operare nell’ambito sociale e prevalentemente nel campo dell’assistenza sanitaria per la cura degli indigenti nei Paesi poveri».
Insomma, la parlamentare del partito di Angelino Alfano avrebbe ritenuto conveniente fare un viaggio fino a Malta perchè sull’isola, parole di Bianconi, i costi per la creazione di una fondazione sono «minori».
Questa iniziativa benefica, battezzata “Live Today”, è dal 2015 in attesa di registrazione, dice la senatrice. Nel frattempo però Laura Bianconi risulta azionista sin dal 2014 della società Quantum Resources, con sede nella località maltese di Naxxar.
A libro soci compare il nome di un altro uomo politico, il siciliano Benedetto Adragna, anche lui senatore, ma sui banchi del Pd fino alle elezioni 2013, quando si candidò senza successo con il partito di Mario Monti. Il terzo azionista è invece il romano Giuseppe Bruno, che nel 2012 è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti a risarcire un danno erariale di quasi 2 milioni di euro per una vicenda di corsi di formazione fantasma. Bruno, si legge nella sentenza, «ha posto in essere (ovvero non ha impedito) la realizzazione di un articolato sistema di falsificazione al fine di percepire indebitamente contributi pubblici».
I tre soci della Quantum Resources si spartiscono il capitale in parti uguali. Un terzo delle azioni è quindi di proprietà della senatrice Bianconi, che però non ha inserito i titoli maltesi nella sua dichiarazione patrimoniale depositata a Palazzo Madama.
Renziani in Cina
Dall’Italia alla Cina passando per Malta. È questo l’itinerario scelto dal manager toscano Giorgio Moretti, che nell’ottobre 2016 ha fondato a La Valletta con alcuni partner la società Summer Breeze Investments. L’obiettivo dell’iniziativa, come spiega Moretti all’Espresso, è quello di investire nel mercato cinese puntando sul settore immobiliare.
Tutto parte da Firenze, dove Moretti, imprenditore in proprio con il gruppo Dedalus (software clinico per i medici), si è legato al carro di Matteo Renzi, che nel 2009, quando ancora era sindaco del capoluogo toscano, lo ha scelto per presiedere Quadrifoglio, l’azienda pubblica cittadina dei rifiuti.
Tra gli azionisti della maltese Summer Breeze troviamo insieme a Moretti anche Jacopo Mazzei, esponente di una storica famiglia fiorentina che di Renzi è amico e finanziatore. In passato Mazzei è stato presidente della Cassa di Risparmio di Firenze e anche amministratore di Banca Intesa di cui la cassa fiorentina è azionista.
Smemorato a Cinque Stelle
A Livorno tutti lo conoscono come un grillino della prima ora. Un militante senza se e senza ma che già nel 2009 animava il locale meet up. Tanto impegno ha portato Enrico Cantone fino al Consiglio regionale della Toscana, dove è stato eletto nel 2013, un anno prima che il Cinquestelle Filippo Nogarin conquistasse la poltrona di primo cittadino di Livorno. Giovedì 11 maggio L’Espresso ha inviato una mail a Cantone per chiedergli informazioni su due società registrate a Malta di cui risulta proprietario.
La risposta è arrivata nel pomeriggio di lunedì 15 maggio e poche ore dopo il consigliere toscano dei Cinquestelle ha annunciato con un post su Facebook l’intenzione di lasciare gli incarichi politici, compreso, quindi, quello in Regione. Come risulta dai documenti consultati dall’Espresso, Cantone è azionista di due società con sede a Malta, la CR holding e la Carsins.Eu, entrambe costituite nel 2010. Nella sua dichiarazione dei redditi non compare però alcun riferimento a queste attività . E neppure nei documenti patrimoniali che il politico Cinquestelle è obbligato a depositare in Regione. Su Facebook, Cantone dice di essersi «disinteressato» di queste società , «travolto» dal suo «impegno sociale e politico».
A quanto sembra, quindi, sono stati i quesiti de L’Espresso a riattivare la memoria del consigliere regionale. «Una mia mancanza, seppur involontaria, di cui mi scuso per primo coi cittadini toscani e con il Movimento Cinquestelle», ha spiegato nel suo post Cantone, che a Livorno è ben conosciuto anche come imprenditore.
La sua azienda di famiglia, la Cantone Ricambi, possiede un’officina che rimette a nuovo vecchi maggiolini Volkswagen e online rivende pezzi di ricambio della marca tedesca.
Interpellato in proposito, il politico Cinquestelle ha risposto per iscritto che le società maltesi servivano «per possibili nuovi affari per scambi commerciali con la Libia e la Tunisia (sic)». Non è chiaro quali siano gli eventuali rapporti tra le attività a Livorno e quelle all’estero. Queste ultime segnalano a bilancio movimenti per poche migliaia di euro. Difficile fare valutazioni sulla parte italiana del business: la Cantone ricambi non deposita un bilancio dal 2012. Un’altra dimenticanza del Cinquestelle.
Grandi famiglie offshore
Nel gennaio del 2017, un’inchiesta dell’Espresso ha svelato la ragnatela di società offshore con cui la famiglia Rocca controlla il gruppo Tenaris, un colosso industriale con attività sparse ovunque nel mondo e un giro d’affari di oltre 16 miliardi. Ora, grazie ai Malta Files elaborati con il consorzio giornalistico Eic, si scopre che gli eredi del fondatore Agostino Rocca sono i beneficiari di un elaborato sistema di trust, quasi tutti con sede a Malta.
Questa complicata struttura è stata per molti anni gestita dalla filiale della Valletta della Bsi, la Banca della Svizzera Italiana. Più di recente, l’istituto elvetico è stato affiancato da Credence, una società di servizi finanziari anche questa con base sull’isola del Mediterraneo.
In totale, sono almeno una ventina gli schermi fiduciari riconducibili alla famiglia di industriali capitanata in Italia da Gianfelice Rocca, fino a poche settimane fa presidente di Assolombarda, la potente associazione milanese degli imprenditori.
Alla porta di Credence ha bussato anche Alda Fendi, una delle cinque sorelle che nel 2001 ha venduto il famoso marchio della moda italiana ai francesi del gruppo Lvmh. I documenti consultati da L’Espresso segnalano che Credence ha il ruolo di trustee, cioè di gestore, del Traiano trust, di cui risultano beneficiarie le due figlie di Alda Fendi, Giovanna e Alessia e i loro discendenti.
Alcuni documenti bancari datati giugno 2015 segnalano che due società offshore controllate dal Traiano trust amministrano oltre 50 milioni di euro depositati su un conto della Banca della Svizzera Italiana. «Tutto regolare ai fini fiscali – ha dichiarato a L’Espresso una fonte vicina alla famiglia Fendi – perchè il trust è stato considerato dall’Agenzia delle Entrate effettivamente residente all’estero e di conseguenza non doveva pagare le tasse in Italia».
Riccardo Zacconi
Chi non conosce Candy Crush? Il gioco spopola da anni sugli smartphone di tutto il mondo. Un affare da miliardi di dollari, che sono in parte transitati anche da Malta. Come rivelano le carte consultate dall’Espresso, la società che gestisce la app della caramelle ha sede sull’isola. Si chiama King.com e all’inizio del 2016, con un complicato gioco di holding, è passata sotto il controllo del gruppo americano Activision, noto tra l’altro per un videogame di grande successo come Call of duty. L’operazione ha fatto la fortuna di Riccardo Zacconi, l’imprenditore italiano da anni residente a Londra che aveva il duplice ruolo di amministratore delegato e grande azionista della società maltese.
Dopo aver ceduto, nel 2014, parte della sua quota con un collocamento alla Borsa di Wall Street, nel 2016 Zacconi è passato una seconda volta alla cassa girando agli americani le sue azioni residue del gruppo King Digital Entertainment. Non sono mai state rese note cifre ufficiali, ma secondo alcune stime la doppia vendita potrebbe aver fruttato oltre mezzo miliardo di dollari al manager, che è entrato nella squadra di vertice di Activision.
Marra & friends. Catello Marra
Qualche mese fa il nome di Catello Marra e i suoi affari a Malta erano finiti sui giornali per via delle disavventure giudiziarie di suo fratello Raffaele, l’ex braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi, arrestato per corruzione a dicembre dell’anno scorso.
All’epoca si scrisse dei due ristoranti aperti a Malta (Himu e Parthenope) e dei suoi molti incarichi tra cui quello di “Governatore generale” di un’organizzazione non governativa, la “International Organization for Diplomatic Relations”.
Adesso però i Malta Files illuminano anche altri aspetti delle molteplici attività di Catello Marra che risulta azionista della Starlight Movie Production, una società che si è conquistata uno strapuntino nelle cronache recenti dello show business organizzando un premio per celebrità dello spettacolo (l’International Mediterranean Award) assegnato nell’aprile con una cerimonia a villa Miani a Roma.
Francesca Rettondini
Tra i protagonisti della serata mondana c’era l’attrice Francesca Rettondini, nota per le sue interpretazioni in film e fiction tv. Dalle carte di Malta risulta che Rettondini è socia di maggioranza di Starlight Movie Production con Catello Marra come secondo azionista.
Al fratello dell’ex collaboratore di Virginia Raggi è riconducibile anche un’altra società maltese, la Academy for International Security, che si occupa di investigazioni e sicurezza. Questa volta come socio di Catello Marra troviamo il criminologo Vincenzo Mastronardi, docente all’Università di Roma, La Sapienza.
Mastronardi è finito sui giornali perchè nel 2014 invitò a tenere una lezione sulla gestione del panico nientemeno che Francesco Schettino, il comandante che nel 2012 lasciò affondare la nave Costa Concordia davanti all’Isola del Giglio e che per questo è stato condannato nei giorni scorsi a 16 anni di carcere. L’invito innescò un vespaio di polemiche, ma alla luce dei Malta Files viene da chiedersi come l’avrà presa Francesca Rettondini. L’attrice e socia di Marra era infatti a bordo della Concordia il giorno del naufragio.
In nome del Billionaire
Flavio Briatore non ha mai fatto mistero di aver spesso fatto ricorso ai paradisi fiscali come sede di alcune delle sue società . Nel corso degli anni, il nome del vulcanico uomo d’affari, nonchè testimonial di se stesso, è più volte stato associato a holding con base in Lussemburgo o alle British Virgin Islands.
Lo sbarco a Malta risale invece al 2014, dove Briatore, che risiede da tempo tra Londra e Montecarlo, ha costituito la Bl Development Ltd insieme a Francesco Costa, un imprenditore che nel 2011 aveva ceduto a Western Union l’azienda di famiglia attiva nel money transfer.
A Londra, Costa è socio di Janina Wolkow, nota nella capitale britannica come proprietaria dei ristoranti sushi di lusso col marchio Sumosan. E qui si torna a Briatore, perchè a Londra, Montecarlo e Dubai i locali di Sumosan sono realizzati in partnership con il Twiga e Billionaire, le due più celebri invenzioni del boss italiano di “The Apprentice”. La Bl Development ha comunque avuto vita breve. La società maltese di Briatore risulta liquidata già nel 2016.
Mistero Micheli
Carlo Micheli, classe 1970, è figlio di Francesco Micheli, finanziere con un lungo curriculum di affari multimilionari alla Borsa di Milano. Il più ricco di tutti porta il marchio di Fastweb, di cui vendette la sua quota nel 2003 con un profitto stimato intorno al miliardo di euro. Della società di telecomunicazioni, oggi controllata da Swisscom, Micheli junior è stato vice presidente esecutivo fino al 2005, prima di entrare nei consigli d’amministrazione di diverse grandi società italiane tra cui Unipol, Banca Leonardo e Genextra, la società biotech fondata dal padre insieme a Umberto Veronesi. A Malta invece Carlo Micheli è approdato nel 2015, quando ha costituito Kemmunett Ltd, di cui risulta azionista unico. Difficile capire di che cosa si occupi questa società , che non ha mai pubblicato un bilancio.
L’oggetto sociale è a dir poco ampio: si va dai servizi di consulenza ai prestiti di denaro, dalla compravendita di materie prime al business immobiliare. Micheli non ha risposto alla richiesta di informazioni inviata dall’Espresso. Dai documenti ufficiali si scopre però che per rappresentare Micheli si è scomodato un personaggio molto influente nell’isola.
L’atto costitutivo è stato infatti siglato, per conto dell’azionista italiano, da Francis J. Vassallo, governatore della banca centrale di Malta negli anni ’90, oggi titolare di uno dei più importanti studi fiscali sull’isola.
Mattoni e politica
Erasmo Cinque, classe 1940, è un imprenditore romano con ruoli di vertice in decine di società italiane di costruzioni. È indagato in due delle più famose inchieste attuali per corruzione su appalti pubblici: quella sul Mose di Venezia e quella sull’Expo di Milano. A Malta, Cinque risulta azionista, con il 20 per cento delle quote, della Notorious Trading Limited, una società fondata nel 2011, che da allora non ha mai depositato un bilancio. Chi detiene il restante 80 per cento? Un’altra maltese: si chiama The Notorious Corporation Limited e appartiene a una fondazione basata in Liechtenstein, la Foundation Assunta Maria. Impossibile dunque sapere chi è il socio di Cinque nell’azienda maltese. Che altro non è se non una casella postale. La sede della Notorious Trading Limited, così come quella della The Notorious Corporation Limited, si trova infatti a La Valletta, in una palazzina che ospita unicamente gli uffici della Ganado Advocates, uno dei più grandi studi legali dell’isola.
La società maltese doveva servire come «punto commerciale con la Libia», ha detto Cinque all’Espresso. Questi progetti però sono rimasti sulla carta, sostiene l’imprenditore romano, sia per la guerra nel Paese nordafricano e anche per «motivi personali». Amico e consulente dell’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, Cinque è accusato dai magistrati di Venezia di aver preso appalti con una delle sue aziende, la Socostramo, grazie all’aiuto dello stesso Matteoli. Il nome del costruttore romano emerge anche dagli atti dell’inchiesta su mafia Capitale. Cinque, che in questo caso non risulta indagato, secondo la ricostruzione degli inquirenti è stato il tramite attraverso cui la presunta associazione mafiosa guidata da Massimo Carminati voleva incontrare l’imprenditore e in seguito candidato sindaco di Roma Alfio Marchini.
Yacht esentasse
Il registro navale di La Valletta è il più affollato d’Europa e il sesto nel mondo. Tanto successo è alimentato dagli sconti sulle tasse accordati dalla legge maltese. Nel caso degli yacht, l’imposta diminuisce con l’aumentare della lunghezza dello scafo. Questa tassazione progressiva, ma al contrario, finisce quindi per favorire i proprietari delle imbarcazioni più grandi, che di solito sono i più facoltosi. A Malta c’è quindi un gran traffico di barche di lusso. Un traffico solo virtuale, però, visto che gran parte della flotta naviga in realtà ben distante dalle coste rocciose dell’isola. Per beneficiare delle agevolazioni fiscali è infatti sufficiente che la barca sia di proprietà di una società locale
Davide Serra alla Leopolda
L’esercito dei ricchi che batte bandiera maltese comprende anche Davide Serra, un finanziere che di preferenza viaggia tra l’Italia e la City di Londra, dove risiede da anni. Serra, noto per il suo impegno a favore di Matteo Renzi, risulta azionista di maggioranza della Plum Yachting ltd. Registrata a Malta nel 2011, questa società possiede uno yacht a vela di lusso, il Kamana, un 21 metri attrezzato per traversate oceaniche.
Socio di Serra nell’impresa è Enrico Tettamanti, skipper famoso che tramite Plum Yachting vende crociere-avventura negli angoli più remoti del globo. Un’attività redditizia, probabilmente, ma è difficile stabilirlo con precisione perchè nemmeno la società maltese di Serra ha mai depositato un bilancio.
Serra e Tettamanti, che risulta residente a Panama, fino a un paio di anni fa erano affiancati da altri quattro soci, che in seguito si sono defilati. Tra loro Fabio Cannavale, l’imprenditore che ha inventato e portato al successo siti come “edreams” e “volagratis”.
Serra non è certo l’unico che ha fatto rotta su Malta. Hanno gettato l’ancora sull’isola anche i Rovati, la famiglia che tre anni fa ha ceduto per oltre 2 miliardi di euro l’azienda farmaceutica Rottapharm. Fa capo a loro, attraverso un trust dell’isola di Jersey, la società maltese Leonis Yachting. A La Valletta ha sede anche la White Squaw ltd nata nel 2008, si legge nell’atto costitutivo, per gestire imbarcazioni.
La società fa capo a Eleonora Gardini, figlia del famoso finanziere Raul Gardini, lo scalatore della Montedison, morto suicida nel 1993. Stefania Fossati, erede della famiglia che controllava la Star, l’azienda alimentare del famoso dado, possiede invece la A Star Shipping, che, come si intuisce dal nome, si occupa di barche. Vale lo stesso per Giuseppe Gentile, noto alle cronache come amministratore delegato della compagnia aerea Meridiana e fondatore di Air Italy. A Malta però Gentile risulta proprietario della Yacht Leasing Limited. Dai cieli al mare.
(da “L’Espresso”)
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